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	<title>Segnalibro Archives - 1000miglia</title>
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	<description>Ottimismo, informazione, svago, riflessione</description>
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		<title>La voce delle ombre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Moraglio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 16:06:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnalibro]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[dono]]></category>
		<category><![CDATA[fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questo libro dark fantasy si scoprono i legami della protagonista in un misto fra realtà e inquietudine. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[


<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ambientato nell’Inghilterra della prima metà del 1600, durante il periodo delle guerre di religione,  </span><a href="https://www.ragazzimondadori.it/libri/la-voce-delle-ombre-frances-hardinge/"><i><span style="font-weight: 400;">La voce delle ombre </span></i></a><span style="font-weight: 400;">è un dark fantasy molto particolare, sotto certi aspetti persino un po’ inquietante, come del resto lo sono tutti i libri che finora ho letto di Frances Hardinge. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il libro narra la storia di Makepeace, seguendo le sue vicende durante l’infanzia e poi nell’adolescenza, per finire con l’ultimo capitolo con lei già adulta. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Makepeace sin da piccola ha la maledizione di ospitare gli spiriti vaganti dei morti in cerca di un corpo. Da sempre vive con la madre, ma quando una notte viene rapita dai membri della sua famiglia paterna e diviene una serva nella loro dimora inizia a venire a conoscenza di oscuri e inquietanti segreti che riguardano lei e i suoi parenti. Così stringe una profonda <a href="https://www.1000-miglia.eu/il-castello-errante-di-howl/">amicizia</a> con lo spirito di un orso che ospita dentro di sé, ma anche con altri imprevedibili alleati che incontra sul suo cammino e che, a turno, decidono di “abitarla”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E alla fine chissà che la maledizione non diventi invece un dono…</span></p>
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		<title>Per dieci minuti, Chiara Gamberale  </title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alice Coggiola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnalibro]]></category>
		<category><![CDATA[comfortzone]]></category>
		<category><![CDATA[esistenza]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza]]></category>
		<category><![CDATA[novità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Punti di vista, prospettive e idee che possiamo cambiare in soli dieci minuti. </p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/per-dieci-minuti-chiara-gamberale/">Per dieci minuti, Chiara Gamberale  </a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[


<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ogni giorno, per un mese intero, Chiara si impegna in una nuova attività per soli dieci  minuti. È un modo per sfidare se stessa, uscire dalla sua zona di comfort e  reinventare la sua vita dopo aver perso tutto ciò che le era familiare: il compagno, la  casa d&#8217;infanzia, il lavoro. Senza nulla da perdere, si getta in questa impresa. Dieci  minuti al giorno per esplorare nuove attività: smalto fucsia, cucinare pancake  nonostante la sua inesperienza ai fornelli, ballare hip-hop, parlare e ascoltare profondamente sua madre. Queste esperienze la introducono a nuove realtà e la  spingono a prendere decisioni sorprendenti. Dieci minuti bastano per aprire le porte  a un mondo inaspettato, verso una rinascita. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La protagonista di questo romanzo si chiama Chiara e fa la scrittrice. Potrebbe </span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">essere un&#8217;autobiografia? La risposta arriva dall&#8217;autrice stessa, che riconosce le </span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">somiglianze definendo il suo libro un esperimento di autofiction, genere in cui l&#8217;autore </span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">stesso è il protagonista delle vicende narrate, prendendo spunto dalla realtà per </span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">creare una storia di fantasia. <a href="https://www.1000-miglia.eu/arianna-abbandonata-e-lamore-che-fa-male/">L’autrice</a> racconta come, in un momento di </span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">smarrimento, un&#8217;amica le suggerì di fare un gioco: provare per un mese, una volta al </span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">giorno, qualcosa di mai tentato prima. &#8220;È come avviare un dialogo con parti di te che </span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">pensavi inesistenti o trascurate&#8221;, spiega Chiara, la persona reale. &#8220;Quando subiamo </span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">una perdita nella vita, all&#8217;inizio c&#8217;è il dolore acuto, ma poi ci riprendiamo perché </span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">l&#8217;essere umano è più resistente di quanto creda. Questo gioco ti ricorda che hai </span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">infinite possibilità&#8221;, continua l&#8217;autrice. &#8220;Se ricominci a flirtare con la vita con un po&#8217; di </span><span style="font-weight: 400;"> fantasia, lei ricambierà&#8221;. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il percorso inizia il 3 dicembre e termina il 3 gennaio. La forma di diario, con data e </span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">ora, trasmette un senso di tempo oppressivo. Quando si sta male, il tempo diventa un </span><span style="font-weight: 400;"> nemico e i giorni sembrano non passare mai. