Termina con questo articolo il nostro viaggio, ispirato dalla celebre frase di Walt Disney («Se lo puoi sognare, lo puoi fare»), attraverso l’inventiva e lo spirito di iniziativa degli startupper italiani all’estero, che hanno realizzato idee di successo lontani dalla madre patria.

Se vi dicessero che il tavolo della vostra cucina può creare musica, ci credereste? Probabilmente no, tuttavia da qualche anni è possibile grazie a Mogees, la start up creata dall’informatico vicentino Bruno Zamborlin, con sede a Londra, che ha messo sul mercato un particolare sensore, chiamato appunto Mogees, basato sulla tecnologia del “machine-learning”.

Mogees infatti capta le vibrazioni date ad un qualsiasi oggetto a cui è applicato (ad esempio ad un tavolo), e le trasforma in suono. In questo modo ogni oggetto può essere suonato da chiunque, e può essere istruito a produrre musica diversa a seconda del tipo di pressione applicata e al tipo di superficie di cui è composto l’oggetto percosso. Per trasformare le percussioni captate, il sensore deve essere collegato ad uno smartphone o ad un tablet, utilizzando l’app dedicata.

Si tratta quindi di un meta-strumento, cioè di un prodotto che rende “strumento musicale” ogni cosa, dagli alberi al vostro termosifone.

Come nasce l’idea? Dopo aver vinto il dottorato alla Goldsmith di Londra. «Ragionavo su come fosse difficile creare musica elettronica, ci volevano tanti strumenti (mouse, tastiere…) e non si usava per nulla il linguaggio del corpo. Ho pensato a un dispositivo che portasse la musica elettronica fuori dagli studi». (E. CRISAFULLI, Mogees, la start up che trasforma gli oggetti in musica chiude un round da un milione di sterline, in «Millionaire.it», 1-06-2017)

Perché creare un simile strumento crea strumenti? In un’intervista a «NinjaMarketing.it» (V. MISSAGLIA, Mogees, la strat up che cambia modo di fare musica, 7-07-2017), Zamborlin racconta che è riuscito «a dar vita alla sua voglia di lavorare sulle nuove tecnologie per rendere possibile una democratizzazione della musica attraverso uno strumento piccolo, tascabile ma quanto mai efficace».

La start up di Zamborlin, partendo da una piccola base di fondi propri, di amici e parenti, ha raccolto dal 2013 tre milioni di sterline di finanziamento in tre round diversi e ha attratto l’attenzione di artisti, dj e grandi brand come FIAT e Mazda che hanno utilizzato la tecnologia offerta dalla start up negli spot pubblicitari. È stata infine distribuita in venti paesi ed in particolare negli USA dai creatori di Guitar Hero, ed ha ricevuto finanziamenti dall’ex CEO di EMI Elio Leoni Sceti.

Dopo aver lanciato la versione Pro, adatta ai professionisti, è stata creata anche la versione Play di Mogees, che può essere usata da chiunque, anche per nelle piattaforme di gaming. Inoltre attualmente essa è utilizzata dai bambini europei del progetto Erasmusic: il suo utilizzo serve a insegnare ai piccoli a suonare e a relazionarsi per la prima volta con la musica, con il ritmo e la melodia.

Goodnight stories for rebel girls (Storie della buona notte per bambine ribelli): questo il titolo del libro per bambine (e bambini!) creato dalle italiane Elena Favilli e Francesca Cavallo, cofondatrici della start up statunitense Timbuktu Labs, che hanno sbancato Kickstarter e Indiegogo con le loro due campagne di crowdfunding. Il libro è una raccolta di 100 favole della buonanotte che narrano però le vere storie di altrettante donne, viventi o del passato, che hanno reso la loro esistenza straordinaria, da Rosa Parks, Michelle Obama e Nina Simone a Cleopatra, Marie Curie e Serena Williams. Tra gli esempi italiani ci sono donne come Rita Levi Montalcini, Margherita Hack, Maria Montessori, Alfonsina Strada, Lella Lombardi.

L’idea ha raccolto tra aprile e settembre 2016 oltre un milione di dollari da più di ventimila sostenitori, a fronte di una richiesta di soli 45.000 dollari, ed è divenuto un caso editoriale mondiale, rimanendo per settimane nelle classifiche dei libri per bambini più venduti. Ciò che rende il libro unico sono le illustrazioni, realizzate da 60 artiste, a fianco di ognuna delle 100 storie, così che i bambini possano vedere con i loro occhi le loro eroine. Le due fondatrici sono arrivate negli States dall’inizio del 2012, a San Francisco, dopo aver ricevuto pochi finanziamenti in Italia. Quando l’Ipad della Apple fu messo in commercio crearono il «Timbuktu Magazine», la prima rivista per tablet dedicata a i più piccini.

Con il tempo la start up è cresciuta ed è stata accolta nell’acceleratore americano 500Startups, dopo essere stata selezionata come miglior start up all’Italian Innovation Day. Dopo di che l’azienda ha iniziato a realizzare diverse app educational, come il gioco che insegna ai bambini a fare la pizza. Nel 2014 l’azienda si è trasferita a San Francisco, che rimane la sede attuale. Da quel momento l’azienda ha iniziato a portare avanti il progetto Rebel Girls, che dopo il grande successo del primo volume, ha in programma la pubblicazione del secondo con altre 100 storie, che su Kickstarter ha persino battuto la campagna di crowdfunding del volume precedente. Il secondo volume verrà pubblicato a partire dal 20 novembre 2017, tradotto in 30 lingue diverse e diffuso in più di 70 paesi.

Perché un libro che parla di donne rivolto solo a bambine? C’è una filosofia femminista alla base della pubblicazione, come sostiene la critica?

Elena e Francesca sostengono che il modo in cui vengono educati i nostri figli convince loro, fin da piccoli, che i maschi siano migliori delle femmine: ciò trova conferma in uno studio pubblicato su «Science», che mostra che a 6 anni c’è già una differenza di sicurezza personale nei due sessi, con le bimbe che pensano che i coetanei maschi siano migliori di loro. Con questi due libri le autrici vogliono quindi cercare di modificare, fin dalla tenera età, i modelli di identità femminile, in modo che i sogni delle bambine possano incarnarsi in percorsi personali e professionali simili a quelli dei bambini.

Fonti: M. DI LUCCHIO, Crowdfunding, il libro più finanziato della storia è di due italiane: le ragazze di Timbuktu, in «EconomyUp» Maurizio di Lucchio, 16-09-2016; L. CERBINI, Abbiamo scritto quelle favole perché le prime ribelli siamo noi, in «Corriere.it», 17-03-2017; N. PAZZAGLIA, Dietro le storie per bimbi ribelli ci sono due italiane e una start up, in «Bergamopost.it», 19-06-2017.

**Questo articolo è stato tratto dal decimo numero del magazine di 1000miglia, scaricabile al link https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/11/1000MIGLIA-MAGAZINE-NOVEMBRE-2017.pdf

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