Avete mai sentito parlare di Giorgio Perlasca? Pochi sanno chi fosse perché era un uomo estremamente modesto a cui non piaceva né apparire in televisione, né essere intervistato dai giornalisti. Enrico Deaglio scoprì la sua incredibile storia e scrisse La banalità del bene, la RAI programmò una fiction e Perlasca divenne così un personaggio pubblico. La sua storia è così straordinaria che molti l’hanno messa in dubbio. Io ve la voglio raccontare.

 

Giorgio Perlasca era un commerciante padovano che, quando si trovò a Budapest nell’inverno del 1944, riuscì a salvare la vita di migliaia di ebrei. Pur essendo stato in passato un fascista entusiasta, l’8 settembre 1943 dovette nascondersi nell’ambasciata spagnola a Budapest perché ricercato dalle SS in quanto italiano. Resosi conto di ciò che lo circondava, si finse console spagnolo e, decidendo di rischiare la propria vita invece che mettersi in salvo, protesse oltre 5000 persone in edifici che lui fintamente dichiarò sotto la tutela della Spagna, stato neutrale guidato da un governo filofascista per il quale aveva combattuto nella guerra civile spagnola. I nazisti, per paura di provocare un incidente diplomatico, accettarono le sue condizioni e gli permisero di dar ricovero a molti il cui destino sarebbe stato, altrimenti, il lager. La maggior parte delle persone che ospitò giunse incolume alla fine della guerra. L’incipit del libro di De Aglio è una domanda: come potè affrontare una situazione così difficile con tanta naturalezza e buona volontà. E Perlasca rispose nel modo più semplice: “Lei, che cosa avrebbe fatto al mio posto?”.

Questa domanda mi ha fatto riflettere molto: io come mi sarei comportata?

Sono una minoranza le persone che rischierebbero la propria vita per tentare di salvare quella di sconosciuti, senza garanzia alcuna né di salvare sé stessi né gli altri. Di fronte a grandi o piccoli pericoli è più facile rendersi complici del male che del bene, per ignavia o per semplice paura. Non tutti hanno l’animo dell’eroe. Eppure non obbligatoriamente l’atto eroico deve avere le caratteristiche del mito. L’eroismo spesso si manifesta con il compiere azioni abituali che rispondono però a una morale di fraternità. Perlasca ebbe l’intuizione, il coraggio e la capacità di compiere l’azione giusta, pericolosa e rischiosa che però cambiò la sorte di molte vite innocenti, strappandole ai “treni della morte”.

Raccontare questa storia porta ad una profonda riflessione interiore, ci fa ragionare sulle nostre azioni ed esaminare la nostra coscienza. Non so se avrei  avuto il coraggio di  Perlasca, non so come avrei reagito  e cosa avrei fatto. Forse perché tutto dipende dalle circostanze, dalla situazione, dall’epoca, dalle proprie esperienze, conoscenze ed etica. In fin dei conti non si sa mai cosa potrebbe succedere, a volte possono nascere comportamenti straordinari e spontanei senza neanche ragionarci su, in maniera “banale”e casuale, come nel caso di Perlasca.

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