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	<title>Letizia Ricchiardi, Autore presso 1000miglia</title>
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	<description>Ottimismo, informazione, svago, riflessione</description>
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		<title>Le donne nella società-parte IV: le quote rosa in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Ricchiardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Mar 2022 07:00:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[boldrini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La quarta puntata dell'inchiesta analizza la legge Golfo-Mosca, le quote rosa, le posizioni lavorative ricoperte dalle donne in Italia.</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/le-donne-nella-societa-parte-iv-le-quote-rosa-in-italia/">Le donne nella società-parte IV: le quote rosa in Italia</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">Nel contesto italiano le donne hanno sempre ricoperto un ruolo marginale all’interno della società, faticando ad emergere in un ambiente prettamente maschile, fondato sull’idea dell’uomo lavoratore. Per poter far evolvere la situazione e avere più indipendenza sono state portate avanti numerose battaglie, la cui svolta decisiva è avvenuta nel 1945 con l’affermarsi del diritto di voto alle donne. Grazie al suffragio femminile si aprirono nuovi scenari all’interno del contesto politico, tra cui l’introduzione del meccanismo delle quote rosa. Una novità importante che ha fatto in modo che la donna potesse emergere in quegli ambienti da sempre caratterizzati da presenze maschili, dove ormai l’idea che una donna potesse partecipare e prendere decisioni andava sempre più scemando.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo comma dell’articolo 51 della Costituzione italiana recita: «tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra uomini e donne». Si può quindi affermare che dal dopoguerra c’è stato un vero e proprio passo in avanti per quanto riguarda la parità di genere nella vita politica e sociale. Secondo l’Enciclopedia Treccani, le quote rosa sono un «provvedimento – generalmente temporaneo – volto a garantire la rappresentatività delle donne nei segmenti della classe dirigente di soggetti pubblici e privati (vertici aziendali, consigli di amministrazione, liste elettorali) attraverso la definizione di una percentuale minima di presenze femminili».</p>
<p style="text-align: justify;">Principalmente le quote rosa sono state utilizzate per aumentare il numero di donne presenti nei parlamenti. Il 12 luglio 2011 la<strong> legge 120/2011</strong> è stata approvata ed è entrata in vigore grazie a Lella Golfo e Alessia Mosca; secondo tale legge gli organi delle società quotate dovranno essere rinnovati riservando una quota pari ad almeno un quinto dei propri membri al genere meno rappresentato: le donne.<br />La legge Golfo-Mosca ha assunto non solo importanza storica per la <em>corporate gender equality</em>, ma anche importanza giuridica: è la prima legislazione che prevede il rischio di non conformità nel caso di mancato adeguamento agli obblighi normativi, ovvero il rischio sia di sanzioni pecuniarie sia di decadenza dell’intero organo eletto. La legge ha una validità di dieci anni, durante i quali le donne possono mettere a servizio le proprie conoscenze, esperienze e competenze. La legge è formata da tre articoli fondamentali:</p>
<p style="text-align: justify;">Art.1: Equilibrio tra i generi negli organi delle società quotate<em>. </em>«Il genere meno rappresentato deve ottenere almeno un terzo degli amministratori eletti. Tale criterio di riparto si applica per tre mandati consecutivi».<br />Art 2: la decorrenza. «Le disposizioni della presente legge si applicano a decorrere dal primo rinnovo degli organi di amministrazione e degli organi di controllo delle società quotate in mercati regolamentati successivo ad un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, riservando al genere meno rappresentato, per il primo mandato in applicazione della legge, una quota pari almeno a un quinto degli amministratori e dei sindaci eletti».<br />Art 3: società a controllo pubblico. «Le disposizioni della presente legge si applicano anche alle società».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alcuni dati</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>Rapporto Cerved-Fondazione Marisa Bellisario 2020</em>, realizzato con Inps, riporta importanti dati riguardanti le donne in politica e ai vertici delle imprese, tra cui i seguenti:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>nel 2008 le donne nei Cda delle società quotate erano 170, ossia il 5,9%, mentre oggi sono 811, il 36,3%.</li>
<li>Nel 2012 le donne nei collegi sindacali erano il 13,4%, nel 2019 sono diventate il 41,6%.</li>
<li>Ci sono 475 sindaci donne.</li>
<li>L&#8217;Italia è, con Francia, Svezia e Finlandia, tra i pochi Paesi europei ad aver superato il tetto del 30% nei CdA.</li>
<li>Nelle controllate pubbliche, la percentuale è più bassa: 28,4%. «Dove le nomine le fa la politica – sottolinea Golfo – la percentuale è più bassa, perché non si mettono d&#8217;accordo o lo fanno sul nome di un uomo».</li>
<li>Nelle società non soggette alla legge Golfo-Mosca, la presenza femminile è solo il 17,7%.</li>
<li>Nelle quotate, le donne amministratrici delegate rappresentano soltanto il 6,3%, le presidenti il 10,7%. Secondo una recente ricerca Equileap, l&#8217;Italia rimane comunque dietro gli altri grandi paesi europei per l&#8217;equità tra uomini e donne nelle quotate, nonostante sia ai primi posti in Europa per presenza di donne nei CdA.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Stando agli ultimi dati del World Economic Forum, per colmare il divario economico di genere serviranno oltre due secoli, per la precisione 257 anni. Golfo ha affermato che «abbiamo fatto passi da gigante ma ci siamo fermati all&#8217;obbligo, non siamo andati oltre. Il tema è principalmente culturale. Quando ho pensato alla legge, credevo che le donne nei CdA avrebbero dedicato molta più attenzione alle altre donne, e in particolare a quelle nelle aziende. Purtroppo, non è avvenuto. Chi ce la fa per prima, dovrebbe mandare giù l&#8217;ascensore per far salire altre donne, invece l&#8217;ascensore si è fermato a metà». Il problema non è solo italiano. Dallo studio europeo di <em>European Women on Boards</em>, soltanto il 6% delle società dell&#8217;indice di borsa STOXX Europe 600 ha a capo una donna. Inoltre, secondo il <em>Global Gender Gap Report 2021</em>, il potenziamento politico femminile, a livello globale, è al 22%. Per giungere alla parità, serviranno 145,5 anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pro e contro</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente tali cambiamenti, soprattutto in un contesto politico, hanno suscitato diverse reazioni e tesi contrastanti di coloro che valutano i pro e i contro di questo meccanismo. Chi è <strong>favorevole</strong> sostiene che la legge Golfo-Mosca possa portare in evidenza temi e questioni che, altrimenti, verrebbero tralasciate. Avendo anche una presenza femminile all’interno del Parlamento, è possibile avere delle visioni più ampie che tengono conto degli interessi del genere femminile e che mettono in risalto punti di vista eterogenei. Le donne possono così dare voce ai propri pensieri, far risaltare le proprie opinioni e sostenere le proprie idee, senza doversi sempre attenere a un punto di vista prettamente maschile. In questa concezione le quote rosa rappresentano un meccanismo essenziale per garantire un’adeguata parità nella rappresentanza parlamentare delle donne, sistematicamente sottorappresentate. Inoltre, spesso, la figura femminile rappresenta una figura positiva negli ambiti politici perché porta allo sviluppo di un vero e proprio cambiamento: essendo, in genere, molto sensibili e attente, le donne possono portare all’affermazione di nuovi modi di pensare e agire, e questo anche nell’ambito lavorativo comporta una maggiore competitività̀.  Da questa riflessione si può evincere che è importante far valere il talento delle donne senza discriminarle solo per il genere di appartenenza.<br />Tuttavia, si è osservata anche una posizione <strong>contraria</strong> alle quote rosa, dettata dal sospetto che questo meccanismo possa sviluppare effetti negativi in relazione alla meritocrazia. Riservare un numero di seggi obbligatorio alle donne vorrebbe dire sceglierle non in base alle loro capacità, conoscenze e competenze, ma solo per il loro genere. Altri sostengono che le donne siano meno ambiziose e competitive degli uomini, con meno esperienza e capacità, il che significherebbe far ricoprire incarichi prestigiosi e fondamentali a figure meno competenti.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso è fondamentale cercare di includere e imparare gli uni dagli altri. La presidente della camera Laura Boldrini ha istituito a Montecitorio una sala dove sono presenti quadri in cui viene raffigurato il volto delle donne e le rispettive cariche istituzionali assunte. Tre di questi quadri hanno al proprio interno uno specchio, in modo che qualunque donna possa aspirare a ricoprire quelle cariche che sono sempre state prive di rappresentanza femminile ovvero quella del presidente della Repubblica, presidente del Senato e presidente del Consiglio dei Ministri. Boldrini afferma infine: «nonostante gli enormi passi avanti fatti negli anni, spesso la donna viene considerata ancora come oggetto o elemento di non garanzia o di non sviluppo della società equiparando la parola <em>donna</em> a debolezza o nullità. Quindi si può affermare che le donne danno la vita, le donne insegnano la vita, le donne amano la vita e continueremo a lottare per quella parità di generi che ci spetta».</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Le donne nella società-parte III: il caso dell&#8217;India</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Ricchiardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Mar 2022 16:47:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[caste]]></category>
