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	<title>Vorrei, quindi scrivo Archives - 1000miglia</title>
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		<title>Lettera di Nefellos ad Apollodoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristian Lerda]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 20:30:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come raccontare agli antichi la società di oggi?</p>
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<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Nefellos saluta Apollodoro.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Caro amico, come ben tu sai il dio di Delfi, in ricompensa della lotta che feci ai tempi del tiranno noto come Domiziano in favore della libertà, mi ha concesso di visitare un tempo lontano da noi. Sto tenendo questo carteggio perché ti sappia poi raccontare nel modo più verosimile possibile le cose cui assisto. Per primo, e ciò stupirà in particolar modo te, in quanto senatore, qui ciascuno, indipendentemente dal proprio patrimonio e dal sesso, raggiunta un’età inferiore a quella che era in uso presso i sapienti concittadini di Socrate, prima che le nostre aquile offuscassero la democrazia greca, hanno diritto di voto. Ciascun giovane infatti, sia esso uomo o donna, raggiunti i diciotto anni può votare per il proprio sindaco, una figura molto simile ai capi delle tribù germaniche e galliche di cui ci raccontano i nostri legionari e i nostri storici, ricorderai in particolar modo la </span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"><i>Germania</i></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;"> di Tacito, cui ti so particolarmente affezionato. Sono inoltre loro stessi a eleggersi un capo, tra quelli che ottengono più voti. Le votazioni in questa Italia funzionano così: dapprima i candidati si riuniscono in un gruppo, che qui chiamano “partiti”. Successivamente si organizzano, nei principali comuni, quelli che a noi possono rassomigliare i comizi. Ora, tu caro Apollodoro, ti aspetterai che ogni singolo cittadino non veda l’ora di esprimere il proprio voto, così da partecipare alla vita politica. Ebbene, pare che qui invece ciascuno abbia subito una qualche amnesia o un qualche maleficio divino, dal momento che, pur avendo subito non da molto una tirannia che forse è fin peggiore di quella attuata da Domiziano, non hanno alcun desiderio di esprimere un proprio voto, usando come scusa l’assenza di validi politici. Tu ora, da buon uomo politico quale sei, ti chiederai perché dunque non scendano loro stessi in politica. Ebbene sappi che par esserci qui una sorta di credenza popolare secondo cui chi si immischia di politica si macchi come di un crimine immondo. Ah, cosa mai direbbero Platone e Cicerone sapendo così osteggiata la carriera forense? Pare inoltre che chi ha qui governo non rispetta una delle sacre libertà della democrazia che pure ci si aspetterebbe in una società così governata. A breve infatti si terranno dei comizi per decidere della cittadinanza e del lavoro e questi, che pure dovrebbero spronare il popolo a esprimere il proprio parere, lo invitano anzi a non votare e a fidarsi di loro. Così, dicono, prese il potere Ottaviano, a furor di popolo, ingannandolo come mi par cotesti facciano. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Parliamo ora della scuola, che forse è una delle cose a te più care. Ebbene, sappi che ciascun cittadino, e in realtà anche non cittadino, indipendentemente dal sesso, ha l’obbligo di frequentare la scuola almeno sino al sedicesimo anno di età. Nel periodo da me visitato poi è capitata una cosa che mi è parsa assai disdicevole. C’è infatti nella nuova Bononia, che loro chiamano Bologna, un liceo che loro definiscono “classico”, ce ne sono a dire la verità molti anche nelle altre grandi città d’Italia. Ebbene, tale genere di liceo, che loro dicono essere stato creato da un Cesare di Francia, territorio che corrisponde alla nostra Gallia, prevede un insegnamento non troppo dissimile a quello proposto nelle nostre Accademie. Insegnano qui infatti la lingua e la cultura latina e greca, quella del latino moderno che loro chiamano “italiano”, quella che pare derivi dalle zone della Britanni e che loro chiamano “inglese” e, in alcuni casi, anche una lingua che ha caratteristiche, mi sembra, sia dei Franchi, una delle numerose tribù che vivono nella Germania Magna, e dei Galli e che qui chiamano “francese”. Sempre qui insegnano anche la filosofia, ma la separano. Non insegnano infatti una sola filosofia ma in un caso, che è quella della disciplina che loro chiamano filosofia, ne fanno una ricerca diacronica, vedendone lo sviluppo e analizzandone i pensieri, ma senza praticarla. La matematica poi è presa a parte, così come anche la fisica e quella parte delle filosofie naturali, che qui chiamano “scienza”. Non vi è poi alcuna traccia della materia che noi conosciamo come “armonia”. Ebbene, dicevo, un giorno in questo “liceo classico” di Bononia accadde che gli studenti, presi dal timore del loro tempo fecero una cosa che per noi sarebbe stata impensabile: occuparono la scuola. Qui infatti pare che per discutere nei luoghi di cultura del proprio tempo e dei metodi per migliorarlo sia necessario per gli studenti vivere là dentro. Ebbene, durante questa occupazione, così ho sentito dire, gli studenti discussero del loro tempo e dei metodi di migliorarlo tramite gli strumenti che a loro questa scuola aveva insegnato a usare. Ebbene, come che ebbero terminato l’occupazione di questo edificio, il rettore di questa dicono abbia chiamato due ragazzi, estratti a caso dalla folla degli studenti, e li abbia denunciati per l’occupazione. Comprendi dunque quali tempi aspettano i ragazzi? A essi viene insegnato a usare l’intelletto e la ragione e le emozioni per migliorare il mondo in cui vivono, ma, appena provano a farlo, vengono subito rimproverati e costretti a uniformarsi al pensiero comune. Chi non lo fa poi, non solo i più adulti, che spesso mi sono parsi dei Domiziani, li insultano e, talvolta, arrivano anche alle mani. O tempora, o mores! Invero a nulla compose quell’opera magnifica Quintiliano e lo stesso fece, dicono, Plutarco, se poi non una delle funzioni maggiori dell’educazione viene rispettata dai posteri!</span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Se avrai letto bene le parti precedenti, ti sarai piacevolmente stupito, entrambi condividiamo la positiva opinione sulla legge di Claudio, che alle donne ben più libertà vengono concesse. Purtroppo, amico mio, devo qui contraddirti. Nonostante già noi infatti, con il divo Traiano, avessimo ristabilito la Lex Caludia de tutela mulierum, pare che qui un Cesare successivo l’abbia nuovamente abolita, privando così le donne delle libertà che pure spetterebbero logicamente loro. A causa di ciò oggi esse non si trovano in un contesto di libertà che tanto noi abbiamo sperato sarebbe stato raggiunto negli imperi successivi a quelli dell’optimus princeps, ma anzi si trovano a combattere assiduamente per il più logico, piccolo, e naturale dei diritti. Alcuni uomini poi, in questo tempo, si sentono così minacciati da creare gruppi che criticano le donne per le loro libertà, chiamandole con epiteti indegni persino della peggiore delle lupe e affermando con sicurezza che se essi non vengono amati è proprio colpa delle donne. Costoro tra loro si chiamano “incel”, che pare significhi “vergini involontari”. Essi dunque affermano che a una donna non piaccia che un dato tipo di uomini e che rifiuti tutti gli altri. Qualche folle poi, per dar credito a ciò, ha anche fatto una serie di calcoli e proporzioni, basandosi su non so che dati inesistenti. Le donne poi si trovano poi anche a dover lottare contro una società che punisce più le vittime che i carnefici. Devi infatti sapere che, da quel che posso vedere nelle visioni conferitemi dal dio di Delfi, non sono rari quei crimini che portarono Lucio Giunio Bruto a cacciare dalla città di Romolo l’ultimo dei Tarquini, ma anzi sono numerosi, e ancora più numerosi sono gli omicidi compiuti dai fidanzati o dagli ex-fidanzati per impedire alla moglie o alla fidanzata di lasciarli perché non li amano più, sì che tu diresti piuttosto essere tornato al tempo delle Dodici Tavole piuttosto che essere giunto oltre i duemila e settecento anni dalla fondazione di Roma. E tutte queste vittime sono uccise continuamente, dacché molti, e molti, ahimé per il nostro genere, uomini, affermano con convinzione che costoro, per essere uccise o stuprate dovevano avere una qualche colpa, come se il semplice non amare qualcuno o l’essere abbigliata come più le aggrada siano crimini e, peggio ancora, crimini che giustifichino lo stupro e l’omicidio. Non mi spiego, sono sincero mio caro Apollodoro, come una società che pare così avanzata sia in realtà tanto retrograda da far sembrare pure il primissimo periodo dell’età repubblicana un’età illuminata. Tornando ai femminicidi, quello che sconvolge non è solo l’indifferenza della popolazione, che anche quando vi assiste non interviene, ma anche le giustificazioni dei femminicidi, i quali affermano di aver ucciso per amore, come se l’amore potesse mai permettere che per lui si uccida e non fosse ciò più affine all’odio che tutto annulla e tutto estingue.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Tali, Apollodoro, sono le condizioni in cui versa il popolo romano dell’anno 2025. Confido negli intellettuali di quest’epoca, che possano riportare l’Italia e l’antico Impero alla grandezza cui dovrebbe appartenere. Sperando ciò, ti saluto.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">Con affetto,</span></span></p>
<p style="text-align: justify;" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: large;">il tuo amico Nefellos.</span></span></p>
