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	<title>Alice Taricco, Autore presso 1000miglia</title>
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	<description>Ottimismo, informazione, svago, riflessione</description>
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		<title>Avere vent’anni tra feste e bombe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alice Taricco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Nov 2023 09:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cecilia Sala nel libro "L'ncendio" descrive la vita di diversi ventenni nelle aree più calde del mondo contemporaneo. </p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ci sono un sacco di feste. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">È una delle prime cose che ho pensato iniziando a leggere. Ma </span><a href="https://www.mondadori.it/libri/lincendio-cecilia-sala/"><b><i>L’incendio </i></b></a><span style="font-weight: 400;">di Cecilia Sala è molto di più. È un racconto corale straziante e verissimo che si pone l&#8217;intento di narrare la storia attraverso la vita di ragazzi che stanno diventando adulti, che stanno cercando di capire chi sono in alcune delle aree più calde del mondo: Iran, Ucraina e Afghanistan. </span><a href="https://www.1000-miglia.eu/cecilia-sala-giornalista-romana-in-afghanistan/"><b>Cecilia Sala</b></a><span style="font-weight: 400;"> &#8211; giornalista de </span><i><span style="font-weight: 400;">Il Foglio</span></i><span style="font-weight: 400;">, reporter di guerra e voce del podcast </span><i><span style="font-weight: 400;">Stories</span></i><span style="font-weight: 400;"> &#8211; ci porta in un viaggio attraverso tre incendi che bruciano il mondo, con lo sguardo di una generazione. La sua generazione. La generazione dei ventenni. Un reportage di incontri, fatti e conversazioni dove la festa ha a che fare anche con la guerra. Perché la festa ha a che fare con la vitalità e quindi in qualche modo anche con la guerra. “Fare festa è un modo di conoscere le persone in un senso non stereotipato&#8221;, dice Cecilia. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">L’intreccio tra fatti storici e narrazioni personali aiuta a entrare in diretta negli incendi che stanno devastando queste popolazioni e riguardano anche il nostro futuro. Si inizia con l’</span><b>Iran</b><span style="font-weight: 400;">, dove i rave nel deserto sono celebri. Il clero e il governo li conoscono e li tollerano da decenni. Tra le violenze e le proteste ci sono feste di musica techno dove la droga è molto più facile da trovare che il gin. Per gli ayatollah i ventenni iraniani sono la </span><i><span style="font-weight: 400;">generazione perduta</span></i><span style="font-weight: 400;"> che ha innescato una protesta senza precedenti. Tra le figure di questa generazione troviamo </span><b>Sadira</b><span style="font-weight: 400;"> che vive a Teheran e fuma sigarette rollate, parla quattro lingue e vuole lavorare per il suo governo al ministero degli Esteri, anche se lo detesta. Poi c’è </span><b>Forouzan</b><span style="font-weight: 400;"> che ha i capelli ricci, studia elettronica ed è stato uno dei primi a scrivere dappertutto il nome di </span><i><span style="font-weight: 400;">Masha Amini</span></i><span style="font-weight: 400;">, ragazza uccisa perchè indossava male il velo. Questo fatto ha scatenato un’ondata di proteste inedita, condivisa anche da </span><b>Nabila</b><span style="font-weight: 400;">: campionessa di kick boxing, giovane donna lesbica ma fedele alla Repubblica Islamica, che ha definito “un’onta collettiva” la morte di Masha Amini. Poi c’è </span><b> Masoumeh Ebtekar</b><span style="font-weight: 400;">, una donna colta, la più potente dell’Iran; ai cui occhi occidentali colpisce che per viaggiare fuori dal paese ha ancora bisogno dell’autorizzazione scritta di suo marito, che conta meno di lei. Lei a Cecilia ha risposto: “non riesco a capire come facciate a emozionarvi tanto per la prima donna vicepresidente degli Stati Uniti nel 2021, Kamala Harris, quando qui io sono stata vicepresidente per la prima volta nel 1997”. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">In </span><b>Ucraina</b><span style="font-weight: 400;">, invece, le feste sono in locali sotterranei di Kyiv collegati con tunnel a luci viola. È qui che Cecilia si incontra con </span><b>Kateryna</b><span style="font-weight: 400;">, che le ripete che non vuole vivere sotto il peso di questa minaccia rimandando tutto, preferisce affrontarlo e manifestare la sua idea di libertà piuttosto che vivere nel mondo delle verità capovolte. Le storie dei giovani ucraini ci parlano di una generazione che non apprezza Zelensky come comico e quasi mai gli ha dato il suo voto, perché lo riteneva un «megalomane approssimativo» che non conosceva nulla della Storia dell’Ucraina né tantomeno dei suoi rapporti con Mosca. L’Ucraina è un paese più digitalizzato dell’Italia e i ventenni che lavorano nel settore tech sono tanti. Tra questi c’è </span><b>Vova </b><span style="font-weight: 400;">che non ha mai finito gli studi ma ha creato un&#8217;app per smartphone che permette a tutti di partecipare a piccoli cyber-attacchi contro siti russi. Dice: “Noi portiamo in Russia una guerra più contemporanea e senza spargimenti di sangue: una guerra di nervi”. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Infine c’è </span><b>l’Afghanistan</b><span style="font-weight: 400;">. Un paese dove i ventenni che sono nati lì e hanno costruito la loro vita, lo hanno fatto su un modello incompatibile con quello dei talebani. Come </span><b>Zarifa Ghafari</b><span style="font-weight: 400;">, che da grande voleva fare la politica, questo prima del fatidico 2021. A 24 anni è la sindaca più giovane del paese a Maidan Shar. Tutti i giorni per andare a lavoro passa su una strada controllata da talebani e il suo autista preme sull&#8217;acceleratore. Il suo motto: “ far studiare una classe di ragazze vuol dire salvare dieci generazioni di afghani”. Ci sono donne magistrate che hanno messo in carcere i talebani che fino all’agosto del 2021 erano dei terroristi, quando sono risaliti al potere per loro è stata la fine. Così come anche le donne che hanno chiesto il divorzio, vendute da bambine, sono state riconsegnate ai loro aguzzini. </span><span style="font-weight: 400;">Una cosa che non sapevo e mi ha colpito molto è che in Afghanistan c’è una fiorente industria cinematografica e la televisione locale trasmette il cartone </span><i><span style="font-weight: 400;">Burka Avenger</span></i><span style="font-weight: 400;"> in cui una ragazzina, grazie al suo burqa, diventa invisibile e può combattere contro un politico locale che vuole far chiudere la scuola. In questo modo geniale gli autori si sono dati la possibilità di insinuarsi con successo anche nelle case e nelle famiglie più tradizionaliste, non sembrando una minaccia ma essendo di fatto una minaccia.  </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Con questo libro Cecilia Sala ha mostrato ancora una volta la sua capacità di adottare un punto di vista abbastanza neutrale, lasciando che siano i fatti a raccontare la storia. Frasi brevi, stile narrativo preciso e coinvolgente che smorza un po &#8216; i toni sensazionalistici a cui siamo abituati dai giornali. </span><span style="font-weight: 400;">Conoscere da più vicino questi giovani cittadini del mondo, i loro sogni e le loro speranze mi ha fatto allargare il mio piccolo orizzonte. Mi ha fatto capire che in fondo, sì, viviamo vite lontanissime in contesti diversi ma forse siamo anche piuttosto simili: siamo giovani che cercano un posticino nel mondo. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Quando si parla di generazione perduta io, in realtà, nell’entusiasmo inspiegabile di questi ventenni ho percepito solo tanta voglia di trovare una strada nuova.  </span></p>
