<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Ylenia Arese, Autore presso 1000miglia</title>
	<atom:link href="https://www.1000-miglia.eu/author/ylenia-arese/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.1000-miglia.eu/author/ylenia-arese/</link>
	<description>Ottimismo, informazione, svago, riflessione</description>
	<lastBuildDate>Sun, 03 Jun 2018 07:38:39 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">70218707</site>	<item>
		<title>&#8220;Cantiere Giovani&#8221;: l&#8217;opportunità di realizzare</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/cantiere-giovani-lopportunita-di-realizzare/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/cantiere-giovani-lopportunita-di-realizzare/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ylenia Arese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Jun 2018 22:01:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[cantiere]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=5781</guid>

					<description><![CDATA[<p>Venerdì 8 giugno, ore 17.30, Piazza Foro Boario: "Cantiere Giovani". Quella che viene offerta è un'opportunità reale di fare qualcosa di concreto. Per noi, per il nostro mondo e anche per chi verrà dopo di noi. </p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/cantiere-giovani-lopportunita-di-realizzare/">&#8220;Cantiere Giovani&#8221;: l&#8217;opportunità di realizzare</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Parte venerdì 8 giugno il progetto &#8220;Cantiere Giovani&#8221;, una svolta nel panorama delle attività giovanili della nostra città.</p>
<p>Si tratta di un&#8217;iniziativa nata dal Comune di Cuneo e dalla Consulta Provinciale degli Studenti che ha come scopo la progettazione di tematiche di interesse sociale nella città. Come? Molto semplice: i ragazzi partecipanti verranno suddivisi in gruppi eterogenei, composti da studenti provenienti da diverse scuole secondarie, in modo da permettere uno scambio reciproco di conoscenze, punti di vista ed esigenze derivanti da mondi diversi. Il tutto messo a disposizione di un cambiamento della nostra città, che si concretizzerà in una serie di progetti che verranno selezionati insieme alle scuole ed integrati nei Piani dell’Offerta Formativa del prossimo anno scolastico.</p>
<p>È sempre più urgente, infatti, la necessità di noi giovani di sentirci protagonisti e parte integrante del territorio nel quale viviamo, voce accolta e ascoltata che mira alla trasformazione effettiva del contesto giovanile e sociale nel quale siamo –e saremo- chiamati a vivere.</p>
<p>Il progetto verrà introdotto con un primo incontro ad ingresso libero che si terrà <u>venerdì 8 giugno 2018</u>, presso l’<u>Open Baladin in Piazza Foro Boario a Cuneo</u>, alle <u>ore 17.30</u>. Avviato da <strong>Simone Priola</strong>, consigliere comunale delle politiche giovanili, il dialogo sarà moderato da <strong>Franca Beccaria</strong>. Durante il pomeriggio interverranno tre relatori esperti del settore delle politiche giovanili e che lavorano a stretto contatto con i giovani: <strong>Monia Anzivino</strong>, dottore in ricerca di metodologia della ricerca sociale ed attualmente ricercatrice postdoc sui temi legati all’istruzione terziaria e alla condizione giovanile; <strong>Francesco Lisciandra</strong>, vicepresidente dell’associazione GIOSEF-UNITO (giovani senza frontiere), che si occupa della mobilità internazionale, dei diritti umani e della partecipazione ed inclusione sociale; <strong>Lorenzo Rocchi</strong>, avvocato e giovane consigliere comunale di Prato, attivo nella sua città con il quale si intraprenderà un dialogo di confronto tra Prato e Cuneo, e sulla possibilità di manovra delle politiche giovanili all’interno della politica amministrativa di una città.</p>
<p>Seguirà poi la presentazione del report sul progetto <em>Cuneo-Nordkapp</em> realizzato da quattro giovani cuneesi che racconteranno la loro esperienza e il significato che ha rappresentato il viaggio nel loro percorso di crescita personale: l’esempio pratico di come viaggiare è un’opportunità di arricchimento.</p>
<p>A conclusione dell’incontro sarà offerto l’aperitivo ai partecipanti.</p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/cantiere-giovani-lopportunita-di-realizzare/">&#8220;Cantiere Giovani&#8221;: l&#8217;opportunità di realizzare</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/cantiere-giovani-lopportunita-di-realizzare/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">5781</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Somnio, somniavi, somniāre</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/somnio-somniavi-somniare/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/somnio-somniavi-somniare/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ylenia Arese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Dec 2017 09:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Si può fare]]></category>
		<category><![CDATA[avogaro]]></category>
		<category><![CDATA[chiara]]></category>
		<category><![CDATA[piacenza]]></category>
		<category><![CDATA[sociale]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
		<category><![CDATA[start up]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=4696</guid>

					<description><![CDATA[<p>«Che fai tu, Luna, in ciel?». Leopardi è partito da una domanda, ma non è l’unico. Da sempre la Luna e le stelle sanno ispirare, non solo i grandi uomini della letteratura. La scienza è riuscita ad esplorare lo spazio grazie alla spinta propulsiva dell’immaginazione. Chiara Piacenza, 25 anni, che vive tra Cuneo e la Luna, [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/somnio-somniavi-somniare/">Somnio, somniavi, somniāre</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«Che fai tu, Luna, in ciel?». Leopardi è partito da una domanda, ma non è l’unico. Da sempre la Luna e le stelle sanno ispirare, non solo i grandi uomini della letteratura.</p>
<p style="text-align: justify;">La scienza è riuscita ad esplorare lo spazio grazie alla spinta propulsiva<br />
dell’immaginazione. Chiara Piacenza, 25 anni, che vive tra Cuneo e la Luna, lo studia. Armstrong, con la sua famosa passeggiata lunare, non ha esaurito la curiosità di milioni di persone. L’atterraggio sulla Luna non è stato un punto d’arrivo, ma un trampolino di lancio per tutto ciò che è venuto dopo. Una start up è un’impresa con il fine di promuovere l’innovazione tecnologica in un qualsiasi settore merceologico (n.d.r. la merceologia è la scienza che si occupa dello studio, della produzione, delle caratteristiche e dell’uso delle merci). Alla loro base c’è un gruppo di persone che creano dal nulla qualcosa di innovativo per rispondere ad un’esigenza o per migliorare un sistema. In più, se il sistema in cui si collocano è la società in cui viviamo, nascono le start up sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiara Avogaro, 22 anni di Fittà, una frazione di Soave, in provincia di Verona, è creativa e consapevole del mondo che le sta intorno, ma soprattutto sogna. La sua idea costituisce un bellissimo esempio di come si può lasciare un segno nella realtà che abbiamo intorno, ma ci ricorda anche che il primo passo per compierlo, è sognare di poterlo fare.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #ff9900;">Descriviti con una citazione.</span></em><br />