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">&#8220;<a href="https://www.qlibri.it/narrativa-italiana/romanzi/per-dieci-minuti/">Per dieci minuti&#8221;</a> è un libro breve, meno di 200 pagine, capitoli scorrevoli. Un </span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">pomeriggio di lettura basta per terminarlo. Il tema fondamentale del cambiamento e </span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">della rinascita viene narrato con maestria, dimostrando che è possibile ritrovare la </span><span style="font-weight: 400;"> </span><span style="font-weight: 400;">gioia di vivere un passo alla volta.</span></p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/per-dieci-minuti-chiara-gamberale/">Per dieci minuti, Chiara Gamberale  </a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
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		<title>Il castello errante di Howl</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Moraglio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnalibro]]></category>
		<category><![CDATA[calcifer]]></category>
		<category><![CDATA[dianawinnejones]]></category>
		<category><![CDATA[hayaomiyazaki]]></category>
		<category><![CDATA[howl]]></category>
		<category><![CDATA[ilcastelloerrantedihowl]]></category>
		<category><![CDATA[ingary]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[sophie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sophie viene trasformata in una vecchia. Si reca al castello errante per sciogliere l'incantesimo, ma ne diventa la donna delle pulizie e conoscerà: Calcifer, Howl, Michael, Angorian.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Recensione libro</p>
<p> </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="has-text-align-justify"><em>[…] Quello è il motivo per cui amo i ragni. “Se non riesci la prima volta tenta, tenta, tenta ancora”. Io continuo a tentare. Questa maledizione però me la sono tirata addosso da solo, qualche anno fa, concludendo un patto, e so che non sarò mai capace di amare qualcuno, adesso.</em></p>
</blockquote>



<p></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il castello errante di Howl , </em>libro da cui il maestro Hayao Miyazaki ha creato l’omonimo cartone, è una fiaba originale e ricca di magia e non mi ha disturbato il fatto che molte parti del libro non coincidessero con la storia del cartone. Quando sono venuta a conoscenza dell’esistenza di questo libro ho iniziato subito a leggerlo. Posso dire dunque che è stato all’altezza delle mie aspettative, cosa che capita di rado.</p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">La storia, ambientata nel paese di Ingary, narra la storia della giovane Sophie, la quale un giorno viene trasformata da una malvagia strega in una vecchia. Sophie decide di recarsi al magico castello errante del crudele mago Howl, accusato da tutti di nutrirsi dei cuori delle giovani ragazze che rapisce, con l’intento di far sciogliere l’incantesimo che grava su di lei, diventando invece la sua donna delle pulizie, per così dire. Dentro il castello la protagonista farà amicizia con il demone del fuoco Calcifer, che fa muovere il castello, con il giovane apprendista stregone Michael e, ovviamente, con il famigerato, bellissimo e insopportabile Howl, acerrimo nemico della Strega. Nel corso della storia si aggiungeranno altri personaggi, come l’uomo-cane, lo spaventapasseri stregato e la signorina Angorian. Riuscirà Sophie a ritrovare la sua giovinezza?</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
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		<title>La conversazione (è) necessaria, da un libro di Sherry Turkle</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/la-conversazione-e-necessaria-da-un-libro-di-sherry-turkle/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Pepino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2024 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnalibro]]></category>
		<category><![CDATA[cellulare]]></category>
		<category><![CDATA[connessione]]></category>
		<category><![CDATA[empatia]]></category>
		<category><![CDATA[rapporti umani]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio mette in luce come l'uso sempre più massiccio di dispositivi tecnologici, seppur mettano in contatto molto più facilmente, tendano a deteriorare i rapporti umani</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[




<p style="text-align: justify;">Di recente ho sostenuto un esame in università dal titolo “Storia e teoria dei media digitali”; contrariamente a quanto può sembrare dal nome, si è rivelato estremamente attuale e interessante, al punto che mi ha spinto a citare in questo articolo uno dei libri di studio (cosa abbastanza inusuale: solitamente, dopo un esame, non vedo l’ora di liberarmi dei volumi letti e riletti).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">L’argomento è la conversazione, quella che avviene tra due persone, in un gruppo, con noi stessi. E’ un tema che mi è molto vicino, a cui sono sensibile soprattutto pensandolo in rapporto alla tecnologia. La tesi sostenuta dall’autrice, in sostanza, è che l’avvento dei media digitali, e soprattutto dello smartphone, abbia ridotto notevolmente la nostra capacità, voglia, necessità, facoltà, desiderio di conversare. Che la abbia, quindi, decisamente modificata, a favore di una conversazione che avviene dietro gli schermi e non più dal vivo. Questo ha causato diverse conseguenze, soprattutto in noi giovani: apatia, mancanza di lessico, chiusura in noi stessi, timidezza maggiore, non capacità di sentire e metterci nei panni dell’altro, pigrizia, indifferenza verso gli altri, e potrei andare avanti a lungo (ma qua ve lo risparmio: <a href="https://www.solotablet.it/i-miei-libri/100-libri-per-una-lettura-critica-della-tecnologia/conversazione-necessaria">leggetevi il libro</a>!)