Siamo tutti ballerini che dovrebbero cercare di rappresentare la loro parte nel migliore dei modi, uno di fianco all’altro, e insieme diamo vita a un solo spettacolo: ogni scena è un periodo storico e tutta la Storia è l’intero balletto, di cui si conosce poco dell’inizio e nulla della fine. Nonostante non ci siano certezze sull’identità del vero spettatore, ciascun danzatore è in parte attore e in parte giudice degli altri, per questo bisogna imparare a leggere la Storia nel modo giusto. Immanuel Kant, con la sua immancabile eleganza, battezza e descrive tre atteggiamenti generali con cui si è soliti guardare il mondo e scrive nel 1798 nel Conflitto delle facoltà: «Il genere umano, riguardo alla sua destinazione morale, o è in continuo regresso verso il peggio o in costante progresso verso il meglio o perpetuamente immobile». Geniali sono i nomi di queste interpretazioni: «terrorismo», «eudemonismo» e «abderitismo».
Il primo è forse il più curioso e diffuso di tutti: il pessimismo (storico e cosmico) è la voce di due tipi di persone, di quelle che si cibano di televisione e degli anziani, che possono permettersi di affermare che il mondo si autodistruggerà perché in ogni caso loro non dovranno più viverci per molto. I giovani invece devono restarci. Il terrorismo storico porta a lavarsi le mani come Ponzio Pilato, ovvero all’astensionismo elettorale, allo scuotere la testa davanti alle convinzioni dei ventenni e al lasciarsi cullare dalla propria rassegnazione. Credere che si andrà sempre verso il peggio e che “era meglio una volta” è un modo di pensare distruttivo e inutile, siccome l’uomo non ha il potere di riportare in vita ciò che è morto. Parallelamente, però, è anche uno sguardo che si nutre di idealizzazione degli anni conclusi: i nonni che rimpiangono la loro infanzia accantonano inconsciamente i ricordi delle due guerre mondiali, il che potrebbe anche essere fisiologico; è vero, attualmente il mondo sta attraversando un periodo complesso sotto vari aspetti, ma il Novecento non è stato un periodo tanto più felice. Cristallizzare il passato, rapportarsi a lui come se fosse una reliquia porta a una malinconia paralizzante che sicuramente non invoglia a sentirsi parte del balletto. Tuttavia la critica kantiana al terrorismo storico e morale non significa che la Storia precedente è un tempo da cui non si impara nulla e che va dimenticata: per non essere ancorati al passato bisogna infatti conoscere prima le proprie radici, studiando la Storia, che è ciò che ha generato il tempo presente nel bene e nel male. Bisogna poi guardare avanti e fare il possibile per le generazioni future, impegnandosi in una entusiasmante sfida quotidiana.
«Dai diamanti non nasce niente / dal letame nascono i fior» cantava Fabrizio de André: il presente difficile può diventare una possibilità invece di una costrizione. Il terrorismo storico prende il sopravvento soprattutto quando si crede di essere il salvatore di un mondo che non ci lascia spazio perché troppo ottuso; invece di abbeverarsi a questa presunzione – più o meno consapevole – ci si potrebbe rendere conto di essere tassello di una totalità di cui ci si può e ci si deve fidare, dato che per ora il mondo continua ad andare avanti: per quanto tempo, questo non ci è dato saperlo, ma sicuramente è più intelligente trovare come rendere migliore il mondo, e non speculare su fino a quando sarà migliorabile.

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