70 anni. Può essere l’inizio della vecchiaia?

Per la maggior parte delle persone le due cose coincidono. E per un pezzo di carta?

Suvvia, direbbero i più pignoli, ridurla ad un pezzo di carta sarebbe un insulto ad una così veneranda età.

Signore e signori, oltre a quello del nipotino o del cugino di secondo grado o della vicina di casa, preparatevi a dimenticare un altro compleanno in questo 2018: quello della Costituzione della Repubblica Italiana.

Come posso esserne certo? Perché il giorno ufficiale dell’entrata in vigore era il 1 gennaio, data coronata da una scarsa attenzione mediatica preceduta per importanza dai divieti sui botti di capodanno.

Ebbene sì, la “Costituzione più bella del mondo” (quasi approvato a slogan ufficiale del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016) tocca la rispettabile età di 70 anni. E con essa, anche i principi e i valori di pace e giustizia del dopoguerra, frutti di un compromesso tra partiti durato più di nove mesi.

« A thing of beauty is a joy forever » commenterebbe John Keats, fosse ancora in vita. E la nostra cara Costituzione, è ancora in vita? Dopo l’improvvisa attenzione dell’opinione pubblica causata dalla campagna referendaria, tutti si sono soffermati almeno un momento per esprimere un giudizio sul testo fondatore della nostra Repubblica, per poi tornare alle imprecazioni su Facebook e agli insulti ai politici.

Ahimé, come un utensile datato perde il proprio fascino nell’era della modernità, la Costituzione viene immediatamente bollata come una lettura del tutto improbabile per i giovani d’oggi. Eppure, scavando anche “solo” nei 12 Principi Fondamentali, si potrebbero scoprire interessanti dettagli lessicali, che forniscono un’ulteriore chiave di lettura per capire l’identità di un paese intero.

Marino Sinibaldi si è dilettato, in un articolo sul sito web dell’Internazionale (https://www.internazionale.it/opinione/marino-sinibaldi/2018/01/05/costituzione-anniversario-70-anni) a mettere in evidenza due verbi che risaltano in questi primi 12 Principi: rimuovere e promuovere. Entrambi con la volontà di movimento, di rinnovamento, di guardare avanti dopo oltre vent’anni di regime fascista, per esaltare i caratteri comuni della cultura italiana.

Rimuovere:  È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese – Articolo 3.

Promuovere: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica – Articolo 9.

Tuttavia, c’è un verbo dall’apparenza così banale che mi piacerebbe personalmente aggiungere alla lista: riconoscere.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalita`, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale – Articolo 2.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto – Articolo 4.

Perché questo verbo? Perché oltre alle accezioni stilistiche e formali in linea con la rigidità e l’eleganza di questo scritto, quali “identificare, individuare” o “distinguere con precisione, conoscere nella sua vera essenza”, compare anche il significato di “accettare come legittimo”.

Accettare, ammettere, riconoscere come valido. Sono tutti verbi che rimandano implicitamente ad un passato scuro di discordie che si è concluso con una pace dolorosa, ma necessaria. Ma allo stesso tempo evidenziano la volontà di ri-conoscere, “conoscere di nuovo”, l’essenza stessa della Repubblica, tra le mille diversità e divisioni culturali e territoriali.

Questo dovrebbe essere il dovere di ognuno in quest’anno che segna un traguardo importante per la Costituzione: rileggerla in chiave attuale, partendo dai principi che possano rinfrescarci la memoria collettiva antifascista. Senza limitarsi a bollarla come “la più bella del mondo”, ma riconoscendo  semplicemente che sia “la più bella per gli italiani”, con la dovuta saggezza ma anche i dovuti limiti di questa vecchiaia…