<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Io mi rendo conto quotidianamente di quanto questo sia vero, e ne sono altamente preoccupata. <b>Mi fa paura pensare ad un mondo in cui la gente preferisce davvero videochiamarsi piuttosto che vedersi di persona</b>, toccarsi, stringersi, sentire l’altro, che non vuol dire solamente avere un contatto fisico, ma un contatto visivo, percepire le emozioni, i battiti, guardare negli occhi e ascoltare. Mi fa paura come le persone possano preferire risolvere i propri problemi scrivendosi messaggi su Whatsapp piuttosto che dal vivo, come possano preferire comunicare i propri sentimenti tramite delle parole virtuali, che sono così fredde e quasi “fantasma”.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Mi fa paura che non siamo più in grado di capire l’altro, e non abbiamo voglia di fare quella fatica in più per vedersi dal vivo e parlarsi in “live”, qui e ora. Perché è vero: senza telefono, e tutto ciò che gli gira attorno, è tutto molto più faticoso. È più faticoso dirsi le cose che non vanno dal vivo, ma anche le cose che vanno: quanto è difficile, per esempio, dire ad una persona quello che provi guardandola negli occhi, avendola a un passo di distanza? Ma quanto è, infinitamente, più vivo? Quanto è più vero, quanto vale di più, rispetto che stare coricato sul letto scrivendo un messaggio e aspettando una risposta, sperando di non avere un “visualizzato”.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Siamo esseri sociali, <b>abbiamo bisogno dell’altro</b>: il telefono ci illude, facendoci credere di poter avere queste relazioni con gli altri tramite messaggi, videochiamate, post su Instagram, una vita online. La vita vera è al di fuori. Come sono al di fuori le nostre principali esigenze per sopravvivere: dormire, mangiare, respirare, stare con gli altri: sono cose che non è possibile fare col cellulare.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Oltre che a ridurre la relazione con gli altri, il telefono azzera anche la relazione con noi stessi, che è invece essenziale per la crescita personale e per il benessere dentro e fuori. A causa del telefono <b>non abbiamo più un momento di “nulla”</b>. In cui non facciamo assolutamente niente, in cui siamo fermi senza alcuno stimolo dall’esterno, ma semplicemente noi, in pace. Tendiamo a considerare questi momenti come “noia”, quando sono invece i momenti in cui c’è la maggiore probabilità che ci vengano idee, illuminazioni, insomma che nascano cose belle e positive per noi stessi. Non siamo più capaci di non far nulla, appena abbiamo un momento libero infiliamo la mano in tasca e stringiamo tra le mani il cellulare, come se fosse l’oggetto che ci salva dal momento di “vuoto” in cui, altrimenti, saremmo caduti. Ma non è così. Il cellulare ci sa intrattenere, ma è un intrattenimento passivo, che ci lascia ancora più vuoti di come eravamo prima. Alziamo lo sguardo dallo smartphone e fissiamo con occhi vitrei ciò che abbiamo davanti, prima di ricollegare dove siamo e cosa stiamo facendo, uscendo dalla bolla in cui il cellulare ci isola.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Forse sono stata troppo severa, troppo negativa, troppo pessimista. Ma queste parole mi sono venute così, istintivamente, da dentro, dopo una mezza giornata che ho passato <b>del tutto scollegata</b>. Avevo bisogno di quiete e pace, ho deciso (non a cuore leggero, non è una scelta così semplice e facile, purtoppo), di non guardare più il telefono fino a quando lo avessi ritenuto necessario (fino ad adesso, sono sei ore!). E sono incredula per quanto sia riuscita a respirare, ad ascoltarmi, a fare le cose con più calma; mi sono data il tempo per pensare, per stare con me, e sto davvero molto meglio di questa mattina.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">In una giornata in cui non vi serve il cellulare per esigenze strettamente pratiche, ve lo consiglio: praticate questa <b>disconnessione per <a href="https://www.1000-miglia.eu/non-e-una-recensione-di-perfect-days/">riconnettervi con il vostro io interiore</a></b>. Sono sicura che gli effetti non potranno che giovare alla nostra salute e alla nostra vita.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
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		<title>Va&#8217; dove ti porta il cuore</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/va-dove-ti-porta-il-cuore/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Le Ciammaruche]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnalibro]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un racconto famigliare, biografico, quotidiano e agrodolce nello stile elegante e semplice di Susanna Tamaro.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[


<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">“</span><i><span style="font-weight: 400;">Perché ti scrivo tutto questo? Cosa significano queste confessioni lunghe e troppo intime? A questo punto forse ti sarai stufata, sbuffando avrai sfogliato una pagina dopo l’altra. Dove vuole andare, ti sarai chiesta, dove mi porta? È vero, nel discorso divago, invece di prendere la via principale spesso e volentieri imbocco umili sentieri. Do l’impressione di essermi persa e forse non è un’impressione: mi sono persa davvero. Ma questo è il cammino che richiede quello che tu tanto cerchi, il centro.</span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">Ti ricordi quando ti insegnavo a cucinare le crêpes? Quando le fai saltare in aria, ti dicevo, devi pensare a tutto tranne al fatto che devono ricadere dritte nella padella. Se ti concentri sul volo puoi star certa che cadranno accartocciate, oppure si spiccicheranno dirette sul fornello. È buffo, ma è proprio la distrazione che ci fa giungere al centro delle cose, al loro cuore.