Film per tutti

Finalmente è arrivato quel periodo dell’anno: Natale è alle porte e con lui è giunto freddo e le giornate sono sempre più corte… Il momento perfetto per passare qualche serata in compagnia di un buon film e una tazza di cioccolata calda. Ecco quindi una carrellata di film che potete comodamente guardare su Netflix e Prime Video, film semplici ma impattanti, che possono comunque dare molti spunti di riflessione e ottimo intrattenimento.

Cominciamo con i film Netflix. La prima opera di cui voglio parlare s’intitola American Ultra, film sottovalutato da pubblico e critica ma che secondo me riesce a descrivere perfettamente una provincia americana opprimente e senza possibilità future per i giovani, i quali non riescono a esprimere le proprie potenzialità. È la storia di una coppia, Mike e Phoebe (Jesse Heisenberg e Kristen Stewart), che vive la propria monotona vita senza aspirare a nulla di più. Fino a che Mike non scopre di essere un agente dormiente della CIA a cui stanno dando la caccia: da quel momento inizia la lotta dei due per la sopravvivenza e il loro rapporto verrà messo a dura prova. Un action molto semplice e divertente, con un ottimo cast, impossibile non empatizzare con i due protagonisti, con una regia che fa il suo dovere per un film assolutamente da vedere almeno una volta.
Passiamo a uno degli horror più divertenti e originali degli ultimi anni, ossia Quella casa nel bosco, un’opera geniale che prende tutti i cliché del cinema horror e li spiega allo spettatore in una maniera geniale e metacinematografica, come non si vedeva dai tempi di Scream. La storia narra le vicende di un gruppo di ragazzi che decide di passare qualche giorno in una casa sperduta nel bosco, ma che risveglia qualcosa di malvagio che cercherà in ogni modo di eliminarli; nel mentre qualcuno li sta osservando e sta condizionando le loro azioni per impedire loro di sopravvivere. Film consigliato a chi desidera un horror commerciale ma intelligente.
L’ultimo film Netflix di oggi è Baby Driver, film diretto dal talentuoso Edgar Wright, un action divertente e toccante, è la storia di un giovane autista per rapine, costretto a fare il driver a causa di un debito nei confronti di un boss e che un giorno conosce una ragazza di nome Deborah di cui si innamora follemente. La vera particolarità di questo film è la colonna sonora, con musiche molto belle e non banali, le scene d’azione si piegano al ritmo della musica in maniera fluida, merito di una scelta dei pezzi molto ragionata e di grande tecnica registica. Poi il film è caratterizzato dall’english humor del regista, famoso per le sue commedie, mai volgare o eccessivo ma comunque divertente. Questo in breve è Baby Driver, fatevi un favore e guardatelo.
Passiamo a Prime Video con un film recente ma che nessuno ha considerato, ossia Overlord. Ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, è la storia di una squadra di soldati americani che devono distruggere l’antiaerea nazista situata in un villaggio francese. La missione, suicida fin dall’inizio, si complica quando i nostri s’imbattono nei terrificanti esperimenti dei Nazisti. Nonostante le premesse da B-Movie il film si dimostra molto equilibrato tra orrore, dramma e azione. La tensione ci accompagna per tutto il film, fin dall’inizio ci viene fatto capire come chiunque possa morire da un momento all’altro. Molto azzeccata l’atmosfera del fronte dove nessuno è mai al sicuro, il tutto condito da elementi horror ben dosati che non sminuiscono l’efferatezza della guerra e scene action molto divertenti.
Per il prossimo film ci spostiamo nel sol levante con Shin Godzilla, diretto da Hideaki Anno, leggendario creatore di Neon Genesis Evangelion. L’opera ci presenta il Godzilla più terrificante e mostruoso di sempre, ma il focus del film è la politica. La storia è sempre la stessa, Godzilla arriva e comincia a spaccare cose, ma l’elemento veramente interessante è la classe politica giapponese che deve trovare un modo per fermarlo, mentre protegge i propri cittadini e sigla accordi internazionali. Le pesanti scene politiche sono intervallate dalla distruzione totale perpetrata da Godzilla, rendendo il film più scorrevole, anche se rallenta solo un po’ nella parte centrale. Un’opera consigliata soprattutto a chi conosce solo il Godzilla americano e vuole approcciarsi all’originale.
L’ultimo film che voglio consigliarvi è una chicca tutta italiana del maestro Mario Bava, Reazione a catena. Non intendo parlare della trama perché vi rovinerei i primi minuti del film che sono folli. L’opera è uno dei primi slasher di tutti i tempi, è uscito nel 1970, e, come suggerisce il titolo, un primo omicidio scatenerà una spirale di morte che coinvolgerà tutti i personaggi del film, fino a un finale assurdo che lascerà gli spettatori stupefatti, sta a voi decidere se in senso positivo o negativo. Sicuramente il film più borderline della lista, che potrebbe non piacere a tutti ma che ho inserito lo stesso per la sua valenza storica.

