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	<title>Simona Bianco, Autore presso 1000miglia</title>
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	<description>Ottimismo, informazione, svago, riflessione</description>
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		<title>«Chiamo uomo chi è padrone della sua lingua»: da Don Milani alla scuola di oggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jun 2018 22:01:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>*Foto di Rita Abrardi Lingua Italiana e scuola. Non è stato sempre tutto come oggi (o forse sì). Nel 1965, in una lettera al «Giornale del mattino», Don Lorenzo Milani – allora poco più che quarantenne e attivo nella scuola popolare che aveva allestito a Barbiana, borgo sperduto vicino a Firenze – scriveva: «chiamo uomo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><sup><em>*Foto di Rita Abrardi</em></sup></p>
<p style="text-align: justify;">Lingua Italiana e scuola. Non è stato sempre tutto come oggi (o forse sì).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1965, in una lettera al «Giornale del mattino», Don Lorenzo Milani – allora poco più che quarantenne e attivo nella scuola popolare che aveva allestito a Barbiana, borgo sperduto vicino a Firenze – scriveva: «<strong>chiamo uomo chi è padrone della sua lingua</strong>».</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni Sessanta in Italia si doveva fare i conti con una scuola linguisticamente mista, in cui l’Italiano veniva imposto secondo i paradigmi della grammatica standard a chi era cresciuto immerso dalla testa ai piedi in un contesto di parole e contenuti diversi: il dialetto. È difficile immaginarlo oggi, ma per molti, allora, l’Italiano non era che una lingua straniera, a cui la scuola però, chiedeva di avvicinarsi non attraverso una lenta correzione della coloritura dialettale, ma per mezzo di un’imposizione dall’alto che finiva, molto spesso, per distinguere, all’interno dall’élite studentesca dei parlanti-nativi italiani, i <em>somari</em>, espulsi o in fuga dalla scuola (il cui obbligo, nel 1962, era stato alzato a 14 anni).</p>
<p style="text-align: justify;">Uno di questi studenti “manchevoli” scrisse:</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-5889 alignright" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2018/06/Foto-da-mettere-al-fondo-dellarticolo-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2018/06/Foto-da-mettere-al-fondo-dellarticolo-193x300.jpg 193w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2018/06/Foto-da-mettere-al-fondo-dellarticolo-768x1192.jpg 768w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2018/06/Foto-da-mettere-al-fondo-dellarticolo-660x1024.jpg 660w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2018/06/Foto-da-mettere-al-fondo-dellarticolo-610x947.jpg 610w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2018/06/Foto-da-mettere-al-fondo-dellarticolo.jpg 773w" sizes="(max-width: 193px) 100vw, 193px" /></p>
<p style="text-align: justify;">«Bisognerebbe intendersi su cosa sia lingua corretta. Le lingue le creano i poveri e poi seguitano a rinnovarle all’infinito. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. O per bocciarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Voi dite che Pierino del dottore scrive bene. Per forza, parla come voi. […]</p>
<p style="text-align: justify;">Invece la lingua che parla e scrive Gianni è quella del suo babbo. Quando Gianni era piccino chiamava la radio lalla. E il babbo serio: “Non si dice lalla, si dice aradio”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, se è possibile, è bene che Gianni impari a dire anche radio. La vostra lingua potrebbe fargli comodo. Ma intanto non potete cacciarlo dalla scuola.»</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La voce di queste parole è quella di un imprecisato ragazzo della scuola di Barbiana, che parla coralmente a nome anche dei suoi compagni di classe. Il testo è <em>Lettera a una professoressa</em>, a cura proprio di Don Lorenzo Milani, che si pose a difesa del diritto dei bambini figli di operai e contadini (che per la prima volta accedevano alle Scuole Medie) di “possedere la lingua”, per essere padroni del proprio pensiero e capaci di rapportarsi a quello degli altri. Non è l’unico: in questi stessi anni è attivo, tra il sottoproletariato romano, Don Roberto Sardelli; i suoi alunni denunciano: «Finché ci sarà uno che conosce 2000 parole e un altro che ne conosce 200, questi sarà oppresso dal primo. <strong>La parola ci fa uguali</strong>».</p>
<p style="text-align: justify;">Milani e Sardelli costituirono uno scandalo nella scuola del tempo, pionieri di un modo di pensare il diritto ad essere uomo tramite la lingua che molto ci insegna anche oggi. Oggi che, in non pochi istituti, la studio della Lingua Italiana sembra da ridimensionare a favore delle materie più “professionalizzanti”; oggi che la presenza di nuove minoranze linguistiche – straniere di prima o seconda generazione – ci mettono di fronte alla sfida di insegnare una lingua che sia strumento di integrazione e acquisizione di un potere comunicativo che è la base di ogni relazione.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è chi, non troppi anni fa, ha dovuto lottare per poter accedere alla lingua comune, nel rispetto delle proprie peculiarità (fonte di ricchezza che il dialetto, dove si conserva, ancora oggi ha). Qualcuno allora aveva capito il potere anti-reazionario insito nel “dare la lingua” a tutti, anche ai «poveri», perché potessero avere i mezzi per far parlare la propria umanità: «i signori ai poveri possono dare una cosa sola: la lingua cioè il mezzo d’espressione. Lo sanno da sé i poveri cosa dovranno scrivere».</p>
<p style="text-align: justify;">Anacronistico parlare di poveri e ricchi nella scuola di oggi? No, tutt’altro: una giovane studentessa, non molto tempo fa, mi ha detto: «so bene – me lo dicono tutti – che frequento la scuola peggiore della città»; e nei suoi occhi c’era quello che non deve esserci negli occhi di una quattordicenne: la rassegnazione di fronte alla debolezza delle proprie prospettive. Ma, di fronte ad una lavagna ricamata di grammatica italiana, gli occhi si accendevano di curiosità.</p>
<p style="text-align: justify;">Possedere la lingua è il primo passo. Poi si saprà dare un nome a quelli successivi.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Preparandosi al Caffè Letterario &#8211; Marco Vichi e il commissario Bordelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Mar 2018 11:15:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnalibro]]></category>