</span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">Invece del cuore adesso è il mio stomaco a prendere parola. Brontola e ha ragione perché tra una crêpe e un viaggio lungo il fiume è venuta l’ora di cena. Adesso ti devo lasciare ma prima di lasciarti ti spedisco un altro odiato bacio.</span></i><span style="font-weight: 400;">”</span> <span style="font-weight: 400;">(da </span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Va%27_dove_ti_porta_il_cuore"><i><span style="font-weight: 400;">Va’ dove ti porta il cuore</span></i></a><span style="font-weight: 400;">, S. Tamaro)</span></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">&#8220;</span><i><span style="font-weight: 400;">Abbi cura di te</span></i><span style="font-weight: 400;">&#8220;. È così che si conclude la commovente lettera di una nonna per la propria nipote. Una lettera di sincerità e purezza, di tiepidi ricordi e di agrodolci auguri, di malinconico e nostalgico divagare per rimpianti e attimi gioiosi. Non un semplice pezzo di carta, bensì una solida chiave in grado di aprire il baule della memoria di una fragile, fortissima donna a cui non è stato possibile amare libera, poiché sempre in qualche modo impossibilitata a raggiungere chi amava. </span></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Come il Narciso ovidiano non poté abbracciare il suo amato riflesso, così lei non poté rifugiarsi nelle braccia dell&#8217;unico uomo che l&#8217;abbia mai amata e rispettata, né poté stringere la figlia, e ora nemmeno la nipote. Ma come ancora Narciso, ecco che ormai, all&#8217;ultimo rintocco dell&#8217;orologio della sua vita, si trasforma in un magnifico fiore, e avvolge noi e la nipote con ciò che di lei rimane: il suo profumo, la sua storia. Inchiostro di pece, per sempre impresso nel cuore.</span></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Un racconto profondo ed emozionante, contornato da una scrittura elegantemente semplice, in grado di trasmettere, anche a chi non l&#8217;ha mai provata, la nostalgica emozione dell&#8217;imprimere su una lettera i propri pensieri e i propri sentimenti.</span></p>
<p><br style="font-weight: 400;" /><br style="font-weight: 400;" /></p>
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		<title>Una testa dura di Edith Ayrton Zangwill</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Moraglio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Feb 2024 07:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnalibro]]></category>
		<category><![CDATA[&#039;900]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[ideali]]></category>
		<category><![CDATA[suffragette]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Una testa dura", il racconto di una donna, di grandi ideali e della lotta per la parità di diritti </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>&lt;&lt; <em>Mio caro, dovevo per forza combattere per la Causa. Mi è sembrata una sorta di…chiamata e sono quasi morta per rispondere. Anche tu hai dovuto combattere per la guerra che è stata la tua chiamata, e anche tu sei quasi morto per rispondere. Suppongo che ora siamo chiamati a proteggerci a vicenda, non per morire, ma per vivere.&gt;&gt;</em></p>
<p>Ambientato in Inghilterra all’inizio del ‘900 <em>Una testa dura </em>è la storia di una giovane donna.</p>
<p>Ursula, la protagonista, è lontana dagli ideali che sua madre nobildonna e civettuola cerca di impartirle; infatti il suo sogno è quello di essere ammessa alla Chemical Society, motivo per cui non fa altro che eseguire esperimenti nel suo laboratorio. Inizialmente è molto restia alle idee delle <a href="https://www.bbc.co.uk/bitesize/articles/z6gh6g8#z736m39">Suffragette</a>, che in quegli anni avevano iniziato a far <a href="https://www.1000-miglia.eu/donne-in-azione/">sentire la loro voce</a>, mentre dopo aver assistito a un processo di una di loro decide di entrare a fare parte del movimento come oratrice.</p>
<p>Pian piano i vecchi ideali di Ursula si sostituiscono a quelli nuovi. Nel corso della storia la protagonista si troverà a dover fare delle scelte, talvolta estreme, allo scopo di far sentire la propria voce. Ma Ursula non è sola: deve fare attenzione a non fare soffrire, a causa della sua testardaggine, le persone che ama.</p>
<p>Quando finalmente le donne ottengono il diritto di voto inizia la Prima Guerra Mondiale e dopo che l’uomo di cui è innamorata si arruola, per Ursula inizia una nuova battaglia. Una storia di cambiamenti, amore e decisioni. Una storia di pregiudizi che diventano ideali per cui combattere. Perché se c’è una cosa sbagliata bisogna lottare valorosamente per cambiarla.</p>
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		<title>“In Quelle Tenebre” di Gitta Sereny</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marta Costa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jan 2024 11:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnalibro]]></category>
		<category><![CDATA[#campidisterminio]]></category>
		<category><![CDATA[#conoscereilmale]]></category>
		<category><![CDATA[#fenomenologiadelmale]]></category>
		<category><![CDATA[#FranzStangl]]></category>
		<category><![CDATA[#giornatadellamemoria]]></category>
		<category><![CDATA[#GittaSereny]]></category>
