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	<title>A caccia di eventi Archives - 1000miglia</title>
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	<description>Ottimismo, informazione, svago, riflessione</description>
	<lastBuildDate>Fri, 19 Sep 2025 09:07:56 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Hai voluto la bici?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Mondino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2025 09:07:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A caccia di eventi]]></category>
		<category><![CDATA[1000miglia]]></category>
		<category><![CDATA[ciclismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Evento di Cuneo Bike Festival</p>
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<p> </p>
<p style="text-align: justify;">La bici è il primo mezzo che impariamo a guidare, o almeno per me è stato così. Mi ricordo molto bene quando giravo nel mio cortile di casa in sella ad una biciclettina blu con le rotelle, e il rumore fastidioso che facevano. Nella mia testa ho però l’immagine più vivida dei momenti passati ad imparare ad andare in bici senza le rotelle, che per me voleva dire diventare grandi. L’emozione che mi assaliva quando mio papà staccava le sue mani dal sellino e mi gridava “Pedala pedala pedala!” è qualcosa che non scorderò: un misto di paura, eccitazione, voglia di libertà ma allo stesso tempo terrore di essere lasciata da sola e di perdere il controllo…E poi, puntualmente, la caduta a terra e le ginocchia sbucciate. Però la bici mi ha insegnato che se insisti e se ci credi per davvero, poi riesci davvero a pedalare da sola, a restare in equilibrio e non voltarti indietro per cercare le mani di papà sul sellino. Crescendo ho sempre continuato a usare la bici per andare in città o per altri spostamenti brevi, e quando ho iniziato l’università a Torino è diventato il mio mezzo di trasporto per eccellenza: casa università, università casa, ogni giorno e anche più volte al giorno. La prima era una bici vecchia, una “graziella” chiamata Flavia, gentilmente imprestatami dalla zia della mia coinquilina. Poi è succeduta la bicicletta rossa regalatami alla cresima, e per tre anni sono riuscita a non farmele rubare, complice un lucchetto molto resistente che le ha protette bene, e la fortuna. La bici mi mette sicurezza, mi fa andare veloce ma allo stesso tempo mi permette di vedere tutto, le piccole cose che se vai in macchina o in treno ti perdi. La bici ti concede di fermarti subito se ne hai bisogno; se stai poco bene, se vedi qualcosa ma lo vuoi vedere meglio, se vuoi girarti meglio il pantalone della gamba destra perché si sta sporcando con la catena. E soprattutto, la bici non inquina questa aria che già è pesante e grigia. È agile, è leggera e non emette niente nell’aria (a parte l’enorme mole di Co2 che esce dalla bocca quando si stanno affrontando delle salite con le gomme a terra). Anche a Cuneo, dove abito, mi muovo spesso in bici; perciò credo che investire su questa forma di mobilità sia molto importante e intelligente, come lo è incentivare le persone a utilizzare questo mezzo. Ci sono state iniziative quali “Bike to work” e “Bike to school” che sono riuscite a sensibilizzare e a convincere più gente a muoversi sulla bici. E da cinque anni esiste un festival interamente dedicato alla bici, in tutte le sue versioni: dalla bici da corsa e quindi il ciclismo come sport per professionisti, alla citybike usata per andare a fare la spesa, e tutto quello che vi è nel mezzo. CuneoBikeFestival è il suo nome, e quest’anno ha come tema centrale le “scelte”, intese come presa di coscienza necessaria prima di passare all’azione. Il Festival non è solo una festa del ciclismo come sport, ma anche un’opportunità per parlare del ciclismo sostenibile, e della montagna come motore di innovazione. Infatti il settore del cicloturismo è in netta crescita, e ha un ruolo importantissimo nel panorama del turismo sostenibile. Il festival, come afferma anche la sindaca Patrizia Manassero, è una dichiarazione di principio ed un messaggio chiaro: Cuneo lavora per una mobilità dolce e per stili di vita sostenibili; inoltre il festival, che durerà dal 18 al 22 settembre, rientra nella settimana europea della mobilità sostenibile, per cui saremo uniti anche con tutti gli altri paesi nel confronto, nell’azione e nel dibattito su questi temi centrali. Ci saranno ospiti importanti che condivideranno con il pubblico le loro esperienze e le loro idee: Paolo Bettini, ex ciclista professionista, alle ore 21 di sabato 20 al Cinema Monviso; Frank Lotta, dj, videomaker e viaggiatore lento, alle ore 21 di venerdì 19, sempre al Monviso; questi sono solo due dei tanti ospiti che il Festival accoglierà, e raccontano due tipi molto diversi di andare in bici: il primo è stato un atleta, ha gareggiato, ha vinto e ha perso, sperimentando lo sport a livelli professionali. Il secondo ha viaggiato lentamente, lo ha raccontato e scritto in un libro e continua a farlo in radio. Oltre agli incontri con gli ospiti sono organizzate molte uscite per bambini, ragazzi e adulti intorno alla città, esperienze che uniscono la ricchezza della nostra enogastronomia, la bellezza della natura che ci circonda e il professionismo delle guide e degli organizzatori. è un festival a 360 gradi perché la bici è a portata di tutte e tutti: si può pedalare ma anche essere passeggeri, e godere della sua lentezza e bellezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Per maggiori informazioni sul festival, sul programma e su tutti i suoi appuntamenti: <a href="https://cuneobikefestival.it">https://cuneobikefestival.it</a></p>
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		<title>DANZARE I QUATTRO ELEMENTI PER RICONNETTERCI CON NOI STESSI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristian Lerda]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2025 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A caccia di eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Cuneo]]></category>
		<category><![CDATA[danza]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
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		<category><![CDATA[stress]]></category>
		<category><![CDATA[terapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ballare libera i pensieri, ci riconnette con noi stessi e con il nostro corpo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[


<p>Ballare, ai giorni nostri e nel mondo dei giovani, significa prima di tutto andare in discoteca, di notte, muovendosi al ritmo di musica. Oppure frequentare un corso di danza, hip-hop, balli occitani, tango argentino, e chi più ne ha più ne metta. Si distingue chi “è capace a ballare” e chi “non ha il senso del ritmo, non è capace”, come se fosse una dote di pochi eletti che sanno muoversi con la musica. </p>



<p class="has-text-align-justify">Penso in realtà che ballare, come cantare, suonare e qualsiasi altra azione che abbia a che fare con la musica e, più in generale, con l’arte, sia una caratteristica intrinseca all’essere umano. La musica è qualcosa che esiste in ognuno di noi e ognuno ha un modo diverso di intenderla perché rappresenta qualcosa che si sente dentro in modo del tutto unico.&nbsp;</p>



<div class="wp-block-group is-vertical is-layout-flex wp-container-core-group-is-layout-8cf370e7 wp-block-group-is-layout-flex">
<p>Aprirsi e connettersi alle forze naturali è indispensabile per una vita integra e totale. Noi donne e uomini moderni siamo mossi dalla fretta, dal bisogno di fare ed essere performanti, sempre più lontani dal nostro &#8220;sentire&#8221;. Con il tempo ci siamo separati dai ritmi della vita naturale ed abbiamo bloccato in noi molte energie vitali che ci appartengono per diritto di nascita.&nbsp;</p>



<p>Partendo da questi presupposti, voglio raccontarvi come la danza, il ballo, il movimento, mi abbiano aiutato ad andare più in profondità dentro me stessa. Mi hanno permesso di esplorare meglio le connessioni con la natura e col mondo concreto che mi circonda, per vivere nel presente e non nella mia testa, o nel mondo digitale di cellulari e pc.&nbsp;</p>
</div>