<span style="color: #ff9900;">Chiara Piacenza</span> «Osa diventare ciò che sei. E non disarmarti facilmente. Ci sono meravigliose opportunità in ogni essere. Persuaditi della tua forza e della tua gioventù. Continua a ripetere incessantemente: <em>Non spetta che a me</em>. Non si scoprono nuove terre senza essere disposti a perdere di vista la costa per un lungo periodo.» (Andrè Gide)</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff9900;">Chiara Avogaro</span> «Se non puoi essere un pino in cima alla collina, sii una macchia nella valle ma sii la migliore, piccola macchia accanto al ruscello; sii un cespuglio, se non puoi essere un albero. Se non puoi essere un cespuglio, sii un filo d’erba, e rendi più lieta la strada. Non possiamo essere tutti capitani, dobbiamo essere anche un equipaggio, c’è qualcosa per tutti noi qui, ci sono grandi compiti da svolgere e ce ne sono anche di più piccoli, e quello che devi svolgere tu è lì, vicino a te. Se non puoi essere un’autostrada, sii solo un sentiero, se non puoi essere il sole, sii una stella; non è grazie alle dimensioni che vincerai o perderai: sii il meglio di qualunque cosa tu possa essere.» (Douglas Malloch)</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #ff9900;">Cosa studi? Perché hai scelto questo ambito?</span></em><br />
<span style="color: #ff9900;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-4697 alignright" style="color: #666666;" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/11/Chiara-Piacenza-221x300.jpg" alt="" width="172" height="233" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/11/Chiara-Piacenza-221x300.jpg 221w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/11/Chiara-Piacenza-610x829.jpg 610w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/11/Chiara-Piacenza.jpg 706w" sizes="(max-width: 172px) 100vw, 172px" />Chiara Piacenza</span> Ho studiato Ingegneria aerospaziale, con specializzazione in Spazio. Quando ho dovuto scegliere l’ho fatto perché ho sempre amato lo spazio, e da piccola ero affascinata dalla scienza e dall’astronomia. La società si sta spingendo verso l’era del turismo spaziale, e della colonizzazione di altri corpi celesti. Volevo essere parte di questo cambiamento. Ma ci terrei a dire che bisogna essere appassionati di ingegneria per amare questo argomento: non mi sono mai considerata una <em>geek</em> in questo senso, ciò che mi ha spinto verso questo ambito è la poesia che vi sta alla base, il sogno di esplorare l’universo con le risorse di un’umanità colma di intelligenza, spirito e ingegno. Lo spazio è la vera ispirazione. Quando i bambini chiedono “Come faccio a diventare una o un astronauta?” la risposta che si dà è: “Fai quello che ti piace, al meglio che puoi”. Lassù serve gente che faccia sognare, e che ami profondamente il proprio lavoro, che sia medicina, biologia o sociologia.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff9900;">Chiara Avogaro</span> Sono laureata in Mediazione Linguistica, ma ho deciso di intraprendere una magistrale in ambito economico perché desideravo capire quale valore volessi attribuire al lavoro che avrei svolto nella mia vita. Inoltre, dato che ho fatto l’erasmus a Monaco non mi piaceva l’idea di un’ulteriore specializzazione in ambito linguistico, e così mi sono avvicinata all’idea di fare degli studi che aprissero le mie prospettive, ampliando le mie conoscenze anche in un altro settore.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff9900;"><em>Qual è il tuo sogno? Quando ti è venuto in mente?</em></span><br />
<span style="color: #ff9900;">Chiara Piacenza</span> Il mio sogno è di arrivare ad addestrare gli astronauti europei. Il centro europeo di addestramento di astronauti (EAC) si trova a Colonia, in Germania, ed è dove ho avuto l’incredibile opportunità di svolgere la tesi magistrale.<br />
Ho sempre avuto tanti sogni, dal fare la giornalista a lavorare in teatro, ma sentivo qualcosa di inspiegabile ogni volta che assistevo al lancio di un razzo spaziale. Ancora oggi l’emozione che provo al conto alla rovescia guardando fisso la rampa di lancio è incredibile. Sono i brividi e la commozione che puoi provare solo per qualcosa che ti tocca nel profondo, come un amore molto giovane ma sempreverde. Quando ero piccola guardavo le stelle e mi chiedevo come si vedesse la terra dalla loro prospettiva. Ora ci sono donne e uomini di grande talento che ogni giorno si addormentano guardando la Terra girare come una trottola sotto la loro stazione spaziale, e per me questo rappresenta l’ultima immensa frontiera dell’esplorazione umana. Chi lavora in quest’ambito è il nuovo membro della ciurma di Cristoforo Colombo, è esploratore dell’universo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff9900;">Chiara Avogaro</span> Da sempre sogno un lavoro che mi permetta di far sbocciare un lato di me che mi caratterizza: mi piace gestire e organizzare le cose. Nel tempo ho scoperto che questa è un’attitudine che mi valorizza. Però, d’altro canto, non posso intraprendere questo percorso senza avere chiaro il senso del mio procedere. So che con la sola realizzazione personale non sarei f<img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-4698 alignleft" src="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/11/Chiara-Avogaro-300x298.jpg" alt="" width="227" height="225" srcset="https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/11/Chiara-Avogaro-300x298.jpg 300w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/11/Chiara-Avogaro-150x150.jpg 150w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/11/Chiara-Avogaro-768x764.jpg 768w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/11/Chiara-Avogaro-610x607.jpg 610w, https://www.1000-miglia.eu/wp-content/uploads/2017/11/Chiara-Avogaro.jpg 916w" sizes="(max-width: 227px) 100vw, 227px" />elice e non starei bene con me stessa, a me serve di più. Quando mi penso tra vent’anni credo che l’unica cosa che mi farebbe alzare la mattina dal letto per andare serena al lavoro è il fatto di offrire un impiego, attraverso il mio stesso lavoro, a persone che non riescono a trovarlo, quelle che appartengono alle fasce deboli della società. Sogno un giorno di usare il mio lavoro e la mia passione per creare nuove possibilità di occupazione a persone con background di disagio, in genere discriminate, che faticano a reinserirsi nella collettività. Credo fermamente che il lavoro nobiliti l’uomo e che possa essere una delle prime forme di recupero. Nel mio paese c’è una cooperativa sociale che crea marmellate impiegando persone con diversi disagi: faccio volontariato lì da sempre, e forse è proprio da qui che ha iniziato ad emergere questa mia sensibilità. Sono consapevole che sia un sogno impegnativo, ma ormai è da tempo che lo sto maturando ed è per me una sfida a cui non posso rinunciare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho avuto la fortuna di accompagnarmi per un breve tratto di strada con Chiara Piacenza e Chiara Avogaro, in due occasioni distinte. Se vuoi trovare un punto in comune tra loro, la prima di cui ti accorgi quanto le incontri è che ti sorridono. E dopo, quando ti congedi da loro, sorridi tu.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono sufficienti poche parole per notare un secondo punto in comune. Entrambe hanno un sogno. Il termine “sogno” prende la sua origine dal latino <em>somnium</em>, ma dopo che trascorri un po’ di tempo con loro hai l’impressione che derivi direttamente dal nome proprio Chiara.