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	<title>La pillola sportiva Archives - 1000miglia</title>
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		<title>L&#8217;ago della bilancia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Gerboni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Mar 2023 07:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La pillola sportiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che impatto ha la riduzione della 18 app sui giovani e il calcio? Lo Stato sarà in grado di intervenire diversamente?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[


<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La manovra di bilancio che è stata approvata lo scorso anno contiene molte cose interessanti e altre meno. Ad esempio si è limitata molto la </span><i><span style="font-weight: 400;">18 App</span></i><span style="font-weight: 400;">! Prima di tutto dobbiamo chiederci “che cos’è la </span><i><span style="font-weight: 400;">18 App</span></i><span style="font-weight: 400;">?”. E’ il cosiddetto “</span><i><span style="font-weight: 400;">bonus cultura</span></i><span style="font-weight: 400;">”, un atto che incoraggia i giovani  ad andare ad una mostra, a un concerto, a teatro e in libreria. È un incentivo aperto a tutti i ragazzi e ragazze della nostra comunità con l’obiettivo di fare della Cultura un farmaco contro l’ignoranza. Che legame c’è con lo sport? In questo modo sono stati recuperati duecentottanta milioni utilizzati poi per le squadre di serie A!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ci sono molti pareri su questo: affermazioni come “è l’unico modo per salvare il calcio italiano”, il quale è da un po&#8217; di anni in crisi perché oramai abituato a essere sostenuto con un sistema dai costi esorbitanti, a constatazioni come “i presidenti e i dirigenti delle nostre squadre italiane dovrebbero imparare a gestire meglio i budget, aprirsi di più ai mercati internazionali e ai diritti televisivi”. Io spezzo una lancia in favore delle squadre di serie A che in passato hanno provato a fare un salto di autonomia senza dover dipendere dallo Stato italiano attraverso il </span><b><i>progetto <a href="https://www.1000-miglia.eu/superlega-e-dintorni/">Superlega</a></i></b><span style="font-weight: 400;"> che è stato totalmente annientato. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Intanto, la 18 App non sparisce del tutto ma viene cambiata dal Governo nella Carta della Cultura e nella Carta del Merito. La prima saranno cinquecento euro di Bonus spendibili sempre in ambito culturale a tutti quei diciottenni/e che rientrano fino ai trentacinquemila euro di ISEE e la seconda è rivolta a chi prenderà 100/100 alla maturità. La </span><b><i>Superlega</i></b><span style="font-weight: 400;"> penso che fosse un inizio sia a livello europeo che a livello mediatico però contestato e che, a mio giudizio consentiva alla società di privatizzarsi di più, gestire direttamente i soldi perché, oltre a partecipare al campionato, ne sarebbero stati soci. Perciò, era l’inizio di un percorso che è stato annullato. Adesso ne stiamo pagando le conseguenze con un forte bisogno dello Stato italiano nel calcio, che deve intervenire economicamente tramite dei sacrifici di contabilità che competono al Ministero dei Beni culturali, e salvare il sistema calcio che si regge ormai su quantità di denaro esorbitanti. Se non si intervenisse molti lavoratori di quel settore rischierebbero il fallimento. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Io penso che il concetto dello </span><a href="https://www.1000-miglia.eu/sport-ecosostenibile/"><b>sport ecosostenibile</b></a> <span style="font-weight: 400;">sia più importante e che quei soldi debbano andare al calcio dilettantistico e all’attività motoria sul territorio per incentivare le nostre comunità ad una cultura dello sport. Aiutare tutte le realtà locali soprattutto le piccole frazioni dove i servizi sono più scarsi e laddove le famiglie hanno bisogno per dare delle risposte educative in più ai propri figli e gestirne il loro tempo libero. Anche perché il Terzo Settore dà delle risposte alle famiglie sul territorio, che purtroppo non sempre le amministrazioni comunali riescono a raggiungere da soli, perciò su questo, si potrebbe rinforzare già una normativa presente, che consente a tutte le associazioni dilettantistiche di diventare </span><b>ETS</b><span style="font-weight: 400;"> (Enti del Terzo Settore), cioè la possibilità di essere riconosciute dal Ministero delle Politiche Sociali e poter avere vantaggi fiscali di vario tipo. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Se lo Stato non si prende cura dei piccoli territori e non riesce a dare risposte vicine alle famiglie, a catena si formeranno problemi legati alla crisi demografica e di conseguenza al <a href="https://www.1000-miglia.eu/andro-mai-in-pensione/">problema pensionistico del futuro</a>. </span></p>