<p>Ogni elemento della natura offre qualità e strumenti unici per navigare nella complessità del nostro mondo interiore. Attraverso questa danza consapevole impariamo a gestire le emozioni, ad onorarle e abbracciarle come parti integranti della nostra esperienza quotidiana. Ogni elemento si riflette in noi in maniera differente: danzando possiamo percepire quale ci veste meglio, quale invece è distante da noi, quale fatichiamo a capire, così da avere l’opportunità di ricalibrarci e rifare il pieno di energie.&nbsp;</p>



<p>Ci siamo trovati una sera in una grande sala, con il pavimento in legno e una stufa che ha reso l’ambiente caldo e accogliente. Eravamo circa dieci-quindici ragazze e ragazzi giovani, più la “maestra”: colei che ci avrebbe guidato in questa “onda danzante”. Siamo partiti con “<strong>kundalini</strong>”, lo scuotimento. Ad occhi chiusi, con una musica tribale e le ginocchia semi piegate tutto il corpo ha iniziato a “scrollare”, come se dovesse togliersi di dosso quello che non voleva, tutti i pensieri, tutte le preoccupazioni, tutte le pesantezze. Scrollare braccia, gambe, testa, scuotere i capelli, la schiena che scende, i piedi ben ancorati a terra fa bene al corpo per sciogliere le tensioni, come anche trovarsi in quel momento lì, esattamente lì, presenti a noi e agli altri.&nbsp;</p>



<p>Abbiamo iniziato poi l’onda con il primo elemento: la <strong>terra</strong>. Danzare questo elemento evoca la compattezza e la solidità che troviamo dentro di noi, nel nostro scheletro e nei nostri muscoli.&nbsp;</p>



<p>Dopo la terra è venuta l’<strong>acqua</strong>: noi osserviamo il suo fluire in natura ma anche dentro di noi, nei cambiamenti emotivi, nella capacità di lasciar andare morbidamente e con gentilezza.&nbsp;</p>



<p>Terzo elemento è quello del <strong>fuoco</strong>. La forza e la chiarezza dell&#8217;elemento portano in sé la qualità della trasformazione e si manifestano in noi nel plesso solare. Il fuoco è calore ed energia vitale. Ultima l’impalpabilità dell&#8217;<strong>aria</strong>, che sentiamo sulla nostra pelle fuori di noi, ma che possiamo percepire dentro come respiro; essa crea spazi sempre più ampi, leggerezza ed infinite possibilità creative.&nbsp;</p>



<p>Una serata per ricollegarci con il nostro vero io, per lasciare da parte qualunque altro pensiero, e sentire nel profondo la nostra anima nella sua semplicità. Consiglio questa esperienza a chiunque, perché io ne ho percepito i benefici sin da subito, e credo che sia un’attività che, al mondo d’oggi, possa davvero servire a tutti.&nbsp;</p>



<p>Per informazioni riguardo le prossime “Onde danzanti”, o per avere dei chiarimenti, o semplicemente per capire un po’ di più, contatta il numero dell’organizzatrice!&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-justify">Pinuccia Alladio, MusicArTerapeuta nella globalità dei linguaggi: 3403328039</p>





<p></p>



<p></p>
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		<title>Poetry Slam alla Birrovia!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristian Lerda]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2025 13:42:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A caccia di eventi]]></category>
		<category><![CDATA[1000miglia]]></category>
		<category><![CDATA[Birrovia Cuneo]]></category>
		<category><![CDATA[Cuneo]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Poetry Slam]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Appuntamento in Birrovia per una serata di Poetry Slam!</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">Il <strong>31 gennaio</strong> si terrà presso i locali della <strong>Birrovia</strong> la <a href="https://www.1000-miglia.eu/arriva-il-poetry-slam-a-cuneo/"><strong>terza edizione cuneese del Poetry Slam</strong></a>. Questa terza edizione presenta però una particolarità rispetto alle precedenti: i concorrenti saranno infatti tutti studenti delle scuole superiori della città di Cuneo. Questa edizione si propone infatti come primo evento del festival <strong>Poeticôni</strong>, il primo festival cuneese della poesia, che si terrà dal 31 gennaio al 2 febbraio. Prima di parlare di come assistere a questa terza edizione, è forse il caso di chiarire cosa sia un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Poetry_slam">Poetry Slam</a>. Non so se voi, gentili lettori, abbiate mai sentito parlare degli antichi agoni poetici organizzati nelle grandi città greche. Se la risposta è affermativa, saprete allora che cos’è in parte un Poetry Slam. In caso contrario, non preoccupatevi, ora ve lo spiego.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Poetry Slam consiste in una “competizione”, termine che alla maggior parte degli <em>slammer</em>, i poeti che partecipano a questa “competizione”, non piace affatto. Dobbiamo infatti pensare a questa competizione ricordando la sua etimologia: cum (insieme, con) + petere (andare verso). Dunque in questo caso la competizione è un procedere insieme di <em>slammers </em>e <em>slammers</em>, <em>slammers </em>e pubblico. Compresa la tipologia di competizione, per cui al vincitore è comunque destinato un premio – la parte meno importante – dobbiamo ora passare al suo svolgimento. Per prima cosa viene stabilita una giuria di cinque persone prese casualmente dal pubblico con il compito di giudicare il primo giro di esibizioni, compito mantenuto anche dal resto del pubblico, il quale può esprimere la propria approvazione alle votazioni della giuria o il proprio dissenso. La giuria assegnerà, al termine di ciascuna esibizione un voto da uno a dieci. Può anche assegnare punti decimali come 6,36 o 8,46. Una volta terminate le votazioni si eliminano il voto più alto e quello più basso, mantenendo gli altri tre che si sommano e formano il voto dello <em>slammer</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Passiamo ora allo svolgimento dell’esibizione. La presentatrice, in questo caso l’espertissima, verrebbe da dire veterana del Poetry Slam, <strong>Francesca Saladino</strong>, presenta il primo concorrente. Questo, salito sul palco, darà una piccola introduzione della sua poesia e, una volta detto “Slam!”, inizierà la sua performance, la quale non potrà essere eseguita con l’ausilio di oggetti di scena. Terminata questa, la giuria darà il suo verdetto e lo stesso farà il pubblico. Una volta che l’intera giuria ha espresso il suo voto, il notaio, per l’occasione Riccardo Meynardi, sommerà il punteggio senza tenere conto del voto più alto e di quello più basso. Si procede come detto finché tutti i partecipanti non hanno interpretato la loro poesia. Poi, la giuria viene sciolta e se ne forma un’altra, sempre di cinque membri scelti casualmente. I poeti procedono dunque con l’interpretazione della loro seconda poesia. Quando il notaio ha segnato tutti i punteggi si procedono a eventuali, e rari, spareggi, i quali avvengono come per ogni altra competizione simile. In caso in cui non ci sia necessità di spareggi, si procede alla finale. Per l’occasione viene composta una terza giuria con lo stesso compito di quelle precedenti. Terminate le due performances, la giuria stabilisce un vincitore.<br /><br /></p>
<p style="text-align: justify;">Se vi ho incuriosito, come spero, sappiate che il <strong>31 gennaio dalle ore 20</strong> potrete essere parte del pubblico prenotando un tavolo alla Birrovia e chiedendo esplicitamente della sala con il palco. Per chi fosse interessato la serata proseguirà poi con un’esibizione, a partire dalle 21.30, del tre volte campione italiano di Poetry Slam Simone Savogin, che porterà i suoi pezzi sul palco e racconterà la storia del Poetry Slam in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi aspettiamo numerosi!</p>
<p style="text-align: justify;">Per saperne di più: <a href="https://www.instagram.com/_poppoetry_/">https://www.instagram.com/_poppoetry_/</a> </p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/poetry-slam-alla-birrovia/">Poetry Slam alla Birrovia!</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
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		<title>POETRY SLAM A CUNEO!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristian Lerda]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Nov 2024 10:09:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A caccia di eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Birrovia]]></category>
		<category><![CDATA[competizione]]></category>
		<category><![CDATA[Cuneo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Poetry Slam]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Partecipa al prossimo Poetry Slam di Cuneo, vi aspettiamo in Birrovia il 28 novembre alle 21!</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/poetry-slam-a-cuneo/">POETRY SLAM A CUNEO!</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[


