<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Giacomo Civalleri, Autore presso 1000miglia</title>
	<atom:link href="https://www.1000-miglia.eu/author/giacomo-civalleri/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.1000-miglia.eu/author/giacomo-civalleri/</link>
	<description>Ottimismo, informazione, svago, riflessione</description>
	<lastBuildDate>Sun, 30 Nov 2025 11:11:22 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">70218707</site>	<item>
		<title>Sulle manifestazioni, sull’arte e sulla linguistica romanza</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/sulle-manifestazioni-sullarte-e-sulla-linguistica-romanza/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/sulle-manifestazioni-sullarte-e-sulla-linguistica-romanza/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Civalleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2025 13:32:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fattore umano]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=9847</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'arte ci chiama alla responsabilità civile, ma come avere fiducia in un mondo così polarizzato?</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/sulle-manifestazioni-sullarte-e-sulla-linguistica-romanza/">Sulle manifestazioni, sull’arte e sulla linguistica romanza</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;">Io dal 7 ottobre 2023 sono sempre stato in silenzio. Un po&#8217; perchè ero disinformato, un po&#8217; per paura, un po&#8217; perché non è nel mio stile. </span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;">Ghali ha fatto una riflessione interessante attaccando il rap italiano e i suoi artisti non schierati: &#8220;il silenzio dei rapper ha ucciso il genere. Ne è rimasto solo lo stile, il suono, la forma&#8221; (</span></span><a href="https://www.instagram.com/p/DPW2VUvjDKS/?igsh=MWJxcDZtbmNtYXdoNA=="><span style="color: #1155cc; --darkreader-inline-color: var(--darkreader-text-1155cc, #56a3f1);" data-darkreader-inline-color=""><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://www.instagram.com/p/DPW2VUvjDKS/?igsh=MWJxcDZtbmNtYXdoNA==</u></span></span></span></a><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;">). È interessante, perché oltre a combaciare col mio caso – per cui mi sono sentito, anche giustamente, aggredito in parte – introduce una riflessione sui caratteri di una forma d’arte e sul loro sviluppo in una fase storica, sociale e politica particolarmente delicata. Il genere, soprattutto in Italia, ha sempre avuto una componente socio-politica di spinta dal basso verso l&#8217;alto – o comunque in contrasto con l&#8217;establishment delle istituzioni e dei centri culturali tradizionali – da buona controcultura come spesso si è ed è stato definito. Oggi però, come vuole sottolineare Ghali, sembra taciturno. Il che può far saltare fuori il tema dell&#8217;impegno attivo nell&#8217;arte, della natura impegnata che l&#8217;arte può o non può assumere, deve o non deve assumere. Un tema ispido, sì, anche interessante, appunto. Ma non è dove voglio arrivare.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel momento in cui scrivo questo pezzo sono in pigiama, nel letto. Ieri sera (per me venerdì 3 ottobre 2025, giornata di due scioperi nazionali, uno generale, annunciato già da settimane da S.I. Cobas, e uno indetto mercoledì dai sindacati CGIL e USB contro l’abbordaggio israeliano della Global Sumud Flotilla) sono uscito di casa per bere e quindi stamattina ho anche un po&#8217; mal di testa. Non sono stato in piazza, nei cortei, con tutti quanti. &#8220;Non è proprio nel mio stile&#8221;, mi sono sempre detto. “Ti rimane solo quello!” avrebbe pensato Ghali di me, fosse al corrente della mia condotta. Ma a me non piace gridare, parlo sempre a voce bassa: mi sono trasferito a Roma da una settimana e la gente mi chiede spesso di ripetere quello che dico perché parlo sempre a voce bassa. Al posto di stare in piazza ho scrollato Instagram, sì. A questo punto – dopo aver ammesso che un po’ mi vergogno del mio comportamento – vorrei invece concentrarmi sui contenuti che mi ha propinato Instagram; e non mi riferisco all&#8217;algoritmo, ma proprio alle persone. Molti dei conoscenti che seguo hanno reso esplicita la loro posizione sulla questione. Sulla guerra, sul genocidio, sui bambini, su Gaza, eccetera. Le pagine di informazione e i giornali hanno raccontato la questione. I content creator hanno detto la loro, anche quando non erano tenuti a farlo e, forse, proprio per quel motivo. Diversi artisti hanno preso posizione, chi con un timido sommovimento nei live, chi con papiri sulle stories che per spirito autolesionista ho letto da cima a fondo. Molti di loro, tra le altre cose, hanno fatto notare quanti follower abbiano respinto questo loro gesto “schierato” e li abbiano attaccati con fantomatiche offensive come: “non credevo fossi uno di loro…” o “pensa a fare musica e stai zitto!!!” e compagnia bella. <br />In questo momento, quando le polarizzazioni, effettive o apparenti che siano, si stanno pericolosamente dilatando, mi viene in mente Tedua che in </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Telefonate </i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;">nel 2016 diceva tipo: “So che siamo nati dalle costole, ma di conseguenza non so / come mai venga l&#8217;odio e l&#8217;istinto / di far di tutta l&#8217;erba un fascio / o cercare il pelo nell&#8217;uovo per quello che faccio”. Non ricordo a cosa si riferisse il rapper, ma con lui è sicuramente d’accordo un mio professore di filologia e linguistica romanza il quale parlava della complessità dei fenomeni linguistici appartenenti a un certo sistema linguistico di un certo territorio e sosteneva che, seppur fosse necessario stabilire delle griglie per comprendere meglio questi fenomeni, era anche necessario ricordarsi di quanto ogni singolo fenomeno poteva avere la sua natura convulsa e irrazionale. Resa complessa dal fatto di non essere classificabile in maniera completa, valida e totalmente condivisa dall’insieme degli studiosi. “Poi, qui non si parla solo di linguistica. Vale anche per tutto il resto” aggiunse alla fine della spiegazione.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><br />Perciò, schematizzando in una maniera decisamente poco completa e valida, nell’attuale panorama dell’opinione pubblica italiana, su un polo troviamo una fetta di persone che puntano il dito e accusano a destra e a manca l’appartenenza a pensieri politici vari – tornati decisamente di moda dopo decenni – lamentandosi di non poter vivere normalmente la loro vita a causa delle manifestazioni a favore di un popolo che non è quello italiano. <br />Sull’altro polo, invece, sta chi vuole farsi sentire e allora scende in piazza, posta, scrive e così via, per le motivazioni le più diverse e naturali, anche contraddittorie forse, ma pur sempre naturali. La cosa che però mi ha colpito di questo polo sta nella fluviale potenza che ha raggiunto: ogni età, ogni genere, ogni nazionalità, ogni colore della pelle, ogni orientamento sessuale, ogni religione, ogni squadra del cuore e ogni simbolo zodiacale. Forse in tutta la mia vita non ho mai visto immagini di piazze così piene. Ho ventidue anni e non avrei mai pensato di vedere quest’Italia mobilitarsi in questa maniera. E al di là di qualsiasi schiera, io mi sento un po’ orgoglioso di un popolo che finalmente prende posizione, scende in piazza, dice la sua per una causa. Lo pensavo più fatiscente, questo popolo. Contento di essermi sbagliato.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;">Chiudo questo flusso citando l’estratto di un’intervista che un creator che seguo ha postato nelle stories. Il reel (</span></span><a href="https://www.instagram.com/reel/DPUep4Mjf7B/?igsh=dm50NHg2dzB1OGNh"><span style="color: #1155cc; --darkreader-inline-color: var(--darkreader-text-1155cc, #56a3f1);" data-darkreader-inline-color=""><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><u>https://www.instagram.com/reel/DPUep4Mjf7B/?igsh=dm50NHg2dzB1OGNh</u></span></span></span></a><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;">) è della pagina di Radio Delta 1, stazione radio regionale del centro-sud Italia, e dentro si vede questo signore anziano – un certo Giorgio di Ancona, 94 anni – in mezzo a una folla di persone, credo seduto su una sedia a rotelle, forse su quella di un bar, non si capisce, che è paonazzo in viso e ha qualche riga di lacrima che gli corre verso il mento e, con una voce spezzata, ma piena di un entusiasmo vitale dice: “quando l’umanità si ribella di fronte a un genocidio così vuol dire che l’umanità ha incominciato a capire che il mondo bisogna cambiarlo”. Respira, singhiozza, mentre parla. Poi aggiunge: “Io non ci sto per la nazionalità, ci sto per la difesa dell’umanità[&#8230;], la difesa dei diritti degli uomini”. “Tutti!” esclama infine slanciando il braccio in orizzontale, come a voler spingere via una persona antipatica in discoteca, quasi irragionevole in un gesto così spontaneo. Tutti, ecco, siamo tutti nati da una costola, lo diceva anche Tedua. Credo che pure Giorgio sia d’accordo con Tedua. <br /><br />Io invece mi sono alzato dal letto e ho finito questo pezzo, alla fine. Giudicatemi come vi pare, io non sono sceso in piazza e sono stato in silenzio finora, però adesso ho scritto questo pezzo. <br />Peace, I’m out.</span></span></p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/sulle-manifestazioni-sullarte-e-sulla-linguistica-romanza/">Sulle manifestazioni, sull’arte e sulla linguistica romanza</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/sulle-manifestazioni-sullarte-e-sulla-linguistica-romanza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">9847</post-id>	</item>
		<item>
		<title>ConLeTueParole</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/conletueparole/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/conletueparole/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Civalleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2025 12:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ConLeTueParole]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=9827</guid>

