“Non bisogna mai tradire il consumatore che io considero il vero proprietario dell’acqua Sant’Anna…”

Da Vinadio, cuore delle Alpi Marittime alle nostre tavole il passo è breve. In questa intervista, Alberto Bertone, imprenditore e fondatore di Sant’Anna ci racconta le origini e i successi di uno dei marchi di acque minerali più celebri che sicuramente tutti voi avete bevuto almeno una volta. Affrontando diversi temi e addentrandoci nella vita del signor Bertone, scopriamo i diversi volti di un imprenditore che ha creduto in sé e nel potere delle valli che circondano il Cuneese.

 

  • Com’è nata l’idea del marchio Sant’Anna? Ci racconti la storia della nascita in breve.

L’idea dell’acqua Sant’Anna è nata un po’ per caso: provengo da una famiglia di costruttori torinesi che voleva entrare nel business del food, in particolare delle acque minerali e casualmente siamo venuti a conoscenza di una sorgente di acqua ancora non sfruttata a Vinadio. Durante una passeggiata, abbiamo fatto visita a questa sorgente, abbiamo assaggiato l’acqua e da lì ci siamo innamorati e abbiamo deciso di portarla sulla tavola degli italiani. Inizialmente, non sapevamo molto delle acque minerali ma da veri imprenditori siamo entrati in questo mondo. Nonostante le difficoltà iniziali, siamo diventati leader non solo in Italia e siamo tra i principali produttori di acqua nel mondo.

 

  • Si immaginava un tal successo?

No, assolutamente non potevo immaginarmi un tale successo. Da buoni imprenditori, l’idea del successo c’era, però non potevamo immaginare di arrivare così in alto.

 

  • Perché un consumatore dovrebbe scegliere i prodotti Sant’Anna?

Sicuramente perché il nostro successo è dovuto ai consumatori: 13 milioni di famiglie credono alla bontà del prodotto ogni giorno da 25 anni. La qualità della nostra acqua è sicuramente il motivo principale. Inoltre, non mi sono mai accontentato di una sola sorgente, ma ho cercato fonti sempre più in alto così da avere 600 km di tubazione che collegano le sorgenti allo stabilimento e che ci assicurano quantità e qualità dell’acqua. Non bisogna mai tradire il consumatore che io considero il vero proprietario dell’acqua Sant’Anna: finché ci saranno i consumatori ci saranno i nostri prodotti.

L’acqua è essenziale per l’uomo e la sua qualità conta: la Sant’Anna prende un’acqua che sgorga dalla pancia della montagna così come nasce, batteriologicamente pura, senza cloro, a differenza dell’acqua dell’acquedotto che è addizionata, non pura. È inconfrontabile.

 

  • Quali novità avete ideato? Quali avete in programma?

Abbiamo ideato per primo il tè, poi l’acqua con il collagene, con l’acido ialuronico per la pelle, l’acqua al limone che piacciono molto. Ci sono nuovi prodotti in fase di analisi e non so ancora quali entreranno sul mercato.

 

  • Spostiamoci sul personale. Cosa significa per lei essere imprenditore? Come lo si diventa?

Penso che essere imprenditori voglia dire avere la consapevolezza di prendere le decisioni, credere nei prodotti, essere curiosi, non accontentarsi mai e accettare di essere soli. Quando bisogna prendere decisioni importanti, quando ci sono problemi, si è soli sempre e l’imprenditore non si demoralizza ma trova una strada. Posso dire che l’imprenditore si vede nel momento di difficoltà. Se posso dare un consiglio ai giovani, per essere imprenditori serve sapere ogni funzione della azienda e individuare persone capaci con cui lavorare.

 

  • Quale è la sua giornata tipo in azienda e a casa?

Sia a casa che in azienda sono una persona con mille interessi. Sono molto legato alla mia famiglia che considero fondamentale, mentre in azienda per me sono fondamentali i dipendenti.

 

  • È sposato? Ha figli? Se sì, cosa vorrebbe tramandare loro?

Purtroppo sono vedovo, mia moglie è morta quando mia figlia aveva sette mesi. Ho due figli: una di cinque anni e mezzo e uno di sedici anni. Vorrei tramandare loro la passione per il lavoro che credo sia molto importante: se si mette la passione nel lavoro e ci si diverte lavorando, tutto sarà più semplice.

