Cinque dialoghi da bambini per affacciarci al 2019

Parlare con i bambini è, per chi ha la fortuna di non dare troppo peso a urla, nasi sporchi e domande ripetute fino alla nausea, divertente, tenero, ma soprattutto illuminante, per tre motivi principali. Innanzitutto usano – e interpretano – le parole nel loro senso letterale, senza sottintesi, eufemismi o metafore: quella parola per quel significato. Il secondo motivo è la loro tendenza a dire esattamente ciò che pensano. Questa caratteristica va considerata non come faremmo in un adulto, come segno di particolare coraggio, onestà intellettuale o noncuranza delle conseguenze: semplicemente, dicono ciò che pensano perché non ci vedono nulla di male, e non vedono un’alternativa. Infine, credono fermamente nell’immagine del mondo che si stanno costruendo e se vuoi far cambiare loro idea devi fornire una spiegazione molto, molto convincente. 

Per questo 2019 iniziato da una manciata di giorni, dunque, vi propongo qualche frammento di dialogo con o tra bambini che ho realmente sentito, partecipandovi in prima persona o origliando qualche chiacchierata tra amici. In ognuno di essi c’è almeno un consiglio utile per affrontare l’anno con un po’ della loro magia. Per tutelare l’identità di queste piccole fonti di ispirazione, quelli riportati sono nomi di fantasia. 

Buon Anno!

 

  1. Alice, 5 anni, ovvero Dare il giusto nome alle cose
    Adulto: Questo dito si chiama anulare perché è il posto dell’anello.
    A: Ma mia mamma ha un anello su un altro dito!
    Adulto: Sì, ma quando ci si sposa l’anello si mette all’anulare, è per questo che si chiama così.
    A: Tu ce l’hai sull’anulare, allora tu sei sposata!
    Adulto: No, io non sono sposata, ho solo messo l’anello.
    A: Allora era meglio che si chiamava sposale! E tu devi cambiare dito.
  1. Agnese, 5 anni, ovvero Il valore delle persone
    Adulto: Qual è il vostro gioco preferito?
    Altri bimbi: Play station! La casa delle bambole! La pista!
    Agnese: Marco.
    Adulto: Che gioco è?
    Agnese: Mio fratello.
  1. Riccardo, 4 anni, ovvero Dedicare tempo a ciò che ami
    R (urlando): Maeestra, ho finito!!
    R (sottovoce, avvicinandosi): Adesso possiamo solo correre, senza fare nessun lavoro?
  1. Christian, 6 anni, ovvero La Costanza ed Essere fiero di ciò che hai fatto
    C: Vieni!
    Adulto: Un attimo.
    C: Vieni, veloce!!
    A: Un attimo.
    C: (Con crescente urgenza) Vieeni!
    A: Un attimo, arrivo!
    C: (Mi viene incontro, mi tocca una spalla): Vieni da me?
    A: Ho detto un attimo!

    A: Eccomi, cosa c’è? Hai bisogno di aiuto?
    C: Guarda. (Mostra un disegno) L’ho fatto da solo.
  1. Alessandro e Chiara, 6 anni, ovvero Non arrendersi mai
    A: Chiara, mi vuoi sposare?
    C: NO!!
    A: …Va bè, magari quando siamo più grandi poi usciamo insieme.

Nello spazio di una tazzina

Cortile, Ore 14.15.

È passata qualche minuto fa per il vialetto del condominio, portava due grosse buste della spesa, mentre parlava con i due uomini che lavorano in cortile ha rallentato il passo ma senza fermarsi davvero. Ha continuato ed è sparita nella portina.

È appena ricomparsa, ha ancora il cappotto ma non più le borse, porta in mano un piattino su cui sono appoggiati in equilibrio instabile una zuccheriera, due cucchiaini, due tazzine coperte con un po’ di carta stagnola. I due uomini si guardano e contemporaneamente smettono di lavorare, si alzano e si girano verso un terzo signore, più anziano, non c’era prima. Lei appoggia tutto a terra, sparisce di nuovo, torna con il terzo caffè. Ma dovrà riportare tutto in casa, quindi aspetta che finiscano.

Grazie, signora, è proprio gentile.

Ci mancherebbe, mia mamma mi dice da cinquant’anni che se c’è qualcuno che travaja, gli si porta il caffè.

Eh, ma mica tutti, guardi…

Quanti anni ha sua mamma? – Il vecchio aveva borbottato soltanto un grazie, si inserisce nella chiacchierata come qualcuno che di colpo si accorge di avere qualcosa di urgente da dire.

85.