Come ultima cosa vi auguro un buon Natale e buona visione.

Spettacolo TIB annullato

SPETTACOLO ANNULLATO 😭😭

Siamo estremamente dispiaciuti di comunicare che per una causa esterna alle nostre competenze ci troviamo costretti ad annullare l’evento di sabato 30 novembre per il mancato ottenimento dell’autorizzazione alla messa in scena. Abbiamo cercato fino all’ultimo di trovare una soluzione, ma questa volta siamo obbligati a fare un passo indietro.
Vi promettiamo che a breve torneremo con un nuovo spettacolo.
Dopo un anno di lavoro questa è per noi una notizia veramente sconfortante, ma intendiamo continuare a portare avanti la nostra attività con passione ed entusiasmo e speriamo che continuerete a supportarci in futuro!

I biglietti già acquistati saranno rimborsati alla biglietteria del teatro Don Bosco entro e non oltre il 31 dicembre 2019.

A presto,
Noi del TIB – 1000miglia

Eros e Thanatos nelle opere di Berlinde de Bruychere

Nell’articolo di questo mese prenderemo in considerazione la giovane artista belga Berlinde de Bruychere e la sua nuova personale Altheia negli spazi della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. Berlinde (Gand,1964) si avvale del mezzo scultoreo per narrare argomenti quali il dolore, la solitudine ed il corpo sofferente. Particolarmente attenta alla mitologia e alla storia dell’arte, in modo privilegiato a quella Rinascimentale, l’artista crea legami tra elementi del passato e suggestioni che trae da eventi presenti al fine di creare un terreno psicologico dove eros e thanatos ovvero amore e morte, passione e sofferenza si scontrano ed incontrano convergendo nelle sue opere. I materiali di cui generalmente si avvale sono: cera, pelle animale, tessuti, metallo e legno che Berlinde manipola rendendole distorsioni di forme organiche. In occasione della personale Altheia negli spazi della Sandretto, l’artista ha creato un corpus di lavori ad hoc che con un’intensa drammaturgia si sviluppa a partire da sculture monumentali per culminare in una grande installazione ambientale. La mostra riprende un luogo fortemente impresso nella memoria di Berlinde, ovvero un laboratorio per la lavorazione di pelli di Anderlecht in Belgio. Qui le pelli animali vengono impilate su bancali e ricoperte di sale. L’immagine violenta di questi bancali di carne prossima alla putrefazione hanno fatto scattare nell’artista una profonda riflessione sulle tematiche di Eros e Thanatos qui bellezza e angoscia. Un luogo sacro dove riposano i resti del corpo ma che al contempo rappresenta un luogo dove il dolore regna sovrano. Le pelli che compongono le opere sono sottoposte dall’artista a una serie di differenti operazioni quali calco e riproduzione in cera, piegatura, drappeggiatura, costrizione e deformazione che compongono volumi monumentali che rimandano ad un atto di crudeltà dove i resti animali prendono il posto della figura umana per veicolare il tema della sofferenza degli esseri viventi. La riflessione di Berlinde è dunque legata a più temi che non devono forzatamente trasparire nelle sue opere la cui interpretazione è libera nei confronti dello spettatore. Egli, il più delle volte, percepisce di fronte ad esse un senso di solitudine, sentimento che l’artista ha vissuto sin da giovane ed è espressa nelle opere per mezzo di figure senza volto, cavalli ed alberi accostati gli uni agli altri si prendono cura vicendevolmente gli uni degli altri. L’esposizione è visibile negli spazi della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo in Via Modane 16 a Torino.