<p style="text-align: justify;"><br style="font-weight: 400;" /><br style="font-weight: 400;" /></p>
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		<title>Niente di vero, solo un mucchio di ricordi rivisitati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alice Taricco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 May 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnalibro]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
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		<category><![CDATA[ridere]]></category>
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		<category><![CDATA[Veronica Raimo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un libro che con autoironia racchiude tanti sentimenti ed esperienze che ci fanno sentire meno soli.</p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;"><strong>Veronica Raimo</strong> mi ha incuriosito con la copertina: una bambina con un viso contorto come se avesse appena morso qualcosa di aspro. Non ho letto la trama, ho subito sentito che dovevo leggerlo. In realtà conoscevo già un pochino lo stile dell’autrice dalla raccolta di poesie </span><i><span style="font-weight: 400;">Le Bambinacce</span></i><span style="font-weight: 400;"> scritta assieme a Marco Rossari: una provocazione divertente che racconta l’incertezza, l’amore, l’autolesionismo e altri tabù culturali. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-italiana/narrativa-italiana-contemporanea/niente-di-vero-veronica-raimo-9788858438664/"><i><span style="font-weight: 400;"><strong>Niente di vero</strong></span></i></a><span style="font-weight: 400;"> è una tragicommedia scritta come se si stesse raccontando la propria vita a quell’amica di sempre o come quello sfogo improvviso con un tizio in un bar che sai di non incontrare mai più. Un fiume di pensieri che nasce dalla consapevolezza del venire al mondo in una famiglia che non hai scelto ma ci sei capitato e che per accettarla la subisci. Una scrittura esilarante e schietta che racconta i disagi, i fallimenti e le storture della vita con il sottofondo di una risata amara. </span><span style="font-weight: 400;">La protagonista Veronica, chiamata Verika dalla madre, Oca dal padre (soprannome nato dalla storpiatura del nome da bambina) e Vero dagli amici si racconta con un tono beffardo in un percorso di crescita intriso di diverse visioni del mondo che portano poi alla sua di visione. Da piccola voleva fare la rockstar perennemente in tour mondiale ma non le era permesso fare cose spericolate. La sua infanzia è stata dominata dalla noia, da giornate tutte uguali passate tra le mura di casa, <a href="https://www.1000-miglia.eu/una-nebbia-silenziosa/">“</a></span><a href="https://www.1000-miglia.eu/una-nebbia-silenziosa/"><i><span style="font-weight: 400;">sapevamo annoiarci come nessun altro</span></i></a><span style="font-weight: 400;">”. Il lettore viene immerso in quei giorni passati a spiare dalla finestra della cameretta gli altri bambini giocare nel cortile del palazzo. Veronica si riscatterà da grande con una vita randagia passata nelle case degli altri a vivere le loro vite per brevi periodi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Al mucchio dei ricordi d’infanzia si aggiungono poi i genitori iperprotettivi: il padre che costruisce muri fino a far diventare la casa un alveare claustrofobico, la madre iperapprensiva che telefona sempre a tutti per sapere dov’è, il fratello che si prende tutte le attenzioni, perché è più bravo a fare tutto. Percepiamo tra le righe quel senso di soffocamento che si sente quando i genitori ci tengono troppo stretti per paura che ci succeda qualcosa. Riflette anche sulla rappresentazione dell’amore che sono stati i suoi: un rapporto visto come modello per il fratello ma un modello di tutto ciò non avrebbe mai voluto per Veronica, cioè due persone che non si rendevano felici ma sono rimaste insieme fino alla fine. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Non mancano le prime relazioni d’amore: Bra, con cui vedeva la fine prima ancora che iniziasse. Loris, una relazione intrapresa per la sola praticità di scappare di casa. La prima volta che ha visto un uomo nudo, viscidamente spiazzante. Quel diventare donna senza aver mai ricevuto un’educazione sessuale è brutalmente simile alla realtà di tante giovani ragazze di oggi. L&#8217;inquietante mitologia intorno alle mestruazioni e lo scandalo dell’andare dal ginecologo in famiglia portano Veronica a fidarsi unicamente della madre della sua migliore amica, che diventa così la ginecologa segreta e l’adulta con cui si può parlare di sesso. Poi c’è l’amore maturo accompagnato da test di gravidanza, l&#8217;inferno di abortire e l’amara scoperta del cimitero dei feti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La Raimo va anche a toccare quei piccoli dolori quotidiani che sono fastidiosissimi, come la stitichezza di cui ne descrive il senso di impotenza e solitudine: “</span><i><span style="font-weight: 400;">i momenti più profondi di solitudine li ho vissuti sulla tazza del cesso</span></i><span style="font-weight: 400;">”. Nonno Peppino che capiva quel dolore così intimo e le stava vicino raccontandole degli aneddoti. E poi quel l&#8217;insonnia invincibile accompagnata da crisi esistenziali notturne: perché la vita? perché scrivere? si chiede nel continuo rigirarsi nel letto. Infine, molto toccante è la profonda descrizione dell’affrontare il dolore di una persona cara che soffre. La limpidezza con cui vengono descritte le giornate passate accanto al suo letto, dal provare a trovare un argomento di cui parlare allo stare semplicemente lì in silenzio. “</span><i><span style="font-weight: 400;">Non volevo avere ricordi di quel corpo. Per me mio padre non c’era più</span></i><span style="font-weight: 400;">.” Il tempo che passa e porta a non pensare più costantemente alla sua figura,  fino a che tutto il dolore viene racchiuso in ricordi lontani. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Un libro che ci fa domandare: chi ci conosce davvero? I nostri genitori sanno chi siamo? Troveremo prima o poi il coraggio di diventare le persone che fingiamo di essere? Anche se l’autrice dichiara che non c’è niente di vero, sembra esserci tutto di vero. Veronica Raimo sembra tradurre nero su bianco tutte le paranoie mentali che ci facciamo. Ci racconta del diventare grandi e della vita, senza mezze misure. Con quel pizzico dello spirito dissacrante di <em>Fleabag</em> che trasforma sesso e disastri familiari in una commedia provocatoria è impossibile chiudere il libro prima della fine.</span></p>