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso si pensa ai sogni come entità astratte irrealizzabili, che vivono solo nella nostra testa, ma i sogni veri sono progetti concreti. E questi progetti si edificano solo dopo averli profondamente desiderati. Il desiderio ci spinge a fare di tutto per rendere concreto il sogno. Sono i nostri sogni che, quando prendono i connotati di un progetto, ci aiutano a capire chi siamo, o muovere i nostri passi verso chi vogliamo essere. Raggiungendo la Luna, per esempio,oppure attraverso una start up sociale.</p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/somnio-somniavi-somniare/">Somnio, somniavi, somniāre</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/somnio-somniavi-somniare/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4696</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Come il business può essere una soluzione ai problemi sociali</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/business-soluzione-problemi-sociali/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/business-soluzione-problemi-sociali/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ylenia Arese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Nov 2017 11:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Si può fare]]></category>
		<category><![CDATA[business]]></category>
		<category><![CDATA[contraddizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Porter]]></category>
		<category><![CDATA[problemi sociali]]></category>
		<category><![CDATA[soluzioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ted]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=4786</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le imprese, i governi e le ONG: il business può essere uno tra gli inaspettati strumenti di risoluzione dei problemi sociali. </p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/business-soluzione-problemi-sociali/">Come il business può essere una soluzione ai problemi sociali</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È Michael Porter il protagonista della TED <em>conference</em> che vi proponiamo oggi in questa rubrica. Porter è un professore americano della <em>Hardvard Business School</em> , nonché uno degli ideatori della strategia manageriale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’opinione comune ci fa credere che il mondo dell’impresa sia una delle cause dei problemi e delle disparità sociali ed ambientali che in questo secolo stanno toccando apici mai visti prima. Siamo la società dei contrasti: contesti di povertà estrema coesistono a frangenti di prepotente ricchezza, una crescente coscienza civile convive ad episodi di mostruosa disumanità.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere cresciuti nella cultura della contraddizione, tuttavia, ci privilegia nel farci cambiare prospettiva: il mondo dell’impresa – dice Michael Porter &#8211; non è la causa, ma un potenziale strumento di risoluzione ai problemi sociali dei nostri giorni. Come?</p>
<p style="text-align: justify;">Guardate questo video.</p>
<p><iframe loading="lazy" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/0iIh5YYDR2o?feature=oembed" frameborder="0" allow="autoplay; encrypted-media" allowfullscreen></iframe></p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/business-soluzione-problemi-sociali/">Come il business può essere una soluzione ai problemi sociali</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/business-soluzione-problemi-sociali/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4786</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il sole più caldo di qui</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/sole-piu-caldo/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/sole-piu-caldo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ylenia Arese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Aug 2017 12:32:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[caldo]]></category>
		<category><![CDATA[delfino]]></category>
		<category><![CDATA[lorenzo]]></category>
		<category><![CDATA[occhi]]></category>
		<category><![CDATA[sole]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=3983</guid>

					<description><![CDATA[<p>Aprile 2017 Io, in verità, non volevo sapere il tuo nome. Perché sapevo che se avessi saputo il tuo nome mi sarei sorpresa a pensarti, in un giorno qualsiasi, come oggi. Sono agitata, nervosa, ho mille cose da fare, pensieri per la testa ed ansie che chiudono lo stomaco. E tutto questo mi blocca. Solo [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/sole-piu-caldo/">Il sole più caldo di qui</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Aprile 2017</p>
<p style="text-align: justify;">Io, in verità, non volevo sapere il tuo nome. Perché sapevo che se avessi saputo il tuo nome mi sarei sorpresa a pensarti, in un giorno qualsiasi, come oggi. Sono agitata, nervosa, ho mille cose da fare, pensieri per la testa ed ansie che chiudono lo stomaco. E tutto questo mi blocca. Solo un pensiero si muove e arriva a te. Lorenzo.</p>
<p style="text-align: justify;">Lorenzo. Saperti per nome ti rende ancora più reale di come ti ha reso reale il tuo essere stato carne.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno dopo in cui ti ho incontrato, Lorenzo, pioveva. E una delle prime cose a cui ho pensato è stata che avresti dovuto sapere che non ti eri perso niente. Il cielo era grigio pieno di nuvole, piene di pioggia. Solo pozzanghere a terra e un autobus mi ha schizzato tutta l’acqua sporca di strada addosso. Sono arrivata in ospedale tutta bagnata. E continuavo a pensarlo, che in fin dei conti, non ti eri perso proprio nulla. Ma oggi, giorno in cui ti scrivo, c’è il sole, dopo giorni che piove, e sembra più luminoso, sembra più caldo. E non sono più sicura che non ti sei perso nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci ho messo un po’ a capire cosa sentivo. Riesco a scriverlo solo ora, dopo troppi silenzi e troppi pensieri taciuti. Lo scrivo proprio oggi che c’è il sole, che ho mille persone da chiamare e a cui rispondere, mille pagine da studiare, un evento da organizzare. Radicata nel momento presente, la mia mente mi obbliga a ritornare indietro, perché lei sa che il modo per andare davvero avanti, a volte, è tornare indietro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti ho incontrato al pronto soccorso, in una stanza condivisa con un settantenne miracolosamente vivo precipitato da sette metri di altezza. Eravate divisi da un solo paravento. Tu occhi chiusi, un tubo alla bocca, aghi nelle vene. I monitor scandivano i tuoi secondi. Il letto sembrava piccolo per te. Non ti muovevi. Forse sognavi. Chissà dov’eri.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti abbiamo aperto le palpebre. I tuoi occhi sono castano chiaro. Le tue pupille non reagiscono più alla luce. La specializzanda ritenta, mentre ci spiega il riflesso pupillare. Riprova da entrambi gli occhi. Nulla.<br />