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		<title>Il cantastorie e la principessa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristian Lerda]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2025 11:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’era una volta un cantastorie. Viveva in un piccolo villaggio di un regno vastissimo, così vasto che si poteva camminare per giorni senza mai uscire dai suoi confini. Ogni sera il cantastorie raccontava storie di draghi ed eroi agli abitanti del villaggio. I bambini l’adoravano e facevano a gara per andargli vicino e sentire meglio [&#8230;]</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">C’era una volta un cantastorie. Viveva in un piccolo villaggio di un regno vastissimo, così vasto che si poteva camminare per giorni senza mai uscire dai suoi confini. Ogni sera il cantastorie raccontava storie di draghi ed eroi agli abitanti del villaggio. I bambini l’adoravano e facevano a gara per andargli vicino e sentire meglio le meraviglie che narrava. Anche gli adulti lo ascoltavano rapiti dalle gesta ora di questo ora di quell’eroe, re o cavaliere che fosse. La vita nel villaggio proseguiva dunque così: tra una storia e l’altra. Un giorno però le cose cambiarono. Il re infatti era stato colpito da un terribile maleficio: non rideva più come faceva un tempo, ma era sempre cupo e spesso aveva gli occhi pieni di lacrime che non ne volevano sapere di scendere. La principessa allora, preoccupata per il padre, decise di partire per cercare aiuto. Vagò a lungo, cercando in ogni villaggio qualcuno che riuscisse a spezzare il sortilegio che aveva colpito il padre. Il tempo passava e così passò l’estate, poi l’autunno e la nostra eroina non aveva ancora trovato chi potesse aiutare suo padre. Una notte d’inverno però, giunse al villaggio del nostro cantastorie. Era una notte fredda e quindi decise di ritirarsi nella prima locanda. Dopo che ebbe mangiato e bevuto, entrò un bambino che gridò a gran voce: «Venite! Venite! Nebulus sta per raccontare una delle sue storie!». Incuriosita, la principessa seguì la gran folla che s’affrettava a uscire dalla locanda. Giunsero nella piazzetta del villaggio, dove, accanto a un fuoco, un giovane stava iniziando a raccontare…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C’era una volta un vasto regno con un grande castello. Qui viveva una bellissima principessa che era amata da tutti. Un giorno però, un enorme drago volò sulla città, sputando verdi fiamme dalla bocca. Quando giunse al castello ruggì: «Consegnatemi la principessa e lascerò intatto questo regno!». La principessa, che oltre a essere bellissima era anche intelligentissima, rispose: «Va bene, sarò tua se riuscirai a battermi in tre sfide.». Il drago, sicuro della vittoria, rispose: «Ci sto! Dato che parti in svantaggio ti lascio sceglierle.». «D’accordo-disse la principessa-saranno una prova di intelligenza, una di forza e una di velocità. Le sfide si terranno sempre a mezzogiorno. La prima prova sarà quella di spegnere un fuoco senza usare l’acqua.». «Va bene» rispose il drago e volò via. Il giorno dopo, a mezzogiorno, tornò. Nel giardino del castello era stato preparato un enorme falò. Il drago provò a sbattere le ali velocissimo, creando un vento che stava per sradicare tutti gli alberi del giardino. Il fuoco, però, non si spense. Toccò allora alla principessa che gettò sul falò un enorme cumulo di sabbia. Così soffocate, le fiamme si spensero. «Dato che ho vinto, deciderò anche la seconda prova. Vincerà chi mangerà più pietre» disse la principessa. “Ecco una prova che non posso perdere” pensò il drago e accettò. Quella sera la principessa ordinò ai cuochi di palazzo di cucinare cinquecento pagnotte che sembrassero pietre bianche, e di nasconderle nel cumulo di pietre allestito per la prova. A mezzogiorno il drago tornò. Fu il primo a iniziare e mangiò duecento massi come fossero caramelle, ma l’ultimo gli spezzò un dente, costringendolo a fermarsi. “Vabbè, ho comunque la vittoria in pugno” pensò. La principessa mangiò le cinquecento pagnotte simili a pietre. Il drago, che sospettava in qualche inganno, insistette per assaggiare una delle pietre dal cumulo dell’avversaria. Come ne assaggiò una scoppiò in lacrime per il dolore al dente e si arrese. «Visto che ho vinto anche questa-disse la principessa-ho il diritto a decidere la prossima sfida: vincerà chi arriverà per primo al regno vicino.». “Questa non posso assolutamente perderla” pensò il drago e accettò. Quella notte la principessa studiò tutti i libri di magia del castello. Stava già albeggiando quando trovò un incantesimo che permetteva di correre veloci come il vento. A mezzogiorno il drago tornò. «Visto che è la tua ultima possibilità-disse la principessa-ti concederò un poco di vantaggio». Il drago, seppur confuso dall’arroganza di quella straordinaria principessa, accettò. Come fu scomparso oltre l’orizzonte, la principessa pronunciò l’incantesimo e in men che non si dica, si trovò alle porte del regno vicino. Quando il drago, sfinito per la velocità con cui aveva volato, vide che ciononostante la principessa era arrivata prima di lui, fu preso da un tale terrore che scappò così velocemente da sparire dalla vista in un batter d’occhio, terrorizzato da quella principessa intelligentissima, fortissima e velocissima e non fece mai più ritorno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La piazzetta risuonò per gli appalusi dei più grandi e degli schiamazzi dei bambini che esigevano un’altra storia. Quando tutti se ne furono andati, la nostra principessa, che per non farsi notare si era avvolta in un mantello, si avvicinò a Nebulus e disse: «Complimenti! Non avevo mai sentito nessuno raccontare così una storia.». «Siete troppo gentile, non è nulla di che. Mi fa piacere allietare le notti dei miei compaesani» replicò il modesto cantastorie. «Niente affatto! -replicò la principessa-Le immagini sembravano uscire dalle tue parole e formarsi nel fuoco!». «Beh…grazie per i complimenti, ma non è nulla davvero. Voi chi siete piuttosto? Non mi pare di avervi mai vista da queste parti.» replicò il cantastorie. «Sono una povera contadina, sto viaggiando per cercare qualcuno che possa guarire mio padre. Vedete, un tempo rideva sempre ed era sempre gioioso, ma ora… ora è sempre cupo e triste e non so… non so come aiutarlo… &#8211; rispose la principessa mal celando le lacrime che le facevano luccicare gli occhi bruni &#8211; forse voi…forse voi potete aiutarlo!». «Io? E come potrei mai aiutarvi io? Sono solo un umile cantastorie, non sono né un mago né un medico… Mi dispiace molto per vostro padre, ma temo di non essere in grado di aiutarvi.» rispose Nebulus, commosso dalla vista di quella triste fanciulla. «Ma… ma ho visto la vostra abilità nel raccontare storie. Forse una di queste potrà far tornare mio padre a ridere! Vi prego, fate un tentativo. Non so cosa altro fare…» replicò la principessa, ormai con le lacrime che iniziavano a scendere. Il buon Nebulus, commosso a quella vista, rispose: «Va bene. Temo che non potrò far nulla, ma se ciò potrà sollevare un po’ il vostro animo, vi aiuterò. Ma prima, vi prego, ditemi come vi chiamate.». «Sofia, mi chiamo Sofia.» rispose la principessa, un po’ rincuorata. All’alba montarono sui loro cavalli. Galopparono tutto il giorno e tutta la notte e tutto il giorno successivo finché, la seconda notte non udirono una voce nella foresta tuonare: «Ucci ucci, sento odor di fanciullucci!». I cavalli si imbizzarrirono e i nostri eroi caddero per terra. Dal folto della foresta sbucò un enorme orco vestito con stracci. Questi altri non era che l’orco Iscariotte, un crudele demonio che da anni affliggeva le foreste della zona. Sofia, senza esitare, gridò a Nebulus: «Veloce, tu distrailo. Io nel frattempo cerco un modo per sconfiggerlo.». «C-come dovrei fare a distrarlo?» chiese Nebulus, non poco terrorizzato da quel mostro. «Non lo so &#8211; rispose Sofia &#8211; prova a raccontargli una storia». «Va bene, ci provo. &#8211; rispose il cantastorie &#8211; Ehi, tu &#8211; aggiunse rivolto all’orco &#8211; ti va di sentire una storia? Racconta di come un orco sia riuscito a sconfiggere un intero esercito.» «Tu, piccolo moscerino, &#8211; rispose il mostro &#8211; vorresti raccontare a me una storia per salvarti forse? Va bene, ma sappi che se non mi piacerà ti mangerò in un sol boccone!». Nebulus iniziò a raccontare. Raccontò di come una volta, un re crudele volesse distruggere una foresta incantata e sacra alla dea delle selve, Diana. La dea inviò allora una creatura invincibile a distruggere il regno. Quel mostro iniziò così a rubare e distruggere le campagne, senza che potesse essere fermato nemmeno dai più abili soldati. Iscariotte era rapito da questa narrazione, a tal punto che non si accorse di Sofia, che ebbe tempo di aggirarlo e arrampicarsi su un albero lì vicino. Come Nebulus arrivò al punto della battaglia finale, Sofia, brandendo una spada che emanava magici bagliori azzurri, si gettò sull’orco, ferendolo alla schiena. L’orco, spaventato dall’attacco inaspettato e dolorante per la ferita, scappò veloce come il vento e non si fece mai più vedere. «Bella trovata quella di un orco invincibile» disse Sofia quando Iscariotte era scomparso nella foresta «Grazie, ma il tuo attacco… non ho mai visto nulla del genere! Nemmeno nelle mie storie.» rispose Nebulus. «Grazie. &#8211; rispose Sofia &#8211; Ora però dobbiamo andare, siamo ancora lontani dalla mia casa.» e detto ciò montarono sui loro destrieri. Loro ancora non lo sapevano, ma Amore aveva appena bruciato i loro cuori con la sua fiamma antica e li aveva colpiti con le sue magiche frecce. Proseguirono fino a raggiungere un ponte in pietra. Un tempo, prima che il re fosse colpito dal maleficio, quel ponte era sempre affollato da carovane di mercanti diretti alla capitale. Adesso però quel ponte era deserto e strane storie raccontavano di bestie annidate sotto di esso. Come arrivarono nei suoi pressi, un potente ruggito scosse la neve dalle rocce e un’immensa creatura dal manto bianco come la neve sbucò da sotto il ponte. L’enorme troll sbarrò la strada ai nostri eroi e disse: «Mmh, cosa abbiamo qui? Degli umani? E cosa volete fare? Volete passare? Volete sfidare il glorioso Vafrudnir! Bene bene. Per farlo dovrete risolvere un indovinello a testa. Se li avrete risolti, cosa impossibile, ascolterò un vostro indovinello. Quando l’avrò risolto vi mangerò per cena ahahah! Chi vuole essere il primo?». Per primo si propose Nebulus, pensando che nel caso di sconfitta Sofia sarebbe potuta scappare. «Un giorno un esercito di orchi assaltò un castello. &#8211; iniziò Vafrudnir &#8211; A sconfiggerli venne mandato un solo eroe armato di un anello e di una spada. Prima di giungere al castello però, l’eroe si riposò in una radura, sotto le foglie di un faggio. Giunto in seguito sul luogo dell’assedio sconfisse tutti i nemici e, pur avendo subito attacchi mortali, riuscì a terminare lo scontro senza nemmeno un graffio. Com’è possibile?». Nebulus rifletté per qualche minuto e poi rispose: «Era protetto da un incantesimo. L’eroe di cui parli infatti è Sigfrido, che ottenne l’invulnerabilità dopo lo scontro col drago Fafnir.». «Esatto.» mugugnò il troll, visibilmente deluso. «Ora è il tuo turno-tuonò con voce feroce verso Sofia &#8211; Cos’è più affilato di una spada, che accresce ogni giorno e che migliora con la carta?». Sofia ci pensò un attimo e poi rispose: «L’ingegno, che può essere più affilato di una spada. Inoltre cresce con l’esperienza e può essere migliorato tramite lo studio dei libri.». «Esatto di nuovo! &#8211; tuonò Vafrudnir infuriato &#8211; Ora è il vostro turno. Tanto risolverò il vostro indovinello facilmente.». Fu Nebulus a porre l’indovinello e disse: «Ognuno di noi possiede una forza ignota. Alcuni dicono che essa non esiste. Altri che esiste, ma non è conoscibile. Altri ancora che è conoscibile, ma non comunicabile. Tutti loro sbagliano. Un pastorello, conosciuto l’enigma, provò a risolverlo. Perciò si sedette all’ombra di un albero e, mentre pensava, strimpellò a caso la sua cetra. Come lo fece tutto gli fu chiaro. Dimmi, Vafrudnir, qual è questa forza?». Vafrudnir ci pensò e pensò e più pensava meno idee gli vennero. Alla fine fu costretto ad arrendersi. Irato per la sconfitta, Vafrudnir iniziò a pestare violentemente i piedi per terra. Tuttavia non si accorse di essere sull’orlo del precipizio e sbatti qua e sbatti là, piombò di testa nel fiume e nessuno lo rivide mai più. I due eroi, rincuorati dalla vittoria, si abbracciarono e poi si guardarono negli occhi. «Posso chiederti una cosa?» domandò Sofia. «Ma certo, chiedi pure» rispose Nebulus. «Qual è la soluzione all’indovinello?» «È l’Amore &#8211; rispose Nebulus &#8211; perché vedi…». Nebulus non fece in tempo a spiegare che Sofia lo baciò. E lui contraccambiò. Così