Giulia Pelassa

Madre! Uomo, Dio e Natura

Madre! di Darren Aronofsky è la storia di due coniugi i cui equilibri vengono sconvolti dall’arrivo di uno sconosciuto nella loro casa completamente isolata. Questa è, in breve, la trama (voglio evitare in ogni modo gli spoiler per questa prima parte della mia breve analisi sul film). Madre! è un gioiello sotto ogni punto di vista, dalla recitazione dei due protagonisti, Javier Bardem e Jennifer Lawrence, alla regia che mette in risalto le doti recitative della Lawrence, mai così in parte come in questo ruolo. L’unico difetto che ho trovato, dal punto di vista tecnico, sono gli effetti speciali che, per fortuna, sono pochi e non compromettono la qualità generale del film. Madre! è stato, ingiustamente dal mio punto di vista, massacrato dalla critica: addirittura, quando è stato presentato al festival del cinema di Venezia, molti critici hanno fischiato il film e abbandonato la sala. Per fortuna io, che non sono un critico, ho amato il lavoro di Aronofsky, che – ricordiamolo – ha diretto film del calibro de Il cigno nero o The wrestler, sicuramente non filmetti come Una notte da leoni (piccola frecciatina a Joker, di cui parlerò prossimamente).

Tornando al film, la storia si divide in due macro atti profondamente simili fra loro ma non per questo meno d’impatto sullo spettatore. La prima parte è più riflessiva, riuscendo comunque a tenere alta la concentrazione di chi guarda e permettendo alla nostra attenzione di concentrarsi solo sul personaggio della Lawrence. La macchina da presa, infatti, non si allontana mai dalla protagonista, dandoci il suo punto di vista per praticamente tutto il film e donando tensione a scene che altrimenti sarebbero risultate prive di mordente, se non addirittura comiche. La seconda parte mantiene il focus, ma cambia totalmente il ritmo, trasformando il film in una spirale di violenza e follia, e lasciando lo spettatore confuso e scioccato come la protagonista, fino a giungere a un finale molto criptico e surreale e per questo poco apprezzato dal grande pubblico, bisognoso di una chiave di lettura che possa spiegare un film altrimenti privo di senso per i più.

Madre! non è però un’opera da “capire”, il film funziona alla perfezione e riesce a intrattenere per tutta la sua durata: il fatto che l’opera si muova in un piano spazio-temporale proprio, e che non sia condizionata dalle leggi della fisica, ci rende più semplice accettare ciò che vediamo sullo schermo, e questa natura onirica dell’opera fa sì che “una visione chiara” risulti qualcosa di superfluo. La storia è comunque aperta a più interpretazioni, ma vorrei concentrarmi su quella che più mi ha convinto, di cui ha parlato anche il regista in alcune sue interviste, dunque considerabile più  “ufficiale” [prima di andare avanti, però, una precisazione: spero che questa breve introduzione, priva di spoiler, abbia stuzzicato la vostra curiosità e il desiderio di recuperare il film, disponibile tra l’altro su Netflix; da adesso qualche spoiler ci sarà, per chi il film l’ha già visto].

La spiegazione dell’opera parte direttamente dal titolo e dall’inconsueta scelta di inserirci un punto esclamativo, che serve a dare un senso assoluto al termine “madre”, una moderna “madre natura” rappresentata dalla Lawrence. Se la nostra protagonista è l’umanizzazione della natura, la casa è una metafora del mondo, le due entità hanno un rapporto simbiotico, le sofferenze dell’una si riflettono sull’altra. Questa considerazione deriva anche dal fatto che la struttura del film è ciclica, con eventi che vengono riproposti in un evidente ciclo di vita, morte e rinascita come in natura.

Se la Lawrence assume il ruolo di madre natura, Bardem è, invece, qualcosa di molto diverso, l’unico elemento del film non condizionato dal ciclo vita e morte, eterno, un Dio. Nel film i riferimenti biblici si sprecano, come per esempio il fratricidio di Caino e Abele, e basta dare una rapida occhiata alla locandina del film per riconoscere riferimenti all’arte classica religiosa.

