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	<title>Tierra! Archives - 1000miglia</title>
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		<title>Gli occhi che ho incontrato.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elisa Pirrera]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2025 16:55:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tierra!]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho intrapreso un viaggio in Sri Lanka per ritrovare quell’adrenalina che la quotidianità mi stava lentamente togliendo. Ogni chilometro percorso mi faceva sentire più libera, spinta dal desiderio di scoprire e immergermi in un mondo nuovo. Le lunghe ore di volo, di auto e di attesa sono state ripagate da emozioni intense: ho visto mani creare meraviglie con naturalezza, sguardi che parlavano senza parole e la generosità di chi ha poco. Ho vissuto incontri profondi, momenti di stupore e gratitudine che mi hanno arricchita dentro, lasciandomi la sensazione di aver vissuto cento vite in un solo giorno.</p>
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<p></p>



<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ho percorso tanti chilometri alla ricerca di un’adrenalina che iniziava a mancarmi quando l’abitudine della quotidianità stava pervadendo le mie giornate. Ad ogni chilometro che lo schermo davanti a me segnava, mentre ero seduta sul volo di andata, sentivo un briciolo di libertà in più.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il desiderio di scoperta, la voglia di sapere ed immergermi in un mondo che non conoscevo mi ha spinta e catapultata, per la prima volta, veramente lontano. Le ore di auto, di volo, di attesa, di autobus, mi hanno fatto perdere un po’ il senso del tempo: arrivare sulla costa nord orientale dello Sri Lanka partendo da un paesino lombardo non è molto rapido.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ma quello che questo viaggio mi ha regalato ha ripagato ogni minuto di attesa, ogni attimo di stanchezza, ogni sensore di preoccupazione. Ad ogni incontro o paesaggio mozzafiato su cui i miei occhi si posavano, ho sentito qualcosa dentro di me che si arricchiva. Mi sono sentita ricca di tanti minimi istanti di vita.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ho visto mani creare qualcosa di incredibile apparentemente senza sforzo; ho visto occhi dire parole che neanche con il privilegio di una lingua comune potevano essere espresse; ho visto la generosità che si può donare anche quando non si ha niente; ho visto sguardi ammaliati, curiosi e interessati, sguardi perplessi come a dire: “Tu che vieni dalla parte fortunata di mondo che ci fai qua?”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ho visto fedeli vestiti di bianco avvicinarsi ai templi per donare fiori a Buddha, porgendoli con le mani piene di amore. Ho visto la nostra guida nel Safari di Yala chiederci curioso i nomi degli animali che incontravamo in italiano per trascriverli nel suo taccuino.                      <br /></span><span style="font-weight: 400;">Ho visto un bambino indicarci con la bocca spalancata perché forse non aveva mai visto una persona bianca. Ho visto signore felice di farci provare gli abiti bellissimi che vendeva nel suo negozietto. Ho visto il cuoco di un hotel sperduto nelle colline di Ella riempirsi il sorriso con la nostra gratitudine per la colazione che aveva preparato solo per noi. Ho visto il nostro autista, che in 10 giorni di viaggio è diventato come un fratello, sorridere quando ci emozionavamo per qualcosa che lui aveva già visto mille volte.                             <br /></span><span style="font-weight: 400;">Ho visto l’impegno di un uomo nel trasformare un fiore in una collana solo per stupirci.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ho imparato nomi di persone che rimarranno nel mio cuore per sempre, nomi di cibi di cui non dimenticherò mai il profumo e parole così piene di significato che non potrei tradurre in italiano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ho visto così tante opposizioni a distanza di poche ore o chilometri che sento di aver vissuto cento vite in un giorno. Non ho visto solo gli altri, anche un po’ la mia anima.</span></p>
<p> </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2025/03/Gli-occhi-che-ho-incontrato-Elisa-Pirrera-1-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-9744" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2025/03/Gli-occhi-che-ho-incontrato-Elisa-Pirrera-1-980x735.jpeg 980w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2025/03/Gli-occhi-che-ho-incontrato-Elisa-Pirrera-1-480x360.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /></figure>
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		<title>Sapore di oceano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Canale]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Nov 2019 23:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tierra!]]></category>
		<category><![CDATA[amici]]></category>
		<category><![CDATA[australia]]></category>
		<category><![CDATA[conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È un pomeriggio freddo, l’autunno comincia a farsi spazio prepotentemente e la mia mente è ancora rivolta al caldo avvolgente e piacevole dei giorni scorsi. L’appuntamento è per le 17 ma sono in ritardo e rincorro i minuti perché non scorrano troppo veloci. Sono un po’ agitata, ma è quell’agitazione positiva.  Arrivo davanti al bar [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È un pomeriggio freddo, l’autunno comincia a farsi spazio prepotentemente e la mia mente è ancora rivolta al caldo avvolgente e piacevole dei giorni scorsi. L’appuntamento è per le 17 ma sono in ritardo e rincorro i minuti perché non scorrano troppo veloci. Sono un po’ agitata, ma è quell’agitazione positiva.  Arrivo davanti al bar e lo trovo seduto su una panchina. Si sta guardando intorno, sembra spaesato, chissà a cosa pensa.</p>
<p><em>Ehi! </em>Lo colgo all’improvviso e fa un piccolo salto.</p>
<p><em>Scusa il ritardo, è da tanto che aspetti?  </em>Inizia così la nostra chiacchierata. Anche se non ci conosciamo, mi sento fin da subito in confidenza.</p>
<p>Elia è molto alto, mi devo come arrampicare per poterlo salutare. Ha uno zaino con sé e mi accoglie con un sorriso. Dopo poco, mi rivela i suoi prossimi progetti. Ha deciso di ripartire e la meta scelta è la Nuova Zelanda. Mi lascia un attimo spaesata questa rivelazione: wow, penso. Ammetto di provare un po’ di invidia, ma la tengo per me.</p>
<p>Ci sediamo e ordiniamo un caffè: nel caos che ci circonda cominciamo a raccontarci piccoli pezzi di viaggi e di vita.</p>
<p>Elia ha la mia età, 21 anni, ed è da poco tornato da un viaggio di 8 mesi in Australia. Scoprii la cosa tramite una storia su Instagram: una foto buia che ritraeva un paesaggio non bene identificato, indicante la localizzazione: Sydney.</p>
<p>Incuriosita, lo contatto, proponendogli una collaborazione per un articolo sulla sua avventura.</p>
<p>Quasi 7 mesi dopo eccoci qui, uno di fronte all’altra, due caffè e un tavolino da bar che ci separano e tanta curiosità.</p>
<p><em>In svedese, gli rivelo, esiste un sostantivo</em> &#8211; resfeber &#8211; <em>che indica il battito irrequieto del cuore di un viaggiatore prima che il viaggio cominci, un misto di ansia ed aspettativa. Se potessi rivolgerti al te stesso di un anno fa, conoscendo dubbi e curiosità, cosa gli diresti?</em></p>
<p>Gli direi che quel sostantivo è il motivo per il quale, molto spesso, le persone non possono più fare a meno di viaggiare. È un duetto che, bilanciato, suona melodie che quantomeno ti alzano dalla sedia, poi per ballare bisogna aggiungere altro.</p>
<p>Non fosse stato per le aspettative che mi ero creato non sarei mai partito per l’Australia. Che poi alcune non siano state soddisfatte poco importa, è però di vitale importanza averne.</p>