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		<title>Vincere non andando ai Mondiali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Gerboni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La pillola sportiva]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<category><![CDATA[mondiali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'intero sistema calcistico italiano soffre da alcuni anni: la qualificazione dell'Italia ai Mondiali potrebbe essere una nuova crisi?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">L’Italia di Mancini non ha superato la qualificazione ai Mondiali. Iniziamo a ragionare se possa essere l’inizio di un’altra crisi oppure no.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto, io penso che non dobbiamo dimenticare la rottura degli Europei, perché è avvenuto in un periodo non semplice per tutto il mondo sportivo che, insieme ad altri settori, ha subito una profonda crisi legata alla pandemia. Il C.T. Roberto Mancini e il suo staff sono riusciti a compattare una squadra che derivava dalla mancata qualificazione ai Mondiali del 2018 in Russia, e sono riusciti a raggiungere il titolo europeo trasmettendo così l’affetto per la nazione e la maglia azzurra. Perciò, ricordiamo il passato e non cominciamo ad affermare &#8211; come qualcuno ha espresso sui social, facendo della propaganda &#8211; che Mancini non è l’allenatore giusto per i prossimi anni. Tutto questo non cancella il problema di fondo che è quello di una politica sportiva che fatica ad avere un ruolo importante in Italia: le associazioni sportive sono deboli sul territorio e fanno molta difficoltà a stare al passo con i tempi attuali.<br />A mio parere una delle soluzioni potrebbe essere rafforzare i contratti di collaborazione sportiva e fare il passaggio da A.S.D. e di S.S.D ad aziende sportive. Lo so: questi sono pensieri che ci fanno venire i brividi, ma io credo che potrebbe far fare un bel salto di qualità allo sport dal punto di vista gestionale. Un altro pilastro importante è mettere al centro la scuola: in particolare bisognerebbe creare dei percorsi che avviino all’attività motoria, facendo in modo che il bambino approfondisca la motricità e venga poi inserito in un’attività sportiva; sarebbe bello se si rafforzasse il ponte tra scuola e realtà sportive: anche questo vuol dire essere comunità. Lo ripeto di nuovo perché lo trovo importante: attivare dei percorsi motori che avviino il bambino già dall’età infantile e che successivamente lo aiutino ad entrare in un’attività sportiva, utilizzando allo stesso tempo tutti i campi da calcetto oramai vuoti e inutilizzati dai Comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">Bellissima il racconto a <em>Che tempo che fa</em>, dove i fratelli Baresi hanno ricordato che da piccoli giocavano a Milano nell’oratorio della loro chiesa, dove il parroco, vedendoli giocare, prese una decisione: li portò dalla periferia a fare il provino nelle due grandi squadre del capoluogo lombardo. In Italia siamo sempre stati una grande scuola di atleti e soprattutto nel calcio eravamo i migliori, possibile che ci siamo dimenticati il “Come si fa?”. Dove sono finiti gli allenatori che hanno insegnato a giocare a calcio a Rivera, Oriali, fino ad arrivare a Maldini? Qualcosa va cambiato e mi auguro che questa sconfitta, sebbene abbia il sapore amaro di tutte le altre, faccia riflettere l&#8217;intero sistema. </p>
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		<title>giustizia e sport</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Gerboni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Apr 2022 09:35:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La pillola sportiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando giustizia e sport collaborano insieme si riesce a dare ai detenuti preziosi momenti di socializzazione e normalità. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Le figure femminili nella storia non finiscono mai di stupirci. Nella storia greca, Antigone viene citata nell’Opera tragica di Sofocle per la prima volta alle Grandi Dionisie nel 442 a.C. In essa viene raccontata la storia di Tebe, oggetto di competizione tra due fratelli, Eteocle e Polinice. Il primo vuole difendere la città e il secondo conquistarla ma i due si uccidono reciprocamente durante un duello. Creonte, padre e Re di Tebe, applica la legge della pòlis che prevede la degna sepoltura soltanto per i cittadini. Di conseguenza Eteocle può essere sepolto mentre Polinice, in quanto traditore, non ne avrebbe diritto. In questa diatriba interviene la sorella dei due fratelli morti, Antigone, che sostenendo davanti a suo padre la legge degli Dei, richiede il diritto di tutti i defunti di avere degna sepoltura. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Questa storia ci mette davanti ad un tema, ancora attuale, che discute la legge morale e la legge positiva, il conflitto tra coscienza e ragion di Stato, tra colpa, errore e responsabilità. Molte le domande che troviamo negli argomenti di oggi: Immigrazione, Pandemia, Carceri… Ecco su quest’ultimo tema voglio soffermarmi anche perché si sta parlando, con l’attuale Ministra della Giustizia Marta Cartabia, di una riforma della giustizia penale in cui prevale ancora oggi il concetto del “buttiamoli dentro e gettiamo la chiave”. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La domanda è: che cosa si potrebbe fare? Come si può avere una giustizia in carcere che sia responsabile e al tempo stesso garante di una pena? Sia nei confronti della famiglia che ha subito il reato e che chiede giustizia, ma anche nei confronti del detenuto che deve pagare attraverso un percorso di recupero e reinserimento nella società. E che c’entra lo sport in tutto questo? </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ritengo importante che a livello locale ci sia una rete tra carceri e realtà del Terzo Settore con l’obiettivo di aiutare il detenuto ad un reintegro nella comunità sociale, e il settore sportivo è uno di questi. Cito la “</span><i><span style="font-weight: 400;">Carta Internazionale dello Sport e dell’Educazione Fisica</span></i><span style="font-weight: 400;">” firmata all’UNESCO nel 1978 che esprime la parità di genere, la contrarietà alla discriminazione e l’integrazione delle persone nella società attraverso lo sport. Sport e Salute promuovono il progetto “Sport in carcere” che, in collaborazione fra il Ministero della Giustizia-DAP e il CONI, incentiva il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione carceraria attraverso la pratica e la formazione sportiva. A livello regionale, in Abruzzo nel carcere della Provincia di Chieti, si sta applicando questo tipo di progetto con gli obiettivi che lo Sport non è solo una pratica disciplinante, come educazione alle regole, ma anche e soprattutto come strumento di valorizzazione di sé, di socializzazione e autostima. Tutto questo deve essere supportato dalle importanti figure che già ci sono quali i giudici di sorveglianza che hanno lo scopo di giudicare la buona condotta e il percorso all’interno del detenuto. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">A Cuneo partecipai ad un progetto organizzato dalla </span><i><span style="font-weight: 400;">Comunità del Movimento dei Focolari</span></i><span style="font-weight: 400;"> che aveva organizzato insieme al CSI un torneo calcistico nel carcere di Fossano.  I protagonisti erano i giovani della Provincia di Cuneo, i detenuti e la polizia penitenziaria. È stato un bel momento di incontro e di svago per tutti. Specialmente per noi è stata un&#8217;occasione di confronto e consapevolezza con una realtà di persone, che con tutte le loro fragilità, hanno solo bisogno di un aiuto per ricominciare una vita migliore.</span></p>
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		<title>Guerra e sport</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Gerboni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2022 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La pillola sportiva]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come si sta approcciando il mondo dello sport nei confronti della guerra.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Lo Sport ha un ruolo interessante all’interno della guerra tra Russia e Ucraina. La prima mossa della scacchiera è stata fatta con la scelta di spostare la finale di Champions League da San Pietroburgo a Parigi. Il Presidente Emmanuel Macron ha fatto leva sul senso di appartenenza europeo e si è dimostrato un leader all’altezza del presidente russo. Molti si domanderanno il motivo di questa scelta: in primis vi è sicuramente una motivazione ideologica in quanto lo statuto dello sport presuppone la pace tra i popoli, quindi è inconcepibile che avvenga un evento sportivo in uno stato promotore di una guerra. La Russia non ha iniziato il conflitto precedentemente in quanto ha voluto rispettare la pace olimpica determinata dalle Olimpiadi in Cina dimostrando quindi l’importanza dell’ordinamento sportivo a livello internazionale. Oltretutto la Russia è stata punita a livello sportivo: in primo luogo da parte della Federazione Internazionale Pallavolo che ha dichiarato l’impossibilità di organizzare i Mondiali in Russia che dovevano svolgersi tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre; poi è stata sanzionata nuovamente dalla UEFA con la cancellazione dello Spartak Mosca dalla Champions League e con l’esclusione dall’Eurolega delle squadre di basket sovietiche: Zenit San Pietroburgo, Unics Kazan e Cska Mosca. La Formula 1 fa la sua parte sospendendo il Mondiale a Sochi di quest’anno e il Taekwondo toglie la cintura nera onoraria 9°Dan data al presidente Putin. Insomma, molte federazioni sportive hanno fatto scelte di questo tipo, trasmettendo il messaggio che lo sport deve essere promotore di ideali di pace. </span><span style="font-weight: 400;">Logicamente ci si può domandare a che cosa serve togliere tutti questi eventi sportivi in favore dell’Ucraina: servono a colpire economicamente le grandi, medie e piccole aziende, ad esempio a chi avesse sponsorizzato gli eventi e le squadre delle varie federazioni che avranno una ripercussione di fatturato; al mercato aziendale e contrattuale che si forma quando si devono fare manifestazioni sportive, che producono opportunità di lavoro ed introiti sul territorio interessato, legati al turismo e all’immagine.  </span><span style="font-weight: 400;">La politica dello sport ha quindi le idee chiare e si sta muovendo velocemente.</span><span style="font-weight: 400;">Intanto nel panorama locale,precisamente a Torino nel quartiere Santa Rita, una ventina di ragazzi russi, ucraini, ma anche uzbeki, azeri, bielorussi, giocano a calcio in un campetto tra i palazzi sotto il nome di “Unione sportiva parlanti russo”. Una realtà che dimostra come nel nome dello sport si possa restare uniti dentro e fuori un campo.</span></p>