		<category><![CDATA[#psicologiadelcarnefice]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'intervista di Gitta Sereny a Franz Stangl, uno dei comandanti di Treblinka, per analizzare la fenomenologia del male.</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/in-quelle-tenebre-di-gitta-sereny/">“In Quelle Tenebre” di Gitta Sereny</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Un viaggio nelle profondità del male</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In Quelle Tenebre (<em>Into That Darkeness</em>, 1974) è un testo ancora poco conosciuto ma fondamentale per chi si interessa di <strong>fenomenologia del Male</strong>: si tratta di un volume che mette insieme la lunga intervista condotta, tra l’aprile e il giugno del 1971, dalla giornalista di origini ebraiche Gitta Sereny a uno dei comandanti del campo di sterminio nazista di Treblinka, Franz Stangl, detenuto nella prigione tedesca di Düsseldorf dal 1967. Sebbene il racconto della tragedia dei campi di sterminio sia ben delineato, il fulcro dell’intervista risiede nell’<strong>analisi della psicologia di un carnefice</strong>. Non si tratta di un carnefice qualunque: il male perpetrato ai danni dei prigionieri dei campi nazisti è, nell’immaginario europeo, il Male per eccellenza, il Male con-la-emme-maiuscola. Il solo campo di sterminio di <strong>Treblinka</strong> produsse circa <strong>un milione di morti</strong> e si contano solo settanta sopravvissuti. Per renderci conto del numero, le vittime corrispondono agli abitanti di Torino e cintura, mentre i superstiti sono persino meno del numero di studenti che possono sedersi in una sola delle aule delle nostre università.</p>
<p style="text-align: justify;">Le domande che spinsero la Sereny a interfacciarsi con questa difficile esperienza furono: come può la coscienza di un essere umano convivere con la consapevolezza di essere stato parte di tale massacro? Com’era possibile che Stangl si commuovesse per la foto di un gattino, che fosse un padre amorevole e un buon marito e che contemporaneamente coordinasse l’organizzazione di un luogo tanto atroce?</p>
<p style="text-align: justify;">Sono, a nostro avviso, le stesse domande che spingono gli appassionati di <em>true crime</em> a seguire documentari, podcast e libri sui serial killer più temibili. L’interesse per la biografia, ma soprattutto per la <strong>psicologia di assassini</strong> come Ted Bundy, Jeffrey Dahmer, John Gacy e altri ancora è infatti un diverso contesto in cui calare lo stesso studio sulla fenomenologia del Male. Anzi, riteniamo che sia stata proprio la tragedia dei campi di concentramento a scatenare l’interesse e l’inquietudine verso questo tipo di personaggi, definiti – a livello collettivo – “mostri”, ma inevitabilmente e scomodamente appartenenti alla razza umana.</p>
<p style="text-align: justify;">L’umanità del secondo dopoguerra realizzò, dopo un lungo periodo di oblio, di essere capace di azioni a dir poco raccapriccianti. Questo spinse, e spinge ancora oggi, a voler <strong>indagare</strong> quel male e chi lo ha compiuto. A muovere tutto ciò è dunque la volontà di <strong>conoscere il Male</strong> per esorcizzarlo? Oppure la sete di conoscenza deriva dal più sinistro desiderio di <strong>dimostrare la distanza</strong> tra questi soggetti e noi “persone normali”, per dimostrare in maniera paradossale che queste persone non appartengono all’umanità?</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume di Sereny dà implicita risposta a entrambi gli interrogativi, in una discesa nelle tenebre di una figura complessa, la quale risultò talmente scossa dall’esperienza, da morire d’infarto solo poche ore dopo il termine dell’ultima giornata di interviste, il 28 giugno 1971</p>
<p style="text-align: justify;">Proponiamo questo volume in occasione della <strong>Giornata della Memoria</strong> <strong>2024</strong> che, pur con tutte le complicazioni che l’odierno <a href="https://www.1000-miglia.eu/?s=israele">conflitto tra Israele e Palestina</a> comporta, <strong>deve continuare a essere celebrata</strong>, proprio perché la tragedia dei campi e della guerra è un trauma non ancora superato e con pericolosi risvolti sul presente. In altre parole, ricordare non significa parteggiare o meno per un determinato schieramento dell’odierna guerra, ma <strong>significa riconoscere le colossali proporzioni dell’impatto</strong> che Shoa e Seconda Guerra Mondiale hanno avuto dal 1945 ad oggi. Per concludere, laddove Eric Hobsbawm aveva definito il Novecento “<em>the short century</em>”, il secolo breve (iniziato con la Prima Guerra Mondiale e finito, secondo lo storico, con la caduta del muro di Berlino), rileggiamo il <strong>Novecento</strong> come un secolo che <strong>ancora sconfina nel nuovo millennio.</strong></p>
<p> </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="414" height="658" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2024/01/gkody0ur.jpg" alt="" class="wp-image-9476" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2024/01/gkody0ur.jpg 414w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2024/01/gkody0ur-189x300.jpg 189w" sizes="(max-width: 414px) 100vw, 414px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Franz Stangl a Treblinka con indosso la giacca bianca che lo contraddistingueva, ricordata da diversi sopravvissuti</em>. Foto presa dal libro</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><img decoding="async" width="419" height="630" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2024/01/marta-costa-1.jpg" alt="" class="wp-image-9474" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2024/01/marta-costa-1.jpg 419w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2024/01/marta-costa-1-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 419px) 100vw, 419px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Franz Stangl durante le interviste, primavera 1971</em>. Foto presa dal libro</figcaption></figure>
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		<title>Avere vent’anni tra feste e bombe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alice Taricco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Nov 2023 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnalibro]]></category>
