«Chiamo uomo chi è padrone della sua lingua»: da Don Milani alla scuola di oggi

*Foto di Rita Abrardi

Lingua Italiana e scuola. Non è stato sempre tutto come oggi (o forse sì).

Nel 1965, in una lettera al «Giornale del mattino», Don Lorenzo Milani – allora poco più che quarantenne e attivo nella scuola popolare che aveva allestito a Barbiana, borgo sperduto vicino a Firenze – scriveva: «chiamo uomo chi è padrone della sua lingua».

Negli anni Sessanta in Italia si doveva fare i conti con una scuola linguisticamente mista, in cui l’Italiano veniva imposto secondo i paradigmi della grammatica standard a chi era cresciuto immerso dalla testa ai piedi in un contesto di parole e contenuti diversi: il dialetto. È difficile immaginarlo oggi, ma per molti, allora, l’Italiano non era che una lingua straniera, a cui la scuola però, chiedeva di avvicinarsi non attraverso una lenta correzione della coloritura dialettale, ma per mezzo di un’imposizione dall’alto che finiva, molto spesso, per distinguere, all’interno dall’élite studentesca dei parlanti-nativi italiani, i somari, espulsi o in fuga dalla scuola (il cui obbligo, nel 1962, era stato alzato a 14 anni).

Uno di questi studenti “manchevoli” scrisse:

«Bisognerebbe intendersi su cosa sia lingua corretta. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo.

Voi dite che Pierino del dottore scrive bene. Per forza, parla come voi. […]

Invece la lingua che parla e scrive Gianni è quella del suo babbo. Quando Gianni era piccino chiamava la radio lalla. E il babbo serio: “Non si dice lalla, si dice aradio”.

Ora, se è possibile, è bene che Gianni impari a dire anche radio. La vostra lingua potrebbe fargli comodo. Ma intanto non potete cacciarlo dalla scuola.»

La voce di queste parole è quella di un imprecisato ragazzo della scuola di Barbiana, che parla coralmente a nome anche dei suoi compagni di classe. Il testo è Lettera a una professoressa, a cura proprio di Don Lorenzo Milani, che si pose a difesa del diritto dei bambini figli di operai e contadini (che per la prima volta accedevano alle Scuole Medie) di “possedere la lingua”, per essere padroni del proprio pensiero e capaci di rapportarsi a quello degli altri. Non è l’unico: in questi stessi anni è attivo, tra il sottoproletariato romano, Don Roberto Sardelli; i suoi alunni denunciano: «Finché ci sarà uno che conosce 2000 parole e un altro che ne conosce 200, questi sarà oppresso dal primo. La parola ci fa uguali».

Milani e Sardelli costituirono uno scandalo nella scuola del tempo, pionieri di un modo di pensare il diritto ad essere uomo tramite la lingua che molto ci insegna anche oggi. Oggi che, in non pochi istituti, la studio della Lingua Italiana sembra da ridimensionare a favore delle materie più “professionalizzanti”; oggi che la presenza di nuove minoranze linguistiche – straniere di prima o seconda generazione – ci mettono di fronte alla sfida di insegnare una lingua che sia strumento di integrazione e acquisizione di un potere comunicativo che è la base di ogni relazione.

C’è chi, non troppi anni fa, ha dovuto lottare per poter accedere alla lingua comune, nel rispetto delle proprie peculiarità (fonte di ricchezza che il dialetto, dove si conserva, ancora oggi ha). Qualcuno allora aveva capito il potere anti-reazionario insito nel “dare la lingua” a tutti, anche ai «poveri», perché potessero avere i mezzi per far parlare la propria umanità: «i signori ai poveri possono dare una cosa sola: la lingua cioè il mezzo d’espressione. Lo sanno da sé i poveri cosa dovranno scrivere».

Anacronistico parlare di poveri e ricchi nella scuola di oggi? No, tutt’altro: una giovane studentessa, non molto tempo fa, mi ha detto: «so bene – me lo dicono tutti – che frequento la scuola peggiore della città»; e nei suoi occhi c’era quello che non deve esserci negli occhi di una quattordicenne: la rassegnazione di fronte alla debolezza delle proprie prospettive. Ma, di fronte ad una lavagna ricamata di grammatica italiana, gli occhi si accendevano di curiosità.

