<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Collaboratore, Autore presso 1000miglia</title>
	<atom:link href="https://www.1000-miglia.eu/author/collaboratore/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.1000-miglia.eu/author/collaboratore/</link>
	<description>Ottimismo, informazione, svago, riflessione</description>
	<lastBuildDate>Mon, 28 Nov 2022 14:30:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">70218707</site>	<item>
		<title>E&#8217; arrivato il lupo cattivo</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/e-arrivato-il-lupo-cattivo/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/e-arrivato-il-lupo-cattivo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Collaboratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2022 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[horror]]></category>
		<category><![CDATA[Kubrik]]></category>
		<category><![CDATA[the shining]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=9137</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il film shining di Kubrik è un vero e proprio capolavoro della storia del cinema. Ne vale la pena vederlo</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/e-arrivato-il-lupo-cattivo/">E&#8217; arrivato il lupo cattivo</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nome del film: <strong>The Shining</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tipologia: Horror/ Thriller /Film di mistero VM14</p>
<p>Durata: 2h 26m</p>
<p>Data di uscita: 22 dicembre 1980 (Italia)</p>
<p>Regista: Stanley Kubrick</p>
<p>Scritto da: Stephen King</p>
<p>Cast: Jack Nicholson che interpetra Jack Torrance, Shelley Duvall che interpetra Wendy Torrance, Danny Lloyd che interpetra Danny Torrance (Doc), Scatman Crothers che interpetra Dick Hallorann, Joe Turkel che interpetra Lloyd, Barry Nelson che interpetra Stuart Ullman.</p>
<p>Trama del film: il padre di famiglia Jack Torrance accetta l&#8217;incarico di custode invernale dell’Overlook Hotel , una struttura isolata sulle meravigliose montagne del Colorado. Il figlio Danny (detto Doc), un ragazzino con un potere sovrannaturale inizierà ad avere delle visioni orribili riguardanti l’infestato albergo. Una sola cosa è certa : &lt;&lt;Questo posto disumano crea mostri umani &gt;&gt; e il suo obbiettivo è Jack .</p>
<p>Commento personale: La marea di terrore che ha travolto l&#8217;America è qui!</p>
<p>Per la mia prima recensione non posso non giudicare il mio film preferito THE SHINING (non che il mitico sfondo del pc dal quale sto scrivendo) .</p>
<p>Ammetto con una certa sicurezza che questo è il più bel film che io abbia mai visto (l&#8217;ho visto più di 10 volte!!!). Ho adorato questo lungometraggio fin dalla prima visione perché è un perfetto mix di tensioni, musiche che accompagnano e aumentano l’intensità dei movimenti o delle espressioni, continui colpi di scena, <em>Easter egg</em> in ogni angolo.  Nel film ho percepito anche un sentimento quasi di paura che crea un effetto particolare: è come se costringesse lo spettatore a tenere gli occhi aperti fino alla fine per non perdere neanche un fotogramma di questo capolavoro che è entrato nella storia del cinema.</p>
<p>Questo film è incredibilmente complesso sia nella storia che nei personaggi. NULLA è messo a caso. Ogni fotogramma è un segreto QUASI impossibile da svelare. Ma vuoi mettere la soddisfazione di capire il  PERCHE’ e il COME un insignificante oggetto sia in realtà la chiave di tutto?</p>
<p>Un altro aspetto FANTASTICO di questo film è che permette di creare un interpretazione personale che fa catapultare lo spettatore direttamente nell’Hotel.</p>
<p>Mi concedo però un’unica critica. La prima visione è di difficile comprensione, con il rischio di non riuscire ad apprezzare appieno la bellezza della trama che risulta complessa. Questo perché è ricca di salti temporali difficili da seguire ad una prima visione.</p>
<p>Il mio personaggio preferito è indubbiamente Jack Torrence.  Ho apprezzato la sua psicologia, le sue espressioni, le sue argomentazioni e il suo modo di agire. Questo mix di sensazioni sono a parer mio degne degli standard che un vero amante di pellicole dell’horror cerca in un protagonista. Un lavoro cinematografico degno di essere chiamato <em>A masterpiece of modern horror (</em>ve lo dico per esperienza… i film dell’orrore ,quelli belli, sono difficili da trovare ) .</p>
<p>Spoiler per gli amanti dei lieto fine: il genere non decreta sempre l’ovvio finale di questi film. Lasciatevi sorprendere!</p>
<p>Migliori frasi del film:</p>
<p>Jack: <em>Cappuccetto rosso? Cappuccetto rosso? Su, apri la porta. Su, apri! Non hai sentito il mio toc, toc, toc? Allora vuoi che soffi? Vuoi che faccio puff? Allora devo aprirla io la porta? [&#8230;] Sono il lupo cattivo!</em></p>
<p>Jack : <em>Wendy, tesoro, luce della mia vita. Non ti farò niente. Solo che devi lasciarmi finire la frase. Ho detto che non ti farò niente. Soltanto quella testa te la spacco in due! Quella tua testolina te la faccio a pezzi!</em></p>
<p>Ospite : Gran bella festa vero ?</p>
<p> </p>
<p>Autore: Sofia Rinaldi</p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/e-arrivato-il-lupo-cattivo/">E&#8217; arrivato il lupo cattivo</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/e-arrivato-il-lupo-cattivo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">9137</post-id>	</item>
		<item>
		<title>L&#8217;uomo é ancora un animale sociale?</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/luomo-e-ancora-un-animale-sociale/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/luomo-e-ancora-un-animale-sociale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Collaboratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Mar 2021 12:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Stappapensieri]]></category>
		<category><![CDATA[animale]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[uomo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=8207</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’ultimo anno ha messo a dura prova l’umanità: la crisi sanitaria ha spezzato una quotidianità che era fatta di incontro, scontro e scambio sociale. Moltissime persone si sono trovate a rimanere sole e a interrompere qualunque tipo di interazione fisica con altri individui, al fine di combattere un virus che si nutre proprio della naturale socialità umana. E se non bastassero le videochiamate a sostituire il bisogno sociale che caratterizza l’uomo?</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/luomo-e-ancora-un-animale-sociale/">L&#8217;uomo é ancora un animale sociale?</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’ultimo anno ha messo a dura prova l’umanità: la crisi sanitaria ha spezzato una quotidianità che era fatta di incontro, scontro e scambio sociale. Moltissime persone si sono trovate a rimanere sole e a interrompere qualunque tipo di interazione fisica con altri individui, al fine di combattere un virus che si nutre proprio della naturale socialità umana. E se non bastassero le videochiamate a sostituire il bisogno sociale che caratterizza l’uomo?</p>