<p>E, allo stesso modo, non fosse stato per l’ansia non sarei, col senno di poi, così soddisfatto di quello che ho vissuto e creato.</p>
<p><em>Che cosa ti ha spinto a fare una scelta di questo tipo? Cos’era ciò che cercavi?</em></p>
<p>Il fatto che non avessi nulla da perdere ha contribuito in modo significativo alla mia scelta.</p>
<p>Sono un ragazzo di 21 anni, non ho grandi vincoli, navigo in una fascia d’età nella quale potenzialmente posso essere tante cose e mi è permesso sbagliare, quindi mi sono detto: perché no?</p>
<p>Bisognerebbe chiederselo più spesso ed evitare che sia la paura a rispondere.</p>
<p>Un altro fattore contribuente è stata la voglia di conoscermi maggiormente, valutare le mie abilità di adattamento in un ambiente non familiare e dimostrare a me stesso di poter uscire da solo di fronte a situazioni di difficoltà. Ne esco una persona molto più sicura e consapevole.</p>
<p><em>Cos’era ciò che ti spaventava o ti ha spaventato maggiormente?</em></p>
<p>La mia principale paura è stata, ed è legata, all’uso di una lingua diversa da quella madre. Sono approdato in Australia con un livello di inglese certamente non invidiabile e quindi le principali difficoltà sono scaturite dall’uso della lingua. Ho provato sulla mia pelle, e già sapevo in parte, di come sia difficile dire un qualcosa di esatto senza avere nel proprio vocabolario le parole giuste per poterlo fare. Si usano termini generici che non sempre aiutano la comprensione altrui. In risposta ho trovato una mentalità ed un paese aperti e abituati a questo tipo di difficoltà. Non mi sono quasi mai sentito in difetto, per esempio, nell’esprimermi gestualmente o nel chiedere di ripetere ciò che mi era appena stato detto.</p>
<p><em>Tra gli incontri fatti, pensi di esserti riflesso nelle storie degli altri? Sono stati incontri che ti porterai dietro nel tuo bagaglio di vita?</em></p>
<p>Nell’ultimo mese di permanenza ho viaggiato, insieme ad un amico, alloggiando e cambiando frequentemente ostelli. Ho incontrato una quantità notevole di persone e posso quindi affermare alcuni aspetti che ho avuto modo di appurare:</p>
<ul>
<li>Per quanto si possa provenire da zone opposte del mondo, esiste una linea continua che accomuna la maggior parte di noi e che punta verso orizzonti simili;</li>
<li>L’uso corretto delle comunità virtuali, come i social networks, facilita e aumenta esponenzialmente la creazione di comunità reali;</li>
<li>La diversità, accolta nel modo giusto, migliora la nostra condizione personale e collettiva;</li>
<li>L’arte culinaria italiana è molto apprezzata dal popolo australiano e non solo (nulla di sconvolgente, ma è sempre bene ricordare che l’Italia ha una sua importanza nel mondo, più di quanto si potrebbe comunemente pensare);</li>
<li>Viaggiare è una figata.</li>
</ul>
<p><em>In un mio vecchio articolo scrissi: «il viaggiatore è come un cantastorie: si fa strumento per poter diffondere, attraverso le sue parole e i suoi ricordi, le storie che, in silenzio, ha appreso e vissuto, per giungere al prossimo, toccarlo, fargli dono e alla fine ritornare in sé arricchito del viaggio intrapreso».</em></p>
<p><em>Qual è la tua storia?</em></p>
<p>La mia è una storia di paure, possibilità, personalità, libertà, avventure, mancanze, presenze.</p>
<p>Non so ancora bene definire una traccia, è passato troppo poco tempo dal mio ritorno, sono però felice di aver riempito le pagine bianche con storie di vita personale e altrui. Aprirò il libro della mia vita, capitolo Australia, ogni qualvolta avrò paura di un nuovo inizio, sicuro di aver scritto, in modo indelebile, storie dal sentore di oceano.</p>
<p>È una chiacchierata calda e rigenerante quella che ci accompagna in quest’ora. Alle parole di Elia si accompagnano anche splendide foto che mi fanno immaginare e quasi vivere la bellezza di quei posti così lontani e selvaggi. Piccoli frammenti di vita quotidiana, di esperienze vissute e di persone conosciute. Rimango affascinata da come, ancora una volta, mi nasca la sensazione di come a volte riusciamo a cambiare il mondo ma quasi sempre è il mondo a cambiare noi.</p>
<p><em>Tra poco devo essere ad allenamento, scusa. </em></p>
<p>Torno alla realtà e il racconto di viaggio deve terminare.</p>
<p>Usciamo nuovamente all’aria fresca della sera. Ciao Elia, è stato un piacere. Grazie.</p>
<p>Lo saluto e dentro di me gli auguro il meglio per questo nuovo viaggio.</p>
<p>Chissà dove lo porterà e chi incontrerà. Ma questa sarà un’altra storia.</p>
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			</div></p>
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		<title>Un posto nel mondo – Fulminacci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Canale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2019 11:11:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tierra!]]></category>
		<category><![CDATA[Artista]]></category>
		<category><![CDATA[chitarra]]></category>
		<category><![CDATA[disco]]></category>
		<category><![CDATA[Filippo Utinacci]]></category>
		<category><![CDATA[Fulminacci]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«La Vita Veramente è un disco pieno di me e questa è sicuramente la cosa più bella. Lo considero un album estremamente vario, quasi schizofrenico nella sua proposta stilistica, ma nonostante questo nessun brano risulta figlio unico, ha una coerenza tutta sua e rispecchia la mia voglia di sperimentare e di non fermarmi mai, neanche quando sono [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="padding-left: 40px; text-align: center;"><em>«La<u> Vita Veramente </u>è un disco pieno di me e questa è sicuramente la cosa più bella. Lo considero un album estremamente vario, quasi schizofrenico nella sua proposta stilistica, ma nonostante questo nessun brano risulta figlio unico, ha una coerenza tutta sua e rispecchia la mia voglia di sperimentare e di non fermarmi mai, neanche quando sono soddisfatto. Parlo di amori e rincorse, di tangenziali e gite, tradimenti e caffè, sigarette, ascensori e semafori, insomma parlo della vita, veramente».</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6996 aligncenter" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/05/55906317_365319977656919_1822324408597872640_o-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/05/55906317_365319977656919_1822324408597872640_o-300x300.jpg 300w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/05/55906317_365319977656919_1822324408597872640_o-150x150.jpg 150w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/05/55906317_365319977656919_1822324408597872640_o-768x768.jpg 768w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/05/55906317_365319977656919_1822324408597872640_o-1024x1024.jpg 1024w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/05/55906317_365319977656919_1822324408597872640_o-250x250.jpg 250w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/05/55906317_365319977656919_1822324408597872640_o-610x610.jpg 610w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/05/55906317_365319977656919_1822324408597872640_o-1080x1080.jpg 1080w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/05/55906317_365319977656919_1822324408597872640_o.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ho scoperto questo nuovo e giovane cantautore grazie ad un amico, Matteo, che colpito dalla sua bravura ha voluto consigliarmelo. Il pensiero e l’idea dei suoi testi, così vicini anche alla mia vita di tutti i giorni, le domande, i dubbi e le sicurezze hanno saputo cogliere immediatamente la mia attenzione e mi hanno conquistato. E ho deciso di condividere con voi l’entusiasmo di questa nuova, straordinaria scoperta.</p>
<p style="text-align: justify;">Classe 1997, nato a Roma, si chiama Filippo Utinacci, ma preferisce definirsi con il suo nome d’arte, vale a dire <em>Fulminacci</em>. Sorta di crasi molto <em>sui generis</em> tra nome e cognome e allo stesso tempo espressione di stupore d’altri tempi, utile a descrivere un personaggio alquanto alieno rispetto all’attuale panorama musicale.<em> <u>La Vita Veramente</u></em> è il suo album d’esordio, uscito il 9 aprile.</p>
