Come si fa a tornare bambini e provare l’emozione di stupirsi con poco? Facile, basta cercare uno dei tanti punti panoramici in giro nelle Langhe o nel cuneese, esplorarlo e imbattersi in una big bench. Queste panchine giganti stanno “invadendo” il Piemonte e non solo e sicuramente ne avrete sentito parlare. Non tutti sapranno però che il loro ideatore non è affatto piemontese, bensì è americano: si chiama Chris Bangle ed è uno dei tanti amanti dei nostri panorami, delle colline mozzafiato delle Langhe e, soprattutto, della fanciullezza. Da designer, ha saputo ricreare un oggetto semplice che si trova ovunque in maniera del tutto originale e in chiave giocosa. Ha voluto ingigantire le panchine, colorarle con toni sgargianti, posizionarle in zone da sogno e renderle capaci di stupire…chi l’avrebbe mai detto che un’idea così bizzarra avrebbe ottenuto un successo tale? Beh, forse perché tutti noi, in fondo, abbiamo un fanciullino dentro che rimane per tutta la vita!

Ecco l’intervista a Chris Bangle, per scoprire i segreti del Big Benches Project.

1. Come è entrato in contatto con il mondo del design?
Il mio primo incarico nel mondo del design è stato alla Opel, dove sono stato chiamato appena finito il mio corso di studi all’Art center College of Design di Pasadena.

2. Per quale motivo ha scelto di cambiare settore lasciando il design automobilistico?
Non ho lasciato il design automobilistico, ho lasciato il mio ruolo di executive di una grande azienda. Mi occupo tutt’ora di car design, solo come consulente e imprenditore indipendente.

3. Di cosa si occupa attualmente? Quando e com’è nata l’idea della Chris Bangle Associates Srl? Ci descriva brevemente di cosa si occupa e quali sono i suoi obiettivi.
Sono Managing Director di Chris Bangle Associates. Qui progettiamo di tutto, dalle bottiglie di Cognac alle automobili passando per installazioni d’arte giganti. Mia moglie Catherine e io abbiamo fondato la Chris Bangle Associates nel 2009, con l’idea di creare uno studio di consulenza, ma anche una residenza per il design e un luogo di continua ricerca e scambio, con il territorio locale e  con le realtà internazionali. Non disegnamo solo oggetti per i nostri clienti, facciamo formazione sul loro staff, workshop, management del design, e in questo momento, in particolare ci occupiamo di car design declinandolo in altri ambiti, per esempio nei cartoni animati.

4. Perchè ha scelto di trasferirsi in Italia e perchè proprio nella piccola borgata di Clavesana?
Quando qualcuno mi chiede di dove siamo rispondo sempre che mia moglie è svizzera, io sono americano ma Noi siamo italiani. I primi sette anni del nostro matrimonio sono trascorsi a Torino, dove lavoravo come designer in Fiat, nostro figlio Derek è nato lì, ci siamo forgiati come coppia in Italia. E’ stato naturale, quando abbiamo iniziato a pensare alla mia uscita da BMW e al nostro futuro, cercare casa in Italia, e in Piemonte. Volevamo un posto che fosse in campagna, un luogo con una storia, ma da ristrutturare, in modo da poterlo modulare sulle nostre esigenze e desideri, con un panorama magnifico, un castello in vista, non troppo lontano da un’autostrada e da un aeroporto. Abbiamo cercato per molti anni con agenzie nella zona della Langa meno conosciuta, fra Carrù, Clavesana e dintorni, ma senza mai trovare quello che volevamo poi abbiamo capito: dovevamo metterci in contato con un geometra locale, perché loro sanno sempre tutto: chi vende, chi si trasferisce. Quasi per scherzo ci ha portato alla Borgata, dicendoci: dovete vederla in fretta prima che cada a pezzi. In effetti era in condizioni disperate, ma era esattamente quello che serviva a noi. L’abbiamo presa, facendola diventare la nostra casa e il nostro studio.

5.Concentriamo l’attenzione sul progetto delle panchine giganti e il Big Bench Community Project: da cosa è nata l’idea e come mai secondo lei hanno avuto un tale successo?
L’idea è iniziata da un progetto di una grande panchina per me e mia moglie, infatti sullo schienale è inciso un cuore con le nostre iniziali. Gli elementi di arredamento fuori scala non sono una novità; esistevano già anche arredi giganti a forma di panchina. Io desideravo progettare la mia versione, qualcosa che potesse ricordare la tipica panchina dei parchi pubblici, che abbiamo tutti ben chiara nella nostra mente. Questa idea è piaciuta alla gente. È piaciuto il concetto di sentirsi di nuovo bambini sedendovisi sopra, godersi la vista, avere un posto dove parlare o condividere un momento, e hanno iniziato a volerne costruire una propria. Così è nato il Big Bench Community Project. Volevamo creare un’organizzazione no profit che potesse regolare lo sviluppo del fenomeno, facendo sì che continuasse a rimanere un esempio felice, e allo stesso tempo assicurandoci che nessun fondo pubblico venisse utilizzato per costruire le panchine giganti. Il privato a favore del pubblico: non male come idea, abbiamo pensato.

6. Le panchine giganti nascevano come prerogativa cuneese/piemontese mentre ora se ne stanno costruendo in giro per l’Italia e persino all’estero, perchè questa scelta? Non pensa che noi cuneesi potremmo esserne un po’ gelosi?
Io ho realizzato la mia panchina gigante, insieme al mio vicino Francesco, con uno stile particolare. Quello che ci ha colto di sorpresa è stato come le persone abbiano scoperto tramite la costruzione di nuove panchine il piacere di offrire un’esperienza piacevole agli altri. C’è una vera felicità in questo gesto. I nostri vicini hanno scoperto questa sensazione per primi, ma la bellezza di una gioia così non ha confini.

 

 

 

 

 

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