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		<title>La distanza dalla curva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Gerboni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Feb 2022 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La pillola sportiva]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[curva]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Pulici]]></category>
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		<category><![CDATA[tifosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli stadi senza il grande pubblico sono diventate scene desolanti, come se mancasse qualcosa di fondamentale.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Mercoledì sera: Coppa Italia. Sono comodamente seduto sul divano e tra un calcio d’angolo infruttuoso ed un bel tiro di testa, mi cade l’occhio sugli spalti. Che desolazione. Seggiolini vuoti che si cercano di camuffare con un arcobaleno di tonalità per rendere più allegra una scena triste. Piccoli gruppi di tifosi che riesci a malapena ad intravedere in alcune inquadrature. Cori che diventano coretti e coreografie ormai scomparse dal repertorio. Ma cos’è uno stadio senza tifosi?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Paolo Pulici, ex attaccante del Torino, disputò 14 campionati, 437 presenze e 172 gol con la maglia del Toro, nessuno ha segnato tanti gol quanto lui. Un simbolo nella storia del Torino, un beniamino del pubblico, idolo incontrastato della curva e di tutti i cuori granata. Egli stesso ama ricordare che spesso quando era in campo giocava ad occhi chiusi perché era il rumore della tifoseria dalla curva “Maratona” che gli diceva esattamente dove si trovava in campo. I tifosi erano la sua bussola, il suo radiofaro. Si racconta che un giorno, ad occhi bendati lo scarrozzarono per il campo e, una volta fermatosi, con il solo riferimento del tifo dei suoi supporter, seppe dire esattamente a che distanza si trovasse.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">È questa la magia che si manifesta negli stadi, nei palazzetti, sugli spalti di ogni competizione sportiva. Il pubblico è parte integrante dello spettacolo. Batte le mani dando il ritmo per la partenza dell’atleta nel salto, spinge con un boato la palla nel canestro, crea un’onda visiva da una curva all’altra per manifestare il suo entusiasmo ed esprime la sua attenzione e partecipazione con il silenzio durante una partita di tennis.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Questo è il pubblico che manca: quello sano, quello veramente sportivo, quello che sa applaudire anche l’avversario, che sa riconoscere le sconfitte e che rispetta le regole. Quel pubblico che Pulici amava e di cui si fidava per intuire la distanza dalla curva e tirare in rete è fondamentale.</span></p>
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		<title>NBA e COVID</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Gerboni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jan 2022 07:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La pillola sportiva]]></category>
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		<category><![CDATA[USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'esempio degli USA nella gestione dei campionati NBA durante la pandemia COVID19 andrebbe seguito anche dal mondo sportivo italiano.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: center;">«Lo sport va a cercare la paura per dominarla, la fatica per trionfarne, la difficoltà per vincerla».<br />(Pierre de Coubertin)</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo da poco entrati nel 2022, ma nello sport l’aumento di contagi mette in bilico molti campionati sportivi. Le riflessioni sono molte, soprattutto sulle gestioni e sui i protocolli attuati dalle federazioni. Perciò voglio fare un salto indietro e raccontarvi di quello che è successo negli USA. e di come il campionato NBA ha gestito molto bene la pandemia, che avrebbe potuto causare molti contagi durante l&#8217;evento.</p>
<p style="text-align: justify;">La competizione è stata sospesa il 12 Marzo 2020 per caso di positività di un giocatore ed è stata ripresa il 31 Luglio 2020; gli amministratori hanno investito 180 milioni di dollari per contenere il COVID con diversi provvedimenti. Prima di tutto, si sono isolate solamente 22 squadre su 30 delle partecipanti, che erano quelle che potevano ambire ai play-off giocando solo otto partite. Il primo strumento è stato l’anello al dito (non quello dei romanzi di Tolkien), che percepiva solo i parametri fisici dei giocatori permettendo di sapere immediatamente se fossero stati in contatto con un individuo che aveva sintomi riconducibili al COVID e consentendo l’anticipo del tampone di tre giorni. La seconda strategia è stata l’utilizzo dell’orologio di Topolino, che aveva la funzione di aprire le porte di qualsiasi tipo, consentendo agli atleti di non toccare nulla