<p> </p>
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		<title>La vita intima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alice Taricco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Apr 2023 00:35:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnalibro]]></category>
		<category><![CDATA[Ammaniti]]></category>
		<category><![CDATA[intima]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa è la storia di Maria Cristina Palma, la moglie del Presidente del Consiglio. E’ una donna privilegiata, ricca e bellissima. La donna più bella del mondo. Ha una figlia, Irene. Ma prima di questa vita Maria Cristina ne ha passate tante e anche se al momento sembra avere una vita perfetta il dolore e il passato ritornano di botto con la forza bruta di un uragano. Un incontro con una fiamma del passato basta per far crollare tutte le sue certezze. </p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La mia prima lettura dell’anno è stata un regalo di un’amica, </span><a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-italiana/narrativa-italiana-contemporanea/la-vita-intima-niccolo-ammaniti-9788806255152/"><i><span style="font-weight: 400;">La vita intima</span></i></a><span style="font-weight: 400;"> di </span><b>Niccolò Ammaniti</b><span style="font-weight: 400;">. Quando l’ho finito mi sembrava di non aver letto niente, come se fosse stata una gran perdita di tempo. Ho avuto la fugace sensazione di non riuscire più a intravedere le immagini che le parole possono trasmettere. Non riuscivo a trovare le parole giuste per esprimere cosa mi ha lasciato questa nuova lettura. Così ho chiuso il libro e l’ho abbandonato per diverse settimane. Tornando a casa un giorno l’ho visto sul comodino e mi sono detta “Ali non puoi non dargli un’altra possibilità, ci deve essere qualcosa”. Ho iniziato a sfogliarlo e a scrivere, poi ho cancellato tutto. Mi sembrava tutto banale, superfluo, già detto e ridetto. Ma ho provato comunque ad andare fino in fondo perché una persona una volta mi ha detto “ un libro non può non trasmettere niente, c’è sempre una magia casuale tra le parole. Basta saper guardare in profondità”.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Questa è la storia di Maria Cristina Palma, la moglie del Presidente del Consiglio. E’ una donna privilegiata, ricca e bellissima. La donna più bella del mondo. Ha una figlia, Irene. Ma prima di questa vita Maria Cristina ne ha passate tante e anche se al momento sembra avere una vita perfetta il dolore e il passato ritornano di botto con la forza bruta di un uragano. Un incontro con una fiamma del passato basta per far crollare tutte le sue certezze. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ammaniti ci fa vivere nella quotidianità della protagonista e ci fa entrare nella sua mente, tra i suoi pensieri. Nell’arco di sette giorni ci regala un’avventura bizzarra, a tratti  un pò deludente. Tra paragrafi di descrizioni scricchiolanti e situazioni ambigue possiamo scorgere degli spunti riflessivi interessanti: tematiche attuali sulla nostra società e altre estremamente personali. Si parla di dolori fisici e dolori dell’anima, quelli che faticano a svanire. Ci mostra la resilienza di una donna che si porta tanti dolori dietro cercando di nasconderli e nascondersi il più possibile. Si parla del peso del passato e della memoria, un raccoglitore pieno di cose fragili. Si parla di amicizia e d’amore. Luciano e Maria Cristina: grandi amici per lei, un amore unidirezionale per lui. Nicola Sarti e Maria Cristina: una storiella estiva adolescenziale che porta il peso di una perdita in comune. Andrea Cerri e Maria Cristina: un amore frizzante spento dalla depressione di lui, che lo rendeva come un vampiro. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La perdita, affrontata da Maria Cristina come qualcosa da evitare e dimenticare. Si parla dei ricordi amari dell’adolescenza, di quelle frasi che ti rimangono tatuate sulla pelle e diventano una voce critica con cui dialogare nei momenti aspri dell’esistenza. Si parla del rapporto con la bellezza: come dimostrare di essere intelligente e profonda per non essere trattata come una scema? Si parla di genitori: un rapporto durato troppo poco, una madre che aveva visto solo da lontano, come sul televisore. Si parla di verità: meglio vivere nella paura di essere scoperti o uscire allo scoperto?</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Insomma vengono toccati tanti temi con la punta delle dita, spunti abbozzati ma non approfonditi. Leggendo, la nostra mente viene sballottata da un tema all’altro in modo brusco con intervalli di dialoghi causali e teneri. Come quello sull’autostrada con un camionista che offre un passaggio a Maria Cristina, non la riconosce e alla fine le chiede: “posso darle un bacio?”. Oppure come il dialogo con Luciano dove le dichiara di essere innamorato di lei da sempre ma lei non se n&#8217;è mai accorta.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La frase che riassume il viaggio che è stato questo libro è quella con cui vi voglio lasciare….</span></p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">“Nel vento e nel gelo Maria Cristina si lascia condurre, le palpebre chiuse come se non dovesse aprirle mai più, prostrata dallo strazio e costernata dalla improvvisa, lampante, cognizione di non capire un cazzo, mai, di non saper riconoscere le persone, di essere solo un tappo di sughero sballottolato dalle onde”</span></i><span style="font-weight: 400;"> </span></p>


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		<title>Giovani adulti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alice Taricco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jun 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[Caroline Corcoran]]></category>
		<category><![CDATA[difficoltà]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani adulti]]></category>
		<category><![CDATA[I nostri cuori chimici]]></category>
		<category><![CDATA[Jason Reitman]]></category>
		<category><![CDATA[Vicine di casa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La strada della gioventù verso l'età adulta è complicata: sensazioni contrastanti, difficoltà a stare al mondo. La vita dei giovani adulti.</p>
