Cuneo, 5 settembre 2017

Un calcio colpì con forza la schiena avvolta in un coperta gialla usurata.

«Arrivano»
L’uomo socchiuse gli occhi e si girò su un lato facendo scricchiolare il cartone sotto di lui. Il vetro che aveva davanti, illuminato dalla luce pallida del mattino, rifletteva l’immagine delle decine di biciclette legate alla rastrelliera, del marciapiede rossiccio e della ringhiera che lo delimitava, interrotta da una scalinata. Sul vetro si vedevano anche ombre scure muoversi frettolose alle spalle dell’uomo ancora coricato. Gli altri erano già tutti in piedi a raccogliere le loro cose.

«Arrivano», gli disse di nuovo con voce roca il vecchio che lo aveva svegliato, mentre gli passava accanto, stringendo tra le mani raggrinzite due sacchi neri della spazzatura, pieni fino all’orlo. Cinque o sei uomini si muovevano rapidi intorno a lui, correndo da una parte all’altra, chinandosi, afferrando, raccogliendo, in un silezio soffocato.
Scostò la coperta e si alzò.
Poco distante, tra le ruote delle bici, c’erano un paio di ciabatte nere con la suola rossa, se le infilò rapidamente nei piedi scalzi e corse verso la ringhiera. Afferrò i jeans scuri e la maglietta appesi al corrimano polveroso, erano ancora umidi. Mentre tornava dove aveva lasciato le sue coperte, un ragazzo, correndo verso le scale, gli tirò una spallata facendogli perdere l’equilibrio. Cadde su una delle tante bici, ma fu un attimo, e poi era di nuovo in piedi, chianato sulla sua borsa di plastica verde, per cercare di stipare più cose possibili. Buttò dentro i vestiti e le coperte e piegò i lunghi pezzi di cartone che erano rimasti a terra. Raccolse rapidamente alcune scatole di cibo scaduto che erano ancora sparsi sul marciapiede e li spinse negli angoli della borsa che erano rimasti liberi. La appoggiò, ormai piena, contro la parete di vetro, di fianco alle striscie di cartone.

In quell’istante, due ragazzi corsero giù dalle scale, lasciandolo solo sul marciapiede ormai vuoto. Si guardò intorno, gli occhi che guizzavano da una parte all’altra. Non c’era nesuno. Si chinò ancora una volta, frugò senza sosta tra i sacchi neri abbandonati, tra le scarpe incastrate nei raggi delle ruote delle bici, finchè trovò un paio di scarpe da ginnastica bianche sotto una pila di cartone. Le strinse al petto con una mano, con l’altra afferrò i manici della borsa verde e affrettando il passo scese anche lui le scale.
Arrivato al fondo, si infilò nel sottopassaggio e si diresse verso un angolo riparato dalla penombra. Sistemò le sue cose in un affranto del muro, vicino ad altri sacchi e ad altre coperte e si diresse verso la fine del tunnel. Salì le scale riemergendo in superficie e sparì tra le strade ancora silenziose.

Il cielo si schiariva ad ogni minuto, preparandosi all’arrivo del sole e facendo risplendere la costruzione di vetro che copriva le scale da cui era appena emerso l’uomo. Sopra la scalinata spiccavano quattro quadrati colorati con la scritta Movicentro.

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