Verona, 11 marzo 2018

Un uomo si inginocchia sull’asfalto e posa una valigia davanti a sé. La gente gli passa vicino, devia per non urtarlo, procede veloce senza accorgersi della sua presenza, rallenta per osservarlo meglio, continua a camminare; nessuno si ferma.

Lui apre la valigia e, dopo aver tirato fuori uno specchio, alcuni travestimenti, un cappello, un colletto voluminoso e dei trucchi, la richiude. Posa gli oggetti su quel ripiano improvvisato e inizia a prepararsi.

Si china e intinge le dita nella tempera oro. Sistema l’angolatura dello specchio consumato, chiude gli occhi e si spalma il colore sul viso, poi sul collo e sulle mani. Li riapre per controllare il risultato, si saggia la pelle con le dita e muove i polsi fino a rendere elastico lo strato di colore. Si infila il colletto bianco, un bel sorriso divertito, un paio di pantaloni dorati e una camicia e rimette il resto nella valigia. Poi ci sale sopra e allunga la mano che regge il cappello verso i passanti.

Sta così, fermo e sorridente, per qualche ora. Sotto il sole del primo pomeriggio, in mezzo al chiacchiericcio della strada.

Quando qualcuno rallenta lui fa un inchino e sorride ancora di più. Ogni tanto qualche monetina tintinna cadendo sulle altre nel capello. E allora inchini ancora più profondi, fino a sfiorare l’asfalto con la mano.

Quando si fa sera, le strade diventano silenziose e il vento freddo, lui scende dalla sua valigia. Svuota il cappello nella mano e mette le monete in tasca, si toglie il colletto e i vestiti, li piega con cura e li posa, insieme al sorriso, nella valigia.

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