<p style="text-align: justify;">Il <strong>28 novembre</strong> si terrà presso i locali della <strong>Birrovia</strong> la <a href="https://www.1000-miglia.eu/arriva-il-poetry-slam-a-cuneo/"><strong>seconda edizione cuneese del Poetry Slam</strong></a>. Prima di parlare di come assistere a questa seconda edizione, è forse il caso di chiarire cosa sia un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Poetry_slam">Poetry Slam</a>. Non so se voi, gentili lettori, abbiate mai sentito parlare degli antichi agoni poetici organizzati nelle grandi città greche. Se la risposta è affermativa, saprete allora che cos’è in parte un Poetry Slam. In caso contrario, non preoccupatevi, ora ve lo spiego.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Poetry Slam consiste in una “competizione”, termine che alla maggior parte degli <em>slammer</em>, i poeti che partecipano a questa “competizione”, non piace affatto. Dobbiamo infatti pensare a questa competizione ricordando la sua etimologia: cum (insieme, con) + petere (andare verso). Dunque in questo caso la competizione è un procedere insieme di <em>slammers </em>e <em>slammers</em>, <em>slammers </em>e pubblico. Compresa la tipologia di competizione, per cui al vincitore è comunque destinato un premio – la parte meno importante – dobbiamo ora passare al suo svolgimento. Per prima cosa viene stabilita una giuria di cinque persone prese casualmente dal pubblico con il compito di giudicare il primo giro di esibizioni, compito mantenuto anche dal resto del pubblico, il quale può esprimere la propria approvazione alle votazioni della giuria o il proprio dissenso. La giuria assegnerà, al termine di ciascuna esibizione un voto da uno a dieci. Può anche assegnare punti decimali come 6,36 o 8,46. Una volta terminate le votazioni si eliminano il voto più alto e quello più basso, mantenendo gli altri tre che si sommano e formano il voto dello <em>slammer</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Passiamo ora allo svolgimento dell’esibizione. La presentatrice, in questo caso l’espertissima, verrebbe da dire veterana del Poetry Slam, <strong>Francesca Saladino</strong>, presenta il primo concorrente. Questo, salito sul palco, darà una piccola introduzione della sua poesia e, una volta detto “Slam!”, inizierà la sua performance, la quale non potrà essere eseguita con l’ausilio di oggetti di scena. Terminata questa, la giuria darà il suo verdetto e lo stesso farà il pubblico. Una volta che l’intera giuria ha espresso il suo voto, il notaio, per l’occasione Riccardo Meynardi, sommerà il punteggio senza tenere conto del voto più alto e di quello più basso. Si procede come detto finché tutti i partecipanti non hanno interpretato la loro poesia. Poi, la giuria viene sciolta e se ne forma un’altra, sempre di cinque membri scelti casualmente. I poeti procedono dunque con l’interpretazione della loro seconda poesia. Quando il notaio ha segnato tutti i punteggi si procedono a eventuali, e rari, spareggi, i quali avvengono come per ogni altra competizione simile. In caso in cui non ci sia necessità di spareggi, si procede alla finale. Per l’occasione viene composta una terza giuria con lo stesso compito di quelle precedenti. Terminate le due performances, la giuria stabilisce un vincitore. <br /><br /></p>
<p>Se vi ho incuriosito, come spero, sappiate che il <strong>28 novembre dalle ore 21</strong> potrete essere parte del pubblico prenotando un tavolo alla Birrovia e chiedendo esplicitamente della sala con il palco.</p>
<p>Vi aspettiamo numerosi!</p>
<p>Per saperne di più: <a href="https://www.instagram.com/_poppoetry_/">https://www.instagram.com/_poppoetry_/</a> </p>
<p> </p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/poetry-slam-a-cuneo/">POETRY SLAM A CUNEO!</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
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		<title>ABBI DUBBI</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/abbi-dubbi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Annalisa Pepino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2024 06:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A caccia di eventi]]></category>
		<category><![CDATA[canzone]]></category>
		<category><![CDATA[circo]]></category>
		<category><![CDATA[corpi]]></category>
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		<category><![CDATA[spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[stereotipi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno spettacolo di circo diverso che mette in scena il mettere in dubbio le cose con un tocco d'ironia che caratterizza la compagnia "Treggì"</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/abbi-dubbi/">ABBI DUBBI</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[