Possedere la lingua è il primo passo. Poi si saprà dare un nome a quelli successivi.

Preparandosi al Caffè Letterario – Marco Vichi e il commissario Bordelli

31 maggio. Ultimo incontro della prima edizione del Caffè letterario di 1000miglia.

Protagonista: Marco Vichi. Il suo personaggio più amato? Il commissario Bordelli, protagonista di nove dei suoi libri. L’ultimo, quello di cui parleremo noi, è Nel più bel sogno.

Siamo a Firenze negli anni dei movimenti studenteschi. Siamo nel tempo della memoria di quanto accaduto e delle promesse confuse di quanto sta accadendo. In questo tempo, l’ironico Bordelli conduce le sue indagini su tre omicidi misteriosi, e nel frattempo – come tutti – indaga su se stesso e sui suoi desideri.

«Di fronte all’immensità di quel cielo si sentiva eroicamente solo, di una solitudine infinita… Non poté fare a meno di sussurrare due versi di sua mamma… Tanto tempo che non guardavo le stelle… mi ero scordata di essere niente».

 

 

“Alda Merini, la poetessa dei Navigli” di Aldo Colonnello – Recensione

A. COLONNELLO, Alda merini, la poetessa dei Navigli, Meravigli Edizioni, Firenze 2015, pp. 140, 15 €.

In 21 brevi capitoli, Aldo Colonnello racconta le vicende intercorse negli anni della sua amicizia con la poetessa Alda Merini, conosciuta nel novembre del 2006 e venuta a mancare tre anni dopo. Tra numerosi incontri culturali, la candidatura al premio Nobel, le frequenti telefonate giornaliere e le apparizioni televisive, ciò che davvero prende forma tra le pagine è una parte di una vicenda esistenziale che tocca le corde più profonde dell’umano e del rapporto dell’uomo con il Divino e la Poesia.

 

In manicomio ho conosciuto l’Amore (-dolore)

Colonnello, nell’impresa di raccontare della Merini, si rivela uno scrittore abile e onesto. Nessuna complicazione: i temi che davvero contano risuonano nella mente e nel cuore del lettore in cammino tra pagine che – più di ogni altra cosa – esalano DOLORE umano.
Se «la Poetessa, nella sua difficile e meravigliosa esistenza, ha avuto una lunga frequentazione con il dolore» (p.103), è al dolore altrui che soprattutto ha scelto di guardare. In che modo? Facendosene carico sempre, in nome di una fratellanza che ci fa artefici del destino degli altri, promotori del loro bene o colpevoli del loro male.

«Colpevoli tutti del disagio e della sofferenza altrui […]. Colpevoli, tout court, senza ripensamenti.
Gli altri siamo noi, ogni simile in ambasce deve riguardarci, deve essere nel nostro destino.
Questo Alda lo sapeva perfettamente, lo aveva imparato in Manicomio.» (p. 42)

La Fede – «Il poeta bada a se stesso in rapporto agli altri» 

Gli ultimi anni dell’esistenza di Alda Merini furono vissuti all’insegna di un intenso misticismo: ad essere amata è soprattutto Maria (nel 2002 viene pubblicato Magnificat, un incontro con Maria), al cui destino di madre dolente sente di partecipare anche la Poetessa, che tanto ha amato le sue figlie pur nella follia e nella reclusione. Aldo Colonnello dona al lettore un ritratto toccante degli ultimi anni di una vita (che è poesia, e viceversa) percorsa da una bruciante spiritualità, filtrata dall’esperienza di una Passione lancinante e personale.

«Si cantava anche sotto le torture, anche quando si soffriva atrocemente, per sopravvivere. Quel filo di voce lo regalavamo non tanto alla vita, ma a Dio, che era presente quando noi soffrivamo nei manicomi, nelle galere, sotto il giudizio dell’uomo: non certo il giudizio di Dio.»
(tratto da un’intervista ad Alda Merini, reperibile al link https://www.youtube.com/watch?v=wYgDSr3gWUc)

Rasoi di seta

La vicenda raccontata da Colonnello è principalmente una storia di amicizia, quella tra lui e la Merini, ma anche quella tra la poetessa e tanti artisti, politici e intellettuali del panorama culturale di quel periodo. Proprio negli anni che Colonnello ci narra, la Merini collaborò con il cantante Giovanni Nuti, che mise in musica i componimenti della Poetessa e diede vita ad un album intitolo Rasoi di seta (ascoltate Il bacio qui https://www.youtube.com/watch?v=iBmHo3OppYs), frutto, come questo libro, dell’elevazione ad Amico che la Poetessa concesse a chi, negli ultimi difficili anni, seppe ascoltarla e darle voce.