<p>Aristotele parla dell’essere umano descrivendolo come un animale <em>“sociale”</em>, utilizzando un semplice aggettivo che ha la capacità di distinguerlo nettamente da tutti gli altri animali, i quali, fondando la convivenza con i loro simili su un mero rapporto di forza, non sono in grado di sfruttare l’intelletto (<em>nous</em>) al fine di dar vita a relazioni che, per quanto fondate sulle naturali differenze tra singoli, non generino conflitto e competitività, ma collaborazione.</p>
<p>Per Platone, poi, la <em>polis </em>stessa, paradigma della comunità in generale, si origina a partire da una necessità umana di convivere e cooperare con i propri simili, al fine non solo di sopravvivere, ma di perseguire l’esistenza migliore possibile. La città, dunque, si svilupperebbe a partire dall’intrinseco bisogno di aiuto che caratterizza la natura umana e si fonderebbe sullo scambio reciproco di prestazioni.</p>
<p>«Nasce dunque la città, io ritengo, perché di fatto ciascuno di noi non è autosufficiente, ma è carente di molte cose.» (Platone, <em>Repubblica</em>)</p>
<p>Ciascun individuo, infatti, è caratterizzato da molteplici bisogni e dall’incapacità di soddisfarli tutti in prima persona, in quanto ciascuno dispone di attitudini naturali a svolgere bene solo una specifica attività, non molte. Nessuno, preso singolarmente, è dunque autosufficiente, ma è condizione necessaria per la sua sopravvivenza l’aggregazione in un unico insediamento con altri individui capaci di adempiere a quei bisogni specifici che lui da solo non può soddisfare. <em>Kallipolis,</em> la città ipotizzata da Platone, è sì una città utopica, basata sugli ideali di collaborazione e convivenza tipici dell’antica Grecia, ma l’uomo, nel suo intrinseco bisogno di collaborazione, contatto e scambio, rimane lo stesso nel corso del tempo.</p>
<p>Per Thomas Hobbes, filosofo del Seicento, infatti, la necessità di una vita associata irromperebbe tra gli uomini a causa della naturale conflittualità che fa sì che le relazioni, se svincolate da qualunque contesto sociale e non regolate da leggi, generino uno stato di guerra generalizzata e una condizione di <em>homo homini lupus</em>, in cui l’individuo diventa un pericolo per i suoi simili. Per questo la maggior parte degli uomini avrebbe deciso di rinunciare a quella libertà che, nello stato di natura precedente alla creazione delle comunità e dei governi, sarebbe coincisa con la possibilità di agire indipendentemente dagli effetti delle proprie azioni sugli altri. Sarebbe appunto a partire da questo patto tra uomini liberi, che volontariamente rinunciano a parte della loro libertà per sottomettersi ad un potere centrale che regoli con leggi e punizioni la vita associata, che si è originata la società e insieme ad essa la possibilità di intraprendere dei rapporti di scambio e collaborazione volti alla pacifica convivenza e al mantenimento della sicurezza della comunità.</p>
<p>Il bisogno di instaurare dei rapporti sociali, e di conseguenza di stipulare leggi che ne garantiscano la conservazione pacifica, sarebbe radicato nell’esistenza associata dell’uomo e dunque perfettamente in linea con le regole che, nel corso dell’ultimo anno, i diversi paesi hanno messo in atto al fine di mantenere la sicurezza sanitaria della società ma che in qualche modo vanno a modificare i rapporti tra i singoli. Esse sono forse l’ultimo esempio di come l’evoluzione (tecnologica e non) sia stata in grado di permettere la permanenza di un rapporto sociale e di una vita associata anche a distanza e con l’ausilio di strumenti tecnologici sostitutivi della presenza fisica.</p>
<p>Da sempre è noto come l’uomo sia in grado, per natura, di adattarsi a molti dei cambiamenti che caratterizzano la sua vita, che siano essi naturali o artificiali. I social network hanno sicuramente allentato la necessità di incontrarsi concretamente ma sarà mai questo sufficiente per un essere sociale che è anche, in <em>primis</em>, “animale”? È forse questo il futuro delle relazioni umane? O è semplicemente una parentesi temporanea dovuta alla necessità del momento? Probabilmente una maggiore tecnologizzazione dei rapporti umani stava già avvenendo, in maniera più graduale, a partire dalla creazione dei social network, ma ritengo che l’animalità, che comunque caratterizza l’uomo in quanto essere naturale, necessiterà sempre di quel contatto reale e corporeo che, ancora, la tecnologia non è in grado di fornire.</p>
<p style="text-align: right;">a cura di Denise Arneodo </p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/luomo-e-ancora-un-animale-sociale/">L&#8217;uomo é ancora un animale sociale?</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/luomo-e-ancora-un-animale-sociale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">8207</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Lo sport rientrerà in scena o rimarrà dietro le quinte?</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/lo-sport-rientrera-in-scena-o-rimarra-dietro-le-quinte/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/lo-sport-rientrera-in-scena-o-rimarra-dietro-le-quinte/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Collaboratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Mar 2021 21:49:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[blocco dello sport]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori dello sport]]></category>
		<category><![CDATA[ministero dello sport]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=8202</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una riflessione sul ruolo e l'attenzione posta allo sport durante questa pandemia, e su cosa comporta fermarlo in questo momento difficile.</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/lo-sport-rientrera-in-scena-o-rimarra-dietro-le-quinte/">Lo sport rientrerà in scena o rimarrà dietro le quinte?</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">La formazione del nuovo Governo presieduto dall’ex Presidente della BCE Mario Draghi ha generato la mancanza di un Ministero dello Sport e questa è una scelta che va in antitesi con l’esecutivo precedente. Ringraziando, da sportivo, l’Onorevole Vincenzo Spadafora per l’ottimo lavoro fatto, ne sottolineo le capacità, in questo momento delicato, di far valere i diritti dei mestieri e delle professioni che sono presenti all’interno del sistema sportivo attraverso una valenza mediatica e successivamente tramite dei sussidi.</p>