		<category><![CDATA[31 maggio]]></category>
		<category><![CDATA[Bordelli]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
		<category><![CDATA[commissario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>31 maggio. Ultimo incontro della prima edizione del Caffè letterario di 1000miglia. Protagonista: Marco Vichi. Il suo personaggio più amato? Il commissario Bordelli, protagonista di nove dei suoi libri. L&#8217;ultimo, quello di cui parleremo noi, è Nel più bel sogno. Siamo a Firenze negli anni dei movimenti studenteschi. Siamo nel tempo della memoria di quanto accaduto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">31 maggio. Ultimo incontro della prima edizione del Caffè letterario di 1000miglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Protagonista: Marco Vichi. Il suo personaggio più amato? Il commissario Bordelli, protagonista di nove dei suoi libri. L&#8217;ultimo, quello di cui parleremo noi, è <em>Nel più bel sogno</em><em>.</em></p>
<p>Siamo a Firenze negli anni dei movimenti studenteschi. Siamo nel tempo della memoria di quanto accaduto e delle promesse confuse di quanto sta accadendo. In questo tempo, l&#8217;ironico Bordelli conduce le sue indagini su tre omicidi misteriosi, e nel frattempo &#8211; come tutti &#8211; indaga su se stesso e sui suoi desideri.</p>
<p>«Di fronte all&#8217;immensità di quel cielo si sentiva eroicamente solo, di una solitudine infinita&#8230; Non poté fare a meno di sussurrare due versi di sua mamma&#8230; <em>Tanto tempo che non guardavo le stelle&#8230; mi ero scordata di essere niente</em>».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“Alda Merini, la poetessa dei Navigli” di Aldo Colonnello &#8211; Recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jan 2018 08:06:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnalibro]]></category>
		<category><![CDATA[Alda Merini]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Colonnello]]></category>
		<category><![CDATA[poetessa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In 21 brevi capitoli, Aldo Colonnello racconta le vicende intercorse negli anni della sua amicizia con la poetessa Alda Merini, conosciuta nel novembre del 2006 e venuta a mancare tre anni dopo. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A. COLONNELLO, <i>Alda merini, la poetessa dei Navigli</i>, Meravigli Edizioni, Firenze 2015, pp. 140, 15 €.</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">In 21 brevi capitoli, Aldo Colonnello racconta le vicende intercorse negli anni della sua amicizia con la poetessa Alda Merini, conosciuta nel novembre del 2006 e venuta a mancare tre anni dopo. Tra numerosi incontri culturali, la candidatura al premio Nobel, le frequenti telefonate giornaliere e le apparizioni televisive, ciò che davvero prende forma tra le pagine è una parte di una vicenda esistenziale che tocca le corde più profonde dell’umano e del rapporto dell’uomo con il Divino e la Poesia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>In manicomio ho conosciuto l’Amore (-dolore)</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">Colonnello, nell’impresa di raccontare della Merini, si rivela uno scrittore abile e onesto. Nessuna complicazione: i temi che davvero contano risuonano nella mente e nel cuore del lettore in cammino tra pagine che – più di ogni altra cosa – esalano DOLORE umano.<br />
Se «la Poetessa, nella sua difficile e meravigliosa esistenza, ha avuto una lunga frequentazione con il dolore» (p.103), è al dolore altrui che soprattutto ha scelto di guardare. In che modo? Facendosene carico sempre, in nome di una fratellanza che ci fa artefici del destino degli altri, promotori del loro bene o colpevoli del loro male.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>«Colpevoli tutti del disagio e della sofferenza altrui […]. Colpevoli, tout court, senza ripensamenti.<br />
</i><i>Gli altri siamo noi, ogni simile in ambasce deve riguardarci, deve essere nel nostro destino.<br />
</i><i>Questo Alda lo sapeva perfettamente, lo aveva imparato in Manicomio.» </i>(p. 42)</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>La Fede &#8211; «Il poeta bada a se stesso in rapporto agli altri» </i></b></p>
<p style="text-align: justify;">Gli ultimi anni dell’esistenza di Alda Merini furono vissuti all’insegna di un intenso misticismo: ad essere amata è soprattutto Maria (nel 2002 viene pubblicato <i>Magnificat, un incontro con Maria</i>), al cui destino di madre dolente sente di partecipare anche la Poetessa, che tanto ha amato le sue figlie pur nella follia e nella reclusione. Aldo Colonnello dona al lettore un ritratto toccante degli ultimi anni di una vita (che è poesia, e viceversa) percorsa da una bruciante spiritualità, filtrata dall’esperienza di una Passione lancinante e personale.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>«Si cantava anche sotto le torture, anche quando si soffriva atrocemente, per sopravvivere. Quel filo di voce lo regalavamo non tanto alla vita, ma a Dio, che era presente quando noi soffrivamo nei manicomi, nelle galere, sotto il giudizio dell’uomo: non certo il giudizio di Dio.»<br />
</i>(tratto da un’intervista ad Alda Merini, reperibile al link <a href="https://www.youtube.com/watch?v=wYgDSr3gWUc">https://www.youtube.com/watch?v=wYgDSr3gWUc</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><b><i>Rasoi di seta</i></b></p>
<p style="text-align: justify;">La vicenda raccontata da Colonnello è principalmente una storia di amicizia, quella tra lui e la Merini, ma anche quella tra la poetessa e tanti artisti, politici e intellettuali del panorama culturale di quel periodo. Proprio negli anni che Colonnello ci narra, la Merini collaborò con il cantante Giovanni Nuti, che mise in musica i componimenti della Poetessa e diede vita ad un album intitolo <i>Rasoi di seta </i>(ascoltate <i>Il bacio </i>qui <a href="https://www.youtube.com/watch?v=iBmHo3OppYs">https://www.youtube.com/watch?v=iBmHo3OppYs</a>), frutto, come questo libro, dell’elevazione ad Amico che la Poetessa concesse a chi, negli ultimi difficili anni, seppe ascoltarla e darle voce.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>«Tu mi domandi quanti amanti ho avuto<br />
e come mi hanno scoperto.<br />
Io ti dico che ognuno scopre la luce<br />
e ognuno sente la sua paura,<br />
ma la mia parte più pura è stata il bacio.<br />
Io tornerei sui monti d’Abruzzo,<br />
dove non sono mai stata.<br />
Ma se mi domandano<br />
dove traggono origine i miei versi,<br />
io rispondo:<br />
