Le credenze sul microonde

Nonostante sia tra gli elettrodomestici più diffusi, presente in quasi ogni casa, il microonde è avvolto da misteri e leggende sul suo funzionamento.

Si pensa ad esempio che i forni a microonde possano causare il cancro, ma ciò che non si sa è che le microonde sono più simili ad onde radio che a onde radioattive. In alcuni casi difettosi possono essere rilasciate delle onde all’esterno, ma queste non sono dannose.

Un’altra credenza riguarda un possibile danneggiamento di dispositivi come pacemaker. In effetti in passato i pacemaker più vecchi potevano subire delle interferenze, ma da qualsiasi apparecchio elettronico. I pacemaker moderni sono invece muniti di schermi elettromagnetici per evitare simili problematiche.

Alcuni credono inoltre che i prodotti in un microonde vengono riscaldati dall’interno, ma casomai avviene il contrario. Basta provare a far sciogliere del burro e si vedrà che sarà l’esterno a fondere per primo.

Un’altra cosa che i forni a microonde non sono sicuramente in grado di fare, è quella di distruggere tutti i batteri negli alimenti. Dato che i cibi nel forno non vengono riscaldati in modo uniforme, i batteri possono sopravvivere nelle aree più fredde.

Ci sono dubbi anche riguardo al comportamento dei metalli in un forno a microonde in quanto si crede che ogni tipo di oggetto metallico provochi scintille se inserito in uno di questi forni. In realtà se lo spessore del metallo è elevato non vi sono scintille. In ogni caso, il metallo respinge le microonde emesse, impedendo così ad un ipotetico contenitore metallico di riscaldarsi, ma non impedendo di riscaldare gli alimenti in esso contenuto.

Un ultimo mito riguarda il consumo di energia di un forno a microonde. Si pensa infatti che questo consumi pochissima energia. Il minore consumo di energia non è in realtà relazionato al consumo effettivo del microonde, quanto al fatto che impieghi meno tempo a cuocere un alimento, portando ad un utilizzo inferiore di energia.

Quante ne sai sul Carnevale?

Finito il riposo delle vacanze natalizie arriva febbraio, tra scuola, lavoro e un’estate che sembra ancora lontana! Per fortuna che esiste il Carnevale, la festa del divertimento, degli scherzi e della spensieratezza, dove ognuno di noi si sbizzarrisce in travestimenti e maschere di ogni genere! Anche qui, però, ci troviamo di fronte ad un evento ricco di storia e tradizioni popolari che molto spesso sono in pochi a conoscere…
Ecco quindi in piccolo elenco di curiosità ed eventi storici che ci faranno scoprire i segreti legati al Carnevale! Buona lettura!

Da dove deriva il nome?
Il nome che usiamo tuttora per designare questa festa ha origine latina. Deriva infatti dalla locuzione carnem levare (levare la carne) o carne, vale! (Carne, addio!). Si rifà infatti all’usanza cristiana di non mangiare troppa carne nel periodo della Quaresima, ovvero i quaranta giorni di digiuno che seguono il carnevale in preparazione della Pasqua.

Nasce con i Romani?
Le festività del carnevale sono spesso associate a ricorrenze religiose molto antiche, prime fra tutte i Saturnali romani, che prevedevano banchetti, sacrifici e riti orgiastici. In realtà abbiamo notizie di pratiche simili anche in età sumerica e babilonese: in corrispondenza dell’equinozio primaverile veniva celebrata con cerimonie e processioni la vittoria del dio Marduk contro il malvagio drago Tiamat. Anche i successivi riti dionisiaci greci hanno molti aspetti in comune con il carnevale.

Cos’è il Martedì Grasso?
Il martedì grasso è, quasi universalmente, l’ultimo giorno del Carnevale: ma da dove prende il suo nome? Essendo l’ultimo giorno prima dell’inizio della Quaresima (che comincia con il Mercoledì delle ceneri), il martedì le famiglie ne approfittavano per terminare le scorte di tutti i cibi prelibati che non potevano essere consumati prima di Pasqua!