Ricordo di quando ero piccola: un giorno ero andata a giocare a casa di un’amica di mia sorella. Avevo tra le mani un delfino di gomma, e non so come lo spezzai in due. In modo irrimediabile. Non c’era più nulla da fare. Come quando uno prova a ricomporre il guscio di un uovo rotto, come quando uno ha sbagliato ad essersi tagliato i capelli, o come quando uno dice qualcosa ma subito se ne pente. Irreparabile. Il delfino spezzato, come un uovo che non si ricompone, i capelli che non crescono così veloci, le parole che non tornano indietro. Come le tue pupille che non reagiscono più. Se anche avessi usato lo scotch -pensai da bambina con il delfino spezzato fra le mani, ed ora di fronte ai tuoi occhi che non vedono più- si sarebbe comunque visto che era in due pezzi. Ti si sono rotti gli occhi, non si aggiusteranno più.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti ho auscultato i polmoni, dopo la specializzanda. Si sente che si espandono e che ritornano, con andamento ciclico. Mi vien spontaneo farti forza, perché sento chiaramente il suono del tuo respiro, e mi sento sollevata. Ma d’un tratto mi irrigidisco guardando in corrispondenza della tua testa un ventilatore che respira per te.<br />
Il rumore delle macchine che ti tengono in vita, il tuo corpo nudo, così massiccio, di uomo appena fatto, eppure così vulnerabile e indifeso, totalmente dipendente dalle mani degli altri, come se avesse perso ogni forza e consistenza, ora che la tua mente e la tua volontà chissà dove sono. Le infermiere, con estrema dolcezza e premura si prendono cura di te. Ti girano da un lato e poi dall’altro per lavarti. Quanto amore ci mettono. Dopo profumi.</p>
<p style="text-align: justify;">Clinicamente sei stabile, ma tu non ci sei. Dove sei?</p>
<p style="text-align: justify;">Hai sangue in tutto il cervello e hai un tatuaggio sul braccio destro, di quelli grandi e colorati. I segni sulla pelle sono storie. Chissà se hai dovuto lottare con i tuoi genitori per potertelo fare, oppure se invece erano d’accordo. Chissà se hai dovuto discutere con loro per farti comprare quella moto. Chissà se hai una ragazza o l’hai mai avuto in questi tuoi 22 anni, se sei una brava persona, oppure se prendi in giro tutti. Chissà se ti piace studiare, oppure adori il basket. Chissà se sei mai stato in America, se qualcuno conosce tutto di te o c’è qualcosa di te che nessuno sa. Chissà qual è il tuo segreto o il gusto di gelato che preferisci. Come sorridi, o cosa ti fa ridere. Chissà qual è il suono della tua voce e se corri veloce. Oltre ai segni sulla pelle, forse anche le cose che non si sanno fanno le storie.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla tua cartella clinica c’è scritto che i tuoi &#8211; chissà dove sono ora &#8211; sono informati del fatto che hai sangue in tutto il cervello. Se posso immaginare a malapena la pienezza dell’amore di un genitore verso il proprio figlio, tremo all’idea di cosa possa provare, un genitore, a perderlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Eri in moto e nel cervello avevi un angioma. Non si sa, né mai si saprà, se la sua esplosione è stata causa o conseguenza dell’incidente. Di certo anche le cose che non si sanno fanno le storie.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ti sei perso nulla nemmeno oggi in fondo. Con il tuo corpo qui, inerte, è difficile pensarti in un lì. Ma se esiste un posto dove davvero si può stare senza un corpo, ci dev’essere un bel sole, anche se piove. Un sole che scalda di sicuro più di oggi, di sicuro più di qui.</p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/sole-piu-caldo/">Il sole più caldo di qui</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/sole-piu-caldo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">3983</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Non solo cambiamenti</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/non-solo-cambiamenti/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/non-solo-cambiamenti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ylenia Arese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jun 2017 16:16:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[fulcro]]></category>
		<category><![CDATA[pilastri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=3735</guid>

					<description><![CDATA[<p>C’è una misteriosa energia dentro di noi, dentro ogni cosa e l’universo nel quale viviamo, che è la spinta propulsiva ad andare sempre avanti. È noto a tutti che nasciamo, cresciamo e impariamo. Progettiamo il lavoro, la casa e la famiglia che un giorno avremo. Crediamo in qualcosa, a volte lo sentiamo di più, a [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/non-solo-cambiamenti/">Non solo cambiamenti</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è una misteriosa energia dentro di noi, dentro ogni cosa e l’universo nel quale viviamo, che è la spinta propulsiva ad andare sempre avanti. È noto a tutti che nasciamo, cresciamo e impariamo. Progettiamo il lavoro, la casa e la famiglia che un giorno avremo. Crediamo in qualcosa, a volte lo sentiamo di più, a volte di meno, ma in fondo sempre ci speriamo. Che lo vogliate o meno, che ce lo impongano oppure no, fateci caso. In balia dell’onda a volte contraddittoria degli eventi che a volte ci oltrepassano senza seguito o che scoprono nuovi sentieri in noi, contro ogni possibile resistenza noi cambiamo.<br />
Viviamo le nostre vite di corsa, fatte di scadenze, appuntamenti e conti alla rovescia, con stimoli ovunque, ormai assuefatti alle forti emozioni, e poi capita che ci fermiamo e avvertiamo improvvisamente di quanto sembriamo diversi rispetto al punto di partenza. Cambiamo si, ma spesso non lo percepiamo. E poi invece quante volte ci promettiamo di cambiare. Usiamo tutte le nostre forze, e così un giorno decidiamo di tagliarci i capelli, comprarci una maglia di un colore diverso dal solito o di andare dall’altra parte del mondo per cercare di pilotare questo cambiamento tanto agognato. Quindi ci guardiamo allo specchio, indossiamo la maglietta nuova, ritorniamo. Eppure sembra che non sia cambiato proprio nulla. Siamo sempre noi stessi, con i nostri spigoli più imperfetti.                                                                                                                                                           Il cambiamento è ingovernabile. Sono necessari i fatti affinchè si realizzi. Eppure ci ostiniamo a pensarlo come un qualcosa di attuabile secondo la nostra volontà. Ma non bastano le nostre deboli intenzioni, eppure sempre, costantemente, avviene.                                                                                    È mentre non ce ne accorgiamo che cambiamo. Il cambiamento si realizza ogni giorno, ma non si vede che quando è terminato, quando ci ha già reso diversi. E lo capiamo in un attimo, quando spontaneamente ci comportiamo come non ci saremmo mai comportati prima, ma senza sforzarci di comportarci così. Ed ecco che allo specchio i capelli sono davvero più corti, quel colore addosso lo sentiamo nostro e sentiamo che qui, nel mondo del ritorno, esistono angoli di quella terra lontana in cui lo abbiamo cercato. Ci guardiamo allo specchio e siamo diversi, ma ci riconosciamo in questo cambiamento.                                                                                                                                   Il fulcro del riconoscimento di questo nostro divenire, paradossalmente, sta nelle cose che rimangono sempre le stesse. Esistono approdi sicuri dentro noi stessi, che sono al riparo da qualsiasi moto di trasformazione. Sono i nostri pilastri, alla base della nostra identità, attorno ai quali continuamente moduliamo spigoli e proclamiamo rivoluzioni, che possono farci mutare forma, ma la nostra più profonda sostanza è legata alle nostre origini. Le origini di noi stessi sono le nostre passioni, le cose che amiamo fare, i nostri sogni, le nostre convinzioni più profonde, i volti, le abitudini e le espressioni che ci sono famigliari, le cose che ci regalano momenti di vera pienezza, così autentica che ci fanno pensare che tutto potrebbe esaurirsi proprio lì, perchè più realizzati di quell’attimo davvero non si può. Sono questi nostri pilastri che ci permettono di sapere sempre chi siamo, a discapito di ogni cambiamento.</p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/non-solo-cambiamenti/">Non solo cambiamenti</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/non-solo-cambiamenti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">3735</post-id>	</item>