mi basta un’immersione nell’anima<br />
e vedo l’universo.<br />
Tutti mi guardano con occhi spietati,<br />
non conoscono i nomi delle mie scritte sui muri<br />
e non sanno che sono firme degli angeli<br />
per celebrare le lacrime che ho versato per te.»<br />
</i>(tratto dal brano <i>Il bacio</i>, in <i>Rasoi di seta</i>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">Aldo Colonnello collabora da molti anni con una galleria d’arte milanese, organizza mostre e cura direzioni artistiche sia nell’ambito del teatro che in quello della musica. Responsabile del Dipartimento arte e cultura di un’associazione culturale cittadina, organizza convegni di alto profilo.</p>
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		<title>Dieci libri da leggere a Natale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Dec 2017 16:03:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnalibro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi auguriamo che queste feste vi concedano un po' di tempo per la lettura: ecco i nostri consigli, dieci libri per accontentare tutti i tipi di lettori e ritagliarvi qualche momento per "il riposo della mente".</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono molti ad approfittare delle vacanze di Natale per regalarsi una buona lettura. Se siete tra questi, cercate un angolo abbastanza caldo e morbido della vostra casa, e concedetevi il tempo del riposo: il riposo della mente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco dieci libri che vale la pena leggere – o iniziare – durante le feste natalizie.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>1. Il paradiso degli orchi </em>di DANIEL PENNAC</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4906" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-1-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-1-192x300.jpg 192w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-1.jpg 319w" sizes="(max-width: 192px) 100vw, 192px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo quieto e sereno delle vacanze invernali ben si presta alla scelta di approcciarsi non ad un libro qualsiasi, ma al primo di un intero ciclo di romanzi. Questo è infatti il primo dei sette appartenenti alla celeberrima serie di Belleville, iniziata nel 1985 da Pennac. Impossibile non affezionarsi ai personaggi, fiabeschi e veri più del vero.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>2. Se una notte d’inverno un viaggiatore </em>di ITALO CALVINO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4907" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-2-175x300.jpg" alt="" width="175" height="300" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-2-175x300.jpg 175w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-2.jpg 450w" sizes="(max-width: 175px) 100vw, 175px" /></p>
<p style="text-align: justify;">È un consiglio obbligato, perché è un classico, perché le parole di Calvino sanno carezzare la fantasia anche dei lettori più insaziabili, e perché il romanzo esordisce così:</p>
<p style="text-align: justify;">«Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo <em>Se una notte d’inverno un viaggiatore</em> di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. […]. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. […] Prendi la posizione più comoda; seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. […]»</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>3. <em>L’identità</em> di MILAN KUNDERA</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-4908" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-3.jpg" alt="" width="180" height="281" /></p>
<p style="text-align: justify;">Dello stesso autore dell’<em>Insostenibile leggerezza dell’essere</em>, questo libro del ’96 tocca corde profondissime, grazie ad una storia d’incanto e eleganza. Nelle sue pagine Kundera riesce nell’incredibile intento di trasformare in parola ciò che delle relazioni umane è più difficile esprimere.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>4. <em>Il tempo è un Dio breve </em>di MARIAPIA VELADIANO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4909" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-4-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-4-191x300.jpg 191w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-4.jpg 250w" sizes="(max-width: 191px) 100vw, 191px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Consigliato a Natale perché, in tanti diversi modi, parla d’Amore.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>5. <em>L’inventore di sogni</em> di IAN McEWAN</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4910" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-5-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-5-196x300.jpg 196w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-5-610x933.jpg 610w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-5.jpg 654w" sizes="(max-width: 196px) 100vw, 196px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Consigliato a tutti quelli che cercano una lettura veloce, ma che sazi. Si tratta di un racconto per ragazzi – ma che serve anche alla fantasia degli adulti! – che percorre i sogni di un bambino sfuggito alla noia grazie all’immaginazione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>6. Cronache di poveri amanti </em>di VASCO PRATOLINI</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4911" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-6-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-6-195x300.jpg 195w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-6.jpg 309w" sizes="(max-width: 195px) 100vw, 195px" /></p>