i due amanti proseguirono nella loro avventura senza incappare in altri imprevisti. Cammina cammina, Nebulus e Sofia arrivarono alle porte del castello. «Che ci facciamo qui? Non mi avevi detto che tuo padre era un contadino?» chiese Nebulus. «Ecco… c’è una cosa che devi sapere… io non sono una contadina, ma la principessa Sofia. Ti prego no ti arrabbiare, non volevo mentirti, ma temevo che se ti avessi detto la verità non mi avresti aiutata. Ti supplico, non abbandonarmi proprio ora che siamo così vicini…» disse Sofia scoppiando in lacrime. «Hey, tranquilla, tranquilla. Non ti abbandono. Che razza di persona sarei ad abbandonare la persona che amo nel momento del bisogno?» rispose Nebulus. «Quindi non ce l’hai con me perché ti ho mentito?» gli chiese Sofia asciugandosi le lacrime. «Certo che no, capisco perché l’hai fatto. Ma da ora in avanti niente più segreti tra noi, d’accordo?» rispose Nebulus. Sofia annuì. I due entrarono nel castello, ormai grigio e spoglio di qualsiasi ricordo di una passata gioia. Sul fondo del salone principale del castello, illuminato appena dal Sole che tramontava, si stagliava un trono cupo. Sofia corse verso di esso ed esclamò: «Eccoci padre! Eccoci! Scusa se ci ho messo tanto. Ho trovato chi può aiutarti! Forza Neb &#8211; disse rivolta all’amato &#8211; racconta a mio padre una storia.». Nebulus così iniziò a raccontare. Raccontò di come lui e Sofia si fossero conosciuti e delle sfide che avevano intrapreso. Quando raccontò la vicenda dell’orco Iscariotte, così pieno di sé da non accorgersi dell’attacco di Sofia, il re sorrise appena. Ma quando Nebulus raccontò del gigante Vafrudnir e di come una creatura tanto antica fosse caduta nell’acqua gelida dopo aver perso a una gara di indovinelli, fece una piccola risata. Visto però che ancora non bastava per far ridere il re, Nebulus pensò a una terza storia. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Raccontò perciò di quando un gruppetto di Telchini, spiriti dei fiumi che amano fare dispetti, decisero di infastidire una povera vecchina. I Telchini ogni mattina facevano volare in giro tutte le spezie e gli alimenti della casa. La vecchina allora decise di tendere un tranello agli spiritelli. Decise di cucinare una torta. I Telchini, colta l’occasione per un buon dispetto, iniziarono a scambiarle gli ingredienti. La torta venne un disastro. La vecchina però, che si aspettava quel comportamento dai Telchini, uscì e comprò una nuova torta, in tutto simile a quella cucinata in loro presenza. Quella sera ne mangiò metà. I Telchini, stupiti da ciò, decisero di assaggiarla. Sfortunatamente per loro la vecchina aveva sostituito la torta con quella precedentemente cucinata da loro. Gli spiritelli ne assaggiarono una fetta e vennero colpiti immediatamente da un terribile mal di pancia. Offesi e umiliati, decisero di andarsene.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come ebbe raccontato ciò, il re scoppiò in una violenta risata, che risuonò per tutto il regno. Con questa risata tornarono tutte le luci e i colori e il palazzo, da cupo e grigio che era, si dipinse di ogni sfumatura possibile. «Mi avete salvato!» esclamò il re. «Dimmi, figlia mia, chi è questo abile cantastorie?» chiese rivolto alla figlia. «Lui è Nebulus. È solo grazie a lui se sono riuscita a salvarti…In realtà ci sarebbe una cosa che vorremmo chiederti padre.» rispose la principessa, un po’ intimorita. «Ditemi pure» rispose il re. «Vorrei chiedere la mano di vostra figlia» disse Nebulus. «E sia» acconsentì il re. Due giorni dopo i nostri due eroi si sposarono e vennero genti da tutto il regno per assistere al matrimonio e in tutto il regno fu gran festa. E vissero tutti felici e contenti.</span></p>


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		<title>L&#8217;anno più caldo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2025 17:52:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[2025]]></category>
		<category><![CDATA[agire]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[fattore umano]]></category>
		<category><![CDATA[lotta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 2025 è stato l'anno più caldo mai registrato, un altro record che dobbiamo cercare di fermare.</p>
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<p><span style="font-weight: 400;">Il 2025 è stato l’anno più caldo mai registrato, ma questo ormai sembra sorprendere <a href="https://www.1000-miglia.eu/agnostici-del-clima/">poco.</a> Tranne qualche eccezione questo è l’andamento degli ultimi anni, con ogni anno un nuovo “record”. Abbiamo ormai fatto l’abitudine alle notizie dei record battuti, così come per l’estate calda, o la più calda, o altri effetti dei cambiamenti climatici. Ci siamo completamente dentro, e ormai non fa più notizia se non per gli eventi estremi che sconvolgono maggiormente le nostre vite.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo nuovo record però ha fatto notizia. C’è qualcosa di nuovo, e di grave. Abbiamo superato la soglia critica degli 1.5°C. Quella soglia che gli scienziati ci dicevano di non superare, la stessa soglia sotto cui si doveva stare secondo gli accordi di Parigi firmati alla COP del 2015 in Francia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Eppure la soglia l’abbiamo superata. Il 2025 è stato il primo anno interamente sopra l’aumento della temperatura media globale di 1.5°C.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo cosa significa? Siamo ormai spacciati? Moriremo tutti? La fine del mondo è vicina?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">No.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Però la situazione è comunque grave. Ed è grave soprattutto perché la temperatura sta crescendo più velocemente di quanto avevamo previsto e perché i governi stanno agendo meno di quanto dovrebbero. I cambiamenti climatici sono sempre più violenti, le conseguenze dannose accadono sempre più frequentemente e noi continuiamo ad agire non curanti, senza mitigare le emissioni e senza adattarci ai danni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’aver raggiunto la <a href="https://ipccitalia.cmcc.it/ar6-sesto-rapporto-di-valutazione/">soglia di 1.5°C</a> non deve però farci credere di essere tutti spacciati. Come dicono spesso gli scienziati, ogni decimo di grado conta. 1.5 è grave ma è molto meno grave di 1.6, che è meno grave di 1.7 e così via. Può sembrare banale, ma non lo è. I cambiamenti climatici agiscono così e noi dobbiamo evitare che la temperatura cresca sempre di più.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">1.5 significa che dobbiamo agire in fretta. Servono azioni concrete, rapide e di dimensioni e portata ingenti. Perché se non si agisce sarà sempre peggio, ma siamo ancora in tempo per non peggiorare ulteriormente la situazione.</span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-weight: 400;">Buona lotta a tutty!</span></p>
<p> </p>
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		<title>Perché è importante leggere, ascoltare, vedere, vivere queer?</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/perche-e-importante-leggere-ascoltare-vedere-vivere-queer/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessia Arecco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2025 07:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[empatizzare]]></category>
		<category><![CDATA[eteronormativa]]></category>
		<category><![CDATA[queer]]></category>
		<category><![CDATA[vedere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come si esce dall'oscurità della cis-eteronormatività, che cosa possiamo fare a riguardo...ce lo dice Alessia in questo articolo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[


<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">E no, non intendo dire che dovremmo tutti guardare </span><i><span style="font-weight: 400;">Sex Education</span></i><span style="font-weight: 400;">, anche se può essere un buon punto di partenza per chi vuole uscire dall&#8217;oscurità della cis-eteronormatività. Ma possiamo fare molto di meglio (o quanto meno ci possiamo provare).</span></p>
<h3><i><span style="font-weight: 400;">Prima di tutto, per favorire una partecipazione attiva</span></i></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Quando si parla di &#8220;leggere/ascoltare/vedere/vivere” queer, si intende dare voce alle </span><i><span style="font-weight: 400;">persone LGBTQIA+</span></i><span style="font-weight: 400;"> (si, è noioso cercare di esseri inclusivi, ci metto 3 secondi in più a scrivere questa sigla, non so se potrò sopravvivere, aiuto) e quindi evitare di ridurre le loro esperienze attorno al fatto di appartenere alla comunità, a mere parentesi di una discussione più ampia, a semplici oggetti all&#8217;interno dei media più comuni, adatti solo a &#8220;mettere la spunta&#8221; ad uno dei personaggi da inserire all&#8217;interno di un prodotto (pseudo) artistico per essere considerati </span><i><span style="font-weight: 400;">politically correct</span></i><span style="font-weight: 400;"> e in pace con la propria coscienza (nella speranza che essa ci sia, forse sono troppo ottimista e ingenua).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">È cruciale non solo parlare </span><i><span style="font-weight: 400;">di</span></i><span style="font-weight: 400;"> loro, ma permettere alle persone trans e queer di prendere in mano la narrazione (inteso come il singolo racconto all’interno di un sistema di comunicazione), di farle passare &#8220;dall&#8217;altra parte del bancone&#8221;, permettendo loro di raccontare senza esistere solo in funzione di trame perbeniste che le riducono a strumenti didattici per chi non fa parte della comunità. Quanto ne gioveremmo a smettere di filtrare le loro voci attraverso la lente eteronormativa e cisnormativa che distorce e ovatta le loro esperienze? Quanto una più giusta e sincera rappresentazione potrebbe sbloccare menti che ora come ora non riescono ad empatizzare con una persona LGBTQIA+ ? </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non è questa la potenza della narrazione? Raccontare il mondo non solo com’è, ma anche come potrebbe essere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Quando le narrazioni vengono raccontate da chi non vive da vicino (almeno) o in prima persona, queste risultano filtrate, distorte, ridotte a caricature che perpetuano stereotipi. Un esempio lampante di questo squilibrio lo troviamo nel panel sull&#8217;aborto a </span><i><span style="font-weight: 400;">Porta a Porta</span></i><span style="font-weight: 400;">, andato in onda il 18 aprile 2024, dove </span><i><span style="font-weight: 400;">sette uomini</span></i><span style="font-weight: 400;"> discutevano di aborto. Sette uomini, a discutere di una questione che riguarda principalmente i corpi femminili. Il problema è lo stesso: una lente eteronormativa e patriarcale che continua a filtrare argomenti che non gli appartengono.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Pensiamo a cosa accadrebbe se, invece, fossero le persone queer e trans a </span><i><span style="font-weight: 400;">creare le proprie narrazioni </span></i><span style="font-weight: 400;">e a dare voce alle proprie storie. La visibilità e la rappresentazione sarebbero più rispettose delle esperienze reali di chi vive queste identità? Io credo proprio di si.</span></p>
