In questi ultimi anni grazie alla folgorante ondata di successo degli anime e alla crescente popolarità della sua cucina, il Giappone si è ritagliato uno spazio consolidato nell’immaginario collettivo della cultura occidentale. Ciò nonostante, nella schiera infinta di pregi e difetti del paese del Sol Levante non si accenna quasi mai a un loro talento peculiare: suonare e interpretare la musica jazz.

Il jazz è un genere incredibilmente vasto e complesso nella sua concezione e proprio grazie a questo vastissimo grado di libertà, si concede a infinite possibilità melodiche. La sua complessità è contemporaneamente la sua forza e la sua peggior debolezza che lo rende inaccessibile ai molti. Di conseguenza, oggi di fatto si trova in una situazione di sopravvivenza appesa a pochi ambienti dedicati e a spazi didattici. Tuttavia, i nostri amici nipponici con la loro folle e rara fantasia e con gusto incredibile sono riusciti a dare una nuova spinta a questo genere combinandolo con i loro immensi capolavori dell’animazione. L’esempio più cristallino di questo fenomeno musicale è sicuramente la OST di Cowboy Bebop (1998) firmata Joko Kanno and The Seatbelts. Questi due nomi rispettatissimi del jazz mondiale hanno prodotto una colonna sonora che mischia, oltre a vari generi jazz, anche elementi blues e metal. L’immensa energia compositiva di ogni traccia rende questa soundtrack un capolavoro senza tempo, in grado anche di slegarsi efficacemente dal suo contesto.

Ma quando si parla di anime jazz non si può passare oltre senza aver citato Lupin III (1978). L’anime inspirato al grande manga del maestro Monkey Punch è in maniera meno forse esplicita di Cowboy Bebop un concentrato di estetica jazz e rappresenta un elemento chiave dell’immagine dell’anime stesso. L’eleganza e l’intelligenza musicale di Yuji Ohno riflettono le caratteristiche principali del protagonista e la soundtrack nella sua onnipresenza accompagna Lupin nelle sue sensazionali imprese. Senza dar freni al discorso si potrebbe proseguire con una carrellata di altri esempi come Detective Conan Theme, le OST dello Studio Ghibli, la dolce versione di “Fly me to the moon” di Neon Genesis Evangelion e molto altro ancora, ma a questo punto penso di aver già reso sufficientemente l’idea.

Nessuno avrebbe mai immaginato che la vita di un genere tanto ricco di storia e tradizione occidentale si fosse legata così strettamente all’animazione orientale. Una collaborazione inaspettata, un rapporto simbiotico che esplora ogni volta nuovi livelli artistici dando vita a opere immortali. I giapponesi trovano ogni volta nelle armonie jazz nuove possibilità di espressione e di sfogo cercando di dare materialità alla loro immensa complessità sociale e culturale. L’anime-jazz è una dimostrazione efficace e sintetica del potere del jazz: dare voce ai sentimenti con una lingua universale ai tempi delle società complesse e del mondo globalizzato.

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