<p style="text-align: justify;">C’è chi della lettura ama soprattutto questo: l’intrecciarsi delle vicende, l’incastrarsi rocambolesco delle vite di personaggi, a cui diventa inevitabile affezionarsi. Se è il vostro caso, questo libro della prima metà del secolo scorso può fare per voi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>7. Don Chisciotte della Mancia </em>di MIGUEL DE CERVANTES</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4912" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-7-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-7-200x300.jpg 200w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-7-768x1153.jpg 768w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-7-682x1024.jpg 682w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-7-610x916.jpg 610w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-7.jpg 799w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Quale momento migliore delle vacanze per iniziare ad approcciarsi ad un classico assoluto? Questo è un esempio, ma seguite l’istinto: il catalogo è vasto!</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>8. Fango</em> di NICCOLO’ AMMANITI</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4913" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-8-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-8-209x300.jpg 209w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-8-768x1100.jpg 768w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-8-715x1024.jpg 715w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-8-610x874.jpg 610w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-8.jpg 800w" sizes="(max-width: 209px) 100vw, 209px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ecco quello che ci serve se vogliamo fare una scelta <em>sui generis</em>; non solo perché si tratta di  una raccolta di racconti – di cui il primo, particolarmente calzante, s’intitola <em>L’ultimo capodanno dell’umanità</em> –, ma soprattutto perché questi sono tutti lancinanti e spaventosi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>9. Amore e Psiche </em>di Apuleio</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4914" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-9-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-9-209x300.jpg 209w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-9.jpg 347w" sizes="(max-width: 209px) 100vw, 209px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Per chi ha fretta, ma ci tiene alla sostanza: pochissime pagine per fare un salto nella cultura classica, scegliendo una storia d’amore appassionante e sempre moderna. Questa piccola chicca è destinata ad essere divorata in meno di un’ora.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>10. Storie delle stelle</em> di SUSANNA HISLOP (illustratrice: HANNAH WALDRON)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-4915" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-10-223x300.jpg" alt="" width="223" height="300" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-10-223x300.jpg 223w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-10-610x822.jpg 610w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/12/foto-10.jpg 742w" sizes="(max-width: 223px) 100vw, 223px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Chiudiamo con un testo eccezionale, spiritoso e pronto ad appassionare il lettore curioso: si tratta di un atlante delle costellazioni che racconta le storie delle stelle con il piglio del narratore più incallito, grazie al quale i brevi racconti si fanno avvincenti, ironici, coinvolgenti. Tra storia e mito, il lettore – come è giusto che avvenga nelle vacanze di Natale – viene portato a guardare in alto, dove «le storie hanno avuto inizio» e, dove ci sono le stelle a dare ascolto alle nostre domande.</p>
<p style="text-align: justify;">Buone letture amici di 1000miglia!</p>
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		<title>Tieni a mente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2017 09:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[amico]]></category>
		<category><![CDATA[buona lettura]]></category>
		<category><![CDATA[cammino]]></category>
		<category><![CDATA[costruire]]></category>
		<category><![CDATA[cresciuti]]></category>
		<category><![CDATA[editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[mente]]></category>
		<category><![CDATA[quattro anni]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro lettore, sono passati quattro anni da quando è iniziato tutto. Nel frattempo siamo cresciuti. Quando abbiamo imboccato la strada che ci ha portato fin qui e che ancora stiamo percorrendo, credevamo di sapere tutto, eppure sapevamo molto poco. A onor del vero, qualcuno di noi l’aveva vista più lunga degli altri e aveva già [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro lettore,</p>
<p>sono passati quattro anni da quando è iniziato tutto. Nel frattempo siamo cresciuti.</p>
<p>Quando abbiamo imboccato la strada che ci ha portato fin qui e che ancora stiamo percorrendo, credevamo di sapere tutto, eppure sapevamo molto poco. A onor del vero, qualcuno di noi l’aveva vista più lunga degli altri e aveva già capito allora che quello che stavamo creando non era per noi, non era roba <em>nostra</em>; che 1000miglia doveva nascere e poi <em>essere</em>, e che noi avremmo, col tempo, dovuto e voluto diventare diversi o, addirittura, passare il testimone. E tante volte, nell’arco di questi<br />
anni, abbiamo dovuto rammentarci a vicenda che dovevamo guardare non la punta delle nostre<br />
scarpe, ma la strada per intero.</p>
<p style="text-align: justify;">È questa Tila prima cosa che 1000miglia ci ha insegnato: dove tenere lo sguardo mentre si cammina. Se ci si guarda i piedi ci si può dimenticare delle due verità più importanti: di essere in movimento, di avere una meta. Fino a convincersi che i sassolini incontrati sul percorso esistano di per se stessi e non siano lì a formare un sentiero più lungo. Forse crescere è sollevare a poco a poco lo sguardo, per vedere che i passi non sono compiuti a vuoto, per riconoscere un senso.</p>
<p style="text-align: justify;">1000miglia ci ha insegnato che <em>amico</em> è <em>colui che è amato</em>, quindi rispettato, accolto, perdonato. Ed è forse stata proprio la nostra amicizia il vero sale di questa storia, e continuerà ad essere il filo di Arianna capace di ricondurci all’essenza prima della nostra associazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto, abbiamo imparato che non sappiamo rispondere alla domanda <em>Cos’è 1000miglia?</em>, anche se con il tempo le dovute definizioni le abbiamo trovate. Alcune sono diventate quasi proverbiali per noi: <em>1000miglia è un gruppo di amici… ottimismo, informazione…un giornale, un’associazione culturale…</em> Tutti nomi in cui crediamo, sia chiaro! Ma la verità è che certe cose è difficile farle capire, è più facile farle sentire. E chi in questi anni ci ha conosciuto più o meno da vicino ha apprezzato l’aria che si respira da noi e a cui forse, un giorno, qualcuno saprà dare un nome.</p>
<p style="text-align: justify;">E, infine, 1000miglia ci ha insegnato la bellezza del verbo costruire, che è in fondo la vera dimensione dell’agire umano. E che c’è un tempo per tutte le cose. Così, dopo quattro anni, di fronte a tutto questo ci diciamo: tieni a mente! Tutto quanto hai imparato, tieni a mente. E riparti da qui, perché forse ora credi di sapere tutto, ma presto o tardi ti accorgerai di quanto poco sapevi.</p>