<p style="text-align: center;"><span style="font-weight: 400;">Della <strong>compagnia di circo “Treggì”</strong> della scuola <em>“Fuma che n’duma”</em></span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-weight: 400;">Abbi dubbi! Spesso associamo l’essere indecisi, il non saper compiere una scelta, ad una debolezza. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;"><strong><em>Abbi dubbi</em></strong> è il titolo di uno spettacolo di circo, che poi, di solo circo proprio non è, ma è anche un invito per chiunque stia leggendo queste parole, me compresa. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Chi non è determinato, chi non è sicuro di ogni sua decisione, chi, dopo una domanda, resta lì, titubante, a pensare ad una possibile risposta, è qualcuno che probabilmente giudicheremmo come insicuro. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ma spesso e volentieri, siamo noi stessi che non ci diamo la possibilità di avere dubbi. Ci lasciamo trasportare dall’idea del “si è sempre fatto così”, senza mettere in dubbio il modo in cui trascorriamo la nostra esistenza. Perché, se vissuta così, forse è proprio un trascorrere la vita, non un viverla. Nella quotidianità andiamo avanti col pilota automatico. Siamo convinti di essere sempre noi ad avere ragione, sicuri in ogni nostra scelta, e non mettiamo più in dubbio nulla. O forse, semplicemente, è molto più comodo non mettere in dubbio nulla, e continuare come si è sempre fatto. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Ma è anche la società in cui viviamo ad assumere questo atteggiamento. E questo è un messaggio chiarissimo che ci urlano i protagonisti di questo spettacolo. Siamo abituati ad assumere per vero tutto quello che ci è stato insegnato, tutto quello che la tradizione, ogni giorno, ci tramanda. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“<em>Sei una sposa… devi trovare l’abito perfetto. Sei una segretaria… è meglio che tu abbia i tacchi.</em> </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><em>Sei un imprenditore… devi mettere giacca e cravatta”</em>. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Queste alcune delle parole di uno dei momenti in cui gli artisti fanno sentire la loro voce, che ci portano a pensare: ma noi, davvero, cosa vogliamo? Io, sotto tutto, nonostante tutto quello che mi dice la società, mia mamma, il mio fidanzato, la mia comunità, i miei professori: io, cosa voglio? Che scelta faccio? </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Tutto parte in chiave ironica, fil rouge di molti spettacoli della compagnia, l’ironia, e in ciò che porta in scena: il “dubbio amletico”: a maggio, la sera a cena con gli amici, prendo la giacca o no? Il dubbio, che può apparire superficiale, dà la possibilità di introdurci in quello che i ragazzi hanno elaborato nei mesi di preparazione dello spettacolo, e in ciò che vogliono esprimere. Ogni scelta, piccola o grande che sia, fa parte di <a href="https://www.1000-miglia.eu/le-particelle-elementari/">noi</a>, fa parte della nostra storia. È una grande responsabilità! Ci identifica, fa capire chi siamo, e ci rende unici. Nessuno ha fatto tutte le scelte che abbiamo fatto noi, fino a questo momento della nostra vita.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Lo spettacolo non è un susseguirsi di numeri ed esibizioni, come un comune spettacolo di circo. È molto di più. È la storia di adolescenti, dai quattordici ai diciannove anni, che si sono messi in dubbio. Che si sono chiesti, ciascuno, quale fossero le scelte più difficili. Quali sono, ogni giorno, le difficoltà da affrontare. Senza giudizio, senza definirle piccole o grandi, perché è troppo soggettivo e dipende da persona a persona. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">È la storia, urlata, cantata, danzata, narrata. È la storia raccontata in alto, sul trapezio (in cinque), o in aria, sui tessuti. È la storia di quando sei da solo e nessuno ti ascolta. È la storia di chi non ha paura di lasciarsi cadere nel vuoto, magari perché non ha altra possibilità. È la storia di chi ha bisogno degli altri per vivere. Di chi, in fondo, solo non è mai. È una storia di fiducia, di chi regge qualcuno sulle proprie spalle (letteralmente e non), perché riesca a stare in piedi. È la storia di chi è costretto per tutta la vita a sottostare alle scelte degli altri, fino ad un certo punto in cui no. In cui si chiede cosa vuole davvero, in cui ha dubbi. In cui si ribella, in cui scopre sé stess* e allora, improvvisamente, tutto inizia ad essere colorato, tutto inizia ad avere senso. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">È una storia scritta, pensata, interpretata e raccontata interamente da venti ragazze e ragazzi, diversi tra loro ma che si muovono assieme. Che ci dicono in faccia che si, è necessario avere dubbi, sempre. Che chi non ha dubbi non vive davvero. Chi non si mette in discussione. Chi non fallisce mai, chi sembra sempre far tutto giusto, ha già perso in partenza. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Non è una debolezza mettersi in discussione, è la più grande forma di crescita personale che ognuno può provare. È la dimostrazione del nostro essere vivi, umani e, come tali, fallibili. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;"> I corpi sono immobili, alle volte. Più spesso, in posizioni scomode, con i muscoli tesi per lo sforzo di lanciarsi in aria, o di sostenersi con la sola forza delle braccia. Sono corpi scattanti, vivi, liberi, forti e deboli insieme, potenti e dolci, corpi giovani e pieni di energia, instancabili. Sono corpi in cui si legge tutto quello che siamo noi, e cioè un mucchio di incertezze. Perché solo così possiamo scoprire chi siamo davvero, solo essendo elastici mentalmente. Senza alcuna rigidità, senza alcuna cosa data per certa, per scontata. Ponendoci in una condizione di dubbio continuo. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Abbi dubbi, allora, è l’augurio che faccio ad ognuno di noi. E se ancora avete dei dubbi (il che è positivo, a questo punto!), lascio che siano le parole che arrivano direttamente dalla canzone scritta per lo spettacolo, e che gli dà anche il titolo: </span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Abbi Dubbi </strong><span style="font-weight: 400;">di Angelica</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">abbi dubbi quando il sole scompare</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">abbi dubbi quando sai già di esitare</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">abbi dubbi quando vedi un cambiamento da affrontare </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">abbi dubbi quando pensi di lasciare stare</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">abbi dubbi se il tempo non ti aspetta</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">abbi dubbi quando esprimi una certezza</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">abbi dubbi quando pensi di essere imperfetta</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">abbi dubbi quando senti una promessa eterna</span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-weight: 400;">scelte come note in un tempo senza fine</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">questo cammino incerto mi rende un po’ più vile</span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-weight: 400;">scegliamo il destino a passi leggeri </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">le piccole scelte, i nostri pensieri</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">ma dietro le semplici cose</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">si creano le nostre storie</span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-weight: 400;">abbi dubbi quando non sai come amare</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">abbi dubbi quando non ti puoi fidare</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">abbi dubbi quando pensi di essere banale</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">abbi dubbi quando premi troppo quel pedale</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">abbi dubbi quando doni una carezza</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">abbi dubbi quando corri troppo in fretta</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">abbi dubbi quando scegli tra sinistra e destra </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">abbi dubbi quando avanzi verso la tempesta</span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-weight: 400;">scelte come note in un tempo senza fine</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">questo cammino incerto mi rende un po’ sottile </span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-weight: 400;">scegliamo il destino a passi leggeri </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">le piccole scelte, i nostri pensieri</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">ma dietro le semplici cose</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">si creano le nostre storie</span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-weight: 400;">tra il chiarore dell’alba e il buio della sera</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">la melodia della scelta sempre contesa</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">dubbi si dissolvono come una candela </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">ad ogni passo incerto sto una vita intera</span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-weight: 400;">Prossima replica: <strong>martedì 9 luglio</strong>, alle ore <strong>21,30</strong> al <strong>Tendone di Savigliano</strong> (</span><span style="font-weight: 400;">Via Snos 9, Savigliano)</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per info: </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span><a href="https://fumachenduma.it"><span style="font-weight: 400;">https://fumachenduma.it</span></a></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Instagram: @fumachenduma</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Instagram della compagnia: @treggì</span></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/abbi-dubbi/">ABBI DUBBI</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
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		<title>Arriva il POETRY SLAM a Cuneo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristian Lerda]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2024 10:55:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A caccia di eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Cuneo]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Poetry Slam]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arriva a Cuneo il primo Poetry Slam: una gara di performance di poesie inedite. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[


