Devoto musulmano e portatore dell’ortodossia sunnita, Tamerlano fu forse il peggiore incubo del mondo islamico che contribuì a mettere in crisi e a indebolire. Lo storico arabo Ibn Arabash gli dedicò, poco dopo la sua morte, le seguenti parole. “Egli passò nella maledizione di Dio, e fu precipitato nei più crudeli e più raffinati tormenti dell’inferno. Dio onnipossente, per la sua misericordia, liberò gli uomini da questa crudele schiavitù, e levò via dal mondo l’ultimo dei tiranni”. Fondatore di uno dei più vasti imperi della storia non si dedicò mai all’amministrazione delle sue conquiste, limitandosi a sfruttare i popoli assoggettati per semplici bisogni di guerra. Con il venir meno della sua personalità, infatti, l’immenso territorio da lui conquistato si disgregò nel giro di pochissimo tempo. Tamerlano tuttavia fu un mecenate illuminato ed ebbe nei confronti di artisti ed intellettuali un atteggiamento conciliante. Questo fu un fattore determinante in quanto la sua corte permise al mondo occidentale e quello orientale di toccarsi, garantendo la trasmissione dei saperi indo-arabici agli europei. La capitale dei suoi domini fu la mitica Samarcanda, che sotto il suo regno ebbe la massima espansione, raggiungendo il culmine della sua bellezza. Aspirava a riedificare l’impero mongolo considerandosi un discendente diretto di Gengis Khan, ma nella realtà fu sempre in contrasto con gli altri discendenti del Gran Khan, specialmente con l’Orda D’oro da lui distrutta. Alla fine della sua vita l’Impero creato spaziava dal Volga e dalle attuali Turchia e Siria ai confini della Cina, comprendendo tutta l’asia centrale, la Persia e l’India. Considerato uno dei più grandi geni militari esistiti non assunse mai altro titolo nobiliare al di fuori di quello di emiro (principe), e la sua limitata gestione dei possedimenti locali portò alla nascita di numerose nazioni moderne come l’Uzbekistan, il Kazakistan, il Turkmenistan e il Kirghizistan, dando un’importante impulso nella trasformazione dell’Impero persiano all’attuale Iran. Fondatore della Dinastia Timuride da lui discese Babur, il primo sovrano dell’Impero Mogol in India, con importati ripercussioni ai giorni nostri, quali la questione Pakistano-Indiana e gli attuali moti d’indipendentismo musulmano nella regione del Kashmir. Arrivò fino alle porte dell’Europa spadroneggiando nei territori ottomani e islamici, ritardando di 80 anni la caduta di Costantinopoli. Divenne padrone dell’Anatolia e, rivendicando la missione dell’Impero mongolo e il presunto diritto del medesimo al dominio universale, conquistò Smirne dagli Ospitalieri di Rodi cacciando e sottomettendo Focea e Chio. Ma attirato sempre di più dall’oriente che dall’occidente mosse contro la Cina della Dinastia Yuan e, colpito da una probabile polmonite, morì in territorio kazako. Dopo la sua morte la fama del conquistatore asiatico fece nascere una vera e propria tradizione letteraria in cui il personaggio assunse tratti mitici e leggendari. Finì per influenzare opere del calibro del Principe di Machiavelli e questo mito, partendo dall’Italia rinvigorito nel Cinquecento da Paolo Giovio, si diffuse in Europa dove Pero Mexia, enciclopedista spagnolo, lo introdusse nella sua opera enciclopedica. Numerose furono le opere teatrali a lui ispirate e tra di esse vanno ricordate “Tamerlano il Grande” di Marlowe e l’omonima opera lirica composta da Händel. Il suo vero nome era Tīmūr Barlas e, a cavallo tra il 1300 e il 1400, fu il centro gravitazionale delle politiche internazionali europee, asiatiche e medio-orientali.

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