<p style="text-align: justify;">Caro lettore, il decimo numero di 1000miglia, quello che hai tra le mani, è l’ultimo che stamperemo. Non per sempre,  chiaramente. Per un po’. Intanto 1000miglia continua ad esistere in altre – nuove e vecchie – forme (eventi, collaborazioni con altre associazioni, caffè letterari, pubblicazione sul sito web): se ti va, seguici con più entusiasmo di prima, perché noi siamo pronti a far crescere il sogno a cui abbiamo aperto le porte quattro anni fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Con vera emozione, buona lettura!</p>
<p style="text-align: justify;">Scarica il nostro magazine! https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/11/1000MIGLIA-MAGAZINE-NOVEMBRE-2017.pdf</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>“Oltre i cento passi” di Giovanni  Impastato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Nov 2017 09:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnalibro]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Impastato]]></category>
		<category><![CDATA[Oltre i Cento Passi]]></category>
		<category><![CDATA[Peppino Impastato]]></category>
		<category><![CDATA[scrittorincittà]]></category>
		<category><![CDATA[sic 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Andare oltre i cento passi significa tante cose". Vi offriamo una recensione del libro di Giovanni Impastato, direttamente dall'incontro a SIC 2017.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>IMPASTATO, <em>Oltre i cento passi</em>, Edizioni Piemme, Milano 2017, pp. 203, € 17,50. Illustrazioni di Vauro</p>
<table style="width: 378px;">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 10px;"></td>
<td style="width: 388px;">
<p style="text-align: justify;">Andare <em>oltre i cento passi</em> attraverso la lettura di questo libro significa tante cose: significa assistere ad una rappresentazione di un Peppino Impastato più uomo e meno mito cinematografico; significa scoprire quello che è avvenuto dopo che Peppino è stato ucciso, la notte tra l’8 e il 9 maggio 1978; significa leggere di toccanti congiunture: perché la storia di impegno di Giovanni e Felicia – fratello e madre di Peppino – ha incrociato tanti mondi, dallo sport alle realtà religiose, dalle scuole ai gruppi musicali; significa, infine, toccare con mano l’immane servizio realizzato dal Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato e dall’associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, grazie a cui «oggi Peppino è un patrimonio nazionale».</p>
<p style="text-align: justify;">Le duecento pagine e i numerosi disegni di Vauro ci consegnano (o riconsegnano) alcuni insegnamenti di Peppino. Perché nel contemplare un mito si sta immobili, ma nel conoscere un uomo si cresce, si impara, ci si mette in movimento.</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>Lo schiavo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La prima lezione che Peppino e Giovanni ci lasciano ha a che fare con ciò che è <em>famiglia</em>. Ci riescono così bene perché sono nati e cresciuti nel nido caldo della mafia; e così, quando hanno iniziato a ripudiare la criminalità, non hanno dichiarato guerra ad un male straniero, ma ad una colpa covata dentro le affettuose mura domestiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Ecco: Peppino voleva bene a suo padre in un modo diverso, drammatico. Rompeva con lui per liberare anche lui.»</em></p>
<p><strong>La madre</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Celeberrimo il discorso sulla bellezza che Marco Tullio Giordana fa pronunciare a Peppino nel film <em>I cento passi</em>. Non si tratta di un dato veritiero, né realistico; ma mentre scopriamo quali di quelle parole non avrebbero mai potuto stare sulla bocca di Peppino, acquistano vigore quelle in cui il giovane credeva veramente: la natura, seconda meravigliosa madre dopo Felicia, è scrigno di bellezza, materia di rivoluzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Anche oggi occorre mostrare alla gente che vive insieme a noi, ovunque ci troviamo, cos’è la bellezza di un paesaggio […].Le grandi battaglia di civiltà e di democrazia si combattono così e Peppino lo aveva capito bene.»</em></p>
<p><strong>L’artista</strong></p>
<p style="text-align: justify;">C’è un Peppino che incanta per la luce che emana: quello che tra una lotta e una manifestazione, (e l’organizzazione di un ballo, un carnevale o un cineforum) guarda alla vita con l’animo nostalgico di un poeta. E scrive, consegnandoci altra  bellezza e la consapevolezza che l’arte è uno spazio – l’ennesimo – di verità.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«La biografia di Peppino è la biografia di un giornalista, sì, di un attivista, sì, di un militante, eccome, ma è anche la biografia di un artista.[…] Andatevi a leggere le sue intense poesie: la voce bellissima di una profonda solitudine in cerca d’amore.»</em><em>                                        </em><em> </em></p>
<table style="width: 310px;">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 10px;"></td>
<td style="width: 308px;">Nato a Cinisi nel 1953, Giovanni Impastato ha corredato la sua inarrestabile attività di memoria e lotta alla mafia con la pubblicazione di <em>Resistere a Mafiopoli </em>nel 2009. Vive quotidianamente la sua missione di testimonianza principalmente nelle scuole; lo abbiamo incontrato e intervistato a SIC 2017: <a href="https://www.1000-miglia.eu/intervista-a-giovanni-impastato-se-questa-e-la-mafia-io-le-saro-per-sempre-contro/">https://www.1000-miglia.eu/intervista-a-giovanni-impastato-se-questa-e-la-mafia-io-le-saro-per-sempre-contro/</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/oltre-cento-passi-giovanni-impastato/">“Oltre i cento passi” di Giovanni  Impastato</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
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		<item>
		<title>INTERVISTA A GIOVANNI IMPASTATO «Se questa è la mafia, io le sarò per sempre contro»</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/intervista-a-giovanni-impastato-se-questa-e-la-mafia-io-le-saro-per-sempre-contro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Nov 2017 15:26:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[impastato]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[ntervista]]></category>
		<category><![CDATA[Peppino]]></category>