Oh, che fortuna. Sa quanti ne ho io?

La signora aspetta la soluzione dell’indovinello. I due ragazzi si guardano, forse è una favola che hanno già sentito.

– …80!

Beh complimenti, e cosa ci fa qui in giardino?                

A casa mi annoio, e poi… – si guarda intorno come a dire che il lavoro, il giardino, forse tutti i giardini del mondo hanno bisogno di lui. O forse viceversa.

Scambiano chiacchiere come chi non ha davvero qualcosa da dirsi, ma non vuole smettere di parlare, la mamma, la moglie, il lavoro, la pensione. Senza avere davvero qualcosa da dirsi, affollano un pezzi di vita nello spazio di una tazzina. Il vecchio aggiunge un cucchiaino di zucchero, e butta giù quell’ultimo sorso più dolce degli altri di fretta, come una medicina.

Lei raccoglie il piatto da terra, sistema le tazzine, la zuccheriera, i cucchiaini, nello stesso equilibrio precario, come se non fossero state svuotate.

Allora arrivederci, buon lavoro.

– Buongiorno, grazie signora.

Il progetto “Let’s Play Here” del Liceo De Amicis

Un gruppo di studenti, magliette bianche, in una qualche situazione scolastica. Il bello delle immagini è ciò che lasciano da dire: i ragazzi del progetto “Let’s Play Here”, parte dal del programma “Erasmus +”, in questa foto, stavano concludendo una settimana di sperimentazioni.

Perché partecipare ad un progetto simile richiede prima di tutto di mettersi in gioco. Di vivere – da ospite o da padrone di casa – insieme ad un coetaneo mai visto prima, di comunicare in una lingua straniera, di esplorare una città con occhi nuovi, che sia quella in cui sei cresciuto, oppure dall’altra parte di un continente rispetto a casa.

Il progetto “Let’s Play Here” è nato dalla vittoria di un bando da parte del Liceo Edmondo De Amicis, verrà portato avanti per due anni e coinvolge altre quattro scuole, per un totale di 250 studenti e 40 insegnanti provenienti da Italia, Polonia, Finlandia, Norvegia e Scozia. Ogni istituto ospiterà gli altri per una settimana, con l’obiettivo di vivere una scuola che sia una finestra sul mondo e una possibilità di sviluppare conoscenze, ma anche competenze, creatività e relazioni. La scuola cuneese ha aperto le danze tra il 21 e il 26 Ottobre, giornata in cui 1000miglia ha partecipato all’evento conclusivo di questa prima settimana.L’elemento centrale del progetto è Eddie, un assistente virtuale accessibile a tutti attraverso la pagina Facebook LPH, in grado di “suggerire” agli utenti attrazioni, locali, attività nella città in cui si trovano. Ho provato ad utilizzarlo, e lascerò che si presenti da solo, riportando i suoi messaggi:

Ciao, sono Eddie, l’assistente virtuale per il progetto Let’s Play Here.

A dire il vero sono un’intelligenza artificiale, posso comprendere il linguaggio naturale delle persone.

Sono il primo assistente di viaggio sviluppato e gestito dai ragazzi della Generazione Z.

I ragazzi mi hanno programmato per assisterti in un viaggio attraverso cinque città europee.

…Put your helmet on, Commencing countdown,
Engines on!

La differenza rispetto a ciò che già fanno i nostri smartphone? Sta nel fatto che, fino al 21 Ottobre, le conoscenze di Eddie erano pressoché nulle: il robottino, infatti, “apprende” grazie alle esperienze dei ragazzi le informazioni relative ai luoghi esplorati. Nella settimana cuneese, ad esempio, gli studenti hanno visitato e recensito, tra gli altri, la Chiesa di San Francesco, il parco fluviale e una serie di bar e locali commerciali che hanno accettato con entusiasmo di collaborare con il progetto e ospitare i ragazzi.

Più noi esploriamo, più Eddy impara e può condividere con altri le nostre informazioni. Una scuola che si spinge fuori dagli edifici e dai confini, in cui la tecnologia è uno strumento per conoscere e conoscersi, e viene riempita di contenuti ed esperienze. Che apre finestre e sa di futuro.

Auguriamo a questi ragazzi, insegnanti e famiglie due anni pieni di sperimentazioni, nuove scoperte e viaggi straordinari.

Scontro tra generazioni

TRENO FOSSANO – LIMONE, ore 17.15

  • Niente scope, stavolta (sottovoce e timidamente)

      – Ma ho vinto di nuovo, guarda: assi, sette, sei…dai le carte va’! (fiero della sua mano e del suo accento calabrese)

  • ..…

– OTTO!!! *Espressione irripetibile, ma che tuttavia suona, in un anziano che gioca a carte, quasi carina*.