<h3><i><span style="font-weight: 400;">La necessità di spazi dedicati e di voce autentica</span></i></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Creare e sostenere spazi queer, spazi dedicati alla comunità LGBTQIA+ è fondamentale perchè spesso, la loro voce arriva smorzata, distorta, proprio perché chi prende le scelte all’interno degli spazi di rappresentazione mainstream appartiene a una classe sociale cis e etero che non conosce queste esperienze e quindi le dipinge attraverso le proprie percezioni, altrettanto spesso, distorte.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">É importante parlare di spazi dedicati perché dobbiamo considerare la presenza strisciante di omotransfobia che si manifesta in una serie di microaggressioni a danno delle persone LGBTQIA+. Secondo i dati ISTAT del 2020-2021, </span><i><span style="font-weight: 400;">6 persone LGBTQIA+ su 10</span></i><span style="font-weight: 400;"> hanno riportato di aver subito microaggressioni sul posto di lavoro. Questo clima di ostilità rende difficile esprimere in modo sereno la propria identità, i propri pensieri, le proprie opinioni (vorrei specificare “per le persona della comunità LGBTQIA+”, ma credo sarebbe difficile per chiunque nella stessa posizione).</span></p>
<h3><i><span style="font-weight: 400;">Tentativo rivoluzionario</span></i></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">&#8220;Leggere/ascoltare/vedere/vivere” queer è un modo per sfidare il silenzio, per abbattere i pregiudizi e per creare un mondo più inclusivo, in cui ogni voce possa risuonare senza filtri o distorsioni. Non si tratta solo di consumare passivamente contenuti, ma di immergersi in storie che ampliano le nostre prospettive, mettendoci in contatto con esperienze umane che troppo spesso vengono messe al lato, permeate da ipotesi senza conferme e senza confronto.</span><span style="font-weight: 400;"><br /></span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dizionario essenziale:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;"><strong>Cis-eteronormatività</strong> = sistema sociale che presume e privilegia l&#8217;eterosessualità e l&#8217;identità di genere cisgender come norma, le identità e relazioni non eterosessuali o non cisgender sono considerate devianti o meno valide.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;"><strong>LGBTQIA+</strong> = Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer, Intersessuali, Asessuali e altre identità di genere e orientamenti sessuali. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Omotransfobia</strong> = avversione ossessiva per gli omosessuali e l’omosessualità, i transessuali e la transessualità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Queer</strong> = un termine ombrello che indica identità di genere e orientamenti sessuali non conformi alle norme eterosessuali e cisgender. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Riflessioni tratte dall’incontro: “<strong>(Re)fuse</strong> <strong>L’informazione verso il 25 novembre</strong>” presso la libreria Zalib &#8211; Centro Giovani</span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p> </p>
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		<title>Gennaio è VEGANUARY</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jan 2025 13:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[1000miglia]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[Cuneo]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[veganismo]]></category>
		<category><![CDATA[vegetariano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un mese per rispettare la nostra salute e quella degli animali</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/gennaio-e-veganuary/">Gennaio è VEGANUARY</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gennaio, primo mese dell’anno, è da sempre mese di buoni propositi e nuove abitudini per l’anno che viene.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma gennaio è anche l&#8217;occasione buona per provare a essere un po’ più vegan! Esiste infatti da anni un’iniziativa, il veganuary, che cerca di sensibilizzare le persone sull’alimentazione plant-based. Iscrivendoti alla challenge riceverai consigli e ricette che ti aiuteranno ad affrontare questa “prova” con minor stress e sbattimento.</p>
<p>Ma perché scegliere un’alimentazione, anzi uno stile di vita, vegan?</p>
<p style="text-align: justify;">In primis per gli animali! Numerose ricerche dimostrano che sono esseri senzienti capaci di provare emozioni e non oggetti da utilizzare a proprio piacimento. Hai mai visto un maialino scodinzolare e cercare attenzioni come fa un cane? O una mucca giocare a palla? Questa è la realtà nascosta dietro agli allevamenti che troppo spesso ci viene nascosta.Se scegli vegan ti ringrazia anche l’ambiente! La pratica dell’allevamento, anche quello del vicino dello zio del cugino, è altamente inquinante e impatta tantissimo sulle emissioni di gas serra e quindi sul riscaldamento globale.Infine, ma non per importanza, per te! Diete con un ridotto apporto di proteine animali sono salutari anche per il tuo organismo, qualsiasi sia la tua età. Ormai sono sempre di più le ricerche che dimostrano i benefici dello stile di vita vegan (non è una dieta e basta) e che confutano le solite bugie che vengono dette su chi adotta questo stile di vita.</p>
<p>Anche con tutti questi benefici è difficile scegliere di essere vegan, perché impariamo fin da piccoli che mangiare carne, vestirsi con la pelle, ecc&#8230; sia normale. La società ha normalizzato queste pratiche e ci insegna a vedere alcuni animali non umani come oggetti. Non è facile, quindi, fare la cosiddetta “transizione”.</p>
<p>Ma ora che sai di veganuary cosa aspetti? Che sia per gli animali, per te o per l’ambiente, gennaio è l’occasione giusta per essere aiutato in questa transizione e per non doversela cavare da solə!</p>
<p>Buon anno di amore e gentilezza &lt;3</p>
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		<title>Noi vogliamo tutto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elisa Pirrera]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2025 08:26:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[indifferenza]]></category>
		<category><![CDATA[leggere]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[lottare]]></category>
		<category><![CDATA[mettere in discussione]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[raccontare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Flavia Carlini decostruisce l'aura negativa della rabbia per incentivarci a usarla come motore delle nostre lotte. </p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/noi-vogliamo-tutto/">Noi vogliamo tutto</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[


<p style="text-align: center;"><b>Noi vogliamo tutto. Cronache da una società indifferente, F. Carlini                             </b></p>
<p style="text-align: center;"><b>La rabbia della consapevolezza</b></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Pensate che la </span><b>rabbia </b><span style="font-weight: 400;">sia un sentimento negativo? Uno di quelli da placare, controllare, dosare; che è meglio non esprimere per rimanere composti, docili.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Lo pensavo anche io, eppure, </span><a href="https://www.instagram.com/flavia.carlini/"><b>Flavia Carlini</b></a><span style="font-weight: 400;">, giovane attivista e divulgatrice politica, in </span><i><span style="font-weight: 400;">Noi vogliamo tutto</span></i><span style="font-weight: 400;">, la elogia, ne racconta la necessità e come usarla. Una rabbia che è protagonista o fine di tutti i capitoli. Quella rabbia, nata dalla </span><b>consapevolezza </b><span style="font-weight: 400;">e non dall’odio, da abbracciare ed usare per uscire dagli schemi dicotomici in cui ci troviamo piuttosto che accettarli passivamente.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">«</span><i><span style="font-weight: 400;">Ciò che leggerete è indicativo, anche se certamente non esaustivo, di un sistema di violenze in cui siamo cresciuti nella convinzione che il funzionamento della società ci prescinda e non sia direttamente influenzato dal comportamento di ognuno di noi. Questa è una menzogna</span></i><span style="font-weight: 400;">.</span><span style="font-weight: 400;">»</span></p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">Noi vogliamo tutto,</span></i><span style="font-weight: 400;"> parla di potere, privilegio, corpi, storie di donne oppresse, coraggiose, dimenticate. Si parla di numeri e statistiche che, dopo ogni capitolo, rendono ancor più gravi e concrete le parole appena lette. Carlini dà voce a chi non ne ha o a chi, seppur urlando, non viene ascoltato. Anche attraverso le sue esperienze personali, racconta le discriminazioni di genere, lavorative, mediche e come vengono giustificate e legittimate dal sistema stesso che le produce e riproduce.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Con la scorrevolezza di un romanzo e la precisione di un saggio, mostra realtà del mondo occidentale che sono nascoste, così normalizzate che non vengono più notate, a cui siamo </span><b>indifferenti </b><span style="font-weight: 400;">perché è questo l’unico mondo che conosciamo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Queste parole hanno avuto, su di me, un impatto forte, come un richiamo all’azione, come la spiegazione di qualcosa che sentivo, che sapevo esistesse ma che non avevo ben chiara. Ricordo la sensazione che ho provato mentre lo leggevo e la consapevolezza, mista ad amarezza e voglia di alzarmi e </span><b>lottare</b><span style="font-weight: 400;">, che mi ha pervasa leggendo questo libro. L’ho chiuso, una volta terminato, desiderando che tutte le persone che ho intorno potessero leggerlo per essere certa che anche loro si rendano conto della realtà, che possano </span><b>mettere in discussione</b><span style="font-weight: 400;"> le proprie certezze o convinzioni, e che agiscano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ci affidiamo alla scienza, alla storia, ma ci siamo mai chiesti </span><b>chi racconta la storia? </b><span style="font-weight: 400;">Che storia e che scienza ci vengono fornite? Ci siamo mai domandati se le nostre stesse azioni abbiano mai contribuito a rafforzare una discriminazione o uno stereotipo?                                                                </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Se ve lo siete mai chiesto, allora questo libro può darvi alcune risposte che cercate o, quantomeno, aprirvi una strada per approfondire i tanti temi che vengono proposti.  Alla fine del libro l’autrice ha raccolto una bibliografia interessantissima (e necessaria!), che ha chiamato </span><span style="font-weight: 400;">«</span><i><span style="font-weight: 400;">l’anatomia della sua rabbia</span></i><span style="font-weight: 400;">»</span><span style="font-weight: 400;"> in cui si trovano spunti da cui partire per </span><a href="https://www.1000-miglia.eu/la-mia-rabbia-ambientale/"><b>guidare </b></a><span style="font-weight: 400;">la vostra di rabbia.</span></p>
<p> </p>
