Sono un tavolo un po’ insolito. Tre uomini sulla sessantina, tutti e tre brizzolati, maglioncino e occhiali sul naso. Si direbbero tre colleghi in viaggio per lavoro, se non fosse per il quarto commensale, un bambino biondissimo e in carne.

Tra loro parlano tedesco. Quando arriva il cameriere, i tre adulti sfoderano un italiano degno di qualunque stereotipo: forte accento, verbi all’infinito, eppure non fanno fatica a farsi capire.

«Tagliata perrr me»

«Certo, esce con patate e carciofi»

«Tanti carrciofi perr favorre, in Germania non ci sono, posso mangiarre solo qui!»

Arriva la tagliata con tanti carciofi, il signore sorride, ha l’espressione di un bambino a cui la nonna ha preparato la torta che voleva.

Mangiano le loro portate. Un altro dei signori dell’insolito tavolo si rivolge al ragazzino accanto a lui. Qualche parola in tedesco, e poi riconosco “scarrrpetta”. Passa un pezzo di pane sul suo piatto, aspetta che raccolga tutto quello che ha avanzato, e glielo porge. Il bambino lo guarda stranito, poi mangia il pane con gli occhi di chi ha ricevuto un regalo. Prova a ripetere “scarrrpetta”,  per essere – credo – la sua prima parola in italiano non se la cava male. Scoppia a ridere e prende un altro pezzo di pane.

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