		<category><![CDATA[afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[feste]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cecilia Sala nel libro "L'ncendio" descrive la vita di diversi ventenni nelle aree più calde del mondo contemporaneo. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[


<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ci sono un sacco di feste. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">È una delle prime cose che ho pensato iniziando a leggere. Ma </span><a href="https://www.mondadori.it/libri/lincendio-cecilia-sala/"><b><i>L’incendio </i></b></a><span style="font-weight: 400;">di Cecilia Sala è molto di più. È un racconto corale straziante e verissimo che si pone l&#8217;intento di narrare la storia attraverso la vita di ragazzi che stanno diventando adulti, che stanno cercando di capire chi sono in alcune delle aree più calde del mondo: Iran, Ucraina e Afghanistan. </span><a href="https://www.1000-miglia.eu/cecilia-sala-giornalista-romana-in-afghanistan/"><b>Cecilia Sala</b></a><span style="font-weight: 400;"> &#8211; giornalista de </span><i><span style="font-weight: 400;">Il Foglio</span></i><span style="font-weight: 400;">, reporter di guerra e voce del podcast </span><i><span style="font-weight: 400;">Stories</span></i><span style="font-weight: 400;"> &#8211; ci porta in un viaggio attraverso tre incendi che bruciano il mondo, con lo sguardo di una generazione. La sua generazione. La generazione dei ventenni. Un reportage di incontri, fatti e conversazioni dove la festa ha a che fare anche con la guerra. Perché la festa ha a che fare con la vitalità e quindi in qualche modo anche con la guerra. “Fare festa è un modo di conoscere le persone in un senso non stereotipato&#8221;, dice Cecilia. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">L’intreccio tra fatti storici e narrazioni personali aiuta a entrare in diretta negli incendi che stanno devastando queste popolazioni e riguardano anche il nostro futuro. Si inizia con l’</span><b>Iran</b><span style="font-weight: 400;">, dove i rave nel deserto sono celebri. Il clero e il governo li conoscono e li tollerano da decenni. Tra le violenze e le proteste ci sono feste di musica techno dove la droga è molto più facile da trovare che il gin. Per gli ayatollah i ventenni iraniani sono la </span><i><span style="font-weight: 400;">generazione perduta</span></i><span style="font-weight: 400;"> che ha innescato una protesta senza precedenti. Tra le figure di questa generazione troviamo </span><b>Sadira</b><span style="font-weight: 400;"> che vive a Teheran e fuma sigarette rollate, parla quattro lingue e vuole lavorare per il suo governo al ministero degli Esteri, anche se lo detesta. Poi c’è </span><b>Forouzan</b><span style="font-weight: 400;"> che ha i capelli ricci, studia elettronica ed è stato uno dei primi a scrivere dappertutto il nome di </span><i><span style="font-weight: 400;">Masha Amini</span></i><span style="font-weight: 400;">, ragazza uccisa perchè indossava male il velo. Questo fatto ha scatenato un’ondata di proteste inedita, condivisa anche da </span><b>Nabila</b><span style="font-weight: 400;">: campionessa di kick boxing, giovane donna lesbica ma fedele alla Repubblica Islamica, che ha definito “un’onta collettiva” la morte di Masha Amini. Poi c’è </span><b> Masoumeh Ebtekar</b><span style="font-weight: 400;">, una donna colta, la più potente dell’Iran; ai cui occhi occidentali colpisce che per viaggiare fuori dal paese ha ancora bisogno dell’autorizzazione scritta di suo marito, che conta meno di lei. Lei a Cecilia ha risposto: “non riesco a capire come facciate a emozionarvi tanto per la prima donna vicepresidente degli Stati Uniti nel 2021, Kamala Harris, quando qui io sono stata vicepresidente per la prima volta nel 1997”. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">In </span><b>Ucraina</b><span style="font-weight: 400;">, invece, le feste sono in locali sotterranei di Kyiv collegati con tunnel a luci viola. È qui che Cecilia si incontra con </span><b>Kateryna</b><span style="font-weight: 400;">, che le ripete che non vuole vivere sotto il peso di questa minaccia rimandando tutto, preferisce affrontarlo e manifestare la sua idea di libertà piuttosto che vivere nel mondo delle verità capovolte. Le storie dei giovani ucraini ci parlano di una generazione che non apprezza Zelensky come comico e quasi mai gli ha dato il suo voto, perché lo riteneva un «megalomane approssimativo» che non conosceva nulla della Storia dell’Ucraina né tantomeno dei suoi rapporti con Mosca. L’Ucraina è un paese più digitalizzato dell’Italia e i ventenni che lavorano nel settore tech sono tanti. Tra questi c’è </span><b>Vova </b><span style="font-weight: 400;">che non ha mai finito gli studi ma ha creato un&#8217;app per smartphone che permette a tutti di partecipare a piccoli cyber-attacchi contro siti russi. Dice: “Noi portiamo in Russia una guerra più contemporanea e senza spargimenti di sangue: una guerra di nervi”. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Infine c’è </span><b>l’Afghanistan</b><span style="font-weight: 400;">. Un paese dove i ventenni che sono nati lì e hanno costruito la loro vita, lo hanno fatto su un modello incompatibile con quello dei talebani. Come </span><b>Zarifa Ghafari</b><span style="font-weight: 400;">, che da grande voleva fare la politica, questo prima del fatidico 2021. A 24 anni è la sindaca più giovane del paese a Maidan Shar. Tutti i giorni per andare a lavoro passa su una strada controllata da talebani e il suo autista preme sull&#8217;acceleratore. Il suo motto: “ far studiare una classe di ragazze vuol dire salvare dieci generazioni di afghani”. Ci sono donne magistrate che hanno messo in carcere i talebani che fino all’agosto del 2021 erano dei terroristi, quando sono risaliti al potere per loro è stata la fine. Così come anche le donne che hanno chiesto il divorzio, vendute da bambine, sono state riconsegnate ai loro aguzzini. </span><span style="font-weight: 400;">Una cosa che non sapevo e mi ha colpito molto è che in Afghanistan c’è una fiorente industria cinematografica e la televisione locale trasmette il cartone </span><i><span style="font-weight: 400;">Burka Avenger</span></i><span style="font-weight: 400;"> in cui una ragazzina, grazie al suo burqa, diventa invisibile e può combattere contro un politico locale che vuole far chiudere la scuola. In questo modo geniale gli autori si sono dati la possibilità di insinuarsi con successo anche nelle case e nelle famiglie più tradizionaliste, non sembrando una minaccia ma essendo di fatto una minaccia.  </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Con questo libro Cecilia Sala ha mostrato ancora una volta la sua capacità di adottare un punto di vista abbastanza neutrale, lasciando che siano i fatti a raccontare la storia. Frasi brevi, stile narrativo preciso e coinvolgente che smorza un po &#8216; i toni sensazionalistici a cui siamo abituati dai giornali. </span><span style="font-weight: 400;">Conoscere da più vicino questi giovani cittadini del mondo, i loro sogni e le loro speranze mi ha fatto allargare il mio piccolo orizzonte. Mi ha fatto capire che in fondo, sì, viviamo vite lontanissime in contesti diversi ma forse siamo anche piuttosto simili: siamo giovani che cercano un posticino nel mondo. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Quando si parla di generazione perduta io, in realtà, nell’entusiasmo inspiegabile di questi ventenni ho percepito solo tanta voglia di trovare una strada nuova.  </span></p>
<p style="text-align: justify;"><br style="font-weight: 400;" /><br style="font-weight: 400;" /></p>
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		<title>I miserabili di Victor Hugo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Le Ciammaruche]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Nov 2023 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnalibro]]></category>
		<category><![CDATA[Hugo]]></category>
		<category><![CDATA[miserabili]]></category>
		<category><![CDATA[parigi]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riflessione su "I miserabili", capolavoro di Victor Hugo e manifesto del romanzo storico francese.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><i><span style="font-weight: 400;">“ …e in quel suo tragico sguardo vi era qualche cosa che arieggiava dell’impossibile e il riverbero d’un paradiso chiuso “</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dalla parte V, libro VI, capitolo IV, </span><i><span style="font-weight: 400;">L’attrazione e l&#8217;estinzione</span></i><span style="font-weight: 400;">  </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;"> </span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Sicuramente un libro molto denso, sia per lunghezza (che personalmente non mi ha pesato, anzi!), sia per temi. Diverse parti sono estremamente descrittive e possono risultare pesanti, ma senza esse, Hugo non sarebbe stato in grado non solo di creare suspense, ma soprattutto di fornire il quadro a 360° di tutte le vicende raccontate: chi legge &#8220;<a href="https://www.oscarmondadori.it/libri/i-miserabili-victor-hugo/">I miserabili&#8221;</a>, penetra i margini delle pagine e vive a pieno ogni singolo evento, entra nei panni di ogni personaggio, che, nella maggior parte dei casi, non è distinguibile come &#8220;buono&#8221; o &#8220;cattivo&#8221;, piuttosto come &#8220;vittima&#8221; del mondo in cui è immerso e giudicato in base a come reagisce ad esso. Jean Valjean, Cosetta, Fantine, Javert, Mario, Eponine. Addirittura i Thernardiers. Ci si riesce ad affezionare ad essi, come fossero davvero nostri conoscenti: uno dopo l&#8217;altro si esplorano i loro meandri più profondi e tragici, impeccabilmente descritti dall&#8217;autore. Si percorrono piano piano, al passo dei protagonisti, luoghi, paesaggi e scene: dall&#8217;abitazione del Vescovo di Vigne, al convento, al parco dove un certo fazzoletto ha provocato tanto turbamento nei ciechi occhi di un cuore innamorato, fino alle più putride aree della Parigi ottocentesca. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">L&#8217;unico libro che è stato in grado di far sgorgare lacrime dai miei occhi. L&#8217;unico libro che è stato in grado di farmi provare una sincerissima, purissima ed estrema commozione per l&#8217;uomo che ha tenuto stretta la mano di Cosetta da un lato, dall&#8217;altro, dopo tutte quelle pagine, la mia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;"><br style="font-weight: 400;" /><br style="font-weight: 400;" /></span></i></p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/i-miserabili-di-victor-hugo/">I miserabili di Victor Hugo</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
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		<title>Niente di vero, solo un mucchio di ricordi rivisitati</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/niente-di-vero-solo-un-mucchio-di-ricordi-rivisitati/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alice Taricco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 May 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnalibro]]></category>
		<category><![CDATA[infanzia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[niente di vero]]></category>
		<category><![CDATA[ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[ridere]]></category>
		<category><![CDATA[solitudine]]></category>
		<category><![CDATA[Veronica Raimo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un libro che con autoironia racchiude tanti sentimenti ed esperienze che ci fanno sentire meno soli.</p>