					<description><![CDATA[<p>In vista del 24 Settembre 2025 alle 18, alla libreria Stella Maris, dove si parlerà d&#8217;istruzione  Siamo sicurə che il sistema scolastico ci aiuti davvero a sviluppare un pensiero critico e prepararci al futuro?Questo è uno degli interrogativi chiave di &#8220;Una cosa che non parla&#8221;, il nuovo libro di Giuseppe Nibali (2025), con il contributo [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/conletueparole/">ConLeTueParole</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2>In vista del 24 Settembre 2025 alle 18, alla libreria Stella Maris, dove si parlerà d&#8217;istruzione </h2>





<p><b>Siamo sicurə che il sistema scolastico ci aiuti davvero a sviluppare un pensiero critico e prepararci al futuro?</b><b><br /></b><b>Questo è uno degli interrogativi chiave di &#8220;Una cosa che non parla&#8221;, il nuovo libro di Giuseppe Nibali (2025), con il contributo di Alessandro Barbero.</b></p>
<p><b>Un dialogo tra studentə e insegnanti su ciò che si è perso nella scuola: l’ascolto, la crescita personale, la curiosità e l’apprendimento oltre il libro di testo.</b></p>
<p><b>Ci siamo posti l’interrogativo anche noi.</b></p>
<p>Oggi le scuole sono aperte, sì, ma molte ieri si sono fermate – o hanno rallentato – in favore di uno sciopero a sostegno degli accadimenti nella Striscia di Gaza. Un gesto, una manifestazione di solidarietà e di presenza. Una scelta consapevole di chi ha potuto ragionare criticamente intorno ad una delle tematiche che sta scuotendo il mondo e ha voluto intervenire, muoversi. Riguardo a questa capacità critica, questo mercoledì, il 24 settembre, la libreria Stella Maris di Cuneo ospiterà un dialogo incentrato su questo tema in cui a parlare troviamo l’insegnante e giornalista Giuseppe Nibali, che presenta il suo libro &#8221; Una cosa che non parla&#8221; , l’insegnante di Lettere del Liceo De Amicis di Cuneo Nazareno Garelli, la psicoterapeuta Maura Anfossi e, infine, la nostra presidente Denise Arneodo.</p>
<p>Il loro incontro, che sarà alle 18 – a cui siete tutti caldamente invitati – toccherà uno dei capisaldi della struttura della nostra nazione: l’istruzione. </p>
<p>Ogni anno, a settembre, ma direi già anche nel mese di agosto, con l’imminente ritorno sui banchi, tutti i centri commerciali d’Italia – e non solo – diventano delle bacheche di zaini, diari, portapenne, quaderni ad anelli, matite, biro, bianchetti, gomme, compassi, righelli, squadrette, portalistini e via dicendo. Le città tornano a gonfiarsi di ragazzine e ragazzini che attraversano le strade, si raggruppano di fronte agli ingressi e nelle piazze. Su quelle stesse strade il traffico, dopo la pausa di riflessione della stagione estiva passata, rimette a dura prova la pazienza italiana ad ogni incrocio. Ma, al di là anche degli aspetti più concreti, il rientro a scuola chiama in causa una valanga di interventi, riflessioni e pensieri di professionisti e non che si interrogano sull’andamento del nostro sistema scolastico. Voti, maturità, orari, bocciature sono piccoli punti di un elenco enorme che troviamo scritto sulle lavagne italiane ogni anno, e che forse, dalla riforma Gentile a questa parte, intende ragionare sul funzionamento del nostro sistema. Senza stare a chiederci più di tanto se questo marasma di dibattito porterà dei frutti o meno, noi, come redazione di 1000 Miglia, abbiamo deciso di dare il nostro contributo. E allora pure noi, come Giuseppe Nibali, ci siamo fatti quella domanda che sta lassù, in alto, in cima a questo articolo. Nella speranza che anche un marasma caotico riesca a dare frutto. Soprattutto in un periodo storico come quello che stiamo vivendo.</p>
<blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">La scuola italiana è abbastanza brava a trasmettere nozioni, diciamo di sì e pensiamo al fenomeno dei “cervelli in fuga”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Però oggi è innegabile sottolineare come sia necessaria una svolta: certo, le nozioni è giusto che ci siano e possono anche mantenere un ruolo di priorità all’interno del processo di apprendimento delle future leve, ma serve spazio per la libertà. Sì, c’è bisogno di una libertà di scoprire il mondo intorno a sé attraverso le nozioni imparate sui banchi senza rimanere imprigionato dalle stesse. Ma, soprattutto, c’è bisogno che ciascuno di noi impari a conoscere dove cominci la propria libertà e dove finisca, cioè, dove comincia la libertà di un altro. Il pensiero critico deve essere atto ad evitare lo sviluppo di preconcetti nei confronti della realtà e di chi la vive. Sarebbe importante una scuola capace di trasmettere nozioni discutibili, o, come direbbe il buon filosofo novecentesco Popper, falsificabili. </span></p>
<p><b>Forse intendo dire che la scuola potrebbe insegnarci anche che possiamo sbagliare, e che una conoscenza non è sempre definitiva, non è sempre perfetta. Perché la verità è un concetto complesso. Come il mondo e chi lo vive.</b><span style="font-weight: 400;"> La scuola potrebbe soltanto provare ad avvicinarcisi, con cautela, rispettando ogni libertà.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: right;"><span style="font-weight: 400;">Giacomo</span></p>
<blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">La scuola in Italia ha punti di forza e punti di debolezza. Tra le cose che mancano mi viene in mente la possibilità di conoscersi, e non solo di conoscere. Andare a scuola vuol dire, inevitabilmente, studiare e ripetere, imparare si, ma spesso senza trovare uno spazio per l’utilizzo pratico di quel sapere. </span><b>Così il sapere acquisito rimane chiuso all’interno della mente della studentessa o dello studente fino alla prova, al risultato, e poi può essere tranquillamente dimenticato</b><span style="font-weight: 400;">. Mancano quegli spazi di ascolto, quei momenti importantissimi in cui si impara per davvero a dire cosa si pensa, a discutere, a creare una propria opinione e condividerla con altri. Mancano i momenti dedicati al dibattito, alla riflessione, che sono quelli che più contribuiscono alla crescita di un/una giovane. Quei momenti in cui ci si siede in cerchio, senza i banchi e senza fogli, usando solo i propri occhi, le parole che escono dalla bocca, le orecchie aperte, essenziali per sviluppare la capacità di ascolto, e si condivide. Si parla della propria visione del mondo, a cosa serve ciò che si è imparato, chi si vuole diventare: non è davvero importante l’argomento quanto lo è il fatto che tutti parlino, che tutti si ascoltino, che tutti imparino a dire la propria senza vergogna, ma soprattutto, con fiducia nella comprensione e nel rispetto di chi si ha accanto. Questa, per me, potrebbe essere un’idea di scuola che ci aiuta davvero a prepararci al futuro. </span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: right;">Annalisa</p>
<blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">Il sistema scolastico viene spesso presentato come il pilastro della formazione delle nuove generazioni, il luogo in cui si sviluppano competenze, pensiero critico e strumenti per affrontare il futuro. Ma la realtà appare più complessa. Le lezioni frontali, cuore della didattica tradizionale, hanno certamente un valore: trasmettono conoscenze, offrono un quadro storico e teorico di riferimento. Tuttavia, se restano confinate a un flusso unidirezionale di nozioni, rischiano di soffocare la capacità degli studenti di interrogare, immaginare, mettere in dubbio. Il pensiero critico si sviluppa davvero quando la lezione diventa dialogo, quando ci si chiede collettivamente “cosa ne pensiamo di questo evento?”, “quali alternative erano possibili?”, “quali limiti ha questa interpretazione?”. Perfino le risposte confuse o “sbagliate” possono essere preziose, perché costringono a rimettere in discussione ciò che il potere, o la tradizione, hanno già stabilito come verità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma non si cresce soltanto attraverso i contenuti. La scuola educa anche tramite la sua stessa struttura sociale: le classi costringono a confrontarsi con lo sconosciuto, a convivere con chi è diverso, a misurarsi con i conflitti. In questo senso, l’istituzione scolastica riproduce dinamiche politiche e sociali: si impara a organizzarsi con i rappresentanti di classe o d’istituto, a contestare decisioni prese dall’alto, a immaginare piccole forme di democrazia quotidiana.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Eppure, questa dimensione potenziale rimane troppo spesso irrealizzata. </span><b>Nella mia esperienza, ciò che prevale è la disillusione: più burocrazia che partecipazione, più imposizione che dialogo. La scuola non riesce a essere fino in fondo un laboratorio di cittadinanza critica, e non sempre prepara davvero al futuro.</b><span style="font-weight: 400;"> Tutto dipende dalla qualità e dalla sensibilità degli insegnanti: alcuni riescono a stimolare la curiosità e la riflessione, ma molti altri, stando ai racconti raccolti e vissuti in prima persona, finiscono per riprodurre modelli gerarchici, rigidi, scarsamente orientati alla crescita personale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per questo, rispondere alla domanda se la scuola ci prepari o meno è inevitabile: no, non lo fa in maniera completa. Non garantisce lo sviluppo di un pensiero critico né una reale preparazione al futuro, se non in misura frammentaria e fortemente variabile. È difficile pensare di affidare una responsabilità così grande unicamente a insegnanti lasciati a gestirsi in autonomia, spesso senza strumenti né formazione adeguata. Il rischio è che le generazioni crescano senza quelle competenze che più servono in una società complessa: la capacità di interrogare, di immaginare alternative, di costruire insieme il cambiamento.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: right;">Alessia</p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/conletueparole/">ConLeTueParole</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/conletueparole/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">9827</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Conletueparole &#8211; Settembre 2025</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/conletueparole-settembre-2025/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/conletueparole-settembre-2025/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Civalleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2025 09:40:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ConLeTueParole]]></category>
		<category><![CDATA[1000miglia]]></category>
		<category><![CDATA[autunno]]></category>
		<category><![CDATA[Cuneo]]></category>
		<category><![CDATA[nostalgia]]></category>
		<category><![CDATA[settembre]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=9811</guid>