<p style="text-align: justify;">È un artista di rottura, scrive, arrangia e canta le sue canzoni. Piace per freschezza e versatilità: le canzoni  sono cariche di una più unica che rara intelligenza emotiva dal sapore cinematografico, votata alla<em> quotidianità più ordinaria e personale</em>; colpisce per il suo umore irrequieto, cinico, capace di non adeguarsi alle mode e alle consuetudini imperanti. Il suo è un disco di formazione, di dubbi, di paure, di malinconie e fragilità tipiche di chi si sta scoprendo.</p>
<p style="text-align: justify;">In mezz’ora scarsa di durata, Fulminacci si racconta in maniera scarna, cinica e diretta. Va dritto al punto, senza orpelli inutili. Chitarre acustiche, classico tono di voce da romanaccio, faccia da bravo ragazzo che con la sfrontatezza e genuinità dei suoi freschi 22 anni canta i più svariati temi che abbracciano l’amore naturalmente, le buche di Roma, la spensieratezza, la leggerezza.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-6995 aligncenter" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/05/56252734_363267717862145_6165415460234854400_o-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/05/56252734_363267717862145_6165415460234854400_o-300x300.jpg 300w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/05/56252734_363267717862145_6165415460234854400_o-150x150.jpg 150w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/05/56252734_363267717862145_6165415460234854400_o-768x768.jpg 768w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/05/56252734_363267717862145_6165415460234854400_o-1024x1024.jpg 1024w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/05/56252734_363267717862145_6165415460234854400_o-250x250.jpg 250w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/05/56252734_363267717862145_6165415460234854400_o-610x610.jpg 610w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/05/56252734_363267717862145_6165415460234854400_o-1080x1080.jpg 1080w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/05/56252734_363267717862145_6165415460234854400_o.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In un’intervista per RollingStone.it racconta:</p>
<p><strong>Sembri uno che si fa molte domande. </strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>Altroché, sono parecchio interrogativo su me stesso. </em></p>
<p><strong>E quel “veramente” nel titolo del tuo disco?</strong></p>
<p><em>La Vita Veramente è un tentativo che faccio di spiegare come vive una persona come me. A volte mi capita di vivere momenti in terza persona, guardandomi dall’esterno, giudicandomi senza veramente ricordarmi che lo sto facendo. Sto sempre a guardarmi da fuori anziché vivermi una situazione veramente. La canzone parla di quello, di riuscire a stare al mondo in maniera onesta, presente al 100% senza pensare a cosa si sta facendo mentre lo si sta facendo. </em></p>
<p><strong>Quello forse è per la giovane età. Solo invecchiando ti rendi conto che la vita ti riguarda eccome. Hai ragione quando dici in Una Sera che “la vita diventa un mestiere”. </strong></p>
<p><em>Me ne accorgo sempre di più. Quella è una frase che i grandi ti dicono spesso quando sei piccolo. Ti dicono di goderti gli anni della gioventù, gli anni senza responsabilità, perché poi dopo non ritornano più. Ti dicono che puoi fare tutto, quasi ti senti immortale a forza di sentirti dire che sei giovane, che “come fai a morire? Sei giovanissimo”. Tutte cose a cui però non ho mai creduto troppo, neanche da piccolo. Mi sono sempre fatto un po’ troppe domande. </em></p>
<p>(per l’intervista completa: <a href="https://www.rollingstone.it/musica/interviste-musica/fulminacci-e-un-giovane-vecchio/453072/">https://www.rollingstone.it/musica/interviste-musica/fulminacci-e-un-giovane-vecchio/453072/</a> )</p>
<p>Romanticismo, ritorni a casa, pigrizia, egoismo e un po’ di Roma: un macinato di espressioni, momenti delicati e corse verso il futuro. 22 anni (!) e una strada senza fine dinanzi.</p>
<p style="text-align: center;"><em>E dimmi com’è, dimmi com’è, dimmi com’è, dimmi com’è<br />
non sono stato mai a parlare per ore<br />
senza pensare che lo sto facendo.<br />
E dimmi cos’è, dimmi cos’è, dimmi cos’è<br />
la vita veramente.<br />
E non abbiamo mai un’opinione vera,<br />
un’anima sincera, un’emozione pura<br />
Però tu come fai, tu che mi sembri seria<br />
svelami tutti i trucchi, proponimi dei sogni<br />
Sti cazzi poi dei soldi a quelli ci pensiamo quando siamo grandi</em></p>
<p><iframe loading="lazy" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/U-GBKLOExD4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>La Vita Veramente è un esordio genuino quanto autorevole, dalla sorprendente sincerità.</p>
<p>Fidatevi, non ve ne pentirete.</p>
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		<title>Akemi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Canale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2019 23:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tierra!]]></category>
		<category><![CDATA[Patagonia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La meraviglia incantata di una terra ai più sconosciuta raccontata attraverso un viaggio, un incontro, un fiore. Akemi. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>Patagonia, 8-9 settembre 2018</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nuda è la steppa. Candide venature di neve solcano gli scuri pendii collinari. I <em>guanachi </em>rivolgono sguardi afflitti dagli ostacoli alla sopravvivenza. Brilla ancora nell’occhio della mente il penetrante riflesso dei raggi rossi dell’alba sul granito. La vertiginosa parete e il profilo tagliente del <em>Cuernos Principal </em>non cedono spazio all’elaborazione di pensieri nuovi mentre il mio corpo stremato scivola silenziosamente via sul sedile di un autobus solitario immerso nella cruda asprezza di un paesaggio immenso, scolpito dai venti, limato dai ghiacci e baciato da un sole esangue.</p>
<p style="text-align: justify;">In poche ore sono nuovamente a <em>Puerto Natales</em>, variopinta cittadina cilena sulle sponde della baia Last Hope Sound. Era stata resa celebre dal <em>Milodonte</em>, animale preistorico di cui furono rinvenuti alcuni resti in una caverna nei pressi dell’abitato. Ne venni a conoscenza leggendo &#8220;In Patagonia&#8221; di Bruce Chatwin, per il quale il Milodonte rappresentò un pretesto per intraprendere quell’assurdo viaggio da cui trassi ispirazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Decido di proseguire oltre. Ho sete di esperienze, chilometri da percorrere, luoghi da scoprire. Salgo su una piccola corriera e mi ritrovo così alla frontiera argentina. Poi il mio pollice s’alza in su, proteso verso la carreggiata nella fredda aria di una sera settembrina finchè vengo caricato su un minivan Ford. Le ruote battono l’asfalto umido ed ombroso in una serie di dolci curve declinanti fino ad un distributore di benzina di <em>Rio Turbio</em>, desolata e fatiscente cittadina di frontiera dove ho intenzione di passare la notte.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendo parte al teatro di ombre generato dalla luce gialla dei lampioni nel buio di una realtà dimenticata dal mondo, ma viva. Il dinamismo e la vitalità dell’atmosfera sono taciti testimoni di come queste persone siano state temprate dalle difficoltà riuscendo a trarne tenacia e fermezza a proprio beneficio. Il nostro spirito di adattamento è per questo straordinario e ci migliora in quanto persone, se solo gli si concedono le circostanze per poterci plasmare.</p>