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		<title>L&#8217;amore</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/lamore/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/lamore/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Cristian Lerda]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[messaggi]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia d'amore complicata di due personaggi in un paesino italiano, nell'ora di greco.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[


<p style="text-align: center;">De Amore </p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">Liceo classico di un paesino italiano. Ora di greco</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Eros</strong>: Perfetto! I prossimi bersagli sono qui. Ora, vediamo chi e come devo colpire. Il ragazzo si chiama Leonardo e la ragazza…ah, Sofia. Perfetto! Sono anche in classe insieme, questo mi semplifica parecchio il lavoro. Ecco Leonardo. Incocco. Carico. Miro. E…centro!! Ma vai, ma chi sono. Centro perfetto! Ehm…ora passiamo alla ragazza. Incocco. Carico. Miro. E…centro! Di nuovo! Centro perfetto!</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Entra Ermes di corsa</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Ermes</strong>: Eros, se hai finito di giocare, ti ricordo le Adonie ad Atene. Tua madre si infurierà se non presenzierai. D’altronde, è colpa tua se dobbiamo celebrarle.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;"><strong>Eros</strong>: Sì, ho finito. Dì a mia madre che arrivo subito.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Escono</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Sofia</strong>: Prof, ma qual è la differenza tra eros e philia? Saffo scrive dell’uno o dell’altro?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Prof</strong>: Beh, l’eros è <a href="https://www.1000-miglia.eu/armonia-damore-dasfalto-e-di-musica/">l’amore</a> erotico, di sola carne. La philia al contrario è l’amore dell’anima, l’unione dello spirito se volete. Saffo scrive in realtà per entrambi gli amori. Scrive di unioni erotiche, dell’attesa dell’amplesso; ma scrive anche di gelosia, di sofferenza dell’anima a causa dell’amore.</span></p>
<p><em><span style="font-weight: 400;">S</span></em><i><span style="font-weight: 400;">uona la campanella</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Prof</strong>: Bene, per oggi abbiamo finito. Ricordatevi la versione di domani. Se volete esercitarvi ve ne ho lasciata una di compito sul registro. A domani!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Leonardo</strong> (</span><i><span style="font-weight: 400;">avvicinatosi a Sofia</span></i><span style="font-weight: 400;">): Non ci avevo mai pensato, sai.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Sofia</strong>: A che cosa?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Leonardo</strong>: Alla differenza tra eros e amore. Anche tu sei appassionata di poesia?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Sofia</strong>: In effetti sì, soprattutto di quella d’amore. Sai, credo che la poesia riesca a trasmettere al meglio i sentimenti umani.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Sono d’accordo. Ehm…ti andrebbe più tardi di andare a mangiare un panino assieme?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: È un appuntamento?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: No…non lo so. Tu cosa vorresti che fosse?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: Va bene, accetto il panino. A più tardi allora Leo.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Ora di pranzo. Paninaro di fronte al liceo.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Allora, parlami di te. Cosa ti piace fare nel tempo libero?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: In genere scrivo. O ascolto musica. O ascolto musica mentre scrivo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Scrivi? E cosa se posso chiedere?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: Un po’ di tutto in realtà. Solitamente poesia però.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Scrivi poesia? Davvero?!? Pure io! Ti va se ce ne inviamo un paio e ci scambiamo delle opinioni?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: Sì certo! Ecco il mio numero.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Grazie. Ti posso offrire il pranzo?</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Passano i mesi. Le cose tra gli innamorati sembrano andare bene.</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong> (</span><i><span style="font-weight: 400;">scrivendo al telefono con Sofia. Sono le 14.45</span></i><span style="font-weight: 400;">): Ehi, Sofi, come va?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong> (</span><i><span style="font-weight: 400;">il telefono segna le 15</span></i><span style="font-weight: 400;">): Perché non rispondi?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong> (</span><i><span style="font-weight: 400;">sono le 15.05</span></i><span style="font-weight: 400;">): Sofi, sai che quando ti scrivo devi rispondermi subito!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong> (</span><i><span style="font-weight: 400;">il suo telefono segna le 15.05.</span></i><span style="font-weight: 400;">): Calmati, ero in doccia, scusami.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Vabbè, mi fido. Ci vediamo stasera.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: Stasera non posso, ho la cena di famiglia, lo sai.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Allora ci vediamo adesso.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: Adesso? Guarda, oggi non posso proprio, devo studiare greco.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Devi studiare? Studi da sola?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: Certo, con chi altro dovrei studiare?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Non lo so, ma se non vuoi vedermi mi viene qualche dubbio. Sicura che non ci sia nessun altro con te?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: Sì, sicura. Sei proprio fastidioso quando fai così.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Sai che non mi fido in generale. Poi non vuoi vedermi, quindi due domande me le faccio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: Non è che non ti voglio vedere, ma oggi non riesco, te l’ho già spiegato. E poi non è che dobbiamo vederci ogni giorno.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Come si chiama?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: Chi?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Quello con cui ti vedi. Se non vuoi vedermi deve per forza esserci un altro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: Ma no, te l’ho già spiegato. Se proprio devi fare così allora non scrivermi, ho di meglio da fare che stare dietro alle tue pare idiote!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Aha! Allora lo vedi che ti vedi con un altro? Come si chiama sto pezzente?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: Ma la vuoi smettere? Ti ho già detto che non c’è nessun altro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Se non c’è nessun altro allora vediamoci tra mezz’ora al parchetto solito. Altrimenti ti lascio, e chi vuoi che si metta con te? A nessuno piacciono le nerd.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: Va bene. Ci vediamo dopo.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Dopo un pomeriggio di chiacchiere al parco</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Già, hai ragione. Senti, ti va di andare a provare il sushi che ha appena aperto in Via Manzoni?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: Non posso, te l’ho detto, ho la cena di famiglia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: E annullala no? Che vuoi che sia?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: No! Sono venuti persino i cugini da Cagliari, non li vedo da una vita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Sicura che sia una cena di famiglia?</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Sofia riceve un messaggio</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Chi è? È quello con cui mi tradisci?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: Cosa? Ma mi spieghi di che diavolo parli? Sarà un messaggio dai miei che mi chiedono dove sono, è già tardi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Non ti credo, fammi vedere!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: No, non ti faccio vedere un bel niente!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Dammi qua (</span><i><span style="font-weight: 400;">prendendole il telefono di mano</span></i><span style="font-weight: 400;">)! C’è il blocco. Toglilo. Subito!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: Mi spieghi che ti prende? Ridammi il telefono.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Ti ho detto di togliere il blocco.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: NO!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong> (</span><i><span style="font-weight: 400;">tirandole uno schiaffo</span></i><span style="font-weight: 400;">): Toglilo invece. Hai visto cosa mi fai fare? È tutta solo colpa tua! Se non avessi segreti non ti avrei picchiata.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S:</strong> Ahi! Basta, è finita! Non voglio vederti mai più!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Cosa dici? Sei nulla senza di me!</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Intanto in Turchia&#8230;</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Eros</strong>: E anche questa è fatta!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Helios</strong> (</span><i><span style="font-weight: 400;">entrando di corsa</span></i><span style="font-weight: 400;">): Eros, devi tornare subito in Italia. I ragazzi che hai fatto innamorare il giorno delle Adonie di primavera non sono compatibili! Il ragazzo ha appena picchiato la ragazza! Devi farli disinnamorare, prima che la situazione degeneri! Li ho appena visti! Corri figlio di Ares, corri!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Ermes</strong>: Cosa dici Helios? Devo andare subito! Grazie per avermelo detto!</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">In Italia, tre secondi e mezzo dopo</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Eros</strong>: Eccoli! Devo separarli. Mira&#8230;tendi…scocca! Colpita! Mira…tendi…scocca! Colpito! Le frecce di disamore dovrebbero salvarli da una tragedia. Meno male che Helios mi ha avvertito.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: Senti, io non ti amo più. È da un po’ che lo penso, ma ora e sono sicura. Non posso andare avanti così. Non sei più il ragazzo gentile e cordiale che mi aveva invitata a mangiare un panino. Non ti riconosco più. È finita.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: No. Non mi puoi lasciare hai capito? Chi vuoi che ti voglia? Sei solo una sciocca ragazzina che scrive e non fa altro della sua vita. Non vuoi nemmeno scopare! Siamo fidanzati da due mesi e non ho ancora visto nulla! Che altro vuoi che ti aspetti così a lungo? Solo io posso amarti e mi stai facendo cambiare idea.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong>: Basta! Me en vado! Non ne posso più!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Aspetta! (</span><i><span style="font-weight: 400;">la trattiene per il polso</span></i><span style="font-weight: 400;">) Se tu ora te ne vai io farò una qualche sciocchezza hai capito? E sarà solo colpa tua.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong> (</span><i><span style="font-weight: 400;">un po’ intimorita dalle parole di Leonardo</span></i><span style="font-weight: 400;">): Fai quel che vuoi, non mi interessi più.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong> (</span><i><span style="font-weight: 400;">mentre Sofia si allontana</span></i><span style="font-weight: 400;">): Sei solo una strega e lo sapranno tutti! Ti pentirai delle tue scelte, te lo assicuro! Pagherai per questo!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Eros</strong> (</span><i><span style="font-weight: 400;">che si stava allontanando</span></i><span style="font-weight: 400;">): Ho un brutto presentimento, non vorrei che le frecce non avessero fatto effetto. È impossibile, ma sono tempi strani e sono stranamente preoccupato.</span></p>