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<p style="text-align: justify;"><em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=PKBjJJwrWyo"><b>Giovani Adulti</b></a> </em>è il titolo di un film diretto da Jason Reitman, uscito nel 2011. <i>Giovani Adulti </i>è anche il nome con la quale si identifica il genere di libri e film per i giovani tra i 14 e i 21 anni. L&#8217;ossimoro del titolo identifica bene la protagonista Mavis Gary, combattuta tra la sua parte adolescenziale e il suo lato più adulto: Mavis è una ghost-writer e scrive proprio per una serie di libri per ragazzi. Dopo il liceo ha deciso di trasferirsi in città per seguire il suo sogno. Ma la vita lì non va a gonfie vele, almeno non secondo le aspettative che si era imposta. Si sente incapace di sviluppare relazioni mature, è ancora segretamente ancorata al suo <em>status</em> di reginetta del liceo della provincia in cui è cresciuta. La sua vita è divisa tra le dinamiche affettive adolescenziali e i suoi problemi più “da adulta” come l&#8217;alcolismo e la tricotillomania (disturbo da strappamento di peli). Un giorno le arriva per email l’invito al Battesimo del figlio del suo ex fidanzato del liceo. Ed ecco che la sua mente ritorna nel passato: non fa che pensare alla loro felice storia d’amore, alle stupidaggini fatte insieme. Il suo obiettivo ora è di tornare nella cittadina natale per riprenderselo e tirarlo fuori da quella che è sicura essere una vita da incubo. Tornando però si accorge che tutti i vecchi amici e compagni di scuola in realtà si erano costruiti la vita che volevano, lasciandosi il passato alle spalle. Mavis sembra essere l’unica a non riuscirci. </p>
<p style="text-align: justify;">Guardando il film <i>Giovani adulti</i> il mito della vita perfetta, della ragazza perfetta crolla. Si vede il retroscena di una <a href="https://www.1000-miglia.eu/una-nebbia-silenziosa/">vita vuota</a>, che scatena la simpatia dello spettatore per la tristezza di quelli che dovrebbero essere i migliori. Mavis è chiusa in un limbo, come anestetizzata alla vita vera che le scorre intorno. C’è un’atmosfera di insoddisfazione costante che porta poi all&#8217;assenza di sentimenti. E’ la messa in scena del tramonto dei vincenti. Perché forse non ci sono dei veri migliori in <i>Giovani adulti</i>, come neanche nella vita vera. Non lo è  Mavis, non lo è il nerd del liceo che ora gli fa da amico per l&#8217;occasione e non lo è la coppietta perfetta: nella realtà i vincenti non esistono, ci sono solo esseri umani che ne inseguono il mito e altri che decidono di vivere la propria vita.<br />La grandiosità del mito americano fatto di soldi e felicità, il mito della grande vibrante città va in frantumi davanti a una piccola cittadina di provincia. Gli ideali di una giovane ragazza si sbriciolano giorno dopo giorno. Nel libro <i>Vicine di casa </i>di Caroline Corcoran le protagoniste Lexie e Harriet vivono una vicenda simile: entrambe sono convinte che l’altra abbia una vita felice e realizzata. In realtà la sottile parete che separa i loro appartamenti non fa altro che aumentare i pregiudizi sulle loro due vite perfette. Quando Lexie sta soffrendo molto per problemi di infertilità, Harriet è ancora bloccata dalle molestie subite dall’ex fidanzato. La situazione si fa talmente estrema che l&#8217;ossessione di una per l’altra diventa un thriller. Tutti questi personaggi sono giovani adulti combattuti, frustrati, soli. Non riescono a trovare la loro strada ma hanno troppo paura di farlo vedere agli altri, di raccontarlo, di dire «<a href="https://www.1000-miglia.eu/seconda-chance/">si, forse ho fallito, è ora di cambiare»</a>. Per loro è inaccettabile, troppo difficile. E’ meglio rimanere una brutta copia del Grande Gatsby. </p>
<p style="text-align: justify;">Essere dei giovani adulti è maledettamente complicato. Ma Henry Page nel film <i>I nostri cuori chimici </i>ci può far riflettere:</p>
<p style="text-align: center;"><i>Un&#8217;amica una volta mi ha detto che gli adulti sono solo bambini con le cicatrici sopravvissuti al limbo dell&#8217;adolescenza. Ora uscite e osservate il mondo attraverso questo prisma. Guardate i vostri genitori, i vostri fratelli più grandi. Guardate gli estranei per strada. Guardateli e immaginatevi che ad un certo punto della loro vita anche loro hanno percorso lo stesso corridoio, anche loro hanno provato l&#8217;insostenibile solitudine, l&#8217;insopportabile sensazione di potenza e oscurità dell&#8217;essere giovani.</i></p>
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		<title>CORAGGIO SCANDALOSO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alice Taricco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Apr 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[controcorrente]]></category>
		<category><![CDATA[coraggio]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[lasciare perdere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il coraggio è in tutti noi e non richiede grandi gesti di eroismo.</p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La frustrazione, il dolore, il 4 in matematica, le porte sbattute in faccia, il no del papà, la sberla, il rimprovero: sono tutti eventi che aiutano a crescere. Il valore e l&#8217;importanza delle esperienze negative risiede nel fatto che attraverso questi improvvisi cambiamenti si piantano i primi semi di un sistema immunitario psicologico forte ed efficiente. Funziona esattamente come quello biologico, si costruisce attraverso esperienze frustranti. Ogni crisi ci insegna che ora più che mai abbiamo necessità di tornare a pensare, progettare, sperimentare. Mettendoci di nuovo in gioco sfoggiamo il nostro coraggio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La parola coraggio deriva dalla parola </span><i><span style="font-weight: 400;">cŏr, cŏrdis</span></i><span style="font-weight: 400;"> “</span><b><i>cuore</i></b><span style="font-weight: 400;">”. L’avere coraggio vuol dire quindi avere cuore, un qualcosa che tutti possiedono. Anche se molte volte questa parola viene spesso confusa con “eroismo”, viene associata ad un atto grandioso che solo pochi sono in grado di fare. In realtà il coraggio esiste dentro ognuno di noi, dobbiamo solo essere capaci di tirarlo fuori. Il coraggio porta con sé una certa fiducia in sé stessi. Il coraggio serve per arrendersi, per scappare, per tenere i pugni aperti, per allentare i denti e lasciare perdere. Il coraggio serve per chiudere tutte le uscite d&#8217;emergenza e procedere per l&#8217;unica strada che ci somiglia. A volte non ci sono alternative: c&#8217;è una forza che ci spinge, ci fa deludere gli altri, ci fa fare cose impreviste e impossibili. Un coraggio scandaloso a cui solo noi riusciamo a dare un senso. Il coraggio che viene imposto dalla legge marziale agli uomini, l&#8217;obbligo di combattere, di uccidere, di essere uccisi. E’ solo una parte di coraggio, quella associata all’eroismo, ma esiste anche il nobile coraggio dei disertori, un coraggio scandaloso che spesso non viene