<p style="text-align: justify;">Trovare una sistemazione per la notte si rivela essere una sfida ardua. Giungo alla porta dell’unico albergo indicatomi, dove un uomo in stivali di pelle e ricoperto di segatura mi offre una stanza, nonostante l’attività sia al momento chiusa. Tiro un sospiro di sollievo e mi ritengo fortunato per l’intreccio di imprevedibili eventi che in questa lunga giornata mi hanno portato un altro passo avanti nel mio accidentale viaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sveglio con l’audace prospettiva di percorrere centinaia di chilometri in autostop. Sottolineo <em>audace </em>perché é domenica mattina e la città é deserta, così diversa alla luce del sole. La madre del proprietario dell’albergo, dopo avermi inaspettatamente preparato la colazione, mi suggerisce un’alternativa per proseguire e solo dopo un po’, per ostacoli linguistici, comprendo ciò che vuol darmi ad intendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Persuaso dai suoi consigli, cerco la fermata degli autobus e, dopo averla raggiunta, acquisto il biglietto per <em>El Calafate</em>, con un cambio previsto a <em>La Esperanza</em>, pugno di costruzioni erette nel punto di biforcazione dell’unica strada che, rettilinea e solitaria, si srotola sul manto ocra della steppa da <em>Rio Gallegos</em>, sulla costa argentina, alle Ande. Il viaggio durerà circa cinque ore ma non ne faccio un dramma. Un europeo, qua, si accorge ben presto della necessità di dover reinterpretare completamente la propria concezione di quel che é distante: le centinaia di metri diventano chilometri e i chilometri diventano decine o centinaia di chilometri.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi si avvicina presto un uomo spigliato che incalza un discorso in un inglese ammirevole, assoluta rarità per quel che é stato finora. Ariel, così si chiama, ha accompagnato sua moglie Lorena e sua figlia Akemi, di pochi anni, alla stazione di <em>Rio Turbio </em>per il loro rientro a Buenos Aires. Loro infatti vivono nella capitale e lui, per ragioni lavorative, a <em>Puerto Natales</em>. Più di duemilacinquecento chilometri li separano, ma sono incredibilmente affiatati. Si rivelano immediatamente essere persone di una qualità rara, estremamente piacevoli ed umili. I loro sguardi e i loro sorrisi mi arrivano diritti alle corde più delicate e sensibili dell’anima, facendomi sentire a casa.</p>
<p style="text-align: justify;">Colmiamo piacevolmente l’attesa del bus parlando a lungo di tutto quel che ci passa per la mente, percependo le ore come fossero minuti. Poi domando l’origine del nome Akemi; mi dicono che é giapponese e significa “<em>il miglior fiore</em>”. Allora mi si inarca in viso un sorriso e penso che anche da quell’arida e remota terra che é la Patagonia possono nascere fiori meravigliosi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attesa é terminata, é dunque ora di ripartire. Dopo alcune decine di chilometri, percorrendo la leggendaria <em>Ruta 40 </em>che solca integralmente l’Argentina da nord all’estremo sud decorrendo parallelamente al confine cileno, scorgo ad ovest, all’orizzonte, il <em>Macizo del Paine</em>, che i miei occhi ormai ben hanno appreso a riconoscere. Volgo così il mio ultimo e riconoscente saluto a quella terra che così disinvoltamente mi ha accolto e stravolto di emozioni.</p>
<p style="text-align: right;">Foto e testo a cura di Federico Landra</p>
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		<title>Roadtrip to Patagonia with Federico Landra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Canale]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2019 11:30:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tierra!]]></category>
		<category><![CDATA[cammino]]></category>
		<category><![CDATA[Federico]]></category>
		<category><![CDATA[Landra]]></category>
		<category><![CDATA[Patagonia]]></category>
		<category><![CDATA[scoperta]]></category>
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		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’appuntamento è al bar per una chiacchierata e un caffè al sapore di Patagonia. Arrivo un attimo in ritardo e Federico è fuori ad aspettarmi. Dopo esserci salutati, entriamo e ordiniamo qualcosa di caldo. Attorno a me, lentamente, il brusio della gente si trasforma per far spazio, nella mia mente, a un lontano odore di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’appuntamento è al bar per una chiacchierata e un caffè al sapore di Patagonia. Arrivo un attimo in ritardo e Federico è fuori ad aspettarmi. Dopo esserci salutati, entriamo e ordiniamo qualcosa di caldo. Attorno a me, lentamente, il brusio della gente si trasforma per far spazio, nella mia mente, a un lontano odore di America Latina.<span style="font-family: Calibri;"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6523 alignleft" style="margin: 7.33px 0px 7.33px 14.66px; outline: #72777c solid 1px; height: 191px; text-align: justify; color: #000000; text-transform: none; text-indent: 0px; letter-spacing: normal; font-size: 14.66px; font-style: normal; font-variant: normal; text-decoration: none; word-spacing: 0px; white-space: normal; max-width: 956px; orphans: 2; float: right; -webkit-text-stroke-width: 0px; background-color: transparent;" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/01/1-300x200.jpg" alt="" width="287" height="242" /></span></p>
<p>Classe ’95, Federico studia Medicina e Chirurgia all’Università di Torino. Ci siamo conosciuti circa un anno fa e fin da subito ha saputo colpirmi la sua passione per l’avventura e i viaggi. A settembre 2018 ha deciso di intraprendere un viaggio in solitaria, della durata di un mese, in Patagonia. Colpita dalla sua scelta e dalle foto da lui pubblicate sul profilo Instagram, ho deciso di saperne qualcosa di più e, spinta dalla mia curiosità e sete di conoscenza, gli ho proposto un’intervista. Questo il suo racconto: godetevi il viaggio.</p>
<p><strong>Da cosa è nata questa tua scelta di esplorare la Patagonia?</strong> Si può dire che sia nata dal desiderio di intraprendere un viaggio singolare, all’avventura, lontano dalla concezione contemporanea predominante del viaggio. Mi sono lasciato ispirare dal libro In Patagonia di Bruce Chatwin, non solo per quanto riguarda la meta ma anche e soprattutto nel modo di vivere il viaggio. Le immagini che la Patagonia evocava nella mia mente, quali di terra remota ed estrema, che ha affascinato frotte di esploratori di tutti i tempi, hanno poi fatto il resto affinché abbia scelto come destinazione.</p>
<p><strong>Avevi un programma di percorso preciso o ti sei affidato al &#8220;vivo al giorno per giorno&#8221;? </strong>Per volontà e necessità ho vissuto giorno per giorno. Ho sempre detestato programmare i viaggi, nonostante il più delle volte sia inevitabile. Avendo avuto a disposizione un mese per questo viaggio me ne sono tenuto il più alla larga possibile. Avere un programma da seguire mi pesa enormemente, limita la mia libertà di esplorare, talvolta con il deleterio risultato di smorzare il mio entusiasmo.</p>
<p><strong>Quali sono state le mappe principali?</strong> Mi sono spostato procedendo da sud verso nord, passando da Punta Arenas, Puerto Natales, Torres del Paine, El Calafate, El Chalten per arrivare infine alla Penisola di Valdes. Ma c’è ancora molto altro da vedere e da esplorare.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-6528 aligncenter" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/01/Cattura-197x300.png" alt="" width="456" height="694" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/01/Cattura-197x300.png 197w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2019/01/Cattura.png 559w" sizes="(max-width: 456px) 100vw, 456px" /></p>
<p><strong>La realtà ha riflesso le tue aspettative o queste sono state completamente ribaltate?</strong> In parte le mie aspettative sono state confermate, riguardo alla natura dei paesaggi; in parte ribaltate, in quanto mi sono imbattuto in alcuni luoghi tristemente stravolti dalla logica del turismo di massa.</p>