«Tu mi domandi quanti amanti ho avuto
e come mi hanno scoperto.
Io ti dico che ognuno scopre la luce
e ognuno sente la sua paura,
ma la mia parte più pura è stata il bacio.
Io tornerei sui monti d’Abruzzo,
dove non sono mai stata.
Ma se mi domandano
dove traggono origine i miei versi,
io rispondo:
mi basta un’immersione nell’anima
e vedo l’universo.
Tutti mi guardano con occhi spietati,
non conoscono i nomi delle mie scritte sui muri
e non sanno che sono firme degli angeli
per celebrare le lacrime che ho versato per te.»
(tratto dal brano Il bacio, in Rasoi di seta)

 

Aldo Colonnello collabora da molti anni con una galleria d’arte milanese, organizza mostre e cura direzioni artistiche sia nell’ambito del teatro che in quello della musica. Responsabile del Dipartimento arte e cultura di un’associazione culturale cittadina, organizza convegni di alto profilo.

Dieci libri da leggere a Natale

Sono molti ad approfittare delle vacanze di Natale per regalarsi una buona lettura. Se siete tra questi, cercate un angolo abbastanza caldo e morbido della vostra casa, e concedetevi il tempo del riposo: il riposo della mente.

Ecco dieci libri che vale la pena leggere – o iniziare – durante le feste natalizie.

1. Il paradiso degli orchi di DANIEL PENNAC

Il tempo quieto e sereno delle vacanze invernali ben si presta alla scelta di approcciarsi non ad un libro qualsiasi, ma al primo di un intero ciclo di romanzi. Questo è infatti il primo dei sette appartenenti alla celeberrima serie di Belleville, iniziata nel 1985 da Pennac. Impossibile non affezionarsi ai personaggi, fiabeschi e veri più del vero.

2. Se una notte d’inverno un viaggiatore di ITALO CALVINO

È un consiglio obbligato, perché è un classico, perché le parole di Calvino sanno carezzare la fantasia anche dei lettori più insaziabili, e perché il romanzo esordisce così:

«Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. […]. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. […] Prendi la posizione più comoda; seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. […]»

3. L’identità di MILAN KUNDERA

Dello stesso autore dell’Insostenibile leggerezza dell’essere, questo libro del ’96 tocca corde profondissime, grazie ad una storia d’incanto e eleganza. Nelle sue pagine Kundera riesce nell’incredibile intento di trasformare in parola ciò che delle relazioni umane è più difficile esprimere.

4. Il tempo è un Dio breve di MARIAPIA VELADIANO

Consigliato a Natale perché, in tanti diversi modi, parla d’Amore.

5. L’inventore di sogni di IAN McEWAN

Consigliato a tutti quelli che cercano una lettura veloce, ma che sazi. Si tratta di un racconto per ragazzi – ma che serve anche alla fantasia degli adulti! – che percorre i sogni di un bambino sfuggito alla noia grazie all’immaginazione.

6. Cronache di poveri amanti di VASCO PRATOLINI

C’è chi della lettura ama soprattutto questo: l’intrecciarsi delle vicende, l’incastrarsi rocambolesco delle vite di personaggi, a cui diventa inevitabile affezionarsi. Se è il vostro caso, questo libro della prima metà del secolo scorso può fare per voi.

7. Don Chisciotte della Mancia di MIGUEL DE CERVANTES

Quale momento migliore delle vacanze per iniziare ad approcciarsi ad un classico assoluto? Questo è un esempio, ma seguite l’istinto: il catalogo è vasto!

8. Fango di NICCOLO’ AMMANITI

Ecco quello che ci serve se vogliamo fare una scelta sui generis; non solo perché si tratta di  una raccolta di racconti – di cui il primo, particolarmente calzante, s’intitola L’ultimo capodanno dell’umanità –, ma soprattutto perché questi sono tutti lancinanti e spaventosi.

