Che tipo di libri vende e come se li procura?

Purtroppo l’antiquariato non è come la libreria moderna. L’antiquariato ha quello che ha e cerca di vendere quello, ma bisogna conciliare quello che si ha con il desiderio del pubblico, senza poter fare il difficile. Non mi interessa più acquisire altro materiale.

Quindi vende quello che ha?

Vendo quello che si è comprato nel corso dei decenni, magari le cose meno importanti che sono rimaste in libreria. La libreria antiquaria soddisfa un’esigenza tutta particolare del cliente. Il cliente se cerca l’opera nuova, l’ultimo libro, va in libreria moderna.

Che tipo di persone entrano in libreria? Ci sono tanti giovani? Sono più i turisti o i triestini?

Oramai ai giovani il libro d’antiquariato interessa sempre meno. Interessa in generale meno il libro, ma il libro d’antiquariato in particolare perché per loro, nell’ultimo ventennio, il libro d’antiquariato non rappresenta più niente. Il vero collezionista non esiste più. Il collezionista è una persona di una certa età che oramai ha completato quello che gli interessava cercare.
I turisti sanno dell’esistenza della libreria perché mi trovo menzionato in tutte le guide, non solo quelle italiane ma anche nelle altre. I giapponesi ad esempio sanno benissimo della libreria perché è menzionata in una guida giapponese dell’Italia. C’è anche una traduzione del Canzoniere di Saba in giapponese.

Sono molte le persone che vengono perché interessate a Saba?

Vengono, ma come se andassero un museo. Sono interessate a Saba anche per un motivo secondo me drammatico, che è la mancanza di un museo a Trieste che ricordi Saba. Esclusa la statua non c’è nulla. Mentre c’è un museo per Svevo e un piccolo museo per Joyce, per Saba non c’è nulla. La libreria non è una struttura pubblica, ma privata.

Ha ricevuto sovvenzioni da qualche ente per risollevare la libreria? La città che trattamento le riserva

Due anni fa la biblioteca statale aveva mandato una cooperativa che aveva messo a posto e aveva pagato. Però due concorrenti si son fatti premura di dire che erano soldi pubblici sprecati, che non avrebbero dovuto esser spesi e mi son trovato un articolo sul quotidiano locale che mi criticava.

Perché ha deciso di continuare con la libreria? Le piace il suo lavoro?

Primo perché ho lavorato con mio padre, quindi quando poi è morto mio padre l’ho portata avanti e non ho tirato i remi in barca anche per (debito di riconoscenza?) rispetto per Saba, che aveva preso mio padre orfano a 17 anni e gli aveva dato un qualcosa che se no non avrebbe potuto avere. Adesso dico con orgoglio: Carlo Cerne non dice niente a nessuno, ma il Carletto di Saba se lo ricordano tutti.

La libreria, quando era gestita da Saba, era importante per la città? Ho letto sul sito che ha attirato artisti come Svevo, Carlo Levi. Può raccontarmi qualcosa in più a questo proposito?

Era un luogo importante: era un luogo di ritrovo di tutti i vari personaggi che abitavano a Trieste o che transitavano a Trieste. Tutti i vari personaggi sono venuti a Trieste, tra gli altri, nel ’21, prima che fosse importante politicamente, il maestro Mussolini, che insegnava a Tolmezzo, era transitato per Trieste e dato che, come Saba, collaborava a un giornale socialista, si erano incontrati. E nel ’38, quando furono promulgate le leggi razziali, Saba pensò che Mussolini gli avrebbe dato un aiuto. Invece non l’ha nemmeno in considerazione.

Nel 43 quando erano nascosti tutti a Firenze, nella soffitta di casa Montale, la Linuccia Saba aveva incontrato Carlo Levi e si era creata un’amicizia (tanti pensavano che facessero coppia, era una coppia a tre che è andata avanti fino alla morte di tutti i personaggi). Carlo Levi era in ottimi rapporti con Saba e quando veniva a Trieste passava alla libreria per la Linuccia.

Che ne sarà in futuro della libreria?

A questa domanda aggiungerei altri 4 punti di domanda. È vincolata, dal 2012 è studio d’artista, perciò non può venire qua a mettere un Mc Donald’s.

La libreria organizza o ha mai organizzato eventi culturali?

No, non c’è lo spazio. L’unico micro evento è stato la presentazione del volume La libreria del poeta.

Parlando di Saba, può raccontarmi come svolgeva il suo lavoro? Mi ricordo che aveva detto che non fosse bravo a vendere. 

Saba era Saba, era un personaggio fatto a modo suo, che si sentiva lui importante. Se lui aveva il piacere di parlare con lei parlava. Se non aveva piacere era capace di metterla alla porta senza nessun problema. Un aneddoto: una giovanissima studentessa aveva visto una carta geografica in vetrina ed era entrata timidamente in negozio chiedendo quanto costasse quella carta. Lei ricorda ancora, oggi è pensionata, che Saba l’aveva squadrata 3 volte dalla testa ai piedi e le aveva detto: e a te cosa interessa? Non farmi perder tempo.

Sul sito c’è scritto che il rapporto di Saba con la libreria era di odio e amore. Era affezionato alla sua attività o la considerava solo in termini economici? 

Il fatto stesso che Saba aveva detto che era un antro funesto, era direttore di una sala cinematografica, poi dopo venti giorni era entrato e l’aveva comprata. || il lavoro gli permetteva contatti con Milano, con Firenze. Bisogna considerare che erano tempi completamente diversi. C’era il colloquio, chiacchieravano, non guardavano all’incasso giornaliero. Una volta era normale. Lui non badava molto a spese: spendeva tutto quello che aveva. Il risparmio non era il suo forte.

Come trattava i clienti Saba, era scontroso? Aveva qualche cliente fisso?

C’erano gli abitudinari, c’erano i collezionisti che addirittura quando sia Saba sia mio padre compravano qualche piccola biblioteca e arrivavano gli scatoloni in negozio aprivano loro le casse per la soddisfazione di poter vedere per primi quello che era stato acquistato. Oggi tutto questo non esiste più.

E suo padre Carletto che ruolo aveva? Dalle poesie che Saba gli ha dedicato – penso a quella che si intitola Carletto, in cui viene descritto come un “canarino in gabbia affaccendato” – sembra che fosse più suo padre che Saba a curarsi davvero della libreria.

Mio padre e lo ha riconosciuto anche Saba, curava la parte commerciale: i clienti se volevano entrare e vedevano solo Saba non entravano neanche in libreria. Con mio padre venivano, discutevano, trattavano. Saba nella copia di mio padre scrisse: A Carlo Cerne, il famoso Carletto, che più coi fatti che con le parole mi ha aiutato a vivere. Quindi una dimostrazione che ha il suo valore non indifferente, dato che Saba non era magnanimo.

Fosse stato per Saba la libreria avrebbe chiuso subito. Il rapporto tra Saba e mio padre è stato quello padre-figlio.  (avanza un’ipotesi) probabilmente, dato che Saba ha conosciuto il padre soltanto a 23 anni, suo padre era scappato prima ancora che nascesse. Da questo odio rancore nei confronti del padre potrebbe esser che Saba abbia voluto fare il padre dell’orfano che gli era capitato.

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