<p style="text-align: justify;"> In questo momento la non istituzionalizzazione di un dicastero dello sport rischia di far decadere il lavoro che è stato fatto precedentemente alla Crisi di Governo. Questo settore è una realtà che ha bisogno di diritti mentre spesso nella storia della Repubblica Italiana è stato dimenticato dalla politica. Il Governo Draghi ha scelto di non attuare un Ministero senza portafoglio per l’ambito sportivo e tale scelta potrebbe far felice il CONI che, essendo un ente autonomo per motivo storico-politico, ritorna ad avere un ruolo importante mediaticamente con il suo presidente Giovanni Malagò. Allo stesso tempo, però, non avrebbe un ruolo centrale in termini politici perché sappiamo benissimo che la figura ministeriale consente di essere presenti nell’esecutivo e di avere un ruolo principale negli iter legislativi parlamentari soprattutto in questo momento che il MES e il Recovery Plan sono dei sogni possibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Calandoci nello sport territoriale è presumibile che un rischio sia legato fortemente allo sport dilettantistico che è fermo da un anno e per gli studiosi o intellettuali sportivi è basilare sapere che questo tipo di realtà è il trampolino di lancio per i giovani talentuosi ed il bacino di pesca per le serie maggiori che, se hanno bisogno di investire sui progetti giovanili, vanno ad attingere proprio in tale categoria. Per non parlare delle realtà economiche come la vendita dei biglietti agli spettatori, la sponsorizzazione delle realtà sportive locali da parte delle piccole-medie imprese che, se “aprono e chiudono” continuamente e con orari limitati, è difficile che continuino a sponsorizzare lo sport locale per i prossimi anni, insomma una sorta di circolo vizioso che ha il sapore amaro per i lavoratori, i volontari e gli appassionati di questo ambito. Oltre al discorso economico, ricordiamoci che lo sport locale ha uno scopo altamente educativo-pedagogico per i bambini, ma anche un servizio sociale per i genitori che spesso essendo costretti a lavorare entrambi, possono contare per i propri figli su delle istituzioni che svolgono un servizio educativo sportivo di grande utilità per la comunità. Comunque, occhi aperti, analizziamo, osserviamo e staremo a vedere…</p>
<p>Michele Gerboni</p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/lo-sport-rientrera-in-scena-o-rimarra-dietro-le-quinte/">Lo sport rientrerà in scena o rimarrà dietro le quinte?</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/lo-sport-rientrera-in-scena-o-rimarra-dietro-le-quinte/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">8202</post-id>	</item>
		<item>
		<title>L&#8217;arte della fotografia</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/larte-della-fotografia/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/larte-della-fotografia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Collaboratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2021 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[persone famose]]></category>
		<category><![CDATA[platon]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[professione]]></category>
		<category><![CDATA[ritratti fotografici]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=8179</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tutti fotografiamo cose, ma la fotografia, non è solo arte, ma professione: è il mestiere di Platon, autore di grandi ritratti fotografici.</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/larte-della-fotografia/">L&#8217;arte della fotografia</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">Nella società odierna fare le foto è diventato alla portata di tutti. Che sia col cellulare o con una macchina fotografica professionale a molti piace catturare dei momenti di vita. Spesso scattiamo delle foto a quello che mangiamo o ai posti che visitiamo. Ma in questa marea di gente che fa foto per immortalare un ricordo, c&#8217;è anche chi della fotografia fa la propria professione.</p>
<p style="text-align: justify;">Come fa Platon, fotografo nato in Grecia da una famiglia di artisti: la madre è infatti una storica dell&#8217;arte, mentre il padre è un architetto. Platon considera la macchina fotografica uno strumento di comunicazione attraverso il quale può raccontare delle storie. Ed è proprio quello che fa: tramite le foto comunica dei messaggi potentissimi. Per Platon infatti la cosa più importante è il sentimento, il messaggio che vuole fare arrivare alle persone. Attraverso le sue fotografie, anche mediante i ritratti, riesce a trasmettere l&#8217;anima dell&#8217;oggetto immortalato.<br>Platon ha iniziato la sua carriera fotografando non miti e celebrità, ma scattando in strada, fotografando la gente povera. Ma grazie alla sua maestria e alla sua capacità di arrivare al cuore dell&#8217;osservatore, Platon è diventato un fotografo di fama mondiale: così ha fotografato le persone più importanti e potenti degli ultimi vent&#8217;anni, da Bill Clinton a Gheddafi. Mantenendo sempre una grande semplicità, si caratterizza per uno stile audace che arriva dritto alle persone. Nella fotografia cerca risposte, analizza la condizione umana e costruisce un legame tra il soggetto della foto e l&#8217;osservatore. La dignità dei soggetti si evince dal loro sguardo, forte e provocatorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Platon può essere definito un provocatore culturale perché attraverso l&#8217;arte porta alla luce le situazioni difficili dell&#8217;umanità, come la violenza e la guerra; riesce a inserire nei suoi scatti una magia e un&#8217;intimità che creano un opera d&#8217;arte.<br>Nel proprio lavoro Platon cerca non il bello, ma il vero: coglie i dettagli più nascosti dell&#8217;uomo e li rende accessibili a tutti. Avverte una grande responsabilità nel raccontare le storie nel modo più adeguato per far arrivare il messaggio giusto. Lo fa con delicatezza e determinazione.<br>Per vedere con i vostri occhi l&#8217;arte di Platon potete visitare la sua pagina: http://www.platonphoto.com/</p>
<p style="text-align: right;"><em>Alice Taricco</em></p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/larte-della-fotografia/">L&#8217;arte della fotografia</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/larte-della-fotografia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">8179</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Fame</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/fame/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/fame/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Collaboratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2021 12:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[fame]]></category>
		<category><![CDATA[ingurgitare]]></category>
		<category><![CDATA[mangiare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=8169</guid>

					<description><![CDATA[<p>cos'é la fame? perché non si può farne a meno? essenza primaria dell'essere umano, degli animali. cosa significa sentire la fame? </p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/fame/">Fame</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Essenza primaria dell’essere umano.</p>