Perché ci travestiamo?
Anche in questo caso, sarebbe un’usanza nata durante l’antichità. Nei saturnali romani veniva eletto un princeps, una sorta di caricatura della classe nobile, al quale si conferiva temporaneamente ogni potere. Egli era vestito con una buffa maschera dai colori sgargianti; si trattava spesso della personificazione di una divinità infera (Saturno o Plutone), ai quali solitamente venivano offerti sacrifici durante il periodo invernale. Il princeps aveva quindi il diritto di coordinare i frenetici festeggiamenti per le strade della città.

Quante maschere esistono in Italia?
L’Italia ha una grande ricchezza di maschere regionali di Carnevale, di origine diversa: sono nate dal teatro dei burattini, dalla Commedia dell’arte, da tradizioni arcaiche, oppure sono state ideate appositamente come simboli dei festeggiamenti carnevaleschi di varie città. Più di 100 sono i costumi tradizionali che sfilano nelle strade di città e paesi da Nord a Sud.

Quando nascono i carri allegorici?
L’usanza di portare in processione carri raffiguranti le divinità del Bene e del Male in lotta tra loro risalirebbe ai popoli delle Mesopotamia e alle culture indoeuropee. Il primo carro italiano venne però costruito a Viareggio solo nel 1873. Esso fu costruito da operai portuali che, ispirandosi alle tecniche di costruzione delle navi, riuscirono a fabbricare strutture con un sistema di corde, cavi d’acciaio e carrucole usati nei cantieri.

Dentro ai sogni cosa c’è?

“Un appagamento camuffato di un desiderio rimosso”. Questa è la definizione data dal medico austriaco Freud ai sogni. Ma davvero i sogni sono solo questo?

Sicuramente tutti i sogni si possono interpretare, anche i più bizzarri, poiché il nostro Es (io interiore) ci parla spesso attraverso simbolismi e potenziali significati non subito riconoscibili. Senza dimenticare che quando si sogna più volte la stessa cosa allora è molto probabile che la nostra mente ci stia dicendo qualcosa, anche se non sempre è così facile ascoltarla.

Tuttavia i sogni non sono così poco ma qualcosa di molto più complesso: nessun umano ha la facoltà di non sognare o di avere un solo sogno per notte. Infatti, il nostro subconscio non si manifesta solo nella fase REM ma anche in quella NREM. Semplicemente nella fase REM siamo più propensi a ricordare ciò che sogniamo. Gli studiosi affermano che il primo sogno di una notte duri appena cinque minuti mentre l’ultimo può arrivare a 45 minuti un’ora.

Inoltre sognare fa molto bene per lo studio: per ricordare meglio una lezione complicata basta leggere prima di addormentarsi: la nostra mente durante la notte creerà dei collegamenti fra le nuove nozioni e ciò che già sappiamo.

I sogni però possono anche essere un aspetto negativo della nostra vita trasformandosi in incubi. È possibile provare emozioni negative durante un sogno ma anche dolore fisico il quale supera la barriera fra sonno e veglia.

Molti affermano anche la possibilità di governare un sogno, quasi come in “Inception”. La bella notizia è che ognuno di noi ha questa capacità e si può avere un sogno lucido per massimo mezz’ora. Il primo passo è capire di non essere svegli e ciò può avvenire provando a leggere (non ci riuscirete), guardando l’orologio (vi darà sempre un’ora diversa), osservandovi in uno specchio (non vi rifletterà), contando le dita della vostra mano (non saranno mai cinque) … Se svolgerete una di queste operazioni potrete capire di essere in un sogno e governarlo, iniziando magari a volare, attraversare i muri o, perché no, viaggiare nel tempo…

IPNOSI: si può fare, ma non tutto ciò che se ne dice è vero

Per prima cosa definiamo che cos’è l’ipnosiWikipedia definisce l’ipnosi come “un fenomeno psicosomatico che coinvolge sia la dimensione fisica, sia la dimensione psicologica del soggetto”Più generalmente si può dire che è una condizione indotta in cui l’individuo può essere influenzato psicologicamente e dal punto di vista comportamentale. Sfatiamo alcuni di miti al riguardo.