		<category><![CDATA[sic]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo intervistato Giovanni Impastato, che ha trascorso la vita a combattere contro la mafia e a raccontare la storia del fratello Peppino.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A SIC 2017 abbiamo incontrato Giovanni Impastato, fratello di Giuseppe, giornalista, attivista e artista siciliano da tutti ricordato come Peppino. Nato a Cinisi (Palermo) da una famiglia mafiosa, non cessò mai di battersi contro Cosa Nostra, fino all’attentato che, nella notte tra l’8 e il 9 maggio ’78, lo uccise ad appena 30 anni. Da allora il fratello e la mamma non hanno smesso di ricordare, dare voce e forza al suo messaggio. E, come scrive Giovanni nel suo libro presentato a SIC (<em>Oltre i cento passi</em>, Edizione Piemme, Milano 2017), Peppino «ha per sempre ragione, ha per sempre voce in capitolo», perché i mafiosi, che volevano metterlo a tacere, ne hanno invece amplificato in eterno la voce.</p>
<p>Ecco la nostra intervista a Giovanni.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dopo i dovuti </em>grazie<em>, le confidiamo l’emozione di incontrarla e ammettiamo che il nostro filtro alla vostra storia è quello del film </em>I cento passi<em>. Quanto possiamo considerarlo fedele alla vera storia di Peppino Impastato e della sua famiglia?</em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">Se dovessimo dare un giudizio in percentuale di quanto è veritiero il film, diremmo un 80%. Il film ci ha aiutato tantissimo ed è stato importante per noi: un primo appello per cercare di aprire una saracinesca, che poi ci ha portati lontano. Ma dobbiamo dire una cosa: il film non è la cosa più importante che abbiamo fatto per Peppino. Ci sono cose molto più importanti: il processo con la condanna degli assassini, la commissione antimafia che ha elaborato un relazione sui depistaggi, la possibilità di smontare la montatura che voleva farlo passare per terrorista&#8230; Io credo che queste cose siano ancora più importanti del film, che, inoltre, ha avuto l’effetto di mitizzare Peppino, trasformandolo in un eroe o un’icona, e solo su questo vogliamo porre l’attenzione quando diciamo <em>Oltre i cento passi</em>: non è un rinnegare il film (io rispetto la forza comunicativa che ha il cinema), ma ricordare che Peppino non va considerato un mito, ma guardato per quello che lui era concretamente, ovvero un militante politico di grande forza e energia. Dunque: riconoscenza per il film, ma dobbiamo puntualizzare ulteriormente chi era Peppino e quella che è stata la nostra storia.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cosa significa emanciparsi da una famiglia mafiosa</em>?</p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">Vuol dire operare una rottura. <em>Emanciparsi </em>è un termine corretto, ma solo se si parla di una rottura vera: un’emancipazione non poteva avvenire senza una scelta forte. Non si poteva restare con un piede dentro e uno fuori. Bisogna dare un segnale forte! Non è stata una mancanza di affetto verso nostro padre, ma un non accettare le sue idee e il codice comportamentale a cui, da mafioso, aderiva. È in questo modo che io e Peppino ci siamo emancipati, dando continuità alle nostre scelte.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Qual è il messaggio lasciato ai giovani da Peppino Impastato? E quale quello di Giovanni Impastato?</em></p>
<p style="padding-left: 30px; text-align: justify;">Diciamo quasi lo stesso. Il messaggio è quello di allontanarsi dall’indifferenza e lavorare sulle piccole cose: guardarci intorno e iniziare a mettere a posto le cose che stanno nel posto sbagliato. Dobbiamo cioè fare attenzione al nostro territorio, sennò rimaniamo monchi, legati alla vita così come ce la fanno apparire. Io sono molto preoccupato perché vedo soprattutto nelle scuole un rigurgito neofascista, un entusiasmo della violenza, della sopraffazione, del razzismo. Ci sono troppi segnali diseducativi! Di fronte a tutto questo, dobbiamo essere coscienti.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Quando intuiamo l’importanza di una storia come quella di Peppino per i giovani, ci chiediamo: che senso ha studiare a scuola i secoli più remoti della storia e non essere educati alla storia recente?</em></p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">Studiare la storia, in generale, è importante. Ma da quello che mi sembra di capire dalle domande che mi fanno i ragazzi quando vado nelle scuole, credo che i programmi ministeriali siano un po’ indietro. Credo non si studino ad esempio gli anni 60, che sono importantissimi: il movimento studentesco, le lotte operaie, le Brigate Rosse, il sequestro di Moro… Sono anni importanti, e io me ne sto rendendo conto ora che sono passati 40 anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em><em>A quarant’anni dalla morte di suo fratello, qual è il ricordo più forte che ha di Peppino</em>?</p>
<p style="text-align: justify; padding-left: 30px;">Il ricordo più bello che ho è di un Peppino scanzonato, che organizzava i concerti, le feste per ragazzi, i carnevali alternativi. Ad uno di questi, in particolare, si era vestito da Clown ed era stato immortalato da una foto. Faceva il clown vero e proprio, ci ho messo un po’ a riconoscerlo! I bambini si staccavano dalle braccia dei genitori per andare da lui. È un ricordo molto bello che ho, che dimostra un Peppino diverso dalle sue battaglie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">*La frase del titolo è stata pronunciata da Peppino Impastato quando, all&#8217;età di 15 anni, si trovò davanti al luogo dell&#8217;attentato dello zio e capomafia Cesare Manzella.</p>
<p style="text-align: right;">Cecilia Actis, Tommaso Marro, Simona Bianco</p>
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		<title>&#8220;Da questa parte del mare&#8221; di Gianmaria Testa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 07:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnalibro]]></category>
		<category><![CDATA[Gianmaria Testa]]></category>
		<category><![CDATA[lato]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[seminatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>15 giorni dopo la morte di Gianmaria Testa usciva un suo libro speciale. Ecco un piccolo viaggio attraverso le parole dei suoi testi e della sua vita. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>TESTA, <em>Da questa parte del mare</em>, Einaudi, Torino 2016, pp. 102, € 12,00.</p>
<p>&nbsp;</p>
<table style="width: 595px; height: 256px;">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 10px;"></td>
<td style="width: 579px;">