		<category><![CDATA[differenze di genere]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[india]]></category>
		<category><![CDATA[maschilismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[quote rosa]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La terza puntata dell'inchiesta racconta il caso dell'India: quale ruolo sociale e politico hanno le donne? E le quote rosa?</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/le-donne-nella-societa-parte-iii-il-caso-dellindia/">Le donne nella società-parte III: il caso dell&#8217;India</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">La disuguaglianza di genere è un argomento molto importante e da non sottovalutare: cercare di ridurre il <em>gender gap </em>è fondamentale non solo per ragioni etiche, ma anche perché l’esclusione sociale può portare a una riduzione generale del welfare di un paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo il <em>World Economic Forum’s Global Gender Gap Report</em>, il gap tra generi è ancora molto largo. Il <em>Global Gender Gap Index</em> è un benchmark che traccia l’evoluzione delle differenze tra uomini e donne e tiene conto, nel tempo, del progresso verso la chiusura di questo gap. L’indice lavora secondo quattro dimensioni chiave: la partecipazione e le opportunità economiche, l’educazione, la salute, e il potere politico di un individuo (<em>Economic Participation and Opportunity, Educational Attainment, Health and Survival, Political Empowerment</em>). Globalmente, la distanza media che è stata completata per raggiungere la parità è al 68%, addirittura meno rispetto al 2020. Questi risultati sono per spiegati con il declino delle misure sociali di molte nazioni, soprattutto quelle in via di sviluppo. Da ora in poi serviranno circa 135.6 anni per chiudere il gap in tutto il mondo.<br>Questi dati mettono i brividi, i gap più sostanziosi rimangono quelli in potere politico, chiuso solo al 22%, e quello in partecipazione e opportunità economica, chiuso al 58%: effettivamente pochissime donne sono in politica e i numeri sono molto bassi anche considerando posizioni manageriali e professionali ad alto livello. Inoltre, la strada per il raggiungimento di un pari ed equo stipendio è ancora molto lunga.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il caso dell’India</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come già accennato, questo scarto tende a peggiorare se consideriamo paesi in via di sviluppo in cui la povertà, l’analfabetismo e la completa mancanza di risorse e aiuti (sia sociali che economici), non migliora la posizione della donna. Inoltre, molte civiltà fondano le proprie origini su tradizioni e culture che hanno sempre discriminato la figura femminile, svalutandola e mettendola da parte.<br>Ad esempio, l’India è un paese caratterizzato da una lunga e radicata <strong>discriminazione sociale</strong> che è originata dalle antiche tradizioni dei matrimoni combinati e dal fatto che la società sia strutturata in caste. L’India presenta spesso dati statistici e indicatori economici e sociali molto più bassi rispetto a quelli di altri paesi in via di sviluppo con caratteristiche simili, come ad esempio il livello di reddito pro-capite, il tasso di mortalità, la malnutrizione, l’uso di contraccettivi, la fertilità etc.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver dichiarato la propria indipendenza nel 1947, l’India ha adottato un sistema democratico di governo molto simile a quello del sistema parlamentare britannico. Questo radicale cambiamento avrebbe dovuto giovare alle condizioni della donna, garantendo eque opportunità lavorative e gli stessi diritti. Eppure, questo non è stato il caso, e la seguente tabella mostra diverse statistiche riguardanti le disuguaglianze della nazione:</p>
<table style="border-collapse: collapse; width: 91.3521%; height: 410px;">
<tbody>
<tr style="height: 22px;">
<td style="width: 60.2583%; text-align: center; height: 22px;"><strong>World development indicators (2019)</strong></td>
<td style="width: 13.4368%; text-align: center; height: 22px;"><strong>Male</strong></td>
<td style="width: 13.1268%; text-align: center; height: 22px;"><strong>Female</strong></td>
</tr>
<tr style="height: 41px;">
<td style="width: 60.2583%; height: 41px;" width="604">
<p>Labor force participation rate (% of population aged 15+, national estimate)</p>
</td>
<td style="width: 13.4368%; text-align: center;" width="604">
<p>75.8</p>
</td>
<td style="width: 13.1268%; text-align: center;" width="604">
<p>26.2</p>
</td>
</tr>
<tr style="height: 22px;">
<td style="width: 60.2583%; height: 22px;">Labor force with advanced education (% of working age population with advanced education)</td>
<td style="width: 13.4368%; text-align: center;" width="604">
<p>80.99</p>
</td>
<td style="width: 13.1268%; text-align: center;" width="604">
<p>30.57</p>
</td>
</tr>
<tr style="height: 22px;">
<td style="width: 60.2583%; height: 22px;">Educational attainment at least primary (% of population 25+ years)</td>
<td style="width: 13.4368%; text-align: center;" width="604">
<p>85.04</p>
</td>
<td style="width: 13.1268%; text-align: center;" width="604">
<p>78.8</p>
</td>
</tr>
<tr style="height: 22px;">
<td style="width: 60.2583%; height: 22px;">Educational attainment upper secondary (% of population 25+ years)</td>
<td style="width: 13.4368%; text-align: center;" width="604">
<p>41.6</p>
</td>
<td style="width: 13.1268%; text-align: center;" width="604">
<p>34.6</p>
</td>
</tr>
<tr style="height: 22px;">
<td style="width: 60.2583%; height: 22px;">Literacy rate (% of population)</td>
<td style="width: 13.4368%; text-align: center;" width="604">
<p>84.7</p>
</td>
<td style="width: 13.1268%; text-align: center;" width="604">
<p>70.3</p>
</td>
</tr>
<tr style="height: 22px;">
<td style="width: 60.2583%; height: 22px;">Median gross hourly salary (₹)</td>
<td style="width: 13.4368%; text-align: center;" width="604">
<p>242.49</p>
</td>
<td style="width: 13.1268%; text-align: center;" width="604">
<p>196.3</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;"><em>Source: own elaboration based on data retrieved from Gender Statistics database (The World Bank), Monster Salary Index (MSI) published in March 2019 and the National Statistical Office (NSO)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, l’India si classifica 140esima tra 156 paesi nel <em>World Economic Forum’s Global Gender Gap Report 2021</em>, diventando la terza peggiore performer in Asia del Sud.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei più grandi problemi che contribuiscono a questa persistente disparità è la sotto rappresentazione delle donne in politica, a livello nazionale o locale, a causa di norme culturali, barriere politiche e discriminazioni.<br>Nel 1971, un <strong>comitato sulla condizione delle donne</strong> è stato nominato per analizzare ed esaminare la loro posizione nelle opportunità politiche. Il rapporto del comitato, intitolato <em>Towards Equality</em> e pubblicato nel 1974, concludeva che l&#8217;impatto delle donne in politica era marginale anche se numericamente erano la minoranza più numerosa: il comitato ha proposto che ogni partito politico stabilisse una quota per le candidate come misura correttiva.<br>Nel 1992, il 73° emendamento costituzionale indiano ha imposto un decentramento di vasta portata istituendo un sistema di consigli a tre livelli: di distretto, di blocco e di villaggio. A livello di villaggi, i <em>gram panchayat</em> (GP) rappresentano il livello più basso del governo locale, composto da un presidente (<em>pradhan o sarpanch</em>) e dai membri del consiglio eletti dai rioni del panchayat. Le responsabilità del <em>gram panchayat</em> includono: la fornitura di servizi pubblici in materia di sanità, istruzione, acqua potabile e strade; fissare le tariffe e amministrare le tasse locali; l&#8217;amministrazione, la formulazione e l&#8217;attuazione di piani di sviluppo locale; la selezione dei beneficiari e l&#8217;attuazione dei programmi sociali ed economici sponsorizzati dal governo centrale. Le assemblee regolari (<em>gram sabhas</em>) di tutti gli elettori nel GP hanno lo scopo di monitorare le prestazioni e aumentare la responsabilità.<br>Inoltre, l&#8217;emendamento prevedeva che un terzo dei seggi in tutti i consigli del Panchayat, così come un terzo delle posizioni di Pradhan, dovesse essere riservato alle donne, le così dette <strong>quote rosa</strong>. La prenotazione è stata assegnata casualmente tra i villaggi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le quote rosa: una via di cambiamento?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In un articolo pubblicato dal <em>Journal of Development Studies</em> (giugno 2011), tre ricercatori hanno analizzato come questa politica di quote rosa ha impattato sui risultati politici di questi consigli di villaggio. I dati utilizzati provenivano da un&#8217;indagine rappresentativa a livello nazionale di 233 villaggi nell&#8217;India rurale, condotta nel 2007 dal <em>National Council of Applied Economics</em>.<br>Il set di dati contiene informazioni relative alle diverse caratteristiche del villaggio e alle caratteristiche relative al nucleo familiare di ciascun intervistato. Ogni membro della famiglia di età pari o superiore a 16 anni ha fornito le seguenti informazioni: informazioni personali (quali sesso, età, istruzione, casta, matrimonio, religione&#8230;); la sua opinione personale sulla performance del <em>panchayat</em> alla data attuale (2007); la frequenza e natura della sua partecipazione alle riunioni di <em>gram sabha</em>; la sua disponibilità a contribuire ai beni pubblici.<br>La variabile esplicativa di interesse, ovvero quella che è stata utilizzata per poter poi valutare l’introduzione delle quote rosa, è lo stato di prenotazione di ciascun villaggio, quindi se nel villaggio è stata imposta (<em>reserved village</em>) o meno (<em>unreserved</em> <em>village</em>) la prenotazione femminile durante le ultime tre elezioni. Questo è molto importante per poter fare un’analisi precisa, confrontando villaggi in cui le donne avevano diritto di partecipare alle riunioni e alla vita politica, e villaggi in cui il ruolo femminile in politica è rimasto emarginato.</p>