		<item>
		<title>SEMI</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/semi-2/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/semi-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ylenia Arese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2017 22:21:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[eroina]]></category>
		<category><![CDATA[MARCO]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=3415</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ha la faccia di uno che si chiama Marco, e quindi lo chiamerò così, anche se il suo nome è un altro. La prima cosa che noti, del suo piccolo volto, sono gli occhi enormi che vedi attraverso gli occhiali da miope. Capelli scuri, barba folta, ma con la parvenza di essere lavata. Sorride, a [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/semi-2/">SEMI</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ha la faccia di uno che si chiama Marco, e quindi lo chiamerò così, anche se il suo nome è un altro. La prima cosa che noti, del suo piccolo volto, sono gli occhi enormi che vedi attraverso gli occhiali da miope. Capelli scuri, barba folta, ma con la parvenza di essere lavata. Sorride, a volte, quando finisce una frase. I denti tutti separati e piccoli. Ma sorride, alle sue battute, dopo averci visto ridere. Indossa qualcosa che sembra un pigiama, infatti è notte ormai, ma dice di non aver freddo. Ci avviciniamo al suo letto fatto di coperta, scatoloni smontati e pavimento. La sua stanza è il portico di via Roma. Pochi passi a destra e il suo soffitto è il cielo. Ci accoglie con le gambe incrociate, a piedi scalzi. C’è puzza, ma lui lo sa. Sui polsi, sulle caviglie e sul collo si intravedono dei tatuaggi. Dice di averne un’ottantina, su tutto il corpo. Ne va fiero. Punk Rock, dice quello sulle nocche della mano sinistra. Marco è un artista. Lui sa suonare la chitarra, sa cantare. Faceva parte di una band, che si è sciolta poi, dice, per colpa sua. Marco stava avviando un’impresa agricola. Lui è perito, ha studiato. Marco è giovane, ha trentadue anni, ma è padre da dieci: Anna. Le vuole bene, e dice di lei che ha una passione per l’arrampicata. E che è già grande per la sua età, ma diventerà ancora più grande. Non ci ha detto in che senso, ma era sottinteso. Andava tutto bene, ma poi ad un certo punto un eccesso di responsabilità – dice sempre lui, senza cambiare tono di voce– ha provocato il declino. Si chiama eroina. All’inizio era una cosa diversa da provare, poi è diventata una possibilità di evasione dal mondo. L’eroina lo ha salvato, all’inizio. Ma dal sollievo poi è stata la merda. Scusate i toni poco poetici, ma senz’altro autentici. Quella merda ha rovinato tutto – dice lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Marco aveva paura di crescere. E forse, non sapendo come fare, ha tentato nell’unico modo che si è trovato tra le mani. Con una siringa tra le dita e uscendo di casa per sempre. Quanto con le nostre mani possiamo farci del male, nella più totale convinzione e volontà di cercare di stare meglio. C’è silenzio tra una sua frase e l’altra, un silenzio che lo spinge a parlare, non di qualcuno che non sa più che dire, e che spinge noi ad ascoltare. L’incastro perfetto che combina i nostri animi che in quel momento senza tempo diventano luogo fisico di scambio e di sfogo.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo cinque noi, questa sera. Anche se è la terza volta che scendiamo in strada, è la prima volta che abbiamo di fronte Marco. Gli chiediamo se ci ha provato a cambiare vita, se non sente la voglia di ricominciare. Se non esistono delle comunità che aiutano ad uscire dalla droga, dalla dipendenza, dalla strada. Se non ha mai chiesto aiuto. E io la sento la vita che scorre nelle domande dei miei compagni, scoppia proprio nei punti di domanda, perché siamo giovani – dice lui- e ci ostiniamo a non arrenderci di fronte ad una vita marcita in dieci anni di droga. Marco non è finito lì, noi lo sappiamo bene questo. Marco ci dice di aver provato ad andare in quelle comunità. Per qualche mese resiste, ma poi non ce la fa più. Ci dice di non essere fatto per questo mondo, se non quello che pulsa sotto ai portici di via Roma. Ora è fuori dalla droga. Quando gli viene voglia di farsi prende il metadone che gli danno i medici. Ma a volte non basta, così ne prende una dose in più. La compra quella. Il metadone, come l’eroina, la trovi per strada, lo spacciano. Lui a volte lo vende, si fa dieci euro così. E quando gli serve ruba scatolette di tonno al supermercato, e poi le rivende per comprarsi quella dose di metadone in più che lo salva da certe sere. O dalla sua mente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ride quando sparla del suo dirimpettaio pugliese senza dimora pure lui, che esalta le sue doti canore, ma Marco dice di cantare meglio di lui. Improvvisamente la sua voce si fa seria quando ci confessa che in realtà lo stima, perché vorrebbe anche lui credere così fortemente in qualcosa, così come il pugliese crede nella sua voce.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiede se qualcuno di noi fuma. Vale gli dà qualche cartina, del tabacco e dei filtri. Noi altri non fumiamo. Lui se ne gira una e se l’accende. Aspetta il suo compagno di letto, che è stato sbattuto fuori di casa, così Marco si è offerto di condividere con lui la sua camera che dà sul cielo.<br />
Marco ci dice che dentro sente quella voglia di ricominciare, rispondendo ad Andrea. Ma si conosce: i limiti e le regole, il nostro mondo, al quale lui stesso appartiene, lo faranno impazzire. E da lì, poi è un passo il bucarsi. E poi alla fine gli risponde che in fondo sta bene così com’è.</p>
<p style="text-align: justify;">Marco, trentadue anni, una figlia da dieci, la strada come casa, un amico con cui condividere il pavimento, buchi nelle vene, senza credere in niente, lui sta bene così. Marco dice di stare bene così, ma con voce che per la prima volta si incrina, allontanando un po’ lo sguardo. Sembra quasi vergognarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">E Andrea che non capisce come un uomo così giovane certamente non ancora finito possa non trovare la forza di vivere davvero. Andrea che c’ha il sole dentro, che crede fermamente in tante cose, lui che è fatto non di sangue e carne ma di forza d’animo e fiducia e le vede ovunque le cose belle, ma rimane senza fiato alla dichiarata rassegnazione di Marco. E Diana che sa che lui può ricrearsi dalle sue ceneri –tutti possono- partendo dal suo essere artista, dal suo talento che è ciò che più lo valorizza. Lei, artista pure lei, conosce il potere curativo della creatività.