<p><em><span style="font-weight: 400;">T</span></em><i><span style="font-weight: 400;">ornato indietro vede la scena</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Eros</strong>: Perché non ha funzionato? Eppure l’avevo colpito. Riprovo e…centro!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Non ti libererai mai di me brutta strega hai capito? Mai!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>E</strong>: Niente, non ha funzionato. Riprovo…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Sentirai il mio stesso dolore, hai capito? Te la farò pagare. Sai che lo farò!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>E</strong>: Non capisco. Magari ha solo bisogno di tempo per fare effetto…Devo andare intanto. Le Adonie estive sono già iniziate da un pezzo.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Olimpo, celebrazione delle Adonie</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Ermes</strong> (</span><i><span style="font-weight: 400;">avvicinatosi a un Eros visibilmente ubriaco</span></i><span style="font-weight: 400;">): Che ti succede Drago? Perché piangi?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Eros</strong>: Le mie frecce non fanno più effetto! Ricordi quei due ragazzi che ho fatto innamorare alle Adonie primaverili? Lui è diventato possessivo e ho provato a farlo disinnamorare, ma non è servito a nulla. Ho paura adesso che possa ucciderla per colpa mia e non riesco a sopportare questo dolore.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Ermes</strong>: Capisco. Ma, Eros, non è colpa tua, hai fatto tutto il possibile tu! In verità penso sia colpa degli uomini! Il loro cuore è di pietra, anzi d’oro. Ormai a loro interessa solo la ricchezza! Avevamo un mondo di Spartani e ci siamo ritrovati un mondo di Lidi. Ma verrà il giorno, te lo dico, in cui cambieranno, oh se cambieranno, e allora vedrai che le tue frecce avranno di nuovo effetto!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Eros</strong>: Sì, ma per allora lei intanto sarà una delle tante, troppe, morte per mano del fidanzato o dell’ex fidanzato. E sarà colpa mia! Come farò a convivere con questo dolore?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Ermes</strong>: Non ti preoccupare. Vedrai che troverai una soluzione. Potresti chiedere aiuto a tuo fratello Antheros per esempio.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Eros</strong>: Shi, hai proprio ragione malaka! Vado subito! Hic! </span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Eros fa per andare, ma inciampa e cade</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Ermes</strong>: Prima conviene che bevi un po’ di ambrosia. Ehi, Antheros, vieni qui un attimo!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Antheros</strong>: Ermes, fratello, mi avete chiamato?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Ermes</strong>: Sì, Eros ha un problema con le sue frecce. Pare che quelle di disamore non funzionino e una ragazza è in pericolo per questo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Antheros</strong>: Ah, capisco. Fratello ci sei? Se davvero la situazione è così critica dobbiamo partire subito!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Eros</strong>: Sì, andiamo!</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Escono</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Esterno della casa di Sofia. Entra Leonardo con un coltello</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Se non puoi essere mia, non sarai di nessun altro!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Eros</strong>: Eccolo è lì! Oh no, ha un coltello! Ti prego fratello, fa’ qualcosa!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Antheros</strong>: Tranquillo, aspetta e guarda. Miro. Tendo. Rilascio. Centro!</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Leonardo viene avvolto dalla nebbia</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Che succede? Cosa sta succedendo?</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Appaiono la dea Sofia e Psiche</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Sofia</strong>: Leonardo. Sei stato colpito dalle frecce di Eros e ti sei innamorato di una mortale che reca il mio nome. L’hai maltrattata, hai creduto di possedere un’altra anima! Sciocco mortale, non sai che le anime non possono essere possedute? Sai cos’è almeno l’amore?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong> (</span><i><span style="font-weight: 400;">farfugliando</span></i><span style="font-weight: 400;">): I-Io, no. Non lo so lo ammetto. Ho avuto paura di perderla, mi sembrava un miracolo che una ragazza come lei si fosse innamorata di me.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Sofia</strong>: Non hai giustificazioni. Sei stato stolto e crudele. Per te sarà il Tartaro!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Psiche</strong>: Aspetta Sofia! Conosciamo entrambe il potere di mio marito, sappiamo che effetto ha sugli dei. Come potrebbe un mortale sfuggire a tale potere?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Sofia</strong>: Certo Psiche, ma se ogni mortale colpito da Eros si comportasse così, la loro stirpe sarebbe estinta già da molte generazioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Psiche</strong>: Concordo con te Sofia, però non tutti sanno cos’è l’amore e lui potrebbe essere di esempio per tutti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Sofia</strong>: Hm…forse hai ragione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Che-Che succede? Sto impazzendo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Sofia</strong>: No, sei alla presenza della dea della saggezza e della dea dell’anima, stai tranquillo. Sai che cos’è l’amore?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Sì! Forse…ok, no, non lo so.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Psiche</strong>: Vedi, mio marito, Eros, colpisce i mortali con le sue frecce. Non sempre queste danno origine a un amore sano, si va per tentativi finché non si trova l’anima gemella. Di solito quando la coppia scoppia interviene e li allontana prima che le cose si…complichino.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Complichino? In che senso?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Sofia</strong>: Nel senso che lui ammazza lei.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Oh.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Psiche:</strong> Seh…sempre schietta eh Sofia?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Sofia:</strong> Sempre.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Psiche</strong>: A ogni modo. In alcuni casi, come il tuo, però le frecce del disamore non funzionano e così scoppiano le tragedie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Perché le frecce non funzionano? Non è tipo un dio?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Sofia</strong>: Sì, ma se lui è ossessionato da lei nemmeno le frecce divine hanno effetto.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Psiche</strong>: Per questo è stato necessario usare anche quelle di Antheros, il dio dell’amore corrisposto, per farti disinnamorare di Sofia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Quindi mi dite che sono diventato come uno di quei mostri che si sentono al tg?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Sofia</strong>: Già. E se non fossimo intervenuti noi avresti ucciso la tua ex.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Cosa? Non lo avrei mai fatto! L’amavo troppo!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Sofia</strong>: E allora perché quel coltello?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong> (</span><i><span style="font-weight: 400;">rendendosi conto del coltello che ha in mano</span></i><span style="font-weight: 400;">): O mio Dio! Cosa ho fatto?!? (</span><i><span style="font-weight: 400;">Scoppia a piangere</span></i><span style="font-weight: 400;">)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Psiche</strong>: Tranquillo, non è successo ancora nulla. Però devi capire che lei non ti ama più e neanche tu dovresti amarla. Non dico odiarla, ma vederla come prima delle frecce di Eros. Troverai la tua anima gemella, è il Fato di ogni mortale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong> (</span><i><span style="font-weight: 400;">singhiozzando</span></i><span style="font-weight: 400;">): Ora ho capito, grazie per il vostro intervento. Giuro che non farò mai nulla del genere. Ma ora dovrei andare a scusarmi con lei.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Sofia</strong>: Non credo sia una buona idea. Per evitare rischi ti consiglio di lasciar tutto com’è adesso. Vattene semplicemente per la tua strada.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Psiche</strong>: Se vuoi un altro consiglio aggiuntivo, vai da uno psicologo. So che sembra umiliante, ma non lo è. Voi mortali avete bisogno sempre di persone sagge che vi consiglino, e gli psicologi, di solito, sono perfetti per questo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong>: Vi ringrazio per i consigli, vi giuro che ne farò tesoro e li seguirò!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Sofia</strong>: Lo speriamo, sappi che ti terremo sempre d’occhio.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Sofia e Psiche scompaiono così come erano apparse</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong> (</span><i><span style="font-weight: 400;">come svegliatosi da un sogno</span></i><span style="font-weight: 400;">): Eh? Ma che è successo? Dove sono? Perché ho un coltello in mano? Sarà meglio che torni a casa.</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Mesi dopo&#8230;</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>S</strong> (</span><i><span style="font-weight: 400;">parlando col suo nuovo ragazzo</span></i><span style="font-weight: 400;">): Ahahah, sì hai ragione (</span><i><span style="font-weight: 400;">vede Leonardo con la sua nuova ragazza</span></i><span style="font-weight: 400;">)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>L</strong> (</span><i><span style="font-weight: 400;">parlando con la sua nuova ragazza</span></i><span style="font-weight: 400;">): Ahahah, sì è proprio vero (</span><i><span style="font-weight: 400;">vede Sofia col ragazzo</span></i><span style="font-weight: 400;">)</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">I due si scambiano uno sguardo, poi continuano a parlare col proprio partner come se nulla fosse ed escono. </span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Eros</strong> (</span><i><span style="font-weight: 400;">che ha assistito alla scena nascosto</span></i><span style="font-weight: 400;">): Pare proprio che siamo riusciti a evitare una grossa tragedia! Beh, come si dice: tutto è bene ciò che finisce bene.</span></p>