<p style="text-align: justify;">La letteratura sulle quote di genere non è unanime. Da un lato i ricercatori ritenevano che l&#8217;attuazione del potenziamento politico femminile potesse garantire un migliore sviluppo e aumentare l&#8217;utilizzo del potenziale umano della società; come? Dando più voce alle donne, portando a un aumento delle segnalazioni di reati e una maggiore resistenza alla violenza, fornendo maggiori investimenti in sanità e istruzione e garantendo maggiori sforzi per attuare riforme fondiarie redistributive e una legislazione successoria favorevole alle donne con meno corruzione.<br>D’altra parte, i critici osservano che tali misure possono portare in carica individui con meno esperienza e qualifiche e che potrebbero essere facilmente manipolati dalle élite tradizionali (ad esempio le donne potrebbero venir costrette a fare determinate cose dai mariti o dalla famiglia).<br>Il contributo degli autori dell’articolo a questa letteratura consiste nell&#8217;analizzare se la prenotazione femminile nei villaggi ha impatti positivi o negativi sulla comunità locale, in particolare misurando il suo effetto su diverse variabili di esito, come la percezione degli elettori sul livello di trasparenza e responsabilità del consiglio, la disponibilità dell&#8217;elettore a partecipare alle riunioni e a contribuire ai beni pubblici.</p>
<p style="text-align: justify;">I <strong>risultati</strong> trovati sono molto interessanti. Gli autori hanno notato che nei villaggi riservati, quindi quelli con le quote rosa, c’è stato un netto miglioramento sotto tanti punti di vista.<br>Innanzitutto, secondo gli elettori, avere una donna al potere aumenta la facilità con cui possono essere risolti i problemi locali e un miglioramento per quanto riguarda la corruzione e la responsabilità dei funzionari per i loro compiti. Inoltre, avere più donne in politica ha portato l’aumento del tasso di partecipazione e presenza agli incontri, consentendo anche alle donne, fino ad allora escluse, di poter esprimere la propria opinione e di diventare sempre più sicure di sé e indipendenti.<br>Infine, gli autori hanno notato più volontà da parte dei membri del villaggio nel contribuire economicamente ad alcuni beni pubblici, come l’acqua, le strade, la corrente elettrica e gli investimenti in sanità, salute ed educazione. Queste donazioni hanno permesso di migliorare le condizioni di vita dei villaggi, fornendo maggiori risorse e qualità dei servizi.<br>Dall’analisi è anche emerso che, per ottenere i benefici dell’inserimento delle quote rosa, c’è bisogno di tempo. Bisogna permettere alle donne di imparare a sfruttare le opportunità per far sentire la propria voce. Questo <strong>processo di apprendimento</strong> è qualcosa che avviene su orizzonti più lunghi: da un lato le donne necessitano di tempo per imparare e farsi rispettare, dall’altro lato gli uomini hanno bisogno di tempo per abituarsi ad avere una figura femminile al comando.</p>
<p style="text-align: justify;">Si può quindi concludere che, nel complesso, la riserva femminile ha avuto un impatto positivo sugli esiti politici dei consigli dei villaggi rurali. Le quote rosa aumentano il livello e la qualità della partecipazione ai processi politici, della capacità di chiedere conto ai funzionari locali e della volontà degli individui di contribuire a diversi tipi di beni pubblici.<br>Questo è sicuramente un bene per la società, è importante che ci si renda conto dell’importanza dell’inclusione. Visti i risultati della ricerca, è evidente che sarà impossibile raggiungere risultati positivi nel breve periodo, ma che permettendo alle donne di farsi valere, di partecipare e di poter contribuire alle dinamiche della società, nel lungo termine le condizioni di vita non possono che migliorare, sia da un punto di vista sociale, che politico, che economico.</p>
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		<title>Patti Smith, la sacerdotessa del rock</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Ricchiardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2022 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
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		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[rock]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=8951</guid>

					<description><![CDATA[<p>Patti Smith, icona nel mondo del rock, visionaria e carismatica si guadagna il soprannome di "sacerdotessa del rock".  %</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
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<p class="has-text-align-justify">La&nbsp;<em>new wave</em>&nbsp;è un’ondata di nuovi generi e tipologie di musica pop rock che diventò popolare negli anni settanta e ottanta. Una delle protagoniste di questa corrente musicale è Patricia Lee Smith, conosciuta come Patti Smith. Cantautrice, poetessa e artista statunitense, Patti Smith è sempre stata una figura atipica e rivoluzionaria nel rock, il suo grande carisma interpretativo e la suggestiva potenza delle sue canzoni l’hanno portata a guadagnare il soprannome di “<em>sacerdotessa del rock</em>”.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-justify">Anche se non pubblica un album da diversi anni, Patti Smith è sempre in movimento, continua a scrivere e a fare concerti rivelandosi una fonte di creatività e ispirazione, così come quando si rivelò al pubblico per la prima volta: una donna magra, con i capelli scompigliati e la voce arrabbiata. Un suono elettrico e stridente per sottolineare il suo credo, la sua libertà e la sua indipendenza.</p>



<p class="has-text-align-justify">La rivista <em>Rolling Stone</em> l’ha inserita al quarantasettesimo posto nella classifica dei 100 migliori artisti e all’ottantatreesimo nella lista dei più grandi cantanti.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-justify">La star ebbe un’infanzia complicata, durante il liceo trovò rifugio nella musica di artisti soul e rock come James Brown, i Rolling Stones, i Doors e Bob Dylan. Nel 1967 abbandonò il college dopo aver avuto una bambina, successivamente data in adozione, prese un autobus e scappò a New York per diventare un’artista: <em>“New York con me è sempre stata amichevole.</em><em>&nbsp;Ho dormito nei parchi, nelle strade, e nessuno mi ha mai fatto del male.</em><em>&nbsp;Vivere lì è come stare in una grande comunità”.</em></p>



<p class="has-text-align-justify">Nella Grande Mela, a 21 anni, incontrò Robert Mapplethorpe, un fotografo che avrà poi molto successo. Senza soldi, ma pieni di ambizioni, i due giovani artisti si innamorarono, vivendo da bohemien nel famoso Chelsea Hotel. In quegli anni Patti si lasciò ispirare dalla sua nuova vita, componendo, dipingendo e scrivendo poesie, mentre lavorava in una libreria per mantenersi. Questa realtà durò fino al 1972, quando Robert si innamorò di un gallerista d’arte e se ne andò, rompendo la bolla di magia. Patti raccontò successivamente la loro avventura in <em>Just Kids</em>, un libro spirituale sull’euforia di quegli anni, con il quale si aggiudicò il <em>National Book Award.</em></p>



<p class="has-text-align-justify">Nonostante il cambiamento, la cantautrice continuò la sua rivoluzione cantando poesie senza compromessi, accompagnata dalla chitarra elettrica di Lanny Kaye, facendosi conoscere sulle scene musicali underground. Con il suo primo singolo <em>Hey Joe/Piss factory</em>, segnò l’anno zero nella <em>new wave</em> americana. Conobbe figure determinanti per la sua carriera e la sua evoluzione musicale come Lou Reed e Bob Dylan, frequentò poi Andy Warhol, Sam Shepard e grandi poeti come Allen Ginsberg e William Burroughs.</p>



<p class="has-text-align-justify">Nel 1975 pubblicò il primo album, <em>Horses</em>, dai brani struggenti, aggressivi e rock. Patti Smith inventò un vero e proprio nuovo linguaggio, la copertina dell’album è una foto scattata da Robert, in cui la cantante sfida l’obiettivo con un’espressione severa e i capelli scompigliati. Furono anni di ascesa e concerti mondiali, l’artista pubblicò nel 1976 <em>Radhio Ethiopia</em>, nel 1978 <em>Easter</em>, con la hit&nbsp;<em>Because the Night</em> scritta insieme a&nbsp;Bruce Springsteen&nbsp;e infine nel 1979&nbsp;<em>Wave</em>, anno in cui in Italia fece il tutto esaurito a&nbsp;Firenze e Bologna.</p>



