14 Maggio 2020 | Vorrei, quindi scrivo
I sogni sono storie che creiamo nel sonno che ci fanno evadere dalla realtà o ci ancorano ad essa. I sogni sono quelli in cui crediamo da bambini ma anche da adulti, perché, è difficile ammetterlo, ma tutti hanno almeno un sogno nel cassetto. I sogni brutti, gli incubi, ci fanno tremare, ci destabilizzano portandoci a non chiudere occhio per tutta la notte. Sognare significa fantasticare con la mente. Sognare vuol dire tenere accesa una fiamma dentro di noi che alimenta le giornate, che ci fa essere determinati nell’ottenere ciò che vogliamo. William Shakespeare diceva «Ogni volta che lo riterrai opportuno accendi un sogno e lascialo bruciare in te». C’è sempre tempo per avere un sogno, lasciarlo bruciare in noi per provare a renderlo realtà.
Nel sonno, invece, ci lasciamo trasportare, anche se poi il giorno dopo non ci ricordiamo più niente. Sogniamo persone conosciute o perfetti sconosciuti, posti noti o luoghi mai visti prima. Alle volte ci limitiamo a sognare la giornata appena trascorsa. Sognando possono venirci delle idee grandiose, possiamo risolvere dei problemi come successe a Elias Howe che dai sogni trasse l’ispirazione per inventare la macchina per cucire o lo scienziato August Kekulé che in sogno scoprì la struttura chimica del benzene.
Molti filosofi si sono interrogati sul perché sogniamo; ad oggi non si è ancora trovata una risposta definitiva ma ci sono diverse teorie interessanti. Quella che mi ha colpito di più è la teoria secondo cui noi sogniamo per guarire. Alcuni ricercatori sostengono che uno degli scopi del sogno sia quello di mitigare esperienze dolorose per permettere la guarigione psicologica. Rivivere eventi traumatici nei tuoi sogni con meno stress mentale, poiché i neurotrasmettitori del cervello sono molto meno attivi durante la fase REM del sonno, potrebbe darti una prospettiva più chiara e aumentare la tua capacità di processarli in modo psicologicamente sano.
Insomma, i sogni che facciamo durante il sonno sono importanti tanto quanto quelli che teniamo in fondo al cuore.
Non bisogna mai vergognarsi di sognare. In un mondo in cui gli oggetti materiali hanno la priorità, non dimentichiamoci la parte più bambina di noi che crede nella bellezza dei sogni.
Proprio per dimostrare l’importanza dei sogni è stata istituita la Giornata Mondiale dei sogni, che si festeggia il 25 settembre.
Non lasciamoci assorbire dalla frenesia della vita, prendiamoci il giusto tempo per sognare.
Alice Taricco
27 Aprile 2020 | Vorrei, quindi scrivo
Se qualche mese fa ci avessero detto che un virus avrebbe costretto l’Italia alla quarantena, avremmo fatto fatica a crederci. Eppure è la realtà. Sono ormai quasi due mesi che questa situazione va avanti e il contagio sembra non rallentare.
Il nostro Paese è stato uno dei primi ad essere violentemente colpito dalla pandemia e ha dovuto reagire per combatterla.
Riuscire a mandare avanti una vita “normale” è difficile, se non impossibile. Tutti noi abbiamo modificato la nostra routine quotidiana e ci siamo abituati a convivere con questa realtà. Non potendo uscire la maggior parte delle persone sta lavorando da casa, altri sono costretti a rimanere fermi, altri ancora si sono reinventati, cercando di trarre dei vantaggi da questa situazione.
Alcuni ristoranti offrono i loro servizi portando le pietanze al domicilio, i negozi pubblicizzano i loro prodotti sui social, i centri sportivi girano video e dirette per far continuare gli allenamenti. Si canta sui balconi, si cucina, si passa il tempo nei modi più vari, l’importante è tenere il morale alto e avere fiducia.
Alcune associazioni universitarie si sono messe all’opera per affrontare meglio questa emergenza sanitaria. Piccole realtà formate da studenti che lavorano con dedizione e non si vogliono fermare, volendo portare avanti idee e progetti.
Un esempio è il MARKETERs Club, un’associazione riconosciuta a livello nazionale di giovani appassionati di Marketing, Management e Comunicazione.
Nata a Venezia nel 2012, l’associazione conta più di 700 iscritti ed è composta da giovani ambiziosi, che hanno una costante necessità di migliorare e confrontarsi con nuove realtà.