<p style="text-align: justify;"> A dieci anni dall’uscita del disco omonimo, ha visto la luce il «piccolo e intensissimo libro» di Gianmaria Testa, che fa precedere al testo di molte delle sue canzoni un racconto di natura autobiografica o una rapida riflessione scaturente dai ricordi e dalla ricerca di una vita. Ne nasce una «multibiografia di persone e di luoghi», come si può leggere nella breve quanto commossa introduzione dell’amico Erri De Luca. Soggetto del libro è la nostalgia che abita le migrazioni umane, quel «non dicibile» che è «la quota di umanità che tutti abbiamo in comune».</p>
<p style="text-align: justify;">Da questa parte del mare è stato pubblicato nell’aprile del 2016, a meno di un mese dalla morte del cantautore-scrittore.</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ricorda la mia storia, di’ il mio nome</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono Rrock Jakaj, Tinochika detto Tino, Babasunde (ma tutti lo chiamano Abdul, o Abdel). C’è Paola, moglie di Gianmaria, e poi Luigi, Matteo, Nicola: i suoi bambini. C’è Jean-Claude Izzo. Ci sono Erri de Luca, Fabrizio de Andrè, a braccetto con Beppe Fenoglio e Pellizza da Volpedo. E poi c’è un Gianmaria bambino, a fianco alla mamma sulle strade di Torino, o accanto al papà tra i solchi della terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti meritano un tassello del libro, che sembra essere stata pensato per non lasciar scappare le loro storie, i loro nomi, «perché un nome è perduto per sempre, se nessuno lo chiama».</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Forse qualcuno domani dimenticherà</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>alla porta di casa il suo nome dimenticherà</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>perduto alla notte e perduto anche al giorno che arriva</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>perduto alla notte e al giorno che passa e consuma</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>perché un nome è perduto per sempre, se nessuno lo chiama.»</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se tu mi aspetti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Spesso, della vita degli uomini che ha incontrato, Gianmaria ricorda principalmente il punto in cui questa si è incagliata.È il territorio del <em>non più </em>e <em>non ancora</em>, di uomini che non hanno nessuno che li attenda, né nel luogo di partenza, né in quello di arrivo. È il territorio in cui le storie si fanno labili, sfilacciate, fumose come il ricordo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Ho viaggiato molto grazie alla musica, sono stato in paesi che mai avrei visto, ma è sempre stato il viaggiare privilegiato di chi è consapevole di essere atteso.»</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo mondo è il mio</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Uno degli elementi di indubbia forza del libro risiede nel sentimento di nostalgia che riesce a scatenare nel lettore nostrano: le origini contadine di Gianmaria fanno da sfondo a molti dei brevi capitoli che compongono la raccolta, e sono queste a dare implicitamente profondità alle vicende di uomini con nostalgie diverse dalle sue, ma ugualmente irrisolvibili.</p>
<p style="text-align: justify;">Il lettore si sente a casa tra i canti in piemontese, le strade cuneesi, i seminatori di grano. E, anche se non sa perché, sente che questi assomigliano in qualche modo agli altri uomini che arrivano da lontano.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse anche per questo – per questo <em>far sentire</em> più che <em>dire</em> – <em>Da questa parte del mare</em> si conserva intatto dalla retorica o dal “già sentito”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Sono arrivati che faceva giorno</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>uomini e donne all’altipiano</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>col passo lento, silenzioso, accorto</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>dei seminatori di grano.»</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<table style="height: 69px; width: 516px;">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 10px;"></td>
<td style="width: 498px;">Gianmaria Testa, nato nel 1958 a Cavallermaggiore, ha esordito come cantautore ottenendo il primo posto al Festival di Recanati del 1993; da quel momento ha realizzato nove dischi ed è divenuto celebre in tutta Europa, ove i manifesti dei suoi concerti sono stati spesso più celebri ancora che in Italia.</p>
<p>Come scrittore ha pubblicato per Gallucci Editore <em>Ninna nanna dei sogni</em> (2012), <em>Ventimila leghe in fondo al mare</em> (2013), <em>Biancaluna </em>(2014) e <em>Il sentiero delle filastrocche</em> (2015).</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>&#8220;L’arca&#8221; di Ester Armanino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Sep 2017 13:39:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Segnalibro]]></category>
		<category><![CDATA[arca]]></category>
		<category><![CDATA[armanino]]></category>
		<category><![CDATA[Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[ester]]></category>
		<category><![CDATA[pietro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il secondo romanzo di Ester Armanino: uno sguardo al dolore e alla malattia attraverso gli occhi del piccolo Pietro e l'istanza degli affetti. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E. ARMANINO, <em>L’arca</em>, Einaudi, Torino 2016, pp. 166, € 17,00.</p>
<table style="height: 196px; width: 438px;">
<tbody>
<tr style="height: 96px;">
<td style="width: 13px; height: 96px;"></td>
<td style="width: 417px; height: 96px;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Trama. </strong>Nadia è malata e ricoverata in una clinica chiamata <em>Arca</em>; suo marito Mario, sua sorella Teresa e suo cognato Alberto le ruotano attorno con le loro vite, in vari modi intrecciate alla sua; fuori la pioggia non smette di cadere per mesi, e Pietro, figlio seenne di Nadia e Mario, crede di star vivendo insieme ai genitori nell’Arca per antonomasia, quella di Noè, durante il Diluvio Universale.</p>
<p style="text-align: justify;">
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sorellanza, figliolanza e altre questioni familiari </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Teresa è una sorella maggiore organizzata e attenta, ama il suo lavoro di infermiera nella clinica che si chiama <em>Arca</em>, ha due figli e un marito. Lei somiglia ad Ismene, Nadia è Antigone.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra loro si erge un segreto, un non-detto, uno spazio a cui il romanzo a poco a poco restituirà i colori.</p>