					<description><![CDATA[<p>Settembre è un mese che abbraccia sentimenti contrastanti. Tu come vivi il tuo settembre?</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/conletueparole-settembre-2025/">Conletueparole &#8211; Settembre 2025</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;"><b>Settembre è un mese che abbraccia sentimenti contrastanti. La fine della spensieratezza estiva cozza contro la ripartenza delle necessarie attività quotidiane (scuola, lavoro, studi, etc). Poi c&#8217;è il caldo che cede terreno al clima autunnale più mite e le giornate tornano ad accorciarsi.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><b>Tu, come vivi il tuo settembre?</b></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Io dall’ultimo settembre delle superiori mi sento cambiato. In quel mese, di quell’anno, che era l’ultimo che avrei passato fra le mura del liceo di Cuneo per sei giorni a settimana, c’è stato un fuoco incrociato di sentimenti e sensazioni che ancora adesso faccio fatica a capire bene. Gioia e noia per il ritorno alla quotidianità da studente delle superiori. Nostalgia, sicuramente, per il finire di quell’esperienza scolastica. Paura, anche, per l’ignoto futuro. Un po’ come ha sottolineato Annalisa nel suo pezzo. </span><span style="font-weight: 400;"><br /></span><span style="font-weight: 400;">Settembre è una pentola dove non sai cosa puoi trovarci dentro. Potresti pensare alle patate raccolte durante l’estate, bollite, ma anche al brodo di carne con cui mangerai quei noiosi fili di pasta che mia nonna chiamava capelli d’angelo: i </span><i><span style="font-weight: 400;">cavei d’angel</span></i><span style="font-weight: 400;">, in piemontese. Non è un mese incasellabile nel ciclo delle stagioni. Giulia ha fatto bene a ricordarlo, che è il mese delle possibilità, perché settembre, se vogliamo, è tutto e non è niente. Offre delle opportunità, e non possiamo sottovalutarlo, come ha precisato Alessia. </span><span style="font-size: revert;">Per questa ragione, può essere meraviglioso e terribile, settembre, quindi sublime. Come ogni cambiamento d’altronde.  </span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">Settembre è un mese che porta con sé sentimenti contrastanti. È quel confine sottile tra la leggerezza dell’estate e il peso dei doveri che tornano a bussare alle nostre porte. Le giornate si accorciano, il sole cede gradualmente il passo a un’aria più mite e fresca, e insieme al cambio di stagione arriva anche un cambiamento interiore: un lento riassestarsi, un ritorno a ritmi più strutturati dopo la spensieratezza estiva. </span><span style="font-weight: 400;">Se l’estate è il tempo della condivisione — amici, parenti, incontri e serate che sembrano non finire mai — settembre segna invece il ritorno all’individualità. È il momento in cui ci si ritrova faccia a faccia con se stessi, con le responsabilità lasciate in sospeso e con gli impegni rimandati tra una vacanza e l’altra. Ci si ritrova a rimettere ordine tra le carte accumulate sul tavolo, tra i messaggi non letti e i progetti sospesi, quei “ne riparliamo a settembre” che ora diventano urgenti, reali, ineludibili. </span><span style="font-weight: 400;">Per chi lavora, settembre significa tornare alle riunioni e ai compiti che erano stati accantonati, riprendere contatti e decisioni rimaste sospese. Per chi studia, è il ritorno tra i libri, agli appunti lasciati a prendere polvere durante le vacanze, ai programmi di studio da riorganizzare, agli esami imminenti che richiedono concentrazione e disciplina. Ogni gesto sembra riprendere il suo ritmo naturale, ma con una consapevolezza nuova: si sente che nulla può più essere rimandato, tutto va affrontato. </span><span style="font-weight: 400;">E poi ci sono i buoni propositi settembrini, quei desideri di stabilità e cambiamento che sorgono con forza dopo l’abbandono della spensieratezza estiva. È come se settembre ci sfidasse a mettere ordine nella nostra vita: nei pensieri, nelle abitudini, nei rapporti. Ci spinge a fare i conti con ciò che siamo e con ciò che vogliamo diventare, con la precisione silenziosa di chi sa che il tempo passa inesorabile, ma che offre anche l’occasione di ricominciare. </span><b>Settembre non ha il clamore di gennaio, né l’euforia di giugno: è un nuovo inizio più discreto, più intimo, che richiede pazienza e attenzione. È il mese dei piccoli gesti quotidiani che, messi insieme, costruiscono la stabilità che l’estate ci aveva fatto dimenticare.</b><span style="font-weight: 400;"> È un invito a rallentare, a riflettere e a riappropriarsi della propria vita, prima che l’autunno entri del tutto e con sé porti la sua malinconia e il suo fascino. </span><span style="font-weight: 400;">In fondo, settembre è un mese di equilibrio, di bilanci e di preparazione. Un mese che ci insegna che tornare alla realtà non è una sconfitta, ma un’opportunità per ricominciare più forti, più consapevoli e, forse, più vicini a noi stessi. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><em>Alessia A.</em></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<blockquote>
<p><span style="font-weight: 400;">Settembre per me (e credo per molt*) si traduce con nostalgia. Però quella bella, quella degli strascichi dell’estate di Luglio e di Agosto. Quello che rimane del caldo, delle vacanze lontano da casa, dei pomodori e delle pesche mature e del mare. Quello del sentimento di nuovi inizi sconosciuti, di quel limbo che collega il “dolce far niente” con la ripresa della “vita ordinaria”. Questo Settembre però è diverso per me. Non ci sarà una ripartenza di lezioni e di vita universitaria; a dir la verità non so cosa ci sarà. E questa è una sensazione che non ho mai provato prima, il non sapere a cosa vado incontro perchè non c’è nulla di organizzato, nulla di programmato, semplicemente Settembre, con i suoi cieli tersi, quell’aria un po’ fresca, quelle gite in montagna scampando i temporali, quei gelati che fanno già venire i brividi di freddo. </span><b>Settembre quest’anno mi fa un po’ paura, mi mette un po’ sull’attenti, mi sembra di dover per forza aver qualcosa da fare eppure, paradossalmente, sento anche che mi sussurra di stare tranquilla, perchè tutto andrà bene</b><span style="font-weight: 400;">. Settembre mi culla come una mamma con la sua bambina, mi canta con voce calda e dolce che anche io riuscirò a trovare la mia strada, se rimarrò fedele a chi sono. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><em>Annalisa P.</em></span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Una delle canzoni che più mi ha segnato nel corso della mia vita è dedicata al mese di Settembre. Non a caso, una frase mi è sempre rimasta impressa nella mente: “è una vita che provo a capire Settembre, ma non fa per me”. Mi ha sempre colpito, linguisticamente, che Settembre non sia un mese da vivere, un periodo che passa in sordina e che si confonde nel veloce passare dell’anno. Inverno, primavera, estate, le stagioni sono qualcosa che accadono e che riferiamo a determinati eventi: inverno vuol dire Natale, primavera vuol dire allegra attesa del caldo e della rinascita, estate vuol dire vacanze. Per Settembre, invece, si fatica a dare una connotazione: non si può dire che sia autunno, ma nemmeno estate. Non accade niente di rilevante che scandisca il tempo della nostra vita. Ricomincia la scuola, ricomincia la vita quotidiana, certo, ma cosa ci lasciamo dietro? Spensieratezza, noia? Comunque sia, una certa libertà di disporre del nostro tempo. A settembre si perde qualcosa, ma si riacquista qualcos’altro. Qualcosa di bello o di brutto? Dipende.; </span><b>Settembre è il simbolo del cambiamento</b><span style="font-weight: 400;">,</span><b> in cui</b> <b>la sensazione di una vita che finisce si mescola con una che ricomincia.</b><span style="font-weight: 400;"> Settembre è un mese simbolico, in cui le foglie sono al massimo del loro splendore, ma già cadono. </span><b>Settembre non è solo un mese, è uno stato d&#8217;animo: la nostalgia della tediosa serenità estiva, l’eccitazione di un futuro grigio, incerto, ma carico di possibilità.</b></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Giulia Z.  </em></p>
</blockquote>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/conletueparole-settembre-2025/">Conletueparole &#8211; Settembre 2025</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/conletueparole-settembre-2025/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">9811</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Mace sa come andare oltre il Velo</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/mace-sa-come-andare-oltre-il-velo/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/mace-sa-come-andare-oltre-il-velo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Civalleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2024 11:47:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Music Pills]]></category>
		<category><![CDATA[canzoni]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[illusione]]></category>
		<category><![CDATA[Mace]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Shopenhauer]]></category>
		<category><![CDATA[trascendentalità]]></category>
		<category><![CDATA[Velo di Maya]]></category>
		<category><![CDATA[verità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=9638</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il ritratto di un artista che cerca di tracciare un percorso non mainstream facendo un disco che si collega anche alla filosofia. </p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/mace-sa-come-andare-oltre-il-velo/">Mace sa come andare oltre il Velo</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[