Nel 2015 nacque This MARKETERs Life, un magazine che parla di marketing, lifestyle, trend e brand. Questo ambizioso progetto coinvolge una redazione di oltre trenta persone che lavorano insieme ogni giorno sulla produzione di articoli, attività di digital PR e strategie di social media marketing.
Sempre nel 2015 si formò la MARKETERs Academy, il punto di riferimento per la formazione continua di neo-laureati e profili junior che vogliono valorizzare il proprio CV in web marketing, comunicazione e soft skill, grazie ad un percorso altamente qualificante con i migliori docenti del panorama marketing internazionale. Personal branding, competenze emotive, time management e public speaking sono solo alcuni tra i corsi professionali offerti e promossi.
Durante il corso dell’anno il Club ha sempre offerto ai propri iscritti tantissime iniziative e attività per avvicinarli al mondo del lavoro e aumentare le loro competenze.
Questo organizzando eventi e MTalk in cui importanti manager aziendali raccontano le loro storie e danno consigli in base alle proprie esperienze lavorative. In più la possibilità di iscriversi a corsi di formazione come Excel, Photoshop o Public Speaking, tenuti da professionisti, permette agli studenti di imparare ad usare questi programmi e mettere in pratica ciò che apprendono. I soci hanno anche l’occasione di partecipare come Media Partner ad eventi stimolanti in giro per l’Italia e vengono organizzate visite in prestigiose aziende per scoprire cosa succede una volta usciti dalle mura universitarie.
In questo momento il MARKETERs Club si sta reinventando, cercando i modi ottimali per poter continuare le attività formative non mettendo a rischio nessuno.
Per vivere questo momento storico come una sfida, più che uno stop, il comitato di Venezia e quello di Torino si sono uniti e hanno lanciato il MARKETERs At Home, un pacchetto di corsi di formazione e talk fruibili da casa.
In questo modo i soci del Club sanno come passare il tempo.
Attività telematiche come queste permettono di continuare a imparare e tenere la mente allenata. Sono un mezzo efficiente per rimanere collegati con gli altri e con il mondo esterno.
Vedere queste piccole realtà che si rimboccano le maniche e si mettono al lavoro fa capire quanto una passione possa coinvolgere e stimolare anche nei momenti più difficili. Un forte spirito di unione e collaborazione è fondamentale, soprattutto in situazioni come quella attuale in cui la solitudine e lo sconforto sono all’ordine del giorno.
17 Aprile 2020 | Vorrei, quindi scrivo
Malattia
Siamo galassie di lucciole negli abissi
in burrasca del nostro tempo,
marciamo per sussurrare storie
a universi soli e isolati.
Il pugio sordo che infuria
abbraccia di buio il mondo, cupo,
ma riunisce l’equipaggio naufrago
e rinnova battello e bussola.
Siamo un solo spirito
che respira negli occhi stanchi
del nostro unico popolo:
Umano.
11 Aprile 2020 | Vorrei, quindi scrivo
In questi giorni stando a casa ho avuto modo di dedicarmi a molte cose che avevo lasciato indietro. Una di queste è la cucina. Fin da piccola amavo cucinare e vedere la mia famiglia mangiare tutto con un sorriso. Tuttavia è un’attività che porta via molto tempo e quindi prima di questo periodo avevo lasciato perdere a causa di vari impegni.
Al giorno d’oggi siamo molto influenzati dai social media, che tra le tendenze propongono carrellate di ricette e piatti diversi da preparare. Nel vedere fino alla nausea cibo su cibo ho deciso di rimettermi ai fornelli.
Da buona italiana ho preparato alcuni piatti tipici, in particolare due delizie che sono diventate gli stereotipi dell’italiano per uno straniero: la pasta e la pizza.
Così è nata la curiosità di sapere come e quando sono nati questi due cibi attraverso un piccolo viaggio culinario.
La parola pasta viene dal latino păstam, cioè mettere insieme acqua e farina dandogli una forma. La storia della pasta inizia in tempi molto antichi quando l’uomo da nomade diventa agricoltore. I Greci e gli Etruschi erano già abituati a produrre e a consumare i primi tipi di pasta. Invece i Romani preparavano e mangiavano la lagana, l’antenata della moderna lasagna, composta da sfoglie di pasta imbottite di carne, cotte nel forno. Furono gli Arabi del deserto ad essiccare per primi la pasta per destinarla ad una lunga conservazione, poiché nelle loro peregrinazioni non avevano tempo per confezionare ogni giorno pasta fresca. Con il tempo la pasta secca diventa prerogativa produttiva delle regioni del Sud Italia e della Liguria dove il clima secco e ventilato permettevano l’essiccazione all’aria aperta.