<p style="text-align: justify;">Avete mai sentito parlare di quei poeti che nell’antichità erano soliti cantare e presentare le proprie poesie davanti a un pubblico? Beh, a Cuneo ci sarà un evento per cui potrete assistere a qualcosa di molto simile. Infatti il <strong>18 aprile</strong>, presso i locali della <strong>Birrovia </strong>alle <strong>21.30</strong> si terrà il primo Poetry Slam della città di Cuneo, ossia il <strong><em>Versala Poetry Slam</em></strong>, organizzato dalla scrittrice e poetessa Francesca Saladino, che ha già avuto modo di organizzare eventi simili in Campania.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma che cos’è un Poetry Slam?</p>
<p style="text-align: justify;">Un Poetry Slam è un evento grazie al quale chiunque lo desideri può presentare, tramite delle performance, le proprie <a href="https://www.1000-miglia.eu/cool_timeline/afrowomenpoetry/">poesie</a>. Essendo caratterizzato da più performance questo evento riesce facilmente a creare un ambiente ricco di creatività e favorevole all&#8217;aggregazione.  Questo grazie anche al divertimento non solo del pubblico, ma anche degli stessi poeti.</p>
<p>Ruolo centrale lo avrà anche il pubblico, che potrà votare il propriə poetə preferitə! Che aspetti? </p>
<p>Per maggiori informazioni visita il sito: <a href="https://www.facebook.com/share/NbTpeac5HnZwnVVS/">https://www.facebook.com/share/NbTpeac5HnZwnVVS/</a></p>
<p>Ci vediamo lì ad ascoltare poesie inedite! (o a recitarle, chi lo può dire)</p>
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		<title>Intervista alla Macabra Moka, in live il 9 luglio alla Birrovia</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/intervista-alla-makabra-moka-in-live-il-9-luglio-alla-birrovia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Silvestri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jul 2021 12:57:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A caccia di eventi]]></category>
		<category><![CDATA[9 luglio 2021]]></category>
		<category><![CDATA[Birrovia Cuneo]]></category>
		<category><![CDATA[makabra moka]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intervistiamo la band rock underground cuneese Makabra Moka, pronta a ripartire con un live venerdì 9 luglio alla Birrovia di Cuneo </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;">Tornano i live e torna a esibirsi <em>La Macabra Moka</em>, band rock underground cuneese dai testi e dalle sonorità mai banali. Come riporta il nome della band, ascoltare la loro musica è come bere un caffè da un amico, ma con una voce in testa cinica e fatalista che ti ricorda il lato ruvido e macabro della vita. Lo stesso pezzo da una parte può strapparti un sorriso, dall’altra farti salire un brivido lungo la schiena.</p>
<p style="text-align: justify;"> Ho avuto l’occasione di intervistare il gruppo prima del live <em>La Macabra Moka se la canta e se la suona </em>del 9 luglio alla Birrovia di Cuneo, dove i ragazzi si esibiranno ripercorrendo i loro ormai undici anni di attività insieme e proponendo le loro canzoni in versione acustica. Per chi non potrà esserci al live, molto interessante anche il progetto di registrazione della band, documentato attraverso video che si possono trovare su Youtube, il primo dal titolo <em>30 anni e non sentirli</em>.</p>
<p><strong>Per chi ancora non vi conosce, ci raccontate cos’è e come nasce <em>La Macabra Moka</em>?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La Macabra Moka</em> è una band rock underground di Cuneo nata nel 2010 dalle ceneri di un precedente gruppo chiamato <em>Elia &amp; Moka Cukka</em>. I componenti sono Elia Dadone (batteria), Fabio Serale (chitarra elettrica), Stefano Dessì (chitarra elettrica) e Pietro Parola (voce, e dal 2019 basso elettrico e voce). Il gruppo è nato come progetto parallelo dato che ai tempi tutti i membri avevano già una band; questo ha fatto sì che la prima demo (uscita nel 2011) fosse molto versatile e comprendesse diversi generi. Con quella demo la band ha cominciato a suonare dal vivo nelle province di Cuneo e Torino, partecipando a diversi concorsi e vincendoli (<em>Aclinfestival Rock, Suoni Emergenti, Tracce sonore</em>). Nel momento in cui tutti gli altri progetti sono terminati, il gruppo ha scelto una direzione ben precisa che ha portato a una sonorità stoner con attitudine hardcore;  il primo album <em>Ammazzacaffè </em>uscito nel 2013 testimonia questa scelta. Dopo questo disco la band ha cominciato a suonare fuori dal Piemonte, sfruttando soprattutto il giro dei centri sociali. Nel 2017 è poi uscito il secondo album, <em>Tubo Catodico</em>, che ha mantenuto le sonorità del primo disco ma è frutto di un gusto un po&#8217; più vario maturato negli anni, con il risultato di pezzi più distinti l’uno dall’altro. In parallelo a questo, la band ha proposto anche un’attività dal vivo in acustico che ha portato a un mini album live nel 2011 e una mini tournèe tra il 2018 e il 2019.</p>
<p> </p>
<p><strong>Quali sono le influenze più importanti per il vostro stile musicale?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si parte dal rock degli anni ‘90 e 2000 (<em>Nirvana, Foo Fighters, The Smashing Pumpinks, Queens of the Stone Age, Truckfighters, Biffy Clyro, Marlene Kuntz, Il Teatro degli Orrori</em>&#8230;) con ulteriori forti influenze provenienti dai gruppi che la band seguiva a livello territoriale (grazie a locali come il Nuvolari di Cuneo, il Ratatoj di Saluzzo e il Cinema Vekkio di Alba): i <em>Cani Sciorrì</em>, gli <em>Slaiver</em>, i <em>Fuh</em> e di conseguenza tutti quelli della scena della <em>Canalese Noise</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p><strong>Lo scorso anno avete compiuto dieci anni come band: dal 2010 quanto siete cambiati e vi siete evoluti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per molti anni il gruppo ha avuto due chitarre elettriche, la batteria e la voce: il basso non c’era e veniva registrato solo nei dischi mentre nei live una delle due chitarre veniva “sdoppiata” in un amplificatore da basso per sopperire alla sua mancanza. Nell’ultimo periodo invece si è deciso di inserire il basso ma facendolo suonare al cantante, in modo da non snaturare l’equilibrio del gruppo. Negli anni ci sono stati diversi cambiamenti anche dal punto di vista del suono: all’inizio il fatto di non avere il basso ha portato a un “droppaggio” delle chitarre che ha contraddistinto il suono avvicinandolo alle sonorità stoner e indirizzandolo verso l’hardcore. Con il passare del tempo invece, pur mantenendo simili sonorità, si è passati da tempi semplici a tempi composti, uscendo dalla mentalità del “suono dritto”. Anche i testi negli anni hanno avuto delle evoluzioni: all’inizio avevano una componente di contestazione e di rabbia mista alla demenzialità, e man mano sono diventati più intimi ma al tempo stesso provocatori. E mentre all’inizio non si sentiva il bisogno di creare ritornelli con il tempo si è scelto invece di inserirli, dando alle canzoni una struttura un po&#8217; più classica.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p>C<strong>ome nasce un vostro pezzo? C’è un processo creativo che si ripete o è ogni volta un’avventura nuova?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Di solito si parte da dei riff di chitarra proposti da Fabio o Stefano, si elaborano con la batteria e si cerca di dare forma alla canzone; spesso l’idea di partenza viene poi stravolta grazie alla partecipazione degli altri. A quel punto Pietro inventa una melodia per la voce utilizzando quello che viene chiamato “l’inglese falso” e di lì a poco crea quello che è il vero e proprio testo.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima dell’ingresso del basso, la parte di questo strumento veniva studiata successivamente, mentre con la sua entrata il basso ha cominciato a far parte direttamente del processo di creazione durante le prove. A differenza poi dei primi anni, quando il pezzo veniva creato per essere registrato, con il tempo il gruppo ha cominciato a fare quelle che si chiamano “fasi di pre-produzione”, che hanno fatto la differenza per quanto riguarda gli arrangiamenti e i cori.