“Briciole” sono quasi sempre qualcosa di insignificante. Ciò che resta sul tavolo, o sul pavimento, dopo mangiato. La parte da buttare via o, al limite, da rifilare a qualcun altro, un contentino per i passerotti. Ma mille briciole fanno un pezzo di pane, e  allora ognuna di esse acquista valore. Miliardi di gocce d’acqua fanno un oceano. Ed è proprio dalla comprensione di quanto ogni goccia può essere preziosa che nascono due idee rivoluzionarie, nella loro semplicità.

«L’acqua non ha forma propria, ma acquisisce la forma del recipiente che la contiene». È una delle prime lezioni di scienze della nostra vita, quando alle elementari ci raccontano della differenza tra liquidi e solidi. Diventa ovvio: i liquidi,come l’acqua, sono qualcosa che ha bisogno di essere contenuto. Di un recipiente che ci permetta di trasportarli, tenerli in borsa, usarli quando ci servono e averli sempre a portata di mano. Tendenzialmente, il recipiente è fatto di materiale inquinante. Si stima che ogni anno si aggiungano ai nostri oceani 8 milioni di tonnellate di plastica. Il conteggio attuale supera i 5 trilioni di pezzi di plastica, e secondo uno studio del World Economic Forum nel 2050 le acque della Terra accoglieranno più pezzi di plastica che pesci. Un pianeta che vive grazie all’acqua, rischia di essere sopraffatto dai contenitori che i suoi abitanti usano per  l’acqua stessa. È davvero un circolo che non si può interrompere?

Per eliminare le bottiglie di plastica, la Skipping Rocks Lab, start-up con sede a Londra, ha pensato di liberare l’acqua dai recipienti, restituendole una forma più naturale: una goccia.

Si tratta di Ooho!, un progetto nato nel 2014, inizialmente pensato a fini sportivi, per permettere ai maratoneti di portare in gara scorte d’acqua senza ingombro. Attualmente, l’idea si sta sviluppando anche con lo scopo di ridurre l’impatto della produzione e dello smaltimento delle bottiglie usate per acqua, bibite e alcolici. Queste gocce sono racchiuse in una pellicola di origine vegetale, realizzata con alghe marine e cloruro di calcio.

La struttura molecolare di questa bolla, che ha una capienza di 250 ml, è simile a quella dei tuorli d’uovo: costruita per contenere un liquido e non permetterne la fuoriuscita. Per questo, il prodotto è semplice e sicuro da trasportare. Inoltre, l’acqua è contenuta in due pellicole: quella esterna, completamente  biodegradabile, viene rimossa, garantendo l’igiene, mentre quella interna deve essere morsa per liberare il suo contenuto.

Queste nuove gocce d’acqua potrebbero portare benefici anche dal punto di vista economico: produrne una, infatti, costa solo 2 centesimi, anche se non è ancora noto il prezzo con cui verranno proposte sul mercato.

Il nome Ooho! nasce per ricordare la parola Eau, “acqua” in francese. I tre ingegneri spagnoli che hanno dato vita a questo progetto sperano, come si legge sul loro sito web, di «creare alternative prive di sprechi a bottiglie, piatti, bicchieri, qualunque-altra-cosa in plastica», e di diventare leader mondiali nella produzione di contenitori a base di alghe». È solo l’inizio, dunque. Se davvero arrivassimo ad utilizzare prodotti usa e getta senza componenti di plastica, cambieremmo non solo il modo di trasportare acqua e cibo, ma  probabilmente anche il nostro modo di rapportarci a questi materiali e al nostro ambiente.

Immaginate di raccontare ai vostri nipotini di quando, per portare in giro l’acqua, c’era bisogno di scomodissime bottiglie, che poi andavano buttate via.

E dove andavano a finire tutte le bottiglie che buttavate via, nonno?…

Le gocce d’acqua per la Skipping Rocks Lab acquistano valore in quanto innovative e rivoluzionarie. Ma le briciole e le gocce possono diventare ancora più preziose, nelle situazioni in cui sono l’unica cosa disponibile. Le stime della Comprehensive Assessment of Water Management in Agriculture delineavano, già dieci anni fa, una situazione critica per quanto riguarda l’accesso all’acqua di buona parte della popolazione mondiale. Attualmente circa 1 miliardo di persone sono colpite da un fenomeno definito “Economical water scarsacity”, ovvero la mancanza di acqua potabile sicura, dal punto di vista qualitativo. Nei casi più gravi, questa condizione si accompagna alla “Physical water scarsacity”, ovvero la mancanza di quantità d’acqua sufficienti per la popolazione.

In moltissime aree dell’Africa sub-sahariana, l’accesso diretto all’acqua è una benedizione rara: per la maggior parte degli abitanti, le fonti disponibili vengono raggiunte dopo ore di cammino, al termine delle quali dei contenitori da circa 20 litri vengono riportati verso casa da donne e bambini, che li trasportano sul capo. Questo comporta una scarsa disponibilità non solo di acqua, ma anche di tempo da investire in istruzione e occupazioni utili.

“Hippo water roller project” è nato dall’idea di due ingegneri africani che hanno proposto, a partire dal 1994, una soluzione semplice, che può fare un’enorme differenza. La “Hippo water roller” è una cisterna che, quando è vuota, può essere trasportata sulle spalle, come uno zaino, mentre una volta riempita rotola, spinta attraverso un manico, fino a casa, riducendo tempo e fatica, e aumentando fino a cinque volte la quantità d’acqua che può essere trasportata in un viaggio.

Questo progetto ha attualmente raggiunto 50 mila persone in 20 Paesi. Un numero che può sembrare, in effetti, briciole. Così come può sembrare una briciola ognuno dei nostri tentativi di migliorare, di sviluppare un’idea innovativa, di risolvere problemi e crisi che sembrano – e sono – più grandi di noi. Ma ognuno di noi è una briciola, una minuscola goccia d’acqua.

«Ormai noi tutti ci siamo a poco a poco adattati alla nuova concezione dell’infinita nostra piccolezza, a considerarci anzi men che niente nell’Universo, con tutte le nostre belle scoperte e invenzioni.»

Pirandello, ne Il fu Mattia Pascal, sottolinea questo nostro essere «storie di vermucci». Ma proprio come i personaggi, occorre ricordare che, al di là di questa consapevolezza, «per fortuna, l’uomo si distrae facilmente. […] Il che vuol dire, in fondo, che noi anche oggi crediamo che la luna non stia per altro nel cielo, che per farci lume di notte, come il sole di giorno, e le stelle per offrirci un magnifico spettacolo.»

Ed è in virtù di questa distrazione, che ci fa sentire grandi e importanti, che vale la pena dare significato alle briciole. Alle idee che nascono piccole e insignificanti, a quanto poco è stato fatto rispetto a quanto c’è ancora da fare. Alle gocce d’acqua, quelle innovative ed ecologiche e quelle che semplicemente rappresentano una possibilità di vita, una speranza.

“Briciole” sono quasi sempre qualcosa di insignificante. Ma spesso sono tutto ciò che abbiamo. O almeno, sono ciò da cui possiamo partire, per costruire qualcosa di nuovo. Goccia dopo goccia.

 

 

*Questo articolo è stato tratto dal decimo numero del magazine di 1000miglia, scaricabile al link https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/11/1000MIGLIA-MAGAZINE-NOVEMBRE-2017.pdf

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