<p>Spinta alla sopravvivenza e volontà di potere, di controllo, di affermazione. L’uomo è fame, l’uomo è appetito, sfrenato, che non viene mai saziato. Siamo in perenne ricerca di qualcosa da buttare giù, nella speranza che ciò che ci scenda nel ventre sia riconducibile ad una pozione magica che ci faccia diventare grandi, possenti. Un giorno, magari, potremmo arrivare ad essere grassi come la Terra e pensare di controllare tutto, per poi accorgerci che vorremmo solo perdere peso.</p>
<p>Ma la verità è un’altra, che non c’è così bisogno di ingurgitare costantemente qualcosa, di mandare giù bocconi che nemmeno troviamo invitanti, che mangiamo solo per il gusto di metterci qualcosa in bocca.</p>
<p>Bisogna sentirla, la fame. Bisogna fare in modo che ci pervada le ossa e le vene, che sì, ci faccia anche chiudere lo stomaco per i crampi e ci faccia capire quanto avere il piatto vuoto faccia male. Non ci possiamo cucinare tutto. Non possiamo avere tutto sotto il naso e cullarci nell’avere sempre una tavola imbandita a cui sedere per colmare tutti i nostri bisogni.</p>
<p>Bisogna essere soli, seduti ad un tavolo spoglio, con nessuno che brindi con noi. Bisogna saper accendere un fuoco e scaldare tutto in una pentola, non fare caso a quello che potremmo avere ma a quello che abbiamo ora e solo quando lo capiremo potremo cominciare a sentire lo stomaco pieno.</p>
<p>Avere fame. Sempre, comunque e in ogni tempo: non basta buttar giù senza pensare, bisogna riflettere su cosa si vuole mangiare e decidere ingredienti, spezie e sapori.</p>
<p>Ma bisogna sempre avere fame. In ogni dove, in ogni luogo.</p>
<p>Mai perdere la voglia di sedersi ad un tavolo e condividere le proprie aspirazioni e le proprie necessità. Non si arriva mai alla meta con la bocca piena. Festeggiate con una torta, un piatto di spaghetti, un tiramisù, ma non pensate che possiate mangiarne all’infinito. Non sarete mai abbastanza pieni, mai abbastanza grassi. Prendere tutto, con forza, con voglia, che solo con la fame si cresce.</p>
<p>È il bisogno primario di tutti. È il bisogno primario di chi la vita la vuole sentire fino alle ossa. Siamo animali, e non c’è nulla di più bello che saziare il proprio appetito di vita, o di dolce, qualunque esso sia.</p>
<p style="text-align: right;">a cura di Cecilia Capello </p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/fame/">Fame</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/fame/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">8169</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Liliana Segre: la forza della vita</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/liliana-segre-la-forza-della-vita/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/liliana-segre-la-forza-della-vita/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Collaboratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Feb 2021 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[27 gennaio]]></category>
		<category><![CDATA[anti-semitismo]]></category>
		<category><![CDATA[Auschwitz]]></category>
		<category><![CDATA[discorso]]></category>
		<category><![CDATA[ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[farfalla]]></category>
		<category><![CDATA[giornata della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[liliana]]></category>
		<category><![CDATA[Marcia della morte]]></category>
		<category><![CDATA[olocausto]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Levi]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[segre]]></category>
		<category><![CDATA[Senatrice]]></category>
		<category><![CDATA[Terezin]]></category>
		<category><![CDATA[tregua]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=8151</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ripercorriamo e facciamo nostro il discorso che la Senatrice Liliana Segue ha tenuto il 27 gennaio 2021, Giornata Mondiale della Memoria.</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/liliana-segre-la-forza-della-vita/">Liliana Segre: la forza della vita</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il discorso tenuto da Liliana Segre, Senatrice a vita e sopravvissuta all&#8217;Olocausto, il 27 gennaio al Parlamento Europeo in occasione della Giornata della Memoria mi ha profondamente toccato e, pertanto, ci tengo molto a condividere il suo importante messaggio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La Senatrice, nata a Milano nel 1930 da una famiglia ebraica e deportata ad Auschwitz assieme al padre, inizia a parlare dicendo che il 27 gennaio è solo una data, una giornata a cui è stata data un&#8217;importanza che in fondo non c&#8217;è. In realtà Auschwitz non è stata liberata quel giorno, quel giorno l&#8217;Armata Rossa vi è entrata ma i nazisti erano già scappati tanti giorni prima. Quando arrivarono i soldati russi si trovarono di fronte a uno spettacolo surreale ai loro occhi, che purtroppo ancora oggi qualcuno non vuole vedere. </span>«<span style="font-weight: 400;">Lo stupore per il male altrui, che nessuno che è stato prigioniero ha mai potuto dimenticare»:  così è così descritta questa scena da Primo Levi nella <em>Tregua</em>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il 27 gennaio Liliana aveva tredici anni ed era operaia schiava nella fabbrica di munizioni Union, dove si producevano bossoli per mitragliatrici. Quella ragazzina scheletrica e disperata non fu liberata il 27 gennaio dall&#8217;Armata Rossa ma, come altri prigionieri ancora in vita, era stata obbligata a cominciare la cosiddetta &#8220;Marcia della morte&#8221;, che durò mesi e mesi: le persone deportate attraversarono la Polonia, la Germania, passarono per altri lager fino ad arrivare allo <em>Jugendlager</em> di Ravensbruck. In quella marcia non ci si poteva aggrappare a nessuno, bisognava camminare, una gamba dietro l&#8217;altra. Non bisognava cadere o c&#8217;era la morte. Nessuno voleva morire, anzi tutti erano pazzamente attaccati alla vita, tanto da mangiare tutto quello che trovavano. Bisognava andare avanti, camminare e camminare. Ma come si fa a sopravvivere in queste condizioni? «Perché la forza della vita è straordinaria, è questo che dobbiamo trasmettere ai giovani di oggi», dice la Senatrice. Oggi abbiamo tante paure, tante insicurezze, ma forse anche troppi vizi. Dobbiamo saper guardare avanti e combattere con tutte le forze che ci rimangono. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Poi, procede nel suo discorso dicendo che a sbagliare non fu solo il popolo tedesco, bensì tutta l&#8217;Europa occupata dai nazisti, nella quale i vicini di casa erano percepiti come dei nemici. Dove la paura faceva sì che la scelta fosse di pochissimi. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il razzismo e l&#8217;antisemitismo ci sono sempre stati, sono insiti nell&#8217;animo dei poveri di spirito. Arrivano dei momenti in cui ci si volta dall&#8217;altra parte, in cui è più facile guardare il proprio cortile e chi vuole approfittare di questa situazione trova il terreno adatto per farsi avanti. La parola <em>razza </em>la sentiamo ancora oggi: ecco allora che dobbiamo combattere questo razzismo strutturale che resta.