con le mani, e ostacolando così il contagio. Inoltre, sono state messe a disposizione di tutte le squadre una camera singola per ogni componente dello staff e due suite per ogni atleta. All’interno dell’isola di Orlando sono state molte le opportunità per passare il tempo, perché erano comprese attività di benessere come l&#8217;idromassaggio. In questo paradiso sportivo si sono verificate problematiche legate alle poche porzioni di cibo offerte durante i pasti, ma l’amministrazione NBA ha subito provveduto organizzando dei “self-service” dove a cucinare era uno chef. Non è mancata l’attenzione ad offrire all’interno della struttura dei parrucchieri per gli atleti negli ultimi tre mesi. Allo stesso tempo ai giocatori è stata concessa la possibilità di raggiungere per motivi personali i propri familiari: ritornati da questi, però, dovevano stare in isolamento per due giorni e monitorare il loro stato di salute sottoponendosi alle regole anti-Covid.<br />Il protocollo applicato è stato molto rigido e ai giocatori non è stato concesso di uscire per altri motivi dalla bolla di Orlando che difendeva dalla pandemia gli atleti NBA. Mi verrebbe da dire che sarebbe impossibile uscire da questo posto perché chiunque sognerebbe di vivere in una location del genere con tali servizi, ma a quanto pare non è così: alcuni giocatori ci sono riusciti, e hanno avuto il coraggio di uscire o di festeggiare all’interno delle proprie stanze consentendo l’accesso ad estranei; ma la dirigenza si è fatta subito sentire con multe e sospensioni definitive dal campo.</p>
<p style="text-align: justify;">A sostegno psicologico degli atleti, i tifosi sono stati sostituiti da immagini proiettate e voci amplificate sulle mura del palazzetto, insomma robe da <em>Blade Runner</em>. Inoltre è stata concessa la possibilità ad ogni giocatore e membro dello staff di invitare almeno dieci familiari che potevano accedere al Disney World e che potevano entrare in contatto con i presenti solo dopo sette giorni di isolamento.<br />Questa perfetta gestione dell’amministrazione NBA guidata da Adam Silver (<em>chapeau</em> al curriculum) ha permesso di avere zero contagiati e di concludere il campionato in sicurezza. L’Italia dovrebbe imparare da questo modello perché gli USA dimostrano visione, idee e gestione di manager preparati, che meritano di stare in quei ruoli. La cultura sportiva americana, che si trova due piani al di sopra rispetto a quella italiana, ci fa capire che se si investono i soldi con le persone giuste e con gli obiettivi a lungo termine si può solamente sognare, vincendo le partite con i canestri messi da tre.</p>
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		<title>L&#8217;Enciclica allo sport</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Gerboni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Dec 2021 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La pillola sportiva]]></category>
		<category><![CDATA[Enciclica]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[Lealtà]]></category>
		<category><![CDATA[Papa]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il discorso di Papa Francesco al mondo sportivo per guardare allo sport come un'occasione di solidarietà e crescita.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">L’intervista della Gazzetta dello sport è firmata da Pier Bergonzi con l’aiuto di Don Marco Pozza, sacerdote,maratoneta e parroco del carcere “Due Palazzi” di Padova,autore delle meditazioni dell’ultima Via Crucis. Questa intervista si sviluppa in una trentina di domande che fissano il pensiero di Papa Francesco sullo sport e ne viene fuori, inaspettatamente《un’enciclica laica》.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">In pratica un documento che il Papa rivolge, per la prima volta, ad un mondo che a lui sta molto a cuore delineandone gli aspetti più importanti ed affrontando diversi argomenti. Tutte questioni su temi che, nella mia esperienza di sportivo, mi sono sempre posto. A riempire questo vuoto è arrivata la risposta del Santo Padre con una splendida conversazione sullo sport, che ricostruisce un’etica,di cui c’era tanto bisogno: 《meglio una sconfitta pulita che una vittoria sporca》.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Entrando più precisamente negli argomenti, si ruota intorno a sette concetti fondamentali: l</span><span style="font-weight: 400;">a </span><b>Lealtà</b><span style="font-weight: 400;"> mette al centro il seguire le regole e il rispetto di noi stessi e degli altri. Un esempio è il problema del doping che marca un periodo storico negativo per lo sport ed 《annulla la dignità》 per il desiderio di raggiungere subito i risultati che si vogliono. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">L’</span><b>Impegno</b><span style="font-weight: 400;">, cioè l’opportunità di custodire e far fruttare i propri talenti. Le doti sportive infatti devono essere allenate e coltivate al meglio. Viene raccontata la parabola del servo che al ritorno del padrone restituisce il talento ricevuto che,per paura,aveva sotterrato. Costui viene considerato malvagio proprio perché non ha messo a frutto ciò che aveva ricevuto in dono. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il </span><b>Sacrificio,</b><span style="font-weight: 400;"> “sacrum-facere” è dare sacralità alla fatica che, se ha un significato, diventa più lieve. Nella specialità del lancio del peso 《non è il carico a farti cadere ma come lo porti e lo lanci》. Bisogna sempre rimanere concentrati sui propri progetti perché anche se una strada in salita determina spesso delle cadute, perdere ci aiuta a crescere e a rialzarci. 《Chi vince non sa che cosa si perde》.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">L</span><b>’Inclusione</b><span style="font-weight: 400;"> che va di pari passo con l’attuale problema dell’immigrazione e con il rifiuto della cultura degli scarti. Il recupero del vero spirito olimpico, che ha sempre voluto costruire occasioni di pace e di fraternità, 《una delle forme più alte di ecumenismo umano》.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Lo </span><b>Spirito di gruppo </b><span style="font-weight: 400;">è determinante per far capire che nella vita siamo tutti diversi. Chi fa sport di squadra lo sa molto bene perché non è semplice per un allenatore costruire lo spogliatoio. Vuol dire mettere insieme persone con identità, storie e ormai spesso culture diverse. Ma nell’ottica del Santo Padre, se 《nessuno si salva da solo》, tantomeno ci si salva se non facendo squadra.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">L’</span><b>Ascesi </b><span style="font-weight: 400;">che rappresenta la voglia di fare meglio ogni giorno, la capacità di andare più in alto e più in profondità 《per ricercare una dimensione diversa, più alta, meno abituale》.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il </span><b>Riscatto</b><span style="font-weight: 400;"> che consiste nell’imparare ad avere fame per migliorarsi. I poveri hanno desiderio di riscatto, per questo è importante incentivare lo sport amatoriale perché è opportunità per tutti indipendentemente dalla situazione economica e sociale. Il Santo Padre ricorda inoltre che molti campioni attuali hanno iniziato la loro pratica sportiva proprio negli Oratori.</span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-weight: 400;">In un periodo come questo,in cui a causa della pandemia,il settore sportivo è stato particolarmente colpito e penalizzato le osservazioni di Papa Francesco danno dignità ed anima ad un settore spesso poco considerato nel suo valore umano e sociale. Lo sport come occasione di crescita, socialità, educazione, solidarietà, uguaglianza. Tutti questi valori sono avvolti dentro una “pelota de trapo”, il pallone fatto di stracci intorno al quale, in ogni parte del mondo, anche in quello più povero, si manifesta la gioia di ogni bambino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p> </p>
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		<title>Sport ecosostenibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Gerboni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Nov 2021 16:36:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La pillola sportiva]]></category>
		<category><![CDATA[ecosostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[periferie]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<category><![CDATA[squadra città]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Let’s Bridge direbbero gli inglesi: fare ponte tra le istituzioni scolastiche e le realtà sportive sul territorio per raggiungere gli stessi obiettivi, investendo sulle potenzialità sportive e atletiche che molti campioni del passato non avevano.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Facendo un salto nel tempo, voglio tornare a parlare della partita giocata a San Siro tra Milan e Cagliari all&#8217; inizio della stagione 2021/2022, più precisamente dell’“Urlo di Tonali”. Mi ha commosso! Non era solo un grido di gioia per la rete segnata al Cagliari che ha portato il Milan sull’ 1 a 0, ma era anche simbolo della commozione, dell’esultanza e della voglia di un ragazzino lombardo </span><i><span style="font-weight: 400;">con il cuore rossonero e la pelle rossonera</span></i><span style="font-weight: 400;">, come ha detto il telecronista di DAZN. Infatti non si trattava solo di fare bella figura davanti alla Società Milan, ma anche di fronte alla città di Milano che l’ha cresciuto e seguito dal debutto in Prima Squadra fino al compimento questi risultati. Le sue lacrime rispecchiano inoltre l’immagine dei tanti bambini che crescono con il sogno di riuscire, un giorno, a giocare e segnare nel campo della propria città. Ho usato l&#8217;espressione “Sport ecosostenibile”: che cosa intendo? Cercare di riportare al centro della propria città quel desiderio di giocare e segnare nella rete del proprio stadio  o della squadra per cui si tifa. E non mi si fraintenda! Sto parlando di tutti quei bambini che nascono e/o crescono in tutti quei territori condividendo lo stesso percorso educativo e formativo. Di conseguenza utilizzo il termine “Sport ecosostenibile”.  Ridare, dicevo, importanza all’attività sportiva dei propri figli, incoraggiandoli allo stesso tempo ad apprezzare le proprie radici, in modo tale che i futuri sportivi non vedranno più la maglia come qualcosa da comprare sul mercato, ma come un progetto vivo,  autentico e soprattutto legato al proprio territorio. Come fare? &#8220;</span><i><span style="font-weight: 400;">Let’s Bridge!