<p><strong>Chi o che cosa ha saputo colpire maggiormente la tua attenzione o ha saputo stupirti?</strong> Così come Darwin rimase profondamente segnato dalla vista del deserto della Patagonia, io sono rimasto ammaliato dallo splendore dei paesaggi che questa regione ha da offrire in tutta la loro varietà.</p>
<p><strong>Descrivi il tuo viaggio in tre parole</strong>. Forgiante, rivelatorio, fondamentale.</p>
<p><strong>Da viaggiatore e scopritore quale sei, che cosa significa per te Viaggiare?</strong> Viaggiare per me, utilizzando le parole di Montaigne, é «un utile esercizio; la mente è stimolata di continuo dall’osservazione di cose nuove e sconosciute. […] L’abitudine e la fissità degli atteggiamenti mentali ottundono i sensi e nascondono la vera natura delle cose. L’uomo è naturalmente curioso». Stando a degli studi elettroencefalografici effettuati su alcuni viaggiatori da parte di neurologi americani, cambiare ambiente e avvertire il passaggio delle stagioni stimola i ritmi cerebrali e contribuisce ad un senso di benessere, di iniziativa e di motivazione vitale. Monotonia di situazioni e tediosa regolarità di impegni tessono una trama che produce fatica, disturbi nervosi, apatia, disgusto di sè e reazioni violente. Il viaggio poi, come dice Chatwin, dev’essere avventuroso e la cosa migliore è camminare. Robert Louis Stevenson afferma che è fondamentale «sentire più da vicino le necessità e gli intralci del vivere; scendere da questo letto di piume della civiltà e trovare sotto i piedi il granito del globo, sparso di selci taglienti». Per cui le asperità sono vitali ed è proprio grazie a queste che evolutivamente siamo diventati ciò che siamo, sia sul livello sociologico che individuale.</p>
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				</div>
			</div></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #800000;">[Foto a cura di Federico Landra]</span></p>
<p><strong>Un grazie immenso a Federico che mi ha contaminato con il suo racconto al gusto di avventura. Il mio caffè è stato un viaggio alla scoperta di una nuova terra e di una natura selvaggia e affascinante.</strong></p>
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		<title>Il sale della Terra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Canale]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Nov 2018 16:13:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tierra!]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[sale della terra]]></category>
		<category><![CDATA[Salgado]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla scoperta della bellezza narrata da uno dei più grandi fotografi dei nostri tempi: Sebastião Salgado.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«Parla con calma, in una lingua mista, in cui entrano l’inglese, il francese, qualche parola italiana, e i suoi occhi azzurri ti fissano, incorniciati da folte sopracciglia bianche, per controllare che tu abbia capito tutto:<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">“Questa è la mia fotografia: rispettare e mostrare una storia. Non sono stato spinto dalla voglia di fare belle foto o di diventare famoso ma da un senso di <i>responsabilità</i>. Io scrivo con la macchina fotografica, è la lingua che ho scelto per esprimermi e la fotografia è tutta la mia vita. Non penso troppo alla luce o alla composizione, il mio stile è dentro di me e quella luce è quella del Brasile, quella che porto dentro di me da quando sono nato”».<span class="Apple-converted-space"><br />
</span>(testo tratto da A occhi aperti, <b>M. Calabresi</b>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe loading="lazy" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/fYx_dF7wSDc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Magnificamente ispirato dalla potenza lirica della fotografia di Sebastião Salgado, <b><i>Il sale della terra</i></b> è un documentario monumentale, che traccia l&#8217;itinerario artistico e umano del fotografo brasiliano. Co-diretto da Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado, figlio dell&#8217;artista, è un&#8217;esperienza estetica esemplare e potente, un&#8217;opera sullo splendore del mondo e sull&#8217;irragionevolezza umana che rischia di spegnerlo. Alternando la storia personale di Salgado con le riflessioni sul suo mestiere di fotografo, il documentario è un oggetto fuori formato, una preghiera che dialoga con la carne, la natura e Dio.<br />
Viaggiatore irriducibile, Sebastião Salgado ha esplorato ventisei paesi e concentrato il mondo in immagini bianche e nere di una semplicità sublime e una sobrietà brutale. Interrogato dallo sguardo fuori campo di Wenders e accompagnato sul campo dal figlio, l&#8217;artista si racconta attraverso i reportage che hanno omaggiato la bellezza del pianeta e gli orrori che hanno oltraggiato quella dell&#8217;uomo.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Fotografo umanista della miseria e della tribolazione umana, Salgado ha raccontato l&#8217;avidità di milioni di ricercatori d&#8217;oro brasiliani sprofondati nella più grande miniera a cielo aperto del mondo, ha denunciato i genocidi africani, ha immortalato i pozzi di petrolio incendiati in Medio Oriente, ha testimoniato i mestieri e il mondo industriale dismesso, ha perso la fede per gli uomini davanti ai cadaveri accatastati in Rwanda e &#8216;ricomposti&#8217; nella perfezione formale e compositiva del suo lavoro. Un lavoro scritto con la luce e da ammirare in silenzio.<br />
Salgado racconta le storie della parte più nascosta del mondo e della società. Spogliate dalla distrazione del colore, le sue fotografie testimoniano la conoscenza precisa dei luoghi e la relazione di vicinanza che l&#8217;artista intrattiene con gli altri: un mezzo, prima che un oggetto d&#8217;arte, per <i>informare</i>, <i>provocare</i>, <i>emozionare</i>. Foto che arrivano dentro alle cose perché nascono dall&#8217;osservazione, dalla testimonianza umana, da un fenomeno naturale.<br />
Nella narrazione si susseguono scatti che penetrano le foreste tropicali dell&#8217;Amazzonia, del Congo, dell&#8217;Indonesia e della Nuova Guinea, attraversano i ghiacciai dell&#8217;Antartide e i deserti dell&#8217;Africa, scalano le montagne dell&#8217;America, del Cile e della Siberia. Un viaggio epico quello di Salgado che testimonia l&#8217;uomo e la natura, che non smette di percorrere il mondo e ci permette di confrontarci fotograficamente con le questioni del territorio, la maniera dell&#8217;uomo di creare o distruggere, le storie di sopraffazione scritte dall&#8217;economia, l&#8217;effetto delle nostre azioni sulla natura, intesa sempre come bene comune.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Perché, dopotutto, la domanda che pone la fotografia di Salgado è sempre <i>dove?,</i> e determinare il luogo è comprendere il senso della narrazione dell&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">«Avevo già capito una cosa di questo Sebastião Salgado: gli importava davvero della gente. Dopo tutto questa umanità è il sale della terra».<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-6162 " src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2018/11/Ritratto-Il-sale-della-Terra.jpg" alt="" width="549" height="413" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2018/11/Ritratto-Il-sale-della-Terra.jpg 736w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2018/11/Ritratto-Il-sale-della-Terra-300x226.jpg 300w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2018/11/Ritratto-Il-sale-della-Terra-610x459.jpg 610w" sizes="(max-width: 549px) 100vw, 549px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe loading="lazy" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/qH4GAXXH29s?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p style="text-align: center;">TEDx – Sebastiao Salgado</p>
