Per ricercare le ragioni storiche e politiche di tutto quello che sta succedendo in Europa in questi mesi è necessario fare un salto nel passato, precisamente nel 1648, l’anno che vide finire la Guerra dei Trent’anni con la Pace di Westfalia. Questa pace è il punto d’inizio nell’Europa dello Stato Assoluto propriamente detto. Caratterizzato dal reciproco riconoscimento di autorità sovrane e indipendenti. Gli avvenimenti che ne seguirono non fecero altro che accentuare l’ordine che andava a stabilirsi. Le continue guerre che dal 1700 coinvolsero le monarchie europee ebbero il loro apice durante l’età napoleonica e rivoluzionaria d’inizio ‘800, che sconvolse gli scacchieri politici a tal punto da dover procedere ad una restaurazione dell’ordine westfaliano, da parte delle potenze vincitrici, durante il Congresso di Vienna nel 1815.
Gli anni intorno alla metà del ‘800 videro lo sgretolarsi delle monarchie assolute a favore di un numero sempre maggiore di concessioni politiche da parte dei sovrani nei confronti dei popoli nazionali. Sono gli anni delle costituzioni ottriate, ovvero concesse dai monarchi, in cambio dell’ordine civile e della fine delle rivolte. Questi processi contribuirono alla progressiva democratizzazione degli ordinamenti statali ma anche alla nascita degli stati liberali che basarono la loro epica sull’Ethos nazionale e sulla sovranità del popolo contro chiunque la rinchiudesse. Spalancando così la strada a un sempre meno stabile equilibrio internazionale, fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, che vide la vera e propria dissoluzione del vecchio ordine a favore dei nazionalismi e di un progressivo americano-centrismo europeo.
Gli anni tumultuosi del primo dopoguerra furono colmi di rancori e rese dei conti, per mezzo dei quali i vincitori vollero per un’altra volta tacitare l’impulso nazionalista, questa volta germanico, che sommato alla crisi economica del ’29 vide l’esplosione del Nazional Socialismo. Il nostro continente ripiombò ancora una volta nel marasma della guerra. Un altro conflitto mondiale, un’altra pace. Ma non era ancora finita.
Con la guerra fredda si spalancò per l’Europa la possibilità di crescere, ma purtroppo ancora nella divisione. Da una parte le democrazie occidentali, capitanate dallo Zio Sam, sostenute dal poderoso Piano Marshall, dall’altra il blocco sovietico dell’URSS capeggiato dalla Madre Russia, sospinto dal socialismo. Ed è in quegli anni che si vide il manifestarsi della volontà degli stati europei di creare una comunità che si ponesse nella condizione di assicurare la pace per le generazioni a venire. L’incubo della guerra passata era fresco nella memoria della gente, mentre la prospettiva di un nuovo conflitto nucleare era perlomeno terrorizzante. Così si rispolverarono le idee europeiste di forse uno dei pensatori più illuminati della storia, Altiero Spinelli. Però con riserve, in modo da non scontentare le nuove compagini politiche che difendevano l’orgoglio nazionale e l’autorità dei singoli stati. Ormai la macchina europea era in moto e bisognava farla funzionare a tutti i costi. Falliti i primi tentativi di portare alla luce una costituzione sovranazionale e la creazione di un esercito comune, si procedette nel senso che faceva più comodo a tutti. Si fece uso del funzionalismo, il procedere a piccoli passi. Si partì dall’istituzione di un’unione doganale-economica con la nascita della CECA, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. Insomma, si crearono le basi della Comunità Europea su quelle due cose che in quegli anni erano negli interessi di tutti: il carbone e l’acciaio. Finito il mero interesse verso questi due materiali si iniziarono a porre le basi di quelle istituzioni che oggi conosciamo come il Mercato Unico, la BCE e l’insieme degli istituti finanziari europei. Furono gli anni della CEE, la Comunità Economica Europea.
La creazione degli Stati Uniti d’Europa è stata così difficile perché nel corso della loro storia i popoli che abitano gli stati europei hanno dovuto guadagnarsi la propria sovranità, se la sono dovuta prendere con le unghie e con i denti. Guardiamo per esempio alla rivoluzione francese, o a tutti i moti di democratizzazione. Sono immagini molto vivide, che rappresentano la volontà del popolo di non volersi far sottomettere da nessuno. E sono numerosi gli esempi di questo genere anche nell’area est-europea dopo la fine del socialismo sovietico.
