Gaio Mario è un homo novus.

Mario è un demagogo che “si è fatto da sé”. Rispetto ai Gracchi, di cui è l’erede, appare decisamente più pragmatico e realista. D’altronde, il suo rapporto con le masse popolari può essere definito “strumentale”, motivo del suo successo.

Nonostante ciò, Mario è comunque un uomo ostile al Senato e alle vecchie Istituzioni politiche. Per questo motivo può essere considerato un democratico, erede della linea ideologica e politica dei Gracchi, in versione smart.

Isaac guarda il mare, da solo, scrutando l’orizzonte. Il confine tra cielo e mare non è chiaro, la Costa Azzurra è Blu, questa sera.

Il 23 Aprile 2017 è il giorno del primo turno delle elezioni Presidenziali francesi.

Amr e Nour guardano il viso sorridente di Marine Le Pen. Da buoni studenti stranieri non condividono la gioia del Front National, partito di estrema destra che è appena passato al secondo turno delle Presidenziali.

Non succedeva dal 2002, quando Jean-Marie Le Pen, padre dell’attuale candidata e xenofobo convinto, umiliò la sinistra qualificandosi secondo con un 0,7% di scarto rispetto al Partito Socialista di Lionel Jospin.

Al secondo turno, Jean-Marie Le Pen si trovò contro una coalizione “costretta” a schierarsi dietro alle spalle di Jacques Chirac, repubblicano alla ricerca del secondo mandato. Il 18% di preferenze del Front National è una sconfitta schiacciante, ma all’insegna del compromesso.

Le prospettive di voto per il secondo turno delle Presidenziali francesi, previste per il 7 maggio, prevedono una sconfitta simile per la figlia Marine, ma con una percentuale più vicina al 40%. Un miglioramento maturato in 15 anni di rinnovamento, di politiche più moderate ma pur sempre sotto la bandiera dell’odio e di un esagerato sentimento nazionalista.

Victor guarda senza commentare Emmanuel Macron che sale sul palco della vittoria. Un delirio di bandiere e di urla da concerto dei Beatles lo accoglie per celebrare un risultato incredibile. Con oltre il 23% dei voti, il candidato del movimento En Marche è arrivato in testa al primo turno delle Presidenziali.

“Cambiamento”, “innovazione”, “progressista”, “economia”. Ecco le parole chiavi del programma e della campagna di un candidato padre di un movimento politico ancora bebè, creato da appena due anni. Un candidato capace di distruggere il tradizionale confronto destra/sinistra che ha fatto la storia della vita politica francese. Un homo novus che ha dimissionato da un governo socialista in discesa continua per farsi strada verso una vittoria carismatica.

Mohammed è in Francia da appena 3 mesi. Studente curdo iracheno, prova ad analizzare la situazione politica di un Paese in cui quasi 10 milioni di elettori hanno votato per chiudere le frontiere della Francia per la sicurezza e l’ordine interno. Non è completamente abbattuto, perché vede in Emmanuel Macron un candidato “compromesso” che è sicuramente più moderato ed accettabile di Marine Le Pen. È convinto che la Francia, con la sua tradizione democratica, non possa commettere lo stesso errore degli Stati Uniti e del Regno Unito.

Tuttavia, tra gli sguardi intensi di dieci studenti di Scienze Politiche aleggia leggero un senso di incertezza, di insicurezza, di paura. I corsi di Istituzioni Politiche, di Sociologia, di Storia, di Diritto, di Economia non bastano per guardare al futuro con una prospettiva chiara e prevedibile.

L’unica certezza?  Il ruolo preponderante di discorsi populisti, che hanno la qualità di parlare al cuore della gente e il difetto di nascondere politiche inattuabili, e quello dei media di massa, che attraverso sondaggi quotidiani e apparentemente univoci hanno involontariamente condizionato un risultato annunciato (ma che alla fine qualifica ben quattro candidati in 4 punti percentuali di scarto).

Bastano queste certezze per far dare alla Francia sogni tranquilli?

Lo scopriremo nella prossima puntata.

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