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando  invece il gruppo decide di convertire i pezzi in acustico, le canzoni vengono destrutturate completamente sia nei ritmi che nella melodia, creando di fatto delle nuove canzoni, dove solo il testo rimane identico anche se viene cantato in maniera diversa.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p><strong>Dove e quando possiamo venire a sentirvi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Venerdì 9 luglio suoneremo alla Birrovia di Cuneo, dove con Alessandro Cherry Cerato (presentatore e disturbatore) ripercorreremo i nostri anni di attività e dove suoneremo le canzoni in versione acustica. Per quanto riguarda l’elettrico, considerando che i nostri concerti sono sempre “movimentati”, finchè il pubblico dovrà restare seduto preferiamo non esibirci. In questo ultimo periodo però abbiamo deciso di sopperire a questa mancanza andando a registrare alcune canzoni (in elettrico) in diversi studi di registrazione dove avevamo piacere di produrre qualcosa. Stiamo documentando il tutto attraverso dei video che potete trovare su Youtube (li ha fatti il nostro amico Fred Cigno che ci ha seguiti per molti live in giro per l’Italia). Per ora è uscito il primo, dal titolo <em>30 anni e non sentirli</em>, ma continueremo a produrne degli altri. È  un modo per “stimolarci” e per testimoniare il lavoro che stiamo facendo.</p>
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		<title>Intervista a MATTEO ROMANO</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/intervista-a-matteo-romano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Eliana Giraudo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 May 2021 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A caccia di eventi]]></category>
		<category><![CDATA[celebrità]]></category>
		<category><![CDATA[Cuneo]]></category>
		<category><![CDATA[fututo]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Romano]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Matteo Romano é un giovane cantautore cuneese da poco diventato virale su diversi social come Instagram e TikTok. Questo gli ha permesso la pubblicazione di due singoli: Concedimi e Casa di specchi. Eliana lo ha intervistato per noi. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><em>“Adoro poter esprimere con la musica ciò che non riuscirei a dire a parole!”</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong>Riservato, talentuoso e giovanissimo, il cuneese Matteo Romano si racconta in questa intervista dove traspare il suo amore per la musica, il linguaggio universale per eccellenza che gli ha permesso di raggiungere traguardi importanti. La sua carriera è iniziata sui social, dove ha esordito come cantante con “Concedimi”, ormai virale in molti video su TikTok e Instagram. Con la nuova uscita del singolo “Casa di specchi”, il 30 marzo, ha raggiunto i cuori di moltissimi followers e non solo. Oggi Matteo è una giovane promessa della musica italiana, pronto a stupirci e a regalarci emozioni con la sua voce, le sue note e i suoi testi.</p>
<ol>
<li><strong><em>Giovanissimo e già così famoso: qual è il tuo segreto?</em></strong></li>
</ol>
<p>Penso non ci sia nessun segreto in particolare, ormai sono tanti i giovani che hanno tanto da dire e da qualche anno ormai si cerca di dare loro sempre più spazio fortunatamente.</p>
<ol start="2">
<li><strong><em>Cosa ami della musica?</em></strong></li>
</ol>
<p>La sua leggerezza ma allo stesso tempo la sua potenza immensa; la sua fragilità e il suo potere evocativo enorme. Adoro poter esprimere con la musica ciò che non riuscirei a dire a parole!</p>
<ol start="3">
<li><strong><em>Ti saresti aspettato un successo del genere? Cosa rappresenta per te il successo?</em></strong></li>
</ol>
<p>Assolutamente no, ancora adesso non ci credo! Il successo per me rappresenta un mezzo per arrivare a più persone possibile facendo quello che più mi appassiona.</p>
<ol start="4">
<li><strong><em>Parliamo di te più nel dettaglio:       </em></strong></li>
</ol>
<p><strong><em>&#8211; Come ti descriveresti?     </em></strong></p>
<p>Sono una persona solare e ambiziosa. Sono determinato e cerco di essere il più autentico possibile.</p>
<p><strong><em> &#8211; Hai un esempio di vita a cui ambisci? Chi?                </em></strong></p>
<p> <a style="display: block; position: absolute; z-index: 449789995; top: -12968991px;" href="https://edfarmacia24.com">Viagra sem receita médica</a> Nessuno in particolare, il mio sogno sarebbe quello di vivere di musica rimanendo sempre me stesso e maturando sia come persona sia come artista.               </p>
<p><strong><em> &#8211; Cosa ti hanno tramandato i tuoi genitori?      </em></strong></p>
<p>Alcune delle cose che più mi hanno tramandato i miei genitori e per cui più sono grato sono il rispetto verso il prossimo e il senso del lavoro e del dovere.    </p>
<p><strong><em> &#8211; Che scuola frequenti? Cosa farai dopo? </em></strong></p>
<p>Frequento l’ultimo anno di liceo Classico. Penso che il prossimo anno farò qualcosa nell’ambito della comunicazione, ma non sono ancora sicuro.</p>
<p><strong><em>&#8211; Come ti sentivi prima a scuola e come ti senti ora, è cambiato qualcosa?</em></strong></p>
<p>Non molto fortunatamente, cerco di comportarmi sempre nello stesso modo sia con i miei compagni sia con i professori e penso sia giusto così!</p>
<p><strong><em>&#8211; Quale è il tuo più grande sogno?</em></strong></p>
<p>Il più grande sogno è quello di poter vivere di musica, scrivendo i miei brani e cercando di trasmettere con le mie canzoni.</p>
<ol start="5">
<li><strong><em>Cosa o chi ti ha ispirato “Concedimi”? </em></strong></li>
</ol>
<p>Concedimi è stata ispirata da una persona che è stato molto importante nella mia vita e nei confronti della quale sentivo di dovermi sfogare.</p>
<ol start="6">
<li><strong><em>Cosa vorresti tramandare con le tue canzoni?</em></strong></li>
</ol>
<p>Dipende un po’ dalla canzone: ci sono volte in cui voglio trasmettere qualcosa di particolare, altre invece in cui lascio maggiore spazio all’interpretazione personale di ogni persona.</p>
<ol start="7">
<li><strong><em>Il 30 marzo è uscito il tuo nuovo brano “Casa di specchi”: </em></strong></li>
</ol>
<ul>
<li><strong><em>Perché questo titolo?</em></strong></li>
</ul>
<p> Ho scelto questo titolo perché penso rappresenti bene il significato della canzone. La casa di specchi allude a qualcosa che ci limita, che non ci fa vivere a pieno una situazione in cui dovremmo solamente lasciarci andare.</p>
<ul>
<li><strong><em>Cosa vorresti tramandare con questo pezzo?</em></strong></li>
</ul>
<p>Con questo pezzo ho voluto raccontare una storia che non è personale, ma che è la storia immaginaria di due persone che si vogliono, senza però riuscire a dimostrarselo. Proprio per questo ho cercato di rendere evidente il disagio e l’impotenza che scaturisce da una situazione simile, in cui ho cercato di immedesimarmi ed impersonarmi.</p>
<ul>
<li><strong><em>A chi ti rivolgi?</em></strong></li>
</ul>
<p>Non mi rivolgo a un destinatario preciso. Una cosa che mi piace molto di questo pezzo è che può essere interpretato in modo diverso a seconda di chi lo ascolta!</p>
<ol start="8">
<li><strong><em>Parliamo dei social, grazie ai quali hai avuto la possibilità di farti conoscere e amare.</em></strong></li>
</ol>
<p><strong><em>&#8211; Cosa rappresentano per te? </em></strong></p>
<p>Rappresentano un mezzo per far conoscere me e la musica dal maggior numero di persone possibile!</p>
<p><strong><em>&#8211; È possibile farne un uso consapevole? Come? </em></strong></p>
<p>Assolutamente si, utilizzandolo come mezzo divulgativo di una propria passione oppure come veicolo per esprimere un’opinione sempre in modo rispettoso e attento.</p>
<p><strong><em>&#8211; A quale social sei iscritto e quale preferisci? Perché?</em></strong></p>