<p class="has-text-align-justify">Sempre nel ’79 Patti Smith abbandonò New York per seguire Fred “Sonic” Smith, chitarrista del gruppo rock gli MC5, a Detroit. I due si sposarono, ebbero due figli e si allontanandosi per un certo periodo dal palcoscenico. Un giorno Fred le disse “Le persone hanno il potere, scrivilo. La gente ha il potere di redimere l’opera dei pazzi”. Fu così che la star pubblicò l’album <em>Dream of life</em>, creato dal grido di battaglia <em>People have the power</em>.</p>



<p class="has-text-align-justify">Successivamente l’artista visse due tragedie in poco tempo, la scomparsa del marito e quella del fratello. Per sconfiggere il dolore tornò ad esibirsi, fu l’inizio di un nuovo capitolo della sua carriera.</p>



<p class="has-text-align-justify">Portò a termine un nuovo album, <em>Gone Again, </em>che testimoniava ancora una volta la sua forza di rialzarsi e affrontare i traumi della vita. Nel 1977 uscì <em>Peace And Noise</em>, con il singolo <em>1975</em>, un <em>anthem</em>&nbsp;rock ispirato all&#8217;invasione cinese in Tibet, il Dalai Lama infatti era un riferimento spirituale di Patti. Il brano funzionò da tutti i punti di vista e riuscì a strappare anche una&nbsp;<em>nomination</em>&nbsp;ai Grammy Awards.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-justify">La&nbsp;cantautrice&nbsp;di Chicago si espose anche politicamente “Non ho mai pensato di essere una politica, ma ho sempre voluto comunicare qualcosa”. Nel 2000 pubblicò <em>Gung Ho</em>, un album rock classico che sin dal titolo, riportando l’espressione cinese “Ho”, indica la voglia di continuare a combattere con entusiasmo “È lo spirito dell&#8217;album: voglio chiudere questo secolo e affrontare il nuovo con un&#8217;energia positiva&#8221;. Ma allo stesso tempo l’espressione &#8220;Ho&#8221; fu anche un omaggio a <em>Ho Chi Minh</em>.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-justify">Testarda e piena di energie, Patti non volle mai fare i conti con l’età e con la fine di un&#8217;epoca, di cui è stata indubbiamente protagonista. Nei primi anni 2000, continuò ad esibirsi e a pubblicare album come&nbsp;<em>Trampin</em> e&nbsp;<em>Twelve</em>. Quest’ultimo è l’insieme di 12 cover americane scelte e reinterpretate dall’artista, tra cui spicca la splendida rilettura di&nbsp;<em>Smell Like a Teen Spirit</em>&nbsp;dei Nirvana. Nel 2008, con la lettura di un requiem da lei scritto e dedicato a Robert Mapplethorpe<em>, The Coral Sea</em>, Patti riceve cinque prestigiose stelle dal critico «The Guardian». Nello stesso anno, con l’omonimo titolo del suo album,&nbsp;<em>Dream of Life</em>, esce un bellissimo documentario diretto da Steven Sebring, un ritratto dell’artista realizzato nell’arco di un decennio.</p>



<p class="has-text-align-justify">L’esile cantautrice americana porta ormai addosso i segni di una vita irrequieta e turbolenta, a dicembre del 2021 ha compiuto 75 anni. I suoi capelli corvini si sono imbiancati e incorniciano un viso sempre più serio e spigoloso, ma non meno spiritato di un tempo. Sorprendente è la sua rinnovata forma come interprete, testimoniata anche da alcune sue brillanti&nbsp;<em>performance</em>&nbsp;dal vivo.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-justify">Patti Smith, anche nel nuovo millennio, si conferma un modello da seguire, verso cui anche le nuove generazioni nutrono rispetto e stima. Un modello da amare e da cui prendere spunto, non solo dal punto di vista musicale, ma anche umano, etico e sociale.</p>
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		<title>Marilyn ha gli occhi neri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Ricchiardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2021 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Marylin Monroe]]></category>
		<category><![CDATA[Miriam Leone]]></category>
		<category><![CDATA[Simone Godano]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Accorsi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Marilyn ha gli occhi neri è il titolo di un film, un po’ diverso dal solito, che si potrebbe definire come una medicina per il cuore.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Nell’ultimo mese sono andata più al cinema che a fare la spesa. Il fatto che le sale cinematografiche abbiano riaperto mi ha elettrizzata, è bello passare una serata un po&#8217; diversa dal solito guardando un bel film fuori casa. Oltre ai big movies che hanno avuto grande successo, come “Dune” o “James Bond”, è stato bello vedere film italiani, diretti da registi italiani.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">In particolare, ho trovato molto piacevole la visione di “Marilyn ha gli occhi neri” un film di Simone Godano che vede protagonisti il mitico Stefano Accorsi e la favolosa Miriam Leone in una commedia spiritosa e commovente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il film si apre con l’immagine di Diego, cuoco e papà, che furioso distrugge la sala da pranzo dell’albergo in cui lavora. Si capisce in fretta che il protagonista ha problemi nel controllare la rabbia e frequenta un centro di recupero per persone con disturbi mentali. Accorsi è riuscito perfettamente a entrare nel personaggio, si è spogliato completamente della sua identità e “scompare” nelle grida, nei tic, nelle paure e nelle balbuzie del suo Diego.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Frequentando il centro l’uomo conosce i suoi compagni di disavventure e stringe amicizia con Clara, una ragazza bellissima ed esuberante che arriva sempre in ritardo e a cui non piace né rispettare le regole, né frequentare gli incontri.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Dopo varie vicende gli psichiatri della clinica decidono di provare a realizzare un progetto per far riavvicinare i pazienti al mondo del lavoro: ogni giorno ospiteranno gli anziani della adiacente casa di riposo e cucineranno loro il pranzo, servendoli e parlando con loro. È così che Clara si fa prendere la mano e apre una pagina online per pubblicizzare il loro “ristorante”. Le recensioni, le immagini dei piatti e le storie del locale sono tutte sue invenzioni, ma in pochissimi giorni il sito riceve migliaia di visualizzazioni e il ristorante diventa famosissimo in tutta Roma. Lo chiama “Monroe” e viene descritto come un posto libero e alternativo, come coloro che ci lavorano. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Visto il successo del sito e il feedback positivo della gente, Clara e Diego iniziano a fomentarsi fino a quando decidono di aprire veramente il locale. Questo serve a far avvicinare il gruppo che unisce le forze e si rimbocca le maniche. Ogni sera c’è una coda lunghissima fuori dal locale e i clienti restano meravigliati e attratti da questo posto con il personale stravagante. È vero però che chi non si distingue per autocontrollo ha il dono di essere autentico, sincero e di sentire le emozioni molto più intensamente di chi è &#8220;normale&#8221;. Ecco perché il film coinvolge chi lo guarda.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">I wanna be loved by you, just you, nobody else but you&#8221; &#8211; cantava sconsolata Marilyn Monroe in “A qualcuno piace caldo” dopo aver perso per sempre il suo amore. Lo stesso brano, un po’ stonato, lo dedica Clara a Diego.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Dalla prima all’ultima scena Godano è riuscito a creare situazioni buffe e a raccontare il disturbo mentale con la giusta leggerezza. Dietro alle brutte figure, alle parolacce di una donna affetta dalla Sindrome di Tourette e alle crisi di un uomo impaurito che grida sovente al complotto, c&#8217;è una riflessione molto seria sull&#8217;incomunicabilità, che porta alla solitudine e all’isolamento, allontanando gli altri. &#8220;E’ brutto non essere visti&#8221; dice Diego, non alludendo solo ai &#8220;pazzerelli&#8221;, come li chiama affettuosamente il regista, ma anche a chi non ha manie, ossessioni o malattie mentali. Accade a tutti di sentirsi invisibili, abbandonati e di sentirsi costretti a indossare una maschera senza poter mostrarsi per quello che si è.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il film è anche commovente, i protagonisti combattono ogni giorno una battaglia contro sé stessi e contro le ingiustizie della vita e le difficoltà di chi viene considerato “pazzo” dalla società. </span><a href="https://www.comingsoon.it/personaggi/simone-godano/250200/biografia/"><span style="font-weight: 400;">Godano</span></a><span style="font-weight: 400;"> invita indubbiamente lo spettatore ad accettarsi, a perdonarsi e a rispettare gli altri. È convinto che un cambiamento e un miglioramento siano possibili, e se non dovessero avvenire, allora non importa, non c’è fretta. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Dopo quasi due anni di pandemia e di reclusione in casa, tutti noi forse ci siamo sentiti proprio come i protagonisti di Marilyn ha gli occhi neri, e magari molti di noi sono implosi. Questa commedia potrebbe allora funzionare come medicina per il buon umore. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Consiglio di andarlo a vedere, perché è un film che vi renderà felici. Qualcuno potrebbe accorgersi di soffrire di disturbo ossessivo compulsivo, ma la buona notizia è che non è affatto solo. Qualcun altro, invece, realizzerà, una volta uscito dal cinema, di aver visto qualcosa di molto diverso dal solito, il che è raro nel nostro panorama cinematografico.</span></p>