&#8221;</span></i><span style="font-weight: 400;"> direbbero gli inglesi: creare ponti tra le istituzioni scolastiche e le realtà sportive sul territorio per raggiungere gli stessi obiettivi, investendo sulle potenzialità sportive e atletiche che molti campioni del passato non avevano. Tutto questo grazie anche all&#8217;aiuto della nuova letteratura, che nel caso del panorama scientifico sportivo è sempre più in larga espansione, delle nuove tecnologie e dei nuovi strumenti che permettono di personalizzare il lavoro atletico, tecnico e tattico. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Per fare un esempio concreto, il Governo ha istituito un fondo per il progetto “Sport e periferie” che rilancia quelle realtà già esistenti ma da ristrutturare e valorizzare perché dimenticate e abbandonate. Le periferie infatti si potrebbero includere e rilanciare se solo si investisse sulla costruzione di musei, stadi, teatri, scuole, chiese, infrastrutture…per costruire una comunità che avrebbe così tutte le potenzialità per diventare una “Smart City”. L’attrazione economica e la circolazione di denaro contribuirebbero sicuramente a questo processo per consentire l’arricchimento e il benessere di zone della città che guarderanno al futuro con occhi diversi. Progetti giovanili dedicati allo sport sono sicuramente rilevanti per dare vita a punti d’incontro, nell&#8217;ottica di una costruzione di amicizie e di un&#8217;etica sana che serviranno ai giovani per tutta la vita.  La cosiddetta “Prima Squadra” potrebbe essere sia modello di virtù, sia di economia (biglietti e sponsor), sia punto di riferimento per la realtà locale in cui si trova. Tutti questi interventi altro non farebbero che giovare alla comunità intera. A questo riguardo, il sito “Sport e Salute” sul link “Sport e Periferie”, racconta storie bellissime di luoghi sportivi che hanno creduto nei giovani e si sono rialzati dalle loro personali tragedie. Anche perché, citando il telecronista di Sky, Fabio Caressa, </span><i><span style="font-weight: 400;">se sono talenti prendiamoli all’estero sti ragazzi, ma se non lo sono teniamoci i nostri. </span></i></p>
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		<title>Oltre le vittorie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Gerboni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Oct 2021 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La pillola sportiva]]></category>
		<category><![CDATA[atleti]]></category>
		<category><![CDATA[federica pellegrini]]></category>
		<category><![CDATA[obbiettivi]]></category>
		<category><![CDATA[Olimpiadi]]></category>
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		<category><![CDATA[vittorie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un'estate ricca di vittorie sportive per gli italiani, hanno vinto i valori veri. Lo sport ci ha insegnato che si può andare oltre le vittorie.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Abbiamo avuto un’estate ricca di eventi sportivi e di grandi soddisfazioni, risultati straordinari e inaspettati, dal campionato europeo di calcio alle numerose medaglie vinte alle Olimpiadi. Ma aldilà del mero aspetto sportivo voglio soffermarmi sul significato più profondo di queste vittorie. </span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">Soprattutto direi che hanno vinto i valori, quelli veri, quelli alti.</span></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La coppia Mancini e Vialli, durante il campionato europeo, è stata un esempio di grande amicizia. Il loro abbraccio, alla fine della partita che ha assegnato la coppa all’Italia, era frutto di un&#8217;intesa che va oltre l’interesse personale e lavorativo ma rappresenta l’umanità di due persone che si apprezzano, si rispettano e credono negli stessi valori. Un tipo di rapporto che vorremmo sperimentare tutti, l’amico che attraverso uno sguardo ti sa comprendere sempre, ti sostiene, con una parola o anche solo in silenzio. Quell’abbraccio ci ha parlato di comunità, rapporti interpersonali, bisogno di avere qualcuno accanto. C’è un detto: </span><i><span style="font-weight: 400;">se vuoi partire fallo da solo, ma se vuoi raggiungere un obiettivo fallo con qualcuno</span></i><span style="font-weight: 400;">. E loro sono arrivati insieme.</span></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Federica Pellegrini, alle Olimpiadi, ci ha dimostrato che si può perdere con orgoglio perché è arrivato il tuo momento di perdere. Ci ha insegnato che nella vita bisogna combattere, provarci, allenarsi al meglio e accettare le sfide. Lei che negli anni è caduta, si è rialzata ed è tornata a brillare, ha preso atto che la sua carriera da atleta è arrivata al capolinea. Si è posta un obiettivo: la finale olimpica, la quinta della sua carriera, quella dei 200 stile e lì è arrivata. Poteva rinunciare, illudersi e illuderci di fare un estremo tentativo contro ogni legge naturale. È stata onesta con sé stessa e con il suo pubblico. È entrata in acqua per divertirsi e ha nuotato con il sorriso perché lei aveva già vinto. Sapeva di non poter andare oltre. È arrivata settima ma è rimasta “la regina”. È rimasta regina quando ha dichiarato di essersi divertita e che ormai era arrivata al termine di un bel viaggio. Lei ha guardato tutti dal traguardo, dalla meta. Erano le altre che dovevano ancora fare della strada.