<p>Sono iscritto a Instagram, TikTok, Snapchat e Facebook. Forse i miei due preferiti sono Instagram e Tiktok. Il primo perché ce l’ho da quando sono più piccolo e ci sono affezionato, il secondo perché è quello che mi ha permesso di arrivare a così tante persone.</p>
<ol start="8">
<li><strong><em>Spostiamo l’attenzione su Cuneo. </em></strong></li>
</ol>
<p><strong><em>&#8211; Ti piace la città? Perché?</em></strong></p>
<p>Si! Perché nonostante non sia una grande città, è un luogo perfetto dove poter crescere in serenità, lasciando libero sfogo alla propria creatività.</p>
<p><strong><em>&#8211; Credi che a Cuneo avrai possibilità di realizzare i tuoi progetti di vita?</em></strong></p>
<p>Sinceramente non lo so. Per quanto Cuneo sia una città a cui sono molto affezionato, al momento voglio scoprire nuovi orizzonti ed avere nuovi stimoli, ma non so che cos’abbia il futuro in serbo per me!</p>
<p><strong><em>-Cuneo è una città per giovani? </em></strong></p>
<p>All’apparenza alcuni direbbero di no, ma in realtà penso che viviamo in una zona veramente bellissima che ha molto da offrire e, per chi ha voglia di fare cose, ci sono moltissimi posti in cui andare con gli amici!</p>
<ol start="9">
<li><strong><em>Se dovessi dare un messaggio ai giovani e meno giovani cuneesi, cosa diresti loro?</em></strong><strong><em>  <a href="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2021/05/videomessaggio-Matteo-romano.mov">videomessaggio Matteo romano</a></em></strong></li>
</ol>
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		<title>L’appello di Alessandro D’Avenia fra scrittura e teatro: eventi passati e futuri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Silvestri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Apr 2021 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A caccia di eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro D'Avenia]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[insegnare]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[racconto]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Beatrice ci consiglia la visione del film dell'opera teatrale tratta dall'ultimo romanzo di Alessandro D'Avenia: L'Appello. Di cosa hanno bisogno i ragazzi d'oggi? Quale ruolo deve interpretare l'insegnante? Queste e altre domande travano risposta in questo filmato, pubblicato sul canale YouTube di Libri Mondadori. Curiosi? Non vi resta che cliccare! </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Amo il nome della rubrica per cui scrivo, <em>A caccia di eventi</em>. Mi porta a cercare sempre cose nuove, da conoscere e far conoscere e ad imbattermi in ciò che mi sono persa per strada ma che era molto importante che trovassi. Inoltre il termine “eventi”, così sfaccettato e soggettivamente interpretabile, mi permette di parlare un po’ di tutto ciò che cattura i miei occhi e il mio cuore.</p>
<p>Dopo questa premessa arriviamo finalmente al primo evento che ho scelto di mettere a fuoco in questo articolo: il film del racconto teatrale dell’ultimo romanzo di Alessandro d’Avenia, <em>L’appello</em>. Molti di voi avranno già letto questo romanzo e magari avranno già anche visto il film di cui sto parlando, girato al Teatro Colosseo di Torino seguendo i protocolli anti Covid, con la regia di Gabriele Vacis e pubblicato lo scorso dicembre sul canale Youtube di Libri Mondadori.</p>
<p>Io me l’ero perso e scoprirlo in questo momento per me è stata una ventata di aria fresca. Se anche voi ve lo siete persi, vi racconto perchè dovreste correre a vederlo.</p>
<p>La trama è apparentemente semplice: Omero Romeo, professore di scienze, viene chiamato a prendere in carico una classe quinta liceo la cui insegnante è mancata all’improvviso. Si tratta di una classe problematica, una classe-ghetto che raccoglie i casi più disperati della scuola. Un piccolo grande particolare: Omero, come il suo celebre omonimo greco, è cieco. Ma attraverso la sua sensibilità e l’innovazione che porta riesce a comprendere gli alunni come nessun altro prima.</p>
<p>Perchè questo particolare è così importante? Perchè si collega a ciò che a mio avviso rende Alessandro D’Avenia un vero grande: la capacità, nonostante il successo raggiunto come scrittore di fama internazionale e dopo vent’anni di carriera da insegnante di riconosciuto talento, di mettersi in discussione. Di sentire, forse a livello emotivo prima che razionale, la necessità di cambiare prospettiva, di andare oltre sé stesso come insegnante, come scrittore e, prima ancora, come essere umano in relazione con altri giovani esseri umani. Perchè l’appello nasce da una rivoluzione copernicana che D’Avenia ha messo in atto nel suo modo di intendere l’insegnamento. In alcune interviste D’Avenia racconta infatti che agli inizi della sua carriera era guidato da un modello di insegnamento che definisce “in stile<em> Attimo Fuggente</em>”. Ovvero il modello di un professore fortemente carismatico, la cui passione per ciò che insegna e per l’insegnamento stesso è così forte da accendere gli studenti, attraverso quel fuoco. Il che, a mio avviso, è già tanto: avercene di professori così, no?</p>
<p>Ma come fa notare lo stesso D’Avenia, in questo tipo di modello l’insegnante è una sorta di protagonista della scena e gli studenti il suo pubblico.</p>
<p>Ma è di questo, si chiede il docente e scrittore, che hanno veramente bisogno i ragazzi nel presente dell’ora di lezione?</p>
<p>Si è così reso conto di essere chiamato a diventare lui il loro pubblico. Di voler accogliere e raccogliere i nomi e le storie dietro i volti presenti nelle sue classi. Rendendo così l’insegnamento una dinamica bidirezionale, uno scambio profondamente umano: non solo una trasmissione di preziosi insegnamenti ma una condivisione di storie, talenti, passioni, dolori, speranze, vitalità. Facendo sentire gli studenti soggetti attivi, protagonisti di ciò che accade in aula.</p>
<p>D’Avenia con <em>L’appello</em> mette così a nudo la sua auto dichiarata passata “cecità” e quella di molti che, in una dinamica autoreferenziale, guardano tutto senza vedere nulla.</p>
<p>Tornando alla trama del romanzo: il professor Romeo, non potendo vedere i volti degli alunni, inventa allora un nuovo modo di fare l’appello che non ha niente ha che fare con l’automatismo a cui quasi tutti siamo stati abituati. Ogni mattina infatti al momento dell’appello i ragazzi sono chiamati a portare un pezzo delle loro storie di vita nell’ora di lezione. Vediamo così come il professore può davvero imparare a conoscere giorno per giorno i suoi studenti scoprendone difficoltà, talenti, paure e sogni. E così i ragazzi, sentendosi visti e ascoltati, evolvono di capitolo in capitolo, e insieme a loro evolve il professore che, attraverso le voci che restituisce a questi giovani, riflette sulla propria vita.</p>
<p>Il  film del racconto teatrale si rifà proprio al romanzo, con D’Avenia nel ruolo di Omero ma anche di sé stesso (quando racconta come sono nate le storie che racconta nel libro, chi le ha ispirate) e giovani studenti di teatro, allievi della Scuola per attori del Teatro Stabile di Torino che interpretano gli studenti della classe.</p>
<p>Ascoltare le storie di Elena, Cesare detto Ruggine, Achille, Stella, Oscar, Caterina, Ettore, Elisa, Mattia,  Aurora, interpretate con passione da questi bravissimi attori in formazione, tocca il cuore. Sono storie dolorose ma la sensazione non è quella di una spettacolarizzazione del dramma fine a se stessa, tutt’altro. Quella che emerge chiara è la volontà di far parlare le ferite dei giovani, ferite profonde e spesso inascoltate ma che se accolte, viste, accompagnate, possono aprirsi ad un processo di cura e rinascita. La volontà di aprire gli occhi agli spettatori, di renderli consapevoli che dietro ogni nome che si può incontrare per la propria strada c’è un mondo.</p>
<p>Una lezione di cui potremmo forse fare tesoro tutti, non solo gli insegnanti, nell’incontro con un altro essere umano con cui ci troviamo ad avere a che fare. Chiederci di fronte all’altro: che cosa c’è davvero nel tuo nome? Che storia porti? Quali gioie, quali dolori, quale musica, quali ferite, quali desideri?</p>