valorizzato. Il coraggio di lasciare tutto e scappare viene dipinto dai media come un segno di fragilità, di non amore per la patria. Un coraggio che gli uomini non si possono permettere perché devono combattere fino alla fine, solo le donne possono. È anche poco raccontato il coraggio del perdono, il silenzioso coraggio di rielaborare il male attraversandolo, passarci dentro incontrandosi e incontrando il dolore provocato e subito. Un coraggio che toglie il fiato e il giudizio. Il coraggio di aspettare, di avere pazienza, un modo per diminuire l&#8217;aggressività e il dolore che ci accompagna. Di solito facciamo esattamente quello che finisce per accrescere l&#8217;aggressività e la sofferenza. La pazienza è quasi vista come debolezza, come un coraggio scandaloso, quindi partiamo in quarta e contrattacchiamo. Inevitabilmente, nel tentativo di sfuggire dal nostro dolore, creiamo, con le nostre parole e le nostre azioni, ancora più sofferenza. C&#8217;è anche il coraggio di chi piange e di chi si fa vedere vulnerabile. Oppure il coraggio che porta con sé la fiducia di lanciarsi allo sbaraglio, un coraggio scandaloso per molte persone che sono come ingessate, non riescono a vivere a fondo la grande condizione di libertà che possiedono. La libertà è anche quella di superare gabbie e condizionamenti. Ci vuole il coraggio di andare controcorrente. La rassegnazione di oggi fa paura, accettiamo tutto come inevitabile. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Forse il seme dell’infelicità odierna è rintracciabile nella perdita di identità individuale. L&#8217;uomo contemporaneo cerca invano di sottrarsi continuamente all’ombra della sua anima, per non fare i conti con la propria inaudita infelicità. Per combattere l&#8217;infelicità occorre qualcosa di più che un auspicio, che una mera speranza: serve fatica, la fatica di pensare al nuovo, al non già visto; il coraggio di rispondere all&#8217;attrazione verso l&#8217;ignoto. La felicità è racchiusa nel coraggio di provocarsi, di pretendere qualcosa dal proprio destino senza lasciare che faccia il suo corso senza il nostro contributo. Insomma richiede un coraggio inaudito, scandaloso. Molte volte ciò che ostacola questo atto di coraggio è il timore delle conseguenze, il giudizio altrui. Il desiderio di adattarsi è una delle forze più potenti e meno comprese della società. Todd Rose, nel suo libro</span><i><span style="font-weight: 400;"> Illusione Collettiva</span></i><span style="font-weight: 400;">, crede che come esseri umani agiamo continuamente contro i nostri migliori interessi a causa dell&#8217;incomprensione del nostro cervello di ciò che pensiamo che gli altri credano. Un complicato insieme di illusioni guidate da pregiudizi di conformità distorce il modo in cui vediamo il mondo che ci circonda. È per questo che troppo spesso inseguiamo le trappole familiari di denaro e successo che ci fanno sentire vuoti anche quando li raggiungiamo. È per questo che sposeremo ciecamente un punto di vista in cui non crediamo necessariamente in modo da mimetizzarci con il gruppo. Lo scriveva già Gustave Le Bon, nella </span><i><span style="font-weight: 400;">Psicologia delle folle</span></i><span style="font-weight: 400;">, la massa crea un inconscio collettivo in cui ogni individuo si sente deresponsabilizzato, mette il cervello in pausa e agisce di impulso portando anche conseguenze disastrose. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Nel suo libro, </span><i><span style="font-weight: 400;">il coraggio, </span></i><span style="font-weight: 400;">Paolo Crepet spiega come oggi è la tecnologia che ci deresponsabilizza: fino a trent’anni fa occorreva pronunciarsi, scrivere, telefonare, quindi esporsi. Oggi si può comunicare senza un’interfaccia umana, senza paura di compromettersi. E le virtù umane vengono delegate a ciò che umano non è. Così, anche il coraggio e la forza d’animo stanno diventando sempre più un’astrazione virtuale. Per fronteggiare questa grande urgenza sociale, Crepet propone un&#8217;ambiziosa forma di coraggio. Quella che dobbiamo inventarci per creare un nuovo mondo, quella che i giovani devono riscoprire per non ritrovarsi tristi e rassegnati a non credere più nei loro sogni. Perché, alla fine, il coraggio scandaloso è la magica opportunità che permette di vivere appieno il nostro presente e costruire lentamente il nostro futuro.</span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Una bellezza necessaria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alice Taricco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Mar 2022 14:47:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<category><![CDATA[censura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni giorno tutti noi in fondo creiamo arte in un modo o nell’altro. L’arte è preziosa, ci fa sentire vivi. La pittura, la scultura, la fotografia, la scrittura, l’architettura, la musica, il design, il teatro, il cinema, i fumetti, la danza sono una bellezza necessaria. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Vedere Vera Lytovchenko suonare il suo violino nello scantinato di casa sua a Kharkov, sotto le bombe, mi ha fatto capire quanto l’arte, la musica in questo caso, non sia un lusso inutile ma una compagna indispensabile per continuare a sopravvivere. Vedere Elena Osipova scendere in piazza, a quasi ottant’anni, con due suoi disegni che richiamavano l’Urlo di Munch e la scritta: “Soldato, lascia cadere la tua arma e sarai un vero eroe” mi ha fatto capire quanto l’arte possa essere uno strumento potente di ribellione, in modo quasi silenzioso, contro ciò in cui non si crede. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Picasso diceva che l’arte spazza la nostra anima dalla polvere della quotidianità. L’arte ci aiuta a prendere posizione, a trasmettere dei messaggi, a imprimere nella nostra memoria la storia. L’arte è fondamentale. Come faremmo a vivere in un mondo senza musica, senza film, senza libri, senza danza, senza quadri? Sarebbe impensabile. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">L’arte ha il potere invisibile di rimanerci in testa in ogni situazione. Non c’è un momento della nostra vita che non sia associato ad una canzone che stavamo ascoltando in quel periodo o ad un film che abbiamo visto. L’arte ha il potere di farci aprire gli occhi di fronte agli orrori del mondo. Perché quando vediamo certe atrocità poi non possiamo più far finta di niente. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Arte significa libertà di pensiero e di espressione. Ecco perché ai regimi dittatoriali fa paura l’arte. Durante il regime nazista tutte le forme d’arte che non riflettevano i valori nazisti erano chiamate Arte Degenerata (</span><i><span style="font-weight: 400;">entartete Kunst</span></i><span style="font-weight: 400;">). Oggi l’artista cinese Badiucao attraverso la sua arte di protesta denuncia il controllo ideologico e morale esercitato dal potere politico. Prima dell’arrivo dei talebani l’artista afghana Fatimah Hossaini fotografava le donne della sua terra. Oggi in Corea del Nord gli unici film messi in circolazione sono a scopo propagandistico. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Gli artisti ci regalano una bellezza necessaria. Le farfalle di Terezin disegnate dai bambini per sfuggire dalla loro triste realtà e sperare nella libertà mi ricordano quanto io sia fortunata in questo momento a potermi esprimere liberamente. Ogni giorno tutti noi in fondo creiamo arte in un modo o nell’altro. L’arte è preziosa, ci fa sentire vivi. La pittura, la scultura, la fotografia, la scrittura, l’architettura, la musica, il design, il teatro, il cinema, i fumetti, la danza sono una bellezza necessaria. </span></p>