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo giovani e siamo pieni di vita, e vogliamo farla vedere a lui, proporgli un ventaglio di possibilità, per ricordargli appunto che non è finita. Lui deve ricordarsi delle cose belle che ha dentro, che dentro non ha solo il putrefatto della droga e delle responsabilità, che la vita è anche altro, anche se forse, in trentadue anni non l’ha mai visto. Eppure noi, che strabordiamo di ingenua energia, rimaniamo senza domande quando ci dice che lui sta bene così.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché la verità, è che nemmeno nelle nostre tristezze più buie, nelle nostre più dolorose lacrime, nei nostri lutti inaccettabili e nelle nostre giornate prive di senso, noi quella melma non l’abbiamo mai provata. Forse è questo nostro non sapere davvero com’è, ciò che ci fa conservare questa energia, questa voglia di non stare mai fermi, di darci da fare, di scegliere ogni giorno di essere felici, nonostante i se e i ma, senza arrenderci di fronte alle delusioni e alle responsabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono ritornata a casa con la vita di Marco appesa allo stomaco, chiedendomi fino a che punto uno possa stare male per capire di non stare bene. Un po’ mi spavento, di come a lui sia toccata una vita Borderline, come porta scritto sul piede, al posto delle scarpe, e a me, del tutto casualmente, un futuro, che in un modo o nell’altro, mi è comunque garantito.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ho saputo rincuorare l’incredulità dei miei compagni, mi piomba in mente forse il motivo, sulla strada di casa.<br />
Perché se io fossi Marco, trentadue anni, una figlia da dieci, la strada come casa, buchi nella pelle, senza credere in niente, forse, anche a me, dopo un po’ andrebbe bene così. Mi chiedo se davvero avrei la forza, un motivo per risollevarmi. È che quando una dipendenza ti prende, te la tieni per tutta la vita. Anche se ne esci, anche se l’accetti, anche se non sei finito e lo sai. Si fa viva nei momenti in cui abbassi la guardia, in certe sere, nella tua mente. Un momento di debolezza, e lei ti rende forte. Ed è cosa reale, si vede nei buchi nella pelle. Perché quello è il tuo modo, anche se sbagliato, di cercare di stare meglio: siamo uomini e vogliamo sempre il bene per noi stessi, anche se ce lo procuriamo facendoci del male.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho la vita di Marco appesa allo stomaco perchè penso che qualche biscotto, un succo di frutta, una sigaretta, una maglietta, una chiacchierata con degli sconosciuti non bastino a risolvere una vita. Prego che però magari non sia così, forse con la stessa ingenuità che mi fa conservare l’energia. Mi obbligo a pensare che una sera possa fare qualcosa. Almeno una scintilla. Un piccolo seme che un giorno possa cambiare le cose. Che possa cambiargli la vita.</p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/semi-2/">SEMI</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/semi-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">3415</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Pugni nello stomaco</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/pugni-nello-stomaco/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/pugni-nello-stomaco/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ylenia Arese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2016 21:44:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[pugni]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[stomaco]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.1000-miglia.eu/?p=2924</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono entrati nell’ambulatorio in tre. Madre, padre, figlio. C’erano due sedie. Il figlio appoggiato al muro. Struttura portante. In successione padre e madre. Lui riempiva tutta la sedia, lei solo metà. Magra, sulle mani il decorso delle vene. Negli occhi di tutti e tre quello che rimane delle lacrime. -Signora, lo sa cosa sta succedendo? [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/pugni-nello-stomaco/">Pugni nello stomaco</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono entrati nell’ambulatorio in tre. Madre, padre, figlio. C’erano due sedie. Il figlio appoggiato al muro. Struttura portante. In successione padre e madre. Lui riempiva tutta la sedia, lei solo metà. Magra, sulle mani il decorso delle vene. Negli occhi di tutti e tre quello che rimane delle lacrime.</p>
<p style="text-align: justify;">-Signora, lo sa cosa sta succedendo? Cosa le hanno detto?<br />
Apre bocca lei, lei con capelli neri profumati, gli occhi lucidi perfettamente truccati, sulle labbra il rossetto, ad incorniciare le parole. La pelle abbronzata e vuota, che si lascia scivolare in basso da fuori. La voce misurata da una paura controllata. Sono stati fatti degli esami, sono state trovate delle lesioni. Alterazioni della mucosa dell’intestino. La prima, grande. La seconda, piccola, rimossa con l’endoscopio. La terza, insidiosa. Né piccola, né grande. Per ora, incomprensibile. La prima e la terza, in due parti opposte dell’intestino.<br />
Ci gira intorno per poi andare dritta al sodo.<br />
-Dottore, parliamoci chiaro, che possibilità ho di sopravvivere?<br />
Lei, signora curata e dignitosa, non le si addice lo status di malata. Ben tenuta, ricercata e profumata, sa di tutto meno di cancro. Ma lei vuole comunque sincerità e trasparenza. Lei sente di gente che scopre di essere malata, rimane ottimista, positiva e combattiva. E poi muore. Non capisce il senso di tutto questo. Non vede i benefici della forza e del coraggio.<br />
-Signora, se partiamo già così non ci siamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Figlio e padre, strutture non più portanti, cercando di farle forza, osservano che non ci sono ancora metastasi al fegato e ai polmoni e che la tecnologia in questi ultimi anni ha fatto passi da gigante nella terapia e nel controllo del dolore. Cercano conferma nelle parole del dottore, inventando una complicità nella ricerca di sguardi estranei. Una timida e insicura voce, su cui si attacca la flebile speranza del bicchiere mezzo pieno, come un foglio di carta in equilibrio sui fili del bucato. Senza mollette. Vogliono essere di nuovo strutture portanti. Ma lei non ascolta e si lascia scivolare in basso da dentro.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211; Mi dica lei, voglio sapere le alternative all’intervento. Ma non ce ne sono. L’unica via possibile per la vita deve passare attraverso i ferri e le cicatrici.</p>
<p style="text-align: justify;">-Ma che qualità di vita? Lei con due pezzi di colon, pensa di perdere la dignità.<br />
-Ma guardi, prima di tutto c’è la vita.- Il chirurgo.<br />
-No, per me, prima di tutto c’è la qualità della vita.- La paziente che non vuole essere malata.<br />
-Io non ho mai sentito pazienti che si siano lamentati della loro vita dopo l’operazione.- Il chirurgo<br />
Ma lei non ha chiesto questo. Lei ha chiesto come e cosa dovrà mangiare dopo, il dolore che sentirà, il disagio di cenare fuori casa, la normalità e la libertà che perderà. Oppure il sollievo che avrà. In quanto tempo si riprenderà.</p>
<p style="text-align: justify;">-Sono praticamente piena, questo non ce lo aspettavamo. È un’invasione. Lo ammette per la prima volta esterrefatta, ma non lo combatte, non vede ancora le sue armi.<br />
-Se il dolore può far paura le dico che esistono dei cateteri peridurali che hanno lo scopo di rilasciare sostanze antidolorifiche gradualmente che riducono notevolmente il dolore durante e dopo l’intervento.<br />