<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il nome di Arthur Schopenhauer (1788-1860) è abbastanza noto per chiunque abbia avuto la possibilità di sfogliare, almeno una volta nella vita, un manuale di filosofia del liceo. Ma non per forza è richiesta una preparazione liceale per conoscerlo, data l’influenza detenuta dalle sue opere sul pensiero occidentale moderno e contemporaneo. Uno dei temi per cui viene maggiormente ricordato è indubbiamente il pessimismo, divenuto iconico, per certi versi, anche nella cultura di massa. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Nel </span><i><span style="font-weight: 400;">Mondo come volontà e rappresentazione</span></i><span style="font-weight: 400;">, Schopenhauer introduce il concetto di </span><b>Velo di Maya</b><span style="font-weight: 400;">, mutuato dai Veda, complesso di testi sacri della religione induista. Con esso, il filosofo tedesco vuole riferirsi alla parete invisibile che divide noi, che stiamo in una </span><b>realtà sensibile e illusoria</b><span style="font-weight: 400;"> (tecnicamente, fenomenica), dalla </span><b>dimensione della verità</b><span style="font-weight: 400;"> che sta dietro a questo Velo, (noumenica, secondo la distinzione kantiana, ma non scenderemo in ulteriori dettagli teoretici), dove risiede l’essenza vera delle cose. Per Schopenhauer, la realtà in cui stiamo è ingannevole, non diversa da quella dei sogni. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il cinque aprile di quest’anno è uscito </span><i><span style="font-weight: 400;">MĀYĀ</span></i><span style="font-weight: 400;">, il secondo album in studio del produttore milanese Simone Benussi, in arte Mace, classe 1982. </span><span style="font-weight: 400;"><br /></span><span style="font-weight: 400;">Mace cresce nell’ambiente </span><b>hip-hop</b><span style="font-weight: 400;"> del capoluogo lombardo, dove inizia a muoversi praticando l’arte del </span><i><span style="font-weight: 400;">writing</span></i><span style="font-weight: 400;">. Poco dopo, ha inizio la sua attività di produttore musicale, che lo porta a un sodalizio artistico con il rapper Jack The Smoker. Il duo, noto col nome di </span><i><span style="font-weight: 400;">La Créme</span></i><span style="font-weight: 400;">, rilascia nel 2003 il disco d’esordio </span><i><span style="font-weight: 400;">L’alba</span></i><span style="font-weight: 400;">, oggi considerato un caposaldo del genere in Italia. Successivamente, Mace si stacca dalla sfera hip-hop avvicinandosi ai generi </span><b>funk ed elettronica</b><span style="font-weight: 400;">. In un lungo percorso che lo porta </span><b>anche fuori dallo Stivale</b><span style="font-weight: 400;"> (Gran Bretagna, Stati Uniti, Giappone, Australia), il produttore accumula una vastissima esperienza musicale e non, capace di incidere vistosamente sul suo immaginario e sul suo bagaglio artistico. </span><span style="font-weight: 400;"><br /></span><span style="font-weight: 400;">Una volta rientrato in Italia, Mace torna a collaborare con gli artisti della scena rap. Tra gli altri, meritano di essere citati almeno </span><b>“Chic”</b><span style="font-weight: 400;">, l’iconico singolo che ha lanciato la carriera di Izi, rilasciato nel marzo 2016 e prodotto con Shablo, oppure </span><b>“Pamplona”</b><span style="font-weight: 400;">, hit estiva del 2017 di Fabri Fibra con i Thegiornalisti. Dopo altre svariate collaborazioni, nel 2021 Mace si prepara a rilasciare il suo primo disco da solista, </span><i><span style="font-weight: 400;">OBE</span></i><span style="font-weight: 400;">, anticipato dal singolo, decisamente riuscito (ad oggi sei dischi di platino),</span> <b>“La canzone nostra”</b><span style="font-weight: 400;">, con Blanco (letteralmente scoperto e lanciato nella scena da Mace) e Salmo. Il disco riscuote un buon successo in Italia, e verrà seguito, l’anno successivo, da </span><i><span style="font-weight: 400;">Oltre</span></i><span style="font-weight: 400;">, un progetto controcorrente, composto da sole strumentali che oscillano tra la musica elettronica e la musica psichedelica. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Arriviamo quindi al 2024. Tra febbraio e marzo escono due nuovi singoli: “Non mi riconosco” (con Centomilacarie e Salmo) e “Ruggine” (con Chiello e Coez). Bisogna aspettare i primi di aprile perché veda la luce </span><i><span style="font-weight: 400;">MĀYĀ</span></i><span style="font-weight: 400;">, il nuovo album, composto da sedici tracce e arricchito da numerose collaborazioni del mondo urban e pop italiano.  </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">L’aspetto che va sottolineato, riguardo alle collaborazioni, è il </span><i><span style="font-weight: 400;">modus</span></i> <i><span style="font-weight: 400;">operandi</span></i><span style="font-weight: 400;"> scelto dal produttore per lavorare insieme agli altri artisti. Puntando a uno spontaneo tentativo di </span><b>musica comunitaria</b><span style="font-weight: 400;">, Mace ha deciso di riunire, per diverse settimane, in una villa nei dintorni di San Gimignano (SI), un’équipe di quindici strumentisti, coinvolgendo anche più di venti autori. Il frutto di questa esperienza condivisa è un album in cui ogni artista riesce a calarsi perfettamente sia nella propria prospettiva che in quella della guida spirituale del gruppo (si guardino i video postati dall’artista sul proprio profilo Instagram ufficiale: @macemilano). Mace si fa così </span><i><span style="font-weight: 400;">sacerdote </span></i><span style="font-weight: 400;">di una comunità che, muovendosi come un singolo organismo, riesce ad attraversare il velo di esperienza sensibile che separa dal livello successivo di verità. Fuori dal riferimento alla filosofia, ciò che salta fuori dal disco è la genuina intenzione del suo creatore di andare </span><b>oltre le logiche del mercato musicale</b><span style="font-weight: 400;"> – un </span><i><span style="font-weight: 400;">mainstream </span></i><span style="font-weight: 400;">corrotto nella sua inarrestabile tendenza all’</span><b>omologazione</b><span style="font-weight: 400;"> – e portare con sé sia i suoi collaboratori che i suoi ascoltatori. Così Mace in <a href="https://www.rollingstone.it/musica/interviste-musica/sviaggiare-col-produttore-sciamano-mace-per-immaginare-un-altro-mainstream/887770/">un’intervista a Rolling Stones </a></span><span style="font-weight: 400;">: «Volevo che la mia musica fosse un’esperienza collettiva, mangiavamo e dormivamo nello stesso posto. Avevo come riferimento la musica di fine anni ’60, primi anni ’70 e mi sono chiesto: come facevano i dischi in quel periodo? Perché un disco dei Funkadelic è così speciale, non solo a livello tecnico? Perché da come interagiscono gli strumenti tra di loro </span><b>si capisce che hanno suonato tanto insieme e oggi questa cosa manca</b><span style="font-weight: 400;">». </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">E la ricerca di collettività arriva ad accordare ogni singolo filo del tappeto musicale cucito puntigliosamente dal produttore: nulla ha scampo, dai più fini dettagli strumentali alla scrittura dei testi. «</span><b>Sono mezzo psicologo e mezzo compositore.</b><span style="font-weight: 400;"> Mi piace parlare molto con gli artisti prima di registrare, un po’ perché la parte bella del lavoro è conoscersi e un po’ perché quello che ci diciamo influenza il loro lavoro sui testi» ha affermato, sempre a Rolling Stones. Esemplari, a mia detta, possono essere i testi di “Solo un Uomo” (scioccante nella sua essenzialità, di mano dell’emergente Altea, la cui voce si inserisce sinuosamente nella melodia), o di “Meteore” (in particolare la strofa di Izi, ben ritrovato dopo un lungo silenzio musicale):</span></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p><b>Solo un uomo (feat. Altea)</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">[Strofa 2]</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La carne cede allo smarrimento</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Preda indifesa dell&#8217;inganno</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">[Ritornello]</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sei solo un uomo</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sei solo un uomo</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">[Strofa 3]</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo caduti tutti nella tua trappola</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Di giorno tessi, di notte poi fai pratica</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E non ti volti a guardarmi annegare</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non sono offesa</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché sarò piuma</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E poi sarò pietra</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché sarò piuma</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E poi sarò pietra</span></p>
<p> </p>
<p><b>Meteore (feat. Gemitaiz, centomilacarie, Izi)</b></p>
<p> </p>
<p><span style="font-weight: 400;">[dalla strofa 3: Izi]</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Siamo tutti fuori in &#8216;sta scatola ermetica</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi esco coi fiori e la tuta mimetica</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Viviamo in guerra, l&#8217;amore ci uccide</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se mi ami davvero, ora abbassa il fucile</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E invece che dirmi di essere felice</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Piuttosto tu insegnami come si fa</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">&#8216;Sta vita mi lascia il tuo buco nel petto</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se tu vuoi riempirlo, mo spara il proiettile, sparami in fronte</span></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">E’ interessante indagare il modo in cui i </span><i><span style="font-weight: 400;">featuring </span></i><span style="font-weight: 400;">e Mace si siano allineati lungo rette parallele, pur ognuno rimanendo nel proprio ambito e nel proprio stile musicale: In particolare, riguardo al tema della </span><b>trascendentalità</b><span style="font-weight: 400;">, intesa come elevazione da una condizione terrena, immanente – un superamento del velo di Maya, per riferirsi ancora alla filosofia; esso è uno dei filoni portanti del </span><i><span style="font-weight: 400;">concept</span></i><span style="font-weight: 400;"> del disco: se da una parte troviamo le sonorità trap di “Praise the Lord”, che conducono l’argomento verso la sfera di alterazione dei sensi in contrapposizione alle pratiche della fede cristiana, dall’altra troviamo il ritornello di “Strano deserto”, cantato da Cosmo, che apre sontuosamente la strada a un </span><i><span style="font-weight: 400;">drop</span></i><span style="font-weight: 400;"> elettronico dal sapore mistico, quasi ascetico. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">A chiusura del tutto, abbiamo “Il velo di Maya” – qui esplicitato nel titolo dallo stesso autore –, una traccia di otto minuti in cui un impasto di suoni, rumori e melodie si accolgono spontaneamente gli uni dentro gli altri, secondo le visionarie idee del maestro, trascinando l’ascoltatore in un panorama che sembra davvero essere </span><b>al di là della illusoria percezione sensoriale</b><span style="font-weight: 400;"> (a riguardo, si veda anche l’uso delle sostanze psichedeliche, ammesso e giustificato in più occasioni da Mace stesso). </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Per concludere, cito il passo di una recensione ben riuscita di <a href="https://rapteratura.it/recensioni/maya-squarcia-il-velo-di-mace/">Rapteratura.it </a></span><span style="font-weight: 400;">: “L’ascesi musicale di Mace buca il velo, l’arte conduce noi tutti oltre le parvenze illusorie”. A più livelli, il produttore sembra voler offrire ai suoi ascoltatori una vera direzione alternativa: al mercato musicale, alla superficiale quotidianità, alla realtà che spesso si fa troppo arida, cioè quando “Tutto ciò che ci rimane è fantasia / La mia pelle ricoperta è fantasia / Le pareti che si sciolgono è magia / Smetto di rеsistere, mi perdo” (Cosmo, in “Strano deserto”).</span></p>