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La Segre ricorda inoltre come dopo la guerra fosse una ragazza ferita e selvaggia che non sapeva più come mangiare con la forchetta. Liliana non tralascia il dolore e il tormento portato da questi ricordi difficili, che però sente il dovere di condividere, soprattutto con le nuove generazioni, per ricordare il male altrui. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Conclude il suo commovente discorso evocando l&#8217;immagine di una bambina di Terezin che disegnò con le matite colorate una farfalla gialla che volava sopra i fili spinati. Così la senatrice lascia un semplice ma potente messaggio da nonna ai suoi &#8220;futuri nipoti ideali&#8221;: </span><span style="font-weight: 400;">«Che siano in grado di fare la scelta [della non indifferenza] e, con la loro responsabilità e la loro  coscienza, essere sempre quella farfalla gialla che vola sopra i fili spinati.</span>»</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;"><em>Alice</em> <em>Taricco</em></span></p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/liliana-segre-la-forza-della-vita/">Liliana Segre: la forza della vita</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/liliana-segre-la-forza-della-vita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">8151</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La caratterizzazione negativa del femminile</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/la-caratterizzazione-negativa-del-femminile/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/la-caratterizzazione-negativa-del-femminile/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Collaboratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Feb 2021 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Stappapensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Agostino]]></category>
		<category><![CDATA[cura]]></category>
		<category><![CDATA[Eva Kittay]]></category>
		<category><![CDATA[femminile]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[genere]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Martha Nussbaum]]></category>
		<category><![CDATA[ontologia di genere]]></category>
		<category><![CDATA[ragione]]></category>
		<category><![CDATA[razionalità]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso d&#039;Aquino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=8147</guid>

					<description><![CDATA[<p>Al genere femminile sono stati spesso associati caratteri esclusivi di emotività, a discapito della razionalità. Quali rischi ancora oggi?</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/la-caratterizzazione-negativa-del-femminile/">La caratterizzazione negativa del femminile</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Da sempre la donna è soggetta a discriminazioni dal punto di vista sociale a causa della caratterizzazione negativa del femminile, una corrente di pensiero piuttosto comune non solo nel linguaggio ordinario, ma, purtroppo, anche nella storia della filosofia: in passato la mancanza di un punto di vista femminile in ambito filosofico poteva essere, in parte, giustificata dalla mentalità retrograda del tempo, che non permetteva alle donne di esercitare molti diritti fondamentali; purtroppo, però, ancora oggi il pensiero femminile è poco presente nei manuali. Da un certo punto di vista, la filosofia può essere considerata complice, se non colpevole, di tale caratterizzazione, avendo propagato la convinzione che la razionalità, intesa come capacità di produrre inferenze logiche valide, sarebbe una prerogativa esclusivamente maschile, ed escludendo in tal modo le donne dalle pratiche scientifiche e dalla sfera conoscitiva. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Aristotele, nella </span><i><span style="font-weight: 400;">Politica</span></i><span style="font-weight: 400;">, afferma: «il maschio è per natura migliore, la donna peggiore, l’uno atto al comando, l’altra ad obbedire». Queste parole risultano ancora più discutibili alla luce della definizione aristotelica di essere umano come animale razionale: se a distinguere l’uomo dagli altri animali è essenzialmente l’uso ragione, allora la donna sarebbe da considerarsi alla stregua delle bestie. Anche secoli dopo, nell’ambito della filosofia medievale, vediamo pensatori come Tommaso d’Aquino esordire con: «la donna è un uomo mancato, un essere occasionale», o Agostino sostenere che «la donna è una bestia né salda né costante». Secondo queste definizioni, le donne non sarebbero portate per le discipline prettamente razionali, come la filosofia e le scienze matematiche, ma fortemente legate alla dimensione delle emozioni e, dunque, all’ambito privato della casa e della famiglia. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Secondo Simone de Beauvoir il genere, a differenza del sesso biologico, sarebbe una costruzione sociale, strettamente collegata alle dinamiche e alle norme presenti nella comunità all’interno della quale ci si forma. Dunque, se la condizione di oppressione e discriminazione che caratterizza le donne fosse fondata sul loro sesso biologico, allora non si potrebbe intervenire, ma poiché si tratta di una discriminazione di genere, essa trova le sue radici, e insieme la sua correzione, all’interno della stessa società in cui si sviluppa. Nasciamo femmine (o maschi), ma le nostre pratiche sociali ci impongono di diventare donne (o uomini) e di interpretare, sulla base di ciò, ruoli differenti all’interno della società. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">«Donna non si nasce, piuttosto lo si diventa»</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">(S. de Beauvoir, </span><i><span style="font-weight: 400;">Il secondo sesso</span></i><span style="font-weight: 400;">, 1949)</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Anche l’etica della cura è strettamente legata all’ontologia di genere e al pensiero femminista: Eva Kittay sostiene che la politica moderna sia caratterizzata dalla rimozione del carattere vulnerabile della nostra esistenza, portando così alla stigmatizzazione della persona bisognosa di cure, e relegando alle donne il compito di prendersi carico dell’assistenza di chi non è autosufficiente, in quanto considerate più portate sulla base di un rimando alla relazione di cura che si instaura naturalmente tra madre e figlio: una relazione assolutamente non reciproca e fine a se stessa, che per molti sarebbe addirittura da considerarsi segnale di un’inferiorità anche morale, oltre che razionale, della donna.  