Il 13 giugno è uscita in 26 sale italiane la pellicola di Agustina Macri “Soledad”, che racconta la “Vita urgente” di Maria Soledad Rosas, suicidatasi dopo esser stata ingiustamente accusata, insieme al compagno Edoardo Massari, di ecoterrorismo contro la TAV. Il film, accolto da forti contestazioni, non sarà proiettato a Torino… Ma è un importante spunto per riflessioni profonde, in un mondo che si rifiuta di condividere e lottare.

Antigone:“Non sono nata per condividere odio, ma per amare con chi ama.”
Antigone, Sofocle

Era il 22 giugno del 1997 quando Maria Soledad Rosas, ventitreenne, arrivava in Italia con l’amica di famiglia Silvia Granico. Giunse a Torino affamata di vita, con uno zaino carico di sogni e Amore…  Ma lei, forse, nemmeno lo sapeva. A Buenos Aires aveva lasciato una famiglia affettuosa ma opprimente, qualche frequentazione sbagliata e gli errori universitari. Fu per caso che, alla ricerca di un tetto, conobbe un gruppo di squatters torinesi, di cui anche Edo, “Baleno”, faceva parte. Iniziò a partecipare alle loro attività, forse senza troppa convinzione, indecisa, confusa e imbarazzata durante le manifestazioni di dissenso alle forze dell’ordine: seguì semplicemente la corrente delle altri voci. Poteva essere una fase, scandita dalla neonata relazione con Baleno. Ma non sarà così.

Il loro fu un Amore con la A maiuscola, libero da etichette, convenzioni sociali, di quelli che danno la vita a idee e sogni, che si rifiutano di ingabbiarsi in una conversazione sterile al tavolo di un ristorante, che nascono da ideali condivisi e vogliono restituire altrettanto amore alla comunità. Un amore che si può provare solo a vent’anni e con un’anima pura. Vivo, appassionato, figlio di un Credo, non per forza giusto o sbagliato, ma vissuto.

Sole e Baleno furono arrestati nel marzo 1998, durante un blitz della polizia all’Asilo Occupato di Collegno, e accusati ingiustamente degli attentati alla Torino – Lione. Qui, tra le mura del carcere Le Vallette di Torino, Sole smise di essere una ragazza come tutte le altre, maturando un pensiero razionale e articolato come mai prima aveva fatto. Il 4 marzo del 1998, Maria Soledad Rosas diventa un’eroina tragica: sola di fronte alla giustizia, all’ignoranza e al disinteresse di chi viveva nell’illusione del benessere. Sola perché Baleno l’aveva abbandonata il 28 marzo del 1998, impiccandosi nella sua cella.
Sole si uccise l’11 luglio 1998, a Bene Vagienna, nella comunità Sottoiponti, dove stava scontando i domiciliari.

La bellezza di quest’opera prima di Macri sta nell’assenza di una definita retorica politica. La regista, figlia del presidente Argentino, riesce a regalarci, con un linguaggio diretto e semplice, un film che ha il pregio di non perdersi in dialoghi teatrali e che esprime intere pagine del libro da cui è tratto (Amore e Anarchia, Martìn Caparròs, Einaudi) in poche immagini.
Il contesto storico si presenta attraverso la ricostruzione accuratissima della Torino degli anni ‘90, tra telefoni, manifesti e costumi, senza perdersi in descrizioni didascaliche della scena politica ed economica dell’epoca. Al tempo stesso, il romanzo di formazione di Sole, irrompe con tenerezza e forza tra i muri grigi della Torino Industriale. Non c’è denuncia nei confronti di nessuna delle parti, e i personaggi esprimono i concetti a cui sono associati nelle loro contraddizioni. Il suo suicidio fu un gesto di immenso valore politico, più di qualsiasi adesione partitica. Fu una decisione libera, pensata, sofferta, dignitosa e, credo, non del tutto legata alla perdita affettiva di Baleno. Fu, purtroppo, l’unico gesto possibile dopo la morte del compagno di vita e di Lotta. Soledad non sarebbe mai potuta tornare libera, lasciandosi inghiottire da un mondo che non aveva saputo comprenderla e darle ciò che davvero voleva.
Se l’Antigone di Sofocle fosse stata scritta e ambientata negli anni ‘90, si sarebbe chiamata Sole.

Quindi guardate questo film. E riflettete su quello che volete che siano i vostri vent’anni. Perchè, oggi come allora, il cambiamento è urgente. La vita è urgente.

 

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