<p> </p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/mace-sa-come-andare-oltre-il-velo/">Mace sa come andare oltre il Velo</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/mace-sa-come-andare-oltre-il-velo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">9638</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Kid Yugi e l&#8217;arte della citazione</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/kid-yugi-e-larte-della-citazione/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/kid-yugi-e-larte-della-citazione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Civalleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[citazioni]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[rap]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=9586</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il rapper Kid Yugi nei suoi testi caratterizzati di citazioni dalla storia al teatro, rielabora e sensibilizza su tematiche  molto attuali  </p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/kid-yugi-e-larte-della-citazione/">Kid Yugi e l&#8217;arte della citazione</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[


<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Francesco Stasi (aka </span><b>Kid Yugi</b><span style="font-weight: 400;">) è un rapper emergente classe </span><b>2001</b><span style="font-weight: 400;">,</span> <span style="font-weight: 400;">originario di </span><b>Massafra</b><span style="font-weight: 400;">, un centro di circa trentamila abitanti della provincia di Taranto. Il suo nome è comparso sulle bocche degli appassionati del genere dopo l’uscita del disco d’esordio, </span><i><span style="font-weight: 400;">The Globe</span></i><span style="font-weight: 400;">, avvenuta il 4 novembre 2022 per Universal. L’album aveva colpito positivamente il pubblico per il suo estro lirico fin dal titolo, che già denotava una forte tendenza alla </span><b>citazione</b><span style="font-weight: 400;">. Yugi, come dichiarato in un’intervista a Billboard, voleva richiamare infatti </span><b>il teatro a cielo aperto</b><span style="font-weight: 400;"> messo in piedi dalla compagnia di William </span><b>Shakespeare </b><span style="font-weight: 400;">nel 1599, con l’intento di porlo a confronto con la cosiddetta “vita di strada”, topos lirico costante nei testi di genere rap. “Queste strade sembrano teatri / ‘sto sipario non vuole abbassarsi” sono i versi che chiudono “Hybris” (sì, la stessa </span><i><span style="font-weight: 400;">hybris</span></i><span style="font-weight: 400;"> dell’Iliade), la prima traccia di </span><i><span style="font-weight: 400;">The Globe</span></i><span style="font-weight: 400;">. E i riferimenti al teatro non si fermano alla prima traccia: “Grammelot”, “King Lear” e “Il ferro di Čechov” sono i titoli di alcuni pezzi del primo album che testimoniano l’affiatamento del rapper con alcuni elementi o testi fondamentali del teatro moderno (rispettivamente: la tecnica teatrale onomatopeica messa in atto, tra gli altri, da Dario Fo; la nota tragedia di Shakespeare e la pistola (o fucile) di Anton Čechov, il principio narrativo ideato dall’autore russo per cui un’arma, presente in una messa in scena, prima o poi deve aprire il fuoco). </span></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il primo marzo di quest’anno Kid Yugi ha rilasciato la sua seconda fatica, </span><i><span style="font-weight: 400;">I Nomi del Diavolo</span></i><span style="font-weight: 400;">, declinando in ciascuna traccia dell’album i diversi nomi e volti che può assumere </span><b>il male</b><span style="font-weight: 400;">. Per farlo Kid Yugi attinge a letteratura (la copertina, il pezzo “Il Signore delle Mosche”), musica (“Paganini”), mitologia (“Lilith”, “Lucifero”), ma anche alla realtà (“Denaro”, “Ilva”), mostrando il ventaglio di identità che nel suo immaginario il diavolo può incarnare. Ciò non deve però far pensare a un album “satanista”, anzi: come dichiarato nell’intervista a teatro rilasciata per Esse Magazine, il diavolo da lui immaginato non assume una forma totalmente maligna, ma lascia aperto lo spiraglio per una tensione verso il bene. </span><span style="font-weight: 400;"><br /></span><span style="font-weight: 400;">Al di là di scelte o limiti artistici che possono caratterizzare più o meno piacevolmente il lavoro del rapper pugliese, ciò che è nuovamente interessante per le orecchie degli ascoltatori è il numero di pregnanti citazioni a cui Yugi riesce a dar vita. Come fa notare una pagina IG di divulgazione sulla musica hip-hop, TastieraCapitale (</span><a href="https://www.instagram.com/tastieracapitale?utm_source=ig_web_button_share_sheet&amp;igsh=ZDNlZDc0MzIxNw=="><span style="font-weight: 400;">https://www.instagram.com/tastieracapitale?utm_source=ig_web_button_share_sheet&amp;igsh=ZDNlZDc0MzIxNw==</span></a><span style="font-weight: 400;">), la dote particolare di Yugi è quella di accostare elementi di campi d’interesse culturale apparentemente opposti nel giro di poche rime, senza che questo risulti forzato o poco credibile per i suoi fini. Un esempio lo troviamo in una serie di versi autocelebrativi tratti da “Yung 3p 4”, la nona canzone de </span><i><span style="font-weight: 400;">I Nomi del Diavolo</span></i><span style="font-weight: 400;">. </span></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">La mia merda è culto, il mio zoccolo duro sono i papaboys</span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">Non è trap, è voglia di far sesso come Sigmund Freud</span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">Dieci K al mese, spingo come un Boeing</span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><b>(Kid Yugi &#8211; “Yung 3p 4”)</b></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Tralasciando qualsiasi giudizio morale, fuorviante nell’analisi di certi testi musicali (questo discorso è lungo, complesso, più di quanto si possa pensare, e non è questa la sede per discuterne), possiamo notare ciò che è stato segnalato sopra: il cliché per cui i trapper hanno meno problemi “a rimorchiare” non è espresso dal rapper in maniera diretta, ma passando attraverso Sigmund Freud, il più noto studioso di psicanalisi del ‘900, che riservava a desideri inconsci di tipo sessuale le cause di certe inclinazioni individuali(</span><span style="font-weight: 400;">es. complesso di Edipo</span><span style="font-weight: 400;">). Nel frattempo troviamo attacchi ironici alla religione («il mio zoccolo duro sono i papaboys») o ostentazione di una ormai agiata condizione economica («Dieci K [= diecimila euro] al mese, spingo come un Boeing»). Il suo immaginario è questo, e a trascinarlo avanti sulle basi musicali è la sua voce possente, forse talvolta poco orecchiabile, ma di certo veemente, sia per i contenuti d&#8217;impatto comunicati, sia per il timbro grave che la caratterizza. </span><span style="font-weight: 400;"><br /><br /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">L’analisi di TastieraCapitale è acuta nell’evidenziare tale pregio della penna di Kid Yugi, e la sua riflessione porta me a farne una riguardo alla definizione stessa di citazione. Essa assume infatti valore quando ciò che viene ripreso dal modello precedente non è semplicemente un richiamo letterale, ma ottiene un nuovo significato, più ricco, dato dall’autore della citazione tramite le connessioni testuali sorte nel suo pensiero, tra il momento di lettura del modello precedente e il momento di scrittura. Kid Yugi si dimostra un maestro nel far fruttare l’intertestualità, un concetto affine alla memoria letteraria su cui i filologi del XX secolo hanno riflettuto a lungo. Se l’intertestualità, secondo il critico letterario francese Roland Barthes (1915-1980),</span><span style="font-weight: 400;"> prevede che ogni testo (letterario e non) possa essere interpretato in molteplici modi da ogni singolo lettore capace di tessere con esso nuove relazioni testuali, anche allontanandosi dalle iniziali volontà dell’autore</span><span style="font-weight: 400;">, allora possiamo capire come il rapper di Massafra sia un lettore particolarmente fertile, in grado di esemplificare, tramite i suoi testi, la teoria letteraria dello studioso francese (per info in più a riguardo: </span><a href="https://www.eroicafenice.com/salotto-culturale/il-dialogo-intertestuale-dalle-origini-ad-oggi/"><span style="font-weight: 400;">https://www.eroicafenice.com/salotto-culturale/il-dialogo-intertestuale-dalle-origini-ad-oggi/</span></a><span style="font-weight: 400;"> )</span><span style="font-weight: 400;">. Ma non solo testi, perché Kid Yugi guarda, ascolta, respira; film, musica, ma anche la vita stessa, sono elementi, frutto della sua esperienza individuale, che vanno ad impilarsi nel suo vasto bagaglio di conoscenze. Quando scrive, poi, riversa questo bagaglio sulla pagina, forgiando il suo stile impregnato di citazioni.</span></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Per qualche altro esempio, basti guardare la copertina de </span><i><span style="font-weight: 400;">I Nomi del Diavolo</span></i><span style="font-weight: 400;">, dove il rapper si trova su un «un trono demoniaco circondato da fanatici che si dimenano per toccarlo e quasi soppiantarlo dallo status raggiunto, omaggio alla celebre opera di Michail Bulgakov (</span><i><span style="font-weight: 400;">Il maestro e Margherita</span></i><span style="font-weight: 400;">, ndr) che rimanda alla scena del ballo di Satana», come indicato sapientemente in questo articolo di rapteratura.it (</span><a href="https://rapteratura.it/recensioni/i-nomi-del-diavolo-l-apocalisse-di-kid-yugi-e-in-terra/"><span style="font-weight: 400;">&#8220;I Nomi Del Diavolo&#8221;: l&#8217;Apocalisse di Kid Yugi è in terra &#8211; Rapteratura</span></a><span style="font-weight: 400;">). Oppure si ascolti “Lilith”, brano in cui Yugi, attraverso il riferimento alla religione mesopotamica, descrive la propria amante come il demone femminile associato alla tempesta, portatrice di sciagure e morte. O, ancora,“Paganini”, che già dal titolo rivela un richiamo al celebre violinista di epoca romantica Niccolò Paganini, noto anche per la leggenda di un misterioso patto con il diavolo allo scopo di ottenere, in cambio dell’anima, il talento musicale. In questo brano, prende forma la visione violenta e contemporaneamente erudita tipica della scrittura del rapper di Massafra, che si avvale persino, a fini autocelebrativi, di riconoscere la complessità dei propri testi («Il mio slang indecifrabile, sembra latinorum»). </span></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">Sei dolore senza limiti, zoodiaci di lividi</span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">La stanza degli spiriti, la danza delle Silfidi</span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">L&#8217;affetto di Misery, le fiamme degli inferi</span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">Il canto delle sirene nei tuoi occhi limpidi</span></i></p>
