Ogni musicista che si rispetti è consapevole di come il proprio strumento, attraverso anni di pratica individuale e esperienza, possa trasformarsi in un’estensione del proprio corpo e allo stesso tempo della propria anima. Basandomi sulla mia esperienza personale nel campo dell’ascolto musicale, ho provato a immaginarmi chi tra i musicisti che hanno segnato in qualche modo le mie playlist giornaliere possa al meglio personificare il suo strumento. Il giudizio non si basa tanto sulla tecnica (che rimane comunque consistente), bensì sull’attitudine che più ha influenzato la concezione collettiva del suddetto strumento in tempi moderni. Detto ciò, è plausibile che vi discostiate in qualche modo dalle mie scelte (in alcuni casi anche banali) ed effettivamente lo scenario delle possibili alternative è davvero ampio.
In ogni caso, oggi partiamo con gli strumenti di una classica formazione rock/pop, i più vicini all’idea popolare di fare musica al giorno d’oggi.
Buona (breve) lettura.

Chitarra elettrica: Jimi Hendrix.
È inutile sforzarsi troppo: Hendrix è senza dubbio ancora oggi il re incontrastato della chitarra. La notorietà delle sue esibizioni ricche di esoterismo e contatto fisico con la chitarra ha raggiunto pressoché ogni angolo del globo finendo per unire irremediabilmente la chitarra e la sua anima. La sua immensa profondità spirituale penetrata nella sei corde è la chiave per comprendere il suo eterno ritorno in vita e la continua ricerca dell’imitazione del mito.

Batteria: John Bohnam.
John Bohnam è la definizione di batterista: caotico, rumoroso e perfettamente a tempo. Un vero groove killer. Si narra che la sua precisione alla batteria fosse tale da sconfiggere anche il conteggio meccanico di alcuni tra i più precisi orologi. Esattamente come Hendrix, anche Bohnam ci ha lasciato fisicamente da ormai tanto tempo, ma attraverso i suoi assoli e fill leggendari rivive ogni giorno sulla punta delle bacchette di ogni piccolo e grande rocker.

Basso: Joe Dart.
Joe Dart on the Fender bass: una frase che ogni fan dei Vulfpeck conosce molto bene. Joe Dart è un’elettrizzante personificazione del bass groove e il suo inconfondibile movimento cervicale spacca il tempo meglio dei più precisi metronomi. La conferma della sua bravura leggendaria è il suo stesso pubblico che riprende con la voce i suoi riff più celebri.

Voce: Freddie Mercury.
Solo i bugiardi troverebbero il coraggio di raccontare l’opposto: Freddie Mercury è l’orgasmo canoro per eccellenza, l’emancipazione definitiva delle corde vocali. L’associazione tra voce e Mercury è pressoché immediata, motivo per cui la nostra regina, tra gli infiniti successi, si conquista il anche questo piccolo trono amatoriale.

Pianoforte: Elton John.
Nonostante il suo aspetto da simpatica vecchina inglese, Elton John è stato in passato un vero terremoto per il mondo del pianoforte. Il suo precoce talento ha messo fin da subito in chiaro il legame indissolubile con la tastiera fino ad arrivare all’unione totale all’apice della sua carriera tra gli anni ’70 e ’80. Non importa se vestito da Paperino, da Regina Vittoria o sotto effetto di droghe: nel momento in cui le sue mani posano sui tasti inizia un trascinante incantesimo musicale.

 

 

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