Per non parlare della troppa differenza di ordinamenti, usi e costumi tra gli stati. Una realtà federale, o confederale, ha bisogno che tra gli attori che ne prendono parte ci sia una parziale somiglianza istituzionale, e gli Stati Uniti ne sono un esempio. Nel Vecchio Mondo abbiamo addirittura approcci al diritto diversi: si va da un diritto pregno della tradizione germanica nel centro Europa, ad uno di ispirazione greco-latina in Spagna, Portogallo, Italia, Francia e Grecia o ancora al Common Law anglosassone.
Per concludere, una piccola esegesi sull’idea di Europa. A crearla sono stati perlopiù i grandi intellettuali e filosofi greci; tra questi Isocrate, che identificava l’Europa con il mondo greco, mentre successivamente Aristotele la elevò a patria del libero pensiero politico in contrasto con il mondo asiatico-dispotico della civiltà persiana. Enea Silvio Piccolomini nel XV secolo usa il termine Europa ponendo l’accento sulla civiltà sorta in seno alle tradizioni greco-romane, mentre Niccolò Machiavelli utilizzerà sovente nei suoi scritti l’espressione «europeo». Ma forse la persona che per prima ci dà un’immagine costruita del continente europeo è Voltaire. Nei suoi scritti la immagina come «una specie di grande repubblica divisa in vari Stati, gli uni monarchici, gli altri misti, gli uni aristocratici, gli altri popolari, ma tutti collegati gli uni con gli altri, tutti con eguale fondamento religioso, anche se divisi in varie sette, tutti con gli stessi principi di diritto pubblico e di politica, sconosciuti nelle altre parti del mondo». Nonostante le spinte idealiste di questi personaggi, è pur vero che la terra d’Europa è stata quasi sempre teatro di scontri e tensioni. Pochi terreni sul nostro pianeta hanno visto più guerre del suolo europeo. Ma oltre agli ideali che fanno da sfondo, la storia è la somma delle nostre piccole azioni individuali, che sono in realtà reazioni agli stimoli che riceviamo dal mondo esterno. E gli eventi a cui stiamo assistendo nient’altro sono che la somma di questi stimoli. Il rifiuto delle persone comuni ed europee al “politically correct”, a tutto ciò che è alta politica o semplice dialogo pacifico nasce dal fatto che durante la crisi, che imperversa dal 2008, l’Unione non è riuscita a fare gli interessi di tutte le classi sociali, allontanandosi le simpatie dei popoli con delle politiche che non sono state viste come il frutto di un processo comunitario, ma come imposte dall’alto da chicchessia. Stiamo assistendo alla sconfitta del sistema intellettualistico come lo abbiamo sempre conosciuto, il quale non fa più presa sulla coscienza collettiva. Perché non è riuscito a creare un collegamento tra le decisioni delle istituzioni europee e la vita quotidiana delle persone. La storia ci insegna che solo dalle sconfitte si possono apprendere le più grandi lezioni di vita. E da questa sconfitta abbiamo il dovere di guardare al futuro con speranza, per tre ragioni.
La prima è che non tutto quello che è stato fatto in passato è da buttare, anzi l’Europa non ha mai vissuto un così lungo periodo di pace tra le nazioni come in questi decenni.
La seconda è che il dialogo politico è importante per disinnescare le escalation che portano ai conflitti, dal momento che l’economia non riesce a svolgere appieno questo compito di comunicazione, forse perché molto legata agli interessi individuali e all’arricchimento personale.
La terza, e forse la più importate, sta nel significato della parola misericordia, che è per definizione sentimento di compassione e pietà per l’infelicità e la sventura altrui che induce a soccorrere, a perdonare, a non infierire. La nostra generazione dovrà farsi carico di questa nobile virtù per traghettare questa vecchia terra tra le acque minacciose che l’epoca contemporanea ci pone davanti. Andrà fatto con coraggio, avendo ben presente gli innumerevoli insegnamenti storici che, profetici, ci mostrano cosa può davvero ritornare a essere il mondo europeo senza la fraternità che solo la misericordia può creare.

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