<p><b>(Kid Yugi &#8211; “Lilith”)</b></p>
<p> </p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Dieci mitra in sincro, sembreranno il chorus</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">In un live al Forum, Yugi ultimo shōgun</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Questa merda è il mio tesoro, lo difendo come Gollum</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Pressione addosso, salvo la mia terra come Goku</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Voglio comprarmi un Panzer, non voglio una Lotus</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Terzo occhio è quello di Horus, Fat Man sull&#8217;Atomium</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Questa non è trap, puoi definirla un Horcrux</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Non ho mai preso il Valium, San Cosimo era opium</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Il mio slang indecifrabile, sembra latinorum</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Torno a casa su un nastro di Möbius, rap magnum opus</span></i></p>
<p><b>(Kid Yugi &#8211; “Paganini”)</b></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;"><br /></span><span style="font-weight: 400;">Menzione speciale va fatta anche a “Ilva” (perlopiù, anche remix di un brano originale del cantautore tarantino Fido Guido), in cui il rapper mette mano a una denuncia sociale nei confronti dell’omonimo stabilimento delle acciaierie di Taranto, noto per i problemi di inquinamento – e non solo – provocati alla città pugliese e ai dintorni. </span></p>
<p> </p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Si vede da lontano una nuvola tossica</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Una terra rossa e la mia gente che soffoca</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Quaggiù la vita quanto costa? Voglio una risposta</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Se tutto quello che ci uccide lo chiami risorsa</span></i></p>
<p><b>(Kid Yugi &#8211; “Ilva (Fume Scure rmx)” </b><b><i>feat.</i></b><b> Fido Guido)</b></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Se dovessimo vedere l’insieme del sapere umano come il suolo di un qualsiasi ambiente naturale, potremmo considerare Kid Yugi come un individuo che getta semi sul terreno, facendo crescere in profondità delle radici tanto solide da tenere insieme ogni strato sedimentato sotto la superficie, e dando contemporaneamente luce a una nuova forma di vita. Sono gli alberi ben radicati, infatti, che impediscono a un versante in pendenza di non franare: così il rapper di Massafra lega gli strati di conoscenza accumulati nel suo patrimonio culturale, dando loro nuova linfa vitale nella forma musicale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Per questo, forse mi viene da pensare che Kid Yugi non sia solo un grande scrittore, ma più che altro un formidabile raccoglitore – lettore o osservatore, poco cambia – in grado di conservare le lezioni dei propri modelli ed evolverle, attuando anche un&#8217;opera di divulgazione verso i propri ascoltatori. Lo ha fatto con il teatro a cielo aperto di </span><i><span style="font-weight: 400;">The Globe</span></i><span style="font-weight: 400;"> e si è ripetuto magistralmente con </span><i><span style="font-weight: 400;">I Nomi del Diavolo</span></i><span style="font-weight: 400;">, un progetto che ha il sapore di una vera e propria monografia sulle sfaccettature del male quotidiano. Perché va tenuto bene in mente che Kid Yugi non ha usato i propri riferimenti per sfuggire alla realtà di tutti i giorni, ma li ha piuttosto sfruttati per raccontarla con ancora più consapevolezza. </span></p>
<p><br style="font-weight: 400;" /><br style="font-weight: 400;" /></p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/kid-yugi-e-larte-della-citazione/">Kid Yugi e l&#8217;arte della citazione</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/kid-yugi-e-larte-della-citazione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">9586</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Workshop di scrittura al Rondò dei Talenti</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/workshop-di-scrittura-al-rondo-dei-talenti/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/workshop-di-scrittura-al-rondo-dei-talenti/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Civalleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Feb 2024 09:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[#cuneo]]></category>
		<category><![CDATA[#scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[#tempo]]></category>
		<category><![CDATA[#workshop]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=9529</guid>

					<description><![CDATA[<p>Workshop di scrittura per esplorare il tema del tempo, pensato per tutti quelli che non lo trovano mai. </p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/workshop-di-scrittura-al-rondo-dei-talenti/">Workshop di scrittura al Rondò dei Talenti</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">L’associazione </span><b>1000Miglia </b><span style="font-weight: 400;">è lieta di annunciare la collaborazione con il </span><b>Rondò dei Talenti</b><span style="font-weight: 400;"> per il workshop “Il tempo della scrittura” condotto da </span><b>Raffaele Riba</b><span style="font-weight: 400;">, autore e docente della Scuola Holden di Torino.</span></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il workshop è indirizzato a tuttə coloro che sono </span><b>interessatə alla <a href="https://www.1000-miglia.eu/davanti-alla-pagina-bianca/">scrittura</a></b><span style="font-weight: 400;"> e che sono alle prime armi con questa realtà. Insomma: qualsiasi sia la vostra età, che siate aspiranti scrittori o che siate appassionati del mondo narrativo curiosi di scoprire cosa si cela dietro la penna dei loro autori preferiti, fatevi avanti e venite ai tre incontri dell’iniziativa che si terrà tra la fine di questo febbraio e l’inizio di marzo. </span></p>
<p> </p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il ciclo di incontri è frutto della necessità di 1000Miglia di ritrovare l’ispirazione per dare nuova linfa vitale all’apparato editoriale dell’associazione. Inoltre, si voleva offrire un’occasione a coloro che, nella realtà cuneese, desiderano conoscere meglio il mondo della scrittura e non ne hanno l’opportunità. </span><span style="font-weight: 400;"><br /></span><span style="font-weight: 400;">Grazie all’autrice genovese Ester Armanino, i ragazzə della redazione sono riusciti a contattare lo scrittore – originario di Cuneo – Raffaele Riba, che si è offerto di dare vita al workshop. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Insieme a Riba avremo l’opportunità di sviscerare </span><b>il tema del tempo</b><span style="font-weight: 400;"> e il suo legame con la narrativa nel giro di tre incontri (tutti autoreferenziali, quindi indipendenti l’uno dall’altro!).</span></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">I primi due avranno un taglio più narrativo, mentre l’ultimo ne avrà uno più tecnico. Il primo appuntamento sarà incentrato sul tempo dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza, col fine di riscoprire la parte bambina che c&#8217;è in noi; il secondo, dedicato al tempo della memoria, ci permetterà di riflettere sul bagaglio di ricordi che ci portiamo dentro. Infine, l&#8217;ultimo incontro riguarda il tempo della storia e del racconto: un viaggio immersivo negli strumenti dello scrittore, dai personaggi ai dialoghi.</span></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Mercoledì </span><b>21 febbraio</b><span style="font-weight: 400;">, </span><b>28 febbraio</b><span style="font-weight: 400;"> e Venerdì </span><b>8 marzo</b><span style="font-weight: 400;"> vi aspettiamo dalle 17 alle 19 nella terrazza del <a href="https://rondodeitalenti.it/il-tempo-nella-scrittura/">Rondò dei Talenti</a> (Via Luigi Gallo, 1 Cuneo) per prenderci il giusto tempo per le parole.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">La partecipazione è </span><b>gratuita</b><span style="font-weight: 400;"> previa prenotazione al seguente link:</span><a href="https://www.eventbrite.it/e/biglietti-il-tempo-nella-scrittura-793244574877?aff=oddtdtcreator"> <span style="font-weight: 400;">https://www.eventbrite.it/e/biglietti-il-tempo-nella-scrittura-793244574877?aff=oddtdtcreator</span></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Per ulteriori informazioni potete scrivere a </span><span style="font-weight: 400;">1000miglia1000miglia@gmail.com</span><span style="font-weight: 400;"> o al numero +39 3311021884</span></p>
