“Volere è potere!”

Questo mese abbiamo incontrato la marciatrice cuneese numero uno: Elisa Rigaudo!
Elisa si racconta a 360 gradi: è stata atleta e campionessa, ha raggiunto risultati davvero importanti (olimpiadi, mondiali, record…); ora è mamma e lavoratrice ed è felice.
Nessun rimpianto, tanta energia, tanta voglia di fare e un bel po’ di grinta stanno alla base della sua vita…Conosciamola insieme!

1) Cosa rappresenta la marcia per te?
Adesso per me rappresenta una grossa parentesi della mia vita sia a livello lavorativo che personale, riempendo varie mie giornate di fatica e di piacere. La marcia è il passato però sono ancora immersa in quel mondo, ma questa volta da spettatrice.

2) Come e quando ti sei avvicinata a questo sport?
Ero molto piccola, intorno ai 13 anni: frequentavo le medie e c’era sempre da coprire il buco della marcia ai giochi della gioventù, quindi è stata una casualità. Io ero già allenata perché praticavo la corsa grazie alla mia maestra delle elementari che ne era appassionata e mi ha trasmesso questa passione, dunque lo sport non mi era estraneo e ho imparato anche a marciare. Ottenendo buoni risultati ho pensato di continuare anche fuori dai giochi della gioventù e così ho fatto.

3) Di quali gare hai il ricordo più bello?
Il mio quarto posto a Taegu che poi è diventato il mondiale e poi la medaglia di bronzo. Ma quel quarto posto, nonostante la medaglia di legno che erroneamente pensavo di aver vinto, è stata la gara più bella perché otto mesi prima ho dato alla luce la mia prima bambina e quindi per me tornare a marciare dopo la gravidanza è stata una gioia enorme. Infatti ho riiniziato le gare dopo ben un anno di pausa senza problemi, anche perché il mio è uno sport in cui è possibile riprendere il ritmo. Comunque ammetto che ho dovuto allenarmi molto.

4) A quante gare in totale hai partecipato?
A dire la verità ho perso il conto… Ho fatto 26 nazionali, ho vinto 11 campionati italiani…Non so di preciso: sicuramente all’incirca 150 gare… Però ho contato non le gare ma i chilometri totali!

5) Di recente ti sei ritirata dalla tua carriera agonistica. Perché? È stato difficile?
È stata una scelta voluta e presa da me personalmente. Infatti circa un anno fa non ho più sentito quella passione: una volta indossate le scarpe ai piedi, ero stanca. Ricordo che al ritorno da Rio de Janeiro ho posato le valigie e ho detto basta fatica, non ce la facevo più. Così ho preso il telefono e ho scritto un’ e-mail riguardo la mia decisione di smettere. Certo, allora è stata una scelta presa abbastanza facilmente, adesso è un po’ più sofferta e ho nostalgia.

6) A proposito di te…
Qual è la tua ragione di vita?
Adesso come adesso è la famiglia, lo era già prima, ma da quando sono diventata mamma è proprio la mia priorità. Anche la soddisfazione personale che provo seguendo i miei interessi.

Come ti vedi allo specchio?
Invecchiata! Mi rendo conto che fin tanto che fai attività ti senti forte e decisa, quando molli hai un attimo di stallo e devi cercare di mantenere la tua vitalità. Quando mi guardo allo specchio vedo una donna che ha seguito le sue passioni e ne è soddisfatta ma che ha ancora voglia di fare e di raggiungere le mete che si è prefissata…

Cosa sognavi da bambina?
Sicuramente le Olimpiadi erano il mio sogno sin da piccola: guardavo le gare alla tv, ammiravo i grandi atleti come Maurizio da Milano e Stefania Belmondo che prendevo come esempi e speravo di poter arrivare ai loro livelli.
– E cosa sogni adesso?
Sogno di essere una brava mamma, di saper trasmettere dei valori giusti e positivi ai miei figlia e di essere anche io realizzata, magari cimentandomi in qualcosa di nuovo (ho dei sogni nel cassetto che sto pian piano cercando di concretizzare).

7) Essere mamma, moglie e atleta: come sei riuscita a conciliare tutti i tuoi impegni?
Secondo me è questione di organizzazione: se ti sai organizzare riesci a fare tutto e a farlo bene. Comunque è certo che bisogna fare delle rinunce (non sacrifici) che alla fine però ti portano ad altre cose belle. Ad esempio, io da ragazzina rinunciavo ad uscire con gli amici perché dovevo allenarmi o gareggiare, ma tutto sommato vivevo esperienze che i miei compagni non immaginavano nemmeno, esperienze diverse che alla fine non mi facevano pesare ciò che avevo scelto. Anche per quanto riguarda la scuola: non ambivo al massimo dei voti, mi accontentavo ma comunque mi sono diplomata da perito chimico, dato che volevo fare l’infermiera, poi però ho scelto di intraprendere la carriera atletica a tempo pieno, accantonando l’altra possibilità.
Tuttavia sono convinta che se ti sai organizzare bene, è fattibile conciliare ogni impegno.