Sotto questo punto di vista l’etica della cura necessiterebbe di una teoria della giustizia, che la definisca moralmente e politicamente, poiché alimentando l’idea che la cura sia prerogativa femminile, si alimenta di conseguenza anche il pregiudizio. La questione del diritto dei soggetti più vulnerabili a ricevere delle cure, non può essere d’interesse esclusivo delle donne, ma dovrebbe essere una questione politica, riguardante ogni cittadino, e il fatto che non lo sia evidenzia una profonda problematica sociale: la disparità tra chi politicamente definisce i bisogni di cura (uomini) e chi abitualmente eroga questo servizio (donne, per lo più straniere). </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Occorre abbandonare il mito dell’uomo come individuo sufficiente a se stesso: Martha Nussbaum ritiene che per risolvere i problemi legati alla cura, si debba partire dallo scardinamento del pensiero che vede l’uomo come autonomo e non vulnerabile, portando all’esclusione delle persone bisognose di cure dal contratto sociale, in quanto inabili a restituire reciprocamente quanto ricevono. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La cura è un bene fondamentale del cittadino. Occorre adottare una visione della persona che unisca la definizione Socratica di </span><i><span style="font-weight: 400;">animale sociale </span></i><span style="font-weight: 400;">a quella di Marx di uomo come</span><i><span style="font-weight: 400;"> creatura bisognosa di una pluralità di attività di vita</span></i><span style="font-weight: 400;">, affrontando la questione della cura anche dal punto di vista della giustizia sociale, e, in questo modo, abbattendo gran parte dei pregiudizi che, ancora oggi, tengono la donna legata ad una dimensione privata e familiare.</span></p>
<p> </p>
<p style="text-align: right;"><em>Denise Arneodo</em></p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/la-caratterizzazione-negativa-del-femminile/">La caratterizzazione negativa del femminile</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/la-caratterizzazione-negativa-del-femminile/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">8147</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Felicità</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/felicita/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/felicita/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Collaboratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2021 12:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[corpo]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=8125</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cos'é la felicità? Qualcosa che si può definire e delineare o semplicemente accade? Cecilia esprime il proprio punto di vista, cercando di sviscerare il senso dell'essere felici. </p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/felicita/">Felicità</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">La felicità non è qualcosa che decidi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un paio di calze che compri in saldo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è il bicchiere di vino che ti versi il venerdì sera.</p>
<p style="text-align: justify;">E non sei nemmeno tu, che giochi nella mia vita come fosse Scarabeo: parole che s’incastrano e s’illudono di essere vere ma sono in una lingua che nemmeno riesco a leggere.</p>
<p style="text-align: justify;">Felicita è un nome femminile ma di femminile non ha proprio niente: non ha la sinuosità di un paio di gambe che avanzavano, non ha la luce di un paio di occhi che vedono per la prima volta un tramonto dopo giorni di pioggia, non è leggera come una chioma liscia che nasconde un volto timido. La felicità non è donna.</p>
<p style="text-align: justify;">La felicità non sono io che cerco di muovermi in questa vita.</p>
<p style="text-align: justify;">La felicità sono io che mi fermo, in silenzio e mi guardo allo specchio. Me la disegno io, segno i contorni di un corpo che mai mi è appartenuto, magari colorato d’ambra, d’argento, con lunghe forme che sembrano sfiorare il cielo e fanno invidia ai bianchi peschi che nel tardo mese di giugno fioriscono.</p>
<p style="text-align: justify;">Ah, che bella la felicità: è la Venere di Botticelli bruna, è la Dafne di un Bernini senza tempo, è la femmina che mai potrò essere.</p>
<p style="text-align: justify;">La felicità non esiste.</p>
<p style="text-align: justify;">O meglio, è un rigido orologio svizzero. Ti concede circa trenta secondi di idillio per poi lasciarti in balia del vuoto, in cui ti rompi nello specchio sul quale avevi disegnato.</p>
<p style="text-align: justify;">Mezzanotte, non hai più tempo. Lo specchio si rivela l’amara realtà che non hai mai voluto vedere, che hai sempre sfiorato senza mai vivere, è l’insicurezza che hai voluto toglierti di dosso ma che ti pulsa in cuore, che non puoi abbandonare. La vedi la luce sullo sfondo?</p>
<p style="text-align: justify;">Un sogno che si allontana. Sei tu che non mi hai ascoltato, che non hai voluto prendermi per mano e dirmi: «la felicità non esiste ma esisti tu con una matita in mano che fai delle tue sporgenze quel che vuoi, che fai di me che ti guardo uno spettatore silenzioso nella Galleria degli Uffizi, che mi porti a vedere una stella cadente che racchiude la vita che tieni nel cassetto sinistro vicino al letto».</p>
<p style="text-align: justify;">Che favola immacolata, che lieto fine tanto aspettato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma sono frantumi. Solo cocci sparsi su un pavimento di carta.</p>
<p style="text-align: justify;">Tu non ci sei, non ci sei mai stato, hai suonato alla porta di casa mia e una volata di vento ti ha portato via, un’onda del mare in inverno mi ha fatto credere che pronunciassi il mio nome ma era solo una goccia in un mare in tempesta.</p>
<p style="text-align: justify;">Un giorno mi domandai se le anime si possano scegliere: mi piacerebbe andare al mercato e comprarne una estremamente attenta, loquace, non diffidente delle idee che mi possano nascere da un sorriso, che mi guardi con quell’aria spaventata che Dorian aveva quando guardava il suo dipinto, così terrorizzata e affascinata. Ecco, quanto vorrei un’anima che mi guardi così, che abbia una paura tale da divenire folle nel guardarmi, da dirmi «non c’è volta in cui ti guarderei e insieme smetterei di guardare, mi fai tremare per l’orrore della profondità dei tuoi occhi: dentro ci ho visto le verità che non mi sono mai detto».</p>
<p style="text-align: justify;">Un occhio che nasconde un segreto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma quanta voglia hai tu di guardarmi? Nessuna.</p>
<p style="text-align: justify;">La felicità non si decide. È un rigido orologio svizzero. Ti concede trenta secondi e poi… ti accorgi che le lancette non ci sono, che i numeri sono infiniti ed il meccanismo sei tu: ingranaggio di qualcosa che non c’è e che ti sei illuso ti potesse dar sollievo dalla consapevolezza a cui non c’è riparo per solitudine di un uomo. Uomo che contempla un susseguirsi di stagioni, aspettando la brezza di un’estate che sembra profumare di felicità ma è solo l’ennesimo gelido inverno che non lascia altro che una lacrima ghiacciata sul viso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordatelo: la felicità non esiste.</p>