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		<title>BARBONE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Pepino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[aiutare]]></category>
		<category><![CDATA[senza tetto]]></category>
		<category><![CDATA[solitudine]]></category>
		<category><![CDATA[unità di strada]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il toccante racconto di una serata di volontariato per strada a Cuneo, un gesto semplice che può fare una piccola differenza per un senzatetto.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[


<p><span style="font-weight: 400;">“Ho finito anche le lacrime”</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Queste parole Guido (nome inventato), un senzatetto che vive per la strada a Cuneo, le ha ripetute più volte, ieri sera. Le ha ripetute quando parlava di Michele (nome inventato), uno dei suoi migliori amici, morto pochi mesi prima, anche lui in strada. Le ha ripetute parlando di altri suoi amici, che la morte ha preso con sé, alcuni anche sotto i suoi occhi. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">È stata la prima volta che sono andata a fare </span><b>Unità di strada</b><span style="font-weight: 400;">. E non sapevo che aspettarmi, se no che avremmo incontrato quelli che chiamiamo comunemente “barboni”, e avremmo offerto loro un po’ di conforto. E così è stato, se non fosse che, quando senti con le tue orecchie parole così dure e vere, allora cambia tutto. Non è più solo un sapere che a Cuneo c’è gente che non ha casa, che vive per strada. È conoscere quella gente: è conoscere Guido, che attualmente alloggia in una delle piazze di Cuneo, un po’ riparato sotto un tetto. È vedere i suoi occhi, i suoi denti tutto fuorché sani. È sentire le sue battute, perché avrà perso tante cose, ma non l’ironia. E quindi si scherza, si ascoltano le sue storie, che spesso sono molto fantasiose perché a parlare è anche (e in gran parte) l’alcool. L’alcool che ti aiuta a sconfiggere il freddo e a non pensare. Forse le due difficoltà più grandi di chi vive così. L’alcool che non manca mai tra gli averi di Guido, ma che ieri sera non sembrava parlasse troppo. Infatti Guido ci ha raccontato della sua famiglia, mescolando francese e italiano, lingue che mastica entrambe molto bene. Abbiamo così scoperto che proviene da una famiglia di artisti, e che tra di loro si è sempre trovato bene. A girare con gli artisti. E quando poi gli abbiamo chiesto se avesse bisogno di qualcosa, ci ha chiesto biancheria intima e coperte, ma non solo per lui: erano per lo più per i suoi amici. Questa solidarietà mi ha toccata nel profondo, questo pensare agli altri prima che a noi. Cosa per loro più che normale, perché chi vive in strada ha anche bisogno di avere persone fidate, a cui rivolgersi in caso di bisogno. E così ci ha detto che oggi un ragazzo gli ha portato il pranzo della mensa. E che un altro gli ha offerto le sigarette, e quindici euro. Ci ha detto che fatica a mangiare, che in questi ultimi giorni non ha mangiato quasi niente. Il suo “apparato intestinale”, come ha giustamente detto lui, fatica. Durante la notte è sempre più preda di dolori forti che, assieme al freddo invernale, gli impediscono di dormire. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Io avevo i piedi ghiacciati, nonostante le calze spesse e le scarpe da montagna. E sentire lui, che in quella condizione ci vive, tutto il giorno, tutti i giorni, magari con l’eccezione di un pasto caldo in mensa, o di due orette all’interno di un bar, mi ha fatto pensare. A quanto abbiamo tutto. A quanto ci lamentiamo appena sentiamo un po’ di freddo, appena abbiamo un po’ male allo stomaco. Appena abbiamo un po’ fame e non possiamo soddisfare questo bisogno nel giro di cinque minuti. A quando non possiamo lavarci per un giorno. A quando <a href="https://www.1000-miglia.eu/la-solitudine-di-chi-sta-benissimo/">ci sentiamo soli</a>, non ascoltati, dimenticati. Ecco, tutto questo è la vita di chi è senzatetto. La vita quotidiana, le emozioni di tutti i giorni. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Non ho potuto fare altro se non ascoltare. Gli abbiamo offerto una tisana calda, un po’ di calze spesse, che avrebbe dato a un suo amico, insieme a delle scarpe numero quarantacinque. Per lui abbiamo portato una coperta spessa. Ci ha chiesto anche lui delle scarpe, perché quelle che ha gli fanno male, e vorrebbe cambiarle. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Prima di andarcene gli abbiamo detto di non mollare. Sembrava quasi una presa in giro, dopo tutte le sofferenze che ci ha raccontato. Ma cos&#8217;altro possiamo fare se non dargli la speranza? Speranza che, parole sue, sta esaurendo. Dice che non cambierà la situazione, che non lo ascoltano, che non lo aiutano. Che il SERT non lo prende in carico, che non gli rispondono, che lui non ha più voglia.  </span><span style="font-weight: 400;">Più volte ha detto “Il mio fisico non ce la fa più, tra un po’ finisco pure io come gli altri”. E “come gli altri”, in sostanza, significa morto. Morto per strada, congelato, per infarto, o chissà per quali altri mille motivi. Come è possibile parlare così della morte? Me lo sono chiesta. E non lo so, so solo che le parole che ho sentito mi sono entrate dentro, e soprattutto la semplicità di come le diceva, come se fosse automatico. Senza paura, senza lasciare trasparire emozione, come fosse un’automatica causa-conseguenza. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Sono grata di aver avuto la possibilità di trascorrere due ore fuori questo mercoledì sera. Se penso che da anni c’è gente che ogni mercoledì si trova a fare il “giro dei senzatetto”, o in termini più giusti, a fare “unità di strada”, allora ieri sera ho fatto pochissimo. Penso inevitabilmente a quanto sono fortunata. A quanto inutile sia ogni mia lamentela, ogni mia polemica, ogni mia difficoltà, se comparata alla loro. So che non serve fare paragoni e confronti. Sicuramente però conoscere aiuta ad essere più consapevoli. E aiutare, anche solo ascoltando e chiacchierando mezz’ora una sera con uno come Elia, è sempre meglio che non fare niente. Serve a ricordare loro il loro valore, perché ne hanno, nonostante siano considerati gli ultimi della società. Queste vite umane, sono vite come la nostra. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ringrazio Christian, e Ilaria, che fanno parte ormai da anni dell’Unità di strada, che ogni mercoledì sera esce a Cuneo e fa il giro. E ogni domenica mattina, dalle sette alle nove, offre colazione ai senzatetto. Senza il loro coraggio, la tenacia, la frequenza, la voglia, nessuno si disturberebbe di provare a conoscere e trovare soluzioni a questo problema, che a Cuneo affligge un numero contenuto di persone, ma che solo a Torino interessa ottocento persone. Ottocento persone che vivono per strada. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">“C’è bisogno di silenzio, c’è bisogno di ascoltare, c’è bisogno di un motore che sia in grado di volare”, diceva una canzone di Guccini e dei Gen Rosso, non a caso intitolata <a href="https://www.youtube.com/watch?v=4g-crFyd78o">“Lavori in corso”.</a> Possiamo essere noi i protagonisti, anche se in piccolissima parte, di questi lavori, perché i senzatetto non si sentano invisibili, ultimi, la feccia della società. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Possiamo fare qualcosa, anche nel nostro piccolo, perché tutto è meglio dell’indifferenza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Tra falò sulla spiaggia e isole caraibiche da sogno: come la serie Outer Banks alimenta il nostro desiderio di estate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicolo Arciuolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2024 06:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[differenze sociali]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[netflix]]></category>
		<category><![CDATA[scoperta]]></category>
		<category><![CDATA[serie tv]]></category>
		<category><![CDATA[sole]]></category>
		<category><![CDATA[spiaggia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se non sai più cosa guardare su Netflix magari una serie estiva leggera può fare al caso tuo: segui le avventure dei ragazzi di Outer Banks.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[


<p style="text-align: justify;">Negli ultimi anni il famosissimo sito di streaming americano <em>Netflix</em> ci ha abituati a diverse serie cult, iniziando da <em>Stranger Things</em>, passando per <em>La casa di carta</em> e arrivando a <em>Rick and Morty</em> , eppure tutte queste non riescono a trasmettere la voglia di festeggiare sulla spiaggia e godersi la bella stagione come <a href="https://www.youtube.com/watch?v=uk_hFfUFXh4"><strong><em>Outer Banks</em></strong></a>, serie ideata da Josh e Jonas Pate e da Shannon Burke, che tocca diversi temi quali: l’amore adolescenziale, le differenze sociali, la ricerca di un tesoro perduto e la vendetta.</p>
<p style="text-align: justify;">La serie parla di un giovane, <strong>John B. Routledge</strong>, che insieme al suo gruppo di amici detti <strong><em>Pogues </em></strong>(termine che riprende il nome di un pesce, in inglese <em>Pogie, </em>che, come detto fin da subito proprio dal protagonista, è un tipo di animale che viene pescato molto facilmente ma che viene subito rilasciato in quanto inutile) cerca di trovare suo padre, scomparso da ormai otto mesi per cercare il tesoro presente sulla Royal Merchant, una nave affondata qualche secolo prima, per la quale ha dedicato gli studi di una vita. Nel suo cammino per riconciliarsi con <em>Big</em> John Routledge, John B. affronta innumerevoli peripezie, che lo portano anche a legarsi sentimentalmente con <strong>Sarah Cameron</strong>, figlia del ricco imprenditore Ward, e componente principale dell’altra classe sociale presente sull’isola, ovvero i <em><strong>Kooks</strong>.</em> Essi compongono la parte ricca delle Outer Banks, e ciò porta loro a disprezzare il gruppo del protagonista, dato che i Pogues sono ragazzi scapestrati e anticonformisti, i quali vivono ai limiti della legalità. L’amore tra i due è però un sentimento che trascende i limiti imposti dalla società, motivo per cui i giovani si allontanano dalla loro casa per seguire il tesoro perduto fino alle Bahamas, contando solo su loro stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Successivamente, la coppia riesce a riconciliarsi con i restanti ragazzi al fine di fronteggiare una minaccia incombente, vero motore della trama della serie. Durante le tre stagioni, divise ognuna in dieci episodi, i protagonisti viaggiano moltissimo, arrivando addirittura a isole deserte con paesaggi mozzafiato, accrescendo la nostra sete di scoprire tutte le meraviglie naturalistiche che il pianeta Terra può offrire, possibilmente in periodi in cui il clima è favorevole come in quelli estivi.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, se si vogliono visitare i paradisi terrestri dove è stata girata Outer Banks, c’è bisogno di prendere una crociera per le Barbados, cosicchè si abbia la possibilità sia di fare delle vacanze dall’altre parte del mondo e in luoghi fantastici, sia di potersi recare negli ambienti presenti nella serie, come la Cove Spring House. Oltre a ciò in diversi episodi i personaggi, soprattutto coloro che fanno parte della classe dei Krooks, organizzano vari party sulla spiaggia, durante i quali spesso ci si raduna intorno ad un falò, elemento immancabile durante un evento del genere.</p>
