L’articolo di questo mese è dedicato alla recensione del libro di Gregorio Botta Il gesto e il respiro. Pollock e Rothko, edito Einaudi e da poco uscito nelle librerie.

Gregorio Botta, classe 1953, è un artista visivo le cui opere sono esposte in importanti musei nazionali quali la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, il Macro, il Museo Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e la Banca Nazionale del lavoro nonché al Mart di Rovereto. Tra i suoi numerosi incarichi compare anche la vicedirezione de “La Repubblica”.

Nel volume Il gesto e il respiro. Pollock e Rothko, l’artista-scrittore analizza le figure dei due gradi collossi della pittura del XX secolo, i quali, simili su alcuni fronti ma al contempo estremamente opposti, gettarono le basi di nuove forme d’espressione del linguaggio artistico.

Botta considera i due artisti come l’espressione dello yin e dello yang che da sempre caratterizza la pittura occidentale dal Rinascimento fino ad oggi. Due tendenze opposte che hanno nel tempo dato avvio a due diverse scuole; stiamo parlando della pittura tonale e della pittura timbrica.

 

Rothko, pittore tonale, dall’indole artistica lenta e riflessiva è autore di opere in cui la luce è un elemento fondamentale. Nativo di Daugavpils, nell’attuale Lettonia, nasce in una famiglia ebrea costretta ad emigrare per seguire il padre Jacob in America. Jacob Rothkowitz, sarà un uomo molto assente a causa dapprima della sua emigrazione che avverrà con alcuni anni di anticipo rispetto all’intera famiglia e in secondo luogo poiché morirà molto giovane lasciando soli moglie e figli. L’assenza del padre, che peraltro caratterizza entrambi gli artisti, causerà un vuoto profondo nell’animo di Rothko e sarà proprio quell’assenza che troverà espressione nella sua arte. Un’arte lenta, ragionata in cui le pennellate avvengono per stratificazione. “I suoi color fields sono un inno alla contemplazione, al silenzio, al vuoto” scrive Botta.

Diversamente da Rothko, Pollock è un pittore timbrico. La sua arte è forte, impulsiva e pone particolare attenzione al gesto, a quell’ “atto artistico” che diviene l’essenza stessa dell’arte.

Pollock è un fin da bambino un uomo molto introverso, soffre di una grande solitudine che lo renderà spesso infelice. Nonostante questo aspetto del suo carattere sarà sempre animato da una sorta di schizofrenia; accanto alla pacatezza si sviluppa in lui una pulsione vitale a volte violenta che aumentata dall’alcool esplode rendendolo spesso violento. Si sottoporrà spesso a terapie per cercare di placare questo disequilibrio, non ci riuscirà mai. Ma questa violenza e forza troverà espressione sulla tela e darà avvio all’action painting, al dripping. Un’arte in cui l’impulso è il protagonista della scena.

 

Riassumendo la pittura di Pollock, attiva e carica di espressività, si contrappone nettamente a quella di Rothko certamente più riflessiva e lenta. Ciò nonostante i due artisti avranno sempre alcuni elementi in comune come l’assenza della figura paterna che causerà in essi due diverse reazioni, il rifugio che arte e alcool rappresentano per entrambi, Rothko bevitore lento e costante capace di non perdere il controllo e Pollock incapace di contenersi, ed infine entrambi non ebbero, come lo definisce lo scrittore stesso, “una mano felice” il che sarà sempre una dannazione, una sorta di balbuzie da cui è impossibile guarire.

 

Il gesto e il respiro. Pollock e Rothko è un saggio molto interessante in cui sono ben evidenziate somiglianze e differenze di questi due grandi artisti.  L’autore presenterà il suo libro  in diretta streaming dalla pagina web del Circolo dei Lettori di Torino e dalla sua pagina Facebook, alle ore 18.30, in dialogo con Vincenzo Trione.

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