<p style="text-align: justify;">La prossima volta che devi prendere una decisione: nasci e muori sola e mai nessuno verrà a trovare la bellezza che racchiudi dietro quella lacrima ghiacciata.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Ma a volte sono solo balle. La felicità non esiste perché ce la costruiamo noi. Pennello in mano ed egoismo nell’altra, prendiamo un ricordo piatto e lo distruggiamo, lo modelliamo, lo facciamo girare a ritmo di musica. Azzeriamo l’odio, l’insofferenza, la malinconia, tutti i “avrei potuto” e ci fermiamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Un secondo, in silenzio.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardiamoci negli occhi e nelle mani, guardiamo di nuovo per ricordarci che non va sempre tutto male, che non è una vita di merda la nostra, che non solo perché perdiamo per un attimo il volante della nostra strada allora tutto andrà in catafascio. Che anche se dentro abbiamo qualche fiore del male, possiamo comunque andare in un campo di margherite, che anche se non riusciamo più a parlare, possiamo comunque ascoltare la musica e stare in silenzio, che anche se non riusciamo più ad abbracciare non vuol dire che qualcuno non ci guardi le spalle.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordiamocelo a vicenda, che magari qualche volta si perde di vista ma abbiamo ancora l’arte per salvarci dai nostri pensieri.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo felici, soprattutto adesso, soprattutto quando magari pensiamo di essere i soli a soffrire. L’arte non rimane perennemente la stessa, non esistono quadri riprodotti in serie: la felicità è il museo di quadri in cui ci muoviamo, non l’album di foto tutte uguali che guardiamo a lume di candela. Godiamoci le sfumature della nostra crescita, dei nostri sbagli, dei nostri segreti. Siamo tutti felicità ma dobbiamo avere il coraggio di provarla, perché a volte è molto più facile chiudersi nel dolore e nel silenzio e far finta che un quadro valga l’altro, che un profumo sia insipido e che uno sguardo sia vuoto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordiamocelo, che siamo artisti. Che a disegnare possiamo prenderla tutti la sufficienza. Magari anche con la lode.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>[Ho voluto accodare ad un pezzo scritto tempo fa una continuazione, per ricordare anche a me stessa come basti togliersi dagli occhi cosa faccia male, per capire che non serva molto per trovare la propria arte. Non c’è nulla di più bello che stare nel proprio museo]. </em></p>
<p style="text-align: right;"><em>&nbsp;</em>Testo a cura di cecilia Capelli.&nbsp;</p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/felicita/">Felicità</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/felicita/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">8125</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Mr. Alzheimer</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/mr-alzheimer/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/mr-alzheimer/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Collaboratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jan 2021 07:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[Alzheimer]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[sorriso]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=8101</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un ritratto intimo e delicato di una donna affetta dal morbo di Alzheimer. Non restano i ricordi, ma rimane un sorriso pieno di amore.</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/mr-alzheimer/">Mr. Alzheimer</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">Quando le chiedevi «come stai?» lei ti rispondeva sempre «un po&#8217; così un po&#8217; cosà», era un animo impenetrabile con una risata contagiosa e l&#8217;amore per la musica che l&#8217;ha da sempre contraddistinta. Amava tutti senza fine, era fragile e aveva tante paure ma era sempre pronta a far di tutto pur di non far soffrire qualcuno. Un&#8217;amica fedele con cui condividere i segreti più intimi, una donna che non sapeva amarsi abbastanza perché pensava sempre prima al bene degli altri, l&#8217;essere umano più dolce e generoso della Terra. Cuoca infallibile da cui tutti imparavano nuove ricette ma nessuno è mai riuscito a raggiungere il livello dei suoi piatti, era come se ci fosse sempre un tocco magico in più.<br />Oggi se le chiedi se va tutto bene cade il silenzio, non lo sa neanche lei, si guarda intorno in cerca di una risposta e qualche volta riesce a dire un debole sì. Se accendi lo stereo e c&#8217;è la sua musica preferita, inizia a canticchiare sottovoce delle parole e quel momento vorresti che non finisse mai. Non si può tornare indietro a quelle conversazioni così preziose e profonde che conservo nel cuore come un ricordo indelebile. Ormai non c&#8217;è più niente di lei, la sua anima è volata via. Il signor Alzheimer se l&#8217;è portata via quando più ne avevo bisogno. Ora ci sono solo il suo corpo, la sua presenza e il silenzio. Un silenzio assordante che la ingabbia nei suoi pensieri e lascia solo tanta rabbia intorno. È un processo lento che non sai quando o come finirà ma sai che non c&#8217;è modo per arrivare ad un lieto fine. Puoi rallentare il processo con delle medicine che però per il signor Alzheimer non sono altro che caramelle gommose.<br />Piano piano tutti quei piccoli gesti quotidiani che si considerano normali e facili diventano un&#8217;impresa. Bisogna essere forti a starle vicino, avere pazienza e soprattutto tanto amore. Là dentro in quel silenzio assordante deve essere una galera: poter sentire tutto ma non poter dire niente, capire tutto ma non riuscire a rispondere. Deve essere come stare in una bolla, senti tutto molto lontano, attutito e non ci sei mai veramente. Confusione, incertezza e smarrimento si percepiscono incrociando il suo sguardo. L&#8217;unica cosa che il signor Alzheimer le ha lasciato è il sorriso, ogni tanto sfoggia ancora la sua dentatura splendente. <br />Forse non le ho mai detto abbastanza quanto sia incredibilmente importante per me: grazie per essermi stata accanto e avermi amato così tanto. Ora è il mio turno, mi prenderò cura di te.</p>
<p style="text-align: justify;">Se anche a voi Mr. Alzheimer ha rubato una persona cara, non siete soli, armatevi di tanto coraggio e dategli una bella lezione. Buona fortuna!</p>