</span></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La doppia medaglia d’oro di Tamberi e Barshim ci ha detto che esultare in due può essere più bello soprattutto se si è condivisa la sofferenza per lo stesso infortunio ed insieme si è giunti al medesimo traguardo.  Le storie di vita e di famiglia dei nostri velocisti Patta, Jacobs, Desalu e Tortu hanno messo in evidenza che bisogna imparare a convivere con i dolori del proprio passato e ad abbattere le catene che ci impediscono di volare guardando le proprie sventure da un’altra prospettiva.</span></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Storie di abbandoni che si impara ad accettare, storie di vita di periferia che si riscattano attraverso i pugni dati su un ring, sul tappetino del tatami, marciando per chilometri o remando come forsennati. Storie di riconoscenza nei confronti delle famiglie che hanno sofferto insieme agli atleti in un difficile percorso di delusione, sacrificio e speranza. Storie di accoglienza e di inclusione per un’Italia multietnica e tricolore.  Abbiamo vinto una coppa e preso tante medaglie, hanno vinto degli atleti ma soprattutto lo sport ha lanciato il suo messaggio più bello: </span><i><span style="font-weight: 400;">l’insegnamento di un’etica che aiuta a diventare grandi atleti ma innanzitutto persone migliori</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
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		<title>Sport e vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Gerboni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Jul 2021 10:17:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La pillola sportiva]]></category>
		<category><![CDATA[Magnini]]></category>
		<category><![CDATA[Mindfulness]]></category>
		<category><![CDATA[nuoto]]></category>
		<category><![CDATA[soul surf]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Può lo sport essere una metafora della vita? Dal nuoto al surf, attraverso la mindfulness, una riflessione sul legame tra sport e vita.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">In una recente intervista radiofonica, Filippo Magnini, l’affermato nuotatore due volte campione mondiale nei 100 metri stile libero, dichiara che per nuotatore veloci bisogna fendere l’acqua senza opporre resistenza, facendo movimenti fluidi e leggeri e dibattendosi il meno possibile. In effetti gli istruttori di nuoto spiegano a volte la differenza tra l’avanzata in acqua di una zattera e quella di una canoa. Quest’ultima riesce a navigare più velocemente e con meno forza propulsiva nella remata perché diminuisce le resistenze nell’avanzamento sfruttando una maggiore capacità di scivolamento, uno degli elementi di base per una tecnica di nuoto ottimale. Mi pongo una domanda. Può uno sport essere metafora della vita?</p>
<p style="text-align: justify;">Ha dato una risposta l’australiano Richard Bennet, psicologo e surfista, promotore di una sua idea: il Soul Surfing, fare surf con l’anima, andare con l’onda, armonizzarsi con essa in connessione con la natura accedendo alla dimensione più intima di sé per conoscersi meglio e accettare i propri limiti, l’esatto contrario di surfare con l’ego, cioè «in modo furioso, competitivo e disarmonico, in contrasto con gli altri e con l’ambiente». Bennet propone questa disciplina sportiva come un enorme potenziale al benessere fisico e spirituale di ciascuno ritenendola approcciabile da chiunque a prescindere da ogni condizione atletica, di partenza, anche in presenza di condizioni sfavorevoli come una disabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">“Soul Surfer” è anche il titolo di un film del 2011 che narra la vita di Bethany Hamilton, surfista statunitense, che all’età di 13 anni perde il braccio sinistro a causa di un attacco da parte di uno squalo tigre. Bethany dopo nemmeno un anno dall’incidente torna sulla tavola per riprendere in seguito a gareggiare. La sua è una storia di speranza, la costanza di risalire sulla tavola nonostante tutto, la capacità di raggiungere comunque un equilibrio e una stabilità su qualsiasi onda.</p>
<p style="text-align: justify;">Jon Kabat Zinn, biologo e scrittore statunitense, padre della mindfulness e fondatore della Stress Reduction Clinic presso l’Università del Massachusetts, consiglia di immaginare la nostra mente come la superficie di un lago o di un oceano. Vi sono sempre delle onde, a volte grosse, a volte piccole e a volte impercettibili. Allo stesso modo in cui non è possibile stendere una lastra di vetro sull’acqua per calmare le onde, non si possono evitare tutte quelle emozioni e pensieri che ci fanno soffrire. E Jon Kabat Zinn afferma: «Se non potete arginare le onde, imparate il surf».</p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/sport-e-vita/">Sport e vita</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
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