Di calcio e altre sciocchezze. Una frase apparentemente buttata lì, se non fosse che proprio il calcio e le “sciocchezze” sono i due grandi temi trattati da una pagina seguitissima sui social network (più di 25mila follower solo su Facebook): La Ragione di Stato. Una pagina e basta, perché definirla sarebbe troppo difficile. Parla di sport? Sì, ma non solo. Racconta la propria contemporaneità con ironia? Anche, ma non solo. Raccoglie sotto un velo di semplicità profonde conoscenze di politica e attualità? Più di ogni altra cosa, probabilmente, ma non vogliamo esagerare.

Insomma, non riuscendo a riassumere un prodotto culturale di ottima qualità proposto ormai da tempo su Facebook e Instagram ma anche e soprattutto su Youtube (seguiteli ovunque!), per la Pillola Sportiva del mese di marzo abbiamo pensato di rivolgerci direttamente ai suoi fondatori, gli umbri Stefano Mondi, Matteo Santarelli e Andrea Adriani, provando a conoscerne meglio ragioni e obiettivi.

Piccolo spoiler: le risate sono state tante, ma probabilmente il vero senso de La Ragione di Stato è che… un senso non ce l’ha.

Partiamo dall’origine: come nasce La Ragione di Stato?

“Vorremmo poter dire che nasce per parlare in un modo nuovo del calcio, dello sport e dei loro annessi e connessi, con un taglio più ironico, ma, in fondo, la verità è che La Ragione di Stato è il sintomo di un nostro problema: il riflesso di anni di solitudine, fallimenti e incapacità a relazionarci con il mondo che ci circonda. È una storia di dolore, sopraffazione e malcelato disagio”.

La Ragione di Stato parla di calcio e di altre sciocchezze. Questa è la descrizione della vostra pagina. Il calcio lo conosciamo, ma quali sono queste sciocchezze?

“Sveliamo un segreto: sono in realtà le cose cruciali per un grande popolo come quello italiano. Gli intrighi di palazzo, i cambi di casacca, i resti della Prima Repubblica che diventano decisivi in una crisi di governo, il grande spettacolo, Sanremo e poi la grande arte contemporanea. Non vorremmo essere immodesti, ma crediamo, ad esempio, di aver dato un grande contributo alla critica artistica italiana e non, affermando per primi che Silvio Berlusconi è il più grande artista contemporaneo vivente. Una banalità direte, invece non era mai stata detta e oggi tutti la condividono”.

Insomma, le altre sciocchezze sono un po’ la Storia, quella con la “S” maiuscola. Ma che ruolo ricopre il calcio nella grande narrazione dell’umanità?

“Ogni epoca ha avuto il suo momento sportivamente rilevante. Pensiamo alle lotte tra i gladiatori e alla caccia alle streghe, solo per citare le più famose. Il calcio ricopre la loro stessa funzione: è un modo per capire e raccontare la realtà, e, proprio come i fenomeni sociali che lo hanno preceduto, va preso con l’adeguata non serietà. Noi ci stupiamo di come ci potesse essere un seguito verso attività come quelle di un tempo e vogliamo immaginare che la stessa cosa accadrà per la nostra epoca tra qualche secolo: i nostri pronipoti guarderanno con incredulità al nostro rapimento di fronte a ventidue persone che corrono dietro a un pallone per 90 minuti, ne siamo certi”.

Lasciamo per un attimo da parte la retorica. La vostra è una pagina di successo, tutt’altro che immaginata per caso. Avete già definito il vostro pubblico-tipo?

“Abbiamo fatto delle indagini di mercato, pagando dei grandi professionisti del settore, ma essendo ignoranti in materia non riusciamo a comprendere le analisi che ci hanno inviato. Quindi, se ci fosse qualcuno in grado di leggerle tra i nostri follower, ce lo dica, perché vorremmo essere più famosi e saremmo felici di essere aiutati. Al momento, restiamo di nicchia, proprio perché facciamo scelte spesso dettate dal caso, che portano a un pubblico a caso. Definirlo è difficile: è un popolo di amanti del calcio, che ogni tanto ama confrontarsi con i grandi temi. Ci rende orgogliosi ma temiamo che sia troppo eterogeneo per immaginare una cena tutti insieme: alla tredicesima grappa potrebbe volare qualche parola di troppo!”.

Alla base de La Ragione di Stato ci sono, però, soprattutto degli spettacoli, in cui trasformate i vostri post in storie da raccontare. Quali sono le gesta che cercate di portare sul palco?

“Quei racconti sono il riassunto dell’esigenza che sta alla base della pagina: dopo anni di storytelling sportivo in televisione, tanto affascinante quanto retorico e pesante, abbiamo sentito il bisogno di narrare il calcio, cercando di riportare tutti sul pianeta Terra. Da qui, sono nati alcuni spettacoli, incentrati principalmente sul tema dei Mondiali, nei quali vogliamo essere maggiormente “filologici”, togliendo quella patina esageratamente forzata di retorica di cui sono pieni i racconti sul calcio. Citando “Boris”, vogliamo lasciare spazio all’emozione, ma senza mandare missili sulla luna, come direbbe Massimiliano Allegri”.

Spettacoli, momentaneamente stoppati dal Covid, che sono un condensato di tutto ciò che è La Ragione di Stato: follia, ironia, senso critico, competenza. “Nel momento in cui sarà possibile ripristinare questa nostra principale attività, saremo lieti di fare una lunga trasferta in Piemonte per aumentare il nostro bagaglio culturale assaggiando qualche buon vino!”. Un invito che non ci lasceremo scappare!

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