1-Una volta ipnotizzato, ad un soggetto si possono far compiere azioni contro la sua volontà. FALSO!

In realtà l’ipnosi fa vivere al soggetto un’esperienza di trance, che non va a modificarne la personalità e quindi, per esempio, la volontà. Inoltre lo stato di trance, porta molto spesso ad una condizione fisica di paralisi che rende quindi impossibile per il soggetto alcun tipo di movimento. Per di più nessun soggetto, per quanto influenzabile, può essere ipnotizzato contro la sua volontà e anche durante lo stato di ipnosi la condizione può essere interrotta in qualsiasi momento.

2-Il soggetto sotto ipnosi è incosciente. FALSO!

Durante tutta la sessione il soggetto è perfettamente cosciente di ciò che gli accade intorno: sente suoni, sensazioni e può rispondere a stimoli. Semplicemente l’“ipnotizzatore” convoglia l’attenzione del soggetto verso qualcosa, distraendolo da ciò che accade intorno a lui.

3-Si possono ipnotizzare gli animali. FALSO!

Alcuni animali con un cervello meno sviluppato sono più facilmente influenzabili attraverso movimenti ripetuti e ritmici, come il classico pendolare dell’orologio da taschino. Un animale, come ad esempio una gallina, osservando il movimento lo seguirà rendendosi più docile. Ciò chiaramente non vale per animali più scaltri che non cadono nell’inganno e che addirittura usano tecniche simili per ammaliare le proprie prede. Ad esempio la volpe muove ritmicamente la coda per distrarre un uccello “ipnotizzandolo”.

4-Per ipnotizzare qualcuno bisogna avere capacità o “poteri” particolari. FALSO!

L’ipnosi è atta semplicemente a convogliare, come detto prima, l’attenzione di un individuo portandolo in uno stato psicofisico di rilassamento o trans. L’ipnosi può essere anche autoindotta ed è detta autoipnosi, essa viene fatta ad esempio tramite l’ascolto di voci registrate o musiche particolari per scopi come la cura di disturbi d’ansia o controllo delle emozioni.

Molto spesso l’ipnosi è usata clinicamente con il nome di ipnoterapia come supporto alle cure per disturbi psicologici come quelli legati al cibo, alla personalità o ad ansie e fobie. In questo uso specifico viene avvicinata molto al concetto di condizionamento, cioè l’azione di portare un soggetto a cambiare il suo pensiero riguardo una determinata situazione per il suo bene psico-fisico.

Quello che non sai sulla lingua

 

Fin dalla scuola elementare ci hanno presentato la lingua come un organo di senso dotato di papille gustative, le quali, a seconda della posizione, recepiscono i 4 gusti: dolce, salato, acido e amaro. In realtà alcune credenze relative all’organo del gusto sono da sfatare. Eccone alcune:

Papille gustative.

Le cosiddette papille gustative si suddividono, in base a forma, numero, distribuzione e funzione, in quattro tipi:

-filiformi: tramite la loro ruvidezza, permettono di trattenere gli alimenti, senza farli scivolare; sono ricche di innervature;

-fungiformi: sono rilievi a forma di fungo e possono essere riconosciute sul dorso della lingua come piccoli punti rossi;

-vallate: in numero di 7-11, esse si trovano davanti al solco che segna il limite tra corpo e base della lingua;

-foliate: più sviluppate nei roditori che nell’uomo, sono disposte sui margini del corpo linguale.

Zone di percezione.

È da eliminare dalla nostra memoria l’immagine presente su molti libri di scienze in cui la lingua è rappresentata suddivisa in quattro zone specifiche, chiamate zone di percezione. La percezione del gusto, infatti, è distribuita in tutta la bocca e anche in altre zone, come l’epiglottide e il palato molle. Tant’è vero che si percepisce la dolcezza di una caramella anche non mettendola sulla punta della lingua.