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		<title>Cecilia Sala, giornalista romana in Afghanistan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Ricchiardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Sep 2021 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[afghanistan]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[ceciliasala]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La giornalista romana Cecilia Sala racconta gli ultimi avvenimenti in diretta dall'Afghanistan, un paese in cui essere donne è sempre più difficile.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ciò che è successo in Afghanistan nell’ultimo mese è noto a tutti: giornali e tv ne hanno discusso molto e, anche sui social, si sono diffuse notizie e aggiornamenti che hanno dimostrato, ancora una volta, quanto l’informazione digitale possa essere costruttiva se ben utilizzata. In particolare, ho trovato molto interessanti i reportage di </span><i><span style="font-weight: 400;">Will_Ita</span></i><span style="font-weight: 400;">, un account Instagram che ogni giorno spiega la politica e l’economia con la pubblicazione di stories, post e IGTV ai suoi oltre 980 mila follower. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Nelle scorse settimane la comunicazione sulla situazione in Afghanistan è stata costante grazie a Cecilia Sala, una delle poche giornaliste occidentali a trovarsi a Kabul al momento. Romana, 26 anni, Cecilia è considerata una tra le maggiori promesse della tv e del giornalismo. Si fece notare la prima volta a 14 anni, quando parlò in una piazza contro la mafia. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Nel 2018 ha completato la laurea in Economia Internazionale all’Università Bocconi di Milano. Negli anni precedenti ha collaborato come inviata e reporter per </span><i><span style="font-weight: 400;">Vice Italia</span></i><span style="font-weight: 400;"> e poi per </span><i><span style="font-weight: 400;">Servizio Pubblico</span></i><span style="font-weight: 400;"> con Michele Santoro a La7. Nel corso degli anni ha aumentato le collaborazioni e i lavori con molte testate italiane come </span><i><span style="font-weight: 400;">Wired</span></i><i><span style="font-weight: 400;">, </span></i><i><span style="font-weight: 400;">Vanity Fair</span></i><span style="font-weight: 400;"> e </span><i><span style="font-weight: 400;">L’Espresso</span></i><span style="font-weight: 400;">, specializzandosi in politica estera, in particolare nei Paesi dell’America Latina e in Medio Oriente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">I suoi recenti </span><span style="font-weight: 400;">interventi su quanto sta avvenendo in Afghanistan</span><span style="font-weight: 400;"> sono diventati virali sui social, soprattutto tra i giovani che sembrano apprezzare i suoi racconti e, soprattutto, ammirare il suo coraggio. È stata l’unica donna presente alla conferenza stampa del portavoce dei talebani. Nella mattinata del 7 settembre si era collegata con </span><i><span style="font-weight: 400;">Omnibus</span></i><span style="font-weight: 400;">, una trasmissione in onda su La7, era pronta a testimoniare sugli avvenimenti degli ultimi giorni quando si sono sentiti degli spari ed è stata costretta a rinunciare al collegamento. Proprio nei pressi dell’hotel in cui alloggiava era stata organizzata una protesta a favore della resistenza del Panshir.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Nonostante questo Cecilia non si arrende, infatti è ancora a Kabul: </span><i><span style="font-weight: 400;">“Certo che ho paura, sarei stupida se non ne avessi, ma penso anche che sia molto importante capire esattamente cosa sta succedendo e credo che il modo migliore sia raccontarlo da qui”. </span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ogni giorno affronta la situazione a testa alta e testimonia la realtà dei fatti, dai più cruenti ai più scomodi da raccontare. Continua a battersi anche per i diritti delle donne: </span><i><span style="font-weight: 400;">“La maggior parte delle donne ha paura di uscire di casa per scoprire che tutte le promesse fatte dai talebani in conferenza stampa – non saranno più obbligate a indossare il burqa, potranno continuare a lavorare o a studiare – non saranno rispettate“</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">In effetti, i talebani hanno mantenuto una certa ambiguità sulle coperture imposte alle donne, citando ragioni di prudenza e sostenendo che i combattenti sparsi sul territorio potrebbero reagire male, non essendo abituati a vedere donne indipendenti che lavorano e si spostano liberamente. Cecilia indossa lo hijab quando esce ed è già stata invitata diverse volte a coprirsi anche il volto. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Cecilia racconta non solo le sfide sociali ma anche quelle economiche del paese. Le file per gli sportelli bancari c’erano già prima della riconquista dei talebani, ma ora la crisi economica è l’emergenza principale: non si possono prelevare più di 200 dollari a settimana e, sebbene le riserve monetarie ammontino a 9,4 miliardi di dollari, per ora rimangono congelate. Se prima la maggior parte dell’economia si fondava e reggeva sugli aiuti della comunità internazionale, adesso c’è confusione, i talebani non sanno gestire i sistemi bancari e la fuga di cervelli che si è verificata complica ulteriormente la situazione. Questo spiega, in parte, l’atteggiamento “diplomatico” del regime nei confronti dell’Occidente. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">L’altra priorità del governo talebano è quella di consolidare il controllo del territorio. C’è la resistenza nel Panshir, le ribellioni di gruppi sparsi di hazãra sciiti e le minacce dell’ISIS-K (la presenza dello Stato Islamico in Afghanistan).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il fatto che Cecilia si trovi fisicamente in Afghanistan ci permette non solo di sapere quotidianamente le novità raccontate e testimoniate con foto e video, ma ci aiuta anche a capire le dinamiche e la mentalità di un paese straniero e in guerra da anni. Cecilia, infatti, racconta anche scenari di tutti i giorni oltre che di politica ed economia, mostrando quello che vede camminando per strada da un punto di vista esterno, il suo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Credo che la scelta della giornalista di stare sul posto e uscire di casa quotidianamente per capire cosa stia succedendo e raccontarlo sia onorevole, oltre che fonte di conoscenza e un enorme valore aggiunto per chi, come me, segue tutto a distanza.</span></p>
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		<title>Cecilia Sala, giornalista romana in Afghanistan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Ricchiardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Sep 2021 12:26:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Guerra e giornalismo; viaggiare per capire. Questa è Cecilia Sala, giornalista inviata a seguire le vicende politiche in Afghanistan.</p>
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<p style="text-align: justify;">Ciò che è successo in Afghanistan nell’ultimo mese è noto a tutti: giornali e tv ne hanno discusso molto e, anche sui social, si sono diffuse notizie e aggiornamenti che hanno dimostrato, ancora una volta, quanto l’informazione digitale possa essere costruttiva se ben utilizzata. In particolare, ho trovato molto interessanti i reportage di <i>Will_Ita</i>, un account Instagram che ogni giorno spiega la politica e l’economia con la pubblicazione di stories, post e IGTV ai suoi oltre novecentottantamila follower. </p>
<p style="text-align: justify;">Nelle scorse settimane la comunicazione sulla situazione in Afghanistan è stata costante grazie a Cecilia Sala, una delle poche giornaliste occidentali a trovarsi a Kabul al momento. Romana, ventisei anni, Cecilia è considerata una tra le maggiori promesse della tv e del giornalismo. Si fece notare la prima volta a quattordici anni, quando parlò in una piazza contro la mafia. Nel 2018 ha completato la laurea in Economia Internazionale all’università Bocconi di Milano; negli anni precedenti ha collaborato come inviata e reporter per <i>Vice Italia</i> e poi per <i>Servizio Pubblico</i> con Michele Santoro a La7. Nel corso degli anni ha aumentato le collaborazioni e i lavori con molte testate italiane come <a href="https://www.wired.it/author/csala/"><i>Wired</i></a><i>, </i><a href="https://www.vanityfair.it/author/csala"><i>Vanity Fair</i></a> e <i>L’Espresso</i>, specializzandosi in politica estera, in particolare nei Paesi dell’America Latina e in Medio Oriente.<br />I suoi recenti interventi su quanto sta avvenendo in Afghanistan sono diventati virali sui social, soprattutto tra i giovani che sembrano apprezzare i suoi racconti e, soprattutto, ammirare il suo coraggio. È stata l’unica donna presente alla conferenza stampa del portavoce dei talebani. Nella mattinata del 7 settembre si era collegata con <i>Omnibus</i>, una trasmissione in onda su La7: era pronta a testimoniare sugli avvenimenti degli ultimi giorni quando si sono sentiti degli spari ed è stata costretta a rinunciare al collegamento. Proprio nei pressi dell’hotel in cui alloggiava era stata organizzata una protesta a favore della resistenza del Panshir.