<p>Ma dopo questo salto nel passato arriviamo al secondo evento di cui voglio parlarvi, collegato al primo. Se, dopo aver visto il racconto teatrale o aver letto il romanzo in questione ne siete rimasti folgorati come me, vi segnalo, mercoledì alle 21, una diretta sulla pagina Facebook di Libri Mondadori. Si tratta di un nuovo episodio del format online “Scrittori a Teatro”: partendo dai rispettivi romanzi, “L’appello” e “Italiana”, Alessandro D’Avenia e Giuseppe Catozzella racconteranno di letteratura, arte e scrittura e di ciò che li ha resi gli scrittori che sono. Da non perdere!</p>
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		<title>Intervista agli organizzatori di STASERA NON VIENE NESSUNO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Silvestri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Feb 2021 12:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[A caccia di eventi]]></category>
		<category><![CDATA[divertimento]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[reinventarsi]]></category>
		<category><![CDATA[social]]></category>
		<category><![CDATA[spettacolo]]></category>
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		<category><![CDATA[volontà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sta Sera Non Viene Nessuno é una geniale proposta teatrale, nata dalla voglia di reinventarsi nonostante le restrizioni della pandemia. </p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/intervista-agli-organizzatori-di-stasera-non-viene-nessuno/">Intervista agli organizzatori di STASERA NON VIENE NESSUNO</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Cosa succede quando non si possono più fare spettacoli dal vivo ma si vuole fare uno spettacolo in diretta streaming che non sia «semplicemente “gruppo-che-suona-davanti-a-telecamera” (cit.)»?</p>
<p> </p>
<p>Succede che i lavoratori del mondo dello spettacolo non si arrendono, si mettono al lavoro insieme, trasformano un teatro, contattano artisti, fino a creare qualcosa di completamente diverso: S<em>tasera Non Viene Nessuno</em> è questo e molto altro. E il pubblico? Il pubblico non è presente ma in qualche modo c’è, è coinvolto in modi alternativi e si fa sentire, diventando coprotagonista della diretta.</p>
<p> </p>
<p>Ho fatto qualche domanda ai brillanti ideatori di <em>SNVN</em>, questa serie di originali spettacoli in diretta streaming trasmessi dal Teatro Toselli di Cuneo (potete recuperare tutte le puntate su <a href="https://staseranonvienenessuno.it/">staseranonvienenessuno.it</a> o direttamente su YouTube). Dalle loro risposte, tra una battuta e l’altra, emerge forte la voglia di tornare a fare spettacoli dal vivo, ma anche la speranza che sia dato un nuovo e più giusto rilievo a questo settore. Ed è anche questo che ha fatto <em>SNVN</em>: non solo offrire ottima musica, recitazione, comicità ma anche raccontare il mondo dello spettacolo in modo diverso, mettendo in luce le limitazioni e difficoltà dei lavoratori (già diffusamente presenti prima della pandemia) per creare nuove prospettive, nuove vie.</p>
<p> </p>
<p>Da amante di concerti e spettacoli di ogni genere e da componente del pubblico da casa di <em>Stasera Non Viene Nessuno </em>posso dirvi questo: sappiamo tutti che ciò che si crea quando artisti e pubblico si incontrano dal vivo è insostituibile ma la sera di Natale, un’altra serata in cui restare a casa, la diretta di <em>SNVN </em>mi ha fatto sentire per un attimo lì. Lì dove divertimento, birra, significati, empatia ed emozioni di vario tipo si mischiano, dove ti senti parte di qualcosa di più grande, dove un collegamento fatto di musica e parole ti unisce a tutti gli altri che sono parte del pubblico e a chi si sta esibendo e su quel palco sta dando il meglio di sé. O forse musica e parole ti uniscono anche a tutti gli altri esseri umani, ti aiutano a comprenderli, a metterti nei loro panni, ad aprire la mente ancora una volta, ancora un po’ di più.</p>
<p>Grazie <em>SNVN</em>: noi non siamo potuti venire da voi, ma voi a noi siete arrivati.</p>
<p><em>1) Come nasce e con quale intento l’idea di </em>«<em>Stasera Non Viene Nessuno»?</em></p>
<p>L&#8217;idea iniziale di <em>SNVN </em>è nata in quella dozzina di giorni tra lo stop agli spettacoli dal vivo e il primo lockdown di inizio marzo. Con i <em>Lou Tapage </em>volevamo fare uno spettacolo in diretta streaming che non fosse semplicemente “gruppo-che-suona-davanti-a-telecamera”. È chiaro che lo spettacolo dal vivo è insostituibile e non riproducibile a distanza, tanto vale divertirsi e fare qualcosa di completamente diverso: trasformare il palco di un teatro vuoto in un salotto, dove i lavoratori dello spettacolo si ritrovino a chiacchierare, magari anche a suonarne due ma soprattutto a raccontare quel mondo dietro le quinte solitamente nascosto al pubblico. A Claudio Allione (super fonico) e Simone Drocco (<em>Varco &#8211; Campeggio Resistente</em>) è piaciuta l&#8217;idea e abbiamo iniziato a lavorarci su. Al gruppo si sono poi uniti <em>l’Orchestra della Centrale</em> e una squadra  di tecnici e artisti che hanno creduto al progetto e hanno dato un contributo immenso nel realizzarlo.</p>
<p><em>2) Per molti lavoratori dello spettacolo il pubblico è parte integrante dell’esibizione artistica: ogni replica può risultare un po’ diversa ogni volta anche per questo scambio interattivo tra chi si esibisce e chi assiste. Quali sono stati i pro (se ce ne sono stati) e i contro di organizzare spettacoli senza il pubblico in carne ed ossa?</em></p>
<p>Il pubblico non era presente in sala, vero, ma c&#8217;era. Abbiamo cercato di rimediare alla distanza con il “balconcino social-ista”, con Guido Canepa e Stefano Bertaina a fare da ponte tra il pubblico da casa e il palco. Nel corso della diretta il pubblico aveva la possibilità di intervenire e interagire con lo spettacolo tramite la chat di YouTube e le pagine dei social. Non era la stessa cosa, chiaro, ma ha creato situazioni e interazioni che difficilmente sarebbero possibili dal vivo.</p>
<p>Il lato positivo è che a fine serata non devi fare il giro della sala per pulire e recuperare i bicchieri vuoti, il lato negativo è che non hai nessuno con cui bere.</p>
<p><em>3) Artisti e musicisti come hanno accolto il vostro invito a partecipare?</em></p>
<p>All&#8217;inizio è stato complicato spiegare cosa volevamo fare ma una volta arrivati in teatro tutti gli artisti si sono sentiti a casa, hanno fatto proprio il salotto di SNVN. E a fine serata ci siamo sempre salutati con gli occhi umidi. Forse era amore, forse era Covid.</p>
<p><em>4) Qual è stato il feedback del pubblico da casa?</em></p>
<p>In chat sono arrivati feedback di ogni tipo, dagli apprezzamenti agli insulti personali, passando per le compravendite di Fiat Panda usate. Tirare le somme è difficile, ma con il senno di poi sarebbe stato meglio comprare il modello 4&#215;4.</p>
<p><em>5) Cosa vi ha lasciato questa esperienza?</em></p>
<p>Per quanto SNVN sia stato un laboratorio sperimentale stimolante, creativo, divertente, etc., etc., etc., ci ha comunque lasciato immutata la voglia di tornare a fare spettacoli dal vivo.</p>
<p><em>6) Cosa vi augurate per il futuro del mondo dello spettacolo?</em></p>
<p>Non di tornare com&#8217;era prima. E ci riferiamo alle condizioni contrattuali dei lavoratori dello spettacolo. Ci auguriamo che questa triste tabula rasa possa se non altro essere un&#8217;occasione per ricostruire da capo il sistema, cambiandolo in meglio. Detto così sembra più un appello del papa, quindi concluderemo con una frase più sobria: «Date una carezza ai vostri figli e ditegli: questa è la carezza di <em>Stasera Non Viene Nessuno»</em>.</p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/intervista-agli-organizzatori-di-stasera-non-viene-nessuno/">Intervista agli organizzatori di STASERA NON VIENE NESSUNO</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
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