Probabilmente sarà capitato anche a voi di canticchiare la colonna sonora di qualche film appena visto, magari una di quelle melodie suggestive che non puoi fare a meno di ricordare… Non tutti, però, sanno che dietro a quelle musiche c’è un lavoro non da poco: un’elaborazione lenta e parsimoniosa, che richiede tempo, abilità e passione. Gabriele Roberto ha reso il suo lavoro una passione e in questa intervista emerge tutto il suo amore per la musica. Nato ad Alba e diplomatosi al conservatorio di Cuneo, Gabriele è un compositore musicale famoso in tutto il mondo, dall’Italia al Giappone, nonché il primo compositore italiano ad essersi aggiudicato il Japan Academy Award, il maggior riconoscimento giapponese in ambito cinematografico. Tra i suoi maggiori successi troviamo le colonne sonore di film orientali quali Memories of Matsuko, le musiche di La vita facile, i lavori Viaggio sola di Maria Sole Tognazzi, nuovi arrangiamenti del celebre brano Con te partirò… Nel 2018 Gabriele è il compositore scelto da Ivan Cotroneo per la serie TV della RAI La Compagnia del Cigno.

Diamo la parola a Gabriele Roberto.

  1. Come ti sei avvicinato alla musica? E al mondo della composizione musicale?

Mio padre è un tastierista e fisarmonicista, appassionatissimo di musica che non ha seguito poi la professione musicale. Ho avuto quindi la fortuna di ritrovarmi in un ambiente dove già a tre, quattro anni potevo ascoltare vinili di ogni genere musicale, dalla classica, ai Beatles, dal pop al rock anni 70. Ne ero rapito e non potevo farne a meno, ho avuto la prima lezione di musica proprio da lui a sei anni.

  1. Avresti mai pensato di “vivere di musica”?

Sì, è stato un obiettivo che sentivo fin da piccolo e che ho cercato di perseguire con tutte le mie forze. In realtà volevo diventare un pianista concertista, ma poi la strada della composizione ha preso il sopravvento e ho seguito quella, lasciando un po’ da parte la tecnica pianistica. Per completare la domanda precedente, ho iniziato a comporre in modo naturale, all’inizio nello stile dei brani per pianoforte che studiavo, già a dodici, tredici anni, e poi l’approfondimento è stato un percorso naturale che non ho potuto fare a meno di seguire grazie alla mia grande passione.

  1. Parlaci dei tuoi successi professionali, sia esteri che italiani.

Ho avuto la fortuna di essere stato “scoperto” da un produttore giapponese, e paradossalmente proprio con il mio primo lavoro per un film ho vinto il Japan Academy Award, il premio più ambito in Giappone per un compositore di colonne sonore. Da quel momento è stato un susseguirsi di lavori, prima per il mercato asiatico (ho lavorato anche con il famoso regista di Hong Kong, Pang Ho Cheung) e poi per quello Italiano. Il mio primo score per un film italiano è stato per La Vita Facile di Lucio Pellegrini, prodotto da Fandango, e direi che anche in questa occasione ho avuto la fortuna di iniziare subito con un film che mi ha dato molta visibilità. Gli attori del film erano Stefano Accorsi, Pierfranscesco Favino e Vittoria Puccini: un bel trampolino di lancio per la continuazione della carriera in Italia.
Ora alterno i progetti asiatici a quelli Italiani, ho scritto per molti registi tra i quali Michael Radford, Maria Sole Tognazzi, Pappi Corsicato, Ivan Cotroneo. Con quest’ultimo ho musicato e arrangiato i brani per la fiction di Rai Uno La Compagnia del Cigno, che ha riscosso un successo incredibile e stiamo per iniziare la seconda serie. Parallelamente, per quanto riguarda la musica da concerto, la Japan Philharmonic Orchestra mi ha commissionato un Concerto per Tromba e Orchestra che ha inserito nella Stagione 2016 assieme alla Sinfonia N.9 di Beethoven, eseguito a Tokyo e Yokohama in due degli Auditorium più prestigiosi del Giappone.
E vorrei ancora ricordare il nuovo arrangiamento e orchestrazione del famosissimo brano Con Te Partirò per il tenore Andrea Bocelli che lo ha ricantato in occasione del ventennale della prima uscita, commissionatomi da Sugar Music.