<p style="text-align: right;"><em>Alice Taricco</em></p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/mr-alzheimer/">Mr. Alzheimer</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/mr-alzheimer/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">8101</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La filosofia e i problemi ontologici dell&#8217;arte contemporanea</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/la-filosofia-e-i-problemi-ontologici-dellarte-contemporanea/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/la-filosofia-e-i-problemi-ontologici-dellarte-contemporanea/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Collaboratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2021 07:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Stappapensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Andy Warhol]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Arthur Danto]]></category>
		<category><![CDATA[Duchamp]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia dell'arte]]></category>
		<category><![CDATA[ontologia dell'arte]]></category>
		<category><![CDATA[orinatoio]]></category>
		<category><![CDATA[Warhol]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=8097</guid>

					<description><![CDATA[<p>Che cos'è arte? Un orinatoio, in un museo, diventa opera d'arte? Queste sono domande a cui Arthur Danto, nel Novecento, cerca di rispondere.</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/la-filosofia-e-i-problemi-ontologici-dellarte-contemporanea/">La filosofia e i problemi ontologici dell&#8217;arte contemporanea</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: center;">«Il fine e la realizzazione della storia dell’arte sono la comprensione filosofica di che cosa sia l’arte, una comprensione che si ottiene nello stesso modo in cui si può raggiungere la comprensione in ciascuna delle nostre vite, cioè dagli errori che commettiamo, dai falsi sentieri che seguiamo, dalle false immagini che abbiamo finito per abbandonare finché non abbiamo imparato ciò in cui consistono i nostri limiti, e poi come vivere al loro interno».<br />(Arthur C. Danto, <i>After the End of Art</i>)</p>
<p style="text-align: justify;">L’ontologia dell’arte nasce nel corso del &#8216;900 per applicare gli strumenti filosofici dell’ontologia (che studia ciò che è) all’ampio dominio della realtà delle forme d’arte, tentando di rispondere in maniera esaustiva alla domanda «che cos’è un’opera d’arte?» in un mondo in cui gli artisti avevano cominciato a produrre non solo tanta arte, ma anche un’arte particolare e completamente altra rispetto a quella del canone tradizionale descritto dal Vasari: come si può giustificare la presenza all’interno dello stesso dominio ontologico di opere tanto eterogenee, come la <em>Venere</em> di Botticelli e l’<em>Orinatoio</em> di Duchamp? </p>
<p style="text-align: justify;">Nel ventesimo secolo si presenta nel mondo dell’arte un problema nuovo, un problema di concettualizzazione, di riconoscimento ontologico delle opere d’arte, per cui gli strumenti del senso comune non bastano più, e viene dunque chiamata in aiuto la filosofia. Questa nuova tipologia di produzione artistica richiede infatti un cambiamento alla radice della definizione stessa del concetto di arte, che renda possibile l’inclusione o l’esclusione normativa di un determinato oggetto dalla categoria ontologica che contiene gli oggetti artistici. </p>
<p style="text-align: justify;">Il problema del riconoscimento ontologico delle opere d’arte non è però soltanto un problema teorico. Nella sua opera scultorea <em>Bird in Space</em> Constantin Brâncuși rappresenta un oggetto, ma non lo imita: la struttura affusolata riporta all’idea di qualcosa di aerodinamico, ma non rappresenta affatto un uccello come si enuncia nel titolo, ed è alla dogana per il trasporto dell’opera negli Stati Uniti che si presentano i primi problemi ontologici. I doganieri non riconoscono l’oggetto come un’opera d’arte, bensì come utensile, e lo classificano come tale, con tutti i problemi di tipo fiscale che ne conseguono: le opere d’arte, infatti, nel loro trasporto, sono soggette a tassazioni più basse rispetto agli oggetti d’uso quotidiano. Anche Andy Warhol, con le sue celebri <em>Brillo Boxes</em>, è andato incontro ad un inconveniente simile. Dopo la sua prima importante esposizione a Manhattan, nel 1965 decide di esporre le sue opere anche in Canada, ma alla dogana la situazione si presenta simile e allo stesso tempo opposta a quella di Brâncuși; se in <em>Bird in Space</em> i doganieri non avevano visto nulla che rimandasse all’imitazione di un vero uccello, in questo caso, invece, vedono qualcosa che erano abituati a vedere tale e quale ogni giorno sugli scaffali dei supermercati, e basando la loro idea di arte sui canoni tradizionali non potevano considerare una creazione artistica qualcosa che non solo non era originale, ma una vera e propria copia in serie di qualcosa di già esistente, con limitate modifiche alle proprietà esteriori dell’oggetto. Secondo la tradizione romantica l’artista era caratterizzato da genio e originalità, e di conseguenza un’opera d’arte non poteva essere uguale a nient’altro. Le <em>Brillo Boxes</em>, infatti, non erano state un’invenzione di Warhol, ma di un designer che le aveva create in maniera funzionale alla pubblicità e all’utilizzo che se ne sarebbe fatto. </p>
<p style="text-align: justify;">Il problema ontologico dell’arte è stato posto per la prima volta da Arthur Danto: l’ontologia dell’arte va ripensata sulla base del fatto che nella classe dell’arte gli artisti chiedono di inserire oggetti che al senso comune non sembrano arte, deviando irrimediabilmente dal corso narrativo che prima la definiva. Il filosofo si focalizza in una critica della filosofia dell&#8217;arte che si trova costretta a venire a patti con la caratteristica forse più imbarazzante dell&#8217;arte contemporanea, che ogni cosa è possibile, intervenendo, ma solo in maniera descrittiva, e fornendo agli artisti gli strumenti per giustificare le loro opere. Le categorie tradizionali dell’arte difficilmente riescono a dare ragione di simili produzioni: le uniche soluzioni sono creare un’impostazione normativa (complicata e limitante) che regoli in maniera netta l’appartenenza di un determinato oggetto alla categoria artistica o la sua esclusione, oppure allargare i confini del mondo dell’arte, affinché in esso vi possano rientrare anche opere che al senso comune tradizionale possono non apparire come tali.</p>
<p style="text-align: justify;">In un secolo in cui le produzioni artistiche generano allo stesso tempo stupore e incredulità, portando gli osservatori a pensare «potevo farlo anche io!», la filosofia si rivela fondamentale risolutrice di problematiche concrete del mondo moderno, e non un mero contenitore di concetti obsoleti.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Denise Arneodo</em></p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/la-filosofia-e-i-problemi-ontologici-dellarte-contemporanea/">La filosofia e i problemi ontologici dell&#8217;arte contemporanea</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/la-filosofia-e-i-problemi-ontologici-dellarte-contemporanea/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">8097</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