9. Amore e Psiche di Apuleio

Per chi ha fretta, ma ci tiene alla sostanza: pochissime pagine per fare un salto nella cultura classica, scegliendo una storia d’amore appassionante e sempre moderna. Questa piccola chicca è destinata ad essere divorata in meno di un’ora.

10. Storie delle stelle di SUSANNA HISLOP (illustratrice: HANNAH WALDRON)

Chiudiamo con un testo eccezionale, spiritoso e pronto ad appassionare il lettore curioso: si tratta di un atlante delle costellazioni che racconta le storie delle stelle con il piglio del narratore più incallito, grazie al quale i brevi racconti si fanno avvincenti, ironici, coinvolgenti. Tra storia e mito, il lettore – come è giusto che avvenga nelle vacanze di Natale – viene portato a guardare in alto, dove «le storie hanno avuto inizio» e, dove ci sono le stelle a dare ascolto alle nostre domande.

Buone letture amici di 1000miglia!

Tieni a mente

Caro lettore,

sono passati quattro anni da quando è iniziato tutto. Nel frattempo siamo cresciuti.

Quando abbiamo imboccato la strada che ci ha portato fin qui e che ancora stiamo percorrendo, credevamo di sapere tutto, eppure sapevamo molto poco. A onor del vero, qualcuno di noi l’aveva vista più lunga degli altri e aveva già capito allora che quello che stavamo creando non era per noi, non era roba nostra; che 1000miglia doveva nascere e poi essere, e che noi avremmo, col tempo, dovuto e voluto diventare diversi o, addirittura, passare il testimone. E tante volte, nell’arco di questi
anni, abbiamo dovuto rammentarci a vicenda che dovevamo guardare non la punta delle nostre
scarpe, ma la strada per intero.

È questa Tila prima cosa che 1000miglia ci ha insegnato: dove tenere lo sguardo mentre si cammina. Se ci si guarda i piedi ci si può dimenticare delle due verità più importanti: di essere in movimento, di avere una meta. Fino a convincersi che i sassolini incontrati sul percorso esistano di per se stessi e non siano lì a formare un sentiero più lungo. Forse crescere è sollevare a poco a poco lo sguardo, per vedere che i passi non sono compiuti a vuoto, per riconoscere un senso.

1000miglia ci ha insegnato che amico è colui che è amato, quindi rispettato, accolto, perdonato. Ed è forse stata proprio la nostra amicizia il vero sale di questa storia, e continuerà ad essere il filo di Arianna capace di ricondurci all’essenza prima della nostra associazione.

Del resto, abbiamo imparato che non sappiamo rispondere alla domanda Cos’è 1000miglia?, anche se con il tempo le dovute definizioni le abbiamo trovate. Alcune sono diventate quasi proverbiali per noi: 1000miglia è un gruppo di amici… ottimismo, informazione…un giornale, un’associazione culturale… Tutti nomi in cui crediamo, sia chiaro! Ma la verità è che certe cose è difficile farle capire, è più facile farle sentire. E chi in questi anni ci ha conosciuto più o meno da vicino ha apprezzato l’aria che si respira da noi e a cui forse, un giorno, qualcuno saprà dare un nome.

E, infine, 1000miglia ci ha insegnato la bellezza del verbo costruire, che è in fondo la vera dimensione dell’agire umano. E che c’è un tempo per tutte le cose. Così, dopo quattro anni, di fronte a tutto questo ci diciamo: tieni a mente! Tutto quanto hai imparato, tieni a mente. E riparti da qui, perché forse ora credi di sapere tutto, ma presto o tardi ti accorgerai di quanto poco sapevi.

Caro lettore, il decimo numero di 1000miglia, quello che hai tra le mani, è l’ultimo che stamperemo. Non per sempre,  chiaramente. Per un po’. Intanto 1000miglia continua ad esistere in altre – nuove e vecchie – forme (eventi, collaborazioni con altre associazioni, caffè letterari, pubblicazione sul sito web): se ti va, seguici con più entusiasmo di prima, perché noi siamo pronti a far crescere il sogno a cui abbiamo aperto le porte quattro anni fa.

Con vera emozione, buona lettura!

Scarica il nostro magazine! https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/11/1000MIGLIA-MAGAZINE-NOVEMBRE-2017.pdf

 

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