<p style="text-align: justify;">Pietro ha sei anni, un pupazzo a forma di drago a cui manca un occhio, un amico coraggioso di nome Matteo e un barattolo dei pensieri, nel quale intrappola i più belli. Il barattolo è stata un’idea di sua mamma, che di lavoro fa l’artista giocando con il proprio corpo nello spazio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora Pietro abbraccia quel corpo, appuntito e emaciato, che lentamente scivola via.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Ma ora non ho paura ad esserti compagna nella tempesta… Sorella, non negarmi il privilegio di morire insieme a te.»</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il nome delle cose</strong></p>
<p style="text-align: justify;">C’è un anziano signore che abita la camera al fondo del corridoio: si chiama Giorgio, ma per Pietro è Noè.</p>
<p style="text-align: justify;">Una notte, dal tetto dell’ospedale, Pietro e Noè guardano le stelle e danno a ciascuna il giusto nome perché «se le cose non le chiami per nome, non ti apparterranno mai».</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo, apparentemente dominato da nomi mancanti, caduti, sbagliati, ci instilla un dubbio: quale realtà è più vera, quella dei nomi giusti o quella ribattezza da Pietro?</p>
<p style="text-align: justify;">Qualunque sia il nome vero delle cose, conoscerlo significa poterle incontrare davvero, poterle anche amare.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«[…] E sono qui perché quest’uomo conosce il mio nome.»</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La vita che trema</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La vita di Nadia, Mario, Teresa, Alberto e Pietro è colta nel suo vibrare nel profondo delle cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo è la storia di uomini e donne tremanti sotto gli abiti, sotto la pelle, ancora più giù della carne; tremanti perché il dolore, la malattia, la paura e il coraggio fanno delle loro esistenze qualcosa di pronto a scatenarsi come un temporale sospeso per un filo al cielo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto resta, però, meravigliosamente sollevato, il romanzo sembra scritto sottovoce, le emozioni e le passioni lo percorrono col passo felpato di chi è al cospetto di un malato.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>«Il cane è lì che la fissa e trema come quando aveva tre mesi e lei l’aveva trovato in quel campeggio. Trema come Nadia intrappolata sotto la giacca, come tutta quell’acqua sospesa lassù, l’attimo prima che cada.»</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<table style="width: 407px;">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 10px;"></td>
<td style="width: 417px; text-align: justify;">Ester Armanino ha 35 anni e vive a Genova, dove esercita la professione di architetto. Ha esordito nel 2011 con Einaudi, con il romanzo <em>Storia naturale di una famiglia</em>, vincendo il Premio Edoardo Kihlgren Opera Prima, il premo Viadana Giovani, il Premio Zocca e il Premio per la Cultura Mediterranea &#8211; sezione Narrativa giovani. Collabora con «La stampa» e pubblica racconti su antologie e riviste.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Storie da grandi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Sep 2017 06:00:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[supereroi]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È dalle storie degli altri che impariamo chi siamo, chi vorremmo essere, chi possiamo diventare. Finita l&#8217;infanzia, non smettiamo di aver bisogno di racconti meravigliosi, anche se cambia il recipiente a cui attingiamo per trovarne: noi &#8220;grandi&#8221; indaghiamo quel libro enorme e variopinto che è il mondo. &#160; Supereroi. Cerchiamo esempi, modelli: la forza degli [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È dalle storie degli altri che impariamo chi siamo, chi vorremmo essere, chi possiamo diventare. Finita l&#8217;infanzia, non smettiamo di aver bisogno di racconti meravigliosi, anche se cambia il recipiente a cui attingiamo per trovarne: noi &#8220;grandi&#8221; indaghiamo quel libro enorme e variopinto che è il mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Supereroi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Cerchiamo esempi, modelli: la forza degli altri edifica la nostra e abbiamo bisogno che ogni storia abbia il suo supereroe. Da bambini conoscevamo quelli tradizionali, da adulti ne incontriamo di nuovi ovunque: ne sono piene le strade, i vagoni dei treni, le biblioteche, i ristoranti. I piccoli atti quotidiani di molti uomini qualunque non sono che un modo di combattere, da supereroi, una battaglia di cui gli altri non sanno nulla. Perché non c&#8217;è superpotere che non nasca da una ferita, da un dolore non evitato, bensì attraversato e trasformato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Io sto nel mondo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è un terreno su cui si gioca la nostra partita, un contesto in cui si inserisce la nostra storia. Tentare di conoscerlo è un&#8217;avventura meravigliosa!<br />
Tutto ciò che avviene nel mondo ci compete, anche nell&#8217;era della complessità e dell&#8217;iper-specializzazione. E soprattutto, per quanto piccoli possiamo essere, nulla di ciò che faremo sarà privo di ripercussioni sul mondo; nessuna parola che pronunceremo – anche con voce appena udibile – sarà come non detta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nel mio tempo, nel mio spazio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo un margine d&#8217;azione. Abbiamo l&#8217;istante presente, esattamente nel punto del mondo in cui ci troviamo. Troppo poco? Nient&#8217;affatto. Sono il tempo che scorre e lo spazio che cambia a permettere all&#8217;uomo di portare avanti ciò che fa della sua vita un capolavoro: il progetto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Oltre il mio tempo, oltre il mio spazio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Che l&#8217;infinitamente grande e l&#8217;infinitamente piccolo si assomiglino è verità spesso dimenticata. Che esista una misteriosa corrispondenza tra l&#8217;esorbitante altezza dei Cieli e l&#8217;abissale profondità dell&#8217;animo umano è ciò da cui occorre partire, ripartire.<br />
Concediamoci il lusso di riconoscerci un valore ulteriore, di sentirci infiniti, più grandi di quel pezzo di spazio e di tempo, in cui pure vogliamo vivere da veri supereroi.</p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/storie-da-grandi/">Storie da grandi</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
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