Quando le chiedevi «come stai?» lei ti rispondeva sempre «un po’ così un po’ cosà», era un animo impenetrabile con una risata contagiosa e l’amore per la musica che l’ha da sempre contraddistinta. Amava tutti senza fine, era fragile e aveva tante paure ma era sempre pronta a far di tutto pur di non far soffrire qualcuno. Un’amica fedele con cui condividere i segreti più intimi, una donna che non sapeva amarsi abbastanza perché pensava sempre prima al bene degli altri, l’essere umano più dolce e generoso della Terra. Cuoca infallibile da cui tutti imparavano nuove ricette ma nessuno è mai riuscito a raggiungere il livello dei suoi piatti, era come se ci fosse sempre un tocco magico in più.
Oggi se le chiedi se va tutto bene cade il silenzio, non lo sa neanche lei, si guarda intorno in cerca di una risposta e qualche volta riesce a dire un debole sì. Se accendi lo stereo e c’è la sua musica preferita, inizia a canticchiare sottovoce delle parole e quel momento vorresti che non finisse mai. Non si può tornare indietro a quelle conversazioni così preziose e profonde che conservo nel cuore come un ricordo indelebile. Ormai non c’è più niente di lei, la sua anima è volata via. Il signor Alzheimer se l’è portata via quando più ne avevo bisogno. Ora ci sono solo il suo corpo, la sua presenza e il silenzio. Un silenzio assordante che la ingabbia nei suoi pensieri e lascia solo tanta rabbia intorno. È un processo lento che non sai quando o come finirà ma sai che non c’è modo per arrivare ad un lieto fine. Puoi rallentare il processo con delle medicine che però per il signor Alzheimer non sono altro che caramelle gommose.
Piano piano tutti quei piccoli gesti quotidiani che si considerano normali e facili diventano un’impresa. Bisogna essere forti a starle vicino, avere pazienza e soprattutto tanto amore. Là dentro in quel silenzio assordante deve essere una galera: poter sentire tutto ma non poter dire niente, capire tutto ma non riuscire a rispondere. Deve essere come stare in una bolla, senti tutto molto lontano, attutito e non ci sei mai veramente. Confusione, incertezza e smarrimento si percepiscono incrociando il suo sguardo. L’unica cosa che il signor Alzheimer le ha lasciato è il sorriso, ogni tanto sfoggia ancora la sua dentatura splendente. 
Forse non le ho mai detto abbastanza quanto sia incredibilmente importante per me: grazie per essermi stata accanto e avermi amato così tanto. Ora è il mio turno, mi prenderò cura di te.

Se anche a voi Mr. Alzheimer ha rubato una persona cara, non siete soli, armatevi di tanto coraggio e dategli una bella lezione. Buona fortuna!

Alice Taricco

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