La pasta esiste dunque da secoli ma fiorisce in particolar modo nel Rinascimento e solo nel XVII sec. diventa un cibo di massa.
Anche la pizza ha una storia millenaria che l’ha resa uno dei simboli più importanti del nostro paese in tutto il mondo. Solo con la scoperta dell’America arriva in Europa il pomodoro quindi prima del 1492 erano diffusi il pane e la focaccia. Con l’arrivo di questo nuovo ingrediente si iniziò davvero a parlare di pizza, anche se la mozzarella arriva solo nel 1800. La prima ricetta della pizza come la conosciamo oggi risale al 1858 quando a Napoli si prepara “la vera pizza napoletana”. Dopo che i pizzaioli napoletani avevano diffuso la pizza, si arriva alla sua approvazione nel 1889, in occasione della visita del re Umberto I e della regina Margherita. Momento prezioso nella storia della pizza poiché in quell’occasione la pizza pomodoro e mozzarella diventa la cosiddetta “pizza margherita”.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale si ha una seconda ondata di diffusione di questa prelibatezza e a partire dagli anni ‘60 le pizzerie arrivano in tutto il mondo.
Questo cibo ormai irrinunciabile diventa così patrimonio dell’umanità dell’Unesco.
Le due storie si assomigliano per certi versi perché entrambi sono cibi nati dal popolo, dalla gente e non da un singolo inventore. Grazie anche alla versatilità con cui questi piatti possono essere preparati hanno avuto un successo enorme.
Quindi cosa state aspettando… Correte anche voi a cucinare una bella pizza con ingredienti freschi e profumati che miglioreranno la vostra serata!
testo a cura di Alice Taricco
5 Aprile 2020 | Vorrei, quindi scrivo
La recente epidemia ha costretto tutti in una quarantena forzata. Nonostante sembri l’inizio di un qualsiasi zombie movie, è purtroppo la realtà, ma l’essere costretti a casa, per gli appassionati di cinema, è un’occasione più unica che rara per vedere finalmente i tanti film che stavano sovraffollando inesorabilmente le nostre watchlist su Prime Video e Netflix. Se però i cataloghi dei due colossi dello streaming non bastassero, altre piattaforme stanno venendo incontro ai bisogni di noi spettatori: Infinity offre infatti il suo catalogo gratis per due mesi; Rakuten ha inserito più di cento film gratuiti; Vvvvid si sta dimostrando sempre più interessante dal punto di vista cinematografico con grandi classici di maestri del cinema come Lynch e Cronenberg oppure i primi e introvabili film di Peter Jackson: Bad Taste e Splatters; infine Cg Entertainment ha pubblicato sul suo canale Youtube dieci film completi e ne continua ad aggiungere. Insomma di prodotti interessanti ce ne sono in abbondanza, decisamente troppi per un singolo articolo, quindi mi soffermerò brevemente solo su opere non troppo conosciute di Netflix, Prime video ed Infinity e più avanti mi concentrerò su altre piattaforme.
Cominciamo subito con Netflix, il cui catalogo non brilla purtroppo per originalità, ma che ha saputo risollevarsi recentemente grazie all’aggiunta dei prodotti dello studio Ghibli, che consiglio ovviamente tutti. In mezzo al catalogo super commerciale di Netflix, si nasconde però un’opera horror atipica e indipendente: Creep e il suo seguito. La saga è girata in found footage e narra la storia di Josef, assassino psicopatico che in entrambi i film assume giovani film maker per raccontare la sua storia. Inutile aggiungere altro: sono infatti film molto semplici ma dalla scrittura brillante. Mark Duplass è la mente dietro il progetto, ed è infatti: scrittore, produttore e meraviglioso protagonista dei due film. L’opera ricorda per molti versi l’ultimo Von Trier, La casa di Jack, mostrandoci le macchinazioni di un folle, ma se Von Trier ricerca l’arte nel proprio killer, Creep ne mostra l’umanità rendendo l’opera molto più realistica, merito anche di un ottima tecnica found footage. In poche parole una saga inquietante per quanto sia reale, film lenti ma che tengono lo spettatore incollato allo schermo per entrare nella mente di un folle.