I gusti sono quattro.

È opinione comune che i gusti siano soltanto quattro. In realtà, i calici gustativi, aggregati di chemiocettori cellulari che si trovano principalmente nelle papille gustative, possono distinguere un gran numero di molecole dolci e di molecole amare. Inoltre, gli esseri umani riconoscono un quinto gusto: l’umami (parola giapponese che può essere tradotta con “saporito”), rintracciabile da recettori specifici per il gluttamato nella carne, in alcuni formaggi e funghi.

Gusto e sapore:

Spesso i due termini sono utilizzati come sinonimi, ma non lo sono. Il gusto, infatti, è ciò che è rilevato dalla bocca, mentre il sapore consiste nella combinazione fra il gusto e gli aromi colti dal naso attraverso l’olfatto.

Cancro e tumore: i tabù da sfatare

Cancro e tumori sono spesso malattie soggette a miti e credenze, pochi sanno davvero di cosa si sta parlando. È importante non fermarsi al “sentito dire”, poiché circolano molte informazioni fasulle. Sfatiamole con la realtà dei fatti.

Cancro e tumore non sono la stessa cosa
Il tumore è la crescita esagerata ed inopportuna di un tessuto e può essere di tipo benigno o maligno. Con cancro si indica solo un tumore maligno, cioè in grado di produrre metastasi che hanno la capacità di invadere i tessuti vicini o raggiungere organi distanti dalla sede di origine del tumore.

Tumori ed ereditarietà
Solo una piccola percentuale dei tumori (tra il 5% e l’8%) risulta ereditaria. Spesso, parlando di cancro, si fa confusione tra malattia genetica e malattia ereditaria credendo che la maggior parte delle persone che hanno un tumore maligno abbia anche un familiare malato. Una malattia dei geni è differente da una ereditaria. Possedere nel proprio DNA un gene mutato che aumenta il rischio di un tumore non significa necessariamente che si scoprirà di avere un cancro in futuro.

Smetto quando voglio
Anche se le probabilità non si azzerano del tutto, il rischio di ammalarsi di tumore al polmone si riduce quando si smette di fumare. Smettere di fumare è sempre un guadagno in qualsiasi momento della nostra vita.
Microonde
Sono stati svolti diversi studi in merito, e si è verificato che cucinare con il microonde non provoca tumori. Oltretutto questi dispositivi sono schermati: solo gli apparecchi usurati o mal funzionanti possono costituire pericolo.

Sigarette VS inquinamento
I tumori causati dal fumo di sigarette sono molto più numerosi di quelli dovuti all’inquinamento atmosferico, che sono causa di molte altre malattie polmonari come asma e bronchiti croniche. L’inquinamento aumenta l’infiammazione polmonare, che può favorire un tumore nelle persone già predisposte.

Barbecue
Esiste un rischio misurabile solo se si mangia carne alla brace almeno una volta al giorno.Tutto ciò dipende principalmente dalla presenza di particolari sostanze chimiche, come gli idrocarburi policiclici aromatici che derivano dalla trasformazione delle proteine della carne a temperature elevate. Se si evitasse di consumare le parti grasse bruciate e se si comprassero carni più magre come il pollo il vostro corpo ve ne sarebbe grato!

Radioterapia
La radioterapia è uno dei trattamenti più usati nella cura del cancro. Essa consiste nell’emettere raggi X verso le cellule tumorali con lo scopo di distruggerle. Lungo il percorso, i raggi colpiscono inevitabilmente cellule in buone salute che si trovano nella traiettoria favorendo in esse anche delle mutazioni genetiche. Nonostante ciò la radioterapia non è più pericolosa della malattia stessa: potrebbe costituire una delle poche possibilità di salvezza del paziente.

Per ulteriori informazioni a riguardo, consiglio di visitare il sito www.airc.it

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