Non lasciatevi ingannare dal titolo: “La leggenda della rosa di Natale”, raccolta di racconti dell’autrice svedese Selma Lagerlöf, in realtà parla ben poco del periodo natalizio. Tuttavia, come si vedrà di seguito, in tutte le brevi storie di questo volumetto si respira a pieni polmoni un’atmosfera invernale e magica.

La Lagerlöf è stata definita da Marguerite Yourcenar “la più grande scrittrice dell’Ottocento”, ed è stata per molto tempo l’autrice svedese più nota al mondo. Per di più, è stata la prima donna ad aver vinto il premio Nobel per la letteratura, nel 1909. Maestra elementare, nei suoi romanzi e nelle sue storie lascia sempre trasparire la passione per le tradizioni, le leggende e i miti del suo popolo.

In effetti, i sette racconti della raccolta sono tutti ambientati in Svezia, principalmente nel Vārmland, regione d’origine dell’autrice. Al loro interno compaiono personaggi di qualsiasi rango sociale: pescatori, contadini, preti e monaci, locandieri, mercanti, musicisti, ma anche nobili, sovrani e imperatori. Inoltre, il lettore ritrova in queste pagine alcuni personaggi storicamente esistiti, come l’imperatrice Maria Teresa d’Austria e il re Gustavo III, che regnò in Svezia dal 1771 al 1782 (quest’ultimo venne assassinato in una congiura durante una festa in maschera e da questo avvenimento, tra l’altro, Giuseppe Verdi prenderà ispirazione per una sua celebre opera).

Tuttavia, in tutti i racconti la realtà si mischia con la finzione e con la magia; o, per meglio dire, con il miracolo. Basti pensare al primo racconto, che dà il titolo all’intera raccolta: si parla di una misteriosa foresta che nella notte di ogni vigilia di Natale si trasforma in un rigoglioso e splendente giardino, una specie di Eden. Questa leggenda popolare, o questo mito si potrebbe dire, nasce dall’antica volontà di spiegare come l’elleboro, pianta appunto soprannominata “rosa di Natale”, fiorisca proprio nel periodo natalizio, con tanti piccoli fiori bianchi. Ma il miracolo è anche dato dalla scoperta di una miniera d’argento grande quanto una montagna; scoperta che porterà alla rovina un piccolo paese di umili contadini, i quali decideranno saggiamente di vivere in pace e di non approfittare di quella fonte di ricchezza, e saranno ammirati dal loro re. Oppure, il miracolo è quello dell’immaginazione, che permette di far rivivere l’amato morto in mare nei pensieri e nelle parole della sua novella sposa. Infine il miracolo è il finto tesoro dell’imperatrice, di cui nessuno conosce l’ubicazione, e che così permette a tutta la popolazione di credere che nella miseria più nera quel tesoro (che in realtà consiste in una cassetta di legno con poche monete all’interno) li salverà. In questo modo, continuano a vivere lavorando e in pace.

Tutti questi racconti posso apparire molto semplici, umili e quasi ingenui, ad una prima e veloce lettura: in realtà, nella delicatezza delle sue storie, Selma Lagerlöf inserisce delle morali importanti. Quasi sempre i protagonisti maturano perché gli episodi della vita offrono loro un insegnamento importante: non ritroviamo mai, a conclusione della vicenda, il personaggio uguale identico a come ci è stato presentato all’inizio. L’autrice ci insegna così il valore dell’umiltà, della bontà di cuore, del rispetto per gli altri e della semplicità, la quale spesso risulta la scelta migliore rispetto a tutte le altre. Sono racconti brevi, ma che sanno scaldare il cuore in queste gelide serate invernali.

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