<br />Nonostante questo Cecilia non si è arresa, infatti è ancora a Kabul: «certo che ho paura, sarei stupida se non ne avessi, ma penso anche che sia molto importante capire esattamente cosa sta succedendo e credo che il modo migliore sia raccontarlo da qui». Ogni giorno affronta la situazione a testa alta e testimonia la realtà dei fatti, dai più cruenti ai più scomodi da raccontare. Continua a battersi anche per i diritti delle donne: «la maggior parte delle donne ha paura di uscire di casa per scoprire che tutte le promesse fatte dai talebani in conferenza stampa – non saranno più obbligate a indossare il burqa, potranno continuare a lavorare o a studiare – non saranno rispettate». In effetti, i talebani hanno mantenuto una certa ambiguità sulle coperture imposte alle donne, citando ragioni di prudenza e sostenendo che i combattenti sparsi sul territorio potrebbero reagire male, non essendo abituati a vedere donne indipendenti che lavorano e si spostano liberamente. Cecilia indossa lo hijab quando esce ed è già stata invitata diverse volte a coprirsi anche il volto.<br />Cecilia racconta non solo le sfide sociali ma anche quelle economiche del paese. Le file per gli sportelli bancari c’erano già prima della riconquista dei talebani, ma ora la crisi economica è l’emergenza principale: non si possono prelevare più di duecento dollari a settimana e, sebbene le riserve monetarie ammontino a 9,4 miliardi di dollari, per ora rimangono congelate. Se prima la maggior parte dell’economia si fondava sugli aiuti della comunità internazionale, adesso c’è confusione, i talebani non sanno gestire i sistemi bancari e la fuga di cervelli che si è verificata complica ulteriormente la situazione. Questo spiega, in parte, l’atteggiamento “diplomatico” del regime nei confronti dell’Occidente. L’altra priorità del governo talebano è quella di consolidare il controllo del territorio. Ci sono la resistenza nel Panshir, le ribellioni di gruppi sparsi di hazãra sciiti e le minacce dell’ISIS-K (la presenza dello Stato Islamico in Afghanistan).</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto che Cecilia si trovi fisicamente in Afghanistan ci permette non solo di sapere quotidianamente le novità raccontate e testimoniate con foto e video, ma ci aiuta anche a capire le dinamiche e la mentalità di un paese straniero e in guerra da anni. Cecilia, infatti, racconta anche scenari di tutti i giorni oltre che di politica ed economia, mostrando quello che vede camminando per strada da un punto di vista esterno, il suo. Credo che la scelta della giornalista di stare sul posto e uscire di casa quotidianamente per capire cosa stia succedendo e raccontarlo sia onorevole, oltre che fonte di conoscenza e un enorme valore aggiunto per chi, come me, segue tutto a distanza.</p>
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		<title>La realtà di Brunello Cucinelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Ricchiardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jul 2021 07:56:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[azienda]]></category>
		<category><![CDATA[Brunello Cucinelli]]></category>
		<category><![CDATA[Capitalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[umanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un modello per il nostro tempo capitalista: un imprenditore italiano che, come Olivetti e Spagnoli, ha creato un lavoro etico e umano.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">Brunello Cucinelli è uno stilista e imprenditore italiano. Nato a Castel Rigone nel 1953, ha sempre mostrato una grande creatività e un forte interesse per l’arte. Si diploma, ma abbandona gli studi di ingegneria per aprire una piccola azienda nel 1978. Sin da subito attira l’attenzione del pubblico, la sua idea è quella di colorare il cashmere.<br />Cresciuto in una famiglia semplice e avendo visto il padre lavorare in un ambiente ostile, Cucinelli è sempre stato un attento osservatore e sin da bambino ha sviluppato una profonda etica del lavoro e del rispetto per il lavoratore. Negli anni è riuscito a sviluppare e diffondere il concetto di lavoro che assicura «dignità morale ed economica dell’uomo».</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Credo in un’impresa umanistica: un’impresa che risponda nella forma più nobile a tutte le regole di etica che l’uomo ha definito nel corso dei secoli.</em><br /><em>Nella mia organizzazione il punto di riferimento è il bene comune, come strumento di guida per il perseguimento di azioni prudenti e coraggiose. Nella mia impresa ho messo l’uomo al centro di qualsiasi processo produttivo, perché sono convinto che la dignità umana ci sia restituita solo attraverso la riscoperta della coscienza.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Questo suo credo è l’elemento fondamentale della sua personalità e del suo successo. La passione per l’arte, per la filosofia e per la storia alimenta i suoi sogni e i suoi ideali. Pur prendendo spunto dal passato, i suoi progetti e il suo sguardo sono costantemente rivolti al futuro e ogni sua azione è pensata per durare nei secoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nel cammino di ogni giorno ascolto la parola dei grandi del passato, da Socrate a Seneca a Kant, da Marco Aurelio, ad Alessandro Magno a San Benedetto. Credo nella qualità e nel bello del prodotto artigianale; penso che non possa esservi qualità senza umanità</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando nel 1982 si trasferisce a Solomeo, dopo essersi sposato e aver avuto due figlie, lo stilista riesce a dare forma alle sue idee. Il piccolo comune umbro diventa sia la sua fonte d’ispirazione che la sua boutique. Anche il mercato internazionale, che in quegli anni si sviluppò enormemente, accoglie i suoi progetti e i suoi ideali. Nel 1985 acquista il castello del XIV secolo del borgo e lì costruisce la sede dell’azienda che negli anni si estende sempre di più.  Solomeo diviene un luogo dedicato all’arte e alla cultura. Nel Foro delle Arti nasce l’idea della Scuola di Arti e Mestieri, per cui la figura dell’artigiano deve essere conservata e tramandata. La Scuola è il laboratorio dove questa ispirazione diventa realtà.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>Nell&#8217;impresa umanistica di Solomeo si lavora perseguendo un identico obiettivo, ma soprattutto si avverte una scala di valori non materiali nella quale ci si riconosce come parte dell’intera azienda. [&#8230;] La creazione del profitto è congenita al tipo di attività eppure per me non è tutto. Non vorrei vivere in un mondo dove ogni cosa si riconduce sterilmente al solo profitto. Il denaro riveste un vero valore solo quando è speso per migliorare l’esistenza e la crescita dell’uomo, ed è questo il mio fine.</i></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2012 presenta l’impresa alla Borsa di Milano, e anche in questa occasione il suo obiettivo non è arricchirsi, ma diffondere questa idea di «Capitalismo Umanistico». Nel 2014 viene presentato e approvato il Progetto per la Bellezza, con il quale si realizzano tre parchi nella valle ai piedi del borgo di Solomeo. Per Cucinelli la bellezza si riflette in ogni cosa, persona, idea, modo e parola. La bellezza non è un attributo esterno che rimane in superficie, ma la forma della qualità interiore delle persone e delle cose. <i>Dove c&#8217;è Bellezza c&#8217;è positività. </i>Il progetto prevede il recupero di terreni già occupati da vecchi opifici in disuso a favore di alberi, frutteti e prati. Con questa iniziativa Cucinelli vuole valorizzare l’importanza della terra e riavvicinare l’uomo alla natura. Si sente un piccolo custode del creato e dimostra che <i>la Bellezza salverà il Mondo, tutte le volte che il Mondo, a sua volta, salverà la Bellezza</i>.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie ai suoi forti ideali e al suo concetto innovativo e genuino di moda e arte, Brunello Cucinelli ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui «pensatore concreto, promotore culturale e vero mecenate dei nostri tempi» come «Cavaliere del Lavoro», come colui che ha saputo «impersonare perfettamente la figura del Mercante Onorevole».<br />Ancora oggi l’azienda promuove gli ideali che l’hanno caratterizzata da sempre: il lavoratore è rispettato e il suo valore aggiunto è sempre prezioso e mai scontato. Pur essendo nata come piccola azienda locale, Cucinelli ha creato un vero e proprio stile di vita, con valori forti e un’etica sana, al contrario di tanti colossi del lusso e dell’arte.<br />Si spera che in futuro sempre più aziende prendano esempio dalla piccola, ma enorme realtà di Solomeo in cui <i>coniugare antico e moderno, obiettivi aziendali ed esigenze umane è il segreto di un’impresa cui si guarda da più parti per la sua portata innovativa</i>.</p>
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		<title>Norwegian Wood</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Ricchiardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 May 2021 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[giovinezza]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Norwegian Wood]]></category>
		<category><![CDATA[sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[storia d&#039;amore]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Letizia ci accompagna tra le righe di Norwegian Wood, libro di Murakami, simbolo di una generazione. La storia di Watanabe si srotola in una giovinezza passata, fatta di storie d'amore intense e avvolgenti.<br />
Se vuoi saperne di più, non ti resta che cliccare! </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ho deciso di leggere <em>Norwegian Wood </em>quando l’ho visto delicatamente appoggiato sulla scrivania di un’amica. Due cose hanno catturato la mia attenzione, la copertina rossa e il fatto che avesse l’aria di uno di quei libri vissuti che, quando li guardi, ti chiedono di essere aperti e letti. Così me lo sono fatta prestare.</p>
