La sfera delle relazioni umane è stupefacente, perché esige una notevole dose di fede e fedeltà e porta con sé un autentico desiderio di complicità. Ci si fida quotidianamente delle persone, dall’amico al pilota dell’aereo; alcuni dicono che è semplicemente noncuranza dell’eventuale rischio, ma forse c’è qualcosa di più grande in tutto questo.
Ognuno è una piccola scheggia di umanità e, di conseguenza, ognuno è in parte responsabile della rappresentazione che dà di essa. Quando, però, questa immagine viene scalfita, trionfa la sfiducia nei confronti di tutti gli uomini: se un pilota fa precipitare l’aereo ponendo fine alla vita dei passeggeri si avverte una disillusione profonda e sembra che tutte le speranze nel miglioramento del mondo vengano frustrate in un attimo. Nonostante non siano rari questi episodi deludenti, è essenziale non credere che si stia andando verso la disgregazione dei rapporti umani. Non è vero che le persone di questa epoca sono sole a causa della tecnologia e della globalizzazione, perché l’uomo, in quanto tale, non ha mai cessato e mai cesserà di intessere relazioni interpersonali. Già in passato Giambattista Vico, secoli fa, formulò un pensiero di sapore aristotelico capendo che la civiltà e la Storia non potrebbero esistere senza quello che lui definisce socievolezza umana.
Bisogna allora tenere sempre a mente che, al di là di ogni possibile fallimento, l’umano non può fare a meno della fede nell’umano. Ed è bello pensare che persino il profeta nietzschiano Zarathustra, dopo anni di isolamento su un monte, sentì il bisogno di immergersi nuovamente tra gli uomini; è bello pensare che persino lui scelse di tornare nell’umanità, in quell’insieme eterogeneo che è il luogo più entusiasmante ed elettrizzante di tutti.

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