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		<title>Finestra sul cielo // Viaggio 03</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Canale]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Jun 2018 06:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tierra!]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro D'Avenia]]></category>
		<category><![CDATA[domande]]></category>
		<category><![CDATA[Magritte]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Rilke]]></category>
		<category><![CDATA[risposte]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"E tu, a che punto sei? Che ne fai dei doni della vita?". Un viaggio di ricerca, nato e cresciuto dentro me che ha saputo portare i suoi frutti. E tu, lettore, sappi essere terra fertile. Buon viaggio! </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em>«Un filosofo greco aveva immaginato che la parola &#8220;bello&#8221; (kalòs) derivasse dal verbo &#8220;chiamare&#8221; (kalèo). Si tratta, a rigore, di una falsa etimologia, ma l&#8217;intuizione di fondo è vera. La bellezza è una chiamata, le cose belle ci invitano al compimento, perché loro compiute lo sono. </em><br />
<em>Se avessero la parola la userebbero in forma di domanda: e<strong> tu a che punto sei della tua pienezza? </strong></em><br />
<em>Una luna in un cielo blu cobalto, un mare di luce screziata dalla onde, gli occhi chiari di un&#8217;anima nitida, un quadro, una statua, una melodia, una poesia, un vestito, un lavoro ben fatto, un gesto elegante, sono altrettante lampeggianti chiamate per nome: a che punto sei? Che ne fai dei doni della vita? </em><br />
<em>Se solo avessimo più deserti e più cieli da ascoltare».</em></p>
<p style="text-align: left;">Ormai sono passati anni da quando per la prima volta incontrai queste parole. Furono come un fulmine a ciel sereno, seppero far tremare qualcosa in me.  Mi sentivo appellata: <em>«E tu, Margherita, a che punto sei?».</em></p>
<p style="text-align: left;">La risposta non la trovai al tempo e nemmeno adesso è così nitida. Ma dopotutto il modo in cui osserviamo e viviamo segue le stagioni. Si pensi alla notte. Alle volte è buia, nera, pesante, talmente scura da spogliarci dalle nostre corazze quotidiane. Ed ecco che spuntano le nostre fragilità, la nostra inadeguatezza: è Inverno.<br />
Ma la notte sa essere anche altro. Sa essere soffitto di sogni appesi alle stelle, ad esempio. È Estate o Primavera.<br />
Ma il ritmo delle stagioni del cuore è meno regolare, è così imprevedibile.<br />
Questa risposta che si è ormai fatta<em> costante ricerca</em>, trova un poco di sollievo in libri, opere, pensieri volanti. O anche poche righe lette di sfuggita nello sfogliare di pagine:</p>
<p style="text-align: center;">R. M. Rilke, <em>Lettere ad un giovane poeta</em><br />
«Tu sei così giovane, così al di qua di ogni inizio, e io ti vorrei pregare quanto posso di aver pazienza verso quanto non è ancora risolto nel tuo cuore, e tentare di <strong>avere care le domande stesse</strong> come stanze serrate e libri scritti in una lingua molto straniera.<br />
Non cercare ora risposte che non possono venirti date perché non le potresti vivere.<br />
E di questo si tratta: <strong>vivi ora le domande</strong>.<br />
Forse ti avvicinerai così, a poco a poco, senza avvertirlo, a vivere la risposta».</p>
<p>Ed è incontrando queste parole che le mie stagioni cominciarono ad avere un proprio ritmo, a volte lento, a volte baldanzoso. Cominciai a vivere le domande che nascevano dentro di me, a prendermene cura, a farle crescere. E a volte sono anche riuscita a far nascere le risposte, come frutti maturi.<br />
Bisogna saper ascoltare i propri deserti e i propri cieli. E attraversarli.</p>
<p>E tu, caro lettore, sappi renderti terra fertile.<br />
Buon viaggio!</p>
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		<title>Je parle Feministe! // Viaggio 02</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Canale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2018 22:55:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tierra!]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un omaggio al mondo delle donne. Ogni passo è una conquista, rigorosamente meritato. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Mi piace tanto pensare con la mia testa e non stare lì a sentire cosa ne pensano gli altri.</p>
<p>Quella è la libertà, voglio essere una donna libera come lo sono stata»</p>
<p>Margherita Mo, 95 anni, partigiana</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Quello che può essere incoraggiante e particolarmente importante è vedere che le donne possono farcela, anche in ambiti in cui non ce ne sono molte».</p>
<p>Samantha Cristoforetti, 41 anni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Le donne hanno bisogno di trovare in un’altra donna la dimostrazione che è loro possibile essere e fare. L’esempio le aiuta ad acquistare una maggior fiducia in sé stesse».</p>
<p>Tina Anselmi, Primo Ministro della storia del nostro Paese</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Penso che questo movimento sia la cosa più importante che sia successa alle donne dal diritto di voto»</p>
<p>Asia Argento e Laura Boldirni sul palco del Women in the World Summit</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«La fonte del mio potere non è la mia bellezza, ma la volontà di condividere le mie più profonde debolezze. La vera bellezza è stare bene con l’essere voi stesse»</p>
<p>Ashley Graham, modella curvy</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">«Io non urlo, non salto in giro<br />
non devo alzare davvero la voce<br />
perché sono una donna<br />
in modo fenomenale»</p>
<p style="text-align: right;">Maya Angelou, poetessa e attivista americana</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Non importa se sei un ragazzo o una ragazza, se ami qualcosa devi buttarti al 100%»</p>
<p>Rosalee Ramer, la più giovane pilota professionista di Monster truck</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Canto soprattutto delle donne somale che vivono in Inghilterra, delle donne della mia famiglia, della loro straordinaria forza e saggezza. Sono le donne che ispirano la maggior parte dei miei componimenti, perché in loro si riflette l’essenza dell’amore e della vita»</p>
<p>WiShire, Poetessa</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Sono qui oggi per riconoscere e rappresentare le ragazze afroamericane le cui storie non sono in prima pagina su tutti i giornali nazionali»</p>
<p>Naomi Wadler, 11 anni, alla March for Our Lives di Washington</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">«Voglio scusarmi con tutte le donne<br />
che ho definito belle<br />
prima di definirle intelligenti o coraggiose<br />
scusate se ho fatto figurare<br />
le vostre semplicissime qualità innate<br />
come le prime di cui andar fiere quando il vostro<br />
spirito ha sbriciolato montagne<br />
d’ora in poi dirò cose come<br />
siete resilienti o siete straordinarie</p>
<p style="text-align: right;">non perché non vi ritenga belle<br />
ma perché siete ben più di questo»</p>
<p style="text-align: right;">Rupi Kaur, Poetessa</p>
<p><em><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-5563 aligncenter" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2018/05/Marghe-foto-2-300x268.png" alt="" width="300" height="268" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2018/05/Marghe-foto-2-300x268.png 300w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2018/05/Marghe-foto-2-610x545.png 610w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2018/05/Marghe-foto-2.png 720w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Auguro alle donne di riuscire a creare solidarietà fra di loro, a fare gruppo, a unirsi. Le donne dovrebbero crearsi delle radici solide e intrecciate tra di loro, sarebbe un grande passo avanti, per tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">Girl Power!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Pensieri in equilibrio // Viaggio 01</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Canale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Apr 2018 05:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tierra!]]></category>