<p><br /><br style="font-weight: 400;" /></p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/workshop-di-scrittura-al-rondo-dei-talenti/">Workshop di scrittura al Rondò dei Talenti</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/workshop-di-scrittura-al-rondo-dei-talenti/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">9529</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Davanti alla pagina bianca</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/davanti-alla-pagina-bianca/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/davanti-alla-pagina-bianca/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Civalleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Feb 2024 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[#immagina]]></category>
		<category><![CDATA[#latuastoria]]></category>
		<category><![CDATA[#nuovimembri]]></category>
		<category><![CDATA[#redazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=9505</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ecco le risposte che ci hanno colpito di più al Google form per la ricerca di nuovi membri per la redazione di 1000Miglia</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/davanti-alla-pagina-bianca/">Davanti alla pagina bianca</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p style="text-align: justify;"><em>Lo scorso novembre la redazione di 1000Miglia era alla ricerca di nuovi membri. Fu così che scelse di rivolgersi ai mezzi di comunicazione più efficaci in assoluto: i Google Form. La reazione è stata inaspettatamente vivace e variegata. Ed eccoci qua, allora, a leggere alcune delle risposte che abbiamo ricevuto.  <br />Nel <a href="https://forms.gle/KSVTVfZw7RLuDwWH9">modulo Google</a> abbiamo dato tre input di scrittura creativa: il primo era “IMMAGINA DI ESSERE UNO/A SCRITTORE/SCRITTRICE CHE DEVE INIZIARE IL SUO NUOVO LIBRO. TI TROVI DAVANTI ALLA PAGINA BIANCA. COME COMINCIA LA TUA STORIA?”<br />I seguenti sono stati gli incipit che ci hanno colpito di più. </em><em>Buona lettura!</em></p>
<p> </p>
<p> </p>



<p style="text-align: justify;">Vi è mai capitata quell’impressione, quella sensazione di essere stati catapultati in un altro universo? Dove tutte le regole che conoscevate e davate per scontate non valgono più? A Jace è successo. A diciassette anni, una delle età più belle e allo stesso tempo più difficili della vita umana, si era dovuto trasferire dal frenetico centro di Roma, dove abitava con i suoi genitori, in uno sperduto paesino disperso nella campagna piemontese.</p>
<p> </p>



<p style="text-align: center;">♦</p>
<p> </p>



<p style="text-align: justify;">Quasi non ricordavo più come ci si sente ad avere le punte dei piedi blu. La nonna me lo diceva sempre, quando camminavo nella neve senza i doposcì. Diceva: «Qui non è come in città, non bastano mica le scarpe da ginnastica, neh. Se ti vengono i piedi blu io poi non tengo accesa la stufa tutta la notte».<br />Adesso, dopo anni di vita sfiorando l&#8217;Equatore, ho di nuovo i piedi blu. E lo stesso freddo che ormai si è preso il mio alluce, mi entra nelle narici e mi gela i capelli. Profuma. Profuma di freddo, e di pulito.<br />Tutto attorno a me è bianco. Chirurgico. Il sole non si vede, è dietro la montagna.<br />Non esistono ombre e sembra non esistere nulla. Nemmeno gli animali si fanno sentire. La cascata non scende più, è andata in letargo anche lei, protetta dallo strato di ghiaccio che ha fermato le sue gocce. Soltanto il vento sibila di tanto in tanto, quasi a volermi ricordare che anche se sono stata lontano per molto tempo, quel posto esiste ancora.</p>
<p> </p>
<p style="text-align: center;">♦</p>
<p> </p>



<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è nessun altro oltre me.<br />La pioggia sbatte contro la finestra, i lampi fotografano la stanza e gli infissi tremano, soccombendo ai colpi dei tuoni.<br />La solitudine mi incatena sulla logora poltrona che mi accoglie.<br />Mi è stato dato un unico compito.<br />Io, che tutta la vita l&#8217;ho percorsa di corsa, ora devo aspettare, e, aspettando, scontrarmi con la mia più cruenta compagna: me stessa.<br />Ho sempre temuto ma non immaginato il silenzio che ora mi strangola, l&#8217;assenza totale di calore umano che ora mi raggela il sangue nelle vene. Morire da sola è una di quelle paure che m&#8217;attanagliano tanto fortemente che sembra impossibile possano uscire dall&#8217;abbecedario dei miei incubi e materializzarsi nella realtà. Ci penso soltanto di sfuggita, sottovoce, velocemente, per attimi, così come si sfiorano le tragedie.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardo l&#8217;orologio. È fermo.</p>
<p style="text-align: justify;">Immutato, stride contro la processione dei minuti che lentamente sgocciolano uno dietro l&#8217;altro, cadendo sul mio cuore, deformandone la superficie.<br /><span style="font-size: revert;">Goccia dopo goccia.<br /></span><span style="font-size: revert;">Mi porto le mani al petto, ne ascolto il battito. Sono ancora viva.<br /></span>Stendo le mani dinanzi a me: bianche, affusolate, lunghe, simili a ragnatele che imprigionano gli angoli di vecchie cucine. Mi chiedo a cosa sia servito che queste mani ne abbiano strette altre in vita, raccolto speranze, accolto lacrime, legato intrecci, stipulato accordi, sostenuto ribellioni, coltivato l&#8217;amore.<br />Nulla ha potuto evitare che ora rimanessi sola con me, senza alcuna carezza altrui per sincerarmi che il mio volto sia ancora caldo e roseo, non ancora cadavere.<br />Non mi resta che aspettare: o la morte, o che apra gli occhi, ponendo fine a ogni assenza e sperando di venir investita dal tiepido vento della fiducia, che ho così riposto a fatica nelle intenzioni altrui. Non cercare rassicurazioni, non guardarmi attorno alla ricerca di un&#8217;ombra familiare, non immaginare il legno che scricchiola sotto il peso dei passi: questi i miei atti di coraggio. Fidarmi totalmente, aspettare, depredata dei miei sogni futuri, mentre la furia della paura annichilisce ogni progetto.<br />Mi chino in avanti, dondolando per tranquillizzarmi, come se fossi su un&#8217;altalena, in giardino, a bearmi delle luci e dei toni aranciati del tramonto. Invece mi lascio ipnotizzare dal tappeto rosso. E immagino che, intriso del mio sangue, sgoccioli, impregnando il parquet, e che il sangue sgattaioli al di sotto della porta che mi separa dalla bufera che impervia fuori, e richiami a me il mondo esterno.<br />Le pareti di questo vecchio salotto mi tengono in ostaggio: invalicabili, se vi fossero degli astanti, alle urla di una folla. Si beffano di me, ghignando, i ritratti che costeggiano il caminetto, ove nessun legno brucia e tutto è pece e cenere.</p>
<p>Guardo l&#8217;orologio. È ancora fermo.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi alzo in piedi, le gambe mi reggono ancora; mi soffermo a ricercare il segno del passaggio di un&#8217;anima viva, non demoniaca come le creature che ribollono dentro di me e mi invitano a consegnarmi all&#8217;oscurità per sempre.<br />Non c&#8217;è nessuna impronta sulla polvere che riveste il tavolo, terreno di conquista dei numerosi suppellettili di cristallo di famiglia. E nessuno tra questi che sia stato mosso, frantumato, spostato.<br />Mi chiedo se preservo la possibilità di lasciare un&#8217;impronta, se sono ancora capace di imprimermi nel mondo, ora che il mondo non c&#8217;è a definirmi.<br />Il silenzio mi distrugge i timpani, assordante quanto l&#8217;incertezza che mi lega a pensieri e paranoie.<br />Allora piego il capo all&#8217;indietro, guardo il lucernario che si staglia contro di me offrendomi uno spicchio di cielo grigio, riempio i polmoni e, diretta contro il cielo, urlo, a più non posso, come mai ho fatto, sino a che le orecchie non mi scoppiano e la gola non mi duole, graffiandomi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora, silenzio.<br />Neanche l&#8217;eco risponde.</p>
<p style="text-align: center;">♦</p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;">Quella sera le lampade della locanda rendevano ancora più soffocante il rosso carminio della tappezzeria. Sospirando lasciai ricadere il bicchiere sul tavolo ormai divenuto il mio appuntamento fisso oltre il crepuscolo.<br />Mi stavo già slanciando a prendere una boccata d’aria, dopo aver appoggiato distrattamente il conto accanto al bicchiere, quando, improvvisamente, gli altri clienti si trascinarono meccanicamente verso le pareti, lasciando un ampio spazio sgombro al centro della sala. Ero l’unico a non sapere che cosa stesse succedendo, e questo mi indusse a fermarmi qualche istante in più davanti all’uscita del locale.<br />Poi apparve lei.<br />Alla sua vista, senza che neanche me ne accorgessi, la mia mano scivolò via dalla maniglia e mi ritrovai seduto ad un tavolo vuoto. Ero troppo orgoglioso per domandare ai miei vicini chi fosse quella donna, ma di bocca in bocca si sussurrava del Fiore Nero.<br />Non potevo essere un qualunque spettatore per cui smerciare il suo balletto. Decisi che non le avrei staccato gli occhi di dosso, il mio sguardo come spina che punge ad ogni giravolta. Quella misteriosa danzatrice si impadronì dei miei pensieri.<br />Fu così che la mia affannosa ricerca per dare un nome, una storia e un’origine al Fiore Nero ebbe inizio.</p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/davanti-alla-pagina-bianca/">Davanti alla pagina bianca</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/davanti-alla-pagina-bianca/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">9505</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Armonia d’amore, d’asfalto e di musica</title>
		<link>https://www.1000-miglia.eu/armonia-damore-dasfalto-e-di-musica/</link>
					<comments>https://www.1000-miglia.eu/armonia-damore-dasfalto-e-di-musica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Civalleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Nov 2023 07:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vorrei, quindi scrivo]]></category>
		<category><![CDATA[affinità]]></category>
		<category><![CDATA[album]]></category>
		<category><![CDATA[armonia]]></category>
		<category><![CDATA[coez]]></category>
		<category><![CDATA[frahquintale]]></category>
		<category><![CDATA[lovebars]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[passione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.1000-miglia.eu/?p=9425</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione dell'album Lovebars, frutto della collaborazione tra Coez e Frah Quintale. Un disco che parla di amore inteso come sentimento passionale e universale</p>
<p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/armonia-damore-dasfalto-e-di-musica/">Armonia d’amore, d’asfalto e di musica</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Parliamo di <em>Lovebars</em>, di Coez &amp; Frah Quintale</p>