8) Credi che i tuoi figli seguiranno il tuo esempio? Cosa auguri loro?
Auguro loro di avere una passione. Non mi interessa se i miei figli seguiranno le mie orme o meno, bensì che abbiano un qualcosa che piaccia e che appassioni, sia la musica, sia il canto, sia lo sport… L’importante è che sia una passione vera. Se poi per caso questo hobby diventa una scelta di vita, ben venga, basta che siano appassionati a qualcosa e s’impegnino con costanza in ciò che credono. Comunque lo sport piace ai miei figli: la più grande fa parte di uno sci club di fondo e fa già delle gare.

9) Dopo il tuo successo nelle varie gare, gli sforzi per ottenere risultati così importanti e una vita a ritmo di marcia, come vivi oggi? Qual è la tua giornata tipo?
La mia giornata tipo di adesso gira intorno all’orario di lavoro come guardia di finanza e intorno alla famiglia: sveglia alle sette meno un quarto, colazione con i miei figli, scuola e asilo alle otto, io vengo a lavorare qui a Cuneo; alle 15.30 esco e vado a prenderli per portarli ai vari corsi pomeridiani oppure andiamo dalla nonna e così via. Inoltre ho iniziato ad essere istruttrice di fitwalking a cui mi dedico due volte a settimana e che mi permette anche di continuare ad allenarmi.

10) Sappiamo che insieme a tuo marito hai avviato un’azienda agricola e ora producete e vendete vari prodotti. Come mai questa scelta? Cosa producete?
Beh, mio marito si è trovato costretto dopo il licenziamento e si è dovuto cimentare in qualcos’altro. Nello stesso periodo io ho deciso di finire la mia carriera atletica, anche per garantire alla famiglia maggiore stabilità, e mi sono dedicata al suo progetto. Io e lui abbiamo sempre fatto tutto insieme: lui veniva alle gare con me ed io ora lo aiuto nell’azienda. È molto bello perchè è tutto all’interno della famiglia e ognuno dà una mano.
I prodotti vanno in base alle stagioni. Adesso stiamo vendendo il miele e la legna da ardere; a primavera iniziamo a piantare i fagioli e patate; in estate si raccolgono i mirtilli ed infine in autunno raccogliamo le castagne.

11) Credi che l’agricoltura sia il futuro o il passato?
Assolutamente il futuro! L’agricoltura oggi conta su molti sistemi innovativi e comunque noi tutti mangiamo, quindi i prodotti devono esserci quotidianamente. Anzi, la terra sarà rivalutata con il passare degli anni e l’agricoltura prenderà sempre più piede: sono troppi i vantaggi del nostro territorio e lo saranno anche nel futuro. Soprattutto la nostra zona è ricca di risorse che, se ben sfruttate, possono garantire il nostro futuro. In più oggi la figura del contadino non è più quella di una volta, c’è la meccanizzazione che aiuta tantissimo, la vendita via internet e spesso il passaggio da produttore a consumatore è velocissimo e facilissimo. I ragazzi di oggi devono capire che l’agricoltura non è solo fatica (ogni lavoro può essere faticoso), ma è soddisfazione prima di tutto. Bisogna credere nell’agricoltura!

12) Ora parliamo di Cuneo. Secondo te cosa offre e cosa manca alla città?
Cuneo ha molti spazi per il tempo libero (ciclabili, aree verdi, parchi…), offre la tranquillità che è fondamentale ed è una garanzia per tutti. Quello che offre un po’ meno è soprattutto a livello dei giovani che spesso vedono nella città un “mortorio”, mancano eventi per i ragazzi e per i medio-giovani e su questo punto si potrebbe migliorare. Cosa consiglierei? Sicuramente valorizzare ancora di più via Roma che si presta moltissimo e non trovare i locali chiusi alla sera. Bisognerebbe rendere la città più animata per far sì che i giovani non si allontanino dalla zona ma comincino ad apprezzarla maggiormente.

13) Sei orgogliosa di essere cuneese? Perché?
Assolutamente sì! Io ho sempre risposto con orgoglio quando mi chiedevano la provenienza prima delle gare e non capivano mai dove fosse collocata la città. Alla fine credo che arrivare da una grande città faccia perdere un po’ i valori, non si conosce nessuno davvero a differenza dei paesini dove è tipico sentire quel calore umano dei vicini. In città si rischia di non conoscere nemmeno il proprio vicino di pianerottolo e quindi di non avere qualcuno su cui contare. Sono convinta che la provincia dia tanto e io sono orgogliosa di arrivare da una piccola ma grande provincia.

14) Che rapporto hai con il tuo paese, Robilante?
A Robilante ho conosciuto mio marito! Posso dire che è una piccola realtà che però funziona bene e non ho mai sentito l’esigenza di spostarmi. I Robilantesi si sentono Robilantesi, hanno il senso del lavoro e del piacere, sono solidali e sono persone molto festaiole, proprio come me, e quindi mi trovo molto bene. Siamo persone che hanno voglia di mettersi in gioco e che provano a raggiungere i propri obiettivi, riuscendoci o no, ma sempre e comunque rispettando il motto: Volere è potere, se vuoi davvero qualcosa la ottieni a tutti i costi!

 

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