<p><em>Norwegian Wood </em>è un romanzo di Haruki Murakami, pubblicato nel 1987. Leggerlo è una sorta di rito di passaggio, quasi tutti i miei coetanei l’hanno fatto, chi più di una volta. I feedback sono vari, c’è chi lo ha amato, chi odiato, chi ha provato emozioni contrastanti avendolo letto in momenti diversi della propria vita. L’edizione che ho letto io era già passata  in diverse mani, con pagine gialline, alcune frasi sottolineate e gli angoli della copertina consumati.</p>
<p>Per quanto mi riguarda, sono solidale con le recensioni positive, mi sono affezionata molto in fretta sia alla storia che ai personaggi.</p>
<p><em>Norwegian Wood </em>è un lungo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Analessi">flashback</a>, narrato in prima persona dal protagonista Watanabe. Il ragazzo, ormai trentasettenne, si trova su un aereo diretto in Germania quando sente “Norvegian Wood” dei Beatles uscire dagli autoparlanti del mezzo. La canzone lo porta a ricordare con nostalgia eventi e persone del suo passato, quando frequentava l&#8217;università a Tokyo. Watanabe era uno studente semplice e curioso, appassionato di letteratura americana. All’inizio del primo anno di università ritrova un’amica, Naoko, che non vedeva dal funerale di Kizuki, migliore amico di lui e fidanzato di lei, morto suicida a 17 anni. Naoko è una ragazza bellissima di cui Watanabe si innamora. Inizia così la loro storia, un amore lento, delicato e intenso: Naoko è pericolosamente fragile, ma più lei mostra i sintomi del disagio mentale che la tormenta, più Watanabe si fa coinvolgere. Nel momento in cui Naoko si allontana da Tokyo per curarsi, Watanabe conosce ed inizia a frequentare un&#8217;altra ragazza, Midori, che pur avendo anche sofferto molto in passato, è vivace, vitale e disinvolta.</p>
<p>Watanabe incontra numerose persone durante il racconto, tutte molto diverse tra loro. Ciò che mi ha colpito è come l’autore sia riuscito perfettamente nella descrizione dei personaggi; personalmente non mi riconosco in nessuno di questi, ma, in qualche modo, capisco i loro pensieri, le loro emozioni e i loro gesti come se fossero miei. Riesco a immedesimarmi in ognuno di loro pur essendo totalmente diversa ed estranea alla loro realtà. L’atmosfera della storia è così personale e introspettiva che è impossibile non farsi coinvolgere né non portarsi dietro qualcosa una volta terminata la lettura.</p>
<p>Probabilmente le due ragazze, Naoko e Midori, rappresentano i due lati della personalità di Watanabe, motivo per cui lui ama entrambe e non sa con chi vuole stare. La sua indecisione rispecchia ognuno di noi: la nostra personalità viene rappresentata sia da Naoko, timida, impaurita, sola e triste, sia da Midori, combattiva, estroversa e leggermente volgare. Siamo sempre sospesi tra il desiderio di compagnia e lo stare in solitudine, la voglia di affermare noi stessi, ma anche di venire accettati dagli altri.</p>
<p>Un altro aspetto incredibile del romanzo è come l’autore affronti temi molto intimi e delicati in maniera semplice, ma non superficiale. Argomenti che ancora oggi vengono considerati tabù, come ad esempio la sessualità o il suicidio, viaggiano liberi e con la volontà di essere raccontati. É anche vero che il romanzo trattando temi complicati, non può che trasmetter anche un forte senso di inquietudine e malessere. Più di una volta ho interrotto la lettura perchè mi sentivo triste e malinconica, eppure non vedevo l’ora che questo sentimento si</p>
<p>affievolisse per poter portare a termine il capitolo. Questo perchè la storia rivela speranza e ciò porta a sopportare questa sensazione di disagio, protagonista della vita dei personaggi.</p>
<p>La narrazione mi ha quindi portata a fare un viaggio tra i sentimenti, le emozioni e le oscurità che si incontrano tra l&#8217;adolescenza e i primi anni della vita adulta. Gli amori, le amicizie, lo studio, il sesso, la consapevolezza di se stessi. In ogni esperienza che vive, il protagonista appare talmente reale e vivo che si rivela essere tremendamente umano. Ci rivela tutto, ogni singolo pensiero o sentimento, da quello più timido e ingenuo a quello più spinto e perverso.</p>
<p>Uno dei miei passaggi preferiti è il discorso tra Watanabe e Midori, quando lei gli racconta del club di musica folk a cui si è iscritta all’università e della sua sensazione di non appartenenza e disagio perchè si sente giudicata e viene presa di mezzo perché considerata intellettualmente e culturalmente inferiore rispetto agli altri:</p>
<p><em>&#8211; “Come è possibile che non capisci queste cose? mi dicevano. Come pensi di vivere senza un&#8217;idea nel cervello? Ma io sono quella che sono. Non sarò una persona intelligente. Sono una persona comune. Ma sono anche le persone comuni quelle che sostengono la società, e quelle che vengono sfruttate? E sbandierare di fronte alle persone comuni parole che non possono capire me lo chiamate rivoluzione? Trasformazione della società? Io vorrei fare veramente qualcosa per migliorare le condizioni della società. E credo che se ci sono veramente persone sfruttate bisogna mettere fine a questa cosa. E non è proprio per questo che facevo domande cercando di capire?</em></p>
<p><em> &#8211;</em><em>Sí, credo di sí.</em></p>
<p><em> &#8211;</em><em>Allora pensai: questi sono solo una massa di mistificatori. Si compiacciono di usare paroloni difficili a effetto per suscitare l&#8217;ammirazione delle ragazze appena entrate all&#8217;università, e in realtà pensano solo a infilare le mani sotto alle gonne. Poi quando arrivano al quarto anno si tagliano i capelli, trovano un bell&#8217;impiego alla Mitsubishi, alla TBS, all&#8217;IBM o alla Banca Fuji, si prendono una moglie carina che non ha mai letto una parola di Marx e affibbiano ai loro bambini i nomi piú pretenziosi che trovano. Altro che «Distruzione della cooperazione università-industria!» C&#8217;è da piangere dalle risate. Gli altri appena iscritti come me neanche a parlarne. Anche se non avevano capito un bel niente facevano la faccia di chi ha capito perfettamente ed è dalla parte giusta. E poi in privato mi dicevano: «Non fare la scema, anche se non capisci basta che dici &#8220;sí, sí&#8221; o &#8220;ah, ma davvero!&#8221; e tutto andrà bene».</em></p>
<p><em>[&#8230;] Tutta l&#8217;università è piena di questi ipocriti. Passano la loro vita tremando, nel terrore che gli altri possano scoprire che non hanno capito qualcosa. E naturalmente leggono tutti gli stessi libri, si riempiono tutti degli stessi paroloni, ascoltano tutti John Coltrane e si esaltano con i film di Pasolini. Sarebbe questa la rivoluzione?</em></p>
<p><em>-Non chiedere a me. Non mi è mai capitato di vederne ”</em></p>
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		<title>L&#8217;amicizia tra COVID e mafia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Ricchiardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Mar 2021 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[&#039;ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
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		<category><![CDATA[processo mafia]]></category>
		<category><![CDATA[usurai]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pandemia ha aggravato la crisi economica italiana e ha accresciuto il potere delle mafie. Una riflessione su quanto sta accadendo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">È passato un anno da quando è arrivata la notizia che un nuovo virus stava iniziando a espandersi in tutto il mondo e che sarebbe stato necessario adoperarsi per fronteggiarlo. In questo periodo i ritmi e le abitudini delle persone sono radicalmente cambiati, con la didattica a distanza, le innumerevoli, ma essenziali misure di sicurezza, i lockdown e la chiusura di moltissime attività della nostra penisola. Insomma, il COVID-19 ha sconvolto tutti e milioni di persone si sono ritrovate a dover affrontare all’improvviso situazioni sgradevoli, sia personali che economiche.<br />In Italia i dati sulla situazione economica sono allarmanti: circa il 7.7 per cento degli italiani vive in condizioni di povertà assoluta e non ha le risorse necessarie per il sostentamento, mentre il 14.7 per cento si trova in una posizione di povertà relativa ed è in difficoltà rispetto al livello economico medio della nazione. Molti lavoratori non possono contare su una rete di sicurezza sociale e la spesa pubblica è aumentata enormemente, soprattutto in settori come quello della sanità e dello smaltimento di rifiuti speciali (per smaltire o sterilizzare mascherine, guanti e altri sistemi di protezione).</p>