Ma a lei non fa paura il dolore. Lei ha paura di morire. Glielo si legge negli occhi, nella pelle, nel viso truccato che dice quanto si vuole bene e proprio per questo si capisce che lei ha paura di morire, e di perdere quello che rende di sua proprietà la sua stessa esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei si alza dalla sedia, insieme a lui. Porgono gentilmente la mano al medico. Si sono fatti bastare quelle rassicurazioni. Ringraziano educatamente. Escono. La porta rimane aperta, per accogliere il prossimo paziente.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sottile pugno nello stomaco tra la vita e la qualità della vita. Lei che ora ha qualità, lei che altrimenti non sarebbe vita.</p>
<p style="text-align: justify;">-Fidatevi di me, dopo un po’ non ne potrete più di dare cattive notizie. – Il chirurgo abbassa gli occhi dicendoci questo. Li rialza quando arriva l’ultimo paziente.</p>
<p style="text-align: justify;">Entra da sola una donna anziana. Muro portante di se stessa. Non riesce a togliersi la giacca. Puzza. Ha gli occhi storti – fortunata lei, che vede più mondo contemporaneamente. Ha una voce priva di qualsiasi tragicità. Ha l’aria trascurata, ma accenna sorrisi. Martedì deve operarsi e siamo a venerdì. Ma non ha paura di morire. La sua paura è di non riuscire a prepararsi correttamente, di sbagliare le medicine, di mangiare troppo o troppo poco. Questo perché non ha nessuno, è davvero sola. Lo dice lei stessa. Ma non ha occhi velati. Dice che martedì prenderà il primo autobus per arrivare in ospedale. E dopo sarà pronta. Muro portante di se stessa, per quei cinque minuti di fragilità, durante la visita sotto le mani esperte di chirurghi magari frustrati, ma non soli.</p>
<p style="text-align: justify;">Corridoio del blocco blu. Piano terra. Tra la folla dell’ora di pranzo, si avvicina una carrozzina, la spinge una ragazza. Seduto un uomo, dal volto famigliare, ma scheletrito. Lo riconosco all’ultimo, gli sorrido sfuggente, con un cenno di mano. Mi torna indietro un sorriso riflesso, senza cenni di mano. Non credo mi abbia riconosciuta. Lo scopro una settimana dopo, ricoverato al sesto piano. Un amico di mio padre, sclerosi laterale amiotrofica, malattia degenerativa che colpisce progressivamente tutti i muscoli. Ecco perché non poteva più salutarmi con la mano. Non può più mangiare, né tenere alta la testa. Non riesce più a parlare. Non riuscirà più a respirare. Già adesso è completamente dipendente dalla madre, che ha 80 anni, vedova da 13. Comunica con una lavagnetta. Scrive parole, domande e risposte. Si sforza di esserci ancora nel mondo. Reagisce. Continua a vivere. Scrive, a distanza di una settimana, di avermi riconosciuta, in mezzo alla folla dell’ora di pranzo, venirgli incontro nel mio fresco camice bianco con i miei giovani compagni, lui spinto su una carrozzina da una ragazza. Mi ha visto sorridergli di sfuggita e alzargli la mano. Il suo sorriso – si, un uomo ridotto così può ancora sorridere- era un saluto.<br />
È una malattia terribile quella. Ti prende pian piano tutti i muscoli e nell’arco di un anno ti rende estraneo al tuo stesso corpo. Per ogni tua necessità si inizia a dipendere dal prossimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sottile pugno nello stomaco tra la vita e la qualità della vita. Lui che ora è vita, lui che altrimenti non avrebbe qualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sottile pugno nello stomaco tra la vita e la qualità della vita blocca i pasti a metà. Fa rimbombare nel cervello i mille interrogativi della gente dei chissà, che rimbalzano da una situazione all’altra, sul muro di risposte mancanti a domande soddisfatte solo a metà.</p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/pugni-nello-stomaco/">Pugni nello stomaco</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/pugni-nello-stomaco/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">2924</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Intervista a Telmo Pievani &#8211; SIC 2016</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/intervista-telmo-pievani-sic-2016/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/intervista-telmo-pievani-sic-2016/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ylenia Arese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2016 20:54:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[migrazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.1000-miglia.eu/?p=2904</guid>

					<description><![CDATA[<p>La necessità di sopravvivere e secondariamente la curiosità del vedere cosa c’è oltre hanno spinto l’uomo a migrare. È sbagliato sostenere che le migrazioni sono un’emergenza attuale: sono un fenomeno naturale e da sempre presente, sostenuto da ragione scientifiche dimostrabili. 1000miglia ha avuto l’occasione di porre alcune domande a Telmo Pievani, professore di Antropologia ed [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/intervista-telmo-pievani-sic-2016/">Intervista a Telmo Pievani &#8211; SIC 2016</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La necessità di sopravvivere e secondariamente la curiosità del vedere cosa c’è oltre hanno spinto l’uomo a migrare. È sbagliato sostenere che le migrazioni sono un’emergenza attuale: sono un fenomeno naturale e da sempre presente, sostenuto da ragione scientifiche dimostrabili.<br />
1000miglia ha avuto l’occasione di porre alcune domande a Telmo Pievani, professore di Antropologia ed esperto di Filosofia delle Scienze Biologiche dell’Università degli Studi di Padova, in occasione della manifestazione ScrittorInCittà 2016.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Secondo lei quali misure devono essere prese perché si possa andare nella direzione di una politica delle migrazioni universalmente sostenibile?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo me bisogna iniziare a lavorare su diversi livelli. Le migrazioni sono un fenomeno che ha delle cause prossime che molto spesso sono legate a motivi politici, a conflitti o discriminazioni. È chiaro che in questo momento siamo in una situazione particolare: abbiamo una cintura attorno all’Europa che va dall’Ucraina al Medio Oriente, senza dimenticare l’Africa Settentrionale che è in una situazione di emergenza unica. Per queste ragioni milioni di persone sono obbligate a spostarsi, in virtù dunque di queste cause prossime. Ma non dobbiamo trascurare il fatto che il fenomeno migratorio è sostenuto anche da cause remote: per esempio spesso dimentichiamo che il conflitto siriano ha tra le sue concause il clima, in quelle terre c’è una siccità fuori ogni misura dovuta al riscaldamento climatico. Per intervenire in modo sostenibile bisogna iniziare a ragionare sulle cause profonde, che richiedono dei provvedimenti politici i cui effetti non possono essere misurati in tempi rapidi ma in tempi piuttosto lunghi. Quindi per esempio lavorare seriamente sul surriscaldamento climatico significa anche lavorare per mitigare il fenomeno migratorio. Se non agiamo in questo senso non possiamo aspettarci che il fenomeno migratorio migliori.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Per lei i confini istituzionali che si sono creati con il progresso sono sinonimo di limitazione o di stabilità?