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		<title>Pietre d&#8217;inciampo: l&#8217;arte per la memoria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alice Taricco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Feb 2022 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potevo farlo anch'io]]></category>
		<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[campi di sterminio]]></category>
		<category><![CDATA[case]]></category>
		<category><![CDATA[Cuneo]]></category>
		<category><![CDATA[deportati]]></category>
		<category><![CDATA[Dronero]]></category>
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		<category><![CDATA[memoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[pietre d'inciampo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Piccole pietre d'inciampo davanti alle case dei deportati morti nei campi di sterminio: l'arte ci fa inciampare nella memoria, nei ricordi.</p>
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<p style="text-align: justify;">L’idea del progetto <em>Pietre d’inciampo</em> (in tedesco <i>Stolpersteine</i>) è nata dall’artista berlinese <b>Gunter Demnig</b> con l’intenzione di tenere viva nelle città europee la memoria di tutti quei deportati che dai campi di concentramento non sono più tornati a casa. Si tratta di un piccolo blocco quadrato di pietra, grande quanto un sanpietrino, ricoperto di ottone lucente, posto davanti alla porta delle case in cui vivevano le vittime. Si vuole ricordare il loro nome, l’anno di nascita, il giorno e il luogo di deportazione e la data di morte. Questo tipo di informazioni intendono ridare individualità a chi si è ridotto soltanto a numero.<br />Ovviamente non è possibile inciamparvi davvero, poiché sono a livello della pavimentazione. Chi non le vuole vedere ci passa semplicemente sopra. Non sono invadenti. Forse è proprio questo il segreto del loro grande successo: il loro carattere discreto e modesto. Niente espedienti per richiamare l’attenzione, nessun gesto eclatante. Le pietre d’inciampo giacciono semplicemente lì come modello antitetico al memoriale monumentale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma come è nato il progetto? «Ho iniziato il progetto per ricordare lo sterminio del popolo Rom nel &#8217;94, dopo aver assistito a una cerimonia in strada per commemorare i gypsy deportati. Durante quella cerimonia venne fuori una signora a dire che non era vero che erano stati deportati. Allora decisi di rimettere le cose a posto e diedi vita a questa iniziativa. Le pietre sono prima di tutto per i parenti che altrimenti non avrebbero un posto dove piangere i loro cari morti in quegli anni. Come dice il Talmud ebraico, quando il nome di una persona è scritto, non si disperde la memoria di quell&#8217;uomo o quella donna» dice Demnig.<br />La prima pietra fu posata a Colonia, nel 1995. Un anno dopo a Berlino ne vennero portate altre in occasione della mostra <i>Künstler forschen nach Auschwitz </i>(<em>Gli artisti esplorano Auschwitz</em>). Da allora, è diventato il suo progetto di vita: ha posato oltre 70mila pietre in 24 Paesi Europei, sempre davanti all’ultima abitazione delle vittime dello sterminio nazista. Il suo messaggio: l’orrore non iniziò ad Auschwitz o Buchenwald, ma fra di noi. Tra i vicini che fecero finta di non vedere, tra gli amici che non trovarono il coraggio d’intervenire. L’obiettivo è quindi collegare la storia con il presente nel luogo simbolo della vita quotidiana, la loro casa. Grazie a un passaparola tanto silenzioso quanto efficace, oggi si incontrano Pietre d’Inciampo in oltre duemila città sparse in tutta Europa. In Italia, le prime Pietre furono posate a Roma nel 2010 e attualmente se ne trovano a Bolzano, Genova, Milano, Torino, Venezia e altre città. Nella provincia di Cuneo, a Dronero, l’artista tedesco ha posato cinque pietre d’inciampo dedicate a cinque cittadini droneresi arrestati il 2 gennaio 1944 e deportati nel campo di sterminio di Mauthausen dove trovarono la morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mosaico di pietre d’inciampo è diventato il più grande monumento diffuso del mondo. È una valanga inarrestabile: da una piccola iniziativa privata è nato un vasto movimento d’impegno civile che continua a crescere affinché l’indifferenza e l’odio non siano più il motore di molti di noi.</p>
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		<title>Moriremo tutti cinesi?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alice Taricco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jan 2022 10:39:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[america]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[cinesi]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[egemonia]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[moriremo tutti cinesi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il secolo americano sta tramontando per lasciare l'alba al secolo cinese: la Cina prosegue la sua avanzata in Europa. Moriremo cinesi?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">Moriremo tutti cinesi? È la domanda che si pone Federico Rampini quando scrive <b><i>La seconda guerra fredda: lo scontro per il nuovo dominio globale </i></b>(2019). Il giornalista, corrispondente per lungo tempo nel paese asiatico, avvisa il lettore che è cominciata una seconda guerra fredda, che sarà profondamente diversa dalla prima. Cambieranno molte cose per tutti noi. Nella sfida tra America e Cina nessuno potrà rimanere neutrale. Ogni terreno sarà investito dal nuovo conflitto: dall&#8217;economia alla tecnologia, dai valori politici e alla cultura. Il mondo è cambiato molto più di quanto noi occidentali ci rendiamo conto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tramonto del secolo americano è vicino e la possibile transizione al secolo cinese è dietro l’angolo. Negli ultimi anni la Cina ha subito una metamorfosi sconvolgente: ci ha sorpassati nelle tecnologie più avanzate, e ora punta alla supremazia nell&#8217;intelligenza artificiale e nelle innovazioni digitali. È ormai protagonista a tutti gli effetti negli scenari dello Spazio. Nelle infrastrutture cinesi sfavilla la modernità: tra i <i>bullet train</i> ad alta velocità e il mega aeroporto di Pechino.