		<category><![CDATA[equilibrio]]></category>
		<category><![CDATA[primavera]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se ci pensate bene, l'equilibrio lo perdiamo ad ogni passo. Eppure questo, è l'unico modo di andare avanti. Si tratta di avere fiducia nel nuovo equilibrio che verrà. In una nuova destinazione. In un nuovo viaggio. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Odori sapori sensazioni.</p>
<p style="text-align: center;">Immagini rumori colori.</p>
<p style="text-align: center;">Parole storie racconti.</p>
<p style="text-align: center;">È un ritorno alle origini.</p>
<p><em> </em><em> </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Siamo naufraghi di pensieri.</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-5404 aligncenter" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2018/04/Immagine-articolo-300x207.jpg" alt="" width="300" height="207" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2018/04/Immagine-articolo-300x207.jpg 300w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2018/04/Immagine-articolo.jpg 460w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: right;"><em>Non lo saprà nessuno </em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Che abbiamo vissuto,</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>che abbiamo toccato le strade</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>coi piedi che andavano allegri,</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>non lo saprà nessuno.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Che abbiamo visto il mare</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Dai finestrini dei treni,</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>che abbiamo respirato l’aria che si posa</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>sulle sedie del bar,</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>non lo saprà nessuno.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Siamo stati sulla terrazza della vita,</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>fintanto che sono arrivati gli altri.</em></p>
<p style="text-align: right;"><em> </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Dove te ne stai andando amico mio? </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Me ne vado al mare</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Ma dove sei stato tutto questo tempo? </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Stavo chiuso in casa, </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>a meditare, ad aspettare che il mondo intero </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>smettesse di girare</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ma quante sono, pensavo, le persone </em></p>
<p><em>Che si nascondono? </em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Nel fissare uno sguardo,</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>si riconosce la stagione di quegli occhi? </em></p>
<p style="text-align: right;"><em>È Primavera. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><em> </em><em>Buon Viaggio!</em><em> </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Che sia un’andata o un ritorno</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Che sia una vita o solo un giorno</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Che sia per sempre o un secondo </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><em>L’incanto sarà godersi un po’ la strada.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em> </em></p>
<p><iframe loading="lazy" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/1pRPXIC4Vtk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/pensieri-in-equilibrio-viaggio-01/">Pensieri in equilibrio // Viaggio 01</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
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		<item>
		<title>Fai della tua casa un villaggio – Racconto di viaggio in Senegal</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/fai-della-tua-casa-un-villaggio-racconto-viaggio-senegal/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Margherita Canale]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Mar 2018 09:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tierra!]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[Senegal]]></category>
		<category><![CDATA[villaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ritrovo per le 8.30 al bar per una colazione condita di Senegal. Arrivo un po&#8217; in ritardo ma fortunatamente non sono l&#8217;unica: dopo poco mi raggiunge Elena, che mi accoglie con un sorriso. Dentro ci aspettano Miriam e Alice: mi presento con la prima, abbraccio la seconda e ci sediamo al tavolo. Ordiniamo un caffè [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ritrovo per le 8.30 al bar per una colazione condita di Senegal.</p>
<p style="text-align: justify;">Arrivo un po&#8217; in ritardo ma fortunatamente non sono l&#8217;unica: dopo poco mi raggiunge Elena, che mi accoglie con un sorriso. Dentro ci aspettano Miriam e Alice: mi presento con la prima, abbraccio la seconda e ci sediamo al tavolo. Ordiniamo un caffè caldo e una brioche ripiena.</p>
<p style="text-align: justify;">Attorno a me sento come un odore lontano di Africa e immagino i cuori e le menti di Alice, Elena e Miriam tornare a rivivere le sensazioni e le emozioni di qualche anno fa, una malinconia velata di piacere a raccontarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo il loro viaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Al terzo anno di Educatore Professionale – inizia Elena – ci è stato proposto di andare a fare la tesi all&#8217;estero e l&#8217;Università proponeva un progetto, con un&#8217;associazione di Torino (Jamm), che consisteva nell&#8217;andare a fare un tirocinio esperienziale di due mesi in un villaggio del Senegal, Adeane, in cui l&#8217;associazione stessa aveva sede: saremmo entrate in contatto con la cultura del posto e tutto ciò che comporta l&#8217;aspetto educativo, con il fine di sviluppare dei progetti da realizzare nell&#8217;arco della nostra permanenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Io e Miriam siamo state giù da metà novembre a metà gennaio, a cavallo tra il 2014 e il 2015, e Alice ci ha poi raggiunte per Natale.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La mia esperienza infatti</em> – continua Alice –<em> è stata un misto di vacanza, volontariato e incontri. Sono partita per raggiungere loro due ma io non avevo nessuna competenza nel mondo dell&#8217;educativa. Essendo una studentessa di Medicina ho però avuto la possibilità di frequentare il piccolo consultorio medico e ostetrico del villaggio.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Noi siamo partite con un&#8217;educatrice, Francesca, che ci avrebbe fatto da tutor, e con altri tre che andavano a farsi un&#8217;esperienza di volontariato. La partenza è stata un po&#8217; “allo sbaraglio”, senza nessuna particolare preparazione e informazione sul paese, e siamo arrivate lì abbastamza “ignoranti” di ciò che avremmo incontrato. Siamo arrivate a Dakar in aereo e poi ci siamo dirette ad Adeane, a bordo di una station wagon per una durata di circa 8-10 ore: ma quello è già stato fighissimo! Ci siamo dirette verso la regione meridionale del paese, attraversando anche il Gambia, e immergendoci in una natura rigogliosa e molto verde –  ricorda Elena con un sorriso sul volto.</p>