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Dipende, i confini istituzionali non sono positivi o negativi, sono ambivalenti. Sono retaggio storico, però oggi i confini vanno sdrammatizzati, sono un valore se diventano permeabili e motivo di confronto. Se diventano invece identitari e chiusi, a questo punto sono incompatibili con i fenomeni globali cui siamo di fronte. Inoltre dobbiamo ricordarci che le migrazioni vanno in tutti i sensi. Gli ultimi dati ci dicono che in Italia abbiamo perso 100 mila persone, siamo più ad uscire che ad entrare. Va via gente giovanissima, con un tasso di istruzione altissimo, siamo di fronte ad un’emorragia delle nostre intelligente migliori, senza che venga riequilibrata da un rientro equivalente. La mobilità umana è un fiume inarrestabile. Dipende da ogni paese difendere al meglio la propria identità in senso inclusivo, non in senso esclusivo. Quali sono i paesi che hanno saputo far fruttare al massimo l’immigrazione? Gli Stati Uniti per esempio, in certi periodi il Brasile. Sono Paesi che l’hanno regolamentata, che l’hanno gestita, l’hanno valorizzata e l’hanno fatta diventare un’occasione di sviluppo. Bisogna muoversi in questa direzione. La migrazione non va di certo fermata, né devono essere generate paure o costruiti muri. Va gestita sapendo che il migrate ha diritti e doveri. La migrazione di per sé è anche un fenomeno destabilizzante, ed anche per questo motivo va regolamentata.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Esistono prove a sostegno del fatto che il patrimonio genetico dei soggetti di diverse nazionalità presenta omologie sorprendenti, tali da dimostrare che proveniamo tutti da una sorta di comune antenato. A fronte di queste rilevanze scientifiche, come si può spiegare l’esigenza di patriottismo, di segregazione razziale che sembra essere un sentimento proprio dell’uomo?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo me sul patriottismo potremmo discutere. Di recente ho fatto un convegno con Ivo Diamanti, un noto sociologo che ha fatto un’indagine sociologica sugli italiani proprio a questo riguardo: ha cercato di capire quanto il patriottismo è associato ad un atteggiamento di accoglienza. Paradossalmente è emerso come le persone con un senso patriottico forte quindi orgogliose di essere italiane erano anche quelle che non avevano paura del diverso, né di gestire l’arrivo del diverso. Sono rimasto sorpreso, non me l’aspettavo: in genere si pensa che il patriottismo sia un sentimento di difesa dei propri valori, invece non è propriamente così. Si pensi ai Paesi arcobaleno: hanno un senso patriottico ma è costituito dalla diversità incredibile di afflussi e contributi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>L’opinione comune conosce i cardini fondamentali della storia dell’uomo preistorico, che l’hanno fatto evolvere fino ad Homo Sapiens. L’uomo ha cambiato fisionomia, connotati, meccanismi biologici, alterano parametri fisiologici. Ma come sarà invece l’uomo del futuro dal punto di vista evolutivo?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">È difficilissimo da dire perchè i motori dell’evoluzione classici non sono più attivi. Ormai siamo diventati globali: separarci geograficamente dando origine a nuove specie non è più possibile. La selezione naturale lavora su di noi più debolmente, perché la medicina, l’igiene, il welfare hanno reso i suoi meccanismi molto meno forti. L’evoluzione che ci aspettiamo è di tipo culturale e tecnologica, che però non è da sottovalutare perché cambia l’ambiente che poi retroagisce su di noi. Quello che stiamo vedendo attualmente per esempio nell’evoluzione della mente umana è come i bambini di oggi sono nativi digitali nel senso che nascono in un ambiente che è diverso da quello dei loro genitori e quindi pensano diversamente. Questa è un evoluzione da tutti i punti di vista: il loro cervello è fisicamente e biologicamente diverso da quello delle generazioni precedenti. Dobbiamo aspettarci questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la collaborazione di Tommaso Marro</p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/intervista-telmo-pievani-sic-2016/">Intervista a Telmo Pievani &#8211; SIC 2016</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/intervista-telmo-pievani-sic-2016/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">2904</post-id>	</item>
		<item>
		<title>What makes a good life?</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/what-makes-good-life-2/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/what-makes-good-life-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ylenia Arese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2016 19:27:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[happy]]></category>
		<category><![CDATA[health]]></category>
		<category><![CDATA[life]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.1000-miglia.eu/?p=2118</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Verità vecchie come il mondo”, ma non per questo fuori moda. Robert Waldinger ci mostra un curioso studio sperimentale che è stato condotto per oltre 70 anni, per capire quali sono le regole che fanno la felicità e i pilastri che rendono una vita davvero serena. C’è molto su cui riflettere e molto su cui [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/what-makes-good-life-2/">What makes a good life?</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/8KkKuTCFvzI?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>“Verità vecchie come il mondo”, ma non per questo fuori moda. Robert Waldinger ci mostra un curioso studio sperimentale che è stato condotto per oltre 70 anni, per capire quali sono le regole che fanno la felicità e i pilastri che rendono una vita davvero serena.<br />
C’è molto su cui riflettere e molto su cui lavorare.</p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/what-makes-good-life-2/">What makes a good life?</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/what-makes-good-life-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">2118</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Le onde gravitazionali</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/1872-2/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/1872-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ylenia Arese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Mar 2016 18:32:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[onde]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.1000-miglia.eu/?p=1872</guid>

					<description><![CDATA[<p>E&#8217; stata dimostrata l&#8217;esistenza delle onde gravitazionali. Non esiste modo migliore per imparare che divertendosi! Il professore Brian Greene, della Columbia University, lo sa bene questo: ci spiega, in questo video, la meraviglia della scoperta, e come può questa influenzare ogni cosa.</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/1872-2/">Le onde gravitazionali</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/ajZojAwfEbs?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>E&#8217; stata dimostrata l&#8217;esistenza delle onde gravitazionali. Non esiste modo migliore per imparare che divertendosi!<br />
Il professore Brian Greene, della Columbia University, lo sa bene questo: ci spiega, in questo video, la meraviglia della scoperta, e come può questa influenzare ogni cosa. </p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/1872-2/">Le onde gravitazionali</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/1872-2/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">1872</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