<br>È estremamente all&#8217;avanguardia nella modernità ma rimane un regime autoritario, ancora più duro e nazionalista sotto Xi Jinping. Ad esempio, molte videocamere e dispositivi di sorveglianza h24 sono stati piazzati in alcune parti del paese per controllare la popolazione. Tutto questo non sembra poi così lontano dal distopico «Big Brother is watching you» in <i>1984 </i>di Orwell. Ma la Cina ne va fiera. In Africa è in corso un&#8217;invasione cinese di portata storica.<br>Ma non solo, anche noi italiani siamo coinvolti nel progetto cinese: infatti l&#8217;Italia è terreno di conquista per le Nuove Vie della Seta. La Nuova Via della Seta è un ambizioso progetto infrastrutturale, commerciale e strategico che collega la Cina con l’Europa. Quando verrà ultimata sarà la più importante via commerciale e strategica tra l’Oriente e l’Occidente. La destinazione finale della importante tratta marittima è Venezia. È possibile pensare come il più grande progetto infrastrutturale del globo debba passare per la città d’arte più famosa d’Europa?</p>
<p style="text-align: justify;">La Cina sta già finanziando attività in Europa, sotto forma di prestiti, per lo sviluppo sia di porti che di collegamenti ferroviari efficienti e moderni, oppure immettendo soldi per acquistare o per accedere alla compartecipazione nella gestione di aziende statali europee. La Repubblica popolare è il primo partner commerciale per molte nazioni occidentali. In Italia, per il momento la Cina controlla il 49% del porto di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vado_Ligure">Vado Ligure</a>.<br>Oltre a ciò squadre di calcio italiane sono in mano ai cinesi così come molte università italiane. La Cina sta intensificando gli scambi e le partnership con le università italiane, incrementando i centri di ricerca. La questione sui rischi connessi ad accademie e centri di ricerca finanziati dal governo cinese è centrale in Europa già da tempo. In Italia finora la politica è rimasta piuttosto afona. Ma il problema comunque esiste. I nostri atenei hanno una grande carenza di fondi e il fatto che ne arrivino da aziende cinesi dà la possibilità di proseguire svariati progetti. Bisogna però considerare anche il rovescio della medaglia: non si tratta di beneficienza ma la Cina vuole in cambio tecnologia e <i>know-how</i> senza troppi controlli.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;America si è convinta che, «ora o mai più», la Cina va fermata. Chi sta in mezzo, come gli Europei, rimarrà stritolato? Nessuno è veramente attrezzato ad affrontare la tempesta in arrivo. Questo progetto egemonico cinese sostiene il grande sviluppo economico ma persegue allo stesso tempo un piano di chiusura verso l’informazione e la libera circolazione delle idee. È il paradosso di questa superpotenza. Se l’Occidente resterà unito forse avrà una speranza di non morire cinese.&nbsp;</p>
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		<title>LATE BLOOMERS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alice Taricco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Dec 2021 14:58:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Stappapensieri]]></category>
		<category><![CDATA[aspettative]]></category>
		<category><![CDATA[età]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
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		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<category><![CDATA[traguardi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fin da piccoli impariamo che per ottenere l’approvazione degli altri ed essere felici è necessario soddisfare alcuni standard entro determinati archi di tempo. Ma c’è davvero un’età giusta per tutto?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">A 6 anni devi saper leggere, a 13 devi avere già un&#8217;idea di cosa vuoi fare da grande perché devi scegliere la scuola più adatta a te per prossimi cinque anni, a 18 devi prendere la patente e il diploma e quindi scegliere cosa fare della tua vita, a 22 tocca alla prima laurea e magari a un fidanzato/a, a 30 dovresti avere un buon lavoro e iniziare a pensare alla famiglia e così via per il resto delle nostre vite.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Fin da piccoli impariamo che per ottenere l’approvazione degli altri ed essere felici è necessario soddisfare alcuni standard entro determinati archi di tempo. Ci deve essere un obiettivo per ogni ambito della nostra vita: dall’essere i migliori a scuola ad andare all’università per poi avere un lavoro come si deve. Ci viene insegnato che c&#8217;è un’età adatta per tutto. Traguardi da raggiungere necessariamente entro un preciso periodo di tempo. Tutto questo forse perché è più facile categorizzare tutto per non pensarci. Sapere esattamente cosa sia giusto fare in ogni momento della vita. Seguire delle istruzioni sociali per non essere giudicati. Nessuno ti potrà giudicare se a 19 anni fai l’università ma se sei fuori corso a 25 anni o se torni a studiare a 40 anni allora lì sì che è un problema. Ma c’è davvero un’età giusta per tutto? Tanti hanno paura di essere indietro rispetto alle tappe della vita che la società considera consone per loro. Un fenomeno che tra i giovani si è addirittura acutizzato in questo periodo perché ci si sente di “aver perso tempo”. Negli ultimi due anni i dati su ansia, depressione e tasso di suicidi tra gli adolescenti ci dimostrano come questa pressione, in molti casi, sia diventata insostenibile. Anche se in parte è normale che certi eventi ci accadono in determinati periodi della nostra vita,certe volte la pressione sociale intorno al raggiungimento di alcune tappe è esasperata e non tiene conto della storia personale di ognuno di noi. Questo porta le persone a sentirsi inadeguate se non raggiungono gli stessi obiettivi dei loro coetanei in una tempistica adeguata. Essere fuori dagli standard viene vissuto come una vergogna. Il bello è che siamo tutti intrappolati in questi meccanismi, chi più chi meno, ne siamo inevitabilmente condizionati. Ma se fossimo dei </span><i><span style="font-weight: 400;">Late Bloomers</span></i><span style="font-weight: 400;">? Forse non siamo tarati per rispettare alla lettera gli standard imposti dalla società. Forse siamo delle persone che “sbocciano tardi” cioè sviluppano talenti e capacità anni dopo i propri coetanei, a volte superandoli. Sono spesso persone considerate indietro rispetto alle tappe della vita ma che hanno solo bisogno di aspettare il momento giusto per sbocciare. La vita non è una legge fisica universale: </span><i><span style="font-weight: 400;">J.K.Rowling</span></i><span style="font-weight: 400;"> era una madre trentenne e disoccupata quando riuscì a pubblicare il libro </span><i><span style="font-weight: 400;">Harry Potter</span></i><span style="font-weight: 400;"> diventando così famosa in tutto il mondo. </span><i><span style="font-weight: 400;">Julia Child</span></i><span style="font-weight: 400;"> ha scoperto una passione sfrenata per la cucina francese a 50 anni, diventandone uno dei massimi esperti mondiali.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Pensare di essere troppo vecchi per cambiare, arrendersi e seguire la corrente è la strada più semplice che ci viene in mente. Bisogna trovare il coraggio di ascoltare il proprio bisogno di lentezza, il proprio tempo interno. Presto o tardi l’importante è trovare la propria strada per fiorire. Meglio essere </span><i><span style="font-weight: 400;">Late Bloomers </span></i><span style="font-weight: 400;">che sentirsi sbagliati per tutta la vita senza riuscire a cambiare.</span></p>