<p style="text-align: justify;">In un clima così instabile e critico, la criminalità organizzata è riuscita a trarre dei vantaggi.<br />Le mafie sono multinazionali e, come tutte le organizzazioni internazionali, sono state colpite duramente dalla pandemia: le rotte della droga sono state bloccate e i canali per il traffico di esseri umani si sono ristretti. Anche i ristoranti, luoghi comuni per il riciclaggio di denaro, hanno dovuto chiudere e hanno perso i propri clienti. Da sempre, però, le mafie sono state brave a trovare grandi opportunità in momenti di crisi e malfunzionamento del paese. Capire come ribaltare la situazione a proprio vantaggio e guadagnarci è il loro punto di forza.<br />La pandemia ha offerto alla criminalità organizzata un’occasione imperdibile: rafforzare il controllo sul territorio. Federico Varese, professore di criminologia a Oxford ha scritto che «alcuni gruppi criminali sono alla ricerca di una merce preziosa e intangibile: la legittimità che si fonda sul consenso sociale»; così si guadagnano il rispetto e la fiducia dei locali, i quali diventano debitori: se si accetta un favore dalla mafia, poi verrà chiesto di ricambiare, prestando un telefono, votando per un candidato alle elezioni, ospitando una riunione, nascondendo un pacco o una persona. È una strategia antica, anche se solo recentemente è stato coniato il termine <i>welfare mafioso</i>.<br />In primavera 2020 a Palermo, mentre molte famiglie facevano fatica a fare quadrare i conti e il governo continuava a far rimanere tutti a casa, alcuni boss mafiosi si sono messi a distribuire pacchi di pasta in piazza. In Campania la Camorra ha sospeso il pizzo e ha cominciato a regalare zucchero e caffè. Sono diventati i Robin Hood del COVID-19, allargando la propria rete di contatti e potenziando il loro controllo sul territorio.<br />Nell’ultimo anno la criminalità organizzata si è diffusa notevolmente anche in quelle regioni che prima erano poco associate con l’attività mafiosa, ad esempio l’Emilia-Romagna. Sia gli episodi di usura che le denunce sono aumentati, l’obiettivo degli strozzini non è solo il guadagno, ma anche avere il controllo delle aziende quando il debitore non può pagare: gli imprenditori diventano burattini in mano agli usurai e la criminalità continua a circolare.<br />È nel riciclaggio e negli investimenti che oggi il crimine organizzato è più attivo: è la cosiddetta <em>mafia trasparente</em>, talmente pulita che non si nota neanche.</p>
<p style="text-align: justify;">Il governo italiano si trova in estrema difficoltà: non offrire aiuti e prestiti significa spingere persone e aziende verso attività criminali, offrirli significa attirare l’attenzione e le intercettazioni mafiose. In tutto questo l’Italia sta per ricevere un notevole aiuto economico dal Fondo per la ripresa e, da sempre, la &#8216;ndrangheta ha dimostrato di avere le amicizie giuste ai vertici delle istituzioni nazionali e internazionali per intercettare questi fondi. È una situazione estremamente delicata, pur avendo leggi rigorose e agenzie dedicate a trattare determinate circostanze.<br />Il 13 gennaio 2021 è iniziato un processo alla &#8216;ndrangheta a Lamezia Terme in Calabria, il più grande degli ultimi trentacinque anni. Più di novecento testimoni saranno ascoltati in una sala enorme trasformata in tribunale per ospitare più di mille persone tra giudici, avvocati e pubblico. La maggioranza degli imputati non rispecchia lo stereotipo dell’italiano mafioso (un tarchiato fumatore amante del cibo e dei bordelli), al contrario è costituita da professionisti, ragionieri, avvocati, dirigenti d’azienda, politici e perfino poliziotti che indossano abiti eleganti.<br />Questo dimostra che la mafia attuale si sta allontanando sempre di più dai luoghi comuni e che è ovunque.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni sono state vinte numerose battaglie contro le organizzazioni criminali; la maggior parte degli italiani ha un forte senso civico e ama il proprio paese. Se la crisi dovuta al Coronavirus contribuirà a unire ancora di più il paese, a insegnare il valore delle regole e a diffondere un’idea di condivisione e armonia, allora continueremo a sviluppare i giusti anticorpi contro le attività criminali, combattendole e, eventualmente, sconfiggendole.</p>
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		<title>L&#8217;impeachment di Donald Trump</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Letizia Ricchiardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jan 2021 12:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che cosa significa il termine 'impeachment'? E che cosa comporta? Perchè Donald Trump ne é stato accusato?<br />
Letizia tenta di fare chiarezza sull'argomento, ponendo l'attenzione sull'importanza dei fatti recentemente accaduti e che significato hanno per la democrazia americana. </p>
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<p>Ho cercato invano un argomento “felice” di cui trattare in questo articolo per iniziare l’anno positivamente e cercare di alleggerire il carico di notizie negative che già si sono rese protagoniste del 2021. Eppure, quello che sta succedendo in queste settimane è talmente forte che distogliere l’attenzione è faticoso.</p>
<p>Il mondo intero è rimasto esterrefatto da ciò che è accaduto a Washington, non si fa altro che parlare delle elezioni americane, del Presidente entrante Biden e, ovviamente, del protagonista (meglio, antagonista) della scena, Donald Trump.</p>
<p>Ho pensato di scrivere un articolo tecnico, per raccontare ancora una volta cosa è accaduto e per spiegare cos’è l’<em>impeachment</em>, parola nota, ma il cui significato spesso non viene approfondito.</p>
<p> </p>
<p>Il 6 gennaio 2021, dopo che migliaia di sostenitori di Donald Trump hanno preso d’assalto il Congresso degli Stati Uniti, il Partito Democratico ha chiesto di aprire una procedura d’<em>impeachment</em> contro il Presidente uscente. Trump è accusato di aver incoraggiato comportamenti violenti e illegali sia quel giorno, in cui ha invitato la folla a marciare verso il Congresso, sia nelle settimane precedenti, in cui aveva minacciato funzionari eletti per convincerli a ribaltare l’esito delle presidenziali, vinte da Joe Biden.</p>
<p>Nell’assalto sono morte cinque persone.</p>
<p>Il termine <em>impeachment</em> è noto per lo «scandalo Watergate», esploso negli Stati Uniti nel 1972. Alcune intercettazioni illegali, effettuate nel quartier generale del Comitato Democratico, vennero scoperte e furono coinvolti uomini legati al Partito Repubblicano e, in particolare, coinvolti nel Comitato per la rielezione dell’allora Presidente in carica Richard Nixon. Lo scandalo portò alla richiesta di <em>impeachment</em> del Presidente e, successivamente, alle sue dimissioni.</p>
<p>Consiglio di vedere il film premio Oscar <u>Tutti gli uomini del presidente</u> (1977) con Robert Redford e Dustin Hofmann.</p>
<p>Il termine indica lo stato d’accusa in cui può essere messo un Presidente che violi la Costituzione. Negli Stati Uniti l’iniziativa viene presa dalla Camera dei Rappresentanti che esamina i capi d’accusa e vota in maniera individuale per ognuno di essi. Per dare il via alla procedura è sufficiente raggiungere la maggioranza semplice dei presenti alle votazioni di ciascun capo d’accusa. In caso di esito positivo, alcuni membri specializzati della Camera dei Rappresentanti dovranno leggere e argomentare i capi d’accusa ai Senatori.</p>
<p>Il procedimento è come un processo in cui le parti possono avvalersi di documenti e testimoni. Una volta esaminate le accuse e valutato le prove, il Senato esprime il proprio voto (per confermare l’accusa serve una maggioranza di due terzi).</p>
<p>Dopo eventuale condanna, il Presidente degli Stati Uniti viene immediatamente rimosso dall’incarico e potrebbe non avere più il diritto a ricoprire incarichi pubblici in futuro. Dalla fondazione del Paese i Presidenti accusati sono stati quattro: Andrew Johnson, Richard Nixon, Bill Clinton e Donald Trump.</p>
<p><strong>Andrew Johnson</strong> (Presidente tra il 1865 e il 1869), è stato accusato per «gravi crimini e misfatti», non avendo fornito sufficiente protezione agli ex schiavi dopo la fine della Guerra Civile. <strong>Bill Clinton</strong> (Presidente tra il 1993 e il 2001) ha subito un <em>impeachment </em>perché accusato di falsa testimonianza e ostruzione alla giustizia con l’obiettivo di nascondere una relazione con la stagista alla Casa Bianca.</p>
<p>Trump, in un solo mandato, è riuscito a guadagnarsi due messe in stato d’accusa e, ancora prima della presidenza, vi sono stati numerosi tentativi di promuovere un <em>impeachment</em> nei suoi confronti da parte di diversi gruppi e persone.</p>
<p>Nel 2019, la prima procedura di <em>impeachment</em> fu avviata dal Presidente della Camera dei Rappresentanti Nancy Pelosi. Il processo avvenne in seguito alle dichiarazioni di un informatore sulle pressioni che il Presidente, con altri funzionari del governo, fece su leader di nazioni straniere, in particolare l’Ucraina. Trump, con l’obiettivo di danneggiare il suo avversario politico (nonché candidato democratico alle elezioni presidenziali del 2020) Joe Biden, spinse tali nazioni ad avviare indagini rivolte contro di lui e suo figlio. Successivamente, Trump fu assolto dal Senato, poiché non si raggiunse la maggioranza dei due terzi dei senatori.</p>
<p>L’esito del secondo <em>impeachment</em> verrà scoperto martedì 20 gennaio 2021 quando il Senato voterà pro o contro l’accusa. Il mondo intero è preoccupato per cosa potrebbe succedere in quella data: possibili ulteriori violenze e crimini.</p>
<p>Davanti alle immagini dell’assalto a Capitol Hill ci potremmo chiedere come sia potuto accadere che classiche scene da film e serie tv siano state immagini di cronaca e della realtà.</p>
<p>Negli ultimi 25 anni, e soprattutto negli ultimi 5 con l’ascesa di Trump nel Partito Repubblicano, la politica e le istituzioni americane si sono sempre più polarizzate e radicalizzate. I toni e i linguaggi delle istituzioni politiche sono diventati più estremi e aggressivi, contagiando i cittadini americani e facendo nascere teorie complottiste.</p>
<p>Il risultato delle elezioni presidenziali del 3 novembre ha esaltato ulteriormente questa aggressività, scatenando tensioni che hanno minato la fiducia nella democrazia e nella transizione pacifica del potere.</p>
<p> </p>
<p>Faremmo però un errore se pensassimo che la democrazia americana è solo questo. E che le sfide, i conflitti e le tensioni che il popolo americano sta vivendo delegittimassero il ruolo che la democrazia ha avuto fino ad oggi nel Paese.</p>
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