L’unico elemento che manca è l’umanità, che è rappresentata dagli, per così dire, “ospiti”, che invadono la casa/madre solo perché Dio l’ha permesso. L’uomo accecato dalla fede porterà morte e devastazione all’interno della casa, fino a condurla all’autodistruzione, metafora che risulta tristemente molto contemporanea. La natura, tuttavia, rinascerà ancora, con una nuova forma, e il ciclo ricomincerà. Il film si conclude con la morte della madre e il suo amore cristallizzato è l’ultimo tributo al suo Dio amante, altra meravigliosa rappresentazione di un concetto astratto come l’amore, indicato come un cristallo puro e trasparente ma con venature ardenti di passione, un sentimento ambito da tutti, tanto che chiunque lo veda ne rimane ammaliato; è proprio questo amore a spingere la nostra divinità a ricominciare ancora e ancora il ciclo per sempre.

Tokyo, il giornalismo e le biciclette: la vita “normale” di Elisa Balsamo

Fermi tutti, abbiamo una medaglia d’oro mondiale. Ci perdoneranno i lettori se per un mese non approfondiamo temi particolari, tornando alla nostra amata Cuneo: una ragazza come noi è arrivata davanti a tutti nel ciclismo!

Già, perché appena qualche giorno fa, lo scorso 25 gennaio, dall’altra parte dell’emisfero, in quel di Hong Kong, Elisa Balsamo, peveragnese classe 1998, ha vinto la medaglia d’oro nell’inseguimento a squadre di Coppa del Mondo, in uno dei quartetti italiani più forti di sempre nelle due ruote indoor, con Marta Cavalli, Martina Alzini e Letizia Paternoster.

Un’emozione grande, indescrivibile come tutte le prime volte, che lei stessa ci racconta: “Sicuramente è stato qualcosa di indimenticabile. È stata la mia prima vittoria in Coppa del Mondo, arricchita dal record italiano nell’inseguimento a squadre, che non è cosa da poco! Dopo la mia partecipazione a cinque prove di Coppa del Mondo di questa stagione, finalmente, dopo una medaglia d’argento e tre di bronzo è arrivata anche la più bella e scintillante di tutte. Non voglio dimenticare, però, anche il bronzo nella gara Madison, in coppia con Maria Giulia Confalonieri”.

Un trionfo dorato, quindi, ma Elisa non ha solo le due ruote per la testa, nonostante una passione “di famiglia”, portata avanti in primis da papà Sergio: “Sono iscritta all’Università alla Facoltà di Lettere. Devo ammettere che non è facilissimo riuscire a coniugare il tutto: proprio in questi giorni, ad esempio, ci sarebbero le sessioni d’esame ma essendo fisicamente spesso dall’altra parte del Mondo non riesco a sostenere gli esami. Lo studio, però, mi piace davvero tanto e voglio continuare a portare avanti entrambe le cose, anche per realizzare il mio sogno: diventare una giornalista”.

Lo studio come obiettivo, ma sono i pedali ad essere sempre sfruttati al massimo: “Gli allenamenti sono praticamente quotidiani, ma ci sono tante differenze nella fatica: dipende dalla fase della stagione e dal tipo di seduta, in bici, in palestra o in pista. Invece, per quanto riguarda essere in giro per il mondo, ultimamente lo sono stata davvero molto, ma sono contenta di questa vita in continuo spostamento, perché so che mi porta tante soddisfazioni”.

Soddisfazioni che nascono da ambizioni e sogni nel cassetto: “A breve termine spero di preparare al meglio il Mondiale, poi a metà febbraio ci saranno le preselezioni in vista dei Campionati del Mondo, che non voglio sbagliare. Il mio sogno nel cassetto? Partecipare ai Giochi Olimpici. Sto lavorando per quello e si sta creando un gruppo che mira ad un’unica destinazione: Tokyo 2020”.

Un’ambizione a cinque cerchi e tanta voglia di emergere ancora, senza dimenticare il desiderio di poter diventare una giornalista. Una vita a tutto tondo e intanto… la valigia è già pronta per la Sicilia dove si preparerà il Mondiale sull’Etna in questi giorni!

In foto: Elisa Balsamo (destra) con Marta Cavalli (sinistra) – Fonte: Facebook, pagina Valcar Cylance Cycling (squadra di Elisa)

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