«Una start up è come un gruppo musicale. Cerchi un batterista e qualcuno dice: ‘Ah, io andavo a scuola con uno che suonava la batteria’. A quel punto, il tuo futuro si lega a doppio filo a quello delle persone con cui ti ubriacavi al bar dell’università o giocavi dopo la scuola».Garry Tan, fondatore di un fondo di capitali di rischio, descrive così la nascita di una start up: servono un paio di amici, una bella idea, un pò di talento (e di fortuna) e i compagni del liceo diventano manager o, nell’altro caso, rockstars famose in tutto il mondo. Basta pensare all’analogia della nascita tra aziende come Microsoft e Apple e band come i Rolling Stones e i Beatles.

Ogni membro ha una propria personalità: punti di forza e debolezza devono sposarsi al meglio, in modo da costruire un rapporto equilibrato e, soprattutto, durevole nel tempo. La provocazione e il menefreghismo di Jagger, l’equilibrio e la capacità di mediazione di Harrison sono stati elementi fondamentali per costruire un gruppo, una squadra con un obiettivo comune: fare musica e spaccare il mondo.
E che dire di caratteri come quelli di Jobs o Gates? Ambiziosi, geniali e precisi, il primo arrogante, il secondo filantropo.

É quindi evidente come in una squadra ci siano equilibri che si creano e che spesso traballano e come ogni membro debba accogliere le diversità e contribuire al raggiungimento di una dinamica interna. Ovviamente l’unità e la stabilità del gruppo non sempre vengono sviluppate in maniera pari da tutti i membri: c’è sempre una personalità più forte e meno disposta alla democrazia, eppure questo disequilibrio viene spesso considerato un vantaggio: «nelle band che sopravvivono a lungo spesso si trova un accordo sul non essere d’accordo. Le persone che non si sopportano possono trovare modi interessanti per andare avanti» (Internazionale n.1289).
Ne deriva che in ogni gruppo ci sia una soglia di tensione che rappresenti un livello ottimale di conflitto, fino a quando questo non diventi incontrollato e la band si distrugge. É forse il caso degli Stones e del loro successo infinito: sono riusciti a trovare una quadratura tra le diverse personalità, non hanno mai avuto paura ad osare, nè a litigare tra loro, affrontando più apertamente i disaccordi e arrivando anche e spesso ai pugni. Al contrario, per i Beatles l’amicizia e la sincronia sono sempre stati fondamentali, erano “quattro parti di un’unità” come aveva dichiarato McCartney e Jagger li definiva «il mostro a quattro teste»: addirittura si tagliavano i capelli nello stesso modo e si completavano le frasi a vicenda durante le interviste. Questa armonia non è mai esistita negli Stones, ma il rapporto da “nemici-amici” tra loro creatosi è stato più efficiente siccome la band si esibisce tuttora sui palchi in giro per il mondo, mentre i Beatles sono fuori gioco da anni.

Pur essendo caratterialmente così diverse, entrambe le celebri band inglesi hanno raggiunto a un certo punto l’apice del successo. Tale traguardo è anche stato guadagnato grazie ad una chiara e volontaria divisione delle diverse responsabilità: una personalità come quella di Mick Jagger non poteva che incarnare il ruolo del leader.

È curioso come da un punto di vista economico il cantante, pur sapendo poco di business, sia anche stato «un brillante uomo d’affari», come lo ha definito Robert Greenfield, biografo degli Stones. La rockstar ha infatti dichiarato: «I don’t really count myself as a very sophisticated businessperson. I’m a creative artist. All I know from business I’ve picked up along the way».

É quindi più che lecito paragonare una band musicale ad una start up. Le rockstars non sono altro che i fondatori di un’azienda, che con il loro talento danno origine a delle idee, le sviluppano e trasformano il sogno di una vita in realtà. Anche senza un’adeguata esperienza o preparazione (e in molti casi senza soldi), si ritrovano catapultati dal garage in cui è nato il progetto ad un’impresa complessa, se non addirittura ad un marchio globale che genera un enorme flusso di ricavi.

Una start up, che sia più democratica o dittatoriale, deve rappresentare i valori del team, coordinare in maniera efficace le attività, garantire un fluido e corretto scambio di informazioni . Tutti i membri della squadra hanno delle responsabilità riguardo agli obiettivi ed è importante che tutti si sentano soddisfatti e motivati, in modo da non creare un ambiente noioso e apatico. Inoltre conviene concentrarsi su ciò che unisce piuttosto che su ciò che divide, dando vita ad un rapporto sano e trasparente.

Capire come un gruppo di persone diventi più della somma delle sue parti e riuscire a tenerlo insieme è fondamentale, sia per una rock band sia per un’azienda.
Bisogna avere un obiettivo comune, sforzarsi di superare i propri limiti e, a volte, riuscire a scendere a compromessi senza però mai farsi calpestare e soprattutto osare, perchè come dicono gli Stones «you can’t always get what you want, but if you try sometimes you get what you need».

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