<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">Il presupposto è già chiaro dal titolo del disco, uscito l’8 settembre di quest’anno. Silvano Albanese (aka “Coez”) e Francesco Servidei (aka “Frah Quintale”) vogliono comporre un mélange del loro vasto bagaglio culturale, allontanando la possibilità di relegare le loro esigenze artistiche sotto l’etichetta di un determinato </span><b>genere</b><span style="font-weight: 400;">. Indie, Pop, Hip-Hop, Urban, che sia. I due cantautori decidono di accostare due aspetti del loro stile che li hanno caratterizzati e resi noti al grande pubblico: </span><b>la canzone d’amore e il rap</b><span style="font-weight: 400;">. Se qualcuno ritenesse che i due non siano affatto affini a questo genere, dovrebbe provare a informarsi sulle loro origini; entrambi provengono da un contesto sociale che li ha fatti passare attraverso la tipica gavetta underground. E basta dare un ascolto al primo pezzo dell’album, </span><i><span style="font-weight: 400;">Era già scritto</span></i><span style="font-weight: 400;">, o a </span><i><span style="font-weight: 400;">Local Heroes</span></i><span style="font-weight: 400;"> (produzione di Bassi Maestro, icona del genere underground in Italia), per averne una conferma.</span></p>
<p> </p>
<blockquote>
<p><b>[</b><b><i>Era già scritto</i></b><b>, Coez]</b></p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">La povertà non è mai stata un&#8217;opzione</span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">Studiare non l&#8217;ho nemmeno preso in considerazione</span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">Ed ho iniziato a rappare con l&#8217;ambizione</span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">Di farne una professione e pensavi fossi &#8216;n cojone</span></i></p>
</blockquote>
<p> </p>
<blockquote>
<p><b>[</b><b><i>Local Heroes</i></b><b>, Frah Quintale]</b></p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">Ciò che volevo per me non si chiede</span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">Nessuno ti regala un cazzo</span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">Torno con questo flow nel mio quartiere</span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i><span style="font-weight: 400;">Per strada stendete un red carpet</span></i></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;"><br /></span><span style="font-weight: 400;">A riguardo, Coez e Frah dichiarano nelle Storyline su Spotify©: «Tanta gente che ci segue sa ben poco di noi, un minimo di presentazione era doverosa. Era giusto mettere le cose in chiaro fin da subito, in questo disco abbiamo fatto molto rap». </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">E se la prima parte del loro percorso è stata segnata dalle rime e dalle “barre” più affini all’Hip-Hop, successivamente hanno dimostrato a tutta la nazione le loro doti canore, più melodiche, che li hanno portati ad avere – in due – quasi otto milioni di ascoltatori mensili su Spotify©. </span><i><span style="font-weight: 400;">Lovebars</span></i><span style="font-weight: 400;"> sembra essere </span><b>il sunto di queste due anime</b><span style="font-weight: 400;"> di entrambi gli artisti. Lo dichiarano loro stessi, in un’intervista condotta da Dargen D’Amico pubblicata sul profilo Youtube ufficiale di Coez: «Ci sono le barre, ci sono i ritornelli sempre cantati, quindi tanta melodia, c’è un sacco di amore». Un amore che però non vuole avere il sapore della dedica smielata (unica eccezione per la title track), ma che punta a immergersi nella più aperta definizione di </span><b>amore </b><span style="font-weight: 400;">come </span><b>sentimento passionale</b><span style="font-weight: 400;">, tormentato, tipo quello dei «rapporti difficili», ma anche di amore universale inteso come «lo stare insieme, l’accettare le cose belle e brutte di un’altra persona</span><span style="font-weight: 400;">»</span><span style="font-weight: 400;">, come specificato da loro nell’intervista.</span><span style="font-weight: 400;"><br /></span><span style="font-weight: 400;"><br /></span><span style="font-weight: 400;">Al di là del lato più espressamente musicale, un aspetto che emerge da ogni pezzo è l’</span><b>affiatamento </b><span style="font-weight: 400;">e la compatibilità che si è stretta fra i due protagonisti, risultato di più di dieci anni di amicizia e stima reciproca. Questa, in particolare, non risalta da chiari riferimenti a riguardo nei testi delle canzoni, bensì dall’atmosfera armonica che la composizione musicale fa uscire fuori. Coez e Frah si completano perfettamente in ogni traccia, tanto da affidarsi a un solo featuring in tutto il disco(Guè in </span><i><span style="font-weight: 400;">DM</span></i><span style="font-weight: 400;">).  Un&#8217;esemplificazione evidente la troviamo proprio nelle strofe della title track </span><i><span style="font-weight: 400;">Lovebars</span></i><span style="font-weight: 400;">, dove i due </span><b>si passano fruttuosamente il microfono</b><span style="font-weight: 400;">, proprio come fossero nel pieno di una battle freestyle. Invece, ecco che l’elemento underground va ad amalgamarsi insieme a quella canzone-dedica più smielata di cui prima:</span></p>
<p> </p>
<blockquote>
<p><b>[</b><b><i>Lovebars</i></b><b>, strofa 1: Coez &amp; </b><b><i>Frah Quintale</i></b><b>]</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">È inutile che mandi i messaggini</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quali massaggini, quali passeggini</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando passi, gira il mondo</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quando non ci sei, si ferma, tocco il fondo</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Tu mi mandi fuori, tu mi lasci sotto</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Forse puoi aggiustare questo cuore rotto</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Hai tipo mille chiodi, io e te in mille modi</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">L&#8217;abbiam fatto su ogni mobile del tuo salotto</span></i></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Yeah, baby, stringimi le mani, sei la mia migliore amica</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La mia bro della vita, la mia lolita</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La mia love story, noi ragazzi fuori made in ITA</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">La mia signorina, stiamo bene insieme</span></i></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Quanto cazzo sei figa,</span></i><span style="font-weight: 400;"> fra&#8217;, un po&#8217; meno greve</span></p>
<p><i><span style="font-weight: 400;">Scusa, bro, sì, lo so, è un po&#8217; fuori luogo, ma però</span></i></p>
</blockquote>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-weight: 400;">E al di là delle tematiche che fuoriescono dai testi (le origini “di strada”  e l’amore passionale già citati, ma anche il tipico binomio </span><i><span style="font-weight: 400;">materialismo-vuoto esistenziale</span></i><span style="font-weight: 400;"> legato al successo, come si sente in </span><i><span style="font-weight: 400;">Vetri fumè</span></i><span style="font-weight: 400;">), ciò che salta fuori dall’album è davvero la sintonia artistica con cui i due si stendono sul tappeto musicale cucito dagli strumenti, dando vita a un’atmosfera di </span><b>leggerezza </b><span style="font-weight: 400;">mista a </span><b>malinconia </b><span style="font-weight: 400;">che aderisce perfettamente al loro stile. </span><span style="font-weight: 400;"><br /></span><span style="font-weight: 400;">Sempre dall’intervista con Dargen: «Per fare un joint album per forza devi uscire dalla tua comfort zone. Dopo anni che uno lavora da solo con la propria roba, per forza quando si lavora in due bisogna mollare un po’, </span><b>bisogna sapersi fidare</b><span style="font-weight: 400;">. E questo ti permette di cambiare prospettiva, anche sulle proprie cose, sulle proprie battaglie». I due artisti si sono messi a disposizione, si sono aperti; hanno procacciato un terreno comune dal quale trarre un frutto buono. Forse la loro affinità è sempre stata percepibile, ma il fattore di non-sorpresa non va ad intaccare la bontà del frutto di questo loro lavoro. Nella stessa intervista, Coez sottolinea: «Il fatto di scrivere con un’altra persona, con cui conduci un processo creativo, può permetterti di tirare fuori della roba che magari anche tu avresti fatto, ma non da solo. E’ un processo diverso, come se l’altra persona ti facesse da </span><b>specchio</b><span style="font-weight: 400;">»</span><span style="font-weight: 400;">. «Da solo sei te che ti confronti con te stesso. In due può essere che l’altro è capace di farti venire un’illuminazione a cui da solo non saresti mai arrivato</span><span style="font-weight: 400;">»</span><span style="font-weight: 400;"> aggiunge Frah Quintale. Dalle loro parole si sente come la collaborazione sia risultata fluente e accrescitiva per entrambi. Possiamo aggiungere che questo si è sentito anche nella musica. </span><span style="font-weight: 400;"><br /></span><span style="font-weight: 400;">Ciò che sembra omogeneo, dunque, forse non è il genere dell’album, o la definizione di amore contenuta all’interno, ma la </span><b>naturalezza </b><span style="font-weight: 400;">e la </span><b>disponibilità</b><span style="font-weight: 400;"> con cui Coez e Frah si sono alleati per fornire ai propri fans un prodotto nuovo, fresco, dopo anni di gavetta e successo in solitaria. </span><span style="font-weight: 400;"><br /></span><i><span style="font-weight: 400;">Lovebars </span></i><span style="font-weight: 400;">è quindi il frutto gustoso di quest’alleanza: un inno all’amore che è limpidamente rappresentato dall’intesa che i due hanno avuto sopra il microfono. E, grazie a quell’amore visto come «</span><i><span style="font-weight: 400;">stare insieme»,</span></i><span style="font-weight: 400;"> noi abbiamo potuto godere di uno dei dischi più interessanti del 2023. </span></p>
<span class="et_bloom_bottom_trigger"></span><p>The post <a href="https://www.1000-miglia.eu/armonia-damore-dasfalto-e-di-musica/">Armonia d’amore, d’asfalto e di musica</a> appeared first on <a href="https://www.1000-miglia.eu">1000miglia</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.1000-miglia.eu/armonia-damore-dasfalto-e-di-musica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">9425</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