Gli ultimi due film Netflix che voglio consigliarvi sono due thriller con protagonista Jake Gyllenhaal ovvero Lo sciacallo e Animali notturni. Il protagonista è l’unica cosa in comune nelle due opere; il primo narra la storia di un giornalista privo di scrupoli, mentre il secondo racconta la storia di uno scrittore che invia il suo libro alla ex e di come questo ne risvegli i ricordi di una relazione ormai perduta. Lo sciacallo è un thriller lineare che si regge su una incredibile interpretazione di Gyllenhaal; il film trasporta lo spettatore nel deprimente mondo di Louis Bloom, giornalista indipendente che, grazie a una radio della polizia, documenta i crimini notturni di Los Angeles. Il
film non ha solo grandi performance attoriali ma anche un’incredibile atmosfera, che ricorda anche sotto alcuni punti di vista il sopracitato Creep, e un finale bomba che ci mostrerà fin dove è disposto a spingersi il protagonista in un crescendo di tensione.
Animali notturni invece va visto anche solo per la sua incredibile realizzazione tecnica: con tre storie intrecciate, il passato, il presente e il libro, il film salta continuamente tra una dimensione e l’altra ma rendendole tutte e tre facilmente riconoscibili cambiando per ognuna atmosfera, filtri cromatici e ambientazione ma essendo sempre facile da seguire senza essere mai confuso, anche se andrebbe visto almeno un paio di volte per capire i dettagli che influenzano le tre storie in questo splendido mosaico.
La prima opera di Prime video è uno zombie movie francese straordinariamente adatto alla situazione che stiamo vivendo noi tutti: La notte ha divorato il mondo. Comincia tutto con una festa in cui il protagonista Sam si addormenta, la mattina scopre che tutta la città è ora infestata di non morti e si barrica in casa; da quel momento dovrà sopravvivere in isolamento e capirà come la solitudine è più pericolosa dei morti che gli danno la caccia. Non sicuramente un capolavoro ma il film perfetto per questo periodo di quarantena.
Un altro film che parla a grandi linee di isolamento è Hotel Artemis: durante una rivolta per l’acqua a Los Angeles in un futuro prossimo, dei criminali, per sfuggire alla polizia, si rifugiano all’Hotel Artemis gestito da una sempre brava Jodie Foster, ma in pieno stile Agatha Christie ognuno di loro nasconde qualcosa. Un film leggero ma divertente e più concreto di quanto le premesse lasciassero sperare, peccato per un finale frettoloso che lascia molte domande, ma sicuramente un film da vedere per passare una buona ora e mezza.
L’ultima opera è forse la più particolare e che dividerà di più ma che il sottoscritto ha amato, aggiunta da pochissimi giorni al catalogo Prime con Daniel Radcliffe e la splendida Samara Weaving: Guns Akimbo. Il film racconta l’assurda storia di Miles, sfigato e mezzo depresso programmatore di videogiochi, che dopo un litigio virtuale con l’admin di SKIZM, programma del deepweb che mette due assassini in lotta tra di loro in diretta streaming, viene rapito e gli vengono imbullonate due pistole alle mani con cui dovrà combattere in diretta contro la campionessa di SKIZM. Se la trama non vi ha fatto gridare al capolavoro allora probabilmente il film non fa per voi, se invece volete dargli una possibilità vi ritroverete davanti un film folle, divertente e molto giovanile, se riuscite a farvi trasportare dal suo frenetico ritmo riuscirete sicuramente a passare avanti ai suoi evidenti limiti di sceneggiatura.
Per quanto riguarda Infinity invece la prima opera è una folle storia vera, la storia dell’uomo più misterioso di Hollywood, Tommy Wiseau, eccentrico personaggio che scrisse, diresse, produsse e interpretò uno dei film peggiori di sempre, The room. Tutto questo e molto di più in The disaster artist a opera di James Franco in veste di regista e protagonista, accompagnato dal fratello Dean. Il film è estremamente divertente e racconta una storia vera decisamente interessante e assurda. Passiamo poi a un film di Giuseppe Tornatore del 2013 con produzione Italiana e Americana: La migliore offerta, opera meravigliosa con Geoffrey Rush protagonista, per un film di tale spessore è inutile raccontare la trama, visto che la produzione parla chiaro: in breve Virgil Oldman è uno stimato battitore d’aste invitato a valutare le opere presenti in una villa abitata da una giovane e affascinante ereditiera affetta da agorafobia, il cui incontro gli cambierà la vita. Inutile anche stare a parlare degli innumerevoli pregi dell’opera, dove la meraviglia dell’arte si fonde all’uomo, non uno dei migliori di Tornatore, infatti il finale, per quanto meraviglioso, risulta forzato, ma sicuramente da vedere almeno una volta.