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<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;"><strong>Veronica Raimo</strong> mi ha incuriosito con la copertina: una bambina con un viso contorto come se avesse appena morso qualcosa di aspro. Non ho letto la trama, ho subito sentito che dovevo leggerlo. In realtà conoscevo già un pochino lo stile dell’autrice dalla raccolta di poesie </span><i><span style="font-weight: 400;">Le Bambinacce</span></i><span style="font-weight: 400;"> scritta assieme a Marco Rossari: una provocazione divertente che racconta l’incertezza, l’amore, l’autolesionismo e altri tabù culturali. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-italiana/narrativa-italiana-contemporanea/niente-di-vero-veronica-raimo-9788858438664/"><i><span style="font-weight: 400;"><strong>Niente di vero</strong></span></i></a><span style="font-weight: 400;"> è una tragicommedia scritta come se si stesse raccontando la propria vita a quell’amica di sempre o come quello sfogo improvviso con un tizio in un bar che sai di non incontrare mai più. Un fiume di pensieri che nasce dalla consapevolezza del venire al mondo in una famiglia che non hai scelto ma ci sei capitato e che per accettarla la subisci. Una scrittura esilarante e schietta che racconta i disagi, i fallimenti e le storture della vita con il sottofondo di una risata amara. </span><span style="font-weight: 400;">La protagonista Veronica, chiamata Verika dalla madre, Oca dal padre (soprannome nato dalla storpiatura del nome da bambina) e Vero dagli amici si racconta con un tono beffardo in un percorso di crescita intriso di diverse visioni del mondo che portano poi alla sua di visione. Da piccola voleva fare la rockstar perennemente in tour mondiale ma non le era permesso fare cose spericolate. La sua infanzia è stata dominata dalla noia, da giornate tutte uguali passate tra le mura di casa, <a href="https://www.1000-miglia.eu/una-nebbia-silenziosa/">“</a></span><a href="https://www.1000-miglia.eu/una-nebbia-silenziosa/"><i><span style="font-weight: 400;">sapevamo annoiarci come nessun altro</span></i></a><span style="font-weight: 400;">”. Il lettore viene immerso in quei giorni passati a spiare dalla finestra della cameretta gli altri bambini giocare nel cortile del palazzo. Veronica si riscatterà da grande con una vita randagia passata nelle case degli altri a vivere le loro vite per brevi periodi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Al mucchio dei ricordi d’infanzia si aggiungono poi i genitori iperprotettivi: il padre che costruisce muri fino a far diventare la casa un alveare claustrofobico, la madre iperapprensiva che telefona sempre a tutti per sapere dov’è, il fratello che si prende tutte le attenzioni, perché è più bravo a fare tutto. Percepiamo tra le righe quel senso di soffocamento che si sente quando i genitori ci tengono troppo stretti per paura che ci succeda qualcosa. Riflette anche sulla rappresentazione dell’amore che sono stati i suoi: un rapporto visto come modello per il fratello ma un modello di tutto ciò non avrebbe mai voluto per Veronica, cioè due persone che non si rendevano felici ma sono rimaste insieme fino alla fine. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Non mancano le prime relazioni d’amore: Bra, con cui vedeva la fine prima ancora che iniziasse. Loris, una relazione intrapresa per la sola praticità di scappare di casa. La prima volta che ha visto un uomo nudo, viscidamente spiazzante. Quel diventare donna senza aver mai ricevuto un’educazione sessuale è brutalmente simile alla realtà di tante giovani ragazze di oggi. L&#8217;inquietante mitologia intorno alle mestruazioni e lo scandalo dell’andare dal ginecologo in famiglia portano Veronica a fidarsi unicamente della madre della sua migliore amica, che diventa così la ginecologa segreta e l’adulta con cui si può parlare di sesso. Poi c’è l’amore maturo accompagnato da test di gravidanza, l&#8217;inferno di abortire e l’amara scoperta del cimitero dei feti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La Raimo va anche a toccare quei piccoli dolori quotidiani che sono fastidiosissimi, come la stitichezza di cui ne descrive il senso di impotenza e solitudine: “</span><i><span style="font-weight: 400;">i momenti più profondi di solitudine li ho vissuti sulla tazza del cesso</span></i><span style="font-weight: 400;">”. Nonno Peppino che capiva quel dolore così intimo e le stava vicino raccontandole degli aneddoti. E poi quel l&#8217;insonnia invincibile accompagnata da crisi esistenziali notturne: perché la vita? perché scrivere? si chiede nel continuo rigirarsi nel letto. Infine, molto toccante è la profonda descrizione dell’affrontare il dolore di una persona cara che soffre. La limpidezza con cui vengono descritte le giornate passate accanto al suo letto, dal provare a trovare un argomento di cui parlare allo stare semplicemente lì in silenzio. “</span><i><span style="font-weight: 400;">Non volevo avere ricordi di quel corpo. Per me mio padre non c’era più</span></i><span style="font-weight: 400;">.” Il tempo che passa e porta a non pensare più costantemente alla sua figura,  fino a che tutto il dolore viene racchiuso in ricordi lontani. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Un libro che ci fa domandare: chi ci conosce davvero? I nostri genitori sanno chi siamo? Troveremo prima o poi il coraggio di diventare le persone che fingiamo di essere? Anche se l’autrice dichiara che non c’è niente di vero, sembra esserci tutto di vero. Veronica Raimo sembra tradurre nero su bianco tutte le paranoie mentali che ci facciamo. Ci racconta del diventare grandi e della vita, senza mezze misure. Con quel pizzico dello spirito dissacrante di <em>Fleabag</em> che trasforma sesso e disastri familiari in una commedia provocatoria è impossibile chiudere il libro prima della fine.</span></p>
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