La vita è come una danza su note sempre nuove e, se è una danza, occorre andare a tempo. Occorre capire quando fare quale passo, quando cambiarsi d’abito, quando respirare. Occorre ascoltare la musica, stare al ritmo.

Innanzitutto bisogna conoscere i movimenti, per farli al momento giusto. Se è ridicolo il ballerino che fluttua sul palco senza tendere l’orecchio alla melodia, dal punto di vista esistenziale è sciocca la presunzione di essere autonomi, cioè di potersi dare delle leggi indipendentemente da quello che accade intorno, perché la vita detta le sue regole.

Come canta Fossati nella canzone C’è tempo, esiste un tempo adatto a tutto. Questo va riconosciuto e interiorizzato: non è vero che un gesto vale l’altro né, tanto meno, che non esiste la circostanza adeguata.

L’essenzialità dello stare al ritmo, del sentire l’armonia e del muovere i piedi nel modo corretto è ben esplicata da un recente episodio di cronaca: la gravità del filmare la morte di un uomo per condividerla in diretta su Internet non è forse il chiaro segnale dell’incapacità di agire in base a quello che la danza sta esigendo? In quell’istante la vita sta richiedendo la conformazione a una legge, che è ovvia anche al senso comune perché, altrimenti, i fruitori del social network non si sarebbero scandalizzati davanti a un simile atto: è la regola del fare le cose al momento opportuno.

Sono state mosse numerose critiche incendiarie alla disumanità di chi compie un gesto del genere, e sono state accuse coerenti. Pensare che chi non sta al ritmo a questi livelli sia “fuori dal mondo” è istintivo, ma più che essere “fuori dal mondo” si dimostra di essere “fuori dalla vita”: è estraneo alla musica chi balla un Valzer sul ritmo di una Mazurka.

Questo insegnamento è il fulcro dello straordinario episodio evangelico avente come protagoniste Marta e Maria: Gesù, ospite da queste due sorelle, rimprovera la prima non perché questa si preoccupa e si affanna per l’accoglienza in casa sua, ma perché, molto semplicemente, non sa stare al tempo. Non è quella la situazione adatta ad agitarsi, perché la danza della vita, in quel preciso attimo, sta chiedendo altro. Questo è evidente alla mente di Maria che, mettendosi in ascolto di chi le fa visita, si rivela così la donna “sul pezzo” : sveglia e, soprattutto, precisa in quello che fa.

Perché sì, serve precisione nella vita. Serve ascolto della musica. Non si può pretendere superbamente di essere legislatori di se stessi, dato che è il tempo a imporre i suoi ritmi. Come nel ballo la difficoltà non è meramente quella di sapere il “come”, ma di sapere il “quando”, allo stesso modo nella realtà quotidiana non sono sufficienti la consapevolezza e l’abilità di cogliere l’attimo, ma è fondamentale sapere quando coglierlo e che cosa fare in quel dato momento.

Ci sarà il tempo per tutto, per tutte le danze che si vorranno ballare, per tutti i passi che si vorranno sperimentare; ci saranno quel tempo, e quell’altro tempo, ma non sarà il ballerino a scegliere quando.

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