  1. Lavorando con grandi nomi dello spettacolo e per celebri artisti, cosa hai appreso? Chi ti ha ispirato maggiormente?

Devo dire che per quanto riguarda il mio lavoro l’influenza maggiore l’ho ricevuta dagli studi classici e dai grandi compositori del passato e alcuni del presente. Poi ovviamente ogni lavoro è un arricchimento e un’esperienza che un artista fa proprio, e porta avanti il percorso di crescita.

  1. Quali sono gli step necessari per tradurre in melodie delle immagini, come nel caso delle colonne sonore dei film?

Direi che ogni progetto è un mondo a sé, non ci sono regole preconfezionate. È molto importante cercare di entrare nella mente del regista, capire quali emozioni o sfumature vorrebbe che la musica enfatizzasse, parlarne in modo approfondito, e in questo dialogo cercare di riuscire a portare la propria idea musicale nel film senza snaturarlo ma arricchendolo. A volte posso iniziare anche solo leggendo la sceneggiatura, a volte mi consegnano già il film con il montaggio finale. Non c’è davvero una prassi comune.

  1. Quanto impieghi per creare una colonna sonora?

Anche in questo caso è molto variabile, direi in media circa tre mesi.

  1. Spostiamo l’attenzione sulla tua infanzia e sulla tua vita personale:
  • Che ricordi conservi della tua infanzia nel cuneese?

Dunque, ho vissuto a Cuneo circa sei anni, dai 22 anni a 28 circa, ed ho un bellissimo ricordo. Il Conservatorio, non troppo grande, era un ambiente molto familiare, avevo compagni stupendi che sono diventati amici cari ed è stato il primo luogo dove ho potuto ascoltare le mie composizioni eseguite da musicisti reali. L’orchestra del Conservatorio, infatti, ha eseguito diverse volte mie composizioni, assieme ad altri brani per pianoforte solo, o da camera. Ho avuto insegnanti davvero validi. In Italia si può essere preparati molto approfonditamente, abbiamo una tradizione musicale incredibile. Poi le montagne che circondano Cuneo sono semplicemente fantastiche…

  • Sei sposato, fidanzato, single?

Al momento sono fidanzato con una ragazza giapponese.

  • Oltre alla musica, hai altre passioni?

Mi piace nuotare, leggere, giocare a scacchi, mangiare e bere il favoloso vino delle Langhe!

  • Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Diciamo che come “sogno nel cassetto” c’è quello di continuare la carriera e di cercare di lavorare sempre con registi interessanti e sensibili alla forza della musica.

  1.  Dati i tuoi spostamenti in giro per il mondo, possiamo dire che sei cosmopolita: ti senti più vicino all’Italia, al Regno Unito o al Giappone?

Direi che alla fine le radici restano italiane e come vicinanza direi che al primo posto rimane l’Italia.

  1. Ti puoi definire uno dei tanti cervelli in fuga: giovani delusi dal proprio Paese che vanno all’estero in cerca di maggiori opportunità? Perché?

Come raccontavo nella prima risposta, ho iniziato la carriera in Giappone ma poi ho cominciato a lavorare molto anche per il cinema Italiano, quindi non vorrei parlare di me come “cervello in fuga” ma piuttosto come un compositore Italiano che ha iniziato la carriera in un modo un po’ inusuale. In ogni caso, consiglio ai giovani musicisti di non avere paura di proporsi anche in altri paesi, per poter iniziare il proprio lavoro.

  1. Cosa ci puoi raccontare del Giappone e della cultura nipponica e cosa noti di diverso rispetto all’Italia (ambito lavorativo, privato…)?

Ci sono molte differenza tra la cultura Giapponese e quella Italiana, bisognerebbe aprire un capitolo a parte per parlarne in modo approfondito, ed è facile cadere negli stereotipi dando risposte brevi.
Il Giappone è un paese bellissimo dove il rispetto per il prossimo è uno dei valori più tenuti in considerazione, i servizi in generale sono tra i migliori al mondo, forse manca un po’ di spontaneità ma credo che poter alternare le due culture sia un privilegio non da poco.

  1. Parliamo di Cuneo e del cuneese.

Che impressione hai della città di Cuneo? Cosa cambieresti di Cuneo?

E’ da molti anni che non vivo più a Cuneo e non saprei davvero cosa rispondere. Ho un bellissimo ricordo della città e del periodo che ho passato studiando al Conservatorio: penso sia una cosa bella conservarlo così com’è.

 

 

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