<p style="text-align: justify;">Adeane è un piccolo villaggio rurale, costituito da numerose capanne. La sede dell&#8217;associazione, dove stavamo anche noi, era poco più fuori, a Dindi, circondata da terreno coltivato, dove abbiamo lavorato anche noi per i primi tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">La sveglia suonava intorno alle 8.30, ci dirigevamo verso i campi e bagnavamo la terra. Dopo circa un&#8217;ora mangiavamo colazione, molto abbondante. O meglio, più che una colazione era un pranzo! Con l&#8217;inizio delle scuole, materna ed elementare, è cominciato anche il nostro periodo di osservazione degli stili educativi, per circa una settimana/dieci giorni.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per quanto mi riguarda, </em>– precisa Alice –<em> la mattina davo una mano agli infermieri, personale tuttofare, che si occupava di assistere le donne durante i parti, di seguire il follow-up dei bambini nei primi 4/6 mesi e delle donne durante la gravidanza. Inoltre c’era un piccolo triage dove si selezionavano i pazienti che potevano essere seguiti da loro in ambulatorio e chi invece necessitava di un controllo medico e quindi veniva inviato all’ospedale di Ziguinchor. Raggiungevo l’ospedale infermieristico in moto, mentre solitamente al ritorno facevo una passeggiata. Attraversando il villaggio venivo fermata da tutte le persone che incontravo ed era sempre un momento di confronto e risate.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nel pomeriggio invece seguivo il lavoro di Elena e Miriam dando il mio contributo in base alle loro necessità.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Concluso questo, era il momento delle grandi partite di calcio nella piazza principale: il più sentito dal villaggio e al quale non mancavamo mai. Corse, risate, chiacchierate, bimbi, giochi, amicizie. Era tutto e si faceva tutto. Quando calava il buio significava che era il momento di tornare a casa.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dopo 20 minuti di camminata per la campagna arrivavamo alla nostra abitazione dove Lai, il nostro fratellino senegalese, ci aspettava per cucinare e cenare tutti insieme. A volte avevamo ospiti, a volte no. In Senegal nessuno ti invita a casa, ma tutti cucinano un piatto in più, almeno se arriva qualcuno hai qualcosa da offrirgli. La serata si passava davanti al fuoco facendo il caffè e il thè senegalesi e sentendo storie di una cultura lontana, ma affascinante, che ci faceva sognare.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo vissuto il paese attraverso gli occhi di Paco, ragazzo di 27 anni, nato e cresciuto ad Adeane, che è stato il nostro punto di riferimento e intermediario con la comunità durante la nostra esperienza. È stato un confronto bellissimo: Paco ama il Senegal e parlando con lui te ne puoi solo innamorare, e ama la nostra amica Francesca, con cui è fidanzato, e quindi anche l’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua è una famiglia allargata: oltre a mamma, papà e sette-otto fratelli, con loro vivevano anche altri componenti, non facenti parte del legame famigliare ma considerati tali.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ad Adeane non esistono le porte di casa, non esistono muri e barriere. Lì ho capito cosa significa fare parte di un gruppo, condividere le gioie e i dolori, le feste e i momenti di difficoltà. Sei sempre il benvenuto. Ad esempio, nel villaggio c’è una sola televisione e la si guarda tutti insieme, perché non è importante cosa vedi, ma è una scusa per riunirsi, per parlare. Da noi la televisione è uno strumento per assuefarsi: ti siedi e non pensi e soprattutto ti isoli. In Senegal no, sei sempre parte di qualcosa e non ti senti solo. Il villaggio si prende cura di te e tu ti prendi cura di lui.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine sei figlio un po&#8217; di tutti, sei figlio del villaggio. Senti di appartenere a qualcosa e non a qualcuno.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Abbiamo vissuto e conosciuto l’Umanità con la U maiuscola, quella che ti fa sentire a casa non appena arrivi, che ti circonda sempre di persone curiose e pronte a farti mille domande, di bambini timidi e un po’ spaventati, ma non appena incroci il loro sguardo si fidano, si avvicinano e toccano la tua pelle bianca perché vogliono capire come mai sei così pallido. Di donne che ti chiamano in casa per farti assaggiare cosa stanno cucinando, di uomini che passando in moto urlano il tuo nome storpiato e ti salutano, di ragazzi che si mettono a ballare e ragazze che ti fanno le treccine ai capelli. Insomma è l’Umanità che ti fa capire che non esiste un io e un tu, ma esiste solo un NOI.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Uno degli aspetti che abbiamo apprezzato maggiormente è stato il rito di iniziazione dei giovani uomini. Si tratta di una prassi molto sentita all&#8217;interno del villaggio e velata da un alone di sacralità. Vi è addirittura uno spirito – il Kankouran &#8211; che ha il compito di proteggere i ragazzi durante il periodo di isolamento (circa un mese) all&#8217;interno della foresta.</p>
<p style="text-align: justify;">Al giorno d&#8217;oggi le pratiche si sono modernizzate, per cui i ragazzi non sono completamente isolati dalla comunità ma hanno la possibilità di continuare a frequentare la scuola e anche la famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare noi avevamo assistito alla parata conclusiva in cui i ragazzi avevano ormai terminato l&#8217;iniziazione, in seguito alla circoncisione, e erano stati riconsegnati al villaggio, ormai uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Era stata una festa enorme, al ritmo di tamburi e canti tradizionali, caratterizzata da una miriade di colori, che ti avvolgevano come pioggia. Ti immergevi completamente nello spirito della festa, arrivavi davvero a crederci.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La cultura laggiù è un misto di tradizioni animiste antiche e dell’islam moderno. Non c’è estremismo religioso, molte famiglie, se non tutte, hanno nonni di culture e fede diversa, ma tutti vivono insieme rispettando gli usi e spesso fondendo insieme aspetti di diverse religioni.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>É così affascinante vedere come la tradizione e il patrimonio culturale possano essere collante tra le generazioni.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ti porti nel cuore la nostalgia di questi spazi così aperti, del fatto che “quello che è mio è tuo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti fa riflettere come sia importante il fatto di creare una <strong>rete</strong>, senza alcun interesse di ritorno: tu sei un punto di riferimento per la comunità perché dev&#8217;essere così e basta, perché te lo senti dentro. «Si mangia tutti da un unico piatto».</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro, però, non vuole essere un racconto da “mal d&#8217;Africa”. Siamo tornate consapevoli del fatto che non potremmo mai vivere laggiù. Abbiamo conosciuto un mondo che ci ha aperto degli orizzonti di riflessione ma che deve ancora crescere sotto molti aspetti, che presenta i suoi limiti. È un altro approccio alla vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante ciò, il Senegal è diventato parte di noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un Grazie immenso a Alice, Elena e Miriam che mi hanno <strong>contaminato </strong>con i loro racconti al gusto d&#8217;Africa.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia colazione è stato un viaggio alla scoperta di una nuova terra, una cultura antica e radicata, e di un popolo affascinante. Grazie per le vostre storie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>**Questo articolo è stato tratto dal decimo numero del <em>magazine </em>di 1000miglia, scaricabile al link <a href="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/11/1000MIGLIA-MAGAZINE-NOVEMBRE-2017.pdf">https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/11/1000MIGLIA-MAGAZINE-NOVEMBRE-2017.pdf</a></p>
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