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		<title>Questo non è normale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alice Taricco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Nov 2021 07:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[boldrini]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[normale]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sessismo]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è normale il sessismo e la discriminazione a cui le donne sono ormai abituate. La Boldrini racconta e segnala una via per un cambiamento.</p>
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<p style="text-align: center;">«NON È NORMALE che si organizzino dibattiti con soli maschi e il punto di vista delle donne venga escluso.</p>
<p style="text-align: center;">NON È NORMALE che le atlete, anche quando vanno alle Olimpiadi o ai Mondiali, siano sempre dilettanti.</p>
<p style="text-align: center;">NON È NORMALE che il governo faccia task force, comitati, nomine e si dimentichi di inserirvi le donne.</p>
<p style="text-align: center;">NON È NORMALE questo e molto altro».</p>
<p style="text-align: justify;">È così che comincia il libro <b><i>Questo non è normale. Come porre fine al potere maschile sulle donne</i></b> scritto da Laura Boldrini, deputata del PD ed ex presidente della Camera.<br />È un saggio dedicato a una grande battaglia di civiltà, che, mettendo in fila fatti, testimonianze e storie, fotografa un’Italia basata ancora sul modello patriarcale. La scrittrice riflette sulle discriminazioni di tutti i giorni, in ogni ambito della società. Ad ogni capitolo utilizza una parola chiave di presentazione (dominare, svilire, annientare, intimidire) per accompagnare il lettore fino al momento culminante del «mollare gli ormeggi», ovvero rompere il silenzio. </p>
<p style="text-align: justify;">Si parte proprio con un elenco di proverbi ritenuti espressione della saggezza popolare come «Donne e buoi dei paesi tuoi», «Donna al volante pericolo costante», «Donna baciata mezza guadagnata». Tutti frutto di una cultura maschilista dalla quale non abbiamo ancora preso le distanze perché purtroppo vengono pronunciati ancora oggi. Si vuole portare l’attenzione su cos&#8217;è il patriarcato: è patriarcato che nei libri sia il papà che lavora mentre la mamma fa le torte e stira, che la madre non possa trasmettere il proprio cognome ai figli, che i bambini abbiano a disposizione giochi che ne stimolano l&#8217;ambizione e la creatività mentre alle bambine sono destinate bambole e pentoline.<br />Inoltre il sessismo non è normale: ovunque campeggiano in maggioranza busti e ritratti di soli uomini, su cento vie non più di cinque sono dedicate alle donne, se sei una «donna con le palle» allora sei in gamba, se sei un uomo che «piange come una femminuccia» sei un debole.<br />Escludere le donne dal dibattito pubblico non è normale: è un modo per oscurale e controllarle. È fondamentale il punto di vista femminile nei media, ma in Italia i talk show televisivi sono dominati dagli uomini e le donne intervengono al massimo come moderatrici.<br />Il fenomeno della violenza di genere perpetrata nei confronti delle donne in quanto donne, e per nessun&#8217;altra ragione, è allarmante. Il femminicidio da parte di mariti, compagni, figli che dovrebbero soltanto amare non è assolutamente normale. E noi lo raccontiamo in tv dicendo che è la donna che se l’è cercata perché aveva il vestito troppo scollato o la minigonna, che è lei che l’ha provocato.<br />Oltre a ciò la Boldrini si sofferma su una questione che la riguarda da vicino: l’odio misogino. Le brutali minacce e l’odio incontrollato dilagano non solo online nei confronti di molte donne, soprattutto quelle che hanno il coraggio di alzare la voce e prendere posizioni scomode. Qui la denuncia è importantissima per far sì che non si sminuiscano questi fatti con doppi sensi, risate e luoghi comuni facendo finire tutto nel dimenticatoio.<br />Le donne devono sormontare i pregiudizi nel lavoro, nello sport, nei contesti processuali. Vi è poi la grande battaglia dell’aborto. In Italia l’obiezione di coscienza fa sì che si possa usufruire dell’interruzione di gravidanza in maniera molto limitata.<br />L&#8217;autrice arriva poi a chiedersi: ma perché nell’agenda della politica italiana si tende a rimuovere il femminismo? Perché si ritiene «roba da donne» la bassa occupazione femminile e la disfunzione del welfare, anziché un’emergenza? Perché il più grande partito progressista italiano, paladino dei diritti e dell’inclusione, è composto principalmente da uomini? La scrittrice suggerisce: «fino ad ora in Italia si sono succeduti sessantasette governi, tutti a guida e impronta maschile: non mi pare che le cose siano andate e vadano benissimo. Per quale motivo, allora, non vogliamo lasciare spazio alle donne, cioè alla maggioranza della popolazione?».</p>
<p style="text-align: justify;">Per concludere viene presentata una figura politica importante ma spesso dimenticata dalla storia: Salvatore Morelli. Un femminista <i>ante litteram</i> che immaginava una società in cui anche le donne avessero diritti e potessero esprimere le loro opinioni. Fu il primo in Europa a presentare un progetto di legge per l’abolizione della schiavitù domestica e fu anche il primo a capire che si trattava di un&#8217;emergenza sociale che si sconfigge con le leggi ma anche con un cambiamento di mentalità.<br />Bisogna dunque essere vigili e fare un pezzo di strada nella società perché solo le leggi non bastano se il paese non segue. Se quotidianamente accettiamo queste storture della società non ci possiamo poi lamentare. Invece se vogliamo veramente cambiare le cose dobbiamo fare democrazia attiva. </p>
<p style="text-align: justify;">Se tutto questo non è normale per noi, dobbiamo alzare la voce e gridare BASTA:</p>
<p style="text-align: center;">«Se non cambiamo innanzitutto la nostra quotidianità, se non rifiutiamo le tante piccole e grandi ingiustizie avallate come normali da millenni di pregiudizi, non vi sarà mai quel mutamento necessario per vivere bene e non esistere e basta».</p>
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