 

  • Vorrei ora affrontare con lei il tema dell’ambiente: come ben sappiamo oggi la plastica è un prodotto indispensabile ma ciò comporta una serie di problemi molto seri, tra cui l’inquinamento. Le acque in bottiglia, purtroppo, sono una delle fonti maggiori di plastica. Come si potrebbe rimediare? Esiste un modo per sostituire questo materiale? Qual è la sua opinione a riguardo?

Io penso che la plastica sia un bene fondamentale nella vita di tutti i giorni e quindi non bisogna demonizzarla. Se la plastica ha avuto un tale successo è grazie al fatto che è un bellissimo materiale, rinnovabile, leggero, trasparente, infrangibile, può stare a contatto con l’alimento, è economico… Sono tutte caratteristiche che rendono unica la plastica. Il vetro è frangibile, pesante, costoso così come l’alluminio; il tetrapak è formato da cartone e plastica ma è un danno per l’ambiente… Dal punto di vista della riciclabilità, penso che la plastica sia la migliore e la più ecosostenibile. Le bottiglie vengono riciclate e hanno un grande valore, per cui perché demonizzarla? Il problema non è il materiale, bensì l’uomo che inquina, per cui bisognerebbe educare al rispetto dell’ambiente e al riciclaggio. Infine, credo che sia una questione di prezzo: se non vogliamo più la plastica, bisognerebbe tassarla, renderla preziosa. Posso affermare tranquillamente “I love plastica!”.

 

  • Sempre parlando di ambiente: la sua azienda s’impegna nel rispetto del pianeta? In che modo?

Innanzitutto, vent’anni fa abbiamo inventato la bottiglia bio fatta di sostanze vegetali ma presto ci siamo resi conto che non era quello il materiale perfetto, ma la plastica. Il problema principale è che questo materiale bio costa troppo ed è compostabile solo in siti di compostaggio industriale perciò inquina. L’importante è convincere le persone a non buttare per terra il rifiuto e valorizzare l’economia del riciclo.

 

  • L’incremento vertiginoso del trasporto su gomma dei vostri prodotti, è ancora sostenibile rispetto ad una tendenza globale verso una riduzione delle emissioni?

Penso di sì. Il trasporto su gomma potrebbe essere sostituito se ci fossero alternative e sarebbe inconcepibile l’idea di trasporto con aerei o treni. Soprattutto, pensando al futuro, credo che ci saranno i camion elettrici e ibridi a idrogeno che però utilizzerebbero pur sempre un motore e ci dovrebbero essere strade apposite che non ci sono ancora. Personalmente, ho la macchina elettrica perché penso sia una cosa importante, nonostante sia complicato. Ognuno di noi, oltre a parlare, deve agire e fare scelte.

 

  • Sempre in merito a questo problema: la mancanza di un’adeguata viabilità della Valle Stura, non rischia di compromettere la situazione già critica dei suoi piccoli centri?

Se non ci fossimo noi, non ci sarebbe il problema delle strade ma se ci siamo noi c’è. Ora, bisogna capire se vogliamo o meno il lavoro. In tutte queste vallate, abbiamo dato lavoro a tanta gente, rivitalizzandole. In pratica, se vogliamo un mondo verde, poi bisogna capire cosa mangiamo. C’è poi la questione delle infrastrutture mancanti che servirebbero per impedire di sfruttare il territorio: abbiamo i camion ma non abbiamo la viabilità stradale adeguata.

 

  • A proposito della Valle e del Cuneese in generale, viene spesso nella zona? Cosa ne pensa?

Io sono cuneese di origine: mio padre è di Mondovì, mia madre di Carrù, per cui ho vissuto tutta la mia infanzia nella zona. Mi sento Cuneese, sono torinese a Cuneo e Cuneese a Torino.

 

  • Se dovesse dare un consiglio ai giovani e meno giovani cuneesi, cosa direbbe loro?

Secondo me i Cuneesi sono delle persone laboriose e coraggiose, che non si perdono d’animo. Diamoci da fare e guardiamo al futuro. Potrei dire che non hanno bisogno del mio consiglio per essere grandi!

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