L’ultimo film di oggi è un opera spiazzante di James Gunn, famosissimo regista di I guardiani della galassia: si tratta di Super, visione cinica e realistica di un eroe improvvisato di nome Frank e della sua missione per riprendersi sua moglie da un pericoloso criminale. Il film ricorda ovviamente Kick-Ass ma decisamente più estremo, molto più violento, più cinico e con uno humor decisamente più nero. Da guardare assolutamente, ma non aspettatevi un film leggero, anzi tenetevi pronti a un finale devastante, per un’opera estremamente sottovalutata.
30 Marzo 2020 | Vorrei, quindi scrivo
«È peggio della guerra». Spesso negli ultimi giorni si è sentita ripetere questa frase, nei commenti del popolo italiano sui social network riguardanti la dura battaglia contro il Coronavirus che il nostro Paese sta combattendo. E perché sarebbe peggio della guerra? Cosa ci sarebbe di così diverso rispetto ad una guerra vera, con eserciti ed armi e bombardamenti?
Riprendo una considerazione che ha fatto il filosofo Umberto Galimberti in un interessante video pubblicato su Youtube ( https://www.youtube.com/watch?v=-OMKYw-XaGg ). La guerra come la conosciamo noi, come l’abbiamo studiata, è qualcosa di visibile, di concreto. La guerra suscita paura: una paura reale per qualcosa che si conosce bene e che si sa che porta solo morte e distruzione. Ma l’angoscia è una sensazione peggiore della paura: dice Galimberti che l’angoscia nasce invece per qualcosa che non si conosce, qualcosa di invisibile, e che proprio per il suo essere invisibile è ancora più terribile. L’angoscia induce spesso ad azioni irrazionali, dettate dal puro terrore. E in questo senso non possono non venire in mente tutti quei gesti degli Italiani di poco tempo fa che sono sembrati decisamente sconclusionati: l’assalto ai treni notturni, la corsa ai supermercati per il terrore che potessero chiudere da un momento all’altro…Quando il nemico è sconosciuto, l’uomo perde la testa.
E quindi, è necessario mantenere la lucidità quanto più possibile. Informarsi bene, non farsi prendere dal panico per una notizia un po’ più scioccante, leggere sempre tra le righe. In questi giorni, oramai si sa, l’invito primario è quello di stare a casa. «Come state, ragazzi?» ho chiesto l’altro giorno ai miei alunni in videoconferenza. Mi hanno risposto, con tono ironico: «Prof, sembra di stare agli arresti domiciliari». Ho spiegato loro che bisogna avere pazienza ancora per un po’, ma purtroppo non ho saputo dare loro informazioni certe su quando avrebbe riaperto la scuola, che manca molto a tutti, anche a noi professori. Eh sì, dobbiamo sentirci tutti un po’ prigionieri; ma in senso positivo. Innanzitutto, ci troviamo in una gabbia dorata, in cui possiamo avere qualsiasi diversivo subito a portata di mano. Fortunatamente, abbiamo la tecnologia dalla nostra parte, che non ci lascia mai da soli, se glielo permettiamo. A mio parere, tuttavia, in questi giorni è giusto stare un po’ da soli con se stessi, finalmente. Dopo la frenesia di tanti giorni tutti uguali che ci sono scivolati dalle dita senza che ce ne rendessimo conto, ora, non per volontà nostra, abbiamo tirato il freno a mano.
Chissà se questa nuova condizione di stasi, di routine azzerata, di silenzio, di vuoto (consiglio a riguardo un bellissimo articolo di Luca Molinari su Doppiozero, dal titolo «Il rumore del vuoto»: https://www.doppiozero.com/materiali/il-rumore-del-vuoto ) ci consentirà di fermarci davvero, di chiudere gli occhi e sentire come stiamo dentro. Staccarci un po’ dai social network, ricominciare a respirare. Fare alcune domande a noi stessi: chi siamo, se siamo contenti della nostra vita, se ci piacerebbe cambiare qualcosa. Non c’è occasione migliore come quella che ci capita adesso per rallentare e renderci conto che stiamo vivendo. Non potremo che ripartire molto più consapevoli di noi stessi, e soprattutto, quando tutto questo sarà finito, saremo in grado di apprezzare molto di più la nostra vita, e tutto quello che la circonda.