 

Hanno, a occhio e croce, sessant’anni di differenza.

Da come il ragazzo guarda gli amici, non si sono mai incontrati prima. Dal tono del suo avversario, la partita è molto combattuta.

Sbircio le carte. Mi chiedo se sia un’abitudine, se questo signore esca sempre con un mazzo di napoletane in tasca, per ogni evenienza, o se sia un incontro casuale,  se abbia avuto la fortuna di trovare questo ragazzo e le sue carte, a consolare un solitario viaggio in treno.

Altra mano. Sbircio le carte. Indovinate chi vince.

BUONE NOTIZIE DI INIZIO ANNO

Finite le feste, riportato in cantina l’albero di Natale e smaltiti gli avanzi degli ultimi pranzi, la vita reale è ripresa per tutti, segnando il vero inizio del 2018. E un anno il cui primo giorno è stato un lunedì necessita, per partire col piede giusto, di una folata di buone notizie. Ne abbiamo scelte alcune, nella speranza di convincervi che quest’anno merita un’occasione.

La prima è la storia di una foto che è arrivata dall’altra parte del mondo, diventata virale in poco tempo. Quello di Wang, il bambino cinese di 10 anni ormai meglio conosciuto come “Fiocco di Neve”, è uno scatto che ha reso chiara e immediata una condizione che con le belle notizie non ha nulla a che fare. Il piccolo, che è arrivato a scuola ricoperto di ghiaccio dopo aver camminato per 4 km a -9°, è uno dei liushou, i bimbi cinesi “lasciati indietro” i cui genitori hanno dovuto trasferirsi per lavoro dalle campagne alle zone industriali. Wang vive con i nonni in una piccola capanna, e riferendosi alla foto che l’ha reso famoso ha detto «Mi sono accorto a metà strada di aver dimenticato guanti e cappello».

In questa storia di povertà e contraddizioni la notizia che ci dà un pizzico di speranza, o che perlomeno ci scalda un po’ il cuore, sta non solo nella raccolta di fondi, partita da quella foto, a sostegno di Wang e del suo villaggio, ma anche nel significato che questa vicenda dà alla scuola. In mezzo a quei capelli pieni di cristalli ci sono un senso del dovere e una fiducia nel proprio futuro che, in un contesto così difficile, diventano quasi commoventi. Soprattutto per noi che siamo o siamo stati quel tipo di studente che, al terzo fiocco di neve, spera nella chiusura delle scuole e in un giorno extra di vacanza.

La seconda storia che vi dedichiamo è quella di una foresta che sta per nascere. Nel Regno Unito, infatti, è stato approvato il progetto Woodland Trust, che prevede di piantare, a partire da marzo 2018 per i prossimi 25 anni, 50 milioni di alberi intorno al corso dell’autostrada M62, 170 km che collegano Liverpool a North Cave. L’approvazione del progetto ha richiesto 10 anni, e si prevede di investire in esso un massimo di 500 milioni di sterline, con un ritorno, legato all’incremento del turismo e delle imprese rurali, stimato intorno ai 2 miliardi. Green is the new black.

L’ultima notizia ci riporta in Cina, in particolare a casa di Lai Chi-wai, arrampicatore di 35 anni che è stato nominato per i Laureus World Sports Awards 2018, premio per gli sportivi assegnato ad atleti del calibro di Roger Federer, Usain Bolt e Beatrice Vio. Un piccolo dettaglio: il 9 dicembre 2016, dopo aver raggiunto una delle sue vette, ha postato su Facebook:

«Ultime notizie: sedia a rotelle scoperta su Lion Rock»

Dopo un incidente stradale nel 2011, Lai Chi-wai è stato il primo climber paraplegico a raggiungere la cima di Lion Rock, la montagna di Hong Kong. «Ho capito fin da subito che nella vita hai una sola possibilità, e io non voglio rimpiangere nulla», ha affermato durante un’intervista per Repubblica TV.

Dietro questo nuovo lieto fine si nascondono di certo tanta sofferenza, duro lavoro, e probabilmente anche un pizzico di fortuna, e dei mezzi che non tutti possiedono. Ma non c’è niente di meglio di iniziare l’anno leggendo una storia che ti convince di poter fare qualsiasi cosa.

 

Chi siamo, in breve...

Siamo un gruppo di ragazzi che vuole diffondere ottimismo e voglia di mettersi in gioco non solo attraverso una rivista.

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