<p style="text-align: justify;">Per queste motivazioni, personalmente credo che Outer Banks sia una serie adatta ad un pubblico prettamente giovane, che possa aver provato sulla propria pelle quelle esperienze di amicizia, amore e condivisione di momenti significativi onnipresenti nelle diverse puntate, che possa prendere spunto dalle avventure vissute da John B. and co. per passare un’estate all’insegna del divertimento, e chissà se anche a ritrovare qualche tesoro perduto da secoli…</p>
<p> </p>
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		<title>Agathos paideuon</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristian Lerda]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2024 12:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>
		<category><![CDATA[opera]]></category>
		<category><![CDATA[roma]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scambio di battute lungo la Via Sacra di Roma all'altezza del tempio sacro di Vesta.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[


<p style="text-align: center;"><em><span style="font-weight: 400;"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Via_Sacra">Via sacra di Roma</a>, all’altezza del tempio sacro di Vesta</span></em></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Quinzio</strong>: Ave, amico! Dove ti rechi così di fretta?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Apollodoro</strong>: Ave, Quinzio. Sto andando a trovare un mio caro amico che abita presso la villa di Cesare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Quinzio</strong>: Vah! Anche io sto andando verso la villa di Cesare! Magari mentre camminiamo potresti raccontarmi com’è stata la cena ieri sera a casa del nostro imperatore…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Apollodoro</strong>: Dacché ne chiedi, penso tu abbia già ascoltato la storia, ma poiché la strada è lunga e, si sa, il parlare rende più dolce il camminare, ti dirò quel che è successo.</span></p>
<p style="text-align: center;"><i><span style="font-weight: 400;">La sera precedente, villa del divo Cesare Marco Ulpio Nerva Traiano</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Giovenale</strong>: Apollodoro? Che ci fa il direttore della Biblioteca imperiale qui?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong> Apollodoro</strong>: Ave, Giovenale, sono stato invitato dal nostro Cesare. Pare voglia cambiare precettore per i figli. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Giovenale</strong>: E avrebbe chiamato te? Se fossi io l’insegnante, Roma non avrebbe questo degrado e inoltre…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Traiano</strong>: sarebbe un deserto!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Giovenale e Apollodoro</strong>: Ave Cesare!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Traiano</strong>: Giovenale, perché non vai a discutere delle tue idee con le oche del Campidoglio? Io devo parlare in privato con il nostro amico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Giovenale</strong>: Sì, Cesare. </span><i><span style="font-weight: 400;">(Esce con aria abbattuta e umiliata)</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Traiano</strong>: Apollodoro, benvenuto. Vorrei che parlassi con il precettore dei miei figli. Temo non offra loro un sistema educativo adeguato.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Apollodoro</strong>: molto volentieri Cesare.</span></p>
<p style="text-align: center;"><i><span style="font-weight: 400;">Interno della villa di Cesare</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Traiano</strong>: Apollodoro, ti presento Primo, il maestro dei miei figli.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Apollodoro</strong>: Ave!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Primo</strong>: Ave Apollodoro, è un piacere incontrare il direttore della Biblioteca imperiale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Traiano</strong>: In verità Apollodoro è anche un grandissimo esperto di pedagogia. Mia moglie ne ha sentito parlare molto bene e mi ha convinto a invitarlo qui per discutere  dell’educazione.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Apollodoro</strong>: È per me un onore sapere che in città si parla così bene di me da avermi invitato in casa vostra, Cesare. Primo, posso chiedervi qualìè il metodo educativo che seguite?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Primo</strong>: Beh, il classico. Studio a memoria dei versi degli antichi poeti, traduzione mnemonica dall’etrusco e dal greco…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Apollodoro</strong>: Aspetta, vuoi dirmi che tutto il vostro metodo si incentra sulla memorizzazione? Ma qual è il senso di tale metodo? A cosa potrà mai servire sapere a memoria l’“Eneide” di Virgilio o l’ “Iliade” e l’ “Odissea” di Omero? Essi sono già stati scritti e copiati ad Alessandria e qui, a Roma…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Primo:</strong> Lo scopo è quello di stimolarne la creatività e la fantasia. Infatti il sapere l’ “Eneide” mostrerà loro per sempre l’abilità della poesia e li spingerà a comporre opere migliori, cosa non dubito saranno in grado di fare senza problemi, mio Cesare.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Apollodoro</strong>: Dite di voler stimolare la loro immaginazione e creatività, ma non vi rendete conto che così invece l’uccidete? Non vi rendete conto che li limitate dicendo loro di essere novelli Virgilio o Tibullo od Omero? Loro dovrebbero essere novelli sé stessi e il nostro compito dovrebbe essere quello di guidarli alla scoperta di sé stessi e del mondo che li circonda! Ditemi almeno, li fate comporre dei piccoli testi propri? E dove fate lezione?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Primo</strong>: Certo che li faccio scrivere! Tracopiano le grandi opere e poi chiedo loro un riassunto…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Apollodoro</strong>: Stai scherzando?!? E tu tracopiare testi e farne il riassunto lo chiami scrivere?!?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Primo</strong>: Beh, in realtà a volte chiedo anche di reinterpretare dei miti…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Apollodoro</strong>: No no  no, questo non è insegnare! Questo è tenere impegnati dei ragazzi e ucciderne la fantasia! Il vero metodo di insegnamento è una rivisitazione del giardino di Epicuro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Primo:</strong> Non dire idiozie! Mi sarei aspettato di meglio dal direttore della Biblioteca imperiale! Mio imperatore, perché non scaccia questo perdigiorno e ci fai godere di una buona serata senza seccatori…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Traiano</strong>: Aspetta Primo, non così velocemente. Voglio prima sentire come funziona il metodo di Apollodoro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Apollodoro</strong>: Grazie Cesare. In pratica il mio metodo funziona così: i ragazzi vengono accolti all’ingresso della Biblioteca e poi andiamo a fare una camminata per le vie dell’Urbe. Durante queste camminate osserviamo ciò che ci circonda e pongo alcune domande ai miei allievi. Una volta rientrati nella Biblioteca ascolto le loro riflessioni e li guido, in maniera il più imparziale possibile, alla soluzione. Talvolta li faccio anche scrivere, solitamente delle loro opinioni sul mondo e su argomenti che li toccano particolarmente e che abbiamo concordato insieme. Ecco cosa vuol dire docere, Primo. Guidare e indicare la strada, facendo in modo da valorizzare al massimo gli studenti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Primo:</strong> Sciocchezze da perdigiorno queste, ecco cosa sono. Mio Cesare, allontanate questo pazzo prima che…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Traiano</strong>: In realtà il metodo di Apollodoro mi affascina…Primo, è un giorno eccellente per te, sei appena stato affrancato! Apollodoro, se fosse possibile ti chiederei di venire a stare a palazzo per essere il pedagogo personale dei miei figli.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Primo</strong>: Mio Cesare non potete farmi questo, sono sempre stato un servo fedele…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Traiano</strong>: Posso e l’ho appena fatto. Ora, perché non vai a goderti la libertà appena conquistata?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Primo</strong>: Ma…Sí, mio Cesare </span><i><span style="font-weight: 400;">(esce guardando Apollodoro in cagnesco)</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Traiano</strong>: Dunque Apollodoro, sarebbe possibile averti come pedagogo?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Apollodoro</strong>: Ma certo Cesare, sarebbe un onore immenso per me.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Traiano</strong>: Ottimo, ti aspetto per domattina alle sette. Nel pomeriggio alcuni dei miei schiavi provvederanno a prelevare i tuoi beni dalla Biblioteca per portarli qui.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Apollodoro</strong>: Grazie immensamente Cesare, spero di essere all’altezza del compito.</span></p>
<p style="text-align: center;"><i><span style="font-weight: 400;">Escono tutti</span></i></p>
<p style="text-align: center;"><i><span style="font-weight: 400;">Ritorno al presente, Via Sacra di Roma, poco distante dal palazzo di Traiano</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Quinzio</strong>: Addirittura pedagogo imperiale! Ecco cosa stai andando a fare al palazzo di Cesare, altro che visitare un amico! Ciò spiega anche perché stamani ho visto Primo in una taverna, era più ubriaco di un satiro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Apollodoro</strong>: Già, poveraccio, non deve essere stato un colpo facile da sopportare, d’altronde però non era in grado di adempiere al suo incarico…</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Quinzio</strong>: Se ciò che mi hai raccontato è vero, meglio in una taverna che con i futuri Principi di <a href="https://www.1000-miglia.eu/cecilia-sala-giornalista-romana-in-afghanistan/">Roma</a>. Ora tuttavia devo salutarti. Vale amico mio et bona fortuna!</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Apollodoro</strong>: Grazie, e poi si sa: audentes Fortuna iuvat! Vale amico mio!</span></p>
<p> </p>
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