Negli ultimi anni l’arte pubblica sta acquisendo un più ampio impegno nel campo della mitigazione di elementi urbani, quali palazzi e muri di cemento armato, considerati disturbanti. Sono molti gli interventi di valorizzazione che i comuni italiani promuovono con il fine di far scomparire queste brutture trasformandole in spazi dedicati all’arte per il pubblico. In un articolo precedente abbiamo preso in considerazione Ozmo e la sua street art volta alla riqualificazione urbana di importanti spazi nelle principali città italiane, qui ci spostiamo in un piccolo paese del Roero: Guarene.

Ideato dall’artista Hilario Isola e prodotto da Barbara De Micheli, l’operazione d’arte pubblica I dormienti è stata progettata con il fine di ripensare e reinterpretare un muro di cemento armato posizionato nel centro storico del Paese per un estensione di 60 metri. Si trattava di un elemento architettonico importante, ma al tempo stesso anonimo. Insomma uno spazio con molte potenzialità ma dimenticato dalla cittadinanza.

In un contesto storico che caratterizza le Langhe e il Roero, patria di una forte resistenza contro il nazifascismo, quello della lotta partigiana diventa il tema centrale su cui impostare il recupero.

Il lavoro site-specific ha previsto dunque il rivestimento del muro con mattoni antichi, in pieno stile con l’architettura cittadina, punteggiati da sei sculture in pietra. Queste ultime rappresentano i volti di Emilio Cavallero, Libero Porcari, Icilio Rochi della Rocca, Malvina “Sonia” Garrone, Leonardo Cocito e Gemma Pasquale Brocca Ferrero, protagonisti della resistenza in territorio roerino.

La particolarità dell’opera sta nella decisione di frammentare questi visi e distribuirli nella superficie del muro come tasselli di un grande puzzle. Un’operazione piuttosto singolare  che sembra quasi voler indicare la pluralità di queste figure di uomini e donne che si pongono qui come rappresentanti di un movimento assai più grande, complesso e ricco di giovani, come le brigate partigiane. Tutti questi frammenti testimoniano l’esistenza di persone che nei difficili anni della guerra rischiarono tutto per la libertà. Si parla di “dormienti” in una concezione del passato non conclusa, ma operante. Sono figure che  nonostante il tempo e la morte rimangono “dormienti”, ma vive nel compito di testimoniare grandi valori. Specchi nei quali riflettersi, che continuamente brillano di luce propria nel grande ventre della storia.

Quello lanciato è un messaggio doppiamente positivo, che racconta di come sia possibile ovviare ai grandi danni architettonici degli anni ’60-’70 del ‘900 ripensando allo stesso tempo a questi spazi come propulsori d’arte e portatori di memoria; moniti visibili, ma sopratutto luoghi che – come in questo caso – permettono di specchiarsi in un passato non troppo distante ma che già si corre il rischio di dimenticato.

[La foto che correda l’articolo è stata realizzata dalla guarenese Silvia Rivata]

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